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sabato 6 luglio 2019

BDO: 7 aziende su 10 devono riconsiderare l'approccio al rischio. Risultati Global Risk Landscape 2019

Cigni neri e rinoceronti grigi. 

BDO, Global Risk Landscape 2019: per 7 aziende su 10 è necessario riconsiderare l'approccio al rischio

 
  • Il 74% dei manager sottovaluta i rischi più ovvi e si focalizza invece su quelli più imprevedibili
  • Le aziende con fatturati minori sono più propense al rischio
  • In Europa, pericoli ambientali e danni al brand sono i rischi che preoccupano di più  
 

Oltre 7 aziende su 10 a livello globale (74% degli intervistati) tendono a sottovalutare gli eventi identificati come "rinoceronti grigi" (eventi critici molto probabili), mettendo invece in primo piano i "cigni neri" (eventi casuali e inaspettati che deviano dalla norma): è quanto emerge dal Global Risk Lanscape 2019 di BDO, organizzazione internazionale di revisione e consulenza aziendale, che ha intervistato 500 manager (90 solo in Europa) di primarie società operanti in tutto il mondo. 


Dalla ricerca è emerso che la maggior parte delle aziende dovrebbe riflettere sull'adeguatezza del proprio approccio all'analisi e pianificazione del rischio. In un contesto in cui il 33% dei manager in tutto il mondo avverte l'impatto degli "hype cycle" (con picchi per il settore oil & gas al 52% e real estate al 50%), anticipare e mitigare il rischio significa valutare e prendere in considerazione fattori diversi e interconnessi, che implicano rischi normativi, economici, ambientali e legati alle persone. Riuscire a comprendere la probabilità che tali rischi si verifichino sul breve e lungo termine, insieme alle conseguenze negative che potrebbero avere, equivale a dare una solida base al futuro aziendale. 

 

I risultati della ricerca suggeriscono inoltre che le aziende con un fatturato più alto (oltre 10 miliardi di dollari) sono maggiormente pronte delle altre ad affrontare i rischi. Si registra anche una maggiore propensione al rischio tra le aziende con un fatturato minore (100-500 milioni di dollari). 

 

In Europa, in particolare, le aziende affrontano un crescente livello di incertezza dovuta all'impatto dell'uscita dall'Unione Europea del Regno Unito. Si rende così necessario ricalibrare l'approccio al rischio, dando la giusta importanza a rischi prevedibili (i più tangibili e misurabili), rischi strategici e rischi esterni. 

 

Il report di quest'anno, il quarto Global Risk Landscape pubblicato da BDO, identifica inoltre cambiamenti significativi nei rischi per i quali i manager europei si sentono meno preparati. Se nel 2018 i rischi normativi dominavano la classifica delle problematiche che le aziende si sentivano meno pronte ad affrontare, quest'anno sono i rischi ambientali e il danno alla reputazione (entrambi con il 31% di preferenze) a preoccupare maggiormente le aziende, seguiti dalla capacità di raccogliere capitali (30%) e da un rallentamento a livello macroeconomico (30%). Seguono il cybercrimine (28%) e l'interruzione del business (26%). 

 

Se interrogati specificamente sui rischi ambientali (dai cambiamenti nei trasporti alla scarsità di risorse, fino agli eventi climatici estremi), un terzo dei manager europei afferma che il passaggio a un modello di business a basse emissioni rappresenta l'impegno principale, con impatti su molteplici aree di attività. 

 

3 leader su 10 in Europa dichiarano poi di avvertire l'influenza degli "hype cycle" che si verificano quando media e social media danno grande risonanza a determinate notizie: questo significa che le aziende devono avere consapevolezza di qualsiasi pregiudizio possa rappresentare una fonte di rischio per loro. 

 

"La gestione del rischio non deve più essere considerata unicamente come un compito da assolvere per soddisfare i requisiti imposti dalle autorità, ma deve essere parte integrante della cultura aziendale - ha commentato Marco Strafurini, Partner Risk Advisory Services BDO Italia. - Non si tratta più solo di consapevolezza del rischio, ma di cosa fare quando questo si presenta: chi adotta un approccio proattivo alla gestione del rischio, coinvolgendo tutte le funzioni aziendali, beneficia di migliori decisioni di business e di una maggiore resilienza strategica." 

 
    
 


BDO è tra le principali organizzazioni internazionali di revisione e consulenza aziendale con più di 80.000 professionisti altamente qualificati in 162 paesi. In Italia BDO è presente con oltre 800 professionisti e 18 uffici, una struttura integrata e capillare che garantisce la copertura del territorio nazionale.



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Vino e moda, Fisar partner di Taomoda 2019

VINO E MODA, FISAR PARTNER DI TAOMODA 2019

E' nata la partnership tra Taomoda 2019 e Fisar per promuovere il buon gusto.

Una location mozzafiato, quella di Taormina che ospiterà la 20° edizione della rassegna internazionale TaoModa Week dal 13 al 20 luglio e che vedrà tra i suoi partner FISAR- Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori.

TaoModa è una rassegna internazionale dedicata alla moda e al glamour, un evento tra i più attesi del Sud Italia.  Durante i cocktail e le cene di gala saranno i Sommelier Fisar a far conoscere agli astanti le peculiarità dei vini proposti in degustazione. "E' un vero onore per la nostra Federazione partecipare all'evento TaoModa – afferma Luigi Terzago, Presidente Fisar.  Il mondo della moda e del vino, due realtà che negli ultimi decenni sono esplose su vasta scala, hanno diverse affinità, come il fascino, gli stili di vita, l'arte e il buon gusto".

