«Il divario digitale? Pensavamo anche noi che fosse una faccenda da zone rurali ma poi abbiamo pensato di rifocalizzare le nostre strategie, abbiamo incrociato dei dati ed è venuto fuori un quadro molto diverso. Intanto l’entità del divario digitale effettivo potrebbe essere stimato poco al di sotto del 15%. E poi, sorpresa maggiore, ci sono sacche di utenti potenziali non raggiunti dalla banda larga fissa dell’Adsl perfino nelle grandi città, come Roma, Milano, Firenze, Genova, Bari».
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mercoledì 29 maggio 2013
Linkem Digital divide: Utenti non raggiunti dall’Adsl perfino nelle grandi città
«Il divario digitale? Pensavamo anche noi che fosse una faccenda da zone rurali ma poi abbiamo pensato di rifocalizzare le nostre strategie, abbiamo incrociato dei dati ed è venuto fuori un quadro molto diverso. Intanto l’entità del divario digitale effettivo potrebbe essere stimato poco al di sotto del 15%. E poi, sorpresa maggiore, ci sono sacche di utenti potenziali non raggiunti dalla banda larga fissa dell’Adsl perfino nelle grandi città, come Roma, Milano, Firenze, Genova, Bari».
giovedì 18 aprile 2013
Il campionato di serie A per i playoff è Linkem Cup
giovedì 13 dicembre 2012
Linkem: “Il digital divide? Molto più ampio di quanto si creda
venerdì 29 luglio 2011
Forum Free Consult: Digital Divide italiano
La prossima convention dell'associazione è prevista per il Dicembre 2011.
venerdì 27 marzo 2009
VODAFONE contro DIGITAL DIVIDE
VODAFONE ITALIA CHIUDE IL DIGITAL DIVIDE
A SCERNI E CELLINO ATTANASIO
Terza tappa del progetto per ridurre il digital divide nel Paese con la banda larga mobile.
Dopo Campania e Sardegna Vodafone interviene in due comuni dell'Abruzzo
Il progetto di Vodafone Italia e' stato illustrato a Novembre al Sottosegretario alle Comunicazioni, Paolo Romani in occasione della demo della prima connessione HSDPA a 14,4 megabit al secondo, e vede l'azienda impegnata a coprire nel 2009, ogni mese in una regione diversa, almeno un comune in digital divide.
Vodafone Italia, in questo modo conferma l'impegno a promuovere la diffusione della banda larga mobile nel Paese e ad assicurare ai propri clienti i migliori servizi disponibili. Lo sviluppo tecnologico presentato oggi e' una dimostrazione delle concrete possibilita' offerte dalla telefonia mobile di terza, e presto di quarta generazione, per affiancare con efficacia ed efficienza i servizi di rete fissa nel portare banda larga nelle zone del nostro Paese che ne sono sprovviste.
In Italia circa l'8% della popolazione non ha una connessione veloce ad internet e il nostro Paese e' quattordicesimo nella classifica sull'accesso al web tra i 19 paesi OCSE ed ha appena 147 utenti di banda larga ogni mille abitanti.
"Il nostro obiettivo – ha commentato l'Amministratore Delegato di Vodafone Italia, Paolo Bertoluzzo - e' dare un concreto contributo a ridurre il divario digitale utilizzando le potenzialità offerte dalle infrastrutture di accesso radio e dalle tecnologie esistenti. Con un investimento stimabile in meno di 500 milioni di euro in tre anni per gli operatori mobili sarebbe possibile ridurre all'1% la popolazione italiana non raggiunta dalla banda larga".
Vodafone investe un miliardo di euro l'anno in servizi e innovazione e ha già avviato la realizzazione della propria rete di nuova generazione che integra, in un'unica piattaforma, tecnologie radio e fisse. Vodafone e' il primo operatore nazionale ad aver applicato a tutta la rete UMTS, costituita da oltre 9.500 antenne, la tecnologia HSDPA, con una copertura di circa l'80% della popolazione.
Il 17 novembre e' stata realizzata la prima connessione dati in mobilita' a 14.4 megabit al secondo (Mbps), uno sviluppo che sara' realizzato nel corso del 2009. L'ulteriore evoluzione sara' portare la velocità della banda larga mobile fino a 28 Mbps, per arrivare, nel 2012, alla quarta generazione, la Long Term Evolution (LTE). Questa consentira' di trasmettere dati con velocità fino a 100 Mbps rendendo possibile la fornitura di servizi comparabili a quelli offerti dalle reti fisse.
La rete di telefonia fissa di Vodafone Italia conta ad oggi circa 1100 siti in unbundling su tutto il territorio nazionale.
sabato 28 febbraio 2009
Vodafone: banda larga mobile a Nurri (Cagliari)
La banda larga mobile arriva a Nurri (Cagliari)
IN SARDEGNA LA SECONDA TAPPA DEL PROGETTO NAZIONALE DI
VODAFONE ITALIA PER RIDURRE IL DIGITAL DIVIDE
Vodafone coprirà nel 2009, ogni mese in una regione diversa, un comune senza DSL
Milano, 27 febbraio 2009 - In Sardegna la seconda tappa del progetto di Vodafone Italia per contribuire alla riduzione in Italia del digital divide. Dopo Olevano sul Tusciano nello scorso gennaio, in provincia di Salerno, Nurri e' il primo comune della Sardegna senza connessione veloce a Internet dove Vodafone ha portato la banda larga mobile fino a 7.2 megabit al secondo in download, con la tecnologia HSDPA ( [1] ).
Il progetto di Vodafone Italia, di cui oggi si realizza la seconda tappa, e' stato annunciato a novembre al Sottosegretario alle Comunicazioni, Paolo Romani, e vede l'azienda impegnata a coprire nel 2009, ogni mese in una regione diversa, un comune in digital divide. Vodafone Italia, in questo modo conferma l'impegno a promuovere la diffusione della banda larga mobile nel Paese e ad assicurare ai propri clienti i migliori servizi disponibili. Lo sviluppo tecnologico presentato oggi e' una dimostrazione delle concrete possibilita' offerte dalla telefonia mobile di terza, e presto di quarta generazione, per affiancare con efficacia ed efficienza i servizi di rete fissa nel portare banda larga nelle zone del nostro Paese che ne sono sprovviste.
In Italia l'8% della popolazione non ha una connessione veloce ad internet e il nostro Paese e' quattordicesimo nella classifica sull'accesso al web tra i 19 paesi OCSE ed ha appena 147 utenti di banda larga ogni mille abitanti.
