Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta consumatori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta consumatori. Mostra tutti i post

lunedì 22 ottobre 2018

Osservatorio Sara Assicurazioni: piccoli lavori in casa? I romani scelgono il fai-da-te

Il 63% dei romani si occupa personalmente della manutenzione della propria casa.
Per passione? No, solo per risparmiare.
Milano, 22 ottobre 2018 - La manutenzione, si sa, è fondamentale per mantenere i beni il più a lungo possibile. Se si tratta della propria casa, poi, per i romani è ancora più importante. 
Secondo l'ultima ricerca dell'Osservatorio Sara Assicurazioni, la compagnia assicuratrice ufficiale dell'Automobile Club d'Italia, il 64% degli intervistati si rende conto che trascurare i piccoli problemi della propria casa potrebbe portare ad avere danni maggiori, con tutte le conseguenze che ne potrebbero derivare. 
Per ovviare a tutto ciò, dalla ricerca risulta che quasi la metà dei romani (49%) sarebbe addirittura disposta a dare fondo a tutti i suoi risparmi, mentre il 28% prenderebbe in considerazione l'idea di chiedere un prestito bancario. 
I più previdenti utilizzerebbero la copertura assicurativa stipulata in precedenza (64%), mentre l'11% chiederebbe un aiuto economico ai propri familiari.
Se poi la casa si trova in zone esposte a importanti eventi atmosferici, la manutenzione viene ritenuta fondamentale per il 63% degli intervistati: in questo caso infatti si potrebbero più facilmente verificare problemi ai tubi in caso di gelate, o muffe poco gradevoli nelle zone umide della casa, come taverna o cantina.
Ma a chi rivolgersi? A nessuno, risponde il 63%. A quanto pare infatti il do-it-yourself, per dirla all'americana, è entrato nelle corde dei romani, ma pare che il motivo scatenante per questi ultimi non sia la gioia di riparare qualcosa con le proprie mani. 
Secondo la ricerca infatti solo il 10% si cimenta in piccole riparazioni per divertimento: il motivo principale che spinge a non chiamare professionisti del mestiere è, ancora una volta, il risparmio per il 48% degli abitanti della città eterna. Gli altri fattori che portano a passare il proprio tempo libero a svolgere lavori di manutenzione? Il 26% ritiene di avere le competenze adatte per svolgere un buon lavoro mentre per il 17% è una questione di tempistiche: far da sé è più rapido.
Non tutti i romani però si sentono così competenti: il 35% degli intervistati si rende conto infatti che chiamare un professionista significa avere la garanzia di un lavoro ben fatto, e il 40% ammette di non avere le giuste capacità per svolgere lavori di manutenzione, specialmente per quanto riguarda gli spazi esterni: il 53% non andrebbe mai a riparare il tetto, e il 35% non si cimenterebbe mai nella ritinteggiatura di pareti o ringhiere, nella sistemazione delle grondaie o di mettere a posto i pluviali. 
Anche l'idraulica piace poco: ben il 24% rinuncia volentieri a sostituzioni di rubinetterie o simili. Insomma, a ognuno il suo mestiere.
"Eseguire periodicamente piccole riparazioni richiede certamente pazienza e tempo ma può valerne sicuramente la pena per prevenire magari danni maggiori, se non irreparabili," commenta Marco Brachini, Direttore Marketing, Brand e Customer Relationship di Sara Assicurazioni. "Il consiglio è, tuttavia, quello di affidarsi ad esperti se non si è completamente certi delle proprie capacità, per evitare di incorrere a problemi che, probabilmente, porterebbero a un maggior esborso di tempo e di denaro".

Indagine CAWI condotta dall'istituto di ricerca Nextplora nel 2018 su di un campione rappresentativo della popolazione italiana per quote d'età, sesso ed area geografica.

Sara Assicurazioni
Sara Assicurazioni, primo esempio europeo di joint venture tra un'associazione di consumatori - l'ACI - e una compagnia di assicurazioni, è nata nel 1946 con l'obiettivo di mettere a disposizione degli automobilisti un'ampia gamma di servizi assicurativi. Sara Assicurazioni è ad oggi la compagnia ufficiale dell'Automobile Club d'Italia ed è punto di riferimento per le famiglie italiane e per tutte le esigenze legate alla sicurezza personale, patrimoniale e del tenore di vita. La sua organizzazione commerciale è formata da una struttura che comprende oltre 400 agenzie e circa 1.500 punti vendita. Oltre a Sara Assicurazioni, del Gruppo fa parte Sara Vita, compagnia specializzata nell'area del risparmio, della previdenza e della tutela, con un'offerta articolata anche nell'area degli investimenti.

sabato 12 maggio 2018

Il “Premio Nerone” a Roma Capitale ed ATAC da parte dei Consumatori

[

Il "Premio Nerone" a Roma Capitale ed ATAC da parte dei Consumatori.