Alla kermesse saranno presenti personaggi illustri del mondo della moda, del giornalismo, della cultura, dello spettacolo, della musica, della televisione ma anche influencer del fashion system internazionale.

Inserita tra i Grandi Eventi della Regione Siciliana, la Taomoda Week 2019 – il cui tema quest'anno è l'ecosostenibilità - coniugherà alla moda il design, l'arte, la cultura e anche la sana nutrizione.

Tra gli eventi più attesi "Taomoda... MANGIAR SANO", la tavola rotonda moderata dalla giornalista e opinionista RAI Fabiana Giacomotti in occasione della quale si parlerà dell'importanza della sana nutrizione, dalle molecole alle calorie passando per i piatti stellati accompagnati dal buon vino. Tra gli ospiti che parteciperanno alla tavola rotonda Luigi Terzago, Presidente della FISAR che da quasi mezzo secolo divulga la cultura del vino sul territorio italiano.

 




CHI E' LA FISAR

La Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori nasce nel 1972 ad Asciano. Nel corso di quasi mezzo secolo di attività divulga la cultura del vino. Oggi conta 64 Delegazioni sparse nell'intero territorio nazionale e 12.000 Associati. 



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venerdì 5 luglio 2019

Intervista di Alessia Mocci a Francesco S. Mangone: vi presentiamo La spazzola dell’ingegnere


“Furore prende il titolo dal grande romanzo di John Steinbeck, uscito nel 1939; leggendolo si capisce come la crisi umana, sociale e politica di quegli anni assomiglia alla disperazione dell’oggi. Il romanzo sociale è tale perché rimette al centro la vita delle donne e degli uomini in carne e ossa, in questo tempo dello spettacolo e della finzione.” – Francesco S. Mangone

Francesco Siciliano Mangone è nato e vive a Trebisacce sul golfo di Sibari. È stato docente nelle Medie e presso il Liceo della sua cittadina. Ha collaborato con la redazione della rivista letteraria “La colpa di scrivere” e successivamente nel “Fiacre n° 9”.

Per anni, come volontario nell’associazione Passaggi, ha insegnato ai migranti ed ancora conduce un laboratorio teatrale di giovani e anziani.

Le sue passioni sono i libri, la barca a vela, le api, ed ultimamente l’orto e le sue coltivazioni. Ha pubblicato romanzi, raccolte di poesie e saggi. Ricordiamo “Schnellboot s-57” (Aljon, 2009), “Jonion” (Robin Edizioni, 2011), “1961, Le vacche di Fanfani” (Robin Edizioni 2012), “Misura minore” (Pungitopo Editrice, 2016), “Il maestro illecito” (Robin Edizioni, 2018).

Con l’associazione culturale il Musagete di Bonifacio Vincenzi ha partecipato alle tante iniziative svolte sul territorio e recentemente ha preso l’incarico di condurre la neo collana della casa editrice Macabor Editore “Furore – il romanzo sociale”. La collana è inaugurata proprio con un romanzo di Francesco S. Mangone: “La spazzola dell’ingegnere”.


A.M.: Salve Francesco è un piacere poter dialogare con lei per presentare ai lettori due novità della casa editrice Macabor Editore. Partendo dalla prima: com’è nata la collaborazione con l’editore Bonifacio Vincenzi per la creazione della collana di narrativa “Furore – il romanzo sociale”?

Francesco S. Mangone: Grazie Alessia, con Bonifacio Vincenzi ci conosciamo da anni, dapprima che diventasse editore. Con lui, fondatore dell’associazione il Musagete, per anni abbiamo fatto tantissime cose, dalla promozione del libro, serate dedicate all’arte, alla cultura, in giro per i paesi calabro-lucani intorno al Pollino. Successivamente a gestire la rivista letteraria “La colpa di scrivere” e in seguito con “Il fiacre n° 9”. Anni di passione e formazione. Qualche mese fa ci siamo rivisti e gli ho proposto di pubblicare “La spazzola dell’ingegnere”, ma di farlo in una collana apposita, che avesse il profilo del romanzo sociale. E lui subito mi propose di occuparmene. Così venne fuori l’idea di Furore. Prende il titolo dal grande romanzo di John Steinbeck, uscito nel 1939; leggendolo si capisce come la crisi umana, sociale e politica di quegli anni assomiglia alla disperazione dell’oggi. Il romanzo sociale è tale perché rimette al centro la vita delle donne e degli uomini in carne e ossa, in questo tempo dello spettacolo e della finzione. All’inizio del terzo millennio, furono dati per finiti la storia e i conflitti sociali che lacerarono il Novecento. In questa visione, anche l’opera d’arte doveva ridursi a una questione di linguaggio, di stile. Ridurre i contenuti a un semplice gioco letterario. Non è così. Vedi, ritornano i drammi, gli orrori, la necessità della Storia, per capire.


A.M.: La seconda novità di cui mi piacerebbe parlare è l’uscita del primo romanzo della collana “La spazzola dell’ingegnere”.

