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domenica 1 novembre 2015

"Aguas de Oro". Il Reportage di SIMONA CARNINO sulla storia di Máxima Acuña Chaupe, la peruviana in lotta da decenni per la difesa della sua terra


Sommario
I.  Yanacocha e Máxima: una questione di terra o Terra?

II. Alla ricerca dell’oro tra Yanacocha e Conga.

III. Repressione della protesta e privatizzazione della polizia.

EPILOGO: la spina nel fianco di Yanacocha.


PROLOGO
Per arrivare da lei è necessario un permesso di transito, dichiarare il numero del passaporto, la targa del proprio veicolo e mostrare motivazioni convincenti.
Si è obbligati a passare per un check-point che ostruisce l’unica strada adatta ai mezzi a quattro ruote.

Lì alcuni funzionari di un’impresa privata controllano i documenti con l’autorità che si addice a uno Stato più che a un’azienda. E non è sufficiente.
É una telefonata che arriva dai piani alti che decide il destino del viaggiatore.
 
Alla fine, se si è fortunati, si arriva. Non nella cella di un criminale ad alta pericolosità. Ma a casa di una contadina peruviana che vive a 4200m nelle Ande, a nord della città di Cajamarca.

Máxima Acuña Chaupe ha sorriso da lontano quando ci ha visto alla sommità della collina che sovrasta la sua terra. Sa che ci vuole una volontà di ferro per raggiungerla.


I. Yanacocha e Máxima: una questione di terra o Terra?
Nella provincia di Celendin, a 77 chilometri da Cajamarca, a nord del Perù, la libertà di movimento è stata ridotta ai minimi termini, da quando la multinazionale Yanacocha, di proprietà della Newmont Corporation, ha acquistato i terreni della zona per ampliare la miniera d’oro omonima e sviluppare il progetto estrattivo Conga.

Ha comprato anche la strada pubblica che conduce a casa di Máxima e alla comunità di Santa Rosa, dove vivono circa 200 famiglie.
Yanacocha possiede tutto, tranne una terra.

Da 24 anni, Máxima Acuña Chaupe, 44 anni e meno di un metro e cinquanta di altezza, vive a Tragadero Grande, nei suoi 24,8 ettari farciti d’oro, e non intende andarsene.

Mentre le sue mani laboriose scorrono tra il coltello e la buccia delle patate che affetta fini per il minestrone, inizia a raccontare e le parole si mischiano allo scroscio della pioggia che si abbatte sul tetto di lamiera.

Ricorda il 9 agosto del 2011, quando Yanacocha, con le ruspe e il consenso della polizia, ha tentato di sgomberarla per conquistarsi a forza il pezzo mancante al suo piano.

Eppure Máxima ha ottenuto legittimamente il suo campo nel 1994. Così dicono i documenti.

Nelle zone alto-andine le terre sono proprietà delle comunità che le danno in concessione ai contadini. Si può vendere unicamente se i 2/3 della collettività firmano il consenso, insieme a chi detiene il possesso della singola parcella.

Nel 1996 Yanacocha ha comprato centinaia di ettari direttamente dalla comunità di Sorochuco, tra cui, a suo dire, anche il terreno di Máxima. Lei però non è stata interpellata e, ignara della compravendita, non solo ha rischiato di essere cacciata a forza, ma è stata denunciata per aver invaso illegalmente il suo stesso terreno.

Se si tratta di un escamotage della multinazionale per accaparrarsi Tragadero Grande, verrà deciso dal giudice che nei prossimi mesi si pronuncerà sulla proprietà. Al momento l’accusa di usurpazione è decaduta. Dopo quasi 4 anni di processo penale, il 17 dicembre 2014 Máxima è stata riconosciuta innocente dal tribunale di Cajamarca.

Ma Yanacocha non si arrende. Incuranti di un processo in corso, convinti che Máxima sia nel torto, gli uomini della vigilanza privata dell’azienda intervengono fisicamente nel terreno per rimuovere ogni attività vitale della donna.

A luglio 2015 la casa di Máxima era un campo bombardato di macerie. Terra smossa al posto del recinto per i porcellini d’india. Un rettangolo di pietre grigie a ricordo di una casa in costruzione e zolle bruciate dove prima c’era un campo di patate. «A volte, di notte, qualcuno in cavallo gira intorno alla nostra casa. Li sento sempre più vicini. Si fermano e poi se ne vanno». dice con la voce un po’ rotta Máxima.

E così nel tentativo di difendere un diritto amministrativo, una proprietà che suppone sia sua, la Corporation lede i diritti umani di un’intera famiglia.

Mentre Yanacocha pensa che il conflitto giri intorno a una terra, Máxima parla di Terra.

La sua resistenza non è solo difesa legittima di un possesso. Máxima, come gran parte della popolazione della regione, è in pié de lucha contro il progetto Conga nel suo insieme. Si sente investita della responsabilità di difendere il territorio dall’attacco della multinazionale che al posto di cinque laghi sorgivi e del paramo alto-andino vorrebbe una miniera d’oro a cielo aperto.

Se Máxima non lascia la sua casa, Conga no va e la Newmont rischia di perdere il corrispettivo economico di 11.3 milioni di once d’oro e 3.1 miliardi di libbre di rame, la quantità di minerali che si stima estrarre nei prossimi 19 anni.

Chi rappresenta la multinazionale crede che la resistenza ambientalista della contadina sia verde come i dollari che spera di ottenere per abbandonare le sue terre.

Mentre la guardo mescolare la zuppa che bolle nella marmitta nera e consunta, Máxima non nasconde la sua condizione. Vive senza luce, senza sistema fognario, senza acqua corrente e senza riscaldamento in una terra che splende a 18 gradi di giorno e gela a  meno 5 gradi di notte. Ma non è interessata neppure a un grammo d’oro che c’è poco sotto al suo materasso.

