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sabato 10 gennaio 2009
Gli effetti economici degli organismi geneticamente modificati: vantaggi tutt'altro che evidenti!
L'applicazione del criterio del valore attuale netto
Il criterio del valore attuale netto è sicuramente un modo efficace per comprendere la situazione. Il valore attuale netto (VAN) è la differenza tra guadagni previsti in futuro e costo dell'investimento iniziale: i guadagni futuri devono essere riportati al tempo attuale mediante un coefficiente di attualizzazione che tiene conto dei mancati interessi sul capitale investito. Il ricavo netto futuro sarà quindi dato dalla formula: 1/(1+tasso di interesse+premio di rischio). La presenza del tasso di interesse nella formula si giustifica col fatto che, investendo in quel progetto, si rinuncia alla remunerazione che la stessa somma avrebbe in un'attività senza rischio. La teoria economica suggerisce che, nel contesto di incertezza riguardo all'impatto degli ogm e l'irreversibilità della loro scelta, i vantaggi di una loro introduzione dovrebbero essere molto rilevanti per poter essere a favore della loro introduzione. Questo schema, bisogna precisarlo, si applica a tutte le innovazioni, anche agli acquisti dei beni durevoli (computer, auto...). Da un punto di vista squisitamente economico, i favorevoli all'introduzione degli ogm ritengono che il loro utilizzo consenta anche una riduzione degli input intermedi e quindi un risparmio di costi per l'azienda agricola, con un beneficio ulteriore per l'ambiente. Il mercato degli input si trasforma in tal modo, con l'introduzione degli ogm, da quasi concorrenziale a monopolistico, o quantomeno oligopolistico, e la domanda di input diventa più rigida dato che le imprese agricole dovranno far fronte a minori scelte alternative.
Rischio d'impresa
Un altro elemento importante da sottolineare e analizzare riguarda l'aumento del rischio d'impresa : come già detto in precedenza, infatti, l'introduzione degli ogm comporta un alto grado di incertezza e, conseguentemente, degli effetti anche a livello d'impresa. Ad esempio, i possibili effetti nocivi che potrebbero essere evidenziati da future ricerche, avrebbero un impatto notevolmente negativo sul prezzo del prodotto e maggiori costi per un'eventuale rotazione colturale. A questi devono aggiungersi i costi per i danni da contaminazione genetica a terzi produttori di prodotti non ogm: essi possono anche assumere la forma di premi assicurativi per possibili danni.
Come devono comportasi i consumatori?
Le preferenze dei consumatori vengono considerate dagli economisti come un dato. Molto spesso i consumatori ritengono che l'impiego di ogm implica la messa in commercio di prodotti pericolosi per la salute: anche se si tratta di una tesi tutta da dimostrare, l'analisi economica ne deve tenere conto, anche perché produrre un bene senza mercato significa, per le aziende, produrre senza futuro. Le preferenze dei consumatori implicano dunque un rapporto di scambio tra beni ogm e tradizionali a favore di questi ultimi. Se i prodotti ogm e non ogm fossero distinguibili con certezza, esisterebbero due mercati distinti con prezzi diversi, minori per i prodotti ogm: in questo caso si creerebbe un equilibrio non efficiente, un mercato caratterizzato da asimmetria informativa. Se sono un compratore razionale andrò a scontare il rischio di comprare un "bidone" offrendo un prezzo più basso di quello che avrei offerto in caso di un prodotto di alta qualità certa: ma sarà proprio questo basso prezzo a far sì che siano i venditori di "bidoni" a vendere di più e si attiverà un processo che tende a eliminare i prodotti di alta qualità. Questo meccanismo, che nell'ambito della politica economica è conosciuto come "Modello di Akerlof", si può applicare perfettamente anche al caso degli ogm. La soluzione più probabile in questo caso sarà un netto spiazzamento dei prodotti cosiddetti tradizionali e si verificherà a causa dell'incertezza sulle caratteristiche sul prodotto, in assenza di interventi come, ad esempio, l'etichettatura. L'introduzione degli ogm, anche se etichettati, aumenta sicuramente il rischio anche per le imprese agricole più tradizionali: infatti i produttori convenzionali tendono a osservare un premio sul prezzo del loro prodotto convenzionale, ma questo premio, in caso di apertur a agli ogm, non è più certo. L'incertezza, in questo caso, è generata da alcune possibili contaminazioni genetiche e da comportamenti opportunistici da parte dei produttori (si pensi, ad esempio, alla contraffazione dell'olio d'oliva e al vino al metanolo...). La situazione è ancor più realistica in Italia nel caso si provvedesse a una liberalizzazione totale: il contesto agricolo italiano è infatti caratterizzato da una frammentazione della superficie aziendale. Se i consumatori ritenessero, in tale contesto, l'etichettatura non credibile si avrebbe allora lo "spiazzamento" dei prodotti tradizionali in ogni caso.
