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lunedì 24 dicembre 2018

Natale, bere prima dei pasti aiuta a non prendere peso



Natale, bere prima dei pasti aiuta a non prendere peso

Mangiano per combattere la noia o lasciarsi andare dopo lo stress accumulato durante l'anno: per gli esperti gli italiani a Natale a tavola possono prendere fino a 5 chili. Uno studio ha provato che bere acqua prima di mangiare può aiutare a limitare ciò che si mangia, con buona pace della bilancia

Se è vero che a Natale a tavola ci concediamo più di qualche eccezione, il rischio che pranzi e cene si trasformino in vere e proprie scorpacciate è più che concreto. Ben un esperto su 4  (24%) tra nutrizionisti, medici e psicologi afferma che si possono facilmente accumulare in media due chili e, nella peggiore delle ipotesi, arrivare a pesare fino a 5 chili in più al termine delle festività (18%). Il 55% degli italiani mangia per lo più per noia e non aiutano, poi, soprattutto per il controllo dell'assunzione dell'alcool e di stuzzichini, le visite ad amici e parenti (34%). Come fare? La soluzione è più semplice di quello che si potrebbe immaginare.  Una ricerca scientifica ha dimostrato come bere due bicchieri d'acqua prima di ogni pasto permette di arrivare prima al senso di sazietà e quindi di mangiare meno.
E' quanto emerge da uno studio di In a Bottle (www.inabottle.it) condotto con  metodologia WOA (Web Opinion Analysis) su circa 2.400 italiani – uomini e donne tra i 20 e i 55 anni – attraverso un monitoraggio web sui principali social network, blog e gruppi  di discussione e su un pool di circa 20 esperti tra nutrizionisti, dietologi e medici generici, per capire rischi e rimedi in vista delle abbuffate di Natale.

Secondo gli esperti, durante le festività si tende a ingrassare in media dai 2 kg (24%), ai arrivare ai 3-4 kg (32%). Ma non è difficile che dopo il periodo che va da metà dicembre a metà gennaio si arrivi a pesare anche 5 kg in più (18%).  I colpevoli di questo levitare della bilancia? Per la maggior parte di loro (78%), il vero danno è dato dalla continuità nell'assunzione di calorie in eccesso, ovvero dall'idea che le feste siano un "periodo franco" in cui tutto è concesso. In cima alla lunga lista di errori troviamo anche la cattiva abitudine di spiluccare cibi molto calorici durante l'intero arco della giornata (66%).  A questo si aggiunge un abuso nel consumo di bevande alcoliche (35%), che oltre a non essere "sane", sono anche iper-caloriche. Allo stesso modo alla mancanza di ogni forma di abbinamento corretto tra i diversi cibi (23%), secondo gli esperti sono molto minori le occasioni per "bruciare" le calorie che vengono immagazzinate, rispetto a quanto avviene di solito (45%).

Quali sono i motivi di queste licenze a tavola? In questo caso sono gli italiani a indicarli e sono tra i più disparati, a partire dal fatto che il mangiare viene utilizzato per combattere la noia (55%), legata a una over dose di tempo libero a cui non si è più abituati. A seguire, in senso negativo, anche le lunghe ore passate davanti alla tv (53%), si tratta di un mangiare distratto, che senza accorgersene sommerge l'organismo di calorie. A questo si aggiunge la voglia di lasciarsi andare dopo lo stress accumulato durante l'anno (38%): per molti, infatti, il mangiare diventa una valvola di sfogo. Non aiutano, poi, soprattutto per il controllo dell'assunzione dell'alcool e di stuzzichini, le visite ad amici e parenti (34%). Solo il 12%, più radicale, è infatti convinto che con il moderno stile di vita non sarebbe necessario eccedere con le calorie e che anche a Natale bisognerebbe rinunciare a strappi eno-gastronomici.

Alcuni ricercatori dei Virginia Tech di Boston hanno dimostrato come bere due bicchieri d'acqua prima dei pasti stimolano un senso di sazietà e, quindi, ci fa essere più riluttati all'abbuffata. In sostanza poiché la sazietà è legata alla dilatazione gastrica, se noi beviamo prima del pasto abbiamo già una piccola dilatazione, che completiamo poi quando mangiamo e ci permette di arrivare prima al senso di sazietà. Bere acqua riduce l'appetito perché a volte scambiamo il senso di sete con il senso di fame e questa sensazione dopo la paghiamo con l'alimentazione piuttosto che con l'idratazione. Ma l'acqua, bevuta nelle giuste quantità, aiuta i processi digestivi e l'effetto del pasto: si tratta di un meccanismo biologico legato alla corretta digestione degli elementi e dei macroelementi ingeriti con l'alimentazione.