Nel corso di Expo Consumatori 4.0 attribuito il riconoscimento ex aequo all'Amministrazione di Roma Capitale e all'Atac "per la calorosa attenzione riservata agli utenti del trasporto pubblico.

Una task force di esperti di Assoutenti lavorerà per proporre soluzioni praticabili al Comune e all'Atac onde evitare "la liquidazione in tribunale di Atac"

Roma, 12/05/2018 - Un premio senza dubbio meritato quello attribuito da Assoutenti insieme alle associazioni di Rete Consumatori Italia, Codici e Casa del Consumatore, e con il Movimento dei Consumatori, riuniti in questi giorni presso il Parco della Musica per la prima edizione di Expo Consumatori 4.0, una kermesse di incontri, convegni e spettacoli che riunisce decine di associazioni consumeristiche, ma anche imprese, esperti del mondo universitario e comitati di cittadini ed utenti.

Stamattina, nel corso della Tavola Rotonda "Diritto alla Mobilità" i delegati di Assoutenti provenienti da tutte le regioni italiane hanno messo a confronto la situazione del trasporto pubblico locale nelle diverse aree del paese, identificando la sicurezza dei mezzi e delle reti come assoluta priorità.

"Siamo partiti da un doveroso minuto di silenzio per le vittime del grave incidente di Pioltello, per il quale Assoutenti sta portando avanti una class action insieme a Codici e a Casa del Consumatore nei confronti di Trenord" ha spiegato il Presidente Furio Truzzi. 


"E discutendo di sicurezza non si poteva non affrontare il grave stato di disagio dei cittadini e degli utenti del trasporto pubblico romano: una situazione già in gran parte nota ma che ha assunto i temi del dramma in questi giorni, con una serie di mezzi incendiatisi in diverse zone della città, che hanno costituito un vero pericolo per l'incolumità dei passeggeri e dei lavoratori, oltre che un notevole danno di immagine per la città eterna".

"Proprio per questo non potevamo non attribuire il "Premio Nerone" al Comune di Roma e ad Atac, premio che verrà consegnato nei prossimi giorni - ha proseguito Furio Truzzi - e al contempo decidere di offrire ad Atac e all'amministrazione comunale la collaborazione di una task force che già da questa mattina abbiamo costituito, composta dai principali esperti di trasporto pubblico della rete nazionale di Assoutenti, coordinata dalla delegazione romana. Questo per evitare la liquidazione in tribunale dell'azienda".


Non si tratta ovviamente di far ricadere le colpe di quanto succede solo al Sindaco attuale, è di tutta evidenza che si tratta dei risultati di molti anni di gravi disattenzioni, di investimenti insufficienti, di mancata manutenzione, di generale approssimazione. E' però anche urgente evidenziare come il trasporto pubblico romano (e non solo romano) non è solo inefficiente, ma ormai davvero pericoloso.

E se gli autobus in fiamme lo hanno portato maggiormente ai disonori della cronaca, la situazione reale è forse persino peggiore. Basti pensare al degrado di molte stazioni della Metropolitana, alle condizioni dei mezzi a prescindere dagli incendi, dai ritardi e dalle corse annullate. Non ha senso predicare una politica per la riduzione del traffico privato o per una città più "verde" se le alternative per la mobilità sono queste. Anche le domeniche ecologiche finiscono per sembrare delle prese in giro, che aggiungono solo disagio a disagio.

Tornando alle priorità individuate questa mattina dai consumatori, un'altra questione molto importante è ritenuta essere quella della definizione delle tariffe del trasporto ferroviario e pubblico. Con i contratti di servizio si coprono una parte dei costi, resta una percentuale tra il 35% e il 50%, a seconda delle regioni, che viene garantita grazie al pagamento di biglietti e abbonamenti da parte degli utenti. "Crediamo per questo di dover avere una voce in capitolo nelle decisioni che riguardano il sistema tariffario che non può più essere deciso sopra la testa di chi paga" ha spiegato Truzzi.

In merito alla consultazione avviata da ART sui diritti minimi dei passeggeri del trasporto ferroviario, Assoutenti vuole lavorare per un unico documento di tutte le associazioni dei consumatori, che metta al centro la sicurezza e il diritto a essere rimborsati con le modalità più comode (per chi scende dal treno arrivato in ritardo, ad esempio, prevedere in biglietteria la possibilità di ritirare subito, cash, il dovuto).
Particolare attenzione infine è stata dedicata alla situazione paradossale degli utenti del trasporto marittimo del Golfo di Napoli, soggetti all'arbitrio delle compagnie di navigazione e senza tutele adeguate per il mancato rispetto degli standard di trasporto.


www.CorrieredelWeb.it

martedì 12 dicembre 2017

Quasi la metà dei consumatori teme di acquistare regali contraffatti nel periodo delle feste

Quasi la metà dei consumatori teme di acquistare regali contraffatti nel periodo delle feste

Il trentuno per cento ammette di essere stato ingannato dai falsi

L'inganno sembra essere di tendenza in questo periodo festivo, almeno per i criminali online. Secondo l'ultima ricerca di MarkMonitor®, azienda specializzata nella protezione del brand, il quarantacinque per cento dei consumatori teme di acquistare involontariamente prodotti contraffatti durante la stagione invernale. Nonostante il 91% degli intervistati abbia dichiarato di non acquistare consapevolmente un articolo contraffatto come regalo di Natale, quasi uno su tre afferma di essere stato ingannato e aver comprato un prodotto falso.

