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domenica 19 luglio 2020

Intervista di Alessia Mocci ad Ernesto Venturini: vi presentiamo Il sale e gli alberi


“Detestava i luoghi comuni, il pensiero fatto di stereotipe, d’ideologie, di falso cameratismo. Lui amava la dialettica, gli piaceva il confronto, persino il conflitto; ricercava le idee come risultato di uno scambio, non pretendeva l’originalità a tutti i costi, richiedeva, però, l’autenticità. “Sartraniamente” parlando, cercava l'essenzialità come derivato dall’esperienza.” – Ernesto Venturini

Un ritratto inedito dello psichiatra, neurologo e docente italiano Franco Basaglia (Venezia, 11 marzo 1924 – Venezia, 29 agosto 1980) conosciuto, soprattutto, per la Legge 180 del 1978, da cui per l’appunto prende il nome. A raccontarci di questo grande innovatore nel campo della salute mentale un altro altrettanto grande: il medico psichiatra Ernesto Venturini.

L’occasione è la prossima uscita del nuovo libro di Venturini, “Il sale e gli alberi – La linea curva della deistituzionalizzazione”, disponibile in libreria da settembre 2020 e pubblicato dalla casa editrice mantovana Negretto Editore.

“Il sale e gli alberi” è un saggio sul processo di liberazione promosso nel campo della salute mentale in Italia e nel mondo con particolare attenzione per la lotta al manicomio e la deistituzionalizzazione; con postfazione della studiosa, storica, scrittrice e coordinatrice del Centro di servizi per il volontariato bolognese Cinzia Migani, dello psicologo del Dipartimento di salute mentale di Imola Ennio Sergio; del giornalista Valerio Zanotti; e dall’attuale rappresentante della Unione Regionale Associazioni per la Salute Mentale Emilia-Romagna Valter Galavotti.

Ernesto Venturini, dopo aver conseguito la laurea in psichiatria a Roma, conobbe Franco Basaglia ed iniziò una durevole collaborazione ed amicizia. Nel 1979 per Einaudi ha curato una lunga intervista-riflessione con Basaglia sull’allora recente Legge 180 pubblicata in “Il giardino dei gelsi”. Ha concorso alla chiusura dell’ospedale psichiatrico di Imola e ha condotto una significativa esperienza sulla salute mentale in vita comunitaria.

Nel 2010, per Franco Angeli Edizioni pubblica “Il folle reato. Il rapporto tra la responsabilità dello psichiatra e la imputabilità del paziente”, un saggio redatto con Domenico Casagrande e Lorenzo Toresini, un volume che prende spunto da uno scritto di Franco Basaglia e la moglie, la psichiatra Franca Ongaro, “Il problema dell’incidente”, che mette a confronto le sentenze e le perizie di alcuni casi delittuosi nei quali il medico è stato imputato di omicidio colposo per il crimine commesso dal proprio paziente.

Inoltre, l’autore in qualità di esperto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha accompagnato il processo di riforma psichiatrica in Brasile dal 1991 al 2006, riportando i processi ed i risultati dell’esperienza italiana.

A.M.: Ernesto, sono lusingata di poter dialogare con lei quale esponente di una grande riforma sociale che ha portato la società a comportarsi in modo più “civile” e al contempo più “sociale”. Il suo curriculum presenta una vita di importanti amicizie e collaborazioni. Potendo permettermi un salto nel passato, la mia prima domanda riguarda l’incontro che portò al sodalizio con lo psichiatra Franco Basaglia.
Ernesto Venturini: Incontrai personalmente Franco in casa di Michele Risso, a Roma. Eravamo, mi pare, alla fine del 1967 o all’inizio del 1968. Mi ero da poco laureato in medicina all’Università Cattolica ed ero il responsabile anziano di un gruppo di medici e studenti che frequentavano il reparto psichiatrico dell’università. Michele era uno psicanalista junghiano, che, lavorando in Svizzera, aveva realizzato degli studi pionieri in etnopsichiatria. Periodicamente ci invitava nella sua casa per incontrare i suoi amici – personaggi famosi della cultura e della scienza. Quel giorno avremmo incontrato il suo amico Franco Basaglia. E Basaglia era già un mito. In quegli anni noi volevamo conoscere tutto quanto stava accadendo nel mondo in campo psichiatrico: ci raccontavamo quanto stava accadendo in Francia, in Canada, in Inghilterra. Eravamo stati a Perugia e a Città di Castello per incontrare Carlo Manuali, che promuoveva un interessante coinvolgimento comunitario sulla salute mentale, ma le notizie che venivano da Gorizia erano quelle che più ci affascinavano: lì si stava realizzando una rivoluzione, un vero cambio di paradigma scientifico.
L’incontro, in casa di Michele, aveva un tono del tutto informale, quasi amichevole. Ero rimasto subito colpito dalla quantità di tic con cui Basaglia accompagnava il suo parlare: muoveva lateralmente il capo, inarcava le sopracciglia, aggrottava le labbra. Ma, dopo un po’, non ci facevi più caso, perché eri conquistato dai suoi occhi chiari, dal suo sorriso, dall’eleganza del suo portamento (era alto), dal suo parlare torrenziale. Era estroverso, comunicativo, fumava molto. L’esatto contrario di Michele, che sembrava un gentleman inglese, tutto misurato e silenzioso. A un certo punto ho capito che Franco ci stava valutando. Come avrei capito più tardi, quello era il suo modo abituale di essere: voleva capire con chi aveva a che fare. Detestava i luoghi comuni, il pensiero fatto di stereotipe, d’ideologie, di falso cameratismo. Lui amava la dialettica, gli piaceva il confronto, persino il conflitto; ricercava le idee come risultato di uno scambio, non pretendeva l’originalità a tutti i costi, richiedeva, però, l’autenticità. “Sartraniamente” parlando, cercava l'essenzialità come derivato dall’esperienza. E così, più o meno consapevolmente, ti metteva alla prova: ti rimandava la domanda che tu gli avevi posto, chiedendoti di riformularla, quasi facendoti capire che, in realtà, tu avevi già la risposta dentro di te (era fenomenologo e socratico, contemporaneamente). Senza dubbio “il filosofo” Basaglia” (come sprezzantemente lo aveva definito Belloni, il suo direttore universitario) amava leggere, e molto anche, ma era nell’incontro con l’altro che provava il piacere intellettuale della conoscenza. E d’altra parte non erano forse le assemblee generali di Gorizia il luogo dell’ascolto, della costruzione collettiva del sapere, del raggiungimento di un potere attraverso il dialogo, il confronto? Se, poi alla fine, Franco restava deluso dall’incontro, allora il suo sguardo si faceva annoiato. Rimaneva sempre gentile, formalmente gentile ma distratto, disattento.
A distanza di tanti anni ricordo vagamente i contenuti del nostro colloquio quel giorno. Ero tutto preso dalla forte emozione di quell’incontro. E, solo quando ci stavamo salutando, ho capito che avevo superato la prova. Franco si era rivolto a me, e, guardandomi con complicità, aveva concluso: “Fai una cosa: vieni a Gorizia. Tu stesso potrai renderti conto di quello che sta succedendo”.
In quei fatidici giorni del ‘68, avevo cominciato a portare con me il libro “L’istituzione Negata”. Nel corso delle assemblee, durante le occupazioni nel Pronto Soccorso psichiatrico del Policlinico, tiravo fuori quel libretto (accompagnato da quell’altro – il libretto rosso di Mao) e leggevo, a voce alta, brani di quella nostra bibbia. Poi, per alcuni anni, avevo deciso di fare le mie vacanze estive andando a fare il volontario a Gorizia. Un mondo nuovo, seducente, si apriva dinanzi a me, così profondamente diverso dai rituali, dalla pomposa retorica dell’università. E finalmente era venuto il momento della scelta. Il direttore del reparto universitario – una brava persona – mi aveva prospettato la sicurezza di una carriera universitaria, se fossi rimasto: essendo uno tra i primi laureati di quella facoltà, ero, automaticamente, uno dei designati… Ma un giorno mi sono messo sulla mia ‘500, insieme alla moglie e alla mia piccola, di poco più di un anno, e ho lasciato quella città meravigliosa. Mi sono messo in cammino verso una piccola città di confine, in un momento critico per l’esperienza basagliana messa in crisi dall’uxoricidio di un paziente.
Sapevo quello che stavo perdendo, non sapevo quello che sarebbe accaduto… ma – alea iacta est – io, ormai, ero un “goriziano”.  