"Il nostro obiettivo – ha commentato l'Amministratore Delegato di Vodafone Italia, Paolo Bertoluzzo - e' dare un concreto contributo a ridurre il divario digitale utilizzando le potenzialità offerte dalle infrastrutture di accesso radio e dalle tecnologie esistenti. Con un investimento stimabile in meno di 500 milioni di euro in tre anni per gli operatori mobili sarebbe possibile ridurre all'1% la popolazione italiana non raggiunta dalla banda larga".
Vodafone investe un miliardo di euro l'anno in servizi e innovazione e ha già avviato la realizzazione della propria rete di nuova generazione che integra, in un'unica piattaforma, tecnologie radio e fisse. Vodafone e' il primo operatore nazionale ad aver applicato a tutta la rete UMTS, costituita da oltre 9.500 antenne, la tecnologia HSDPA, con una copertura di circa l'80% della popolazione. Il 17 novembre e' stata realizzata la prima connessione dati in mobilita' a 14.4 megabit al secondo (Mbps), uno sviluppo che sara' realizzato nel corso del 2009. L'ulteriore evoluzione sara' portare la velocità della banda larga mobile fino a 28 Mbps, per arrivare, nel 2012, alla quarta generazione, la Long Term Evolution (LTE). Questa consentira' di trasmettere dati con velocità fino a 100 Mbps rendendo possibile la fornitura di servizi comparabili a quelli offerti dalle reti fisse. La rete di telefonia fissa di Vodafone Italia conta ad oggi circa 1100 siti in unbundling su tutto il territorio nazionale.
domenica 1 febbraio 2009
VODAFONE contro il DIGITAL DIVIDE
PARTE DAL SUD IL PROGETTO VODAFONE ITALIA
PER RIDURRE IL DIGITAL DIVIDE
Prima tappa - oggi la banda larga mobile arriva a Olevano sul Tusciano (Salerno)
Vodafone coprira' nel 2009, ogni mese
in una regione diversa, un comune senza DSL
Milano, 1 febbraio 2009 - Parte dal Sud del Paese il progetto di Vodafone Italia per contribuire alla riduzione del digital divide. Olevano sul Tusciano, in provincia di Salerno e' il primo comune senza connessione veloce a Internet dove Vodafone ha portato la banda larga mobile fino a 7.2 megabit al secondo in download, con la tecnologia HSDPA. L'annuncio della copertura di rete e' stato dato oggi nel corso di una conferenza stampa a Salerno.
Il progetto di Vodafone Italia, di cui il 30 di gennaio si è realizzata la prima tappa, e' stato annunciato a novembre al Sottosegretario alle Comunicazioni, Paolo Romani, e vede l'azienda impegnata a coprire nel 2009, ogni mese in una regione diversa, un comune in digital divide. Vodafone Italia, in questo modo conferma l'impegno a promuovere la diffusione della banda larga mobile nel Paese e ad assicurare ai propri clienti i migliori servizi disponibili. Lo sviluppo tecnologico presentato oggi e' una dimostrazione delle concrete possibilita' offerte dalla telefonia mobile di terza, e presto di quarta generazione, per affiancare con efficacia ed efficienza i servizi di rete fissa nel portare banda larga nelle zone del nostro Paese che ne sono sprovviste.
In Italia l'8% della popolazione non ha una connessione veloce ad internet e il nostro Paese e' quattordicesimo nella classifica sull'accesso al web tra i 19 paesi OCSE ed ha appena 147 utenti di banda larga ogni mille abitanti.
"Il nostro obiettivo –ha commentato l'Amministratore Delegato di Vodafone Italia, Paolo Bertoluzzo- e' di dare un utile contributo a ridurre il divario digitale e un esempio di cosa e' possibile fare sfruttando le potenzialità offerte dalle infrastrutture di accesso radio. In tre anni, con uno investimento stimabile in meno di 500 milioni di euro, eventualmente condividendo le infrastrutture tra operatori, sarebbe possibile ridurre all'1% la popolazione italiana non raggiunta dalla banda larga".
Vodafone investe un miliardo di euro l'anno in servizi e innovazione e ha già avviato la realizzazione della propria rete di nuova generazione che integra, in un'unica piattaforma, tecnologie radio e fisse. Vodafone e' il primo operatore nazionale ad aver applicato a tutta la rete UMTS, costituita da oltre 9.500 antenne, la tecnologia HSDPA, con una copertura di circa l'80% della popolazione. Il 17 novembre e' stata realizzata la prima connessione dati in mobilita' a 14.4 megabit al secondo, uno sviluppo che sara' realizzato nel corso del 2009. La rete di telefonia fissa conta ad oggi circa 1100 siti in unbundling su tutto il territorio nazionale.
Alla conferenza stampa presso la Provincia di Salerno sono intervenuti il Presidente della Provincia, Angelo Villani, il Sindaco di Olevano sul Tusciano, Adriano Ciancio, l'Assessore alle Politiche Giovanili del Comune, Michele Ciliberti, e il Direttore Area Sud di Vodafone Italia, Fabrizio Rocchio.
giovedì 17 luglio 2008
Mobile Revolution in Africa
La discussione in merito a questo tema si è evoluta tra i miei amici che continuano a sostenere che portare questo tipo di tecnologia in Africa sia assolutamente non necessario ne' prioritario.
Questa visione, è limitata, o meglio ristretta ad una mentalità chiusa nell'ottica di un'evoluzione intesa come "processo evolutivo simile al nostro".
A questo si aggiunge anche una visione fortemente veicolata dai nostri media del problema.
Vorrei fare una premessa a scanso di equivoci.
Sono ben cosciente delle condizioni in cui versano alcune zone di questo continente, ma questo vuol essere l'inizio di un dibattito che ha come obiettivo quello di pensare e far pensare ai metodi alternativi che si stanno utilizzando e che sono in fase di sviluppo, per poter far trarre benefici a quanti non hanno le possibilità di comunicare. Spesso questo significa non avere la possibilità di fornirsi dei beni di sussistenza primari, di medicinali o semplicemente non avere la possibilità di controllaregli eventi.