Francesco S. Mangone: Il titolo trova soluzione nell’esergo di W. Benjamin. Laddove la visione storicistica vede una linearità crescente del progresso in un determinismo teleologico, l’ingegnere Carlo Sarracini, seguendo il filosofo tedesco, racconta (spazzola) la storia non dal lato dei vincitori ma da quello dei perdenti, degli ultimi (di contropelo, cioè). Nel romanzo si parla dell’inganno della fabbrica negli anni ’50 al Sud, del suo lato oscuro, e della sottomissione dell’uomo alla “macchina” fordista, mentre si pone la questione della nascita della dualità italiana. (L’attualità anche in questo caso è evidente. In questi giorni, il governo sta per varare la cosiddetta autonomia fiscale delle tre regioni più ricche d’Italia.) Si continuano a ribadire le politiche che separano l’Italia. Nel tempo si è fatto del Nord una macroregione ricca, sviluppata ed europea, e dell’Italia di giù una terra di mafie, di servitù militari, mercato del lavoro; di briganti ed emigranti. I buoni al Nord e i cattivi al Sud. Il romanzo raccoglie e struttura questa complessità, per ricordarla. Quando lavoro a un romanzo so che è solo una tessera di un più complesso metaromanzo. In questo modo scrivo contemporaneamente più cose, mentre leggo e prendo appunti su altre storie e personaggi. Impiego anni per scrivere. Da questa massa di scrittura viene fuori il romanzo e io con loro. Vivo e cresco leggendo e scrivendo. Spesso sono i personaggi o le maschere che mi indicano direzioni, dove andare. La scrittura è spostare la dicibilità e la visibilità del mondo, del mio tempo.


A.M.: Il romanzo è ambientato in Calabria ma possiamo ben affermare che racconta una realtà che si è verificata in varie regioni d’Italia. Quel “Fare il Sud come il Nord” è la promessa di benessere che non è stata mantenuta e “l’utopia di strada” è la soluzione comunicativa dell’ingegnere Carlo Sarracini. “Procedere a piedi. Sentire il corpo abitare gli spazi. Deambulare. […] Vedere d’intorno il lavoro e la cura che ebbero gli avi.”

Francesco S. Mangone: “Fare il Sud come il Nord” è un inganno. Una frase a effetto usata dai politici d’accatto. Non vale forzare, imitare. Bisogna partire dalla cultura e dalle radici d’un popolo, di là si parte per migliorare. Sapere del genius loci che accompagna le eccellenze intime e speciali dei luoghi. Assecondare le vocazioni, mai più la speculazione e lo sfruttamento, ma la Cura. In molti pensano che vale invece vendersi l’anima. Sarracini viene deluso dalla fabbrica e dal consumismo che porta, così opera quella inversione che sarebbe necessaria a noi singolarmente e collettivamente. È un passaggio dall’io individualistico e nichilista al noi della comunità solidale e inclusiva. Dal basso dice Sarracini, dai “giovani innamorati dell’ambiente”. L’utopia di strada viene da sé, significa porsi sullo stesso piano dell’altro da noi. S’incontra l’altro non solo per aiutarlo, ma anche per imparare da lui.


A.M.: Carlo Sarracini è solito dire: “La morte, quando Nostro Signore vorrà, non mi troverà di certo indifferente e in ozio… ma nel pieno del mio essere cristiano”. Quando l’esser cristiano di Carlo è divenuto “un soggetto storico pronto ad accogliere il messia, la rivoluzione”?

Francesco S. Mangone: Non mi sento un credente, ma leggendo i Vangeli ho compreso la carica rivoluzionaria che c’è ancora in quegli Annunci. Mi hanno colpito i riferimenti al corpo degli ultimi. Corpi ammalati, folli, impazziti e piagati dalla miseria, e così via. Da quella prassi, credo, Cristo abbia imparato ad amare la fragilità dell’uomo. Ne è caduto follemente in amore. “Il maestro illecito” (Robin Edizioni), il romanzo precedente uscito la scorsa estate, parla del maestro Rolando dell’A, lui, laico reduce dal Maggio ’68, che insegna italiano ai migranti tra la miseria e la violenza nella Piana di Sibari. In quel caso le premesse sono differenti, ma l’umanità messa in campo identica. Per Sarracini, di cultura e formazione cattolica, è essenziale la concordanza tra lettura dei vangeli e la propria vita. Ma attenzione, non è un mero formalismo il suo: apre qualità nuove di resistenza. Sarracini ha imparato che solo quando il tempo diventa storia e l’anima si concilia con il corpo si apre la possibilità d’una inversione. Lui l’ha sperimentato. Curiosamente Sarracini “incontra”, senza saperlo, Walter Benjamin ed Ernest Bloch.


A.M.: “La spazzola dell’ingegnere” porta avanti una tematica calda anche se inizia il suo racconto nel 1990 quando la motonave Jolly Rosso si è insabbiata in zona Formiciche. Infatti, anche se il processo che indaga sull’avvelenamento della vallata del fiume Oliva è stato formalmente chiuso nel 2017, recentemente è stato riesumato in Corte d’Appello d’Assise a Catanzaro. Forse quella sentenza di due anni fa che proclamava l’assoluzione di tutti gli indagati è stato un ulteriore maltrattamento dei calabresi? C’è possibilità che la giustizia corra il suo corso? E com’è la situazione odierna visto il meteo incerto di questa primavera?

Francesco S. Mangone: Le cosiddette “navi a perdere”, “carrette del mare” o “navi dei veleni” sono l’argomento d’un altro mio romanzo “Jonion” del 2008. Dentro questa storia c’è l’alleanza tra malavita del Sud e industriali del Nord. Sono temi scandalosi, difficili da accettare. Oggi questa storia sembra finita. Ma si sa che le nuove discariche sono diventate zone del mondo a bassa capacità di controllo democratico. Sono vicende che nei nostri media vecchi e nuovi, restano sfrangiate, sempre nuove. Occasione di chiacchiericcio, con noi a stupirci e impotenti. Ecco il limite del giornalismo o dei talk show televisivi. Restano frammenti e mai che si riesce a mostrare la razionalità che presente in noi li fa accadere (Sì, perché noi non siamo innocenti). È diffusa invece da qualche tempo una sorta d’irrazionalità che fa sembrare l’accadere come colpa d’un destino cinico e baro. In cui forse la magia o le affezioni salvifiche sono demandate all’uomo solo al comando, che ci salva e libera. A complicare le cose le sentenze della magistratura, che anch’esse arrivano in ritardo oppure si contraddicono a secondo dei livelli di giudizio. Intercorre una crisi più generale che è quella della verità. Sembrerebbe che la stessa Magistratura resti nel guado d’un mutamento del diritto e che non riesca a produrre chiarezza sui ciò che bisogna intendere per “giustizia”. Sarebbe necessario perciò ricostruire, affidarsi a un nuovo pensiero critico, restituendo alla ragione e alla cultura il primato che ora sembrano aver perso. Ma si sa che poco può fare la magistratura se deve supplire la politica e la coscienza della gente.


