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giovedì 11 ottobre 2018

Giornata Mondiale dell'Alimentazione (16/10), Cesvi: Indice globale fame: in 51 Paesi malnutrizione “grave e allarmante” e causa migrazione forzata

Indice Globale della Fame (GHI) 2018: in 51 Paesi vincono ancora fame e malnutrizione

Il tredicesimo rapporto internazionale analizza il legame tra fame e migrazione forzata
L'Indice Globale della Fame (GHI) 2018 mostra che in 51 Paesi del mondo i livelli di fame e malnutrizione mondiale sono molto preoccupanti. A livello globale la fame resta ancora un grave problema. Secondo il GHI 2018, dei 79 Paesi che presentano un livello di fame moderato, grave, allarmante ed estremamente allarmante, solo 29 raggiungeranno l'Obiettivo Fame Zero fissato dalle Nazioni Unite entro il 2030.

Globalmente circa 124 milioni di persone soffrono di fame acuta, mentre 151 milioni di bambini sono affetti da arresto della crescita e 51 milioni da deperimento.

Le regioni del mondo più colpite sono l'Asia meridionale e l'Africa a Sud del Sahara. In queste due aree si registrano i più alti tassi di denutrizione della popolazione, arresto di crescita, deperimento e mortalità infantile. In Africa a Sud del Sahara, si registra un tasso di denutrizione del 22% sul quale incidono condizioni climatiche avverse, instabilità politica e conflitti prolungati. Tra i Paesi dove la denutrizione è più presente ci sono Zimbabwe (46,6%) e Somalia (50,6%). Sempre nell'Africa subsahariana si trovano i Paesi con il più alto tasso di mortalità infantile sotto i 5 anni, a cominciare da Somalia (13,3%), Ciad (12,7%) e Repubblica Centrafricana (12,4%), unico Paese con livello di fame estremamente allarmante.

All'interno di un quadro complessivamente preoccupante, il GHI 2018 evidenzia comunque che la fame e la malnutrizione sono diminuite dal 2000, a indicare un miglioramento concreto nella vita di milioni di donne, uomini e bambini. Alcuni Paesi, tra cui Angola, Etiopia e Ruanda, che nel 2000 avevano fatto registrare livelli di fame estremamente allarmanti, vedono oggi una riduzione dei loro punteggi di almeno il 50%. Inoltre, 27 Paesi in Asia meridionale e Africa subsahariana sono riusciti a raggiungere un livello di fame moderato: tra questi, si segnalano Gabon, Ghana, Mauritius, Senegal, Sudafrica e Sri Lanka. Anche Bangladesh ed Etiopia, nonostante livelli ancora gravi, hanno fatto registrare nel tempo un declino di povertà e malnutrizione.

«Il mondo ha compiuto progressi sostanziali nella lotta alla fame, ma a una velocità ancora non sufficiente per raggiungere l'Obiettivo Fame Zero entro il 2030. L'Indice Globale della Fame contiene un messaggio chiaro - ha affermato Daniela Bernacchi, Amministratore Delegato e Direttore Generale Cesvi -  è necessaria l'azione congiunta di vari attori, quali la comunità internazionale, i governi nazionali e la società civile, per affrontare le crisi alimentari nelle aree del mondo dove la situazione è ancora allarmante. Ma rispondere all'emergenza non basta: occorre aumentare gli investimenti e promuovere programmi di sviluppo a lungo termine nelle regioni più critiche. La fame è un pericolo persistente che minaccia la vita di milioni di persone, molte delle quali vivono il dramma degli sfollamenti forzati.».

I più importanti campi profughi al mondo - quelli che raccolgono per­sone provenienti da Afghanistan, Myanmar, Somalia, Sud Sudan e Siria - ospitano molti più sfollati forzati di quanti non ne arrivino in Europa.