Intanto scende l’imbrunire e dietro alla sua testa, a 200 metri, si vede il profilo nero di un recinto che, come una gabbia, corre intorno al suo terreno. È una delle ultime installazioni di Yanacocha che ufficialmente serve per delimitare le sue proprietà, ma di fatto pone Máxima e la sua famiglia in una situazione di detenzione. I sentieri montani sono stati ostruiti e l’unica via d’uscita è la strada sterrata di proprietà dell’azienda che passa vicino a un avamposto dove gli uomini di vigilanza dovrebbero allevare gli alpaca, ma che in pratica trascorrono il tempo guardando e fotografando ciò che accade nella casa della donna.

Il disagio di mangiare sotto gli occhi di qualcuno che osserva da distante, è palpabile. Máxima non se ne va da lì. “Che tosta che è”, penso. Lei intercetta il mio sguardo e sorride. Poi passa un piatto fumante ai suoi commensali, accartocciati su piccole panche accanto alle braci scoppiettanti della cucina.


II. Alla ricerca dell’oro tra Yanacocha e Conga
Yanacocha in quechua significa laguna nera. Una volta era un lago sorgivo incastrato tra i 3500m e i 4200m nella zona di Cajamarca. 

Nel suo nome si vedono le ombre scure che le nuvole, più vicine alla terra, disegnavano sulle sue acque. Oggi la Yanacocha cristallina non c’è più. Al suo posto, acquisendo il nome in modo beffardo, c’è una Yanacocha d’oro, una multinazionale e un’omonima miniera a cielo aperto.

Dal 1993 la compagnia, proprietà al 51,35% della nordamericana Newmont, al 43,65% della peruviana Buenaventura e al 5% dell’International Finance Corporation, agenzia della World Bank, ha estratto 35milioni di once d’oro. Per ottenere un’oncia, corrispettivo di 7 fedi nuziali classiche da 4 grammi, bisogna frantumare tra 1,5 e 2 tonnellate di roccia e utilizzare la tecnica della lisciviazione, un processo in cui il materiale viene attraversato da una soluzione di acqua e cianuro che permette di separare l’oro da altri minerali.

Barre da 22 kg al 30% di oro e al 70% di argento prendono il volo dal Perù per raggiungere gli impianti di raffinazione della Newmont in Svizzera. Da lì escono lingotti di oro puro che alimentano il circuito delle Banche Nazionali, come dichiarato dalla stessa azienda, e l’industria orafa.

Yanacocha sta per morire. Le riserve auree si estingueranno in 5 anni. Per questo, fin dal 1996 l’azienda ha cominciato a fiutare l’oro, ma anche il rame, in zone limitrofe, trovandolo nella provincia di Celendin, dove ha iniziato ad accaparrarsi le terre per lo sviluppo del progetto Conga, con un investimento di 4,8 milioni di dollari.

Alle sue spalle il favore del Governo peruviano, aperto fin dal primo mandato di Alan Garcia alla presenza di investitori stranieri, con una maggioranza attuale di aziende statunitensi e cinesi. La World Bank, nonostante dichiari l’ interesse a promuovere modelli sostenibili che coinvolgano le piccole comunità, ribadisce dalla pagine del suo sito che l’alleanza con il Perù si basa sulle priorità economiche del Paese.

E su questo il Governo non ha dubbi: con un investimento di 34milioni di dollari negli ultimi 4 anni il settore estrattivo è volato alle stelle. Il 20% del territorio è in concessione ad aziende minerarie, portando il Perù al 35esimo posto al mondo in quanto a clima favorevole agli investimenti, ma nella top 10 dei Paesi dilaniati da conflitti ambientali, secondo l’Environmental Justice Atlas.

Lo Stato ne guadagna in parte. La Newmont paga il 30% sulle rendite. Un contratto solo all’apparenza favorevole, perché all’azienda è sufficiente dichiarare un passivo per azzerare l’utile dello Stato. A questo si somma la mancanza di un’imposta fissa per ottenere il diritto a estrarre i minerali. Così decise negli anni Novanta Alberto Fujimori con l’obiettivo di preservare la competitività del Paese. In questa storia, la distruzione del territorio non ha un prezzo. Se viene trovato l’oro, l’azienda paga, altrimenti pazienza.

Il progetto Conga prevede la distruzione della laguna Azul, Perol, Chailluagón, Empedrada per la realizzazione di due miniere a cielo aperto, due depositi di materiali di scavo e spianate per installazioni per un netto di 3000 ettari di flora e fauna cancellata. L’azienda prevede la realizzazione di quattro bacini artificiali con una portata d’acqua maggiore dei laghi naturali.

Ma per la popolazione di Celendin, Cajamarca e Hualgayoc le lagune sono molto di più di riserve d’acqua. Fanno parte di un bacino idrogeologico complesso da cui nascono i 5 fiumi che scendono verso le tre province. Gli scavi di Conga potrebbero danneggiare il sistema di vasi comunicanti del bacino, pregiudicando l’irrigazione di circa 25mila ettari.

In 22 anni di miniera, Cajamarca ha fatto i conti con razionamento di acqua e inquinamento. Teofilo Castrecòn, un contadino della comunità di San José, racconta che nel 2014 la pioggia, filtrata nei depositi di materiali di scavo della miniera, è scesa a valle contaminando il piccolo rio che attraversa il suo villaggio. Decine di capi di bestiame sono morte abbeverandosi alle sue acque, con un conseguente impoverimento dei loro proprietari.

«Ci impegneremo a migliorare la qualità dell’acqua di San José e delle comunità limitrofe» commenta Javier Velarde, il direttore di Yanacocha, ma intanto i contadini della zona ogni giorno camminano un’ora per poter riempire taniche di acqua salubre.

E mentre l’azienda cerca di mettere in moto Conga promettendo un’impennata del benessere, Cajamarca è la regione più povera del Perù, con il 52% della popolazione in povertà monetaria. Máxima fa parte della percentuale che va per la maggiore, con almeno 700mila abitanti della zona.


