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mercoledì 25 febbraio 2009

Global Bioethics: Scienza, Religioni e Diritti Umani in dialogo




Carissimi,

un sentito saluto a tutti voi. Vi scrivo per informarvi che il prossimo 30 luglio 2009 inizierà l'VIII Corso Estivo Internazionale di Aggiornamento in Bioetica e durerà fino al 10 luglio 2009. Il tema di quest'anno sarà "Global Bioethics: Scienza, Religioni e Diritti Umani in Dialogo". Anche quest'anno il corso sarà suddiviso in due moduli.

L'aggiornamento indirizzato a giuristi, medici, infermieri, filosofi e comunicatori sociali, sacerdoti, religiose e a figure professionali interessate alle problematiche di una Bioetica Globale. Lo scopo sarà di dar visione alla dimensione etica della pratica medica e la ricerca scientifica in un ambiente multiculturale. Di evidenziare il contributo delle religioni nella riflessione bioetica odierna e la necessità di un dialogo costruttivo tra mondo laico e religioso in cui la moderna categoria giuridica dei diritti dell'uomo offra un punto di riferimento globalmente condiviso.

Gli argomenti saranno trattati da docenti della Facoltà di Bioetica ed esperti esterni, provenienti da diversi paesi. Oltre alle lezioni vi saranno diverse attività di riflessione e discussione comune, favorendo così la partecipazione attiva di tutti i corsisti.

Come ogni anno la frequenza è obbligatoria in un 80% per avere diritto al certificato di frequenza (su richiesta). Oltre alle conferenze si terrà un'attività di riflessione e di discussione in comune, favorendo la partecipazione attiva di tutti i corsisti.

Le iscrizioni saranno accettate dal 1 aprile al 25 giugno 2009. Prossimamente provvederò ad inviarvi il programma dettagliato degli argomenti trattati e dei docenti che vi parteciperanno.

Spero d'incontrarvi presto presso il nostro Ateneo e questa potrebbe essere un'occasione ideale.

Rimanendo a disposizione per ulteriori informazioni, vi invio il mio più sincero saluto.

Cordialmente,

Emmanuele Di Leo

Responsabile Promozione e Comunicazione

Facoltà di Bioetica – Ateneo Pontificio Regina Apostolorum

Tel: +39 06 66 53 7931

Cell: +39 338 96 56 333

Email: edileo@upra.org

Web: www.upra.org – www.facoltadibioetica.org


sabato 20 dicembre 2008

ELUANA E L'INTEGRALISMO DI RADIO MARIA

Giovedì 18, poco prima di mezzogiorno ho sentito una trasmissione di Radio Maria che mi ha profondamente indignato. Il relatore, appartenente a una società per il dialogo tra le culture, o tra religioni, si è scagliato contro il padre di Eluana chiedendogli come può un padre per tanto tempo non pensare ad altro che alla morte della propria figlia. Non contento dell'attacco, ha ricordato l'assassinio in India di un rabbino e di sua moglie, oltre ad altre quattro persone di religione ebraica, affermando esplicitamente che il gesto del padre di Eluana è dello stesso segno di quell'atto di terrorismo. Ovviamente si è perso il senso della misura, si è perso ogni buon senso. L'integralismo che avvicina un esecrabile atto di terrorismo alla sofferenza di un padre, mi sembra chiaramente uscito di senno. Radio Maria dovrebbe scusarsi con la famiglia di Eluana.
Dr Paolo Tranchina
Psicolgo analista
Viale don Minzoni 29
50129 Firenze

venerdì 12 dicembre 2008

Bioetica: Vaticano, D'Agostino (CNB): Giusto che Congregazione abbia preso posizione, riflettere su invasività delle tecnologie

Bioetica/Vaticano, D'Agostino (CNB): "Giusto che Congregazione abbia preso posizione, riflettere su invasività delle tecnologie"

"L'ultima presa di posizione della Congregazione della Dottrina della Fede in materia bioetica risale al 1987. Mi pare dunque molto ragionevole, anche per rispondere alle sollecitazioni della sanità cattolico, prendere posizioni esplicite su tutta una serie di problemi." A dirlo è Francesco D'Agostino, presidente onorario del Comitato Nazionale per la Bioetica, nel corso di una lunga intervista a Econews, sull'Istruzione Dignitas Personae.

"Oggi il massimo problema etico", spiega D'Agostino, "è quello della progressiva invasività della tecnica nella vita quotidiana. Se c'è un'esperienza fondamentale della vita quotidiana è la sessualità. La fecondazione in vitro sostituisce, marginalizza, e al limite rende superfluo l'atto sessuale come atto procreativo. Questo è un immenso problema etico e antropologico. Credo sia contraddittorio continuare a battersi per il rispetto dell'ambiente, della natura e contro l'invasività della tecnologia, facendo come unica eccezione quella della tecnologia procreativa. Questo è un problema su cui la Chiesa da decenni porta l'attenzione, e che può essere condiviso o non condiviso, ma non è una posizione banale o retrograda quella della Chiesa. E' anzi d'avanguardia, perché è in sintonia con tutte quelle posizioni che ci mettono sull'avviso rispetto all'invasività del progresso tecnologico."

Alla domanda 'cosa si aspetta dalla Corte Costituzionale, chiamata a decidere sulla legge 40?', D'Agostino risponde: "Sulla legge 40 si possono fare molti discorsi di sottile tecnica legislativa. A me, come studioso di bioetica, interessa più che la problematica tecnica la problematica bioetica di fondo. La legge 40 porta messaggi bioetici molto chiari, e cioè è lecito portare avanti pratiche di procreazione assistita, purché sia nel rispetto anche del nascituro. Quindi, no al congelamento degli embrioni, e no a qualunque sperimentazione sugli embrioni. Non credo che siano principi che la Corte Costituzionale possa sindacare, perché sono di tipo biopolitico e non biogiuridico. E' chiaro poi che ci possono essere escamotage di tipo tecnico, per cui la Consulta potrebbe ritenere incostituzionale la norma che impedisce di produrre più di tre embrioni per volta. Ma credo che se si arriverà a tanto sarà per effetto di un'opzione biopolitica che si fa strada in maniera furbesca attraverso considerazioni di tipo giuridico."

Ufficio Stampa

Econews Agenzia Radiofonica

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uff.stampa@agenziaeconews.it

Piazza San Giovanni in Laterano, 40. Roma

mercoledì 10 dicembre 2008

Eutanasia in tv. Neri (CNB): Spettacolarizzazione non aiuta dibattito


Eutanasia in tv/Neri (CNB): "Spettacolarizzazione non aiuta dibattito"

"Le mie perplessità non sono di natura morale. Da quando mi occupai per la prima volta di eutanasia, nel 1995, con un libro, ho sempre considerato inopportuna la spettacolarizzazione della morte, che in questi casi diventa quasi obbligata. Provo una forte resistenza, perché non credo sia questo che possa far maturare il dibattito." Così Demetrio Neri, ordinario di Bioetica all'Università di Messina e componente del Comitato Nazionale per la Bioetica, commenta in un'intervista a Econews il caso di suicidio assistito trasmesso da una tv inglese.

"Un dibattito matura in maniera lenta: in Olanda hanno cominciato a discutere di eutanasia nel 1970, e solo trent'anni dopo sono arrivati a una legge. Il caso Welby è stato importante, da questo punto di vista, perché Welby ha voluto fare di se stesso l'emblema di una battaglia, ma quando era lucido. Nel momento finale non ha certo cercato le telecamere per spettacolarizzare la morte."

Neri si conferma favorevole al suicidio assistito: "Non da ora mi batto perché anche in Italia si sviluppi un dibattito serio e sereno sulle questioni del fine vita, e sono anche favorevole all'eutanasia attiva su richiesta del paziente. Il suicidio assistito è una forma di eutanasia più facilmente accettabile dalla maggioranza delle persone."

