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lunedì 9 marzo 2009

13 denunce


TREDICI denunce, fatte da me e da alcuni miei amici che sono stati minacciati, non sono bastate nemmeno per ottenere un provvedimento di allontanamento. Il mio ex mi seguiva dappertutto, mi tempestava di telefonate e messaggi, minacciava tutte le persone che mi stavano attorno, mi
danneggiava l’auto, si appostava sotto casa. Tutto questo è durato per due anni». E’ ascoltando racconti come questo che un team di investigatrici ha deciso di mettere la propria esperienza al servizio delle vittime di stalking. Tre donne, con competenze legali e criminologiche, costituiscono il nucleo che all’interno dell’agenzia bolognese Eagle Keeper sarà il motore di un’iniziativa a sostegno della ‘Casa delle donne per non subire violenza’, storica struttura che nel solo anno 2008 ha raccolto 490 richieste di aiuto, ospitato 26 donne e 13 bambini, assistito 70 vittime di violenze sessuali.
IL LAVORO della squadra rosa è coordinato da Ugo Vittori, esperto investigatore dell’agenzia nota soprattutto per le indagini sulle frodi assicurative. La titolare della Eagle Keeper, Eleonora Palazzini, spiega come è nata la decisione di impegnarsi nel sociale, mettendo gratuitamente a disposizione la propria struttura: «La prima esigenza è quella di parlare del fenomeno dello stalking. Un problema finora sottaciuto e per questo poco combattuto. La lotta alle molestie deve partire innanzitutto dalle vittime e, affinché trovino il coraggio di uscire allo scoperto, devono sapere che nessuno penserà male di loro e che si sono strutture come la ‘Casa delle donne’ che possono aiutarle e occuparsi di loro. Il nostro primo obiettivo, insomma, è sensbilizzare ».
IL PROGETTO, accompagnato da un’immagine emblematica (nella foto), è partito l'8 marzo, in occasione della Festa della donna. L’agenzia investigativa, il cui sito www.eaglekeeper. it registra migliaia di contatti, pubblica in Internet un link al sito della ‘Casa delle donne’ e
mette a disposizione, ovviamente in maniera gratuita, il numero verde 800 - 227707 e un
indirizzo e-mail per raccogliere le segnalazioni. Le utenti verranno messe in contatto con la ‘Casa delle donne’, che ha esperienza e figure professionali per fornire l’assistenza adeguata. «Noi — spiegano le specialiste delle Eagle Keeper—restiamo a disposizione per eventuale supporto
investigativo, analisi criminologica o per indicazioni dal punto di vista legale, anche perché spesso le vittime di questi reati non sanno bene come muoversi e cosa prevede la legge. Per noi la cosa più importante è che l’attenzione sul fenomeno resti alta».

giovedì 27 novembre 2008

Ecosistema Rischio 2008 Legambiente: abitazioni a rischio nel 77% dei comuni

Roma, 27 novembre 2008 comunicato stampa

Pericolo frane e alluvioni:

nel 77% dei comuni sono presenti abitazioni in aree a rischio

e nel 56% fabbricati industriali

Ritardi nella prevenzione per il 63% delle amministrazioni

Con Ecosistema Rischio 2008

presentati insieme al Dipartimento della Protezione Civile

i dati sul rischio idrogeologico e le attività di prevenzione in Italia

Forti ritardi nella prevenzione e ancora troppo cemento lungo i corsi d'acqua: è sempre elevato il pericolo frane e alluvioni in Italia. Il 77% dei quasi mille e cinquecento comuni esposti a rischio idrogeologico monitorati dall'indagine Ecosistema rischio 2008 ha abitazioni minacciate da frane e alluvioni, quasi il 30% interi quartieri e oltre la metà vede addirittura sorgere in zone a rischio fabbricati industriali. Nel 42% dei comuni non viene ancora realizzata una manutenzione ordinaria delle sponde. Preoccupa inoltre la quasi totale assenza di attività di delocalizzazione delle strutture presenti nelle aree più a rischio: solo il 5% delle amministrazioni avvia questo tipo di interventi per le abitazioni e appena il 4% per i fabbricati industriali.

