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mercoledì 11 gennaio 2023

Frufrú nulla è perduto


Sabato 14 gennaio 2023 alle ore 18 a Interno 4 in via della Lungara 44, Roma, la presentazione del libro "Frufrú nulla è perduto", ambientato nel comune di Montegallo, in provincia di Ascoli Piceno nelle Marche, ripercorre il sisma del 2016 ed è un viaggio emotivo volto al recupero delle certezze e del senso di appartenenza che protegge e consola.

mercoledì 30 maggio 2018

Fondazione Merloni, Istao, Censis e Nomisma presentano i progetti per la difesa dell’Appennino colpito dal sisma. Presente anche Enrico Letta.


Fondazione Merloni, Istao, Censis e Nomisma presentano i progetti per la difesa dell'Appennino colpito dal sisma e la rinascita delle aree terremotate.
Presenti anche il Commissario Straordinario alla ricostruzione Paola De Micheli e il Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Merloni, Enrico Letta
Prossimo appuntamento per i nuovi progetti il 5 luglio con una conferenza stampa, a Roma, con Fondazione Vodafone
Roma, 30 maggio 2018 – Sono stati presentati oggi, a Roma, i progetti pilota, pensati insieme al Censis e realizzati da privati, finalizzati alla rinascita delle aree terremotate, frutto del progetto SAVE THE APPS, creato da Fondazione Merloni con l'obiettivo di difendere l'economia e la comunità dell'Appennino colpito dal terremoto del 2016.
Insieme a Fondazione Merloni e Censis, erano presenti anche Istao e Nomisma, per affrontare in maniera coordinata e sinergica la rinascita dell'Appennino, iniziando a definire le linee di un piano di sviluppo condiviso e sostenuto anche dalle Istituzioni, regionali e nazionali. 
All'incontro sono intervenuti Francesco Merloni, Presidente Fondazione Aristide Merloni, Enrico Letta, Presidente Fondazione Scientifica Fondazione Merloni, Paola De Micheli, Commissario straordinario alla ricostruzione, Pietro Marcolini, Presidente di Istao, Giulio Santagata, Consigliere Delegato di Nomisma, Gian Mario Spacca, Vicepresidente Fondazione Merloni, Francesca Merloni, Ambasciatrice UNESCO, Sandro Bicocchi, Direttore Ufficio Studi PwC, il Senatore abruzzese Gaetano Quagliarello, Presidente della Fondazione Magna Carta, e Guido Castelli, Vicepresidente ANCI e Sindaco di Ascoli Piceno.
Gli interventi del Presidente Francesco Merloni e di Enrico Letta
"Vogliamo ribadire l'impegno della Fondazione Aristide Merloni in favore del territorio e dell'inclusione sociale con l'iniziativa SAVE THE APPS presentando progetti che riguardano infrastrutture, cultura e formazione, primi punti di partenza per la rinascita delle Regioni interessate." ha commentato l'Ing. Francesco Merloni, Presidente della Fondazione Merloni – "Essere qui oggi è la testimonianza che il mondo imprenditoriale è pronto a fare la propria parte, trasferendo competenze, conoscenze e relazioni, per portare nuova vitalità e concreti progetti di sviluppo".
Enrico Letta, Presidente del Comitato Scientifico Fondazione Merloni, ha messo l'accento sul metodo di lavoro, definito esemplare, utilizzato dagli attori pubblici e privati ai fini di questa iniziativa. "Rimbocchiamoci le maniche e andiamo avanti" ha sottolineato Letta, ribadendo la necessità di rimanere concreti e fortemente legati al territorio. L'esempio di Fondazione Merloni dovrebbe essere replicato su tutto il territorio nazionale.
I progetti e la conferenza del 5 luglio
Sono 3 in particolare i progetti in fase di definizione e che saranno presentati da Fondazione Merloni e Fondazione Vodafone il prossimo 5 luglio in una conferenza stampa a Roma, testimonianza del grande impegno profuso dai numerosi partner coinvolti e la concretezza dell'iniziativa.
Proprio a questo proposito, Gian Mario Spacca, Vicepresidente della Fondazione Merloni, ha sottolineato come, pur operando in settori tradizioni come agroalimentare, turismo e agricoltura, si possano utilizzare innovazioni tecnologiche e conoscenze digitali che consentano di superare le barriere e quindi di offrire opportunità alle micro e piccole imprese.
L'Ambasciatrice dell'UNESCO Francesca Merloni ha ricordato il progetto Rinasco, partito proprio da San Ginesio lo scorso anno, e la "necessità di non lasciare sole le comunità. Bellezza, etica e adesso le parole che diventano priorità dell'agenda della ricostruzione post sisma.