Secondo quanto riporta Stefano Montefiori del Corriere della Sera, negli ultimi 5 anni l'Africa è stato il mercato di telefonia mobile più in crescita al mondo:
[..]Negli ultimi cinque anni l'Africa è stato il mercato di telefonia mobile più in crescita al mondo e in Nigeria, in particolare,cresce del 100 per cento l'anno. La prima telefonata al cellulare in Africa è stata fatta in Congo (allora Zaire) nel 1987; oggi in 19 Paesi africani tre quarti di tutti i telefoni sono Gsm e gli utenti nel Continente sono 82 milioni (su una popolazione di 700 milioni). L'invasione dei cellulari può essere giudicata come l'ennesima, definitiva violenza dell'Occidente all'identità del Continente nero, ma uno studio della London Business School indica che, in un Paese sottosviluppato, un aumento di 10 telefonini per ogni 100 persone equivale a una crescita dello 0,6 per cento del prodotto interno lordo. La mania per i cellulari, che in Occidente significa anche fastidio e maleducazione, in Africa potrebbe] essere motore di sviluppo.[..]
Il presidente del Senegal Abdoulaye Wade, nel settembre 2004 ha introdotto in una
conferenza stampa al Palazzo di Vetro dell'ONU dicendo: "Ci sono più linee telefoniche a Manhattan che in tutta l'Africa".
Wade e altri rappresentanti sono ben coscienti della necessità di non perdere le occasioni della rivoluzione tecnologica, per questo hanno chiesto di unire le forze e dar vita ad un Fondo di respiro internazionale che possa dare una mano ai cittadini dei paesi poveri per acquistare telefoni cellulari ed ottenere l'accesso ad Internet.
L'uso della telefonia mobile viene ritenuto da questi capi di stato essenziale in molte aree africane, laddove mancano totalmente le infrastrutture di rete fissa.
Come spiega anche il Times, oggi salverebbero più vite i cellulari che le medicine, cosa che fa notare anche mobileactive.org:
[..]Mobile phones have emerged as a campaign organizing tool across traditional socio-economic and cultural boundaries. There are numerous examples from all over the world where cell phone campaigns have swung elections through innovative get-out-the-vote activities, have been used to ensure impartial elections through monitoring, have resulted in massive collective action to free political prisoners, and are being used in public health strategies.[..]
Assolutamente interessante anche l'articolo della Banca Mondiale sull'evoluzione che racconta come l'Africa stia diventando il luogo dove far arrivare gli investimenti dei paesi orientali in forte via di sviluppo, nella fattispecie cina e India. Eccone un estratto interessante e che vi riassume un po' l'articolo:
[..]"It is imperative that both sides of this promising South-South economic relationship address asymmetries and obstacles to its continued expansion through reforms," noted Broadman, "This is not only in the best interests of Africa's economic development, but in China and India's own economic fortunes." [..]
Il ghana, nazione sub-saharana che viene ricordata essenzialmente per la sua squadra di calcio, sta portando avanti un processo di sviluppo incentrato essenzialmente sul settore dell'ICT. Sempre la Banca mondiale, racconta questo processo evolutivo:
[..]Ghana was one of the first countries in Sub-Saharan Africa to undertake a program of liberalization in the telecommunications sector in the mid 1990s. Since then, significant improvements have occurred which have led to the growth of the ICT sector, particularly over the past five years. The result is an unprecedented explosion in overall telephone penetration, from 4.7% in 2003 to 20% in June 2006.[..]
La notizia (ed ovviamente il business che ci sta dietro) è così rilevante che anche di recente se ne continua a parlare. Il New York Times, per esempio lo fa qui, segnalando anche il trend di crescita di questo settore attraverso un grafico (di lato).
Lo fa il Guardian, ZDnet, e tanti altri, ma risulta interessante anche questo articolo dell'UNESCO.
Insomma, come potete vedere, ho cercato di raggruppare poche fonti ben scelte attraverso una ricerca di pochi minuti sul web per dimostrare a quanti ancora non ci credano che questa rivoluzione è in atto ed è sempre più massiccia.
Con questo passerei a voi il testimone, ricordando a quanti credano ancora nei servizi strazianti che puntualmente passano in TV di iniziare a pensare con la propria testa e ottenere in maniera alternativa informazioni attraverso i mezzi che oggi noi occidentali "evoluti" abbiamo a disposizione.
Giovanni Caliagiovanni.calia [at] gmail.com
fonte: http://estrablog.net/2006/09/22/mobile-revolution-in-africa/
Cellulari e Paesi in Via di Sviluppo
Durante la recente conferenza di Steve Jobs per il lancio dell'iPhone 3G la cosa che mi ha sopreso di più è stata la quantità di paesi "non occidentali" in cui il telefono della Apple verrà distribuito. Ho trovato questa cosa straordinaria.
Quelle che per noi sono applicazioni "divertenti" o futili, in luoghi come l'Africa o il sud America possono risultare di straordinaria e fonamentale importanza.
Pensate alla quantità di cose che si possono fare grazie alla possibilità di muoversi e georeferenziare i contenuti su una mappa tramite il GPS integrato in paesi come la Guinea, il Mali, il Botswana, il Cameroon, il Niger, il Macau,il Keya, il Senegal oppure il Perù o la Colombia (tanto per citare alcuni dei Paesi in cui il telefono della Apple arriverà in luglio).
In questi paesi, ripeto ancora, l'abbattimento del digital divide passa dalle tecnologie mobili proprio perchè mancano quasi del tutto infrastrutture di telefonia fissa, e quindi manca l'internet via cavo.
Le molte applicazioni sviluppate sui cellulari permetteranno alle economie dei Paesi africani di svilupparsi più rapidamente, come hanno dimostrato in questi ultimi due anni progetti delle principali organizzazioni non governative. Servizi di comunicazione via cellulare che hanno contribuito ad accrescere la produttività delle comunità rurali in Uganda, o i primi servizi di pagamento tramite cellulare che diventano preziosi strumento per i piccoli commercianti di Sud Africa, Senegal e Kenya. Non un modo per connettersi a internet, o almeno all'internet come la conosciamo noi, anche perchè il parco telefoni disponibile nei Paesi emergenti non è certo di ultima generazione. Ma un modo per mettersi comunque in comunicazione con gli altri, il che aiuta non solo l'economia, ma la costituzione stessa di una società.*
Il 58% delle persone che possiedono un cellulare vive in Africa. Una delle ragioni di questa diffusione è il grande mercato dell'usato. Molti di questi telefoni, scartati dai mercati europei o giapponesi perché ormai fuori moda o perché soppiantati dai modelli di ultima generazione, vengono inviati ai paesi in via di sviluppo. In Gran Bretagna, ci sono voluti 15 anni perché i telefoni mobili riuscissero a superare quelli fissi, mentre in Tanzania questo ricambio è avvenuto in 5 anni. Se la diffusione della telefonia mobile continuerà con questo ritmo si pensa che nel 2010 i cellulari in circolazione saranno 4 milioni.
Per venire incontro a questo nuovo mercato gli operatori si stanno attrezzando con particolari proposte confezionate sulla base delle necessità degli abitanti di quelle zone.
