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mercoledì 18 luglio 2018

Gino Bartali, il campione che in bicicletta salvò centinaia di ebrei dallo sterminio nazista


«Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all'anima, non alla giacca».
È il 1943 e l'Italia è in pieno conflitto mondiale.
Sul territorio italiano da mesi si stanno compiendo i rastrellamenti degli ebrei. Destinazione: i campi, le docce, i forni.
Non si sapeva molto in Italia di ciò che accadeva nei campi di concentramento, quelli che chiamavano campi di lavoro, e che poi si rivelarono al mondo col nome di campi di sterminio, ma una cosa era certa: nessuno tornava indietro.
È il 1943, e sono 5 anni, dal settembre 1938, mese della promulgazione delle leggi razziali, che gli ebrei spariscono, e solo i più fortunati perché riusciti a scappare, gli altri sono spariti sottoterra.
È il 1943, e Gino ha 29 anni, gli occhi stretti che guardano lontano e una bicicletta.
È il 1943, e Gino non è Ebreo, è Italiano, è bianco, ed è ricco, la guerra non lo tocca nemmeno di striscio.
È il 1943, e Gino, che ha tutto da perdere, il nome, i soldi, la moglie Adriana e la vita stessa, decide che prende la bicicletta, che va ad Assisi, dai Francescani, prende dei documenti falsi, dei passaporti perlopiù, e che li porta a Firenze, nascosti nella canna della bicicletta, dove li darà al rabbino.
È il 1943, e i documenti che Gino trasporta sono passaporti falsi per ebrei, in modo che riescano a scappare in Svizzera ed avere salva la vita.
È il 1943, e Gino decide che farà questo viaggio quasi ogni giorno, in sella alla sua bici. Riceve lettere che la moglie non legge. Erano richieste d'aiuto, economiche, che lui esaudiva senza mai farne parola con nessuno.
Ora è il 1945, la guerra è finita, e Gino, ricco, famoso, Italiano, che aveva deciso che la sua vita valeva meno della vita di tanti altri, salvandola a circa 800 persone e senza venire mai preso, può riprendere i suoi allenamenti da corridore professionista qual era e ritornare a pensare alle gare.
Gino nacque il 18 luglio del 1914, e la copertina di Google, oggi, 104 anni dalla sua nascita è dedicata a lui, eroe silenzioso, morto felicemente di arresto cardiaco nel 2000 a 86 anni ed insignito nel 2006 della medaglia d'oro al valor civile da Carlo Azeglio Ciampi.
Passò alla storia per essere un campione sulle due ruote e per l'accesa rivalità con Fausto Coppi, ma quasi nessuno sa della sua opera silenziosa, proprio perché la frase con cui ho deciso di aprire questo post, è sua:
«Il bene si fa, ma non si dice. E certe medaglie si appendono all'anima, non alla giacca».
In tempi in cui il popolo gioisce delle disgrazie altrui, si chiudono i porti e si fa gioiosamente la conta dei morti in mare, ricordare che siamo uomini e abbiamo la capacità di fare cose meravigliose mi restituisce un briciolo di speranza.
Grazie Gino, per ciò che hai fatto e per ciò che la tua storia può portare altri a fare.
Gino Bartali, 18.7.1914 - 5.5.2000

James Giacomo Barberis

sabato 27 gennaio 2018

SHOAH, QUEI CANCELLI MAI APERTI. Di Marco Nicoletti


EDITORIALE - Si celebra oggi, 27 gennaio, il Giorno della Memoria per ricordare le vittime della Shoah ma anche l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz e la liberazione del più grande campo di sterminio nazista, avvenuta nel 1945. 

Sono trascorsi quindi 73 anni dal giorno in cui la Prima armata del Fronte ucraino fece il suo ingresso sotto la famigerata scritta Arbei macht frei, in una giornata che cambiò la storia del Novecento e la percezione dei crimini del regime nazista.

L’Italia, che istituito  il Giorno della memoria nel 2000, ricorda lo sterminio del popolo ebraico ma anche più direttamente la persecuzione degli ebrei italiani, una pagina di storia che non può essere dimenticata e che inevitabilmente richiama le responsabilità nostrane sulle disonorevoli leggi razziali

Iniziative e momenti di riflessione sono quindi rivolti alle vittime, nel complesso, e ai deportati politici e militari italiani, ma anche a chi volle opporsi allo sterminio, rischiando la vita per salvare i perseguitati.

C’è bisogno di continuare a ricordare, affinché mai più possa verificarsi una tale catastrofe; Shoah in ebraico significa appunto catastrofe, disastro, distruzione. 

E continuare a vigilare sulla capacità degli europei di mettersi alla prova con una memoria costruttiva: come rivela un rapporto del 2015 della Fondazione Bertelsmann dal titolo Germany and Israel Today: Linked by the Past, Divided by the Present? 

Il 58% degli intervistati tedeschi, dai 18 anni in su, avrebbe voluto relegare al passato il tema Olocausto e non parlarne più. Il 35% degli intervistati equiparava le politiche israeliane verso i Palestinesi a quelle naziste subite in Germania dagli ebrei durante il regime, un dato in crescita del 30% rispetto al 2007.

La Giornata della Memoria non serve  solo a commemorare quei milioni di  persone uccise crudelmente e senza nessuna pietà ormai quasi 80 anni fa. Serve a ricordare che ogni giorno esistono tante piccole discriminazioni verso chi ci sembra diverso da noi. Spesso noi stessi ne siamo gli autori, senza rendercene conto. 

La Giornata della Memoria ci ricorda che verso queste discriminazioni non alziamo abbastanza la voce e che spesso, per comodità e opportunismo, ci nascondiamo  in quella che gli storici chiamano la zona grigia. 

Si tratta di una zona della mente e del nostro comportamento, a metà tra il bianco e il nero, tra l'innocenza e la colpevolezza. 

Marco Nicoletti ©️2018 

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