A.M.: La citazione iniziale de “Il sale e gli alberi” è dell’architetto brasiliano Oscar Niemeyer ed è associata all’emozione che prova ogni volta che pensa al “processo di liberazione promosso nel campo della salute mentale in Italia e nel mondo”. Qual è, invece, il significato del titolo del libro?
Ernesto Venturini: Il libro ha un titolo “Il Sale e gli alberi” e un sottotitolo “La linea curva della deistituzionalizzazione”. Parlerò, per prima cosa del sottotitolo che utilizza un’affascinante citazione di Oscar Niemeyer, il famoso architetto costruttore di Brasilia.
Ho costruito, per l’appunto, una metafora – la linea curva della deistituzionalizzazione – per spiegare che cosa significhi per me questa parola, che sembra una specie di scioglilingua. Deistituzionalizzazione non indica la semplice umanizzazione di un luogo violento – il manicomio –, non rappresenta la deospedalizzazione con il trasferimento dei ricoverati in strutture più idonee, non è la modernizzazione delle cure psichiatriche e non è nemmeno – attenzione! – la promulgazione di una legge di riforma. Senza dubbio “la riforma 180” è (è stata) un passaggio importante per migliorare le politiche di sanità mentale. Avere sancito la fine degli ospedali psichiatrici e anche di quelli giudiziari è stato un evento storico: ha riconosciuto ai folli quei diritti civili, affermati con la Rivoluzione francese e con la Carta dei diritti dell’uomo, ma negati ai folli, per duecento anni, attraverso leggi speciali – le leggi di garanzia per gli incapaci. In questo senso la riforma, come giustamente ha fatto osservare Norberto Bobbio, è una delle poche, vere riforme avvenuta in Italia e nel mondo negli ultimi decenni, perché ha riconosciuto la pienezza dei diritti anche a chi sembrava non potesse esercitarli – la persona folle.
Ma per noi basagliani la deistituzionalizzazione significa qualcosa di più: è un complesso processo scientifico, politico, filosofico, in un perenne “divenire”, che dà senso della vita, quella individuale e quella collettiva, attraverso la libertà e la responsabilità.
Niemeyer, riprendendo ed elaborando una frase di Cézanne, dice di amare nel suo lavoro di architetto le linee curve, che gli ricordano le montagne del suo paese, le sinuosità delle donne brasiliane. In modo analogo io penso che la libertà delle persone dalla malattia sia un percorso non facile, che significhi, per il paziente e per il terapeuta, affrontare l’incertezza di un orizzonte nascosto da linee curve. È però anche un cammino morbido, dolce, che si apre all’inatteso. Direi (senza alcuna piaggeria) che è un processo al femminile, perché si oppone alla rigidità, fallica e autoritaria dello sguardo dello psichiatra tradizionale; eccepisce il suo potere-sapere, che oggettiva e, di fatto, finisce per reprimere e per racchiudere in uno stigma il disagio psichico della persona. Nel libro cerco di sviluppare questo tema, e lo faccio ricorrendo, però, alla descrizione di un’esperienza, concreta ed esaltante, che ha testimoniato in modo emblematico questo processo: l’attivo coinvolgimento di una comunità – quello della città di Imola – nel definitivo superamento dei suoi due ospedali, tra i più antichi e grandi d’Italia.
… Quanto, poi, alla spiegazione del titolo – Il Sale e gli Alberi –, secondo un’abituale linea di editing, non dirò nulla, per incentivare un minimo di suspense e per lasciare alla lettura del libro la risposta a questo interrogativo.