A.M.: Ma oltre al Cesio 137, nel romanzo si racconta della diossina TCDD che, il 10 luglio 1976, fuoriuscì dall’azienda ICMESA di Meda ed investì una vasta area dei comuni adiacenti toccando particolarmente Seveso e delle 40 tonnellate di MIC (isocianato di metile) della multinazionale statunitense Union Carbide (oggi proprietà di Dow Chemical) che, il 3 dicembre 1984 nella città indiana di Bhopal, provocarono la morte di un numero ancora non chiaro di vittime (alcune agenzie governative parlano di 15.000). Quando si avrà modo di punire i colpevoli?

Francesco S. Mangone: Di questi disastri parla il romanzo. Le cose dal mio punto di vista non sono cambiate. Il Cesio 137, la diossina e i tanti veleni che a profusione immettiamo nei nostri circuiti alimentari e di vita restano conosciuti e chi avrebbe il compito di intervenire non lo fa. Sarracini con il giovane Greg Malari sono protagonisti nell’informazione e controinformazione su queste sciagure. Ma ad entrambi tocca fare un lavoro oscuro nell’indifferenza. Come il romanzo, Sarracini non si piega all’ignavia. Col tempo diventa una sorta di megafono della verità, dal basso. Andando per le strade a realizzare l’utopia vera, non quella minestra cucinata dall’alto. Così si ispira al Cristo, ma anche allo stesso Mao della lunga marcia. Ma la crisi attuale è qualcosa di molto più grave e decisiva. Le multinazionali della chimica hanno potere immenso e producono qualsiasi cosa pur di ottenere il profitto del capitale investito. Non ci resta che insistere. Sapendo che oltre c’è l’indifferenza. La cosa folle del pensiero corrente è che nelle crisi ci si rimanda sempre al futuro, alla tecnica. E con la tecnologia e gli algoritmi si sostituiscono le scelte umane e si indeboliscono le sue capacità di giudizio. L’impotenza di punire i colpevoli corrisponde all’impossibilità di risalire e giungere al dominus d’una tale razionalità. Non si tratta di singole persone, dunque, ma d’un sistema logico astratto che tutto tiene: potenti e deboli, vittime e carnefici. S’intreccia il dominio ferreo delle élite finanziarie ai poteri vasti delle multinazionali: il pericolo è per la stessa democrazia e come l’abbiamo conosciuta e realizzata dal dopoguerra a oggi.


A.M.: Quanto la gravosa questione ambientale è sentita dalle persone? Oppure si è ancora in uno stato di alienazione tale da non preoccuparsi perché si demanda questo problema foriero di morte alle genti future non riflettendo sul semplice fatto che le “genti future” sono già qui e siamo “noi del presente”?

Francesco S. Mangone: Si continua a dare segnali contraddittori. Ci si dice che la colpa della crisi è il livello alto di vita che abbiamo condotto, e dall’altro ci si invita a consumare, con i Governi a promettere sviluppo. Si parla di Green Economy e si continua usare le energie fossili e dare licenze alle multinazionali del petrolio di perforare coste, mari e fragili territori. È un miserabile spettacolo, mentre si invoca l’uomo forte per colpire i più poveri, i migranti, le famiglie quali responsabile del disordine generale. A fare da grancassa i media che puntano sulle emozioni, l’irrazionale e lo svuotamento del reale, senza andare alle radici del male. Sarebbe necessario una visione antropologica intelligente e positiva per tentare una presa di coscienza. L’illegalità, le mafie, la corruzione, il disprezzo e la solitudine sembrano essere le truppe cammellate del sistema. La cancrena che si attacca e lentamente vince. Carlo Sarracini, in un discorso a Cetraro, la bella città sul Tirreno calabrese, parlando della nave Kunskj affondata dalla ‘ndrangheta locale, per sollevare i cittadini, giunge ad usare toni apocalittici sulla fine del pianeta, ma serve a poco.


A.M.: Ci sono in programma presentazioni del romanzo “La spazzola dell’ingegnere”?

Francesco S. Mangone: Ci saranno certamente delle presentazioni nei mesi a seguire, ma avremo modo di precisarlo meglio quanto prima. Presso il sito della casa editrice informeremo chi sarà interessato.


A.M.: È presto per chiedere un’anticipazione sul secondo romanzo che sarà pubblicato nella nuova collana?

Francesco S. Mangone: Bè, Sì. Abbiamo delle idee, ma è ancora presto per decidere. La nostra intenzione è farla diventare un punto di riferimento per scrittori che hanno in mente la storia e la lettura del presente come storia. Mostrare lo scarto tra ideologia e vita naturale. Usando lingua e forma non in se stesse, ma per tentare una diversa rappresentazione della realtà. Approfittiamo perciò dell’occasione che ci concede la rivista per invitare quanti vorranno di inviare i loro manoscritti.