Sinergia e concertamento coordinamento con Nomisma Istao e Censis
L'obiettivo di SAVE THE APPS è quello di riportare l'attenzione sulla necessità di interrompere il processo di scivolamento dell'Appennino verso le aree costiere e di ridurre lo scollamento delle aree appenniniche con il resto del Paese. Fondazione Merloni, insieme a Censis, Istao e Nomisma, ha reso noti gli avanzamenti dei progetti in programma per affrontare in maniera più efficace la rinascita dell'Appennino, inserendoli in un piano di sviluppo condiviso e sostenuto anche dalle Istituzioni, regionali e nazionali. 
Fornire assistenza e consulenza strategica per lo sviluppo delle aree colpite dal sisma e della Regione Marche è l'intento che Pietro Marcolini di Istao ha immediatamente colto su invito della Fondazione Merloni. Dal dicembre 2017 fino al prossimo 8 giugno abbiamo presentato progetti che sono parte integrante del Patto Strategico per lo Sviluppo.
"Siamo davvero orgogliosi di vedere come la semplicità e la concretezza siano i principali fattori che danno risultati concreti. Attraverso questi progetti, si aggregano imprese ed enti locali, stimolando lo spirito d'iniziativa e ricostruendo il territorio. Grazie alla Fondazione Merloni, siamo riusciti a creare un sistema virtuoso che riesce a far incontrare le competenze delle aziende con le necessità delle comunità colpite dal sisma". Ha dichiarato Giulio De Rita, Sociologo e Ricercatore di Censis.
"Abbiamo voluto essere parte di questo progetto attraverso interventi che valorizzassero le risorse del territorio, con l'obiettivo non solo di generare valore aggiunto, ma anche garantire nuove opportunità di lavoro per i giovani del territorio e ricreare un tessuto sociale che è stato fortemente compromesso dopo gli eventi sismici". Ha dichiarato Giulio Santagata, Consigliere Delegato di Nomisma.
Gli altri interventi istituzionali
Presente anche il senatore abruzzese Gaetano Quagliarello, Fondazione Magnacarta che ha sottolineato la crisi della Regione Abruzzo e delle altre coinvolte nel sisma, cogliendo anche le similitudini con la Regione Marche sul tema del terremoto e l'importanza di ricostruire facendo in modo che le comunità non lascino i territori ma continuino a restituire il valore che creano.
L'intervento di Paola De Micheli, Commissario straordinario alla ricostruzione, ha chiarito quanto sia importante evitare ogni rischio di speculazione sulla ricostruzione e l'importanza di mantenere un filone di eticità. De Micheli ha inoltre detto di voler ampliare il contributo che il tavolo di lavoro delle politiche economiche, coinvolgendo istituzioni e parti sociali.
Patrizia Terzoni, deputato della Regione Marche, ha sottolineato quanto cruciale sia l'impegno della Fondazione Merloni, promotrice del tavolo di lavoro per il cratere che mette insieme energie, progetti, necessità senza disperdere risorse preziose.
Guido Castelli, Vicepresidente ANCI e Sindaco di Ascoli Piceno, è intervenuto, introducendo anche il progetto scuola, vera novità della giornata.  In particolare, il progetto sviluppato da PwC, per cui era presente Sandro Bicocchi, ha presentato una metodologia per la redazione del Bilancio Economico, tema principale del corso di formazione a cui prenderanno parte gli amministratori locali della Regione Marche, con l'obiettivo di fornire le competenze necessarie per redigere il Bilancio economico patrimoniali secondo gli standard previsti dal TUEL.  Il corso di formazione, coordinato da Ugo De Marco, verterà sui contenuti del manuale applicativo "Piccoli Comuni. Bilancio Economico-Patrimoniale". Il progetto è rivolto a tutti i 229 Comuni della Regione Marche, ognuno dei quali potrà essere presente con i propri rappresentanti.
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La Fondazione Aristide Merloni nasce nel 1963 su iniziativa dell'industriale Aristide Merloni, con la volontà di sostenere la crescita dell'Appennino Marchigiano. A partire dalla metà degli anni '70, il suo ruolo si trasforma da catalizzatore di attività economiche in istituto di cultura e ricerca, con lo scopo di mantenere un impegno su attività di sviluppo, analisi economica e sociale, supporto a progetti culturali e attenzione verso situazioni di particolare impellenza, come è il caso dello scenario venutosi a creare dopo il sisma.