A.M.: Nel 1967 lo psichiatra sudafricano David Cooper utilizzò per primo il termine “antipsichiatria” che divenne presto un movimento eterogeneo che avversava la psichiatria vigente. Lo psichiatra scozzese Ronald Laing, celebre per alcuni suoi studi sulla psicosi che andavano contro l’ortodossia della psichiatria del tempo, rifiutò l’etichetta di antipsichiatrico; ma lo psichiatra ungherese Thomas Szasz fu vicino alle convinzioni dell’antipsichiatria e sostenne la lotta all’istituto del manicomio e all’ospedalizzazione. Nell’introduzione lei scrive: “La deistituzionalizzazione finisce, erroneamente, per essere spesso equiparata all’antipsichiatria e diventa sinonimo del desiderio di abolire ogni istituzione di controllo sociale.” Che cos’è dunque il movimento dell’antipsichiatria?
Ernesto Venturini: Premetto che negli anni ‘60-‘70 la lettura dei libri di Michel Foucault (“Storia della follia nell’età classica”), di David Cooper (“La morte della famiglia”, “Psichiatria e antipsichiatria”), di Thomas Szasz (“Il mito della malattia mentale”) e, soprattutto, di Ronald Laing (“L’io diviso”, “La politica della famiglia”) costituivano per me un autentico godimento. Avevano il potere della rivelazione, mi aiutavano a penetrare nel mondo affascinante della psicosi, a capirne non solo le ragioni, ma anche a interrogarmi sulla nostra presunta “normalità”. In qualche modo, in quegli anni, ci sentivamo tutti degli anti-psichiatri, anche se era chiaro quello che rifiutavamo – la brutalità del manicomio (ma anche l’abuso degli psicofarmaci, l’oggettivazione dei pazienti), ma non altrettanto quella che avrebbe dovuto essere la risposta concreta ai bisogni di una situazione che avevamo difficoltà a definire “malattia mentale”. Laing, in ogni caso, si allontanò dal suo amico Cooper perché non condivideva le sue conclusioni più estreme e continuò a definirsi uno psichiatra. Cooper, dopo l’exploit teorico pratico della sua giovinezza, rimase imprigionato nel suo ruolo d’icona, andando incontro a un rapido declino intellettuale ed esistenziale. Michel Foucault rese, senza dubbio, più complesse e dialettiche le sue iniziali riflessioni contro la disciplina psichiatrica. Szasz, divenuto ormai cittadino americano, continuò a parlare contro i manicomi pubblici, ma meno verso quelli privati; diventò un convinto fautore del liberismo, anche in campo sanitario, entrò nel mondo paludato dell’Accademia, fu sostenitore di Scientology, una discutibile setta mistica-religiosa.
In ogni caso, non è stata tanto la storia personale di questi protagonisti dell’antipsichiatria, ciò che ha aiutato me (e naturalmente tanti altri) a prendere le distanze da questo importante movimento di denuncia, quanto la verifica della sua pratica velleitaria e di quella sorta di desiderio di una perenne rottura, piuttosto che di una difficile ricerca di consenso. Questo è avvenuto quando, basaglianamente parlando, siamo andati a verificare le pratiche e i loro effetti. Le esperienze antipsichiatriche – anche quella famosa di Kingsley Hall (1965) a Londra – avvenivano in ambienti privati, dove la popolazione era selezionata dal censo, dall’età (giovani), dalla cultura. Erano esperienze di nicchia, esemplari, ma con il respiro corto, senza una visione politica delle contraddizioni sociali.
Altro è stato, invece, lo spessore etico e scientifico di Franco Basaglia che ha lasciato l’università, con i suoi privilegi e rituali, per scegliere di lavorare nel buco nero del manicomio, dove erano “gestite” la povertà, le disuguaglianze di classe, le differenze sociali e quelle di genere.
Per cogliere meglio la distanza tra i due movimenti, basterà affidarci, una volta tanto, alla terminologia. Basaglia e noi con lui non ci siamo mai dichiarati anti-psichiatri. Basaglia ha sempre parlato della negazione dell’istituzione. Il nostro è, infatti, un movimento teorico-pratico contro l’istituzionalizzazione (non contro le istituzioni), contro, cioè, quell’uso delle istituzioni che sancisce la disuguaglianza, l’uso di un potere-sapere per assoggettare l’uomo. L’istituzionalizzazione è un meccanismo generalizzato che accade nelle diverse istituzioni della società: in quelle dell’educazione scolastica, nella famiglia, nei partiti, nei gruppi sociali, nelle discipline scientifiche. Il manicomio rappresenta dunque solo una delle tante istituzionalizzazioni.  Il suo opposto – la deistituzionalizzazione – è, pertanto, una lotta per libertà: “la libertà è terapeutica!” È lotta contro disciplina (nell’ottica di Foucault), è decostruzione (nell’ottica strutturalista di Jacques Derrida) di tutti quegli apparati di sapere-potere, che sostengono l’esclusione, l’emarginazione.
L’organizzazione del movimento teorico-pratico di Basaglia (una nuova istituzione!) non si chiama Antipsichiatria ma “Psichiatria Democratica”: è l’affermazione del valore della democrazia, intesa come diritto di protagonismo e di cittadinanza del soggetto, dentro lo specifico ambito della salute mentale. Siamo di fronte a un processo, che vuole svelare le manipolazioni e le mistificazioni degli apparati tecnico scientifico per negare e controllare, attraverso le istituzioni della violenza e della tolleranza, le contraddizioni sociali produttrici di sofferenza psichica.
Basaglia è sempre rimasto, per sua scelta, un funzionario pubblico, affermando il valore di una medicina pubblica, non esercitando la professione privata. Nei suoi incontri-dibattito svolti in Brasile e raccolti poi nel libro postumo “Le conferenze brasiliane”, dichiara, a fronte di chi afferma il valore preminente di una militanza politico-ideologica, che la vera rivoluzione consiste nello svolgere, fino in fondo, la propria professione. Non è forse stata proprio quella la istanza che lo ha portato a promuovere l’esperienza goriziana, provocando il cambiamento del paradigma psichiatrico? Quando Basaglia entra la prima volta nel manicomio di Gorizia, ha voglia di fuggire, di ritornare ai privilegi dell’Accademia, dove si può fare teoria. Si domanda: ma questo mondo di sopraffazione e violenza che cosa a che vedere con la mia professione di medico? Poi capisce che il suo dovere di medico è proprio quello di lottare contro questa realtà e contro la ideologia, contro la pseudo scienza che la sostiene. In questa scelta lo aiuta la sua esperienza personale di impegno politico. Franco è stato incarcerato da giovane per attività antifascista. Riconosce nel manicomio la stessa logica della prigione che ha sperimentato sulla sua pelle. Decide, così, di condividere la sua vita fino in fondo con chi deve curare, fino alla sua libertà. Rimane nel puzzo di urina dei reparti, nella miseria, tra la povertà dei proletari, decostruendo giorno per giorno, la violenza del manicomio. Fino alla fine, fino alla possibilità per tutti di lasciarsi alle spalle quell’orrenda e inutile istituzione.
Basaglia è profondamente gramsciano nel rifiutare le velleità della antipsichiatria (condivide un progetto politico sociale e sa che il cammino per l’egemonia è lungo e difficile). Basaglia è veramente un seguace di Marx: non si tratta più, ormai, di parlare, di interpretare la realtà, è tempo, ormai, di cambiare il mondo.