A.M.: Salutiamoci con una citazione…

Francesco S. Mangone: Essendo il romanzo in un certo senso sotto l’egida di Benjamin, ho pensato di salutarla citando da un pensiero comune Sarracini-Benjamin: “Ogni nostra singola azione ha il ritmo della natura messianica, perché partecipa e anticipa il regno di Dio, perciò bisogna operare come se il Messia ci fosse da presso.”


A.M.: Francesco ringrazio per la sincerità delle sue parole, è complesso trattare alcune tematiche, perché è complesso interessarsi di ciò che accade – che noi uomini facciamo accadere −. Per questo motivo ho il piacere ed il dovere di sottolineare in chiusura una sua bellissima asserzione che sale come grido disperato pregno di coscienza: “noi non siamo innocenti”. Saluto con il versetto 17 del Vangelo di Tommaso: “Gesù disse: − Gli uomini certamente credono che io sia venuto a portare la pace nel mondo, ed essi non sanno che io sono venuto a portare sulla terra le discordie, il fuoco, la spada, la guerra. Infatti saranno cinque in casa e si schiereranno tre contro due e due contro tre, padre contro figlio e figlio contro padre, e si leveranno come solitari.”

Written by Alessia Mocci

Info
Sito Macabor Editore
http://www.macaboreditore.it/home/
Acquista La spazzola dell’ingegnere
http://www.macaboreditore.it/home/index.php/libri/hikashop-menu-for-products-listing/product/81-la-spazzola-dell%E2%80%99ingegnere

Fonte
http://oubliettemagazine.com/2019/07/01/intervista-di-alessia-mocci-a-francesco-s-mangone-vi-presentiamo-la-spazzola-dellingegnere/

giovedì 4 luglio 2019

GreatPixel accompagna JoyVillage nello sviluppo delle attività di CRM


GreatPixel accompagna JoyVillage nello sviluppo delle attività di CRM

 

 

Facendo leva su un progetto integrato delle attività di UX con i servizi offerti dalla nuova divisione Smart Content, l'agenzia guidata da Giovanni Pola ha sviluppato una nuova App e un piano di contenuti di produzione Crm che accompagna la gestione delle relazioni di contatto con il pubblico.

 

 

L'agenzia digitale GreatPixel, fondata e guidata dal Ceo Giovanni Pola, ha siglato un accordo con JoyVillage  - la catena che dal 2007 si occupa dell'ideazione e realizzazione di centri divertimento in tutta l'Italia - che prevede lo sviluppo di un App per le attività di customer relationship management e un piano per la gestione di tutti canali di comunicazione a supporto, tra cui i social network e le newsletter. L'obiettivo del progetto – che GreatPixel ha realizzato appoggiandosi per l'occasione ad un partner tecnologico come Swipe Mobile - è quello di implementare i risultati di loyalty, aumentando la frequenza dei clienti sui punti vendita dell'azienda e di conseguenza anche il tasso di fidelizzazione.  "Il progetto è in fase di lancio – spiega Giovanni Pola – negli ultimi mesi abbiamo iniziato a prendere in gestione tutte le attività social e di email marketing del cliente cominciando a preparare il terreno per il lancio della App previsto entro la metà del mese di luglio".

 

Cosa farà questa nuova App? JoyVillage poteva già contare su un proprio consolidato sistema di loyalty, legato alla JoyCard con la quale l'utente, accumulando punti su alcuni giochi, poteva accedere, una volta raggiunta la soglia prevista, ad un catalogo di premi. Adesso, attraverso l'inserimento della nuova App, GreatPixel ha integrato tutti i servizi esistenti predisposti all'interno della JoyCard, ma al contempo ne ha creati di nuovi con l'obiettivo di accrescere le possibilità di accumulo punti da parte degli utenti. "Abbiamo ideato una serie di nuove opportunità di raccolta punti attraverso due sistemi - continua Giovanni Pola - il primo è quello di una serie di QR Code distribuiti nel punto vendita che una volta inquadrati tramite l'App permettono di accumulare dei punti o acquisire dei riconoscimenti. Il secondo è un riconoscimento immagini che facendo leva su un normale telefonino puntato su alcuni oggetti particolari – ad esempio una palla da bowling o una schermata di un gioco - consente agli utenti una grande variabilità di occasioni per accumulare settimanalmente nuovi punti. In questo modo gli utenti avranno nuovi stimoli per recarsi o tornare a far visita ad una sala gioco JoyVillage".

 

Va sottolineato che questa nuova App si inserisce all'interno di un piano di contatto molto più ampio che ha l'obiettivo di soddisfare le esigenze del target di JoyVillage, un target assai segmentato che prevede non solo ragazzi e famiglie con bambini, ma anche persone adulte, in quanto all'interno del centro ci sono giochi e attrazioni per tutte le età. Ogni target avrà quindi dedicate alcune promozioni ad hoc. "In questa direzione abbiamo realizzato, per la prima volta, un progetto integrato che mette assieme le attività di User Experience e i servizi offerti dalla nostra nuova divisione Smart Content – precisa ancora Giovanni Pola – questo significa che per JoyVillage non sviluppiamo solo una App, ma anche un piano di contenuti di produzione Crm che accompagna la promozione e la gestione operativa delle attività di contatto con il pubblico che ruotano attorno alla App". La nuova divisione Smart Content, presentata recentemente al mercato, si occupa di analizzare i flussi di comunicazione tra l'azienda cliente e i propri stakeholder su più canali contemporaneamente, in modo da costruire un unico ecosistema - che va dagli sms, alle email, dalle campagne, alle notifiche sulle App, dai social, alle property del cliente come il sito istituzionale, le App e il sito di Ecommerce – al fine di ottimizzare i flussi di comunicazione per ottenere il massimo di risultati in termini di vendite, business e fatturato. Nel corso di questo 2019, GreatPixel ha implementato il proprio portafoglio clienti con l'arrivo di una decina di nuove aziende provenienti dai settori più disparati: utility, elettronica di consumo, moda, beauty, retail. "Per il momento siamo in linea con le stime di business che ci siamo prefissi all'inizio dell'anno – conclude Giovanni Pola – confermiamo quindi l'obiettivo di puntare su una crescita a due cifre per replicare l'ottimo risultato realizzato lo scorso anno".