Dati confortanti arrivano invece per le attività svolte nell'organizzazione del sistema locale di protezione civile: oltre l'80% delle amministrazioni comunali possiede un piano d'emergenza da mettere in atto in caso di frana o alluvione, e nel 57% dei casi i piani sono stati aggiornati negli ultimi due anni.

E' questa la fotografia sul pericolo frane e alluvioni in l'Italia scattata da Legambiente e dal Dipartimento della Protezione Civile con Ecosistema Rischio 2008. L'indagine, realizzata nell'ambito della campagna nazionale Operazione Fiumi 2008, ha monitorato le attività nell'opera di prevenzione di frane e alluvioni realizzate da quasi 1500 amministrazioni comunali, tra quelle classificate nel 2003 dal Ministero dell'Ambiente e dall'UPI ad elevato rischio idrogeologico.

Ecosistema rischio 2008 è stato presentato questa mattina nel corso di una conferenza stampa da Guido Bertolaso, capodipartimento della Protezione Civile, e Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente.

"La continua e intensa urbanizzazione lungo i corsi d'acqua, diretta conseguenza di un'irrazionale pianificazione territoriale – sostiene Vittorio Cogliati Dezza, presidente Legambiente – fa sì che il nostro Paese sia fortemente esposto al pericolo di frane e alluvioni. Per di più la situazione è aggravata dagli effetti dei mutamenti climatici che comportano fenomeni meteorologici caratterizzati da intense precipitazioni concentrate in periodi di tempo sempre più brevi. Il tragico evento accaduto solo poche settimane fa in Sardegna, che ha purtroppo procurato vittime oltre che ingenti danni, conferma quanto sia fragile il nostro territorio di fronte a questo tipo di rischi. Quello che ci preoccupa maggiormente è il ritardo con cui troppe amministrazioni locali avviano interventi mirati ad attività di prevenzione e pianificazione per una corretta gestione del territorio. E la responsabilità di ciò non può essere attribuita solo a una pesante eredità del passato, perché ancora oggi l'abusivismo e il cemento continuano ad aggredire i nostri corsi d'acqua, nonostante i dati del nostro dossier ci dicano che nell'88% dei comuni intervistati esistono vincoli che vietano l'edificazione delle aree esposte a maggiore pericolo. Oggi possiamo contare su un ottimo sistema di protezione civile ma una reale ed efficace opera di prevenzione del rischio idrogeologico – continua Cogliati Dezza – va realizzata partendo dal rispetto dell'ambiente e degli ecosistemi fragili come i fiumi e da una maggiore cura del territorio, che prenda seriamente in considerazione gli effetti dei cambiamenti del clima".

"Il territorio e i fiumi italiani - spiega Simone Andreotti, responsabile nazionale Protezione Civile di Legambiente – sono sempre più spesso minacciati da inammissibili scempi urbanistici, come intubazioni, discariche abusive, ponti sottostimati e con case edificate sin dentro gli alvei. E' proprio da qui che bisogna partire per salvaguardare concretamente la sicurezza del nostro Paese. I dati del nostro dossier dimostrano come sia urgente iniziare ad abbattere le case abusive, puntare di più sulla delocalizzazione delle strutture a rischio, su interventi di messa in sicurezza di qualità. Se per quel che riguarda l'organizzazione del sistema locale di protezione civile le amministrazioni dimostrano di aver fatto notevoli passi in avanti negli ultimi anni, è indispensabile che da subito si attivino anche nella realizzazione di una migliore gestione del territorio".

Andando ad analizzare i dati nel dettaglio si nota che non è ancora sufficiente il lavoro di mitigazione del rischio idrogeologico per il 63% dei comuni e rimane alta (24%) la percentuale delle amministrazioni che addirittura non fanno praticamente nulla per la sicurezza del territorio. Concentrate nel nord e nel centro le 'maglie rosa' assegnate ai comuni più meritori da "Operazione Fiumi 2008" di Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile. Primi in classifica Santa Croce sull'Arno (PI), Vallerano (VT) e Finale Emilia (MO). "Maglie nere", assegnate invece a Ucria e a Alì, entrambi in provincia di Messina.