Questa cifra è aumentata del 35% rispetto ai dati emersi dalla precedente ricerca di MarkMonitor, che nel 2016 aveva evidenziato un 23% di consumatori che avevano inconsapevolmente acquistato un prodotto contraffatto. Del 31% che ha comprato un falso senza saperlo, oltre un terzo (il 34%) ha dichiarato di averlo fatto già due o tre volte. Un ulteriore 11% ha affermato che è accaduto tra le tre e le cinque volte mentre al cinque per cento degli intervistati è accaduto più di cinque volte. Inoltre, la metà degli acquirenti ha dichiarato che questi prodotti contraffatti sono stati acquistati come regali.

"Siamo in quel periodo dell'anno dove i consumatori si mettono alla ricerca dei regali perfetti" dichiara Chrissie Jamieson, vice president of marketing di MarkMonitor, un brand di Clarivate Analytics. "E, da acquirenti esperti, utilizzano Internet per cercare occasioni e offerte. Sfortunatamente, questa ricerca online li espone a una serie di rischi, poiché i contraffattori utilizzano gli stessi canali per vendere i loro prodotti e ingannare i consumatori. Il problema si sta intensificando a causa dell'aggiunta di nuove piattaforme come social media e app, ognuna delle quali può essere sfruttata a loro favore da questi individui."

I consumatori si sentono più tranquilli in termini di sicurezza online quando acquistano dai marketplace online (86%), utilizzando i link dei risultati dei motori di ricerca (67%) e via app su smartphone (56%). Tuttavia, le prime due modalità vengono anche identificate come i canali attraverso i quali sono stati acquistati i prodotti contraffatti, il 42% su marketplace online, 15% tramite i link nei risultati di ricerca e 10% via social media.

La ricerca ha mostrato anche che l'86% dei consumatori ritiene che i brand dovrebbero fare di più per proteggerli dall'acquisto di prodotti contraffatti. Questo risulta evidente dalle azioni che seguono l'acquisto accidentale di un prodotto falso: il 44 % mette in guardia dal brand amici e familiari, il 25% smette di comprare quel brand e il 22% afferma che la sua percezione del marchio è stata influenzata negativamente.

"Lo studio mostra che gli acquirenti sono consapevoli della minaccia della contraffazione, e alcuni, in più di un'occasione ci sono cascati," prosegue Jamieson. "Un ulteriore dato significativo è rappresentato dall'aumento del numero di consumatori che credono che i brand debbano fare di più per proteggerli dalla presenza di prodotti contraffatti su Internet. L'impatto sui consumatori è significativo poiché, oltre alla perdita di denaro e al disagio, potrebbero anche essere soggetti a rischi per la salute. I brand devono invece considerare i danni alla reputazione, le perdite di ricavi e la fiducia dei consumatori minata. Tutti questi problemi rafforzano il fatto che, se da un lato i consumatori dovrebbero essere più vigili quando fanno acquisti online, dall'altro le aziende devono fare tutto il possibile per proteggere se stesse e i propri clienti da queste minacce."

L'indagine è stata commissionata da MarkMonitor e condotta dall'azienda di ricerca indipendente Vitreous World. È stato effettuato un sondaggio su un campione di 3.455 adulti di nove paesi tra cui Regno Unito, Stati Uniti, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Svezia. Il sondaggio è stato condotto online a Novembre 2017.

Per leggere il report completo, visitare il sito di MarkMonitor.

giovedì 16 novembre 2017

Luce e gas. Illumia è il primo operatore del mercato elettrico a pubblicare i numeri dei suoi call center nel proprio sito.


ILLUMIA PRIMO OPERATORE DEL MERCATO ELETTRICO A PUBBLICARE I NUMERI DEI SUOI CALL CENTER. 

IL "MANIFESTO DELLE BUONE PRATICHE NELLA VENDITA DELL'ENERGIA" INSIEME A CODACONS E MDC DÀ I SUOI PRIMI FRUTTI. 

  • Illumia ha pubblicato nel suo sito una pagina dove è possibile verificare se il numero da cui si ricevono chiamate appartiene ad agenzie autorizzate
  • Bernardi (Illumia): "Da oggi i consumatori hanno una grande opportunità: distinguere tra chi vende correttamente e chi cerca scorciatoie"

Bologna, 16 novembre 2017 – Parte da Illumia il primo fondamentale passo del Protocollo d'Intesa per la trasparenza verso i consumatori firmato lo scorso mese dall'operatore attivo nella vendita di energia elettrica e gas su tutto il territorio nazionale e due tra le principali Associazioni a tutela del mercato, Codacons Movimento Difesa del Cittadino (MDC).