 

 

 

GREATPIXEL 

GreatPixel è il nuovo brand di PROcommerce nato con l'obiettivo di creare esperienze digitali coinvolgenti e allo stesso tempo misurabili ed efficaci. I  servizi di GreatPixel comprendono consulenza strategica e attività come Conversion Rate Optimisation e UX Design, e vanno a intercettare le esigenze di diverse tipologie di clienti: banche, telco, consumer good, retailers, finanza ed editoria. Grazie a un approccio che unisce analitica e lato umano,  la novità introdotta da GreatPixel sta nel progettare user experience la cui efficacia è direttamente misurabile con l'aumento delle performance. PROcommerce, nata nel 2013, si rafforza con un nuovo brand, ampliando e migliorando la propria offerta in campo digitale.



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mercoledì 3 luglio 2019

Poesia in Musica ad Interno 4

Sabato 6 luglio alle ore 20 nell' elagante location Interno 4 di via della Lungara, 44 a Roma, si terrà una delle ultime presentazioni del romanzo di Liliana Manetti 'La nuova favola di Amore e Psiche' edito dalla casa editrice l'Erudita, marchio indipendente della Giulio Perrone Editore. Il libro non è la classica storia d'amore: assomiglia più ad un romanzo di formazione.

martedì 2 luglio 2019

Fiducia nella sicurezza? Molti vorrebbero affidarsi all’Intelligenza Artificiale. L'indagine di Palo Alto Networks

Fiducia nella sicurezza? Molti vorrebbero affidarsi all'Intelligenza Artificiale

Oltre la metà degli intervistati si sente responsabile per i propri dati online.

L'indagine online di Palo Alto Networks ha raccolto le opinioni di oltre 10.000 persone in EMEA

 

Milano, 2 luglio 2019 – Palo Alto Networks ha condotto un'indagine a livello europeo, in collaborazione con YouGov, e con il supporto della dottoressa Jessica Barker, psicologa esperta nella natura umana della cybersecurity, per analizzare le percezioni degli utenti in tema di tecnologie di sicurezza IT e su come proteggono la loro vita digitale. 

Dai dati emerge che più di un quarto degli intervistati (26%) preferirebbe affidare la propria sicurezza IT all'Intelligenza Artificiale, piuttosto che all'intelligenza umana. L'Italia è il paese che mostra il più elevato livello di fiducia nella IA, mentre nel Regno Unito solo il 21% preferirebbe la IA all'intervento umano.

 

"L'Intelligenza Artificiale ricopre un ruolo fondamentale nella cybersecurity, supportando a individuare e bloccare le violazioni, grazie a nuove capacità che il cervello umano semplicemente non è in grado di sviluppare," sottolinea Greg Day, VP e CSO EMEA di Palo Alto Networks. "È incoraggiante vedere una riduzione del divario tra cybersecurity gestita da IA erisorse umane, e la crescente accettazione della IA a supporto della propria sicurezza. Ci auguriamo che in futuro siano ancora più numerose le persone che vorranno affidarsi a controlli di sicurezza realizzati dalle tecnologie. Se gli umani sonotendenzialmente contrari ai rischi, ogni innovazione porta con sé dei cambiamenti che spesso sono visti come pericoli. La consapevolezza di essere responsabili della perdita dei dati e l'impegno a mantenere le informazioni personali protette sono il primo passo da compiere in azienda, con la formazione che deve essere considerata un elemento chiave per una protezione online ancora più elevata."

 

La ricerca ha messo in luce anche opinioni diverse sulla percezione delle tecnologie Internet of Things (IoT), come ad esempio dispositivi per la smart home e wearable: il 38% in EMEA li reputa sicuri, il 43% invece la pensa diversamente. I pareri divergono in modo importante nei vari paesi: l'l'IoT è percepita come maggiormente sicura negli Emirati Arabi (71%), per calare man mano in Germania (53%), Francia (48%) e Regno Unito (46%). L'Italia si colloca esattamente a metà classifica, con il 49% 

 

Temi come privacy dei dati ed etica stanno diventando più comuni, e Jessica Barker sottolinea che "non stupisce vedere esitazione nell'adottare nuove tecnologie come IA e IoT, perché vi è sempre una certa reticenza ad abbracciare il cambiamento, anche quando si tratta di migliorare la qualità della propria vita. Telefono, treno e televisione hanno spaventato il pubblico quando sono stati inventati. Molte persone non sono consapevoli di come Intelligenza Artificiale e machine learning stiano già facilitando il nostro utilizzo della tecnologia, proteggendo i dati e prevenendo gli attacchi cyber. Questo perché lo fanno in un modo non invasivo per gli utenti. È interessante notare come la maggior parte dei partecipanti non ritenga l'IoT sicuro, però afferma che la tecnologia in generale la stia aiutando a sentirsi più protetti online. Le aziende di sicurezza dovranno impegnarsi a rispondere ai dubbi legati all'IoT in modo trasparente e chiaro."  