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lunedì 30 ottobre 2017

Sisma Centro Italia - Wired Italia e ActionAid presentano “Immersi nel cratere”: reportage a 360° nel Centro Italia colpito dal terremoto

Wired Italia e ActionAid presentano "Immersi nel cratere":
un'esperienza a 360 gradi nel Centro Italia colpito dal terremoto

Uno storytelling interattivo in prima persona per raccontare la voglia di restare e ricominciare

Wired e ActionAid presentano "Immersi nel Cratere", un reportage interattivo  a 360° che trasporta il pubblico nelle condizioni di vita in Centro Italia a oltre un anno dalla prima scossa di terremoto. Quattro testimoni incarnano la capacità di reagire al disastro, accompagnando lo spettatore in un'esplorazione immersiva, raccontando speranze, paure e aspettative. "Immersi nel Cratere" è un racconto in prima persona, senza mediazioni di alcun tipo.

Il reportage interattivo, disponibile online sulla homepage della testata Wired, è aperto da una panoramica del Monte Vettore, che permette all'utente di porsi nella condizione migliore per proseguire l'esperienza. L'utente potrà muoversi in questo spazio e cliccare sulle foto dei personaggi presenti per accedere ai reportage che raccontano la storia di quattro protagonisti.  Ogni reportage, della durata di circa quattro minuti, approfondisce un aspetto specifico legato al post-sisma. Gli spettatori viaggeranno insieme a Maurizio, dirigente scolastico di Camerino che è riuscito a garantire lo svolgimento delle lezioni anche durante l'emergenza; Stefano, fornaio di Arquata del Tronto con un grande amore per la sua terra e il suo lavoro; Assunta, tessitrice di Campotosto che sta facendo tutto il possibile per proseguire la sua professione nel paese in cui è cresciuta; Martina, giovane di Visso con la passione per il pattinaggio artistico a cui ha dovuto rinunciare dopo il crollo del palazzo del ghiaccio.

"Immersi nel cratere" intende portare lo spettatore dentro la realtà delle zone colpite, dove le comunità stanno cercando di riappropriarsi dei loro territori e ricominciare a vivere nonostante le molte difficoltà. A oltre un anno dalla prima scossa del 24 agosto 2016, la ricostruzione non è ancora cominciata e lo stato di emergenza è stato prolungato fino al 28 febbraio 2018. La rimozione delle macerie procede molto a rilento, mentre il numero degli sfollati è di 30mila.

L'impegno di ActionAid: il progetto SIS. M. I. CO.