A.M.: Salutiamoci con una citazione…
Ernesto Venturini: Considerando il piacere offertomi da questa circostanza, sarò generoso e le proporrò ben due citazioni, che sono, però, di uno stesso autore – Antoine de Saint-Exupéry – e recuperano, in qualche modo, il tema del viaggio.
La prima riprende una delle citazioni che sono presenti nel libro; chiarisce il valore della motivazione in un’impresa di alto significato politico, etico, scientifico, quale la deistituzionalizzazione. Dice Saint-Exupéry:  
Se vuoi costruire una nave, non devi per prima cosa affaticarti a chiamare la gente a raccogliere la legna e a preparare gli attrezzi; non distribuire i compiti, non organizzare il lavoro. Ma, invece prima, risveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato. Appena si sarà risvegliata in loro questa sete si metteranno subito al lavoro per costruire la nave”.
La seconda rimanda alla ricerca di senso per quel viaggio, che è la nostra vita:
Fai della tua vita un sogno, e di un sogno, una realtà.

A.M.: Ernesto, la nostra lunga chiacchierata è stata di sicuro illuminante avendomi permesso di accedere ad un periodo storico che, seppur recente, non è propriamente argomento di discussione per la mia generazione. Ha profondamente ragione quando scrive – un poco, in modo malinconico– che non si conosce la figura di Franco Basaglia, la si cita per la Legge 180 come se fosse una sorta di leggenda. È vero! Non ci è stato presentato l’uomo né la lotta ideologica che è stata affrontata, noi (e qui oso parlare per la mia generazione) abbiamo dato per scontati “i diritti civili ai folli”. Il mio augurio ai lettori è di riuscire a viaggiare nel tempo tramite le sue parole tanto da provar a tratteggiare il passo ed il suono del celebre psichiatra, nonché il lavoro che lei ha svolto e che svolge quotidianamente. La ringrazio vivamente per la lectio che mi ha concesso e la saluto con le parole dello stimato Carl Gustav Jung: “Quanto più sei intelligente, tanto più folle è la tua ingenuità. Le persone ultraintelligenti sono matte complete nella loro ingenuità. Non possiamo salvarci dall’intelligenza dello spirito di questo tempo cercando di essere più intelligenti ancora ma accettando ciò che è più contrario alla nostra intelligenza, ossia l’ingenuità. Non vogliamo però neppure diventare apposta degli stolti rendendoci schiavi dell’ingenuità, ma saremo piuttosto degli stolti intelligenti. Questo ci conduce al senso superiore. L’intelligenza si unisce all’intenzione. L’ingenuità non conosce intenzioni. L’intelligenza conquista il mondo, mentre l’ingenuità conquista l’anima. Fate dunque il vostro voto di povertà di spirito per poter essere partecipi dell’anima.”

Written by Alessia Mocci

Info
Sito Negretto Editore
https://www.negrettoeditore.it/
Pagina Facebook Negretto Editore
https://www.facebook.com/negrettoeditoremantova/
Citazioni inedite tratte da “Il sale e gli alberi”
https://oubliettemagazine.com/2020/06/08/il-sale-e-gli-alberi-citazioni-tratte-dal-saggio-sulla-salute-mentale-curato-da-ernesto-venturini/

Intervista integrale su: https://oubliettemagazine.com/2020/07/07/intervista-di-alessia-mocci-ad-ernesto-venturini-vi-presentiamo-il-sale-e-gli-alberi/

martedì 14 luglio 2020

Chiara Pavoni tra gli ospiti di "Venere d'Italia"

Glamour Fashion Queen in collaborazione con Fiumicino Art Acedemy e Fashion&Arte venerdì 17 luglio presenta “Venere d’Italia”, concorso nazionale di bellezza, quarta tappa regionale verso la finale del Lazio al Royal di Roma in via Polense, 270. Conduce la serata Raoul Morandi, ideatore di eventi.

giovedì 9 luglio 2020

Usatohotel.it: il portale degli annunci per il settore ricettivo

Fas Italia, azienda fiorentina specializzata nel ramo delle forniture alberghiere, ha lanciato recentemente un nuovo progetto dedicato a una ricettività sostenibile e solidale, pubblicando il portale www.usatohotel.it.

