Giustizia: è arrivato il momento del disgelo.
Se a livello politico, il capitolo giustizia nella maggioranza appare in una situazione di stallo, ingessata com’è tra i tentativi di dialogo tra Pdl e finiani su processo breve e/o legittimo impedimento, qualcosa per fortuna inizia a muoversi alla “base” del “sistema”. A dare lo start dopo la pausa estiva sono gli avvocati che la scorsa settimana sono stati i protagonisti di una serie di incontri face to face con il Guardasigilli Alfano. Obiettivo: riprendere il filo del dialogo del 29esimo Congresso nazionale forense di Bologna dello scorso anno. Allora il messaggio dei 200mila legali italiani fu chiaro: basta proliferazione dei riti, stop ai gangli delle procedure giudiziarie e maggiore velocità e semplificazione con il processo telematico. Ecco che gli incontri della scorsa settimana a via Arenula tra il ministro Alfano e le delegazioni del CNF e dell’Oua, sono sì un timido tentativo di ripristinare una discussione seria e pacata sui reali problemi della giustizia italiana, ma anche occasione di bilanci. Perché a novembre (dal 25 al 27) a Genova gli Stati generali dell’Avvocatura torneranno, nel corso del XXX Congresso nazionale, a chiedere alla politica quelle risposte che si aspettano da tempo. “L’avvocatura italiana al servizio dei cittadini” è il titolo emblematico scelto per l’appuntamento. Le risposte che ancora attendono sono molte lungo la strada che porta da Bologna a Genova: unificazione dei riti, una diversa e più efficiente geografia giudiziaria (troppi i piccoli tribunali sparsi in Italia), più ricorso ai riti alternativi e soprattutto l’approvazione della riforma forense (dal tirocinio, all’abilitazione, alla formazione e aggiornamento) che ancora giace al Senato. Si vedrà. Una cosa è certa però. Lo sanno gli avvocati e lo sa il Guardasigilli. Bisogna semplificare e informatizzare, recuperare le inefficienze e non tagliare, puntare sul merito e non sugli incentivi di carriera per i trasferimenti “disagiati”. Insomma puntare su una concretezza politica prima di tutto e pratica dal punto di vista della sua effettiva realizzazione. Un anno fa fu lo stesso Alfano a fare promesse concrete alla platea delle toghe: necessità di affermare nel processo la parità tra accusa e difesa; dure sanzioni per le parti processuali che giocano ad allungare i tempi del processo e riduzione dei riti processuali civili a soli due. Ma anche di accelerare sul processo telematico e limitare l'accesso alla professione legale, che sta assumendo dimensioni ingestibili. Domani è in calendario un confronto tra i tecnici di via Arenula e i rappresentanti dell’Avvocatura. All’ordine del giorno la conciliazione e le possibili soluzioni per smaltire l’arretrato civile. Ma la riforma forense sicuramente sarà il leit motiv dell’incontro. Occorre accelerare il cammino parlamentare dicono i legali. E, per smaltire la mole dell’arretrato civile, stare lontani da soluzioni affrettate e/o provvisorie.
di Daniele Memola



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