III. Repressione della protesta e privatizzazione della polizia
Mentre arranco alle sue spalle, tra le colline bruciate dal sole, Máxima mi dice che le lagune sono madri.  Antiche, femminili e generatrici. Divinità di terra e acqua che tessono interdipendenze tra flora, fauna e gli esseri umani che ne beneficiano.

I guardiani delle lagune sono i custodi di questo culto. Tra loro c’è anche Máxima, c’è Edilberto che vive nella comunità di Santa Rosa, ma studia legge a Cajamarca, c’è Milton Sanchez, uno dei leader della protesta, c’è Marco Arana, candidato alle presidenziali del 2016, ci sono gli allevatori di Celendin, le massaie della comunità di San Marcos, i venditori di formaggio di Cajamarca. Migliaia di persone che chiedono un modello di sviluppo di lungo periodo in relazione di reciprocità e armonia con il territorio.

Sanno che protestare costa caro.
Negli scontri del 2012 contro la politica estrattiva di Humala Ollanta a Cajamarca, 5 persone persero la vita nel giro di 24 ore.

Lo Stato centrale scatenò la Dinoes, divisione delle operazioni speciali del corpo di polizia, nata nel 1987 per fronteggiare terrorismo, narcotraffico e criminali ad alta pericolosità. Con un unico comando, Humala ammise che la protesta ambientalista doveva essere schiacciata come si fa con il nemico in guerra.

Nel suo piccolo ufficio di Cajamarca, Mirtha Vasquez, l’avvocata di Máxima, si morde il labbro inferiore mentre pensa al numero di contadini a cui ha fornito assistenza. «Ho perso il conto. Credo siano 300. Alcuni di loro hanno incassato 50 denunce a testa. Yanacocha sostiene che senza il consenso del popolo non continuerà il progetto Conga, ma intanto usa lo strumento legale e la violenza contro chi mette in discussione il suo operato. Il tutto con il beneplacito delle autorità del nostro Stato» spiega Mirtha.

Ai servigi di Yanacocha c’è Securitas, un’impresa di sicurezza privata armata fino ai denti. Ma se si sente minacciata, la multinazionale può fare affidamento anche sulla polizia nazionale peruviana, che all’occorrenza può essere privatizzata.

L’articolo 51.1 della legge 27238 permette la firma di accordi tra la polizia dello Stato e i privati. La forza pubblica può fornire a un’impresa fino a 30 unità al giorno per attività di protezione di persone, beni e installazioni.

I poliziotti possono essere contrattati durante il loro normale orario di lavoro oppure nel loro tempo libero. Nel primo caso l’azienda privata paga una percentuale al singolo e un corrispettivo alla polizia, nel secondo caso i soldi sono intascati solo dall’agente.

Tra un militare che lavora nella polizia e un collega che presta servizio per l’impresa non c’è differenza. Entrambi indossano la divisa e abbracciano le armi dello Stato. Entrambi giureranno di svolgere servizio pubblico. Ma uno dei due difende interessi privati.

Un contadino che manifesta di fronte ai cancelli di Yanacocha non capirà mai se chi lo attacca ha ricevuto un ordine da un colletto bianco aziendale o dallo Stato. E senza saperlo, sarà colpito da entrambi.

EPILOGO
La spina nel fianco di Yanacocha.
Máxima fa paura a Yanacocha. Anche se il direttore dell’impresa dice no, l’accanimento nei confronti della donna sembra dire sì.

In questa storia Yanacocha ha già perso. Se anche Tragadero Grande fosse suo, ha comunque perso. Ha perso la faccia di fronte alla comunità internazionale per i metodi inumani e degradanti utilizzati in una guerra contro una contadina in nome di 25 ettari scarsi.

E ha paura di Máxima, perché lei rappresenta un precedente inaccettabile. Una contadina che tiene testa ai grandi interessi economici, pronta a vendere le sue vacche per pagarsi un processo. Una donna che ha osato pretendere gli stessi diritti di una multinazionale, comunicando coi fatti che è legittimo difendere un territorio.

E Máxima ha già vinto. Vince quando sta seduta a filare o raccoglie la valeriana. Vince quando riprende ancora una volta la zappa in mano dopo che qualcuno le ha distrutto il campo di patate.

Quella sera, quando la lascio, mi piego e le stringo le mani. Lei ha la voce rotta. Io ho la faccia arsa e lo stomaco chiuso. La ringrazio per le colazioni e le cene. So che le sono costate più di due fedi di Cartier.

Poi prendo il cavalletto in spalla. Il mio collega e l’autista mi aspettano in cima alla collina. Arranco ancora una volta. Máxima è in piedi sull’aia. Sulla mia schiena sento il suo sguardo orgoglioso che mi sospinge. E non mi giro più indietro.


SIMONA CARNINO

"Aguas de Oro", la resistenza di Máxima Acuña Chaupe contro Yanacocha, la più grande miniera d’oro dell’America Latina.



Nella provincia di Celendin, a 77 chilometri da Cajamarca, a nord del Perù, la libertà di movimento è stata ridotta ai minimi termini, da quando la multinazionale Yanacocha, di proprietà della Newmont Corporation, ha acquistato i terreni della zona per ampliare la miniera d’oro omonima e sviluppare il progetto estrattivo Conga. 
Ha comprato anche la strada pubblica che conduce a casa di Máxima e alla comunità di Santa Rosa, dove vivono circa 200 famiglie. Yanacocha possiede tutto, tranne una terra.

Da 24 anni, Máxima Acuña Chaupe, 44 anni e meno di un metro e cinquanta di altezza, vive a Tragadero Grande, nei suoi 24,8 ettari farciti d’oro, e non intende andarsene.
Mentre le sue mani laboriose scorrono tra il coltello e la buccia delle patate che affetta fini per il minestrone, inizia a raccontare e le parole si mischiano allo scroscio della pioggia che si abbatte sul tetto di lamiera.
 