Tra i capoluoghi di regione Roma, Perugia, Torino e Firenze raggiungono la sufficienza. Nonostante in queste città sia notevole l'urbanizzazione delle aree a rischio sono stati realizzati interventi di manutenzione delle sponde dei fiumi e delle opere di difesa idraulica, sono stati redatti e aggiornati i piani di emergenza e sono state effettuate attività informative rivolte ai cittadini ed esercitazioni. Fanalino di coda tra i capoluoghi di regione L'Aquila che, pur avendo strutture in aree a rischio non ha avviato una positiva gestione del territorio.

L'ufficio stampa

06.86268379-77-99-53

COMUNI A RISCHIO IDROGEOLOGICO IN ITALIA

Regione

Comuni rischio frana

Comuni a rischio alluvione

Comuni a rischio frana e alluvione

Totale comuni a rischio

% Comuni a rischio

Calabria

57

2

350

409

100%

Umbria

40

1

51

92

100%

Valle d'Aosta

11

0

63

74

100%

Marche

125

1

117

243

99%

Toscana

15

31

234

280

98%

Lazio

234

3

129

366

97%

Basilicata

56

2

65

123

94%

Emilia R.

10

128

164

302

89%

Molise

41

1

79

121

89%

Piemonte

138

303

605

1.046

87%

Campania

193

67

214

474

86%

Liguria

30

55

103

188

80%

Sicilia

200

23

49

272

70%

Friuli V. G.

68

58

11

137

63%

Lombardia

231

435

248

914

59%

Abruzzo

103

20

55

178

58%

Trentino A.A.

59

8

44

111

33%

Veneto

41

108

12

161

28%

Puglia

44

1

3

48

19%

Sardegna

4

38

0

42

11%

TOTALE

1.700

1.285

2.596

5.581

70%

Fonte: Report 2003 - Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e Unione Province d'Italia