L'obiettivo dichiarato è contrastare la diffusione di comportamenti scorretti da parte di alcuni soggetti che vendono forniture di energia per via telefonica, e che quindi alimentano un clima di sospetto e scetticismo a discapito dei venditori professionali. 

Alcune idee del Manifesto erano già state anticipate, tra cui la pubblicazione dei numeri telefonici dei call center e l'istituzione di un ranking delle agenzie. La prima, da oggi, è già una realtà. Entrando infatti nella home page di Illumia è possibile cliccare su una finestra "CONTROLLO CHIAMATE" che permette di inserire il numero di telefono da cui si è stati contattati e verificarne l'attendibilità.

"Abbiamo molto a cuore la correttezza con cui vengono proposte le nostre offerte di energia e gas" ha dichiarato Marco Bernardi, Presidente di Illumia. "Crediamo che questo nuovo strumento porterà nel tempo a una valutazione efficace delle agenzie, permettendo così di distinguere tra chi lavora correttamente e chi cerca scorciatoie. Da oggi i consumatori hanno una grande opportunità e noi vogliamo essere anche in questo vicini a loro".

In questo modo chiunque riceva una proposta di contrattualizzazione per via telefonica può verificare in tempo reale se si tratta di un'agenzia effettivamente autorizzata da Illumia oppure di soggetti che effettuano telefonate senza alcun mandato. Non solo, il consumatore può inviare una segnalazione in merito alla telefonata ricevuta, inserendo i dati della chiamata, come il numero o il nome dell'operatore, e può iscriversi senza passaggi ulteriori al "Registro delle Opposizioni", ovvero il database che raccoglie i recapiti ai quali nessuna agenzia può telefonare.


Codacons e Movimento Difesa del Cittadino esprimono apprezzamento per l'iniziativa che rappresenta la conferma degli impegni assunti da Illumia per dare trasparenza al mercato dell'energia e collaborare a contrastare il fenomeno del telemarketing selvaggio e delle attivazioni non richieste attraverso l'istituzione di buone prassi innovative che permettano maggiori certezze e tutele ai consumatori con il costante monitoraggio delle associazioni.


--

martedì 24 ottobre 2017

Blogmeter: come viene percepito all’estero il Made in Italy al tempo dei social


Una ricerca per scoprire come il Made in Italy viene percepito all'estero


Secondo l'indagine integrata (social + survey) svolta da Blogmeter – "Italian Excellence – una ricerca sul Made in Italy all'estero" – il Made in Italy vince sui social, con oltre 3 milioni di conversazioni e 97 milioni di interazioni sul solo Instagram. 

Il Food è il settore più citato nella survey, ma sui social sono il Fashion ed il Design a dominare le conversazioni con il 72%. 

A svettare nella classifica delle icone italiane nel mondo troviamo Giorgio Armani e Sophia Loren, ma mancano gli innovatori delle nuove generazioni.



Il made in Italy è la differenza che ci distingue agli occhi degli altri Paesi facendo innamorare di sè milioni di consumatori internazionali perché evoca uno specifico stile di vita, una qualità peculiare dei prodotti e delle esperienze, un certo tipo di suggestioni e di autenticità. Certamente il valore emozionale di questo brand nell'immaginario degli stranieri è una delle carte vincenti della nostra industria. 



Per rispondere a questa teoria di interrogativi, Blogmeter, ha condotto uno studio su come il made in Italy viene percepito fuori dai confini nazionali, un lavoro nato per offrire una visione diversa sul tema rispetto a come se ne parla solitamente, una visione che prende seriamente in considerazione l'opinione e gli spunti dei consumatori o potenziali tali con l'obiettivo di offrire alle aziende italiane non solo dati numerici, ma anche concreti spunti sociologici e di marketing sui quali lavorare all'interno delle strategie di brand. 

L'indagine "Italian Excellence - una ricerca sul Made in Italy all'estero", è stata costruita da Blogmeter integrando dati derivanti da due differenti fonti: da un lato sono state analizzate oltre quattro milioni di conversazioni social in lingua inglese; dall'altro è stata elaborata una survey, sottoposta ad un campione di individui di cinque diversi Paesi, Regno Unito, Germania, Francia, Stati Uniti e Russia.

Il primo dato che emerge dall'indagine "Italian Excellence" è che Instagram svolge un ruolo decisamente predominante rispetto agli altri canali social: infatti delle oltre quattro milioni di conversazioni analizzate da Blogmeter, ben tre milioni sono avvenute proprio su questo social, producendo qualcosa come 97 milioni di interazioni complessive. 