Ufficio Stampa

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martedì 18 novembre 2008

Master Bioetica: Mons. Rino Fisichella, Lectio Magistralis "Natura umana e biotecnologie"


Lezione Inaugurale del Master in Bioetica
Mons. Rino Fisichella
"Natura umana e biotecnologie"


Il 27 novembre 2008, presso la Facoltà di Bioetica dell'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, in occasione della Giornata Inaugurale del Master in Bioetica, si terrà la Lectio Magistralis tenuta da Mons. Rino Fisichella Presidente della Pontificia Accademia per la Vita.

Il tema che verrà affrontato sarà:

"Natura umana e biotecnologie"

Le biotecnologie, cioè quell'insieme di tecniche, metodi e strumenti di intervento diretto sulla natura biologica degli organismi, pongono da sempre importanti questioni etiche.

Il potere conferito all'uomo dalla scienza attuale permette di creare un mondo veramente migliore e risolvere problemi che per millenni hanno afflitto l'umanità, oppure rischia di stravolgere equilibri ed ordini naturali che sono il fondamento stesso della nostra vita?

Quali sono le implicazioni morali di questo potere? E quali le enormi responsabilità che vengono improvvisamente a trovarsi nelle mani dello scienziato o del tecnico?

L'evento si terrà presso la nostra struttura, sita in via degli Aldobrandeschi 190 a Roma e avrà inizio alle ore 15.00 e terminerà alle ore 19.00.

Come per le normali lezioni del Master, saranno collegate all'evento le sedi di videoconferenza della Facoltà di Bioetica (Sanremo, Imperia, Rapallo, Bologna, Mistretta e Cagliari).


Emmanuele Di Leo

Responsabile Promozione Facoltà di Bioetica

Ateneo Pontificio Regina Apostolorum

Via Aldobrandeschi 190, Roma
Tel: +39 06 6652 7800
Diretto: +39 06 6652 7931
e-mail: edileo@upra.org

http://www.upra.org

venerdì 17 ottobre 2008

Testamento biologico-Riccio (medico Welby): "Maggioranza fara' legge contro il testamento biologico"

ECONEWS

COMUNICATO STAMPA

Testamento biologico/Riccio (medico Welby):

"Maggioranza farà legge contro il testamento biologico"

"La maggioranza attuale utilizzerà tutti i suoi voti, quelli dell'opposizione di centro e purtroppo anche qualcuno dell'opposizione di sinistra per fare una legge non 'per' il testamento biologico, ma 'contro' il testamento biologico e l'autodeterminazione del paziente. Un esempio tipico è quello della legge 40, fatta quando era al governo la maggioranza attuale, che ha bloccato il diritto all'autodeterminazione nella procreazione. La mia non è una paura, è una certezza." A dirlo è Mario Riccio, il "medico di Welby", nel corso di un'intervista a Econews in cui ha presentato il suo libro Storia di una morte opportuna (Sironi Editore).

Con l'occasione, Riccio è tornato anche sul caso Welby: "Grazie a Welby abbiamo compreso che si possono rifiutare le terapie. Spero che l'11 novembre (sentenza di Cassazione sul caso Englaro, ndr) sarà chiaro che i pazienti possono esprimere il loro parere anche precedentemente alla loro perdita di coscienza. Sono aspetti su cui in Italia qualcuno ha dei dubbi, negli altri paesi europei questi dubbi sono stati già superati."

Infine, su differenze tra eutanasia e sospensione delle cure: "Qualcuno insiste e fa confusione su due concetti: sospendere una terapia non è eutanasia. L'eutanasia è un atto medico diretto attraverso sostanze farmacologiche che bloccano il cuore o il respiro. Nei casi di Welby ed Englaro si tratta di rifiutare le terapie che la medicina ci offre, nel caso in cui la persona sia sveglia e cosciente come Welby, o nel caso la persona esprima prima i propri desideri come Eluana Englaro."

Ufficio Stampa

Econews Agenzia Radiofonica

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giovedì 2 ottobre 2008

Curare ancora. Etica della responsabilita' verso i più fragili



"Curare ancora.
L'etica della responsabilità verso i più fragili"




Carissimi,

sperando di farvi cosa gradita, vi mando l'invito per la partecipazione al seguente evento. Vi pregherei nel caso di una vostra partecipazione di rinviarmi l'email con il modulo compilato, in modo tale da poterlo comunicare agli organizzatori.

Convegno - "Curare ancora. L'etica della responsabilità verso i più fragili"

Pontificia Università Lateranense - Roma 24 Ottobre 2008

In occasione del suo decennale, l'Hospice Sacro Cuore di Roma, in collaborazione con il Circolo S. Pietro e la Fondazione Roma, organizza il convegno "Curare ancora. L'etica della responsabilità verso i più fragili."

L'obiettivo è quello di affermare quanto questa lunga esperienza sia stata significativa come modello di cure per malattie inguaribili e come guida attraverso il mondo della sofferenza. L'assistenza e le Cure Palliative ai malati oncologici, ai malati di Alzheimer e poi a quelli affetti da Sclerosi laterale amiotrofica, si caratterizzano per la presa in carico globale del malato e della sua famiglia, in rete con i servizi sanitari e sociali del territorio.

Il convegno è diretto a operatori sanitari e sociali, ma è anche aperto ai familiari di malati e ai cittadini per una proficua condivisione di esperienze e progetti.

La partecipazione al convengno è gratuita.

L'iscrizione, obbligatoria, può essere effettuata compilando il modulo d' iscrizione che troverete seguendo e rinviandolo al seguente indirizzo edileo@upra.org .

Per il convegno è stato richiesto l'accreditamento presso la CNFC per le seguenti categorie professionali:

Medico chirurgo (Discipline di riferimento: Geriatria, Oncologia, Neurologia), Infermiere.

Gli interessati ai crediti ECM sono invitati a farne richiesta nell'apposito spazio predisposto sul modulo seguente.

Sperando d'incontrarvi in questa occasione, vi saluto vivamente.


Emmanuele Di Leo

Responsabile Promozione Facoltà di Bioetica

Ateneo Pontificio Regina Apostolorum

Via Aldobrandeschi 190, Roma
Tel: +39 06 6652 7800
Diretto: +39 06 6652 7931
e-mail: edileo@upra.org

http://www.upra.org

MODULO D'ISCRIZIONE

Cognome


Nome


Tel


Email


Professione


Ente o istituto di appartenenza


Indirizzo


Cap


Città


Provincia

Iscrizione per il rilascio dei crediti ECM

martedì 23 settembre 2008

Testamento biologico/Turco (PD): "Colpita favorevolmente da parole Bagnasco"

ECONEWS

COMUNICATO STAMPA

Testamento biologico/Turco (PD): "Colpita favorevolmente da parole Bagnasco"

"Quello di Bagnasco è un segnale importante all'attenzione della vita delle persone. Sono stata favorevolmente colpita da questa apertura." Così Livia Turco (PD) commenta in un'intervista a Econews le parole del cardinal Bagnasco sul testamento biologico.

"Su alimentazione e idratazione c'è un dibattito aperto, che vede posizioni etiche diverse: c'è il pronunciamento del Comitato di Bioetica che dice che non sono interventi medici, ma fu votato a maggioranza, un altro documento sempre del Comitato di Bioetica sul testamento biologico che riporta la pluralità di posizioni, ci sono le linee guida internazionali sull'alimentazione che dicono che invece si tratta di interventi medici. All'interno di queste posizioni difformi sarà compito della politica trovare un punto d'incontro."

"Tuttavia," precisa Turco, "non penso sia questo l'aspetto importante di questa legge: l'aspetto che conta è quello di esprimere la volontà anticipata, la possibilità di scegliere un fiduciario, e sta nell'incentivazione della relazione di fiducia tra medico e paziente. Dobbiamo riferirci alla nostra Costituzione e alla Convezione di Oviedo: ci sono punti difformi, non nella politica ma nel dibattito etico e scientifico, e noi dobbiamo trovare un accordo."