Elaborazione: Legambiente

ATTIVITA' REALIZZATE DAI COMUNI ITALIANI

PER LA PREVENZIONE DI FRANE E ALLUVIONI

Attività

Numero Comuni

Percentuale Comuni

Quartieri in aree a rischio idrogeologico

366

29%

Abitazioni in aree a rischio idrogeologico

955

77%

Aree industriali in aree a rischio idrogeologico

698

56%

Delocalizzazione abitazioni in aree a rischio

65

5%

Delocalizzazione fabbricati industriali

49

4%

Vincoli edificazione aree a rischio

1098

88%

Manutenzione delle sponde

721

58%

Opere di messa in sicurezza

911

73%

Piano d'emergenza

1022

82%

Aggiornamento del piano d'emergenza

714

57%

Sistemi di monitoraggio e allerta

557

45%

Struttura di protezione civile operativa h24

816

66%

Attività di informazione

344

28%

Esercitazioni

397

32%

Fonte: Legambiente

LAVORO DI MITIGAZIONE DEL RISCHIO IDROGEOLOGICO

SVOLTO DAI COMUNI ITALIANI

Lavoro svolto

Percentuale comuni

Classe di merito

Numero comuni

Percentuale comuni

Positivo

37%

Ottimo

4

-

Buono

136

11%

Sufficiente

318

26%

Negativo

63%

Scarso

482

39%

Insufficiente

304

24%

Fonte: Legambiente

L'ufficio stampa

06.86268379-77-99-53

Giocattoli pericolosi, 19 su 34 bocciati al test di laboratorio

27.11.2008
COMUNICATO STAMPA
ALTROCONSUMO: IN VENDITA GIOCATTOLI PERICOLOSI. 19 SU 34 BOCCIATI AL TEST DI LABORATORIO,
PRODOTTO DENUNCIATO NEL 2004
ANCORA A SCAFFALE
Su 34 giocattoli acquistati in Italia e portati in laboratorio, ben 19 sono risultati pericolosi. Uno di questi era già stato segnalato al ministero dello Sviluppo economico nel 2004 (il Brio Stacking Clown): a distanza di quattro anni è ancora in vendita, nel totale disinteresse dell'incolumità dei consumatori che li utilizzano, i bambini.
Altroconsumo presenta oggi i risultati dell'inchiesta sulla sicurezza dei giocattoli, realizzata per fare il punto sul livello di qualità del prodotto più popolare in questo periodo dell'anno. I campioni sono stati acquistati in negozi specializzati, ipermercati, supermercati e bancarelle. Il dossier è a disposizione su www.altroconsumo.it.
I prodotti dovrebbero superare a pieni voti le prove di laboratorio, dato che gli utenti sono i bambini, e l'utilizzo che se ne fa a volte è improprio.
Così non è, ed è un problema anche europeo. L'indagine allargata ad altri Paesi ha dimostrato che su 83 prodotti a scaffale nelle città del vecchio continente solo il 25% sono in regola: il 57% del campione è pericoloso e un altro 18% non rispetta la legge, dunque non dovrebbe comunque essere venduto.
Il test ha seguito i parametri della normativa di riferimento, la direttiva n.378 del 1988. Eseguite prove di resistenza meccanica, per simulare i lanci e le tensioni a cui i bimbi sottopongono peluche e giochi in genere. A questi è stata aggiunta la ricerca di ftalati e altre sostanze chimiche potenzialmente dannose per la salute, come formaldeide, cadmio, e solventi.
I rischi documentati in laboratorio vanno dal pericolo di rimanere con le dita intrappolate negli snodi e nelle fessure, alle sostanze chimiche, che possono essere inalate, succhiate, assorbite attraverso la pelle. E piccole parti che si staccano facilmente, col rischio di essere ingoiate.
L'industria è chiamata a realizzare controlli a monte della messa in commercio. I ritiri a posteriori a causa di incidenti o segnalazioni di associazioni di consumatori sono la riprova che il meccanismo è inceppato: c'è chi produce senza rispettare la normativa. E mette in vendita senza subire sanzioni, né richiami. Altroconsumo un mese fa ha segnalato al ministero dello Sviluppo economico i giochi pericolosi risultati da questo test.
Nessun provvedimento è stato preso. Chi deve controllare rimane immobile, e ha la sua buona dose di responsabilità in un settore a forte rischio incidenti.
Realizzata anche un'indagine sull'etica nella produzione in questo settore. Le industrie, tutte occidentali, hanno dislocato la produzione in Cina per tagliare sui costi: quasi il 90% dei prodotti in vendita arriva da quest'area. I consumatori dovrebbero premiare, nello scegliere un giocattolo, chi tra le aziende rispetta parametri di sicurezza, corretto trattamento dei lavoratori, rispetto dell'ambiente. Dal 2004 è stato avviato il programma di monitoraggio della produzione in Asia: Icti Care. E' un passo nella direzione di un maggiore rispetto dei diritti sia sociali che ambientali, ma resta ancora molta strada da fare per raggiungere standard accettabili. Un'alternativa degna di fiducia è quella offerta dal circuito del commercio equo e solidale.
Per informazioni: ufficio stampa Altroconsumo – Liliana Cantone - tel. 02.66890205-279-334 – 335.7372294 press@altroconsumo.it

martedì 12 giugno 2007

Sesso, droga e… house music. E’ davvero così?


Intervista a Giovanni Giulino, proprietario e gestore de l’Ombelico suiteclub.

Latina, 10 giugno 2007 - La notte è più bello, si vive meglio, per chi fino alle cinque non conosce sbadiglio”… Lorenzo Jovanotti esordiva così nel lontano 1989… e si presentava alla scena musicale con cappellino da rapper e curriculum da deejay. Riflessioni di un ventenne sulla vita notturna, forse un po’ incoscienti e certamente in contrasto con le dure parole espresse da politici e oratori che negli ultimi giorni hanno puntato il dito contro le discoteche, star indiscusse della movida notturna.

Dopo il record 2007 delle “stragi del sabato sera” guadagnato dal 3° weekend di maggio, con 53 vittime della strada, per la maggior parte al di sotto dei 30 anni, si è riaccesa la polemica sul problema. Perché di problema, evidentemente, si tratta, grande ed allarmante, ma la questione è: sono davvero le discoteche ad essere la fonte dei bollettini di guerra dei TG della domenica o invece, come dice chi difende il popolo della notte, incidenti stradali, alcol e droga non sono così direttamente connessi con il divertimento by night? Sono le discoteche “il demonio” fonte di ogni male giovanile, o le ragioni vanno ricercate più a fondo?