Ricorda il 9 agosto del 2011, quando Yanacocha, con le ruspe e il consenso della polizia, ha tentato di sgomberarla per conquistarsi a forza il pezzo mancante al suo piano.
Eppure Máxima ha ottenuto legittimamente il suo campo nel 1994. Così dicono i documenti.

Nelle zone alto-andine le terre sono proprietà delle comunità che le danno in concessione ai contadini. Si può vendere unicamente se i 2/3 della collettività firmano il consenso, insieme a chi detiene il possesso della singola parcella.

Nel 1996 Yanacocha ha comprato centinaia di ettari direttamente dalla comunità di Sorochuco, tra cui, a suo dire, anche il terreno di Máxima. Lei però non è stata interpellata e, ignara della compravendita, non solo ha rischiato di essere cacciata a forza, ma è stata denunciata per aver invaso illegalmente il suo stesso terreno.

Se si tratta di un escamotage della multinazionale per accaparrarsi Tragadero Grande, verrà deciso dal giudice che nei prossimi mesi si pronuncerà sulla proprietà. Al momento l’accusa di usurpazione è decaduta. Dopo quasi 4 anni di processo penale, il 17 dicembre 2014 Máxima è stata riconosciuta innocente dal tribunale di Cajamarca.

La storia di Máxima Acuña Chaupe è stata raccontata da Simona Carnino in un video presentato il 7 ottobre al Festival Cinemabiente di Torino.

Qui di seguito
il video.



Il reportage completo è disponibile sul sito 
www.aguasdeoro.org

Aguas de Oro ha vinto il primo premio del progetto europeo Dev Reporter Grant, è stato realizzato con la collaborazione della ong torinese M.A.I.S. e ha ricevuto il patrocinio di Amnesty International.

Previdenza: a New York importante incontro promosso dall'on. Nissoli (PI) con i dirigenti Inps

(New York, 1 Novembre 2015) - Si è' svolto il 30 ottobre scorso alle 19, presso il Consolato generale d'Italia, l'atteso convegno promosso dall'On. Nissoli sulla previdenza italiana in Usa.

Il convegno, che è stato preceduto da un incontro tra i responsabili dei Patronati e i dirigenti Inps, Conte e Ponticelli, e' stato introdotto dal Console Generale, Natalia Quintavalle, ed a seguire un breve saluto del membro del Cgie, Silvana Mangione, e dal saluto dell'On. FitzGerald Nissoli (eletta in Nord e Centro America). Poi, sono intervenuti l'On. Matarrese, il dott. Conte (direttore centrale Convenzioni internazionali Inps), il dott. Ponticelli (dirigente Inps) e l'On. Vargiu.

In particolare, l'On. Nissoli si è detta particolarmente felice di introdurre un convegno "che è di particolare importanza perché affronta un tema che tocca in maniera particolare la nostra Comunità che vive negli Usa ed al quale daranno risposta gli illustri ospiti che vengono dall'Italia", che ha ringraziato calorosamente per la loro disponibilità a recarsi fino a New York per ascoltare le esigenze della Comunità italiana all'estero e spiegare i problemi sul tappeto.

Inoltre, l'On. Nissoli ha ringraziato in maniera particolare il Console per la sua presenza, disponibilità e quotidiano impegno verso la Comunita' di tre grandi stati dell'America.

"Personalmente - ha spiegato la deputata - mi sono occupata della previdenza italiana all'estero con attenzione fino a presentare una mozione, come prima firmataria e con spirito bipartisan, sull'aggiornamento delle convenzioni bilaterali di sicurezza sociale. Tale mozione è stata approvata all'unanimità dall'Aula di Montecitorio, il 19 marzo 2015. Nella mozione si chiedeva al Governo, tra l'altro, di provvedere a stipulare nuovi accordi bilaterali di sicurezza sociale completando il quadro giuridico di salvaguardia dei diritti sociali e di aggiornare quelli in vigore, a garanzia di una più adeguata, efficace ed ampia tutela previdenziale. Questo anche in seguito all'evidenza della ripresa dei flussi migratori in uscita ed alla necessità di intervenire sul piano legislativo per assicurare quei diritti consolidati nel nostro ordinamento e nella cultura civile in un contesto in continuo cambiamento".

"In tale contesto - ha precisato l'On. Nissoli - con nuove figure professionali presenti nel mondo del lavoro italiano in Usa, è importante lavorare per introdurre nella Convenzione di sicurezza sociale con gli Stati Uniti quelle categorie di lavoratori finora esclusi, in particolare gli iscritti all'ex-INPDAP, ora gestita da INPS, che spesso hanno posizioni previdenziali presso tale Istituto e che non possono chiedere una prestazione causa la mancata Convenzione fra i due Paesi. Si assiste, infatti , in tali casi, ad una disparità di trattamento tra lavoratori pubblici e privati. Infatti, i lavoratori privati usufruiscono di Accordo Bilaterale Italia/USA con la Social Security Administration Statunitense (SSA). I lavoratori pubblici invece no".

"Inoltre - ha continuato la parlamentare -bisognerebbe aumentare la collaborazione tra Social Security americana ed INPS, superando i problemi legati alla privacy, in maniera che ci possa essere un più efficiente ed efficace scambio di informazioni".
Dopo gli interventi c'è stato un dibattito con molte domande in un clima molto amichevole e costruttivo. 
Insomma, un incontro che ha permesso di fare il punto della situazione e di ipotizzare conseguenti piste di lavoro sul piano parlamentare ed istituzionale per venire incontro alle esigenze della Comunità italiana che è negli Usa.

Maltempo: Coldiretti, in Calabria a rischio il 100% dei Comuni

Il maltempo si è abbattuto su un territorio fragile come la Calabria dove il 100 per cento dei Comuni ha parte dei territori a rischio per frane ed alluvioni.

E' quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che si tratta della regione con la percentuale di rischio piu' alta in Italia dove nell'82 per cento dei comuni sono  presenti aree a rischio idrogeologico. La tropicalizzazione del clima con il ripetersi di eventi estremi – sottolinea la Coldiretti - ha reso il territorio piu' vulnerabile.