Le principali aziende telefoniche mondiali offrono ai propri clienti la possibilità di ricevere denaro contante anche nelle zone più remote del continente, grazie a un semplice messaggio di testo.
Molti africani che vivono nelle zone rurali dipendono infatti dal denaro inviato loro dai familiari che lavorano nelle città, ma spesso devono percorrere centinaia di chilometri a piedi prima di riuscire a entrare in possesso del contante. In Kenya, ad esempio, chi lavora in città si affida agli autisti degli autobus per far arrivare il denaro ai propri parenti. Anche chi ha un conto corrente in banca, oggi pochissimi rispetto ai 950 milioni di africani, non dispone facilmente del proprio denaro a causa della mancanza di sportelli nelle zone di campagna. Se gli sportelli bancari sono rari, i telefoni cellulari sono invece ormai milioni, per cui le compagnie di telecomunicazione stanno favorendo la trasformazione del cellulare da semplice ricevitore di chiamate a uno strumento capace di trasformare l'economia africana. I servizi noti come "mobile banking" o "m-banking" consentono infatti di trasferire contanti attraverso un semplice messaggio di testo, facendo affidamento sulla rete di rivenditori locali, che già vendono le carte di ricarica telefonica, per la consegna del denaro.
Lo scorso marzo, l'azienda Orange, di proprietà di France Telecom, ha lanciato il servizio 'Orange Money' nella Costa d'Avorio, dove solo il 7% della popolazione ha un conto corrente. I clienti possono depositare il denaro utilizzando la rete di rivenditori locali e inviarlo con un sms a persone registrate come clienti della stessa azienda, che lo ritirano poi dal rivenditore più vicino. La Vodafone ha lanciato lo scorso anno in Knya il servizio M-Pesa e oggi conta oltre due milioni di clienti. Orascom, che opera in Algeria, Tunisia, Egitto e Zimbabwe, ha annunciato l'intenzione di avviare presto l'm-banking, mentre il principale operatore di telefonia mobile del continente, MTN, ha già avviato le operazioni di mobile-banking in diverse aree del continente, tra cui il Sudafrica.
Stando a quanto riportato dal Guardian, presto comincerà a operare sul mercato africano anche la principale azienda di m-banking mondiale, Monitise, che ha sede nel Regno Unito. Lo scorso maggio ha infatti siglato l'accordo con l'organizzazione "Made in Africa", che sostiene lo sviluppo del continente, per operare in Uganda, Tanzania, Ruanda, Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Sudan, Kenya e Zambia.* (per approfondire clicca qui)
Questi apparati promuovono inoltre le piccole imprese come nel caso delle comunità rurali dell'Uganda, del Senegal o del Kenia. In questi paesi in via di sviluppo, dove le distanze sono realmente enormi, dove il mercato della telefonia fissa è stagnante e un grande fetta della popolazione non ha modo di comunicare, i cellulari facilitano molto la vita alle persone che lavorano. E' il caso dei venditori al mercato o dei pescatori che utilizzano il cellulare per sapere dove si trova la verdura al prezzo minore o quale nave attraccherà per prima al porto e che tipo di pesce trasporta. Tutti modi sorprendenti di utilizzare questi piccoli apparati che in pochi anni sono diventati indispensabili per le nostre vite.
Se un pessimista è un ottimista che ha terminato l'apprendimento*, la sensazione che ho oggi dell'Italia è quella di un paese drammaticamente pessimista.
Credo che dovremmo imparare qualcosa da quello che sta succedendo in queste parti del mondo. Il problema del Digital Divide non è un problema a noi estraneo. Ci sono situazioni (che personalmente conosco molto bene) tanto nel sud quanto nel nord Italia che non possono prescindere dalla risoluzione di questo "nuovo male" per poter pensare di costruire un'economia solida e lungimirante.
Giovanni Caliamail: giovanni.calia [at] gmail.com
Fonte: http://estrablog.net/tag/cellulari-usati/
venerdì 11 aprile 2008
Wi-MAX: la nuova soluzione per la connessione e trasmissione senza fili
Wi-MAX: la nuova soluzione per la connessione e trasmissione senza fili
Wi-MAX (World Interoperability for Microwave Access), è una tecnologia basata sullo standard IEEE 802.16, conosciuto anche come WirelessMAN (wireless metropolitan area network). Oggi si pensa che possa rappresentare la nuova soluzione per la connessione e trasmissione senza fili d'accesso a banda larga con velocità e costi relativamente bassi da lasciar pensare anche ad una sua rapida diffusione nel mercato.Mediante questa azione di article marketing si vuole denunciare il ritardo dell'Italia nell'implementare una tecnologia che ha l'enorme vantaggio di poter essere utilizzato su qualsiasi tipo di territorio, a prescindere dalla sua collocazione geografica, rendendolo competitivo sul mercato per ogni tipo di utenza, dal singolo cittadino all'intera azienda. Wi-MAX è in grado di operare sia su bande di frequenza sottoposte a licenza (cioè porzioni di bande assegnate ad uso esclusivo dalle istituzioni governative preposte a enti e aziende, solitamente dietro compenso) che su bande "libere" (cioè su frequenze per il cui utilizzo non vi è alcun pagamento).
Ci sono oggi due applicazioni principali di WiMAX: le applicazioni fisse di WiMAX, dette punto-punto multiplo, che permettono l'accesso a banda larga alle sedi fisse ed il WiMAX mobile che offre l'accessibilità completa dalle reti cellulari con le vere velocità della banda larga. Sia le applicazioni fisse che mobili di WiMAX sono state ideate per trasportare ovunque i servizi della rete senza fili a banda larga (quindi ad alto-rendimento) ad un basso costo.
WiMax o Wi-Fi?
Il WiMax rappresenta la svolta odierna. Il problema è che non esiste ancora un unico Wi-Max ma diverse tecnologie Wi-Max. Oggi la più consolidata è la 802.16:2004 che però non permette la mobilità mentre il vantaggio del --Fi è proprio consentire il 'nomadismo'. La mobilità potrebbe essere garantita dal Wi-Max noto come 802.16e, per il quale in Italia non ci sono ancora le licenze. Le due modalità di Wi-Max, per di più, non sono compatibili tra loro, quindi non avrebbe senso utilizzare ora quella disponibile per passare poi all'altra, visto che nel passaggio dovrebbero essere cambiati tutti gli apparati. Ma è soprattutto la mancanza di terminali provvisti di Wi-Max, a far propendere per il Wi-Fi: Ormai tutti i portatili, palmari e telefonini ne sono dotati. E per quanto riguarda i costi? Il Wi-Fi è ancora molto costoso, ma non vedo grandi vantaggi economici nel Wi-Max.