Un dato, a ben guardare, non così sorprendente, se si pensa che proprio Instagram sta crescendo a ritmi incalzanti e solo in Italia conta oggi 14 milioni di utenti attivi al mese. Analizzando il linguaggio con cui si parla del Made in Italy su Instagram è interessante notare come le parole che ritornano più spesso nelle conversazioni sono termini emozionali come beauty, passion e wow. 
Il Made in Italy è dunque riconducibile alla dimensione del sentimento.

A che settori è associato il Made in Italy? Social e survey ci dicono cose diverse

Per quanto riguarda le categorie di prodotto che generano più discussioni, i social e la survey offrono insights alquanto diversi. Da una parte vediamo che sui social dominano largamente i settori del Fashion e del Design (rispettivamente con il 52% e il 20% delle interazioni complessive), mentre il Food e i Motori si fermano sorprendentemente al 2% ciascuno. 

Tuttavia, a fronte di una domanda diretta, gli individui che hanno risposto alla survey hanno associato all'Italia soprattutto il Food, che domina su tutti gli altri settori con un nettissimo 63%. 

In questo caso il Fashion si attesta al 42%, dieci punti percentuali in meno rispetto ai dati emersi sui social. 
Se poi suddividiamo i risultati della survey per singolo Paese emerge uno spaccato eterogeneo: se addirittura l'83% degli americani pensa all'Italia come Cibo, il 51% dei russi ci vede come produttori di Scarpe, mentre il 45% dei tedeschi ci associa al settore Automobilistico. 

Infine è curioso notare che solamente l'1% dei francesi collega l'Italia al Vino, una delle eccellenze del nostro Paese, a riprova del fatto che la "guerra" con i cugini transalpini su questo prodotto è ancora viva e sentita.   

I valori di marca del Made in Italy: siamo belli ed eleganti, ma poco tecnologici
Ai partecipanti alla survey è stata posta anche una domanda a risposta multipla sui valori che il Made in Italy veicola. I risultati mostrano da un lato che il Made in Italy tiene botta riguardo ai suoi valori più consolidati, infatti viene considerato sinonimo di bellezza, tradizione, eleganza e qualità, ma dall'altro sembra essere carente sotto altri aspetti, quali la prossimità, il value for money, la tecnologia e la desiderabilità. 

Si potrebbe dunque affermare che le persone all'estero ci sentono in qualche modo distanti, poco attraenti e tecnologicamente non all'avanguardia, senza dimenticare che anche il rapporto qualità-prezzo dei nostri prodotti andrebbe rivisto. 

In realtà questa visione viene, almeno in parte, attutita dalle opinioni espresse sui social dove effettivamente si trovano molti post di segno positivo associati alla tecnologia e all'eccellenza del saper fare; dai motori Ferrari, ai telai in carbonio delle biciclette Pinarello, passando per la maestria dei numerosi artigiani attivi in tutta Italia.

L'Italia, i suoi territori e i suoi ambassador
L'indagine ha preso in esame anche i luoghi e in generale i territori più citati nelle conversazioni analizzate. Per quanto riguarda i social, tra le città e le regioni più menzionate, spiccano Bologna e Modena, aree storicamente legate alla produzione di auto di lusso, da Ferrari a Maserati a Lamborghini. Seguono Lombardia e Milano mentre al terzo posto per numero di citazioni spunta la Campania con Capri, Amalfi, Positano e naturalmente Napoli. 

Infine, alla domanda "Quali personaggi ti vengono in mente se pensi al Made in Italy", il più citato è stato Giorgio Armani, seguito dalla grande Sophia Loren e da Versace. 
Sicuramente tre nomi che hanno esportato l'eccellenza italiana in tutto il mondo, ma la domanda nasce spontanea: non mancherà forse prospettiva? 

«L'assenza in questa classifica di un innovatore come Alessandro Michele di Gucci mi ha sorpresa, ma è emblematica - fa notare Paola Nannelli, Senior Strategist & Head of Influencer Marketing - e ci fornisce una fotografia del made in Italy molto legato all'heritage e troppo poco proiettato al futuro. E' tempo di guardare oltre».

BLOGMETER
Blogmeter dal 2007 è leader in Italia nella social media intelligence e istituto di ricerca certificato Assirm. 

Nel corso del 2016 ha supportato 160 clienti e realizzato oltre 180 progetti di ricerca. 

Blogmeter è l'unica azienda italiana indipendente capace di fornire marketing e consumer insight attraverso l'osservazione dei social media. 

Avvalendosi di una tecnologia proprietaria, Blogmeter mette a disposizione dei Brand:
Un'innovativa piattaforma di data analysis: una suite intuitiva ed esclusiva che consente di monitorare, misurare e analizzare le conversazioni sui social media, le performance dei canali owned e degli Influencer. 

Progetti di ricerca personalizzati: ricerche di mercato e analisi orientate a conoscere abitudini di consumatori e clienti e tutto quanto possa fare la differenza nelle scelte di marketing di un Brand.