Simone Ricci e Franco Spada per Soldoni.it, sito di approfondimento dedicata all'economia, alla finanza e alla borsa italiana
venerdì 12 settembre 2008
FederBio su dichiarazione Coldiretti rischio OGM
Agricoltura biologica: Carnemolla (FederBio) "Nessun allarme contaminazione da OGM per i prodotti biologici nel 2009, la Coldiretti pensi piuttosto ai rischi per le produzioni tipiche e nazionali che già ci sono da anni"
12/09/08 – Il Presidente di FederBio ha commentato oggi le dichiarazioni di Coldiretti sul presunto allarme per l'entrata in vigore dal 1 gennaio 2009 della nuova normativa europea sull'agricoltura biologica.
"Anche con il nuovo regolamento europeo l'agricoltura biologica rimarrà l'unico sistema di produzione che vieta l'impiego di OGM e di loro derivati in ogni fase della filiera. Dunque nessuna contaminazione sarà ammessa e i consumatori, se vorranno essere certi di acquistare prodotti privi di OGM, sapranno cosa comprare senza doverlo chiedere a Coldiretti" ha dichiarato Paolo Carnemolla.
"Se la tesi della Coldiretti fosse vera bisognerebbe affermare che già da anni tutta la produzione alimentare italiana e europea è contaminata da OGM, visto che dal 2009 anche per il biologico sarà valida la normativa sulle contaminazioni accidentali in vigore da anni per tutti i prodotti agricoli e alimentari tipici e convenzionali. La strumentalità della sua tesi è del resto confermata dal fatto che nemmeno ora che la nuova norma non è ancora in vigore, Coldiretti invita a consumare prodotti da agricoltura biologica come unica possibilità di alimentazione "OGM free", continuando invece a promuovere una produzione nazionale indistinta, ottenuta sulla base di quelle stesse norme a tutela dei consumatori che Coldiretti ritiene sbagliate e pericolose solo quando si parla di biologico" ha proseguito il Presidente di FederBio.
"Ribadiamo l'impegno di tutto il settore e del sistema di certificazione nazionale per un'applicazione rigorosa della normativa europea e nazionale a garanzia dei consumatori e delle loro scelte, come facciamo da sempre. E la nostra netta contrarietà alla coesistenza impossibile con le coltivazioni OGM. Battiamoci tutti insieme per questo obiettivo, forti anche della netta posizione del Ministro Zaia, ribadita ieri in occasione dell'inaugurazione di SANA, anziché diffondere allarmi ingiustificati e strumentali che possono solo danneggiare uno dei settori di punta dell'agroalimentare italiano" ha concluso il Presidente di FederBio.