Sulla posizione del PD in merito al Disegno Di Legge Marino, Turco dice: "Discuteremo. Ci sono diversi progetti di legge, e discuteremo. Mi sembra importante però che il PD e tutti i governi di centrosinistra abbiano dato un grande contributo al potenziamento delle terapie antidolore e delle cure palliative. Questo è il punto significativo."

"Non credo" conclude Turco ai microfoni di Econews "che ci siano malati che non vogliono trattamenti. Penso che ci siano malati che vogliono essere fino in fondo assistiti. Serve una legge che potenzi le terapie antidolore, che dia modo di esprimere anticipatamente le proprie volontà, e soprattutto che dia valore alla figura del fiduciario. Un conto è esprimere volontà quando si è in salute, altro è vivere la malattia: è importante che ci sia una persona della quale ci si possa fidare, e che quando non si sarà in grado di intendere e di volere sarà in grado di interpretare la volontà del paziente. Questo è il punto essenziale."

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Testamento biologico/D'Agostino (CNB): "Ragionevole che il parlamento intervenga"

ECONEWS

COMUNICATO STAMPA

Testamento biologico/D'Agostino (CNB): "Ragionevole che il parlamento intervenga"

"Preso atto della situazione italiana, mi sembra ragionevole che il parlamento possa intervenire su questa materia." Così Francesco D'Agostino, presidente onorario del Comitato Nazionale per la Bioetica, in un'intervista a Econews parla del testamento biologico. "Prendo atto che la sentenza della Cassazione dell'autunno scorso, e quella di poche settimane fa, hanno introdotto criteri interpretativi molto problematici. La sentenza dell'autunno 2007 ha in modo troppo facile affermato che alimentazione e idratazione siano trattamenti medici, il che è molto discutibile, e ha dato rilievo a dichiarazioni non scritte, accertate in maniera molto generica, introducendo di fatto un paradigma del testamento biologico a mio avviso molto poco serio, perché non dà le dovute garanzie nell'accertamento della volontà della persona."

Alla domanda su come considerare alimentazione e idratazione, D'Agostino risponde: "Sotto l'espressione idratazione e alimentazione ci sono pratiche estremamente diversificate: alcuni malati vengono alimentati addirittura in casa, da persone piene di buona volontà che non hanno qualifiche mediche. Per me è importante il valore simbolico di idratazione e alimentazione, molto più che dare delle medicine. Il valore simbolico della sospensione di idratazione e alimentazione, a cui segue il lento deperimento, è estremamente elevato. Simbolicamente è molto crudele non dare da mangiare a un malato che non è in grado di alimentarsi da solo."

Sulla questione se una legge sul testamento biologico debba o no prevedere la possibilità di rifiutare idratazione e alimentazione, D'Agostino osserva: "Non c'è nulla di scandaloso se la legge pone dei paletti all'autonomia del testatore. Quello che per me è importante è che nelle direttive anticipate, che sono rivolte al medico, il paziente indichi dei trattamenti specificamente sanitari, e non dei generici trattamenti di sostegno vitale che potrebbero addirittura essere praticati a domicilio. Questo è uno dei punti forti per impedire che attraverso le dichiarazioni anticipati si possa introdurre quello che il cardinal Bagnasco ha chiamato abbandono terapeutico."

Sul documento del Comitato Nazionale di Bioetica, che allora D'Agostino presiedeva, del 2003 in materia di testamento biologico, il bioeticista osserva: "Quel documento per me è ancora oggi un punto di mediazione molto equilibrato e molto saggio. Ricordo che non ci fu nessun voto contrario al modello di dichiarazioni anticipate del Comitato di Bioetica."

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Testamento biologico/Roccella: "Alimentazione e idratazione non sono trattamenti sanitari"

ECONEWS

COMUNICATO STAMPA

Testamento biologico/Roccella: "Alimentazione e idratazione non sono trattamenti sanitari"

"Il cardinal Bagnasco ha preso atto di un cambio di situazione, dovuto alla sentenza di Cassazione dell'anno scorso sul caso Englaro." Così Eugenia Roccella, sottosegretaria al Welfare con delega ai temi di bioetica, in un'intervista ai microfoni di Econews [si prega di citare la fonte], commenta le dichiarazioni del cardinal Bagnasco sul testamento biologico. "Secondo questa sentenza è possibile stabilire che una persona avrebbe voluto morire sulla base di stili di vita, dunque su basi estremamente labili. Questa sentenza si pone verso una linea interpretativa della libertà di cura che prende sempre più piede. La Cei ne ha preso atto, e ha stabilito una serie di paletti che devono essere messi se vogliamo offrire quelle garanzie minime nel rapporto tra medico e paziente."

Su alimentazione e idratazione, Roccella dice: "Se diamo da mangiare o da bere a un bambino piccolo, a un malato di mente, a una persona anoressica, è un'imposizione? Alimentazione e idratazione non sono un trattamento sanitario, ma un sostegno vitale: è il senso comune che lo dice. Non si può parlare di "imposizione" di idratazione e alimentazione, ma di sostegno. Il testamento biologico non è scegliere se vivere o morire, ma libertà di cura: non si può aiutare nessuno a morire. Si tratta di scegliere, attraverso il consenso informato, che è molto importante, se scegliere un trattamento piuttosto che un altro, o scegliere di non avere nessun trattamento."

Su un'eventuale obiezione di coscienza da prevedere in una legge sulle dichiarazioni anticipate, Roccella dice: "Non credo che si possa prevedere in una legge sul testamento biologico l'obiezione di coscienza: si deve semplicemente prevedere che le dichiarazioni anticipate non debbano essere vincolanti per un medico. Un medico non è un esercente, non può essere un piatto esecutore burocratico di volontà. Lo dimostra il fatto che per quanto un paziente possa essere informato non avrà mai la competenza del medico."

"In tutto questo discorso sul testamento biologico", commenta poi sul dibattito in corso, "mi pare ci sia una sottovalutazione della dimensione relazionale. L'uomo vive di relazione, non è così autodeterminato e indipendente dalle sue relazioni: non riconoscere questa interdipendenza reciproca porta solamente a renderci soli e fragili di fronte a leggi che si rivoltano contro le nostre libertà personali."

"Il documento del Comitato Nazionale di Bioetica," prosegue "che prevedeva che le dichiarazioni anticipate non fossero vincolanti e che alimentazione e idratazione non fossero trattamenti sanitari, fu votato da tutti, laici e cattolici. Questo dimostra come ragionando laici e cattolici possano anche convenire su linee fondamentali di indirizzo."

Sul timore che una legge, come quella che potrebbe scaturire dal centrodestra, possa porsi come ostacolo e non come aiuto alle volontà del paziente, Roccella conclude. "No, se si intende il testamento biologico come libertà di cura: anzi, in questo caso diventa una legge di garanzia. Se lo si intende come diritto a morire è chiaro che si tratta di un ostacolo."

Ufficio Stampa

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lunedì 8 settembre 2008

Il ritorno degli xenotrapianti

COMUNICATO 08/09/08


IL RITORNO DEGLI XENOTRAPIANTI …
(Risposta al prof. Robert Winston)



A partire dagli anni ’90 il trapianto di organi di animale nell’uomo (xenotrapianto) è stato rilanciato, con cadenza ciclica, come proposta innovativa per la soluzione dei nostri mali, in svariate parti del mondo (in particolare: negli Stati Uniti, con Thomas Starzl a Pittsburg; in Italia, con Marcello Cortesini, e in Inghilterra).
Il Comitato Scientifico EQUIVITA ritiene che ad ognuno di questi rilanci si siano regolarmente trascurate almeno quattro informazioni rilevanti.

1) Dei numerosi tentativi già fatti nessuno è mai riuscito. Tutti i trapiantati, sia uomini che animali-cavia, sono morti in seguito a terribili agonie.