Abbiamo girato la domanda a Giovanni Giulino, proprietario e gestore di una delle discoteche più frequentate di Latina e provincia, l’Ombelico.

Secondo lei, che lavora in quest’ambiente da oltre 10 anni, esiste un "problema discoteche" oppure tutto è riconducibile a un'amplificazione dei media sociali che, cercando di trovare la scappatoia più facile, si propongono di risolvere il problema ricercandolo nella fonte più scontata?

Gli incidenti stradali accadono sempre e hanno a che fare soprattutto con l’alta velocità e anche con la percentuale di persone che si spostano durante il fine settimana. Si può abusare dell'alcol anche in una cena tra amici e oggi, più allarmante che mai, la notizia del forte consumo di droghe all’interno delle scuole. Con questo non voglio dire che i locali notturni non contribuiscano ad incrementare questi dati tragici, ma non vanno considerati come gli unici capri espiatori.

Quanto è responsabile la società in cui viviamo nel contribuire a tali record catastrofici?

Anche il divertimento, in una società spesso malata di eccessi sembra essere diventato un problema. Occorrono delle regole di comportamento e una maggiore comunicazione tra chi opera nel settore e il cliente, molto spesso giovani. Bisogna informare ed educare i ragazzi, e non solo nelle scuole, ma anche in altri posti da loro frequentati come, per esempio, le discoteche stesse. E’ opportuno che cresca la collaborazione con tutti coloro che ruotano intorno ai giovani; in particolare mi riferisco alle strutture di informazione e controllo, vedi centri di informazione sull’uso di sostanze stupefacenti, di educazione civica, le forze dell’ordine. Con quest’ultime già proficuamente in passato si è collaborato, con l’intento primario e la sola volontà di informare e non sanzionare.

Non pensa che in generale ci sia una mancanza dei cosiddetti valori e che anche le famiglie abbiano le loro colpe?
Sì, è vero. Prima i genitori dei gestori. Viviamo in un'epoca dove si ha paura a dare delle regole, perché si teme di perdere il rapporto con il figlio. Quando ero ragazzo c'era un patteggiamento con i miei genitori: se sgarravo mi toglievano la paghetta o la TV. Erano regole, semplici, ma regole. E sono servite.

E secondo lei da parte dei gestori dei locali si sta movendo qualcosa per migliorare l'entertainment notturno?

Noi, come “l’Ombelico”, stiamo lavorando ad un nuovo format di locale da ballo. Non più una discoteca dove regna l’incomunicabilità, ma luogo di aggregazione, socializzazione, punto di incontro di giovani e anche meno giovani, che il sabato sera vengono per conoscersi e stare insieme, divertendosi. E credo che questa sia una tendenza generale, un percorso che molti nel mio settore stanno seguendo poiché i gusti e le mode sono cambiate.

Ciò non vuol dire che il ballo stia scomparendo: le piste rimangono affollate, ma si danza anche vicino ai bar, nei privè, attorno ai tavoli.

La discoteca non va condannata, ma anche questa ha bisogno di una sorta di codice etico: personale competente, drink di maggiore qualità e prevenzione degli eccessi.

Per finire, una domanda sulla nostra città: con l’incremento della popolazione e quindi anche dei giovani, e con lo sviluppo dell’università, Latina sta cambiando. Questa mutazione è riscontrabile anche nel mondo della notte? E se sì, quanto è positiva?

Da qualche anno a questa parte effettivamente abbiamo assistito a Latina, ed in generale in tutta la Provincia, ad un proliferare di locali, eventi e manifestazioni legati anche alla vita notturna. Si è sviluppato, ad esempio, il rito dell’aperitivo “alla milanese”, è aumentato il numero di artisti e cantanti che aggiungono la nostra città alle date dei propri tour, e poi i concerti in Piazza del Popolo, i concorsi di bellezza, le pre-selezioni di Miss Italia… I giovani oggi non devono più necessariamente spostarsi a Roma o a Ostia per trascorrere un fine settimana piacevole, ma hanno alternative. E che l’alternativa sia la discoteca, il teatro, il pub o il centro culturale poco importa: l’obiettivo di toglierli dalla strada e di proporre un divertimento sano e per tutti i gusti, è raggiunto.


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