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Ufficio Stampa
Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica
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tel. 051-4210272 / fax 051-4228880
e-mail: info@federbio.it
mercoledì 2 luglio 2008
FederBio: Coesistenza impossibile fra OGM e produzioni biologiche
COMUNICATO STAMPA
OGM: Carnemolla (FederBio) "Coesistenza impossibile fra OGM e produzioni biologiche. Il caso della Spagna sia da monito per tutti"
02/07/08 – "I risultati dello studio dell'Università di Barcellona ripresi oggi da alcune riviste scientifiche dimostrano una volta di più e con autorevolezza che nel particolare contesto dell'Europa mediterranea la coesistenza fra coltivazioni OGM in pieno campo e colture biologiche è impossibile" ha dichiarato il Presidente di FederBio, l'organizzazione unitaria dell'agricoltura biologica italiana, commentando la pubblicazione su Science Daily di parte degli esiti del primo progetto europeo di ricerca sul campo relativo alla coesistenza fra colture geneticamente modificate, convenzionali e biologiche. "Nella regione dell'Aragona dal 2004 al 2007 la coltivazione del mais biologico è calata del 75% a causa dell'impossibilità di certificare il prodotto per la contaminazione derivante dalla coltivazione in pieno campo di mais BT geneticamente modificato, che in quella regione ha raggiunto nel tempo oltre il 40% delle superficie coltivata a mais. E' inoltre evidente che i costi molto elevati da sostenere per una segregazione efficace hanno ulteriormente spinto per una scomparsa delle coltivazioni biologiche nei territori interessati" ha proseguito Carnemolla. "Ribadiamo quindi che la nostra opposizione alle coltivazioni OGM non ha nulla di ideologico ma è una semplice questione di sopravvivenza per un'agricoltura che non solo è per il nostro Paese e per le imprese elemento oggi importante di competitività sui mercati ma ha una insostituibile funzione ambientale e sociale. Il problema non è la ricerca e la sperimentazione delle colture OGM, specie se condotta da strutture pubbliche con rigore e sicurezza, il tema vero sono le scelte che la politica a livello nazionale e regionale è chiamata a fare per il futuro del nostro sistema agricolo e alimentare" ha concluso il Presidente di FederBio.
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Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica
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Redazione del CorrieredelWeb.it
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mercoledì 21 maggio 2008
EQUIVITA: BASTA CON I PRODUTTORI DI FAME NEL MONDO!
COMUNICATO 21/05/08
BASTA CON I PRODUTTORI DI FAME NEL MONDO!
Piena solidarietà al Commissario europeo per l'Ambiente Stavros Dimas
EQUIVITA esprime la sua forte solidarietà al Commissario per l'Ambiente Stavros Dimas per la sua solitaria battaglia all'interno della Commissione Europea per proteggere i cittadini europei da una dittatura degli Ogm:
- la cui coesistenza con le colture tradizionali - che da essi vengono contaminate - si è rivelata inattuabile (e la cui presenza finirebbe dunque col venire imposta come unica scelta alimentare)
- le cui decantate promesse di maggiore produttività e maggiore sostenibilità (ancora oggi purtroppo sfacciatamente ribadite) non si sono mai realizzate, poiché producono di meno ed inquinano moltissimo di più, come dimostrano gli studi di C. Benbrook (Idaho Univ. 1999), direttore della Academy of Science US, il dossier di Friends of the Earth "Who benefits from Gm crops? The rise in pesticide use", e numerosi altri studi.
- che si sono rivelati strumento primario per consentire al "Nord del mondo", con la distruzione nei paesi poveri della sovranità alimentare, dei sistemi agricoli nazionali, della biodiversità, di produrre la fame che oggi attanaglia il "Sud del mondo" (per non citare altri effetti come i 200.000 suicidi di agricoltori indiani), in un pianeta in cui la produzione agricola è, come dice la FAO, di una volta e mezza maggiore del fabbisogno (vedi "Così l'Occidente produce la fame nel mondo" di Luciano Gallino, la Repubblica, 10/05/08, pag.33)
- che, con i brevetti che li coprono e devono essere pagati ogni anno, non solo aumentano i costi del cibo, ma mettono nelle mani di poche corporation la proprietà del bene comune più prezioso: il patrimonio genetico del pianeta (piante e animali)
- la cui sicurezza per la salute e per l'ambiente non può essere valutata da un organismo inadeguato quale è l'EFSA.
EQUIVITA si augura che la Commissione Europa, già ripetutamente sollecitata dalla grande maggioranza dei cittadini europei, assuma una posizione di tutela degli stessi rifiutando l'approvazione di nuovi Ogm, provveda ad una riforma dell'EFSA, e agisca sul WTO affinché l'Europa possa avere una politica agricola che non sia schiava degli interessi delle industrie biotech, uniche beneficiarie di questa strategia di conquista del mercato alimentare.