2) Il pericolo (oggi citato nella stampa) di vaste epidemie che potrebbero diffondersi nella popolazione umana anche con un solo xenotrapianto (i virus latenti nell’animale acquistano facilmente nuova virulenza per effetto degli immunosoppressori) ha indotto il governo inglese a prevedere l’obbligo di una dichiarazione da sottoscrivere per il candidato allo xenotrapianto in cui egli si sarebbe impegnato a non avere figli, a rendere noto ogni suo rapporto sessuale e ad essere disponibile, se necessario, al confinamento. Il passo successivo fu un divieto del Governo inglese a procedere in questa sperimentazione. Tali divieti si sono ripetuti in altri paesi.

3) il pericolo più grave è quello che riguarda il paziente. Esso va ben oltre quello del rigetto. Lo xenotrapiantato diventa, come da definizione di Thomas Starzl, una “chimera post-operatoria” (e andrebbe comunque ricordato che la dichiarazione UNESCO sul Genoma Umano vieta la creazione di chimere umane). Come dimostrano gli studi scientifici eseguiti, le cellule dell’animale si diffondono in tutto il suo corpo (un’altra squadra di ricercatori statunitensi diretta da David Sachs proponeva infatti di far precedere il trapianto d’organo da un trapianto di midollo osseo dell’animale per rendere il paziente “più compatibile”). Di conseguenza lo xenotrapiantato sarà uomo solo al 90% (o 95%, o 80%?). Con quali conseguenze? Di certo l’organo d’animale trapiantato nell’uomo non si comporta come un organo isolato, come un nuovo radiatore in una macchina …

4) Nessuno sembra inoltre valutare il problema etico legato a questa inquietante breccia aperta nella barriera tra le specie. Poiché le cellule animali si annidano ovunque, la linea di confine tra maiale e uomo viene cancellata. Come sarà modificata l’identità stessa dell’essere umano? Chi dichiara, in difesa di questa tecnologia, che esiste una barriera sangue-cervello, trova molti scienziati contrari a tale tesi. Essi ritengono che non sia possibile scindere il cervello dal resto del corpo.
E quale sarà inoltre il numero di geni umani che, nel tentativo di “umanizzarlo” al massimo, si potranno introdurre in un animale prima che anch’esso diventi chimera umana, magari con diritti civili … ?

Gli investimenti colossali fatti nella ricerca sugli xenotrapianti, voluti soprattutto dagli interessi delle industrie biotech, sempre alla ricerca di nuovi mercati e nuove fonti di guadagno (in questo caso gli allevamenti di animali geneticamente modificati ed i diritti sui brevetti che li coprono), hanno rappresentato fino ad oggi uno sperpero enorme di risorse.

Il Comitato Scientifico EQUIVITA ritiene che una ricerca che voglia realmente migliorare la salute umana, non creando rischi per la collettività, dovrebbe avere come fine il miglioramento del nostro ambiente e stile di vita. Dovrebbe andare nella direzione della prevenzione (ad esempio combattendo l’inquinamento chimico). La prevenzione elimina i mali dall’origine ed è oggi, oltretutto, indispensabile.
Sarebbe priva di quella spettacolarità oggi tanto ricercata, ma avrebbe costi di gran lunga inferiori e risultati garantiti per tutti … non soltanto per coloro che possono affrontare il costo dello xenotrapianto.


Comitato Scientifico EQUIVITA
Tel. + 39.06.3220720, + 39.335.8444949 E-mail: equivita@equivita.it, www.equivita.org Per leggere i nostri comunicati: http://www.equivita.it/comunicatistampa.htm

giovedì 17 luglio 2008

ScienzaeVitaLatina: Eluana Englaro

Carissimi tutti,

un saluto, vi scrivo per invitarvi tutti a partecipare agli eventi in sostegno per la difesa della vita di Eluana Englaro.

Di seguito troverete una piccola spiegazione del caso, tratta da un'incontro svolto a Lecco da Medicina e Persona.

Poi vi ho aggiunto il sito dove si potrà sottoscrivere l'appello per Eluana.

COSA STA ACCADENDO A ELUANA E A NOI?

E' stata una serata per capire. Ed è servita.

Felice Achilli, Presidente di Medicina e Persona, ha posto la questione: "Anche nel nostro mondo della medicina è necessario capire: renderci conto dei fatti e delle cose, implicarci. Se manca questa percezione, non abbiamo più la forza che serve a lavorare in un posto dove è fondamentale capire che la vita è positiva oltre ogni circostanza." Chiaro, anche per noi che medici non siamo, ma sperimentiamo la malattia e la morte. E ne cerchiamo il senso.

"Eluana è in uno stato vegetativo persistente che non è coma". Giancarlo Cesana introduce inquadrando il contesto clinico e chiarisce subito che "chi è in come è sempre assente, mentre Eluana ha il ritmo sonno veglia, apre e chiude gli occhi, fa smorfie, sorride". Anche se la sua è una "veglia senza coscienza": non interagisce.

E qui è giusto che la scienza ammetta almeno che "la definizione di coscienza è un grosso problema" e che non tutto è chiaro tra "risonanze magnetiche funzionali che mostrano, in alcuni pazienti, risposte cerebrali" e casi di "errori diagnostici".

Che comunque, a chi sta come Eluana, "non c'è niente da staccare, perchè non c'è trattamento medico: li si fa morire di fame e di sete".

Due temi nell'intervento della Giurista Claudia Mazzuccato.

Primo. "Ricevere assistenza per mangiare e bere è una cura medica?" È solo dimostrando questo che è possibile sospendere l'alimentazione a Eluana: così si tratterebbe di "rinuncia alle cure" e non di "assistenza al suicidio" o "omicidio di consenziente" (entrambi reato). Questa è stata la posizione – almeno discutibile - dei giudici.

Secondo. Le cure mediche dovrebbero essere rifiutate esplicitamente e Eluana non può farlo. I giudici si sono basati sulla "volontà presunta, ricavata dalla personalità e da episodi riferiti". Questo è il punto più innovativo per la giurisprudenza, ma più critico; anche umanamente. "Mentre la morte è irreversibile e drastica, la presunzione è un criterio debole. Si può arrivare ad un epilogo irreversibile e drastico, a partire da una volontà che non si può che presumere?"

E poi: quale volontà e in che contesto di libertà? "Di non bere e mangiare, di non essere curata, di non vivere così? È strana volontà quella di morire a fronte della cura medica di essere alimentata. La volontà andrebbe provata dall'incidente probatorio, oltre ogni ragionevole dubbio sulla modalità". Ma soprattutto, la volontà - proprio in virtù della libertà, che si dice tratto saliente di Eluana – non si sarebbe modificata al cambiare del contesto? "Una persona così libera, come avrebbe risposto a una sollecitazione come la sua malattia? Quale libertà avrebbe giocato?" Avrebbe rielaborato la volontà di morire? (quante volte ci attacchiamo alla vita in situazioni che in teoria non avremmo sopportato). "La morte forse uccide definitivamente la sua opportunità di libertà."

Di nuovo Giancarlo Cesana, per "La" domanda.

Qual'è il senso della malattia?

Davvero è Eluana a non poter vivere così o siamo noi a non sostenere il "richiamo" di Eluana? Mentre cerchiamo di misurare la sua coscienza e il senso della sua vita, dobbiamo fissare dei criteri: ci costringiamo a chiederci quale è il nostro senso, la nostra possibilità ultima: "La ragione quando non accetta la categoria della possibilità diventa violenta. La morte fa veramente paura. E questa paura va allontanata. Va allontanata dagli occhi e va allontanata come esistenza fisica, come ricordo. Il problema che solleva la Englaro è questo, non è un altro."