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giovedì 11 ottobre 2018

Giornata Mondiale dell'Alimentazione (16/10), Cesvi: Indice globale fame: in 51 Paesi malnutrizione “grave e allarmante” e causa migrazione forzata

Indice Globale della Fame (GHI) 2018: in 51 Paesi vincono ancora fame e malnutrizione

Il tredicesimo rapporto internazionale analizza il legame tra fame e migrazione forzata
L'Indice Globale della Fame (GHI) 2018 mostra che in 51 Paesi del mondo i livelli di fame e malnutrizione mondiale sono molto preoccupanti. A livello globale la fame resta ancora un grave problema. Secondo il GHI 2018, dei 79 Paesi che presentano un livello di fame moderato, grave, allarmante ed estremamente allarmante, solo 29 raggiungeranno l'Obiettivo Fame Zero fissato dalle Nazioni Unite entro il 2030.

Globalmente circa 124 milioni di persone soffrono di fame acuta, mentre 151 milioni di bambini sono affetti da arresto della crescita e 51 milioni da deperimento.

Le regioni del mondo più colpite sono l'Asia meridionale e l'Africa a Sud del Sahara. In queste due aree si registrano i più alti tassi di denutrizione della popolazione, arresto di crescita, deperimento e mortalità infantile. In Africa a Sud del Sahara, si registra un tasso di denutrizione del 22% sul quale incidono condizioni climatiche avverse, instabilità politica e conflitti prolungati. Tra i Paesi dove la denutrizione è più presente ci sono Zimbabwe (46,6%) e Somalia (50,6%). Sempre nell'Africa subsahariana si trovano i Paesi con il più alto tasso di mortalità infantile sotto i 5 anni, a cominciare da Somalia (13,3%), Ciad (12,7%) e Repubblica Centrafricana (12,4%), unico Paese con livello di fame estremamente allarmante.

All'interno di un quadro complessivamente preoccupante, il GHI 2018 evidenzia comunque che la fame e la malnutrizione sono diminuite dal 2000, a indicare un miglioramento concreto nella vita di milioni di donne, uomini e bambini. Alcuni Paesi, tra cui Angola, Etiopia e Ruanda, che nel 2000 avevano fatto registrare livelli di fame estremamente allarmanti, vedono oggi una riduzione dei loro punteggi di almeno il 50%. Inoltre, 27 Paesi in Asia meridionale e Africa subsahariana sono riusciti a raggiungere un livello di fame moderato: tra questi, si segnalano Gabon, Ghana, Mauritius, Senegal, Sudafrica e Sri Lanka. Anche Bangladesh ed Etiopia, nonostante livelli ancora gravi, hanno fatto registrare nel tempo un declino di povertà e malnutrizione.

«Il mondo ha compiuto progressi sostanziali nella lotta alla fame, ma a una velocità ancora non sufficiente per raggiungere l'Obiettivo Fame Zero entro il 2030. L'Indice Globale della Fame contiene un messaggio chiaro - ha affermato Daniela Bernacchi, Amministratore Delegato e Direttore Generale Cesvi -  è necessaria l'azione congiunta di vari attori, quali la comunità internazionale, i governi nazionali e la società civile, per affrontare le crisi alimentari nelle aree del mondo dove la situazione è ancora allarmante. Ma rispondere all'emergenza non basta: occorre aumentare gli investimenti e promuovere programmi di sviluppo a lungo termine nelle regioni più critiche. La fame è un pericolo persistente che minaccia la vita di milioni di persone, molte delle quali vivono il dramma degli sfollamenti forzati.».

I più importanti campi profughi al mondo - quelli che raccolgono per­sone provenienti da Afghanistan, Myanmar, Somalia, Sud Sudan e Siria - ospitano molti più sfollati forzati di quanti non ne arrivino in Europa.