Risultati immagini per Made in Italy

lunedì 16 ottobre 2017

Kantar TNS: connessi ma diffidenti: il #trust nei brand online

Risultati immagini per Connected

Sempre connessi ma progressivamente più diffidenti: i consumatori si dividono sul tema della fiducia   

- un consumatore su due in Italia si pone il problema di quanto siano affidabili le informazioni sui social network 
- il 57% dei consumatori italiani connessi e il 40% nel mondo si preoccupa della propria privacy in termini di dati personali di cui i brand dispongono 
- il 49% dei consumatori italiani considera irrilevanti i contenuti postati dai brand sui social media    

Il mondo connesso pone il tema della "fiducia" al centro e si divide nella relazione con i brand online, tra la diffidenza dei Paesi Sviluppati e gli atteggiamenti più aperti di quelli Emergenti, secondo la ricerca di Kantar TNS, ConnectedLife.

Lo studio ha ascoltato 70.000 individui in 56 paesi nel mondo ed è stato arricchito da 104 interviste qualitative in profondità. La ricerca copre diversi aspetti della digital transformation e quest'anno ha deciso di approfondire il tema della fiducia dei consumatori verso i brand in relazione a quattro temi: tecnologia, contenuto, dati ed e-commerce. 

I risultati mostrano che, mentre la fiducia nei brand da parte dei consumatori europei e statunitensi è stata compromessa dalla diffusione esasperata di pubblicità e contenuti online, i consumatori dei paesi dell'Asia e dell'Africa, al contrario, sembrano accogliere con fiducia i messaggi delle marche.

Si evince, inoltre, che molti consumatori stanno oggi scegliendo la privacy a scapito della comodità, preferendo avere maggiore voce in capitolo nelle decisioni che li riguardano, anche se ciò significa compromettere la velocità o la semplicità del proprio operato online: il 48% dei consumatori in Italia e il 43% nel mondo si oppone a dispositivi connessi che controllano le loro attività, anche se ciò rende più facile la loro vita.

La ricerca rivela che in molti mercati, ma non in tutti, prevale la diffidenza. Mentre solo il 14% dei consumatori italiani connessi considera affidabile il contenuto che vede sui social media, in Indonesia il 61% dei consumatori si fida delle informazioni cui accede su queste piattaforme.

Anche la fiducia nei grandi brand globali varia notevolmente tra i mercati emergenti e quelli sviluppati: in Cina e Nigeria, più della metà dei consumatori (rispettivamente il 57% e il 54%) ha fiducia nelle grandi marche globali, ma questa diminuisce nei mercati sviluppati come USA e Italia, dove solo il 21% e il 20%, rispettivamente, si fidano di loro. 

Commentando i risultati, Federico CapeciChief Digital Officer& CEO, Insights - Kantar, ha dichiarato:

"I consumatori sono sempre più diffidenti invece che aperti ed accoglienti nei confronti dei contenuti online, e questo è il risultato di una maggior consapevolezza degli utenti ma anche di ciò che il marketing ha prodotto. Il mondo connesso, con la proliferazione di user generated contents non controllati, i casi recenti e ormai frequenti di fake news così come la proliferazione di digital adv che sembrano voler inseguire i consumatori più che instaurare una relazione, hanno progressivamente impattato sugli atteggiamenti nei confronti della fruizione online. Nei paesi sviluppati le nuove opportunità offerte dalla tecnologia per connettersi ai propri consumatori - condividendo contenuti di marca, targettizzandoli in base ai loro dati personali o ampliando l'ambito dell'e-commerce – sembrano erodere la fiducia più che contribuire a crearla."

"Nei paesi emergenti i consumatori si fidano della tecnologia e dei canali social perché sperimentano i potenti effetti di entrambi nella loro vita. Quando si tratta di dati, hanno ancora aspettative reali dai brand, miglior servizio/esperienza, "ricompensein cambio delle loro informazioni personali. È un quadro molto diverso da quello presente nei mercati sviluppati, dove la competizione è serrata, i consumatori richiedono di più e si aspettano che i brand in cambio di dati trasformino drasticamente la "customer experiencecomplessiva, mettendo il Cliente al centro delle proprie strategie di Brand. Alcuni player poi hanno ormai imboccato seriamente questa strada, dimostrandone la concretezza, diventando in qualche modo dei benchmark di riferimento altamente sfidanti"

"Le implicazioni sono diverse, regionalmente, ma il punto rimane quello di riuscire a cambiare il proprio modello di comunicazione. Uno stimolo ci viene dall'osservazione delle nuove generazioni, Millennials e Centennials, che elaborando i nuovi paradigmi della Digital Transformation nella loro vita quotidiana, hanno aperto un nuovo corso nell'ambito del Marketing. Emerge ormai chiara, la necessità di andare oltre al tradizionale modello A.I.D.A., TV -centrico e massificato, per abbracciare un modello più aperto, relazionale, che ragiona con il mindset delle nuove Generazioni. Una proposta è sicuramente quella del Post Millennial Marketing*, che esorta all'utilizzo di un sistema basato sul contenuto, sul servizio, sull'experience, sulla generazione di valore per sé e per gli altri. Un approccio che è focalizzato sui momenti e sulla rilevanza dei contenuti, sulla profilazione e sullo scambio paritetico". 