Valgono le uniche parole di Giulio Boscagli, fuori dal teatro "Non c'è proprio altro da dire". Meglio rileggere e meditare l'intervento di Giancarlo:

Sia per quanto riguarda lo stato vegetativo persistente, sia per quanto riguarda tutta la procedura legale, sia per quanto riguarda la vita – il senso della vita - possiamo dire di essere empiricamente almeno incerti, cioè di essere in dubbio. Se vai a caccia e vedi muoversi qualcosa dentro un cespuglio e non sai se è un coniglio o un bambino, cosa fai? Spari? Don Giussani insegnava che la categoria più importante della ragione è la categoria della possibilità, cioè che la ragione non ostacoli ciò che è possibile. Se è impossibile a me, ma è possibile ad altri, non ostacoli la possibilità degli altri. La Englaro, c'è chi è disposto a prenderla... Perché se la ragione nega la possibilità, la categoria della ragione diventa una misura inevitabilmente violenta sull'altro.

Poi c'è una seconda questione che ha a che fare appunto con questa categoria della possibilità, che bisogna capire, per comprendere come si è sviluppata la medicina come oggi la conosciamo: Qual'è il senso della malattia? Di fronte a un caso come quello della Englaro – l'ha detto il Dott. Achilli quando ha cominciato – uno si domanda qual è il senso di questa cosa che è successa. Domandarsi il senso di quello che succede non vuol dire spiegare tutto, ma domandarsi che cosa c'entra con me, che cosa c'entro io con questa persona. Perché il senso delle cose è il rapporto che c'è tra di loro. Che le cose abbiano un senso non vuol dire che le cose sono messe a caso e quindi sono una indipendenti una dall'altra, ma che sono ordinate, che sono in rapporto. E domandarsi il senso di quello che succede, il senso di questo fatto, è domandarsi cosa centro io con questa qui? Con questa persona, con questo problema: cosa mi dice.

Che poi è la domanda che si è posto l'Achilli sin dall'inizio. Uno che fa il medico, uno che fa l'infermiere, deve dirsi che cosa c'entra lui con chi ha davanti. Perché deve fare questo sforzo per intervenire per curarlo?

Già Shakespeare diceva:la vita è una lunga agonia; l'uomo è una specie mortale; alla fine muoiono tutti. Si aggiusta ciò che inevitabilmente si guasta.

La medicina è nata non per la capacità di curare, ma esattamente per il contrario. Cioè è nata innanzitutto come assistenza. La medicina occidentale, come la conosciamo noi da Ippocrate in avanti, era un'arte che era incapace di curare la gente. Tant'è vero che nell'epoca classica, prima del cristianesimo, gli ammalati venivano allontanati, mandati via, perché tra l'altro, se infettivi, erano pericolosi. Chi ha un po' di dimestichezza con il Vangelo e la Bibbia, sa che i lebbrosi erano fuori dalla città. Col Cristianesimo sono incominciati a nascere gli ospedali, cioè gli ammalati sono cominciati ad essere assistiti.

Questo perché si sapeva curarli? No! A Napoli c'è l'ospedale degli incurabili: veniva ospitata la gente che era incurabile. Erano incurabili nei primi secoli dopo Cristo esattamente come erano incurabili prima. Però si sono messi a curarli perché la malattia non è più stata vista come un ostacolo insormontabile alla vita. Perché il cristo era risorto. Perché l'ultima parola sulla vita non è la morte. E' quello che ha fatto nascere gli ospedali, quello cha ha fatto nascere la medicina occidentale, che ha spinto gli infermieri a curare la gente che era pericolosa rischiando di morire (infatti gli infermieri erano i monaci, la gente religiosa, persone che dedicavano la vita all'assistenza agli ammalati).

Si è cominciato a comprendere la malattia non come qualcosa che nega, ma qualcosa che imprevedibilmente afferma. Che è il problema per cui si fa… Ma la pietà da dove viene? Aver pietà di uno chè è fragile, che cosa vuol dire? Vuol dire riconoscere dentro questa fragilità un positivo. Quando ci stupiamo del cinismo che troviamo sui giornali per la malasanità, a riguardo della vita e del trattamento degli ammalati, da dove viene questo cinismo? Dal fatto che se la vita comincia a declinare, di senso non ce n'è più. Che la vita non c'entra più niente con me. E quindi non solo la si lascia andare, ma si può pensare attivamente di eliminarla.

Perché la ragion,e quando non accetta la categoria della possibilità, diventa violenta. La morte fa veramente paura. E questa paura va allontanata. Va allontanata dagli occhi e va allontanata come esistenza fisica, come ricordo. Il problema che solleva la Englaro è questo, non è un altro. E lo solleva per i medici e anche per i non medici.

Prima la dottoressa sottolineava il diritto alla salute. Il diritto alla salute non esiste. Io sono zoppo e posso pretendere tutti i diritti alla salute, ma resto zoppo. Quando hai il cancro il diritto alla salute non ce l'hai. Quando sai che devi morire il diritto alla salute è andato. E curarti vuol dire guardarti in un modo tale che sia più forte anche della impossibilità che ho di guarirti. Se no cosa ce ne facciamo degli ospedali. Che medicina è? E' un meccanismo non è più una medicina.

"Per me conti solo se la mia azione su di te può essere efficace". Mentre c'è un livello – il più frequente nella medicina – in cui l'azione del medico non è efficace. Certo ti fa resistere ti sostiene eccetera. E anche questo ha un senso.

Questo è il problema: che cosa è questo senso? Che cosa ci dice? Il senso che ha la malattia è proprio in questo.

Perché la ragione si spaventa così tanto? Perché cede e non regge questa categoria della possibilità? Non regge la possibilità? Perché non comprende – non comprende più, allontanandosi dalla cultura positiva della vita, da un sentimento positivo della vita - che il mistero non è un'astrazione, un fantasma: è concretamente presente. La mia vita e un mistero perché non me la sono data io. Ultimamente non so di cosa è fatta. C'è una corrente di pensiero che si chiama neocalvinismo, che dice che qualunque valutazione possiamo dare della libertà in fondo è già tutto determinato dalle reazioni chimiche che avvengono nelle cellule. Esattamente come Calvino pensava che il destino dell'uomo fosse determinato indipendentemente da quello che lui facesse. E l'idea è quella: infatti la libertà non c'è più.

Perché la ragione si chiude? Perché quello che è la vita, non è più percepita come una presenza positiva.

Le suore che assistono la Englaro dimostrano una speranza contro ogni speranza. Di fronte alla disperazione con cui si può guardare questa donna, queste continuano a sperare: le vogliono bene. Affermano che lei per loro vale. Questa è la presenza positiva! Vale con i figli che abbiamo, vale coi poveri, gli ammalati; vale con tutto. Questo è il cristianesimo, senza del quale non c'è più comprensione di tutto.

Ricordate l'episodio del cieco nato? Una delle idee che c'erano della malattia nell'antichità è che fosse una maledizione. Che qualcuno fosse colpevole della malattia, tant'è vero che si andava dai preti a togliere il malocchio. Quando Gesu' incontra il cieco nato gli chiedono chi abbia peccato – lui o i suoi genitori – per essere così. Gesù risponde con la prima affermazione chiara, che la malattia non deriva da un fatto di colpevolezza: non c'è peccato. Lui è cieco nato "perché si dimostrasse la gloria di Dio, perché si vedesse che io sono capace di guarirlo".

Il senso della malattia è la vittoria sulla morte. La malattia ci fa vedere che siamo fragili, siamo destinati alla morte, dobbiamo passar attraverso la morte. Ma la morte non è tutto. Questo è il senso della malattia.

Ma appunto senza Cristo è molto difficile affermare questo senso, anzi non si può. E infatti il venir meno di questo fa decadere il rispetto e l'amore per la vita.

Non ci sono santi: La si giri come si vuol,e ma la questione è questa!