 

Alcuni dei risultati chiave della ricercar a livello EMEA: 

• Sentirsi responsabili della sicurezza dei propri dati è una sensazione condivisa dal 54% degli intervistati 
• Per il 25%, spetta alle forze dell'ordine la cybersicurezza, per il 28% sarebbe invece compito del governo.
• La cybersecurity sta prendendo piede anche sotto il profilo tecnologico, e la maggior parte dei soggetti coinvolti (44%) è d'accordo sul fatto che le tecnologie dedicate consentono di investire meno preoccupazione e tempo al rischio di perdere dati. 
• Il 67% afferma di mettere in pratica tutte le misure per prevenire la perdita di dati personali. 

 

"La fiducia è importante nella cybersecurity e le persone desiderano essere coinvolte attivamente nella protezione online e adottano la tecnologia che li supporti. La conoscenza acquisita può essere trasferita ad altri aspetti personali e, soprattutto, lavorativi. È significativo notare come le persone appartenenti a una fascia di età più adulta abbiano un senso di responsabilità più forte rispetto ai più giovani. Questo può essere spiegato dalla maggiore esperienza e dalla possibilità di aver seguito corsi di formazioni sulla sicurezza in azienda," sottolinea Jessica Barker. 

 

"I risultati di questa indagine forniscono alcuni dati rilevanti per le aziende. È importante che prendano in considerazione tecnologie come l'Intelligenza Artificiale e l'IoT, quando sviluppano nuove soluzioni e servizi, e siano in grado di anticipare le minacce IT che colpiscono le reti aziendali di prossima generazione. Sarà possibile consolidare e mantenere capacità solide solo dando priorità alla sicurezza e alla privacy dei dati e comunicando in modo onesto," conclude Greg Day

 

Informazioni sulla ricerca:

Tutti i dati derivano dalla ricerca effettuata da YouGov Plc. Sono stati coinvolti 10.317 adulti, di cui 1.016 dai Paesi Bassi, 1.021 dall'Italia, 1.005 dagli Emirati Arabi, 1.041 dalla Francia, 1.953 dalla Svezia, 2.181 dalla Germania e 2.100 dal Regno Unito. La ricerca si è svolta online, dal 29 aprile al 16 maggio 2019. I dati sono stati ponderati e rappresentano la scelta di persone maggiorenni appartenenti ai differenti paesi.


 

Palo Alto Networks

Palo Alto Networks, the leader globale nella cybersecurity, definisce il future cloud-centrico con la tecnologia che sta trasformando il modo di operare di persone e aziende. La nostra missione è di essere il partner prescelto per la sicurezza, salvaguardando le nostre vite digitali. Rispondiamo alle esigenze di protezione con innovazioni costanti che racchiudono i progressi effettuati in ambito di intelligenza artificiale, analitycs, automazione e orchestrazione. Con la fornitura di una piattaforma integrata tramite un ecosistema di partner ancora più consolidato, siamo in prima linea nella protezione di ambienti cloud, reti e dispositivi mobili di decine di migliaia di aziende. La nostra visioncomprende un mondo in cui ogni giorno sia più sicuro del precedente. 

 

Palo Alto Networks, i loghi Palo Alto Networks, Prisma, RedLock, GlobalProtect e Aperture sono trademark di Palo Alto Networks, Inc. negli Stati Uniti e nelle giurisdizioni di tutto il mondo. Tutto gli altri trademark, nomi commerciali e service markutilizzati o citati appartengono ai loro rispettivi proprietari.



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lunedì 1 luglio 2019

Thales Alenia Space fornirà il satellite per le telecomunicazioni per l’Indonesia, SATRIA

Thales Alenia Space fornirà il satellite per le telecomunicazioni per l'Indonesia, SATRIA

Il Ministro della Comunicazione e delle tecnologie dell'informazione indonesiano (Kominfo) ha selezionato un consorzio diretto dall'operatore satellitare locale Pasifik Satelit Nusantara (PSN) per la distribuzione e la gestione di satelliti di telecomunicazione a banda larga. Tale consorzio ha affidato a Thales Alenia Space, joint venture tra Thales (67%) e Leonardo (33%) la progettazione e la produzione del satellite SATRIA.

Il Consorzio PSN ha formato il Satelit Nusantara Tiga (SNT) in quanto azienda operativa per condurre il progetto. Gli shareholder di SNT sono PSN, PT Pintrar Nusantara Sejahtera (Pintar), PT Nusantara Satelit Sejahtera e PT Dian Semesta Sentosta (controllata dal PT Dian Swastatika Sentosa Tbk). PSN e Pintar sono i principali shareholder di SNT ed entrambe manterranno la maggioranza nella parte operativa per tutta la durata del progetto.

 

Nel ruolo di prime contractor, Thales Alenia Space fornirà il satellite Very High Throughput (VHTS) collocato sulla sua piattaforma completamente elettrica Spacebus NEO e dotata di un processore digitale (5G). L'azienda sarà anche impegnata a fornire due centri di controllo satellitari (principale e di backup), le stazioni di telecomunicazioni e telemetria e il segmento di missione da terra collegato al payload completamente lavorato. Inoltre, Thales Alenia Space terrà anche un programma di formazione per gli ingegneri della PSN, dove una parte si unirà al project team per tutta la durata del programma.

 

L'intero satellite Ka-Band SATRIA trasmetterà più di 150 gigabits per secondo su tutto il territorio indonesiano. Con l'obiettivo di ridurre il digital divide, SATRIA mira a connettere circa 145,000 aree comprese 90,000 scuole, 40,000 ospedali e strutture pubbliche così come sedi delle amministrazioni regionali non collegati da satelliti esistenti o infrastrutture terrestri. Il satellite contribuirà allo sviluppo dell'infrastruttura digitale in Indonesia.