L’idea è quella di mettere in contatto domanda e offerta in un ambiente digitale ad hoc, che possa far incontrare addetti ai lavori operanti nel settore dell’accoglienza professionale e non professionale e nel ramo della ristorazione, che sono alla ricerca di attrezzature e arredamenti per la propria struttura ricettiva, che allo stesso tempo si contraddistinguano per il rapporto qualità/prezzo conveniente.
In questo periodo così difficile per il settore alberghiero e della ristorazione, completamente travolto dall’epidemia di COVID-19, che ha generato una importante perdita di fatturato, che spazza via i buoni traguardi raggiunti dalle strutture ricettive negli anni passati, si ha sempre più la necessità di preservare l’efficienza e l’accuratezza dei servizi di ospitalità e allo stesso tempo contenere i budget di investimento, al fine di ripartire con il piede giusto, non appena sarà possibile spostarsi e dare nuovo slancio al turismo in Italia.
Secondo uno studio effettuato dall’Osservatorio sui bilanci delle Srl del Consiglio e della Fondazione Nazionale dei Commercialisti il comparto della ricettività alberghiera è colpito da una perdita di 7,9 mld di euro, pari al -53,8%, mentre la ristorazione da una contrazione di 8,8 miliardi di euro pari al -37,9% rispetto agli obiettivi raggiunti nel passato.
“In questo quadro di così difficile gestione”, commenta Stefano Mandò, AD di Fas Italia, “abbiamo pensato di dare il nostro contributo alle aziende attraverso un portale a cui accedere a un servizio totalmente gratuito, dove poter vendere attrezzature e arredamenti ancora utilizzabili ed entrare in contatto con operatori di settore, interessanti ad acquistare prodotti professionali a costi più contenuti. Inoltre, chi lo desidera, può anche pubblicare annunci per donare le attrezzature e gli arredi per favorire enti benefici e strutture d’accoglienza, che magari hanno più difficoltà nel reperire fondi per questo tipo di prodotto”.
Il primo vantaggio di questo servizio è quindi la completa gratuità per chi si iscrive, vende o compra. Per le operazioni di compravendita non è prevista alcuna commissione e non ci sono abbonamenti da sostenere. In tal senso, si può preservare maggiormente il concetto di convenienza del prezzo, in quanto non c’è un terzo attore che effettua un ricarico o che deve ottenere un margine, per l’appunto, dall’effettuazione del processo di compravendita.
Il venditore potrà pubblicare in piena autonomia i propri annunci, che tuttavia, saranno revisionati dallo staff Fas Italia. Dopo la registrazione al portale, si potrà procedere con la pubblicazione di una o più proposte con pochi e semplici passaggi.
I compratori potranno visionare gli annunci nelle specifiche categorie di prodotto, divise in base agli ambienti ricettivi (sala colazione, camera e così via), con l’intento di rendere l’esperienza di navigazione più agevole possibile, sia per l’utente alle prime armi che per gli utenti esperti.
I vantaggi dall’utilizzo del portale sono molteplici. Chi compra, infatti, potrà assicurarsi attrezzature e arredamenti professionali a prezzi d’occasione, così da mantenere inalterata o rendere ancora più efficiente la propria struttura ricettiva ottimizzando i budget a disposizione.
Per la parte venditrice si registrano altri e numerosi vantaggi, tra questi possiamo annoverare:
  • La possibilità di reperire liquidità da reinvestire nella propria attività, rendendo gli acquisti meno onerosi;
  • La possibilità di mettere a disposizione di altre strutture ricettive attrezzature e arredi in buone condizioni, ma che magari non venivano utilizzate all’interno dell’albergo, occupando spazio e gravando sulla manutenzione;
  • In ultimo, il venditore evita le onerose spese legate allo smaltimento dei rifiuti ingombranti e la trafila burocratica connessa.
La compravendita di mobili e attrezzature usate può rappresentare anche una scelta nell’ottica di una maggior sostenibilità ambientale, contribuendo a inquinare meno. I mobili e le attrezzature usate per hotel e ristoranti possono diventare, quindi, un’importante risorsa per il rilancio della propria attività nei giorni avvenire.

martedì 7 luglio 2020

SLOT, OK DEL TAR EMILIA AI LIMITI ORARI DI CASALECCHIO DI RENO (BO): "NECESSARIO TUTELARE LA SALUTE, SINDACI AUTORIZZATI A INTERVENIRE"

 

SLOT, OK DEL TAR EMILIA AI LIMITI ORARI DI CASALECCHIO DI RENO (BO): "NECESSARIO TUTELARE LA SALUTE, SINDACI AUTORIZZATI A INTERVENIRE"

 

ROMA - I sindaci hanno facoltà di stabilire limiti orari per le attività di gioco quando l'obiettivo è tutelare la salute pubblica. Il Tar Emilia Romagna respinge con questa motivazione il ricorso presentato da un operatore di gioco di Casalecchio di Reno (BO) contro l'ordinanza sindacale del 2016 che ha previsto limitazioni temporali per gli apparecchi da gioco. Nel dettaglio, riferisce Agipronews, il provvedimento firmato da Massimo Bosso prevede il loro funzionamento solo dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 22. La giurisprudenza formatasi sulla materia, ricorda il Tar nella sentenza di oggi, è «del tutto ferma nell'ammettere la competenza del Sindaco nel disciplinare gli orari delle sale giochi». Tale disciplina «non è infatti diretta a garantire l'ordine pubblico» ma la salute dei cittadini, «la cui tutela è compresa tra le attribuzioni dell'ente locale». Nel caso di Casalecchio «i dati forniti dal Sert richiamati nell'ordinanza sindacale hanno evidenziato un forte fenomeno di espansione sul territorio della ludopatia», ovvero una patologia tale «da giustificare oltre il distanziamento dai luoghi sensibili anche interventi di limitazione degli orari». La competenza del Sindaco sulla materia, ricorda poi il Tar, non è stata modificata neanche dall'intesa siglata in Conferenza Unificata nel 2017 sul riordino dei giochi, che per i limiti orari aveva previsto un tetto massimo di sei ore al giorno. L'accordo trovato tra Stati ed enti locali «non ha efficacia vincolante se non recepita con il previsto decreto del Ministero dell'Economia e Finanze»; si tratta inoltre di un atto «emanato successivamente all'ordinanza sindacale impugnata, come tale irrilevante ai fini dello scrutinio di legittimità». In ogni caso, la stessa intesa conteneva «una espressa previsione» sulle disposizioni comunali di maggiore tutela per i giocatori, così come nel caso di Casalecchio. L'ordinanza è stata dunque confermata dai giudici, così come il successivo regolamento comunale che aveva ribadito la competenza del sindaco a regolamentare sulle limitazioni orarie. LL/Agipro



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www.CorrieredelWeb.it

CINEMA - CASTELLABATE FESTEGGIA I 10 ANNI DI “ BENVENUTI AL SUD “ ERA IL 2010

CASTELLABATE -  Dieci anni fa il grande successo del film “ Benvenuti Al Sud “ . Era il 2010 quando i riflettori del cinema italiano si accesero sul comune di Castellabate .  Nessuno si sarebbe immaginato il grande successo e clamore che quella pellicola del regista Luca Miniero stava per portare al semi sconosciuto comune costiero del cilento .  Sembra ieri , ma è passato un decennio . 