Le Generazioni** che sono presenti oggi sul mercato hanno caratteristiche molto segmentanti nei valori di riferimento, che guidano i loro comportamenti di scelta e gli approcci ai Brand, così come la fruizione dei contenuti. Riconoscere la complessità della propria audience di riferimento e valutarne le diverse componenti nella definizione strategica della comunicazione e dei progetti di Marketing, permette di individuare modalità di engagement reale, migliorando l'efficacia degli investimenti.

Connected Life ha analizzato la fiducia dei consumatori nelle marche in quattro settori:

Fiducia nella tecnologia
La rapida evoluzione della tecnologia sta consentendo ai brand di sviluppare esperienze di customer service migliori e meno impattanti, ma una scarsa implementazione o una mancata soddisfazione delle esigenze di base possono compromettere la fiducia dei consumatori. 

I risultati di quest'anno mostrano per esempio che i consumatori connessi sono polarizzati nei confronti dell'intelligenza artificiale. Il 33% dei consumatori connessi italiani e il 39% a livello globale è disposto ad interagire con una macchina (ad esempio un chatbot) se il loro quesito viene risolto più rapidamente. Ciò ha enormi implicazioni per il ritmo al quale le aziende automatizzano le funzioni di supporto ai clienti, così come per i "momentiin cui lo fanno. I risultati di quest'anno hanno anche evidenziato che, mentre i progressi tecnologici hanno l'obiettivo di rendere più semplice e facile la vita dei consumatori, le persone si sentono sempre più distratte e infastidite dall'uso assiduo della tecnologia: in Italia il 43% dei consumatori e, a livello globale, un terzo (34%) della popolazione tra i 16-24 anni, pensa di utilizzare troppo i propri cellulari.

Fiducia nel contenuto
Molti brand si affidano alle piattaforme dei social media per raggiungere rapidamente e facilmente i consumatori, ma la ricerca di quest'anno evidenzia che il contenuto di tali canali è sempre meno valorizzato e screditato dalle notizie. In Italia il 49% dei consumatori connessi (e quasi un terzo - 32% - nel mondo) reputa irrilevanti i contenuti dei brand postati sui social media. Inoltre, c'è un livello di diffidenza elevato e crescente nelle piattaforme dei social media, con circa metàdei consumatori nordamericani, italiani e francesi che esprimono preoccupazione per il controllo, nei social network, su ciò che gli utenti vedono nei loro feed. Tuttavia, questi risultati contrastano notevolmente con i mercati asiatici dei paesi emergenti, come l'Indonesia e le Filippine, in cui rispettivamente solo l'8% e il 12% hanno espresso tale preoccupazione.

Fiducia nei dati
Quando si tratta di dati, le persone stanno diventando sempre più consapevoli del prezzo che stanno pagando per i loro stili di vita connessi e molti si sentono i perdenti di uno scambio sfavorevole. Il 40% degli intervistati a livello mondiale ha espresso preoccupazione per la quantità di loro dati personali nelle mani delle aziende, ma il livello è particolarmente elevato in alcuni mercati: quasi tre quarti (72%) dei consumatori polacchi se ne preoccupano - più di qualsiasi altra nazione – quasi il 60 % dei consumatori negli Stati Uniti, in Italia e in Corea del Sud condividono questa opinione. Tuttavia, le preoccupazioni sono molto più basse in altri mercati, tra cui Nigeria (32%), Cina (34%) e Indonesia (22%), dove i consumatori hanno più aspettative commerciali dai brand (ad esempio, premi in cambio di dati).

Fiducia nell'e-commerce
Si è registrato un notevole aumento dei brand che offrono ai consumatori opzioni e-commerce, sia per i servizi di shopping mobile che per la possibilità di acquistare tramite piattaforme di social media. Le nuove tecnologie come i "pulsanti di acquistoe i pagamenti mobile stanno rendendo l'e-commerce più semplice che maima molti consumatori non riescono a sperimentarne i vantaggi. Se in Cina il 64% dei consumatori preferirebbe pagare tutto per mezzo del proprio mobile, i consumatori nei mercati occidentali sviluppati sono meno inclini ad accettare pagamenti mobile: il 57% dei consumatori in Francia e Germania, il 54% negli Stati Uniti e il 47% in Italia non vogliono pagare nulla con il proprio cellulare. 