Per amare la vita, anche nel momento di maggiore fragilità, quando tutto sembra sia finito, bisogna avere quella "spe contra spem" di cui parlava san paolo, quella "speranza contro ogni speranza". Se non si fosse fatto così, il progresso della medicina non ci sarebbe stato. Se non ci si fosse messi a curare gli ammalati a rischio della vita, con la speranza comunque che si potesse vincere – un senso di vittoria ultimo sulle cose, un senso positivo della storia e del mondo – se non ci fosse stato questo, la medicina non ci sarebbe. Perché la medicina è nata così: curando quelli che non si potevano curare e a poco a poco ha imparato.

Da questo punto di vista, quando si dice che gli ammalati partecipano alla sofferenza di Cristo si dice proprio questo: con la loro condizione gli ammalati ci richiamano a cercare di capire cosa siamo al mondo a fare.

Che la Englaro sia viva così dopo 16 anni, significa che sono 16 anni che sta richiamando questa cosa. E non c'è solo lei, ce ne sono molti altri.

Perché far finire questo richiamo?

INCONTRI:

1. MILANO –

Ora e luogo Inizio: giovedì 17 luglio 2008 alle 18.30

Luogo: P.ZZA DUOMO

2. ROMA

Ora e luogo Inizio: giovedì 17 luglio 2008 alle 15.30

Termine dell'Evento: venerdì 18 luglio 2008 alle 20.30

Luogo: P.ZZA DEL CAMPIDOGLIO

In Piazza del Campidoglio a Roma, dove portare una bottiglia d'acqua per Eluana e dove dire no alla sua condanna a morte da parte di un giudice italiano che ha autorizzato l'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione.

E' questa l'iniziativa lanciata da Scienza & Vita Roma 1, una delle cento realtà locali in cui si articola l'Associazione. Domani, giovedì 17, dalle 15.30 alle 20.30, i soci di Scienza & Vita daranno luogo ad una manifestazione che vuole affermare il diritto alla vita di Eluana attraverso due gesti. Si potranno donare bottiglie di acqua, dando così seguito, anche nella Capitale, alla salutare provocazione del direttore del Foglio, Giuliano Ferrara. Si potrà, inoltre, sottoscrivere l'appello lanciato dall'Associazione Scienza & Vita con il suo "No alla condanna a morte di Eluana Englaro".

Per qualche ora, dunque, la Piazza del Campidoglio diventerà una piazza della vita, in nome di Eluana Englaro .

Appello alla societá civile per la difesa del diritto a vivere di Eluana

Il presente appello é in difesa del diritto alla vita di Eluana Englaro e si oppone alla richiesta di interromperne l'idratazione e l'alimentazione.

Tale interruzione provocherebbe infatti la morte di Eluana, e questo solo in seguito ad una lunga e dolorosa agonia, come giá successe per Terri Schiavo nel 2005.

Togliere la vita ad una persona, solo perché malata o disabile o incosciente, é una pratica inaccettabile in ogni paese che voglia continuare a rientrare nel novero di quelli civili.

LA VITA E' UN BENE INVIOLABILE E INDISPONIBILE E NESSUNO si puó arrogare la prerogativa di toglierla a proprio arbitrio.

"domanderò conto della vita dell'uomo all'uomo, a ognuno di suo fratello" (Gn 9,5)

"[...]si fa sempre più forte la tentazione dell'eutanasia, cioè di impadronirsi della morte, procurandola in anticipo e ponendo così fine «dolcemente» alla vita propria o altrui. In realtà, ciò che potrebbe sembrare logico e umano, visto in profondità si presenta assurdo e disumano.

Siamo qui di fronte a uno dei sintomi più allarmanti della «cultura di morte», che avanza soprattutto nelle società del benessere, caratterizzate da una mentalità efficientistica che fa apparire troppo oneroso e insopportabile il numero crescente delle persone anziane e debilitate. Esse vengono molto spesso isolate dalla famiglia e dalla società, organizzate quasi esclusivamente sulla base di criteri di efficienza produttiva, secondo i quali una vita irrimediabilmente inabile non ha più alcun valore." (Giovanni Paolo II, Evangelium Vitae n.64)

PER SOTTOSRIVERE L'APPELLO ISERITE LA VOSTRA FIRMA SUL SITO: http://www.firmiamo.it

Confidando in voi e certo in una vostra partecipazione attiva, vi saluto con affetto e stima.

Cordialmente,

Emmanuele Di Leo

Responsabile Promozione e Comunicazione

Facoltà di Bioetica - Ateneo Pontificio Regina Apostolorum

Via Aldobrandeschi 190, Roma
Tel: +39 06 6652 7800
Diretto: +39 06 6652 7931
e-mail:
edileo@upra.org
http://www.upra.org

Presidente

Scienza & Vita di Latina

Tel: +39 338 96 56 333

e-mail: dileoe@hotmail.com
e-mail: scienza.vita.latina@gmail.com
http://www.scienzaevitalatina.blogspot.com


mercoledì 16 luglio 2008

TAVOLA ROTONDA CON FUTURE HEALTH SULLA CONSERVAZIONE DEL CORDONE OMBELICALE

Roma, luglio 2008 – Si è tenuto lo scorso 10 luglio, nelle sale del Boscolo Hotel Borromini di Roma, la tavola rotonda sul tema:

"Cellule staminali: stato dell'arte e future prospettive".

L'incontro, organizzato da Future Health, si è rivelato un'opportunità d'eccezione per fare il punto della situazione italiana su un tema lungamente dibattuto: quello che riguarda l'utilità di conservare il cordone ombelicale.

Future Health Italia, che nel nostro paese rappresenta la Future Health Technologies, banca per la conservazione del sangue cordonale, ha organizzato una tavola rotonda che si è tenuta lo scorso 10 luglio al Boscolo Hotel Borromini di Roma all'interno del corso ECM sul tema "Cellule staminali: stato dell'arte e future prospettive".

Questo momento di aggiornamento professionale è stato un'opportunità d'eccezione per discutere sulla conservazione del sangue da cordone ombelicale per l'impiego di cellule staminali a fini terapeutici.

Hanno conversato sul tema, moderati dalla Dr.ssa Valentina Santarpia, giornalista e futura mamma; la Dr.ssa Maria Patrizia Patrizi, Presidente di Future Health; il Prof. Luca Marini, Vicepresidente del Comitato di Bioetica e Docente di Diritto Internazionale alla Sapienza di Roma; la Senatrice Donatella Poretti; l'Ing. Italo Tripoti, Direttore Generale di Future Health Italia e una mamma che ha raccontato ai presenti la sua esperienza di conservazione delle cellule staminali del sangue cordonale del suo bambino, realizzata con Future Health.

Quanto emerso durante la tavola rotonda, che ha affrontato tutti i punti di vista legati alla questione, con particolare attenzione all'aspetto medicale ed umano, ha evidenziato come l'opportunità di conservare il sangue cordonale per futuro impiego a fini terapeutici sia praticata in bassissima percentuale rispetto al numero delle nascite, spesso a causa di un'informazione insufficiente o incompleta, o per carenza di strutture adeguate e di personale formato per compiere questa pratica.

Una difficoltà oggettiva con cui si scontrano puntualmente genitori che vogliono compiere questa scelta per i loro figli, come ha illustrato Monica, mamma a 40 anni del piccolo Alessandro, che ha effettuato la donazione del cordone e portato la propria testimonianza in merito.

I dati ufficiali del 2007 al riguardo non sono per nulla incoraggianti: sul totale delle nascite, solo lo 0,4% delle partorienti ha avuto la possibilità di donare le staminali del cordone ombelicale (circa 2.700 casi su un totale di 570.000 parti), mentre circa 5.000 ha ottenuto l'autorizzazione per esportare e conservare presso biobanche estere (come Future Health) le proprie cellule.

Il resto dei cordoni ombelicali (oltre 560.000) viene buttato.