La produzione del remake nasce da un'idea della casa di distribuzione Medusa Film, visto il gran successo riscosso dall'originale francese; come più volte dichiarato anche dagli stessi attori protagonisti una volta letto il copione e la sceneggiatura, questo script bene si adattava anche alle vicissitudini italiane.
Il film, nonostante sia comunque un remake, si distacca dall'originale, non nella trama ma nelle varie vicissitudini, rappresentate in una veste italiana. Alla sceneggiatura del film hanno contribuito anche, collaborando tra loro, i vari attori e i cittadini del posto, adattando i vari personaggi e le varie scene secondo le proprie esperienze personali, essendo loro stessi rappresentanti di realtà settentrionali e meridionali. La sceneggiatura quindi, come dichiarato dallo stesso Luca Miniero , si è modificata più volte in corso d'opera.
La scelta dell'ambientazione nel Cilento, e a Castellabate in particolar modo, è invece dovuta a motivi logistici e alla necessità di individuare zone con paesaggi sia marini che collinari con viste spettacolari in una zona periferica, lontana dalle grandi città, dove fosse minima la presenza della criminalità.

Questa pellicola ha incassato più di 30 milioni di euro nelle prime settimane di programmazione nelle sale , testate internazionali si sono interessate a Cilento ed a Castellabate in particolare, facendo incrementare il flusso turistico è così creando tanto lavoro per le attività ricettive , ma anche polemiche . 

Alessandro Siani , Claudio Bisio e Angela Finocchiaro hanno con questo  lungometraggio messo fine a  fastidiosi stereotipi di lunga data   del sud Italia  , come il caffè, la camorra e l'immondizia.
Alberto,  ( Bisio ) è responsabile dell'ufficio postale di una cittadina della Brianza, sotto pressione della moglie Silvia , ( Finocchiaro) è disposto a tutto pur di ottenere il trasferimento a Milano. Anche fingersi invalido per salire in graduatoria. Ma il trucchetto non funziona e per punizione viene trasferito in un paesino della Campania, il che per un abitante del nord equivale a un vero e proprio incubo. Rivestito di pregiudizi, Alberto parte da solo alla volta di quella che ritiene la terra della camorra, dei rifiuti per le strade e dei “terroni” scansafatiche. Con sua immensa sorpresa, Alberto scoprirà invece un luogo affascinante, dei colleghi affettuosi, una popolazione ospitale e un nuovo e grande amico, il postino Mattia ( Siani ) , al quale darà una mano per riconquistare il cuore della bella Maria. Il problema ora però è un altro: come dirlo a Silvia? Già, perché da quando è partito, non solo il loro rapporto sembra rifiorito, ma agli occhi dei vecchi amici del nord Alberto è divenuto un vero e proprio eroe.






Marco Nicoletti 
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lunedì 6 luglio 2020

Vincitori e Finalisti del Concorso nazionale Poetry Collection 2020


Si è conclusa il 31 maggio 2020 a mezzanotte la possibilità di partecipare al primo Concorso nazionale di poesia della casa editrice Tomarchio Editore “Poetry Collection 2020”, in collaborazione con il portale web Oubliette Magazine e patrocinato dal Comune di Piedimonte Etneo.

Una competizione a suon di versi che ha visto 186 raccolte di poesie partecipanti per la sezioni A (adulti).

La casa editrice Tomarchio Editore, dopo attenta lettura, ha decretato diciannove finalisti dai quali sono stati tratti i dieci vincitori.

La sezione B (giovani) ha visto un numero ristretto di partecipanti per la difficoltà di raggiungere le scuole visto il particolare periodo pandemico che abbiamo attraversato, la casa editrice ha comunque deciso di premiare quattro valorose giovani autrici: Emanuela Ferrara, Marika Nistea, Ginevra Puccetti, Melissa Bove.

Il premio per entrambe le sezioni è la pubblicazione della raccolta partecipante in una prestigiosa antologia.

Il Concorso nazionale Poetry Collection vi dà appuntamento all’anno prossimo con la seconda edizione.

Sottostante vi presentiamo nominalmente i diciannove finalisti del Concorso, e successivamente i vincitori con una breve citazione ripresa dall’antologia che sarà pubblicata a fine luglio.
I vincitori e finalisti sono invitati alla presentazione ufficiale delle due antologie nel mese di agosto presso Piedimonte Etneo, ai piedi dell’Etna.
FINALISTI SEZIONE ADULTI
Alessandra Ferrari
Guido Burgio
Claudia Ruscitti
Carlo Zanutto
Lorenzo Spurio
Martino Dulio
Marika Addolorata Carolla
Antonella Vara
Filomena Gagliardi
Maria Fedele
Anna Maria Ferrari
Massimo Scotti
Christos Sakellaridis
Nunzio Orto
Sergio Borghi
Graziella Genovese
Francesco Ferro
Maria Greco
Antonio Pelliccia
VINCITORI SEZIONE ADULTI
Claudia Ruscitti con la raccolta “Fragmenta”
Come uccelli di passo,
ali inquiete su fuggenti acque,
inseguiamo evanescenti arcobaleni
miraggi di un celeste approdo,
dove ancorare le nostre speranze.
Dov’è la vela che naviga sicura?

Lorenzo Spurio con la raccolta “Ritornello con le fate”
“La sera che ritorna, flessuosa
e seria, come lucido stendardo,
-compunta- dopo il viaggio
avanza sulla scala delle onde.”

Antonella Vara con la raccolta “Estro… versi”
“Sei ancora nel mio tempo
oggi
come allora
passi vaganti nei riflessi
di cieli distanti
sospesi tra il buio e la luce…”

Massimo Scotti con la raccolta “L’alba dei giorni perduti”
“Forse verrà.
Forse è già stata.
Anche il sole
sembra diverso.
Solo l’uomo,
preso e
racchiuso
dentro il suo ego”

Filomena Gagliardi con la raccolta “Una strana primavera”
“Un gesto iniziatico
apparentemente semplice:
segna il nostro andare
la nostra conquista
dello spazio.”