Siamo di fronte - precisa la Coldiretti - ai drammatici effetti dei cambiamenti climatici che si sono manifestati quest'anno con il moltiplicarsi di eventi estremi, sfasamenti stagionali e precipitazioni brevi ma intense ed il repentino passaggio dal sereno al maltempo con vere e proprie bombe d'acqua che il terreno non riesce ad assorbire.

Sul piano strutturale a questa situazione - denuncia la Coldiretti - non è certamente estraneo il fatto che un modello di sviluppo  sbagliato in Italia ha tagliato del 15 per cento le campagne e fatto perdere negli ultimi venti anni. 2,15 milioni di ettari di terra coltivata capace di assorbire l'acqua.

Perrier rinnova la sua immagine internazionale

Perrier rinnova la sua immagine internazionale con "Extraordinaire Perrier": una vera e propria "invasione" di una serie di coloratissime mongolfiere, che nascono dalle acque e che convergono nel collo della bottiglia di Perrier.

La campagna internazionale "Extraordinaire Perrier", declinata su tutti i media (stampa, televisione, web, ecc.) sostituisce la precedente campagna "Perrier Melting", che aveva firmato tutte le presenze pubblicitarie dell'iconico brand transalpino negli anni scorsi. 

Perrier è la marca leader mondiale nel mercato delle acque minerali frizzanti. Distribuita capillarmente in tutti i continenti, vende ogni anno circa un miliardo di bottiglie in oltre 140 Paesi.

La sua elegante e originale bottiglia verde è ormai un'icona internazionale, riconosciuta da tutti a  colpo d'occhio. Frizzante come nessun'altra, Perrier è un'acqua minerale naturale: purissima, contiene solo sali minerali (460 mg/L) e gas della sorgente (7 gr/L).

Povera di sodio, è estremamente dissetante e indicata per favorire la digestione. Da sempre il nome di Perrier è legato ai luoghi più glamour ed esclusivi: protagonista di uno stile di vita chic e anticonvenzionale, è una bevanda unica, conosciuta e apprezzata nei locali di tutto il mondo.

Moderna ed edonista, Perrier è il premium drink frizzante e naturale per tutti coloro che ricercano il massimo della freschezza; rappresenta inoltre un'alternativa all'alcool elegante e salutare, poiché non contiene zucchero, caffeina e calorie. Consumata nei bar, nei locali, all'aperto d'estate, in viaggio, alle feste, con gli amici, come aperitivo o a tavola, Perrier valorizza i cibi con la sua intensa effervescenza, da sola o come ingrediente di mille cocktail e long drink.
  
Perrier è distribuita in esclusiva per l'Italia dalla Fratelli Rinaldi Importatori di Bologna (tel. 051 4217811, fax 051 242328, e-mail info@rinaldi.biz, www.rinaldi.biz).
  


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Morando Morandini: al via il 6 novembre il progetto LA BIBLIOTECA DI MORANDO

Morando Morandini
6 – 7 NOVEMBRE 2015
RICORDO DI UN GRANDE CRITICO E UN GRANDE UOMO
 INGRESSO LIBERO

AL VIA IL PROGETTO  
LA BIBLIOTECA DI MORANDO


Venerdì 6 e sabato 7 novembre 2015 presso Spazio Oberdan e MIC - Museo Interattivo del Cinema, Fondazione Cineteca Italiana presenta un omaggio a Morando Morandini, un grande critico e un grande uomo, un ricordo a pochi giorni dalla sua scomparsa per mantenere viva la sua genialità, e contestualmente presenta l'iniziativa LA BIBLIOTECA DI MORANDO, un progetto di conservazione e valorizzazione della sterminata biblioteca di Morandini - composta da oltre tredicimila volumi, lettere, fotografie, faldoni di appunti a  partire dal 1952 - che la famiglia ha voluto depositare negli archivi della Fondazione Cineteca Italiana.

Critico e giornalista cinematografico dalla poliedrica personalità, Morando Morandini è stato essenziale per l'evoluzione linguistica dell'arte cinematografica. Era nato nel 1924 a Milano, e la sua città nel 2014 lo aveva premiato con l'Ambrogino d'oro. Nel mondo del cinema e della cultura in generale Morandini ha rappresentato un esempio unico di competenza, passione e rigore professionale e morale. Critico cinematografico al quotidiano "La Notte" (1952-1961), poi a "Il Giorno" (1965-1998), ha firmato inoltre numerose monografie su celebri registi, è stato coautore con Goffredo Fofi e Gianni Volpi di una importante "Storia del cinema" (1988) e nel 1995 ha pubblicato "Non sono che un critico", aurea sintesi della sua esperienza e del suo pensiero. Dal 1999 ha curato, insieme alla moglie Laura e alla figlia Luisa, il celebre "Il Morandini. Dizionario dei film", la cui edizione 2016 (la diciottesima) è appena uscita in libreria.

Venerdì 6 novembre presso Spazio Oberdan, a partire dalle 18.30, in programma il bellissimo documentario Je m'appelle Morando Alfabeto Morandini di Daniele Segre, in cui il critico si racconta davanti alle telecamere dell'amico regista in due momenti diversi della sua vita. Un video ritratto di un gioco intellettuale tra due amici che condividono la passione per la settima arte e ne hanno fatto un lavoro per la vita.
Prima e dopo la proiezione chiunque vorrà intervenire potrà dare la sua testimonianza sulla figura del grande critico, per una conversazione a più voci che ci sembra il modo migliore di ricordarlo.