"In Italia, quella di conservare il sangue cordonale resta la scelta di un ristretto numero di persone, sia a causa della scarsa informazione sia per le difficoltà che normalmente si incontrano e che sono dovute soprattutto alle implicazioni burocratiche e morali del gesto" ha commentato l'Ing. Italo Tripoti, Direttore Generale di Future Health Italia

"Mentre potrebbe invece risultare un valido aiuto per la cura di pazienti affetti da determinate malattie del sangue, del sistema immunitario o da alcune forme di tumore.
La ricerca sull'uso delle staminali apre continuamente nuove e importanti prospettive: sono in costante aumento le possibili applicazioni terapeutiche e le malattie curate efficacemente con questo metodo, ma proprio per questo è fondamentale fare informazione sull'importanza della corretta conservazione delle cellule staminali da cordone ombelicale. L'organizzazione di una tavola rotonda sull'argomento è il nostro piccolo contributo a questa causa, per la quale ci auspichiamo si possa ottenere una sempre maggiore collaborazione tra pubblico e privato"
.

Future Health Technologies è una banca di conservazione di cellule staminali ad uso autologo e familiare, specializzata esclusivamente nel trattamento e nella conservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale, con sede a Nottingham, in Gran Bretagna.

Nel 2004 la Future Health Technologies è stata la prima Banca privata di sangue cordonale ad uso familiare del Regno Unito a essere completamente accreditata come banca di tessuti umani (sia per quanto riguarda i laboratori che per le modalità di trattamento) dal Medicine Healthcare Products Regulatory Agency (MHRA), che fa parte del Dipartimento della Salute britannico.

Nell'aprile del 2006 è stata introdotta una normativa dell'UE che regola la gestione dei tessuti umani e la Future Health Technologies è stata la prima Banca privata di cellule staminali da cordone ombelicale a ricevere la licenza da parte dell'Autorità inglese competente, la HTA (Human Tissue Authority), in accordo con le nuove direttive dell'Unione Europea sulla conservazione di tessuti e cellule umane.

La HTA è l'Autorità che in Inghilterra controlla ed emette le licenze per le banche di tessuti umani e fa capo al Dipartimento della Salute Britannico.



Per ulteriori informazioni:
Future Health Italia Srl
Via G. Antonelli, 49
00197 Roma
Tel: 0039 06 9025161
infoitalia@futurehealth.co.uk

venerdì 13 giugno 2008

Pronto per espianto, era vivo


LEGA NAZIONALE CONTRO LA PREDAZIONE DI ORGANI

E LA MORTE A CUORE BATTENTE

24121 BERGAMO Pass. Canonici Lateranensi, 22

Tel. 035-219255 - Telefax 035-235660

lega.nazionale@antipredazione.org

www.antipredazione.org

COMUNICATO STAMPA

ANNO XXIV - n. 11

12 Giugno 2008


PRONTO PER L'ESPIANTO

MA IL PAZIENTE DICHIARATO MORTO PER ARRESTO CARDIACO ERA VIVO

la carenza di organi ispira ai medici nuovi crimini




Il fatto risale al febbraio 2008 a Parigi: un 45enne vittima di un infarto per strada viene rianimato in ambulanza per 10 minuti e consegnato all'ospedale La Pitiè-Salpetriè che lo considera “morto per arresto cardiaco”, ma continua la rianimazione per trasformarlo in donatore. L'équipe dell'espianto tarda a venire e i medici nell'attesa sono costretti a praticare il massaggio cardiaco per un'ora e mezza, non per salvarlo ma per mantenere l'attività circolatoria elemento indispensabile per ottenere organi (reni) utili al trapianto. In sala operatoria il suo cuore riprende a battere autonomamente, il paziente dà segni di sofferenza: è vivo.

Quel ritardo è stato provvidenziale, ora parla e cammina. Ma i medici hanno fretta di procacciare i reni per coloro che sono in lista d'attesa. Una équipe puntuale lo avrebbe ucciso.



A lato della falsa “morte cerebrale”dichiarata d'autorità a cuore battente su persone ventilate, per ottenere organi vivi pulsanti, si sta diffondendo un nuovo stratagemma sanitario praticato a tradimento in alcune nazioni: la morte dichiarata in arresto cardiaco precoce di soli 2/5 minuti. Aprendo a questa ulteriore definizione di morte, i medici trapiantisti sperano di incrementare il numero di organi disponibili, ma la comunità medica è divisa su questo modo di procedere.

“E' palese che le definizioni di morte sono state distorte per ottenere organi da trapiantare”, dice il prof. Dr. Massimo Bondì chirurgo e patologo generale “la morte cerebrale non è morte, ma nella migliore delle ipotesi è prognosi di morte” e aggiunge “la morte cardiaca precoce dichiarata in 2/5 minuti non è morte perché è una situazione potenzialmente reversibile, quindi si deve parlare di omissione di soccorso”. Ciò dimostra che gli organi non sono mai presi dai morti, ma sempre dai vivi o dai morenti.

L'aspetto più grave della “donazione” in arresto cardiaco è la prassi di somministrare farmaci come anticoagulanti prima o all'atto della rimozione della ventilazione col solo fine di preservare gli organi durante l'espianto e non a favore del paziente.

Sembra inoltre che i medici abbiano dimenticato che esiste la “morte apparente”, soprattutto negli infartuati, dove il movimento vermicolare delle fibre muscolari del miocardio garantisce una circolazione subliminale che manda ossigeno al cervello, per cui il cuore può riprendersi, se gli si lascia il tempo necessario. Tale movimento non è percepito dall'elettrocardiogramma (ECG). Sono segnalati circa 1000 casi all'anno di “morti apparenti” nel registro europeo. Sarebbe interessante verificare se nelle nazioni che hanno introdotto i programmi sperimentali per l'espianto in “presunto arresto cardiaco”, i casi di “morte apparente” siano diminuiti. Sarebbe la prova che i pazienti vengono uccisi dalla fretta di espiantare.



In Italia per legge “l'accertamento della morte per arresto cardiaco può essere effettuato da un medico (anche non cardiologo ndr) con il rilievo grafico dell'elettrocardiogramma (ECG) protratto per 20 minuti primi” o dopo 24 ore di semplice osservazione e nel dubbio di “morte apparente” 48 ore.



Viene spontanea una domanda: dopo la sospensione autoritaria della ventilazione su un cosiddetto “morto cerebrale” non donatore, qual è l'attesa prima di considerarlo morto cardiaco? Dopo 20 minuti o è subito considerato morto e usato per reni e tessuti? Possiamo veramente escludere che i nostri medici nel chiuso delle sale operatorie non espiantino i reni subito dopo il presunto arresto cardiaco?

Abbiamo le prove che l'Italia sta lavorando al nuovo stratagemma sanitario. L'Italia impara dalla Spagna dove il 30% degli espianti di reni è fatto con questo trucco, come in USA, Canada, Inghilterra, Francia.

Il dibattito pubblico è stato tacitato ovunque nell'interesse dell'industria trapiantistica.



Comitato medico-scientifico
Prof. Dr. Massimo Bondì
L. D. Pat. Chir. e Prop. Clin.

Consiglio direttivo
Presidente

venerdì 30 maggio 2008

Testamento biologico, Cendon: "La 'mia' legge consente il testamento biologico"

Comunicato stampa Ecoradio

Testamento biologico, Cendon: "La "mia" legge consente il testamento biologico"


"La mia legge, come ha scritto il giudice Stanzani, toglie in larga misura il senso della discussione sul testamento biologico perché questa possibilità c'è già". Parla così, in un'intervista a Ecoradio, il professor Paolo Cendon, l'ispiratore della legge che ha consentito la sospensione delle cure alla donna di Modena. "Il 90% di tutto quello che potrebbe esserci in una legge sul testamento biologico c'è già. Attraverso l'amministratore di sostegno sarebbe inutile una legge del genere".

"Tuttavia", aggiunge il professor Cendon, "penso che sarebbe opportuna un'integrazione che chiarisse alcuni punti. Ad esempio, fino a che punto i medici sono tenuti a seguire le dichiarazioni dell'interessato? In alcuni ambiti un'integrazione di una ipotetica legge sarebbe opportuna. E poi, sarebbe una buona occasione per discutere in parlamento e perché ognuno si pronunci."