Francesco Ferro con la raccolta “Ossuti tralci”
“Il sorriso di una stella
risuona per l’argilla cotta di Urbino
rimbalza, imprevedibile, per l’acciottolato
risale rapido le ardite salite di Raffaello
accarezza le dolci colline a pan di zucchero”

Marika Addolorata Carolla con la raccolta “Salvezza”
“Ti ho persa senza rendermene conto
so che un giorno tornerai…
Unico mio sollazzo è saperti al sicuro
Non così lontana da casa.”

Christos Sakellaridis con la raccolta “Breccia”
“la corona del mare
gioca con le flotte
di inutili cose
alghe come striscioni
rifiuti feriti
sfilacciate conchiglie
corde molate”

Maria Greco con la raccolta “Versi in libertà”
“Un bacio rubato
 Per la via degli Artisti,
 sotto il cielo di Roma.
Carezze e poi giocare all’amore.”

Guido Burgio con la raccolta “Ti darò un raggio di sogno”
“son la mia carriera...
un mucchietto di sogni che brillano
in una notte oscura
tra il non saper che fare
e la mente di tuo padre che muore”

VINCITRICI SEZIONE GIOVANI
Emanuela Ferrara con la raccolta “Ritratto d'amore e forza di un'adolescente”
“Le ore son state ideate
Per essere vissute,
Non per essere contate,
E con te io mi perdo
In ogni singolo secondo”

Marika Nistea con la raccolta “Paradiso oscuro”
“Mi hai mandato in confusione;
illusione del canto delle sirene:
le fiamme graffiavano e io incantata strillavo,
danzavo martire e mi hai lasciata ai fucili.”

Ginevra Puccetti con la raccolta “Piccolo florilegio”
“Noi siamo i pazzi
nell’angolo della piazza,
noi siamo i pazzi che si lasciano andare
perché han paura d’amare.”

Melissa Bove con la raccolta “Piccoli pensieri”
“-Cos’è un diamante bianco-?
Vedo Qualcosa splende nel cielo.
Frutta di notte tra un manto di stelle.
Fa pensare…”

I vincitori saranno contattati via e-mail.
Complimenti ai vincitori, finalisti e partecipanti!
I nuovi Contest sono online nella Categoria Attualità/Concorsi del Magazine.

Info
Sito Tomarchio Editore
https://www.tomarchioeditore.it/
Facebook Tomarchio Editore
https://www.facebook.com/Tomarchio-Editore-103044724670916/
Bando Poetry Collection 2020
https://oubliettemagazine.com/2020/03/23/poetry-collection-bando-di-partecipazione-al-primo-concorso-nazionale-della-casa-editrice-tomarchio-editore/

Fonte
https://oubliettemagazine.com/2020/07/01/vincitori-e-finalisti-del-concorso-nazionale-poetry-collection-2020/

domenica 5 luglio 2020

Pulsee, partnership con Mi Store Italia, la catena di negozi di Xiaomi


Pulsee, l'energy company 100% digitale,

sigla una partnership con Mi Store Italia, la catena di negozi di Xiaomi

 

La mobilità a due ruote sicura, smart e sostenibile è una delle chiavi

per una nuova ripartenza delle città

 

 

Milano, luglio 2020 – La mobilità nelle città sta cambiando e si sta evolvendo verso soluzioni ecosostenibili, pratiche e individuali. C'è voglia vi muoversi con maggiore libertà, agilità e sicurezza soprattutto alla luce della recente pandemia Covid-19. La conferma arriva dalla forte crescita di acquisti di bici, monopattini e segway sostenuta anche dal Bonus Mobilità messo a disposizione dal Ministero dell'Ambiente.

 

Attenta alle nuove esigenze e per sostenere questo trend, Pulsee ha siglato una partnership con Mi Store Italia, la catena di negozi di Xiaomi. Fino al 31 luglio, tutti coloro che sottoscrivono una fornitura di luce e gas Pulsee, possono ottenere uno sconto di 100 euro per l'acquisto di un monopattino elettrico sul sito di Mi Store ItaliaLo sconto è utilizzabile per l'acquisto di un monopattino a scelta tra:

-  Xiaomi Mi Electric Scooter, prezzo suggerito al pubblico di 399,90 euro.

-  Xiaomi Mi Electric Scooter Pro, prezzo suggerito al pubblico di 499,90 euro.

 

Resta sottinteso che, oltre allo sconto Pulsee, i clienti che decidono di acquistare il monopattino e ne possiedono i requisiti, possono usufruire anche del Bonus Mobilità.

 

«Tutela dell'ambiente e salute sono due pillar fondamentali oggi per lo sviluppo della mobilità. La pandemia che stiamo superando ha sottolineato questi importanti aspetti, così come ha accelerato la spinta alla digitalizzazione del Paese, elementi questi di cui Pulsee si fa portavoce in ambito energetico, dove offre soluzioni green, completamente digitali e su misura. La partnership con Mi Store Italia è un ulteriore sviluppo dei nostri valori. Rappresenta infatti un ulteriore strumento facile e immediato di mobilità sicura ed ecosostenibile che sosteniamo e incentiviamo», spiega Simone Demarchi, Amministratore Delegato Axpo Italia S.p.A. 



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Coronavirus e informazione. L’importanza di essere precisi per un buon governo dell’oggi e del domani

Coronavirus e informazione. L'importanza di essere precisi per un buon governo dell'oggi e del domani

Firenze, 5 Luglio 2020. Se ne sentono e se ne sono sentite di tutti i colori in materia coronavirus. Per chi ha ancora qualche lacuna in merito, il web e non solo sono una fonte gigantesca di informazioni. Per non restarci male e in un certo modo compromessi, è bene fare sempre ritorno alle fonti istituzionali, anche se altre possono sembrare autorevoli. Ovviamente stiamo parlando di Europa… che se dovessimo fare riferimento alle fonti, per esempio, oltre Atlantico (Canada escluso), avremmo una notevole difficoltà a fornire le stesse indicazioni.
Non siamo presi da una ventata di amore spassionato ed incondizionato verso le nostre istituzioni sanitarie, ma è innegabile che - pur con tutti i problemi, le contraddizioni, gli errori e le difficoltà che abbiamo avuto e continuiamo ad avere – ci hanno azzeccato visto la situazione in cui siamo. Ricordiamo che all'inizio il "metodo italiano" veniva citato come esempio, e sembra proprio che fosse a ragion veduta.