Sono 68,5 milioni le persone in tutto il mondo costrette ad abbandonare la propria casa, tra cui 40 milioni di sfollati interni, 25,4 milioni di rifugiati e 3,1 milioni di richiedenti asilo (UNHCR). Il numero degli sfollati forzati è in aumento e la fame è spesso sia causa che conseguenza dello sfollamento: migrazione forzata e fame sono due problemi strettamente correlati che colpiscono le regioni più povere del mondo e segnate da conflitti

Il GHI 2018 definisce quattro linee guida per affrontare gli effetti del nesso fame - migrazione forzata: 1) Sostenere politiche tese a evitare i conflitti e a costruire la pace a tutti i livelli, oltre a politiche che rafforzino l'affidabilità e trasparenza dei governi in quanto la fame spesso è un effetto della loro incapacità di far fronte a disastri naturali; 2) La maggior parte dei flussi migratori forzati si protrae per molti anni, persino per generazioni. Serve rispondere all'emergenza con azioni umanitarie a lungo termine di contrasto all'insicurezza alimentare, promuovendo anche lo sviluppo delle comunità locali che ospitano gli sfollati; 3) 

Se possibile, è opportuno assistere le persone costrette a migrare e vittime di insicurezza alimentare nei Paesi di origine, perché queste tendono a raggiungere i Paesi limitrofi, anch'essi poveri e bisognosi di supporto; 4) Gli sfollati non perdono mai del tutto la loro capacità di agire e di resi­stere. Quindi è importante rafforzare tale resilienza, sostenere i mercati locali e rafforzare i sistemi di sostentamento, rendendo così le persone più autosufficienti e indipendenti.

Infine, per 13 Paesi non è stato possibile raccogliere dati completi per calcolare il punteggio di GHI a causa di conflitti violenti o disordini politici. Sette di questi sono fonte di grande preoccupazione per la situazione legata a fame e malnutrizione: primo tra tutti la Somalia, dove la metà della popolazione soffre di denutrizione e il tasso di mortalità infantile è pari al 13,3%, tra i più alti del continente africano.

«Occorre puntare sulla resilienza delle comunità locali attraverso interventi mirati - prosegue Bernacchi - Cesvi porta avanti questo impegno da oltre trent'anni: siamo attivi in oltre 20 Paesi e nei contesti più critici, dove la fame mette a rischio la vita di milioni di persone, come in Somalia, Paese flagellato da una delle peggiori carestie degli ultimi decenni. Nel 1991, anno del collasso dello Stato, in Somalia ci sono stati più di 1,5 milioni di sfollati interni, mentre un altro milione di persone vive oggi come rifugiato nella regione del Corno d'Africa. Il GHI 2018 mostra che la lotta alla fame globale è un impegno comune e una sfida sempre più complessa urgente e complessa».

martedì 22 novembre 2016

Lo scrittore non ha fame, il nuovo coinvolgente romanzo di Maria Letizia Putti

Ma la notorietà, il successo, sono davvero la chiave per sentirsi realizzati o non sono altro che la prigione ideologica di un’illusione?
Dopo il successo della biografia romanzata de ‘La signora dei baci. Luisa Spagnoli’, Maria Letizia Putti torna con un nuovo romanzo dal titolo curioso ed insolito: ‘Lo scrittore non ha fame’, edito da Graphofeel Edizioni. Una prova di scrittura che conferma lo stile personale di un’autrice che continua a sperimentare un linguaggio proprio, intimo e quotidiano, mantenendo la spontaneità che la contraddistingue. La trama si sviluppa con una sequenzialità piacevole, fino ad una evoluzione avvolgente, che suscita in chi legge una costante curiosità. I quotidiani viaggi in treno sono per il protagonista lo spunto creativo per iniziare a scrivere e raccontare storie comuni, che appartengono a chiunque.  Nasce così, dall’osservazione delle vite degli altri, un romanzo che il nostro protagonista scrive senza eccessive ambizioni, più per piacere personale che per essere pubblicato. Accade però l’imprevedibile, e il neonato scrittore prima è costretto a confrontarsi con qualcosa che va oltre se stesso: la fama. Un viaggio vero e proprio nelle ambizioni, nelle passioni e nelle fragilità umane.

Il libro
Con una scrittura semplice, fluida e concreta l’autrice Maria Letizia Putti ci introduce nella quotidianità di Andrea, bibliotecario pendolare con due grandi passioni: la scrittura e il jazz. La vita del protagonista è scandita da momenti in famiglia, appuntamenti con gli amici, viaggi in treno per lavoro da Orvieto a Roma e viceversa, che diventano tempi di svago e osservazione costante dell’umanità. E’ proprio dagli atteggiamenti della gente, dalle loro espressioni che Andrea inizia a dare forma a pensieri scritti, riflessioni e a racconti più concreti, fino ad arrivare alla stesura di un libro. Irrompe un sogno che cambierà per sempre il corso degli eventi, fino a scoprire il fascino ambiguo della fama. La storia di un uomo qualunque che muta tra aspirazioni e desiderio di cambiamento, a riprova che non sempre il successo significa felicità.