Comitato Scientifico EQUIVITA Tel. +39.06.3220720, +39.335.8444949 E-mail: equivita@equivita.it
martedì 26 febbraio 2008
I rischi del super-parassita OGM

Roma, Italia — Uno studio - pubblicato su Nature Biotechnology - dimostra che un parassita del cotone, il lepidottero Helicoverpa Zea, ha sviluppato la resistenza alle piante che sono state geneticamente modificate per uccidere gli insetti della sua specie. Nelle piantagioni di cotone Ogm in Mississippi e Arkansas ora gli agricoltori sono costretti a fare maggior ricorso agli antiparassitari. Un pericolo che Greenpeace aveva denunciato in un rapporto del 2004.
Le piante Ogm che dovrebbero risultare resistenti agli insetti contengono di solito una versione sintetica della tossina Bt presente in natura. La costante esposizione alle tossine Bt, prodotte dalle piante Ogm, rende i parassiti resistenti ai loro effetti, favorendo la sopravvivenza di insetti nocivi che dimostrano immunità genetica al Bt.
Col passare del tempo, tutto ciò può portare alla proliferazione di individui resistenti fino al punto in cui il Bt non servirà più contro la maggior parte degli insetti nocivi.
Nella sua forma naturale, il Bt è stato utilizzato fin dagli anni '50, nell'agricoltura biologica e sostenibile per eliminare insetti nocivi, senza danneggiare insetti non-target o altre forme di vita. Al contrario le tossine Bt prodotte da colture resistenti agli insetti - fra cui il mais Ogm della Monsanto - hanno dimostrato di essere molto nocive per altri utili insetti predatori.
La stessa sorte potrebbe toccare presto anche ad altre colture. Proprio a causa dei rischi di diversa natura legati a questi organismi il governo francese ha deciso di vietare la coltivazione del mais transgenico della Monsanto MON810.
domenica 31 dicembre 2006
Il “via libera” alla fabbrica di animali geneticamente modificati: ultimo atto (per il 2006) nella corsa al controllo del mercato alimentare
sull’autorizzazione del FDA (Food and Drug Administration, US) alla clonazione animale
31 dicembre 2006
Il “via libera” alla fabbrica di animali geneticamente modificati: ultimo atto (per il 2006) nella corsa al controllo del mercato alimentare …
Per avviare nella zootecnia, o in altri settori, la “fabbrica” di Ogm animali (animali geneticamente modificati per essere più adatti a soddisfare i profitti degli allevatori) è indispensabile che il prototipo prescelto, tra i mille scarti delle modifiche genetiche, venga riprodotto con la clonazione. La riproduzione naturale disperderebbe infatti le caratteristiche artificialmente immesse in laboratorio.
Ciò premesso, il Comitato Scientifico EQUIVITA denuncia che:
Dopo avere sconvolto l’agricoltura mondiale e l’economia dei paesi poveri con l’imposizione delle sementi geneticamente modificate (e privatizzate: il diritto di brevetto viene riscosso ad ogni risemina) gli Stati Uniti danno, con l’autorizzazione del FDA (organismo di controllo statale) alla clonazione animale, il “via libera” ai nuovi Ogm - questa volta animali anziché vegetali – il cui fine è di consentire, ancora una volta, la riscossione dei diritti di brevetto ad ogni ciclo riproduttivo.
Poco importa, a chi persegue queste inaccettabili strategie economiche, se i rischi derivanti dal consumo di animali, facilmente malati (si è dimostrato che i cloni nascono già vecchi e la stessa Academy of Science degli US ne aveva elencato i molti rischi) indurranno qualche nazione a vietare la loro importazione: . c’è sempre l’amico WTO (o OMC, Organizzazione Mondiale del Commercio) al quale si potrà ricorrere, come fu fatto con successo nei confronti dell’Unione Europea per gli Ogm in agricoltura: si otterrà “giustizia” nel fare rispettare la libera circolazione delle merci! Il WTO non tradisce tali aspettative e non ha interlocutori che possano stupidamente alzare la voce sul rispetto della salute, o dell’ambiente, o dei diritti degli animali e … di tutti noi; o sull’osservanza di qualche legge nazionale che abbia preso a cuore cose tanto secondarie. ..
Poco importa il benessere dell’animale che utilizzeremo, il nostro compito è di migliorare l’opera imperfetta del Creatore, di rendere obsolete le previsioni di Orwell e di Huxley, e di aprire la strada ad un business più grande ancora: la clonazione umana.
Comitato Scientifico EQUIVITA
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