L'intervento di ActionAid è cominciato subito dopo le prime scosse del 24 agosto, che hanno colpito il Centro Italia. Forte dell'esperienza maturata a seguito dei terremoti dell'Aquila nel 2009 e in Emilia Romagna nel 2012, attraverso il progetto SIS. M. I. CO. ActionAid intende garantire informazione trasparente, ascoltare i bisogni delle comunità e agevolare il dialogo con le istituzioni, nonché monitorare la gestione dell'emergenza e della successiva ricostruzione. L'intervento è strutturato su quattro pilastri fondamentali: una piattaforma informativa, l'attività con le scuole, il supporto alle comunità e all'associazionismo, i servizi alla cittadinanza.

sabato 10 giugno 2017

Sviluppato il Sistema di rilevamento anticipato delle onde sismiche - comunicato stampa

Un ricercatore italiano della provincia di Foggia, Antonio Coscia, della Ensimec Srls, giovane azienda di ricerca elettronica, di sicurezza e brevetti con sede a Roma, ha sviluppato un dispositivo (brevettato) per la prevenzione e controllo dei terremoti con l'intento di rilevare anticipatamente l'arrivo delle onde sismiche e mettendo in sicurezza l'area dove lo stesso è stato installato. 

Il dispositivo attualmente è all'attenzione di importanti enti di ricerca mondiale e di protezione civile.

In generale i terremoti sono causati da improvvisi movimenti di masse rocciose (più o meno grandi) all'interno della crosta terrestre e si manifesta attraverso onde sismiche.

Le stesse sono rilevabili e misurabili attraverso particolari strumenti detti sismografi, usati comunemente dai sismologi, e visualizzabili su sismogrammi. Le onde sismiche si distinguono in tre tipi:

Onde di compressione o longitudinali (P)
Le onde longitudinali fanno oscillare le particelle della roccia nella stessa direzione di propagazione dell'onda. Esse generano quindi "compressioni" e "rarefazioni" successive nel materiale in cui si propagano.

Onde di taglio o trasversali (S)
Le onde S, ovvero onde "secondarie", si propagano solo nei solidi perpendicolarmente alla loro direzione di propagazione (onde di taglio).

Onde superficiali (R e L)
Le onde superficiali, a differenza di ciò che si potrebbe pensare, non si manifestano nell'epicentro, ma solo ad una certa distanza da questo.

Tali onde sono il frutto del combinarsi delle onde P e delle onde S, e sono perciò molto complesse.

A differenze degli strumenti di rilevazione esistenti l'unità di controllo P.C.S. rileva anticipatamente proprio queste onde e ne monitora l'andamento nel tempo.

Scenari Operativi
L'unità di controllo P.C.S. (prevenzione controllo sisma) è indicata per utilizzi civili ed in particolare per applicazioni di tipo "Environmental" per il monitoraggio di quei territori a rischio sismico e vulcanico nei quali un intervento tempestivo può salvare vite umane.

L'unità P.C.S. può anche essere integrata in sale di comando e controllo della Protezione Civile nazionale, distribuita in sezioni locali oppure utilizzata come "nodo" di una rete di Geo-stazioni di rilevamento Sisma ed eventi ambientali regionali, le applicazioni sono molteplici.

I mercati di riferimento sono quei paesi a forte rischio sismico come Europa (tra cui l'Italia), America, Asia (tra cui Giappone, Iran e Russia).

Sono stati individuati nr. 4 possibili scenari, tutti applicabili in un territorio a forte rischio sismico tra cui anche quello italiano:

1. Sisma in territorio aperto (territori sismici in genere e zone ad innevamento naturale di montagna);

2. Monitoraggio di eventi sismici in aree in cui sono presenti Infrastrutture Critiche (dighe, Centrali elettriche, centrali nucleari, aree industriali chimiche e petrolchimiche, etc.);

3. Sisma in strutture chiuse o terreni critici (sottostazioni elettriche, miniere, monitoraggio di terreni argillosi ad alta franosità, etc.);

4. Bio-edilizia ed edilizia tradizionale per la costruzione ed il monitoraggio di manufatti realizzati secondo le norme e le tecniche antisismiche.