Una singola antenna può consentire (a livello teorico) la copertura di un area di 50 chilometri, con banda fino a 74 Mbps (Megabits per secondo). Ben superiore, dunque, come portata alle connessioni Wi-Fi, limitate a poche decine-centinaia di metri. Secondo il Wi-Max Forum, un consorzio di oltre 300 aziende, entro pochi anni questo standard si imporrà come alternativa economica alle linee xDSL e agli altri tipi di accesso ad Internet su cavo, incluse le altre soluzioni di connessione di tipo cablato o wireless, proposte attualmente per coprire l'«ultimo miglio».
Negli ultimi anni in paesi come la Francia, la Germania, la Spagna e il Regno Unito sono state lanciate offerte commerciali con velocità e prezzi paragonabili all'Adsl (velocità fino a 4 Mbps e tariffe flat di alcune decine di euro al mese).
L'uso del Wi-Max è considerato molto importante per ridurre il cosiddetto "digital divide" (divario digitale) in quelle aree del Paese in cui le tecnologie di accesso su cavo non sono state finora sostenibili per le aziende a causa dei costi del cablaggio.
In Italia il ritardo accumulato finora nel lancio della nuova tecnologia è dovuto essenzialmente alle frequenze su cui andrà a operare, poiché erano di proprietà del ministero della Difesa e destinate ad un uso militare. Vi è pure chi ritiene che un altro freno al lancio del Wi-Max in Italia sia costituito dai timori delle compagnie di telefonia mobile che hanno pagato a carissimo prezzo le licenze Umts e che temono la nuova tecnologia come loro potenziale rivale. C'è da ammettere, però, che rispetto al segnale Umts il Wi-Max è limitato nel passaggio dell'utente tra antenne diverse e, in particolare, potrebbe non funzionare su veicoli in movimento che viaggiano a oltre 120 km/h.
Per maggiori informazioni: Article Marketing
mercoledì 11 luglio 2007
La fine del digital divide è il titolo della Convention che ha riscosso nelle Marche la soddisfazione di una novantina di Sindaci e dei loro cittadini
Oltre alla banda larga nei Comuni non coperti da Adsl – così inizia il primo intervento del Sindaco di Arcevia – la società pubblica di Chiaravalle ha permesso lo sviluppo del territorio, offrendo ai cittadini che risiedono e che lavorano nella nostra realtà di usufruire delle moderne tecnologia informatiche e di entrare in un sistema.
Un inizio forte ma significativo, perché non si è parlato solo di filosofia, ma anche e soprattutto di numeri concreti e di Progetti reali, che stanno facendo navigare in modo veloce ed economico i cittadini e gli imprenditori di oltre venti Comuni marchigiani.
Nel corso della relazione si è usato spesso il termine abbiamo portato banda larga e questo a fronte dell’impegno che la Sic1 ha preso nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni, che hanno chiesto fin da subito di dotare la propria comunità di strumenti e canali informatici in grado di integrare e legare le Marche con il resto del mondo.
Dal pubblico i cittadini hanno applaudito ad ogni intervento, in particolare a quello di Stefano Ricci, che ha affermato senza troppi fronzoli che per questi progetti non sono stati richiesti fondi pubblici.
“La percezione degli utenti che non hanno la banda larga – afferma il direttore della Sic1 – è che anche le funzioni più semplici diventano complesse, come lo sfogliare sul web un giornale, scaricare programmi di tipo Office o effettuare pagamenti. Noi crediamo che gli investimenti fatti siano più che sufficienti e che fondamentale è coinvolgere il sistema privato per una coprogettualità. I risultati che abbiamo ottenuto dimostrano che la tesi avanzata va nella direzione giusta e che i fondi pubblici possono così essere spesi nel settore della sanità o dell’istruzione”.
Come dare torto al direttore della Sic1 se si pensa a quante volte si è letto di società pubbliche che hanno speso belle parole, ma senza raggiungere alcun tipo di risultato e magari spendendo i soldi della collettività.
“Sono circa novanta i Comuni soci della Sic1 – conclude con orgoglio Stefano Ricci – In meno di due anni il Gartner Group ci ha recensito per ben due volte e questo è stato un privilegio per meno di dieci aziende al mondo, la trasmissione Report della Rai ha registrato un servizio che andrà in onda subito dopo l’estate, abbiamo sul campo dodici Progetti che coinvolgono aziende, cittadini e Pubbliche Amministrazioni, una ventina di Comuni sono da noi serviti in Wireless, sessanta sono in copertura e oltre quattrocento sono le richieste di replica”.
Un Curriculum quello di Sic1 che ha fatto subito intervenire Marisa Abbondanzieri: “Mi complimento perché i Sindaci si stanno confrontando sul nuovo, stanno facendo bene e stanno coinvolgono in questo passaggio i cittadini e le aziende del territorio. Siamo in una Regione dove la questione del digital divide deve essere risolta nel breve tempo e Sic1 ha le carte in regola per lavorare su questo versante. L’operazione partita dal Comune di Chiaravalle merita tutto il riconoscimento, anche perché dalle Marche si sta esportando nel resto d’Italia un modello che funziona”.
A questo punto è salito sul palcoscenico del Teatro Misa il comico di Zelig Paolo Cevoli, che con il suo umorismo non ha risparmiato nessuno e che ha applaudito senza pensarci neppure due volte alla Sic1, che a suo parere è riuscita a dare a tutti i cittadini la stessa opportunità e che ha riempito il gap che per anni ha diviso i Comuni coperti da Adsl da quelli senza la banda larga.
A chiudere l’intervento è stato Luca Casadio Responsabile del Progetto e Giovanni Cancellieri dell’Università Politecnica delle Marche, con la precisazione di Stefano Ricci che ha affermato che per essere sempre più trasparenti e coinvolgere il maggior numero di utenti, sarà presto predisposto uno spazio pubblico nel sito della Sic1 dove ognuno potrà scrivere commenti e suggerimenti per il miglioramento del servizio.