Capeci conclude: "La fiducia è labile. Oggi i brand riscontrano livelli di trust più elevati nei paesi emergenti che in quelli sviluppati ma non si dovrebbe dare tutto ciò per scontato. Per costruire e proteggere la fiducia, i brand hanno bisogno di mettere il Cliente al centro. Ciò significa comprenderne le motivazioni, individuare i momenti giusti per interagire con loro, rispettando il loro tempo prezioso e diventando più trasparenti su "come"quandoraccolgono e utilizzano i lori dati personali. Soprattutto, questo significa mettere il Cliente al centro del proprio processo strategico, un processo che coinvolge tutti i reparti aziendali, dall'innovazione, alla produzione, dal customer service, al marketing e alla distribuzione - qualcosa che per molti Manager deve ancora diventare una priorità".



Fonti:
Connected Life è lo studio globale di KANTAR TNS che analizza le abitudini e i comportamenti di 70.000 utenti regolari di internet fra i 16 ed i 65 anni, di 56 paesi nel mondo. Con l'obiettivo di guidare le grandi sfide per gli specialisti del marketing, evidenzia come la connettività cambi il comportamento delle persone. 

Lo studio viene svolto osservando approfonditamente i consumatori e le connessioni esistenti tra loro, fornendo la guida strategica necessaria per coinvolgere e influenzare le persone che contano per il processo di crescita dei brand. I contenuti dello studio comprendono, fra l'altro: consumi media, infrastruttura tecnologica e device, attività digitali. 

La ricerca è stata effettuata online tra Maggio e Agosto 2017 – fieldItalia 20 giugno 2017 - 5 luglio 2017. Sono state anche condotte oltre 100 interviste in profondità in 12 Paesi nel mondo. Fra i contenuti analizzati: fruizione media, device posseduti, attività digitali, acquisto (on  offline), touchpoint di brand engagement, driver di eCommerce, deep dive nei social network ed attitudine verso brand e tecnologia. 


*Il modello del Post Millennial Marketing è sviluppato nel nuovo libro di Federico Capeci "Post Millennial Marketing. Marketing di nuova Generazione" – Franco Angeli ed., 2017.

** Boomers – oggi 51-75 anni, Gen X – oggi 36-50 anni, Gen Y – oggi 20-35 anni, Gen Z – oggi 10-19 anni

Kantar TNS è fra le agenzie di ricerche leader nel mondo, con esperti in più di 90 Paesi. Offriamo insight concreti ed azionabili che supportino le aziende in processi decisionali d'impatto, focalizzati sulla crescita dei brand. Attraverso specifiche expertise nell'innovazione, nell'area del brand e della comunicazione, shopper activation e customerrelationship, aiutiamo i nostri Clienti ad identificare, ottimizzare e stimolare l'attivazione nei "momenti chiave" per la crescita del loro business. Siamo parte di Kantar, una delle aziende leader a livello mondiale nell' insight, consulenza e data management. 

Kantar è una delle aziende leader nell' insight, consulenza e data management. Lavorando insieme trasversalmente all'intera gamma di discipline di ricerca e di consulenza, i suoi marchi specializzati, che impiegano 30,000 persone, forniscono intuizioni e strategie di business per clienti localizzati in 100 paesi. Kantar è parte del gruppo WPP e i suoi servizi sono utilizzati da oltre la metà delle aziende di Fortune Top 500. 


--
www.CorrieredelWeb.it

Disclaimer

Protected by Copyscape


Il CorrieredelWeb.it è un periodico telematico nato sul finire dell’Anno Duemila su iniziativa di Andrea Pietrarota, sociologo della comunicazione, public reporter e giornalista pubblicista, insignito dell’onorificenza del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana.

Il magazine non ha fini di lucro e i contenuti vengono prodotti al di fuori delle tradizionali Industrie dell'Editoria o dell'Intrattenimento, coinvolgendo ogni settore della Società dell'Informazione, fino a giungere agli stessi utilizzatori di Internet, che così divengono contemporaneamente produttori e fruitori delle informazioni diffuse in Rete.

Da qui l’ambizione ad essere una piena espressione dell'Art. 21 della Costituzione Italiana.

Il CorrieredelWeb.it oggi è un allegato della Testata Registrata AlternativaSostenibile.it iscritta al n. 1088 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 15/04/2011 (Direttore Responsabile: Andrea Pietrarota).

Tuttavia, non avendo una periodicità predefinita non è da considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 07/03/2001.

L’autore non ha alcuna responsabilità per quanto riguarda qualità e correttezza dei contenuti inseriti da terze persone, ma si riserva la facoltà di rimuovere prontamente contenuti protetti da copyright o ritenuti offensivi, lesivi o contrari al buon costume.

Le immagini e foto pubblicate sono in larga parte strettamente collegate agli argomenti e alle istituzioni o imprese di cui si scrive.

Alcune fotografie possono provenire da Internet, e quindi essere state valutate di pubblico dominio.

Eventuali detentori di diritti d'autore non avranno che da segnalarlo via email alla redazione, che provvederà all'immediata rimozione oppure alla citazione della fonte, a seconda di quanto richiesto.

Per contattare la redazione basta scrivere un messaggio nell'apposito modulo di contatto, posizionato in fondo a questa pagina.

Modulo di contatto

Nome

Email *

Messaggio *