Descrizione
L'unità di controllo P.C.S. si presenta in un contenitore metallico di dimensioni ridotte al cui interno risiedono le quattro principali unità:

1. Alimentatore-carica batteria/batteria (long life);

2. Unità Rilevatrice ed Elaborazione a Microprocessore;

3. Unità Logica Gestione Parametri ed Eventi;

4. Interfaccia gestione uscite.

L'unità di controllo P.C.S. è un "portable Device" con un tempo di deployment programmabile e che può funzionare sia alimentato da rete sia a batteria, al quale si deve connettere una "tastiera di comando e gestione" dedicata (quinto componente del sistema) per la gestione ed il controllo delle funzionalità della unità di controllo P.C.S.. È preferibile installare la centrale su strutture portanti o piastre amplificanti ed inoltre l'apparecchiatura si auto calibra, ovunque dove viene posizionata o installata, tempo massimo d'installazione 15 minuti.

Le visualizzazioni dello stato e gestione della rete (tramite tastiera) possono essere monitorate e controllate anche a distanza. Inoltre è in grado di trasmettere richieste di assistenza tecnica, tutto in automatico (altre descrizioni sono per ora riservate)

Roma, 10 giugno 2017


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lunedì 31 ottobre 2016

Il vero terremoto è dopo!

Norcia: la basilica di San Benedetto crollata diventa il simbolo del sisma

Guardate bene l’immagine della Basilica di Norcia, li c’è parte della nostra cultura, storia, tradizioni, amore per la terra. 

C’è amore e dolore. 
In quel luogo troverete anni di battesimi, matrimoni, comunioni, cresime corse all’oratorio, ma anche tanti, tantissimi funerali.

Guardate bene l’immagine devastata dall’ennesima scossa e dite addio a parte del patrimonio storico italiano, che rappresenta il 70% di tutto quello che potete trovare il questo mondo.

Quello che io definisco il “petrolio italiano”

Eppure nonostante tutto questo scempio, il “fancazzismo della rete” riesce a partorire anche in questa occasione, perle di saggezza.

Basta leggere i commenti rivolti ai fedeli che si sono messi a pregare davanti alla basilica, a chi trova divertente il crollo di una chiesa, alla continua ricorsa dei numeri per identificare l’entità della scossa, a politici pronti a cavalcare il proprio “credo” politico o peggio all’inerzia di chi ci governa nel gestire una serie di eventi che si stanno susseguendo da fine agosto.

E pensare che in fondo quelle persone che stanno pregando cercano di trovare un supporto, un conforto sapendo di non avere più nulla e tu che sei seduto, al caldo dietro una tastiera, ti permetti di criticare il “Dio” e di rammentare che con la preghiera non si risolve nulla. 


Già non si risolve nulla se chi la riceve ha il nulla nell’anima. 
Se non si ha lo spirito e la fede per comprendere la vera natura di una preghiera, l’atto che si cela dietro, difficilmente potrai capire che cosa hanno bisogno quelle persone. 

E pensare che per queste persone basterebbe ad esempio, offrire parte di quel supporto logistico e abitativo che viene offerto ad altri disperati che arrivano oltre mare. 

Sfortunatamente il quel caso esistono interessi economici e politici che nulla hanno a che fare non il concetto di “razzismo”.

E allora che fare? 

Ci sarebbero tante cose da fare che ognuno di noi potrebbe nel suo piccolo.

Tante cose immediate fosse anche una semplice preghiera o un semplice sacco a pelo comprato e inviato a chi no ha più nulla. 