Quella di Sic1 è stata la prima attivazione che ha coinvolto un così alto numero di Comuni e che ha risposto alle reali esigenze del territorio e dei suoi cittadini, con la costruzione di dorsali che superano i 40 km di distanza, nel rispetto della vigente Legge nazionale e comunitaria e senza l’utilizzo di alcun fondo pubblico.
mercoledì 23 maggio 2007
Giovani e Web: Europa lontana per i ragazzi italiani
Europa lontana per i giovani italianiI giovani italiani sono indietro nelle tecnologie rispetto ai pari età europei. E il distacco dall'America è enorme in termini di approccio al mercato, anche se forse si apre qualche spiraglio.Una recente ricerca condotta dall'istituto di statistica europeo Eurostat getta un'ombra sulle generazioni future italiane: nel confronto con i pari età europei, gli under 24 nazionali escono con le ossa rotte. La popolazione italiana è destinata ad invecchiare sempre più e i giovani usano poco e male il Web, con competenze informatiche generali insufficienti a competere col resto del continente, il livello di scolarizzazione è il più basso, il tasso di disoccupazione ai primi posti in Europa. Il quadro di riferimentoL'indagine di Eurostat, presentata in occasione del Forum dei giovani nell'ambito dei festeggiamenti per il 50° anniversario della firma dei Trattati per l'Unione Europea, ha coinvolto i 27 Stati dell'Europa allargata. |
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Anche nel livello di scolarizzazione, l'Italia non ne esce bene: i ragazzi diplomati tra i 20 e i 24 anni sono soltanto 73 su 100, rispetto a una media del 77,4 per cento. In stretta relazione con questo dato, emerge il risultato relativo al lavoro: in Italia è disoccupato più di un giovane su 5 (il 20,1 per cento), contro la media europea del 16,8 per cento. Inoltre la percentuale di giovani che studia e lavora in Italia è del 25,8 per cento, ultima in assoluto, contro una media europea del 36 per cento.Indietro nelle sfide tecnologicheDa questo quadro d'insieme non esaltante, anche il rapporto con l'informatica e la Rete non dà segnali positivi all'Italia: le ragazze e i ragazzi italiani sfiorano la maglia nera in Europa, con un tristissimo 55 per cento di accessi ad Internet almeno una volta la settimana, percentuale che ci pone appena un gradino più in alto di Bulgaria, Grecia e Malta. La media europea si attesta al 73 per cento, con risultati altissimi nei paesi nordici, nel Benelux, in Germania e, a sorpresa, nei Paesi dell'ex blocco sovietico (Estonia, Lituania e Lettonia). |
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Generazioni tecnologiche?Nel mondo sempre più informatizzato e globalizzato sapere utilizzare bene il computer e Internet non sarà solo importante: da qui passa già ora e passerà sempre di più in futuro la prospettiva di uno sviluppo competitivo del sistema-Paese, in termini di aziende e mercato, di scuola e ricerca, di democrazia e partecipazione. Le conoscenze informatiche e più in generale tecnologiche definiranno ancora di più le gerarchie mondiali, e l'Italia sta forse perdendo l'occasione di restare agganciata al resto d'Europa. Il rischio è quello di ritrovarsi con una diffusa carenza di alfabetizzazione informatica o comunque con un utilizzo e conoscenza generica e superficiale degli strumenti tecnologici.Il digital divide in casaMentre nel nostro Paese si sta ancora procedendo a rilento per portare la banda larga ovunque, in Lettonia e in Estonia i ragazzi possono collegarsi alla Rete in modalità wireless su autobus di linea o treni pendolari. Proprio questo dato dovrebbe allarmare: Paesi che fino a poco tempo fa venivano considerati appena sopra il terzo Mondo, in realtà hanno conosciuto un exploit incredibile riguardo l'innovazione tecnologica ed oggi stanno ponendo le basi per essere autorevoli concorrenti nello sviluppo e nei mercati. Il nuovo digital divide che si profila all'orizzonte non riguarda più la semplice possibilità d'accesso a Internet, ma il suo utilizzo avanzato, per fare e-business, accedere ai servizi del pubblico e del privato, creare valore e sviluppo. E in tutto questo il ruolo dei giovani è fondamentale per non restare indietro.I motivi del ritardoIn Italia, Internet ha ancora una valenza troppo ludica: è il mezzo per scaricare musica, condividere momenti di svago e intrecciare relazioni interpersonali. In questo, i giovani italiani non sono diversi dai loro coetanei europei. Ciò che sembra mancare è lo scatto verso l'altro uso, più responsabile e avanzato della Rete: altrove il Web rappresenta l'accesso alla conoscenza per milioni di giovani, che online colgono l'occasione per restare informati, aggiornarsi, lavorare e acquistare. Nonostante i tentativi, anche la scuola non sembra essere riuscita a far passare questo messaggio, e sicuramente non l'aiutano i media tradizionali, pronti a dipingere il Web come un luogo pittoresco, a volte divertente a volte pericoloso, ma raramente come uno strumento di sviluppo e crescita.Un mercato non a misura di giovaniDel resto tutta l'Europa, nei confronti del Nord America, per esempio, già paga un ritardo culturale nell'approccio alle tecnologie come risorsa. Gli spazi per i giovani creativi sono pericolosamente ristretti, anche a causa di un mercato poco attento all'innovazione e alla concorrenza. Le più grandi società tecnologiche al mondo, Microsoft e Google, hanno mosso i primi passi grazie alla genialità dei loro creatori, ma anche grazie a un modello imprenditoriale che favorisce il mercato, le idee e le innovazioni. In Europa, e in Italia in particolare, si privilegia ancora il capitale.Le risposte da un venture capitalQualcosa però si sta muovendo: stanno infatti nascendo strutture a sostegno dall'innovazione e della creatività sul modello dell'americana YCombinator, un venture capital che ha trovato, sponsorizzato e favorito la nascita e l'ascesa di nuove imprese tecnologiche giovani (con relativi ritorni economici). Il venture capital investe soldi nei talenti, mettendo a disposizione il capitale di partenza, e i successivi ricavi della nuova azienda (in percentuale dal 6 al 10, di solito) vengono destinati al finanziatore. Ora questo venture capital sbarca in Europa aprendo YEurope, con sede a Vienna e puntando proprio sul mercato tecnologico. Da luglio a settembre, i migliori otto progetti che perverranno all'attenzione del venture capital potranno godere di un finanziamento di partenza per sviluppare la propria idea e lanciare lo start-up. Un modello che in passato in Europa non ha attecchito completamente. Lo scenario sta per cambiare? | ||
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lunedì 15 gennaio 2007
Pirate Bay darà vita al paese del P2P?
Daranno vita al paese del P2P
Quelli di Pirate Bay si muovono per acquistare Sealand, micro-territorio indipendente a largo delle coste britanniche. Là intendono fondare un nuovo paese pro-P2P e anti-major. Un progetto che fu pensato per Napster.
lunedì 15 gennaio 2007 (PI - News) Roma - Accedere a The Pirate Bay in queste ore significa imbattersi in una singolare "testata": la home page del celeberrimo sito dedicato al peer-to-peer si presenta infatti come Pirati di Sealand con tanto di logo stilizzato che ricorda, appunto, Sealand.