Sono 68,5 milioni le persone in tutto il mondo costrette ad abbandonare la propria casa, tra cui 40 milioni di sfollati interni, 25,4 milioni di rifugiati e 3,1 milioni di richiedenti asilo (UNHCR). Il numero degli sfollati forzati è in aumento e la fame è spesso sia causa che conseguenza dello sfollamento: migrazione forzata e fame sono due problemi strettamente correlati che colpiscono le regioni più povere del mondo e segnate da conflitti

Il GHI 2018 definisce quattro linee guida per affrontare gli effetti del nesso fame - migrazione forzata: 1) Sostenere politiche tese a evitare i conflitti e a costruire la pace a tutti i livelli, oltre a politiche che rafforzino l'affidabilità e trasparenza dei governi in quanto la fame spesso è un effetto della loro incapacità di far fronte a disastri naturali; 2) La maggior parte dei flussi migratori forzati si protrae per molti anni, persino per generazioni. Serve rispondere all'emergenza con azioni umanitarie a lungo termine di contrasto all'insicurezza alimentare, promuovendo anche lo sviluppo delle comunità locali che ospitano gli sfollati; 3) 

Se possibile, è opportuno assistere le persone costrette a migrare e vittime di insicurezza alimentare nei Paesi di origine, perché queste tendono a raggiungere i Paesi limitrofi, anch'essi poveri e bisognosi di supporto; 4) Gli sfollati non perdono mai del tutto la loro capacità di agire e di resi­stere. Quindi è importante rafforzare tale resilienza, sostenere i mercati locali e rafforzare i sistemi di sostentamento, rendendo così le persone più autosufficienti e indipendenti.

Infine, per 13 Paesi non è stato possibile raccogliere dati completi per calcolare il punteggio di GHI a causa di conflitti violenti o disordini politici. Sette di questi sono fonte di grande preoccupazione per la situazione legata a fame e malnutrizione: primo tra tutti la Somalia, dove la metà della popolazione soffre di denutrizione e il tasso di mortalità infantile è pari al 13,3%, tra i più alti del continente africano.

«Occorre puntare sulla resilienza delle comunità locali attraverso interventi mirati - prosegue Bernacchi - Cesvi porta avanti questo impegno da oltre trent'anni: siamo attivi in oltre 20 Paesi e nei contesti più critici, dove la fame mette a rischio la vita di milioni di persone, come in Somalia, Paese flagellato da una delle peggiori carestie degli ultimi decenni. Nel 1991, anno del collasso dello Stato, in Somalia ci sono stati più di 1,5 milioni di sfollati interni, mentre un altro milione di persone vive oggi come rifugiato nella regione del Corno d'Africa. Il GHI 2018 mostra che la lotta alla fame globale è un impegno comune e una sfida sempre più complessa urgente e complessa».

lunedì 16 ottobre 2017

WFP Italia e Knorr lanciano "Share a meal", campagna contro lo spreco e la fame nel mondo

Risultati immagini per spreco alimentare
Una ricetta contro lo spreco alimentare e la fame nel mondo

KNORR e World Food Programme Italia lanciano "Share a meal", la sfida sostenibile che parte dagli avanzi del proprio frigorifero

Roma, 16 ottobre 2017 - Una ricetta con gli ingredienti in scadenza o gli avanzi di cibo che si trovano nel proprio frigorifero è la piccola azione quotidiana che ognuno può fare semplicemente a casa propria, con un "pizzico" di creatività, una foto e "un'aggiunta" di responsabilità sociale. 

È un modo semplice per iniziare ad adottare un consumo più consapevole del cibo e fare la propria parte per una migliore redistribuzione delle risorse alimentari su tutto il pianeta.

Questa è la piccola e (insieme) globale sfida al cambiamento che KNORR e Unilever Italia con World Food Programme Italia lanciano attraverso l'iniziativa "Share a meal" in occasione della Settimana Mondiale dell'Alimentazione, dal 16 al 20 ottobre. 

Condividere online un "piatto buono" in tutti i sensi: pubblicando la propria ricetta anti-spreco e sostenendo il Programma "School Meals" del World Food Programme (WFP), che fornisce pasti scolastici ai bambini più bisognosi del Kenya, ancora oggi uno dei Paesi con il più alto numero di minori malnutriti.