"Quando abbiamo scritto questa legge" conclude Cendon "non pensavamo a casi di questo tipo. L'abbiamo scritta nel 1986 dopo un grande convegno, ma pensavamo alla gestione di altre questioni, come quelle patrimoniali, o anche quelle più personali, ma addirittura alla morte, alla sospensione dei trattamenti non ci pensavamo."



Ecoradio Ufficio Stampa Via XX Settembre, 4 - Roma

giovedì 29 maggio 2008

Testamento Biologico, caso Modena. Scacchetti (univ. Modena): "Aperta prospettiva sul testamento biologico"

COMUNICATO STAMPA Ecoradio

Testamento Biologico, caso Modena. Scacchetti (univ. Modena):

"Aperta prospettiva sul testamento biologico"


"L'interpretazione data dal giudice tutelare di Modena troverà applicazione in tutti quei casi in cui giudici tutelari di altre città riterranno di poter interpretare la norma allo stesso modo".

Così Maria Grazia Scacchetti, professore alla facoltà di Giurisprudenza dell'università di Modena, tra le prime a sostenere l'applicabilità dell'articolo 408 del codice civile sull'Amministratore di sostegno alle questioni riguardanti il testamento biologico, commenta in un'intervista a Ecoradio il caso di Modena, in cui la signora Vincenza Santoro, affetta da SLA, ha chiesto e ottenuto dal giudice tutelare Guido Stanzani il rigetto della tracheotomia, andando incontro alla morte.

"Non tutti i giudici tutelari delle altre città interpreteranno la norma allo stesso modo di Stanzani, ma mi auguro che lo faranno, perché oltretutto c'è una buona dottrina che sostiene che sostiene questa interpretazione, tra cui i pareri del professor Cendon, padre di questa norma."

"La norma non pone dei limiti che impediscano di dare attuazione alle disposizioni relative al proprio corpo. Con queste disposizioni la persona non chiede di morire, ma chiede di non essere sottoposto all'accanimento terapeutico, diritto garantito dalla costituzione e ribadito dalla cassazione con la sentenza Englaro. Mi aspetto che ci saranno reazioni dal punto di vista politico, ma non penso che si possano trovare dal punto di vista giuridico delle eccezioni da poter opporre al provvedimento. Probabilmente ci potrà essere una reazione che spinge i parlamentari a legiferare sul testamento biologico, ma forse con il risultato di limitare l'ampia prospettiva che apre questa interpretazione dell'articolo 408 del codice civile."



Ecoradio
Ufficio Stampa
Via XX Settembre, 4 - Roma
Tel. 06 420 45 248 Fax 06 420 45 249


giovedì 22 maggio 2008

Equivita: Il business cresce, l'abisso bioetico pure

Comunicato 22/5/08

IL BUSINESS CRESCE, l'abisso bioetico pure …

Dopo 25 anni di ingegneria genetica su piante e animali,

ecco infine la tanto attesa

CREAZIONE di BAMBINI GM!


Con lo Human Fertilisation and Embryology Bill (HFE Bill) appena approvato dal Parlamento britannico si potranno, entro il 14° giorno, introdurre modifiche genetiche nell'embrione umano, e anche produrre diversi tipi di embrioni ibridi uomo/animale …
Il dott. David King, del Human Genetics Alert, (organizzazione che da molti anni sorveglia l'attività di ricerca, nel campo della genetica umana, del mondo intero) ci esorta a:
"Agire subito con forza per non dover vivere, tra dieci anni, in un mondo di eugenetica del consumatore e per non dover ripetere l'esperienza fatta con gli Ogm, di cui si parlò per la prima volta quando la soia gm della Monsanto era già sugli scaffali del supermercato".

Il Comitato Scientifico EQUIVITA (già Comitato Scientifico Antivivisezionista), che fin dai primi anni '90 si è battuto contro la Direttiva Europea 98/44 sulla brevettabilità della materia vivente, prevedendo le gravi conseguenze che tale legge avrebbe provocato (purtroppo tutte verificatesi, sia per le piante, che per gli animali, che per l'essere umano) ricorda che:

  • Il vero scopo finale di simili ricerche sull'embrione umano è la produzione di bambini geneticamente modificati o "migliorati", per uno sfruttamento commerciale del brevetto che copre ogni modifica proposta. Questa produzione potrebbe costituire il più grande business di tutti i tempi… un business pronto, come sempre, a mettere da parte ogni considerazione etica, nonché scientifica.
  • La modifica genetica dell'embrione umano (e a maggior ragione la creazione della chimera uomo-animale) non è in alcun modo necessaria per la ricerca sulle malattie genetiche, per le quali esistono altri metodi di contrasto e prevenzione. Nessuno scienziato risulta infatti averne fatto richiesta.
  • La promessa che i bambini modificati saranno vietati "fin tanto che la tecnologia non è sicura" è del tutto inaffidabile … sia per le eccezioni già contemplate nella stessa legge, sia per l'esperienza, da noi fatta in agricoltura, del potere di una propaganda menzognera sugli effetti delle modifiche genetiche (rivelatesi poi ben più dannose che benefiche).
  • Il Governo britannico ha violato, sotto la pressione di scienziati troppo ambiziosi e senza alcun dibattito pubblico, principi etici fondamentali. Ha inoltre disatteso tutti gli accordi internazionali sul divieto di modifica del Genoma Umano e di clonazione riproduttiva, come, ad esempio: la Convenzione sulla Bioetica del Consiglio d'Europa, la Dichiarazione in Difesa del Genoma Umano dell'Unesco, la Dichiarazione sui Diritti Umani delle Nazioni Unite, e lo stesso Trattato dell'Unione Europea.

La creazione dei BAMBINI GM (geneticamente modificati) tende ad annullare il valore intrinseco della vita e assoggetterà l'essenza genetica degli esseri umani alle forze del mercato. Avrà anche l'effetto, già verificatosi per piante e animali, di una grave perdita di diversità e di un forte aggravarsi delle disuguaglianze: poiché i genitori potranno scegliere le caratteristiche che preferiscono per i loro figli, come oggi avviene per qualsiasi prodotto di consumo, saranno in grado di acquistare figli con caratteristiche migliori soltanto i benestanti.

EQUIVITA è da sempre allarmata da questi passi fatti negli ultimi anni verso la commercializzazione del corpo umano, sia con la clonazione dell'embrione, brevettata dall'Ufficio Europeo dei Brevetti nel 1999 e che con la modifica del Genoma umano costituisce il "pacchetto commerciale" più ambito dalle aziende biotech, sia con il progetto di utilizzo di embrioni clonati per la produzione di organi di ricambio. Quest'ultimo progetto era stato già annunciato da Lee Silver della Princeton University, USA (Time magazine, 18/01/98), che dichiarava tale attività essere del tutto priva di implicazioni etiche in quanto gli embrioni clonati sarebbero stati privati del cervello.
La modifica dell'embrione umano risulta d'altronde già essere stata effettuata alla Cornell University di N.Y. alcuni mesi fa e pubblicata sul NY Times, Sunday Times e Associated Press.

EQUIVITA si unisce a "Human Genetics Alert" nel chiedere al Governo britannico di riconsiderare il voto espresso sul "HFE Bill", per evitare di essere la prima nazione al mondo che apre la porta all'eugenetica, che produce una legge contraria alla dignità umana e alla vita stessa (vedi
www.hgalert.org).

EQUIVITA sostiene, allo stesso tempo, che sia necessario procedere al più presto ad una revisione della direttiva europea 98/44 denominata "Per la tutela giuridica delle invenzioni biotecnologiche", che ha aperto la strada a tutto ciò.

Comitato Scientifico EQUIVITA Tel. +39.06.3220720, +39.335.8444949
E-mail: equivita@equivita.it, www.equivita.org

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