Perché tutto questo? Lo spiegano gli stessi gestori di The Pirate Bay sul proprio blog: acquistare Sealand, una piattaforma al largo delle coste britanniche che da decenni proclama e difende la propria indipendenza, consentirebbe di dar vita ad un paese del P2P, del file sharing legale, lontano dalle lunghe mani dell'industria della discografia e del cinema.
Ma il costo è elevato, Micheal parla di qualcosa come 504 milioni di sterline, una cifra enorme che lui stesso ammette potrebbe essere ridimensionata in fase di trattative. E su questo contano quelli di Pirate Bay, che intendono ora coinvolgere i molti milioni di utenti Internet che frequentano le proprie pagine e i propri servizi perché partecipino ad una colletta online. L'idea è che insieme si possa raggiungere una "cifra possibile".
Sealand, spiegano sul blog, "diventerebbe un posto eccezionale per chiunque. Accesso ultraveloce ad Internet, nessuna legge sul copyright e accessi VIP a The Pirate Bay". L'idea, dunque, è quella di promettere cittadinanza a chiunque donerà qualcosa per la causa.
Per Sealand tutto questo non rappresenta certo una novità. Già nel 2001, quando il primo Napster si trovava nel bel mezzo della crociata antipirateria delle major discografiche che ne decretò la chiusura definitiva, si lavorava ad un progetto che avrebbe portato i server centralizzati di Napster su Sealand: accessibili a larga banda, avrebbero consentito secondo i promotori dell'iniziativa di garantire la continuità di quello che è stato il primo sistema di file sharing a diventare fenomeno mondiale di massa. Un progetto che però non divenne mai realtà. Rimane peraltro attiva l'azienda, la HavenCo, che promette infrastrutture di rete di prima qualità "nell'unico ambiente di vero libero mercato, il Principato di Sealand".
Ma attenzione, quelli di Pirate Bay sono chiari: qualora fallisse l'acquisto di Sealand "compreremo qualche altra isola indipendente da qualche parte e la considereremo il nostro paese". Le major sono avvisate.
giovedì 11 gennaio 2007
Il Wi-Max italiano? Molti lo vogliono libero
Il WiMax italiano? Molti lo vogliono libero
Dopo la denuncia di Anti Digital Divide, il Partito Pirata punta ad un Googlebombing per conquistare frequenze libere. Per evitare che il WiMax faccia la fine dell'UMTS
giovedì 11 gennaio 2007 (PI Telefonia - News) Roma - La fortissima attesa per il WiMax, tecnologia wireless che molto potrebbe fare per portare la banda larga in quell'Italia che la sogna da anni, potrebbe essere tradita dal modo in cui il Governo intende gestire le frequenze necessarie. Lo sostiene la denuncia dell'associazione Anti Digital Divide diffusa nei giorni scorsi e lo ribadisce in queste ore il Partito Pirata, che intende fare tutto ciò che è possibile per spingere il Governo a liberalizzare le frequenze.
Secondo i Pirates italiani le frequenze del WiMax saranno assegnate tramite un'asta pubblica che le consegnerebbe nelle mani dei soliti grandi operatori, togliendo al WiMax quelle potenzialità di pervasività che potrebbero aggredire al cuore il divide digitale italiano. Il costo delle licenze, poi, si ripercuoterebbe sui costi finali del WiMax per l'utente, esattamente come avvenuto con UMTS, tecnologia promettente che tutt'oggi, ad anni dalla sua introduzione, rimane frequentata da una piccola percentuale dell'utenza, quella che se la può permettere.La battaglia è tutta in salita. Basti pensare ai costi che proprio per l'UMTS hanno pagato i principali operatori di telefonia mobile: accetteranno di buon grado il sorgere di concorrenti capaci di offrire grazie ad un WiMax ottenuto a basso costo molto più di quello che può offrire l'UMTS? Ne sono perfettamente consapevoli quelli del Partito Pirata che spiegano: "È chiaro che gli interessi di queste aziende sono palesemente in contrasto con gli interessi della comunità e dei consumatori. Di conseguenza, è necessario far sentire la propria voce per impedire che, ancora una volta, sia il più debole a dover soccombere".
Un primo ingegnoso modo per farsi sentire ideato dal Partito Pirata è un'azione di Googlebombing legata al WiMax, azione che richiede la massima partecipazione possibile di utenti e webmaster perché riesca nell'obiettivo: come in ogni Googlebombing che si rispetti, lo scopo è far sì che il primo risultato di ricerche su Google con il termine "Wi-Max" sia una pagina dedicata alla protesta, con la spiegazione sulla pericolosità delle aste per il WiMax e link di approfondimento.
La pagina è già pronta, è disponibile qui. Perché il Googlebombing riesca è necessario che quella pagina sia linkata come Wi-Max sul maggior numero possibile di pagine web che in qualche modo affrontino l'argomento: così facendo Google registrerà i molti link "Wi-Max" e via via porterà verso l'alto nei suoi indici la pagina della mobilitazione. Una pagina di esempio l'ha preparata Alessandro Bottoni sul suo blog in cui spiega:
"Il Google Bombing consiste nel rendere deliberatamente molto popolare un sito web (od una singola pagina) creando molti altri siti web ed inserendo in ognuno di essi un articolo ed un link che faccia riferimento al sito, od alla pagina, che si vuole rendere popolare. Si tratta di una tecnica del tutto legittima, del tutto corretta, ben conosciuta e di successo quasi garantito se si dispone di una comunità abbastanza ampia". Conseguenza ovvia di una mobiitazione di questo tipo è anche la diffusione della conoscenza della situazione.
Entro qualche settimana sarà possibile tirare le somme dell'azione che, nel frattempo, potrebbe guadagnarsi l'attenzione di chi si trova oggi a decidere il futuro del WiMax nella stanza dei bottoni.
Comuni contro il digital divide "L'Adsl? Per noi è come l'acqua"
Dalle Marche l'idea di fondare una società pubblica. Oltre 40 i paesi coinvolti
Il problema della scarsa copertura Adsl in alcune zone apre nel nostro Paese ciclicamente discussioni e malumori. Gli ultimi proprio a inizio ottobre, quando l'Unione Europea ha ammonito l'Italia per essere una delle nazioni più arretrate d'Europa: solo l'87 per cento della popolazione ha accesso alla tecnologia Adsl, e la maggior parte degli "sfortunati" abita nelle zone rurali. Un divario che diventa ormai sempre più inaccettabile non solo per chi lavora, ma anche per chi utilizza internet per motivi di studio o di svago.