Tante cose, come decidere di trascorrere la propria vacanza invece che all’estero nel nostro Paese e spendere i soldini tra la gente che sta cercando di ricostruirsi una vita. 

Alzi la mano quanti di voi, “leoni dietro le tastiere”, siete andati in vacanza dal 2009 ad oggi nell’Abruzzo e nelle Marche? 

Quanti di voi acquistano l’olio, il vino e i prodotti marchigiani e umbri? 

Quanti di voi conoscevano l’esistenza di Amatrice, dei Monti Sibillini o dell’entroterra marchigiano. 

Ecco, tante cose si potrebbero fare sia pratiche sia di spirito, dopo il terremoto per aiutare chi ha bisogno e per nutrire il proprio spirito e la propria anima. 
Già ma a priori occorre che l’anima esista.


il bubris cristiano fabris

Contagio sismico, cos'è? Ce lo piega una nota del CNR - Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria

Norcia: la basilica di San Benedetto crollata diventa il simbolo del sisma

Ogni volta che si sviluppa un terremoto lungo una superficie di faglia, la zona ipocentrale si scarica (rilassamento) e vengono caricati i volumi adiacenti (lateralmente) alla faglia stessa. 

Tali volumi, sottoposti ad un nuovo stato di stress, possono cedere (rompersi) e generare terremoti a loro volta.

Sono processi di propagazione laterale della sismicità (contagio) relativamente frequenti, già osservati in altre aree sismiche della Terra come per esempio in Turchia, California e Haiti.
 

Questo processo sta coinvolgendo l’Appennino centrale in questi mesi. 

Il terremoto si è spostato da Amatrice verso nord, nell’area di Visso e Ussita, e da questi luoghi oggi nuovamente verso sud nell’area di Norcia, dove il terremoto di Amatrice di agosto si era arrestato. 

Gli intervalli di tempo tra un terremoto forte ed una altro forte adiacente possono essere di anni o decine di anni, ma anche giorni o mesi come sta accadendo oggi in Appennino centrale.
 

Purtroppo non siamo in grado di prevedere quando e come tale sequenza sismica andrà a scemare, né possiamo in linea teorica escludere altri terremoti forti come e più di quelli avvenuti fino ad oggi in aree adiacenti a quelle colpite in questi mesi.
 

Va però detto che se da una parte questa sequenza è fortemente preoccupante, dall’altro lato la propagazione laterale fa sì che si verifichino una serie di terremoti forti ma non fortissimi. 

Molto peggio sarebbe se tutti questi segmenti della facomunicaglia (Amatrice, Visso, Norcia) si fossero mossi tutti insieme generando un terremoto di magnitudo almeno 7.0.

venerdì 26 agosto 2016

Antonio Coviello del Cnr-Iriss: "in Italia basterebbe un centinaio di euro l'anno per assicurare ogni abitazione contro il rischio terremoti o alluvioni. È opportuno prevedere un sistema riassicurativo pubblico-privato che consenta la riqualificazione edilizia e garantisca, in caso di calamità naturali, risarcimenti adeguati, certi e in tempi rapidi".

In Italia i danni causati da catastrofi naturali sono stati risarciti tramite interventi ex post, generalmente ricorrendo a finanziamenti ad hoc. 

Per tali eventi, dal 1997 al 2003, sono stati stanziati 32 miliardi di euro (fabbisogno finanziario stimato), di cui il 30% per le abitazioni civili. 

L'importo realmente assegnato, in realtà, è quantificabile in 13,5 miliardi, di cui il 35% per abitazioni civili (Dati Ania-Dipartimento protezione civile). 

Secondo i dati della Banca d'Italia del 2013, quasi il 40% delle abitazioni italiane (10,6 milioni) sono soggette a rischio sismico, ossia appartengono alla fascia 1 o alla fascia 2, mentre oltre il 55% dei comuni ha un rischio elevato o molto elevato di alluvioni. 