Nel corso della serata, condotta da Luisa e Lia Morandini, sarà presentato come detto il progetto LA BIBLIOTECA DI MORANDO. Il piano prevede la creazione di uno spazio dedicato alla consultazione della vasta biblioteca di Morandini. Verrà adibito a tale scopo un luogo prezioso e simbolico per il cinema, quello che è stato sino a dicembre 2013 l'archivio/giardino della Cineteca di Milano in Via Sammartini, un luogo particolare totalmente ristrutturato ed alimentato ad energia solare, ma dove si respira ancora cinema. Contestualmente è prevista la creazione di un catalogo digitale integrato, con interfaccia 3D, dei materiali componenti il fondo Morando Morandini (lettere, fotografie, video). Il progetto include anche la creazione di una stanza delle proiezioni cui assistere a clip estratte da film legati alla carriera di Morandini, e l'organizzazione di workshop di critica per studenti ed esperti di Storia del Cinema.
Tra gli obiettivi di questo importantissimo progetto: salvaguardare i documenti del fondo Morandini provvedendo alla loro digitalizzazione; fornire uno strumento di consultazione o studio su un protagonista della storia del cinema e dello spettacolo milanesi; divulgare, più in generale, la cultura cinematografica della seconda parte del '900 mediante strumenti di facile accesso, in grado di coinvolgere il grande pubblico degli appassionati.

Sabato 7 novembre anche il MIC - Museo Interattivo del Cinema celebra il critico con la proiezione di tre lungometraggi particolarmente amati da Morandini: Prima della rivoluzione di Bernardo Bertolucci, Scarpette rosse di Michael Powell e Emeric Pressburger e Il porto delle nebbie di Marcel Carné.



PROGRAMMA OMAGGIO A MORANDO MORANDINI


Venerdì 6 novembre – Spazio Oberdan
Je m'appelle Morando – alfabeto Morandini
R., sc., fot., mont. e produzione: Daniele Segre. Int.: Morando Morandini. Italia, 2010, 53'.
Girato tra il 2004 e il 2010 a Levanto e a Milano, Je m'appelle Morando - Alfabeto Morandini è un gioco intellettuale tra due amici che condividono la passione per il cinema e ne hanno fatto un lavoro per la vita. Daniele Segre ritrae Morando Morandini nei luoghi a lui più familiari, nel silenzio dello studio di Milano e del giardino di Levanto - immerso nella carta e nei libri - e tra le strade della cittadina ligure, dove il critico scambia battute e opinioni con l'amico regista. A fare da contrappunto al racconto filmico, il suono della sua vecchia macchina da scrivere, inseparabile strumento del suo lavoro di fronte a cui si "isola" dal resto del mondo per concentrarsi esclusivamente sul proprio pensiero e quindi scrivere con una passione, una precisione e una scrupolosità da un artigiano orefice.
Il tutto sempre in nome di una scrittura densa e sintetica in cui ogni parola ha un peso specifico e un ruolo cruciale. Le lettere dell'alfabeto aprono varchi attraverso cui Morandini racconta la sua storia di critico e giornalista cinematografico, le amicizie, i suoi punti di vista sul cinema e la politica e più di tutto l'amore della sua vita, la moglie Laura. Il critico gioca anche con i decenni cinematografici, scegliendo per ciascuno un solo film, quasi come se stesse sfogliando le pagine de "ilMorandini", il suo Dizionario dei Film edito da Zanichelli. Tra i titoli scelti non può assolutamente mancare Les Enfants du paradis (1945) di Marcel Carnè, la cui celebre battuta della protagonista «Je m'appelle Garance» diventa motivo per giocare nuovamente con le parole e identificarsi subito in un'idea di cinema autoriale, romantica e rigorosa.
Presenti in sala Luisa e Lia Morandini.
Ingresso libero.

Sabato 7 novembre – MIC-Museo Interattivo del Cinema
Prima di ogni film verrà proiettata un'intervista speciale di Morando Morandini
h 15.00 Prima della rivoluzione (Bernardo Bertolucci, Italia, 1964, b/n, 112'
Protagonista della storia è Fabrizio, giovane comunista di estrazione borghese, confuso sul proprio futuro. La sua crisi si aggrava quando uno dei suoi amici si suicida. Fabrizio, fra una zia innamorata di lui e una futura sposa amata solo dalla sua famiglia, scivola in una deriva esistenziale popolata solo di dubbi.

h 17.00 Scarpette Rosse (Michael Powell, Emeric Pressburger, Uk, 1948, 133'
Una giovane ballerina dal grande avvenire è divisa fra l'amore per la danza e quello che prova, ricambiata, per un affascinante compositore. Il suo conflitto interiore, l'eterno dilemma arte-vita, si concluderà in modo tragico.

 h 19.30 Il porto delle nebbie (Marcel Carné, sc.: Jacques Prévert, dal romanzo omonimo di Pierre MacOrlan, Francia, 1938, b/n, 90' con Jean Gabin, Michel Simon)
Jean, disertore dell'esercito coloniale, si reca al porto di Le Havre per imbarcarsi clandestinamente per il Venezuela. Lungo il tragitto incontra diverse persone, fra cui Nelly. Dopo una notte d'amore Jean sorprende il vecchio e ripugnante tutore di Nelly che cerca di violentare la donna. Lo uccide, e il suo destino non sarà migliore.


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Si chiude oggi con successo la tredicesima edizione del Festival della Scienza di Genova



Genova, 1 novembre 2015. Un festival global, crocevia delle delegazioni scientifiche da tutto il mondo. Partecipato, con un pubblico che ha affollato, entusiasta, tutte le sedi di un evento sempre più diffuso e capillare. 

E più che mai ancorato nell'oggi, perché affronta le questioni di interesse pubblico, dalla salute all'alimentazione. Con oltre 180 mila visite in undici giorni e grandi ospiti internazionali: si chiude oggi la tredicesima edizione del Festival della Scienza, che dal 22 ottobre al primo novembre ha animato Genova nel segno dell'Equilibrio. 

In equilibrio lo sono stati davvero, questi giorni di invasione della città da tutte le parti del mondo, una vera capitale internazionale della scienza, quest'anno in particolare, con l'adozione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite in qualità di ospite d'onore. 