 

"Siamo particolarmente onorati di fornire a PSN per Kominfo il suo primo satellite per le telecomunicazioni VHTS che sarà uno dei più potenti sul territorio Asiatico", ha dichiarato Jean Loic Galle, CEO  di Thales Alenia Space. "SATRIA trarrà vantaggio da tutta l'esperienza già maturata da Thales Alenia Space con la sua piattaforma Spacebus NEO così come per il payload VHTS. Dopo i satelliti Palapa-D e Telkom-3S siamo lieti di rafforzare la nostra collaborazione con gli operatori indonesiani e supportare il PSN nel loro sbalorditivo e continuo sviluppo.

 

"In quanto consorzio di industria indonesiana, PSN e i suoi partner sono  molto orgogliosi e grati per tutta la fiducia data dal Governo indonesiano, specialmente Kominfo, per la gestione del progetto satellitare più grande della regione. Ci aspettiamo di lavorare insieme a Thales Alenia Space, un produttore leader, nella realizzazione del nostro obiettivo di fornire un acceleratore per un accesso paritario nelle nostre comunità. Questo progetto darà senza dubbio al nostro arcipelago i mezzi per una crescita più sostenuta, di cui siamo ansiosi di far parte" ha dichiarato Adi Rahman Adiwoso, CEO di PSN.

 

Il lancio di SATRIA è previsto nel Q4 2022 e sarà posizionato ad un'orbita di 146°E per una durata totale di 15 anni.



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Consob modifica il regolamento per la compravendita di quote tra gli investitori crowd e nasce crowdtrading.it, il subito.it dell'equity crowdfunding

La Commissione nazionale per le società e la Borsa, dopo che già lo scorso anno Opstart ha lanciato il portale www.crowdtrading.it, ha pubblicato una proposta di consultazione, aperta fino al 20 luglio, per permettere ai portali di Equity Crowdfunding di pubblicare manifestazioni di interesse per l'acquisto o la vendita di quote di società che abbiano effettuato una campagna di raccolta capitali.Con la modifica al regolamento Consob prende quindi il via Crowdtrading.it, il "subito.it" degli investitori crowd.
Presto il mercato degli investimenti in equity crowdfunding (Ecf) potrebbero diventare più liquidi. Consob, la Commissione nazionale per le società e la Borsa, ha pubblicato una proposta di consultazione per la modifica dell'articolo 26 del regolamento sull'equity crowdfunding per permettere ai gestori di portali di Ecf di pubblicare manifestazioni di interesse nell' acquisto e vendita di quote di società che hanno effettuato una campagna di raccolta fondi. Una decisione in questo senso darebbe la possibilità agli investitori di monetizzare il proprio investimento in qualunque momento o anche di entrare in società interessanti al di fuori delle campagne. Anche e soprattutto se si considera che stando ai numeri di Crowdfundingbuzz sull’Equity Crowdfunding, i 27 portali di ECF autorizzati Consob hanno complessivamente raccolto circa 77 milioni di euro per 21.729 sottoscrittori.

Già un anno fa Opstart (tre anni di campagne all'attivo, 7 milioni di euro raccolti per oltre 50 progetti e piattaforma leader nel settore iscritta nel registro dei gestori di portali per la raccolta di capitali per start-up e PMI innovative) aveva lanciato www.crowdtrading.it , un portale che per mettere in contatto tra loro gli investitori che hanno sottoscritto quote di società mediante lo strumento dell’equity crowdfunding. Pensato come un semplice portale di annunci, senza servizi di intermediazione, Crowdtrading - che alcuni addetti ai lavori hanno chiamato il 'subito.it' dell'equity crowdfunding - vuole essere una vetrina dove chiunque, creando un annuncio pubblico gratuito, abbia l’opportunità di manifestare la propria intenzione di offrire o cercare quote di una determinata società. Il portale, che non interviene in alcun modo nell’eventuale transazione, metteva di fatto a disposizione una vetrina anche per la fase post campagna, un primo passo verso la creazione di un vero e proprio mercato secondario con un sistema di scambi organizzato e regolamentato ed una prima risposta al problema dell’illiquidità degli investimenti in società non quotate.

La proposta di Consob ora prevede che "i gestori possano istituire, in una sezione separata del portale, una bacheca elettronica per la pubblicazione delle manifestazioni di interesse alla compravendita di strumenti finanziari, che siano stati oggetto di offerte concluse con successo nell’ambito di una campagna di crowdfunding", precisando però che "il gestore non svolge attività volte ad agevolare l’incontro della domanda ed offerta degli strumenti finanziari presenti nella bacheca elettronica, diverse dalla comunicazione in forma riservata dei dati relativi ai soggetti interessati al trasferimento degli strumenti finanziari". Le novità contenute nella proposta di modifica dell'articolo 26 del regolamento è stata accolta con favore da analisti e investitori, secondo cui sono destinate a dare “un ulteriore impulso alla crescita del settore”.

“Il fatto che l’investimento in equity crowdfunding sia caratterizzato da forte illiquidità – sottolinea Giovanpaolo Arioldi, General Manager della piattaforma Opstart e ideatore di Crowdtrading – rappresenta un limite per molti potenziali interessati; d’altro canto accade anche che molti investitori non riescano a sottoscrivere quote durante la campagna: per questo abbiamo pensato ad un portale che faciliti anche la fase post raccolta, augurandoci possa accelerare l’autorizzazione ad un marketplace per il mercato secondario dell’equity crowdfunding”.

Nel Regno Unito esiste già un mercato di questo tipo e Seedrs, che ad appena 6 mesi dal lancio sperimentale, ha negoziato quasi 1 milione di sterline.

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