"L'idea - spiega Luca Vincenti di Sic1 - è nata da un pioniere, Stefano Ricci, che insieme a Luca Casadio ha voluto compiere una scelta coraggiosa: far nascere una società all'interno di un comune. Il nostro concetto di connessione a internet ad alta velocità è un po' come quello dell'acqua, che dev'essere garantita a prezzi bassi a tutti i cittadini".
La società è partita da un singolo comune, Chiaravalle in provincia di Ancona, e via via si è allargata riscuotendo molto successo anche in altri 42 comuni. "Sic1 - continua Vincenti - è completamente di proprietà delle amministrazioni comunali, che forniscono poi a pioggia ai cittadini i servizi che noi proponiamo, con prezzi assolutamente competitivi. Il nostro traguardo più importante è quello di poter fornire la linea Adsl a nove euro al mese. Certamente non è cosa facile e non tutti ci hanno aiutato: molte società telefoniche, infatti, non vedono di buon occhio la nostra iniziativa. Noi però andiamo avanti e possiamo dire ad alta voce di aver dimostrato come una società pubblica possa essere efficace nel distribuire servizi, mettendo in un consorzio comuni che fino a ieri erano considerati minori".
"Il nostro progetto principale - aggiunge Vincenti - si chiama 'A9 Adsl'e funziona pressappoco così: noi c'impegniamo a far arrivare internet ad alta velocità nel comune socio, il quale a sua volta la elargisce ai cittadini con sistemi cablati. Laddove il comune lo richieda o quando le abitazioni sono difficilmente raggiungibili con i cavi, allora utilizziamo il servizio di Adsl wireless, senza fili. La connessione che proponiamo ai cittadini viaggia a due megabit al secondo con una banda minima garantita di 64 kilobyte, quindi è un servizio di tutto rispetto. Internet wireless è già attivo in quattro comuni, che entro la fine dell'anno diventeranno 32. Si tratta sicuramente di un importante progetto: alcuni dei paesi dove stiamo portando internet non hanno nemmeno la copertura dei telefoni cellulari".
"La linea si chiama A9 - aggiunge il direttore di Sic1, Stefano Ricci - perché oltre al fatto che la forniamo nove euro, 'A9' è anche la sigla di un modello economico di ottimizzazione e di allocazione delle risorse in modo da contenere i costi e ridurre gli sprechi mantenendo l'efficienza e l'efficacia dei servizi all'interno delle pubbliche amministrazioni. Il modello è stato applicato prima al management dell'area informatica del comune di Chiaravalle, poi nel 2005 quando è nata effettivamente la società, la metodologia del risparmio è stata profusa a tutti gli aderenti".
"L'intento principale - spiega - è sicuramente quello di avvicinarli all'innovazione tecnologica e di restringere la forbice del digital divide. Noi per fornire questi servizi non ci rivolgiamo a un'unica azienda, ma tentiamo di realizzare, attraverso procedure pubbliche, un'aggregazione di aziende a carattere nazionale o internazionale. Tra tutti i prodotti o servizi di ciascun'azienda, si sceglie quello che meglio la rappresenta in termini di qualità, contrattando per quel singolo prodotto le migliori condizioni di offerta a fronte dell'avere una massa critica costituita dall'aggregazione dei comuni. L'insieme dei singoli prodotti porterà a un sistema di eccellenza in termini di costo e modalità di erogazione. Sic1 non vuole diventare una società nazionale, ma promuove lo sviluppo extraregionale attraverso lo stimolo a generare strutture omogenee come sta accadendo nel veronese, in cui si sta costituendo la Sic1 Nord".
"Abbiamo la consapevolezza - aggiunge Ricci - che oltre al digital divide esiste anche un altro divario, quello della formazione. Per questo abbiamo lanciato progetti orientati alla formazione delle figure della pubblica amministrazione (dalla conoscenza dei software base fino a quelli più specialistici) e del cittadino. Non siamo dei fanatici del computer, ma cerchiamo di far capire al cittadino come la tecnologia possa aiutarlo nelle faccende di tutti i giorni".
Tra gli altri progetti di Sic1, che comprende moltissimi comuni delle Marche, da Sassoferrato a Sant'Elpidio a Mare, da Camerata Picena a Pergola, solo per citarne alcuni, e che si avvale della partnership di importanti società del settore, tra cui Cisco Systems, Dell, Siemens e Telecom Italia, anche quello, da inizio gennaio, di allacciare i comuni con un servizio di totem. Questi, dislocati nei punti più importanti della città, permetteranno non solo l'accesso a internet gratuito senza fili nelle strade limitrofe, ma anche la possibilità per i turisti di guardare la mappa della città e ottenere informazioni, e per i cittadini di avere uno scambio concreto con la pubblica amministrazione.
All'interno di A9, inoltre, è presente anche un servizio chiamato "Silver Age", rivolto alla fascia più debole della popolazione, che prevede l'utilizzo di una tecnologia che consente agli anziani, in caso di pericolo o improvviso malore, di allertare i propri familiari o i servizi di emergenza.
"Sic 1 - conclude Ricci - è attualmente l'unica società pubblica non a scopo di lucro che opera concretamente al fine di abbattere il digital divide, fornendo servizi e connettività ai cittadini dei comuni soci. I nostri bilanci sono pubblici, e nella prospettiva dei ricavi vengono reinvestiti nella medesima società. Entro la fine del 2007 prevediamo che la cordata pubblica arrivi ad oltre 100 comuni, consentendo a sempre più utenti che fino al giorno prima abitavano in zone non coperte dalla connessione Adsl di poter navigare in rete a un prezzo pubblico".
Questa solo l'ultima di una serie di numerose iniziative che puntano al superamento del digital divide. Precursore è stato il progetto del Politecnico di Torino, che ha portato nel piccolo paese di Verrua Savoia una copertura Adsl senza fili utilizzando ripetitori sparsi in tutto il territorio comunale. Altre esperienze analoghe, senza la pretesa citarle tutte, da San Benedetto Belbo, in provincia di Cuneo, a Vicopisano, in Toscana, da Gorla Maggiore, vicino Varese, alla comunità montana delle Valli Stura e Olba, in Liguria, da Castelbelforte (Mantova) a Rivarolo del Re (Cremona) alla Comunità montana della Valle Cannobina, in provincia di Verbania.
Origine: Repubblica
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