Equilibrio tra i temi dell'attualità, a cui è stato dedicato un nuovo ciclo di incontri per affrontare tutti i temi caldi che pervadono il nostro oggi, dalle vaccinazioni agli OGM, e informare i cittadini rendendoli più consapevoli. Al punto che gli scienziati, ormai, vivono il festival come piattaforma per veicolare messaggi importanti.

Ancora equilibrio, tra realtà e sogno: quell'anelito che spinge fino nello spazio, come "un moderno Ulisse alla ricerca dell'infinito". Con queste parole, il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Stefania Giannini ha presentato in un Palazzo Ducale con code da concerto rock la grande superstar del festival: Samantha Cristoforetti, @AstroSamantha. Che ha affascinato, commosso e divertito. "Eravamo un'italiana, un russo e un americano – ha raccontato, tuta spaziale e sorriso disarmante – come in una barzelletta". Riuscendo a ispirare, con il suo volo, i tantissimi giovani presenti. Tanto che un bambino ha preso in mano il microfono e le ha chiesto: "Ma per fare gli astronauti bisogna essere speciali o basta essere normali?".

Di speciale, in questa full immersion di scienza e diffusione, punto di riferimento per la divulgazione scientifica in Italia che ha coinvolto tantissimi studenti e curiosi che hanno affollato le tante sedi, invadendo in modo capillare le sedi più prestigiose della città con laboratori, conferenze, mostre e spettacoli, era – anche - il pubblico. Che ormai è affezionato al festival, tanto che qualcuno ha portato torte a chi organizza le conferenze. 

Un pubblico giovane, composto dai tantissimi allievi delle scuole, target storico e privilegiato: un'attenzione che si declina con la quarta edizione del progetto Futuro Prossimo, Nuove Prospettive per immaginare il proprio domani, il progetto Orientascienza, con cui il Festival partecipa a #costruiamocilfuturo, l'iniziativa di orientamento lanciata dalla Regione Liguria, che si sviluppa attraverso diversi eventi indirizzati agli studenti degli ultimi anni delle scuole superiori. 

E con Leggere la scienza, il progetto con cui il Festival ha aderito a Libriamoci, le giornate dedicate alla lettura a voce alta nelle scuole l'iniziativa promossa dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR) attraverso la Direzione Generale per lo Studente e dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MIBACT) - attraverso il Centro per il libro e la lettura.

"Il Festival ha ormai il carattere e la missione di servizio pubblico – spiega la presidente del Festival Manuela Arata – un punto di riferimento per informarsi su temi attuali, su cui spesso c'è molta incertezza. Questo è il luogo sempre più globale dove si incrociano le delegazioni provenienti da tutto il mondo: quella dei cinesi, da Shangai e da Pechino. Quella della Turchia, che sarà il Paese ospite l'anno prossimo, quella dal Giappone, ospite nel 2017".

"Il Festival è un luogo di formazione per eccellenza - ha sottolineato Vittorio Bo, direttore del Festival – e ci fa riflettere sull'attenzione e la qualità del pubblico. Grazie alle conferenze, agli incontri, alle mostre, si crea uno scambio che spinge alla conoscenza, alla condivisione. Alla formazione di un pensiero critico".

Il Festival della Scienza è ideato e organizzato dall'Associazione Festival della Scienza, con l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, il sostegno istituzionale di Regione Liguria, CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche, Comune di Genova, Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e Compagnia di San Paolo, storico sostenitore del Festival. 

L'edizione di quest'anno è realizzata anche grazie al supporto economico di molti altri enti sostenitori e sponsor, tra cui Commissione europea, Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Genova, Università degli Studi di Genova, INAF – Istituto Nazionale di Astrofisica, Finmeccanica, IREN, ERG, Banca Carige, Poste Italiane, Coop Liguria, Intesa Sanpaolo, Costa Edutainment, SAAR e JEOL.

I numeri
Mostre e laboratori hanno invaso Genova, con un Festival diffuso che ha visto le varie sedi – da Palazzo Ducale a Palazzo della Borsa, dall'ex Ospedale psichiatrico di Quarto fino all'Osservatorio astronomico del Righi - ancora più affollate.
  • Oltre 180 mila visite in undici giorni di Festival;
  • 311 eventi;
  • 398 relatori;
  • 52 location;
  • 27 mila visite a Palazzo Ducale, solo per mostre e laboratori;
  • 17 mila visite in Piazza delle Feste, che si è confermata una vera e propria cittadella della Scienza;
  • 10 mila visite ai soli Magazzini del Cotone, al Porto Antico.

Gli eventi più seguiti
L'attualità e le grandi sfide mondiali hanno incuriosito gli spettatori, che si sono messi in coda per Jared Diamond, fisiologo, ornitologo, geografo, autore del fondamentale saggio Armi, acciaio e malattie, vincitore del Premio Pulitzer.

Hanno affollato gli incontri dedicati alle false credenze sull'alimentazione, come quello con Tim Spector su Il mito della dieta, e per Conosci i tuoi polli, question time per sfatare le false credenze sulla nutrizione, Contro natura: dagli OGM al "bio", sulle verità nascoste del cibo che portiamo in tavola. Le nuove frontiere della biologia hanno attratto il pubblico, numeroso all'incontro con Sheref Mansy Creare una cellula artificiale e a quello dedicato al futuro della medicina Biotecnologie per la salute. 

Fino alle nuove scoperte grazie alle neuroscienze, alle scienze cognitive e all'informatica sul cervello biologico e sul suo funzionamento, raccontate da Tomaso Poggio, direttore del laboratorio di intelligenza artificiale del MIT di Boston, in Svelare il mistero dell'intelligenza. Il genetista Edoardo Boncinelli ha incantato il pubblico, raccontando il viaggio lungo sette secoli della scienza, il tempo che divide Dante Alighieri da Albert Einstein. Seguitissimi anche la dimostrazione al violino, pianoforte e lavagna di Eugenia Cheng e l'omaggio del Festival a Luca Ronconi.