"L'iniziativa 'Share a meal' si propone di sensibilizzare gli italiani sul paradosso attuale del cibo: ogni giorno 1 terzo di tutti gli alimenti prodotti viene sprecato[1] mentre 815 milioni di persone, pari all'11% della popolazione mondiale, soffrono ancora la fame[2] - spiega il Prof. Vincenzo Sanasi d'Arpe, Presidente del WFP Italia - Grazie all'impegno di Unilever, con cui abbiamo una pluriennale collaborazione, e a tutte le persone che sceglieranno di aderire a questa iniziativa, vogliamo garantire ai bambini e alle bambine delle scuole più povere del mondo cibo nutriente, istruzione e salute. Un progetto importante per contribuire concretamente al secondo Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 'Fame Zero', al cuore dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite".

L'iniziativa "Share a meal" si inserisce all'interno del sostegno di KNORR al Programma "School Meals": la collaborazione è stata avviata nel 2014 e ha già permesso di donare 3,2 milioni di pasti nelle scuole del Kenya.

"Quest'anno, insieme al WFP Italia, abbiamo deciso di sviluppare un progetto che fosse quanto più vicino possibile alle persone, partendo proprio da una delle loro passioni più forti, la cucina e la creazione di ricette. Speriamo quindi di poterne coinvolgere il più alto numero possibile per dare un contributo ancora più grande - spiega Angelo Trocchia, Presidente e Amministratore Delegato di Unilever Italia – La partnership con il WFP fa parte dell'impegno di Unilever nel sociale e rappresenta un esempio del nostro modello di business - Unilever Sustainable Living Plan - un piano che guida tutte le nostre azioni all'insegna di una crescita sostenibile e responsabile dell'azienda".

LA "RICETTA" DI SHARE A MEAL
Ingredienti
  • World Food Programme Italia
  • KNORR Italia, primo brand food di Unilever
  • Piattaforma www.shareameal.it
  • Creatività "responsabile" e "sostenibile" in cucina
  • Speciali "ambassador" del progetto:
    • Lisa Casali, scienziata ambientale, blogger e scrittrice che ha fatto dell'eco-cucina e dell'ambiente il suo pane quotidiano
    • Tessa Gelisio, conduttrice tv, scrittrice, blogger e ambientalista
    • Sonia Peronaci,  cuoca, conduttrice tv e blogger, fondatrice del sito di cucina Giallo Zafferano e ora su www.soniaperonaci.it
    • Ivan Zaytsev, pallavolista e ambasciatore WFP Italia
In aggiunta – Q.B.
Voglia di fare il proprio gesto per innescare un movimento "anti-spreco" e contribuire nella lotta alla fame, convididendo la propria ricetta e/o facendo una donazione al World Food Programme
Tempi di preparazione
Il contest "Share a meal" sarà attivo sulla piattaforma www.shareameal.it fino al 17 dicembre
Preparazione
Per partecipare, è necessario creare la propria ricetta "anti-spreco" a partire dagli alimenti in scadenza o dagli avanzi di cibo nel frigorifero o nella dispensa.
Una volta fotografata la ricetta, è sufficiente caricare la foto con una breve descrizione su www.shareameal.it. Tutte le ricette potranno essere votate dagli utenti e gli autori delle prime 24 vinceranno un'esperienza all'insegna della cucina "anti-spreco" con Lisa Casali.
Per ottenere più voti e promuovere la propria ricetta – insieme al messaggio anti-spreco e di sensibilizzazione nei confronti della lotta alla fame - sarà possibile condividerla sui propri canali social.
Inoltre, ognuno potrà fare una donazione per sostenere il Programma "School Meals" del World Food Programme direttamente attraverso shareameal.it/dona

[1] Rapporto di UNEP e World Resources Institute
[1] Rapporto delle Nazioni Unite sulla sicurezza alimentare e la nutrizione 2017  - SOFI Report



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