Per affrontare queste problematiche, e anche per ovviare al malcontento derivante dall'inefficiente utilizzo delle risorse destinate al riguardo (basti pensare alla ricostruzione delle abitazioni distrutte nel terremoto campano del 1980), si è pensato da tempo di ricorrere ad un sistema assicurativo pubblico-privato, cosa che avviene anche all'estero: per esempio in Francia esiste una cassa centrale di riassicurazione, cioè un sistema che permette alle assicurazioni di garantirsi a loro volta con lo Stato, che funge per l'appunto da riassicuratore di ultima istanza, onde evitare che le compagnie possano trovarsi sprovviste dei mezzi necessari per ottemperare ai risarcimenti previsti. 

Situazione simile è possibile trovare anche in Belgio, Spagna, Regno Unito e Germania. 

La stima dei costi complessivi del dissesto idrogeologico e dei terremoti, in Italia, è variabile ma può essere stimata, dal 1944 al 2013, in circa 254,3 miliardi di euro, cioè circa 3,7 miliardi di euro l'anno. 

Il 75% di questa cifra, ossia 190 miliardi di euro (2,8 l'anno), è relativo ai soli terremoti.

Una cifra enorme è relativa al periodo dal 2010 al 2012, annate caratterizzate dai danni conseguenti il terremoto dell'Aquila e da quelli del terremoto in Emilia oltre che da varie alluvioni, durante cui dissesto idrogeologico e sismi sono costati al nostro Paese oltre 21 miliardi di euro (7,3 l'anno).

Analizzando esclusivamente i terremoti, inoltre, si può notare una stima di 176 miliardi di euro per i danni dal 1944 al 2009 e di ben 14 miliardi dal 2010 al 2012, cifra che tiene conto della ricostruzione delle infrastrutture e del soccorso (Fonte: Elaborazioni Cresne).

Se analizziamo le aree geografiche, notiamo che il rischio sismico per le abitazioni è particolarmente elevato nel Sud, dove sfiora il 68%, mentre il centro Italia si attesta al 40,3% di abitazioni a rischio. 

Al Nord-Est i dati si attestano sul 22,2%, mentre scendono al solo punto percentuale se preso in considerazione il Nord-Ovest (Elaborazioni Cresne su Dati Istat e Protezione Civile). 

Delle abitazioni a rischio, ad oggi, solo l'1,65% risulta assicurato, per una stima del valore di 85 miliardi di euro, secondo i dati delle compagnie assicuratrici. 

Attivare una partnership pubblica e privata che preveda una franchigia minima a carico dell'assicurato (a seconda del rischio della zona), una copertura assicurativa a carico del proprietario e un sistema di riassicurazione pubblico anche a livello internazionale permetterebbe, in caso di calamità particolarmente catastrofiche, di moderare l'intervento dello Stato, secondo il sistema in uso in molti Paesi europei. 

Si potrebbero prevedere in parallelo da una parte il sistema di protezione e prevenzione classico, dall'altra un sistema di risarcimenti certi in tempi rapidi, attuabili necessariamente in abbinamento al sistema riassicurativo che aiuterebbe anche a chiarire gli effettivi costi, i risarcimenti dovuti e le relative tempistiche. 

L'assicurazione fungerebbe inoltre da utile incentivo verso la prevenzione e l'innovazione tecnologica per la messa in sicurezza delle abitazioni, alle quali va naturalmente abbinata.

L'Ania ha calcolato che, in media, con 100/150 euro l'anno ogni appartamento potrebbe assicurarsi da eventualità calamitose. 

Oggi il cittadino-contribuente italiano non è abbastanza consapevole che anche senza sostenere direttamente il costo di una polizza in realtà spende soldi per gestire gli effetti delle calamità, senza però alcuna certezza sul quanto né sul quando del risarcimento dovuto.



Nota stampa di Antonio Coviello, ricercatore Iriss-Cnr e docente di marketing assicurativo delll'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli



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