Molto affollato l'incontro con Giorgio Parisi, professore di Fisica Teorica presso l'Università di Roma La Sapienza in Cercando l'infinito, l'omaggio che il Festival della Scienza ha tributato a uno dei pionieri della divulgazione: Tullio Regge. Applauditi e accolti da superstar anche i protagonisti di Rosetta, la missione che per la prima volta ha fatto atterrare un lander sul nucleo di una cometa (la 67P/Churyumov-Gerasimenko): Andrea Accomazzo, Amalia Ercoli-Finzi e Cesare Barbieri, che a Palazzo Ducale hanno raccontato la visionaria missione di vedere una cometa da vicino. Anzi: "Accarezzarla".

A cento anni dalla formulazione della Teoria della Relatività Generale da parte di Albert Einstein, la sua storia è stata raccontata da Giovanni Amelino-Camelia, che ha affascinato il pubblico della Sala del Maggior Consiglio. E ha mostrato l'equilibrio misterioso tra Einstein e Dirac, un equilibrio misterioso con Vincenzo Barone e Giulio Giorello.

Molto apprezzati gli incontri del Global Systems Science, il progetto finanziato dalla Commissione europea dedicato alla ricerca nell'ambito dell'applicazione della scienza dei sistemi e dell'analisi dei dati alle sfide globali.

La scienza si è fatta anche spettacolo: il Festival, quest'anno, ha organizzato otto rappresentazioni molto apprezzate a metà tra teatro e scienza come Light Mistery, Un equilibrio sopra la follia, Dialogo sopra una simmetria perduta e 8558 Hack.

Il festival ha fatto il pieno di eventi da tutto esaurito: come A scuola di equilibrio, 9mesi e i laboratori al Planetario INAF. Grandi numeri anche per i laboratori Diversamente equilibrati... di natura, Scienziati squilibrati, Equilibrio di Nash, MasterRobot, Light Show, il robot iCub e Fisica in moto.

Molto apprezzate per la loro qualità le mostre Enrico Fermi al Museo di Storia Naturale Doria, in occasione dell'Anno Internazionale della Luce proclamato dalle Nazioni Unite, Equilibrium a cura del Museo Ferragamo e allestita al Palazzo Grimaldi della Meridiana e 2015: ritorna al futuro! sui temi dell'eco-sostenibilità (a cura di IREN) a Palazzo Ducale.


Le collaborazioni
Il Festival si è distinto per la varietà e la qualità degli ospiti italiani e stranieri - davvero di altissimo livello - oltre che per l'adesione di tutti i principali istituti di ricerca nazionali. L'interesse del mondo istituzionale è ancora aumentato con la preziosa partecipazione di diversi ministeri, sempre più protagonisti dei contenuti del Festival.

Il Ministero della Difesa quest'anno ha partecipato al Festival con tutte le Forze Armate presentando un programma diversificato di attività interattive, laboratori e conferenze. Anche il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale è stato presente con incontri dedicati ai temi di frontiera della ricerca scientifica.

Nella composizione del programma hanno giocato un ruolo fondamentale gli enti scientifici che hanno preso parte attiva al Festival attraverso la realizzazione di eventi di grande qualità. Moltissime sono state infatti le iniziative realizzate direttamente dagli enti scientifici che fanno parte della compagine associativa, come Centro Fermi - Museo Storico della Fisica e Centro Studi e Ricerche Enrico Fermi, CNR - Consiglio Nazionale delle Ricerche, IIT - Istituto Italiano di Tecnologia, INAF - Istituto Nazionale Astrofisica, INFN - Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e INGV - Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. 

Inoltre, a riprova dell'interesse di tutta la comunità scientifica italiana nei confronti della manifestazione, hanno confermato la loro partecipazione progettuale all'edizione di quest'anno AIRC – Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla, Ente ospedaliero Ospedali Galliera, Fondazione Bruno Kessler, Fondazione Giovanni Armenise-Harvard, Istituto Superiore di Sanità, Medici Senza Frontiere, SIBPA - Società Italiana di Biofisica, Società Italiana di Fisica, e varie università Italiane.

Molte le collaborazioni nell'ambito della comunicazione: Radio3 Scienza, laeffe, Scienza in rete, Media Inaf e molti altri hanno contribuito a far scoprire il Festival a un pubblico virtuale sempre più ampio.
 
 
La copertura mediatica
Confermata come qualità e quantità l'attenzione dei mass media nei confronti del Festival, che ormai è diventato un appuntamento consolidato e atteso anche per il mondo della comunicazione: da un primo parziale monitoraggio risulta la straordinaria copertura di 1883 articoli pubblicati (+450 rispetto al 2014) su grandi, medie e piccole testate nazionali e locali (periodici, quotidiani, agenzie, media on line). Si aggiungono articoli in rete, post sui blog, gallery fotografiche e video online.

La copertura televisiva e radiofonica è stata eccezionale: 95 servizi radio e tv in onda su testate locali e nazionali come Tg1, Tg2, RaiNews24, Rai Scuola, Studio Aperto, Rai Radio1, Rai Radio2, Rai Radio3, Radio 24, Radio Number One...

I media genovesi hanno ancora una volta seguito con passione e attenzione il Festival garantendo una copertura quotidiana ricca, varia e di grande qualità.

Il sito ufficiale www.festivalscienza.it si è confermato il principale strumento di informazione del Festival, con oltre 65 mila visitatori unici nel periodo della manifestazione.

Su Facebook, aumentano i like: da 11.500 a 12.100. Inoltre, si è passati da una copertura media di 2000 post su Facebook a inizio Festival fino a più di 20 mila: la copertura totale dei post è stata di oltre 100 mila. E la pagina Facebook del Festival ha raggiunto oltre 90 mila utenti dall'Italia e 10 mila dall'estero. Sono cresciuti anche i follower su Twitter: da 5000 a 7000. 

 
IL FESTIVAL DELLA SCIENZA 2016
Il Festival della Scienza dà appuntamento alla quattordicesima edizione, a Genova dal 27 ottobre al 6 novembre.


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