L’autrice
Maria Letizia Putti è romana, “emigrata” nella Tuscia meridionale. Laureata in Archeologia e topografi­a medioevale, ha insegnato storia dell'arte e collaborato con la Rai come scrittrice di testi radiofonici. Da anni si occupa di conservazione del materiale librario antico e moderno presso una biblioteca scienti­fica statale. Autrice di articoli tecnici e appassionata cultrice di musica, ha esordito nella narrativa con Il passato remoto (2014, riedito nel 2016 come e-book). Per la Graphofeel ha scritto la biogra­fia romanzata La signora dei Baci. Luisa Spagnoli (2016).

Lo scrittore non ha fame
di Maria Letizia Putti, Graphofeel Edizioni                       
pagg. 187, 13 euro

Uff. stampa Michela Zanarella

mercoledì 21 maggio 2008

EQUIVITA: BASTA CON I PRODUTTORI DI FAME NEL MONDO!



COMUNICATO  21/05/08
 

BASTA CON I PRODUTTORI DI FAME  NEL MONDO!
Piena solidarietà al Commissario europeo per l'Ambiente Stavros Dimas



EQUIVITA
esprime la sua forte solidarietà al Commissario per l'Ambiente Stavros Dimas per la sua solitaria battaglia all'interno della Commissione Europea per proteggere i cittadini europei da una dittatura degli Ogm:
 

  • la cui coesistenza con le colture tradizionali - che da essi vengono contaminate - si è rivelata inattuabile (e la cui presenza finirebbe dunque col venire imposta come unica scelta alimentare)

  • le cui decantate promesse di maggiore produttività e maggiore sostenibilità (ancora oggi purtroppo sfacciatamente ribadite) non si sono mai realizzate, poiché producono di meno ed inquinano moltissimo di più, come dimostrano gli studi di C. Benbrook (Idaho Univ. 1999), direttore della Academy of Science US, il dossier di Friends of the Earth "Who benefits from Gm crops? The rise in pesticide use", e numerosi altri studi.

  • che si sono rivelati strumento primario per consentire al "Nord del mondo", con la distruzione nei paesi poveri della sovranità alimentare, dei sistemi agricoli nazionali, della biodiversità, di produrre la fame che oggi attanaglia il "Sud del mondo" (per non citare altri effetti come i 200.000 suicidi di agricoltori indiani), in un pianeta in cui la produzione agricola è, come dice la FAO, di una volta e mezza maggiore del fabbisogno (vedi "Così l'Occidente produce la fame nel mondo" di Luciano Gallino, la Repubblica, 10/05/08, pag.33)

  • che, con i brevetti che li coprono e devono essere pagati ogni anno, non solo aumentano i costi del cibo, ma mettono nelle mani di poche corporation la proprietà del bene comune più prezioso: il patrimonio genetico del pianeta (piante e animali)

  • la cui sicurezza per la salute e per l'ambiente non può essere valutata da un organismo inadeguato quale è l'EFSA.

EQUIVITA si augura che la Commissione Europa, già ripetutamente sollecitata dalla grande maggioranza dei cittadini europei, assuma una posizione di tutela degli stessi rifiutando l'approvazione di nuovi Ogm, provveda ad una riforma dell'EFSA, e agisca sul WTO affinché l'Europa possa avere una politica agricola che non sia schiava degli interessi delle industrie biotech, uniche beneficiarie di questa strategia di conquista del mercato alimentare.
 

Comitato Scientifico EQUIVITA
Tel. +39.06.3220720, +39.335.8444949 E-mail: equivita@equivita.it

domenica 20 aprile 2008

Il sole nella spazzatura

Il demo di Momò Calascibetta descrive il tema dei "rifiuti come lato oscuro dell'abbondanza". Momò utilizza le immagini pittoriche dei suoi" bambini sulle strade del mondo" che , avendo perduto il riferimento familiare come modello da imitare, riflettono senza mediazione le perversioni dell'attuale sistema della società moderna e il semplice, definitivo ed incosciente atto d'accusa contro " l'homo economicus", rivelatosi produttore di follia, esclusione, miseria, fame e ingiustizia. Il video è stato girato nella discarica di Bellolampo a Palermo.

I bambini nelle discariche sul
Blog ufficiale di Momò Calascibetta





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