Questi giorni in cui siamo tutti un po' più rilassati, sono stati registrati dei focolai di ritorno a macchia di leopardo, e sembra che siano stati circoscritti e siano sotto controllo. Bene.
Ma per farlo, a nostro avviso, qualcuno usa, a livello di informazione, metodi molto discutibili.
Il punto critico in merito è stato toccato dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che ha paventato l'uso del TSO (trattamento sanitario obbligatorio) nei confronti di chi, malato, non rispetta le indicazioni dell'autorità. Siccome crediamo che il nostro presidente del Veneto sia persona consapevole e che parla a ragion veduta, ci sentiamo di doverlo criticare. E gli facciamo una domanda:
intende governare col terrore o col buon senso e la legge?
La risposta che il presidente Zaia ci potrebbe dare è scontata (legge), ma quello che lui sta facendo è il contrario.
L'uso del TSO (trattamento sanitario obbligatorio) avviene nei confronti di persone che abbiano caratteristiche psico-fisiche alterate rispetto a quella che viene considerata realtà. Quindi dovremmo interpretare la minaccia del presidente come "se non ti adegui alle ordinanze e obblighi sanitari, sei un pazzo".
Sappiamo che in politica vige di frequente l'attribuire al proprio avversario un qualche difetto che comprometta la sua integrità mentale (e talvolta anche fisica), e quindi per questo considerato incapace di intendere le proprie ragioni che, per chi le propone sono elementari, naturali, semplici e scontate. Noi questo metodo lo lasceremmo ad un certo modo di fare politica che, oltre che non appartenerci, potrebbe essere anche suscettibile di qualche reato dei nostri codici.
Sarebbe opportuno tornare coi piedi per terra.
Ce lo ricorda il segretario generale del sindacato di polizia 'Coisp'
"...esistono gia' reati penali per chi e' a conoscenza di una patologia e sono previsti dal nostro ordinamento giudiziario. ….L'articolo 438 del codice penale prevede pene tra gli 8 anni e l'ergastolo per chiunque cagioni un'epidemia mediante la diffusione di germi patogeni. Se la patologia viene certificata, e' inoltre previsto l'obbligo di ricovero in una struttura appositamente dedicata: e' gia' successo in questi mesi con chi si allontanava dalla quarantena. E se la persona oppone resistenza al ricovero, viene piantonata". (agenzia Ansa).

A cui noi aggiungiamo che tutti gli italiani, veneti inclusi, hanno dimostrato in questi mesi di essere all'altezza della situazione e di aver rispettato le disposizioni delle varie autorità (e ci si creda, tra nazionali, regionali, comunali e interpretazioni delle forze dell'ordine, era tutt'altro che facile).
Per questo gli italiani non si meritano questa minaccia di essere trattati come pazzi nel caso non ottemperassero ad un ordine dell'autorità. I gulag del mondo sono stati e sono pieni di persone considerate pazze perché non in linea con le politiche dei loro Paesi… e non ci sembra carino doverci paragonare a chi usai gulag come politica per l'ordine pubblico e sanitario.
Crediamo che il rispetto, la fiducia, la riconoscenza e la disponibilità siano elementi essenziali di un buon governo. Dovunque e comunque questo buon governo debba operare.
M dal buon governo nascono anche dei buoni governati. Tolleranza zero in materia: Ok. ma col rispetto delle leggi, del buon senso e della fiducia nei propri amministrati.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc
Associazione per i diritti degli utenti e consumatori



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SANTA MARIA DI CASTELLABATE- ASSEMBRAMENTI AL CORSO E POCHE MASCHERINE. ECCO LE FOTO .

SANTA MARIA DI CASTELLABATE- Gli assembramenti in vacanza che abbiamo avuto modo di osservare soprattutto nel corso degli ultimi weekend, possono essere pericolosi e potrebbero favorire una nuova diffusione del coronavirus: è questa l'opinione espressa dal professor Pierluigi Lopalco, epidemiologo noto anche per diverse interviste rilasciate nel periodo critico dell'emergenza COVID-19.

"In questi giorni la possibilità che nei gruppi vi siano soggetti positivi è bassa, e ciò crea l’illusione che gli assembramenti non siano in grado di generare un’epidemia. È un cane che si morde la coda: la bassa presenza virale porta a sottovalutare il rischio, che invece esiste, e ad allentare le misure di precauzione, ma così facendo si continua a far circolare il virus. E invece su questo bisogna insistere nella comunicazione: le misure di distanziamento sono precauzionali e vanno mantenute per prevenire la circolazione virale e quindi evitare che ripartano i contagi". Queste le dichiarazioni del professor Lopalco, 
"Se dovessero pullulare tanti nuovi focolai il sistema non può reggere, perché servono risorse, medici, tamponi, attrezzature e laboratori. Anche per questo bisogna essere prudenti, basta evitare di affollarci e continuare a tenere le mascherine soprattutto al chiuso".
Purtroppo, alcune opinioni contrastanti non aiutano la popolazione, la quale crede che l'emergenza ormai sia passato, ma gli scienziati continuano a tenere alta la guardia e invitano caldamente a seguire le regole di distanziamento sociale: è grazie a queste ultime che in questa fase il virus sta circolando molto poco, ma attenzione, perché potrebbe di nuovo aumentare, specie con l'arrivo della stagione fredda.

A Castellabate nel corso principale di Santa Maria è già il secondo weekend che si registrano situazioni al limite del consentito spesso gruppi di persone senza mascherine stazionano creando pericolosi assembramenti.  Le foto scattate lo scorso sabato ( ieri 4 luglio 2020 per chi legge ) testimoniano quanto il pericolo di un nuovo lookdown non sia poi tanto una ipotesi fantascientifica . 




Marco Nicoletti Copyright © 2020 
Per @castellabate_live_24 / Pagina Facebook 


📷 Credit Photo by Renato Manente 

sabato 4 luglio 2020

Bis per Liliana Manetti, la presentazione dei libri al mercato Borghetto Flaminio

Domenica 5 luglio ore 11.30 nel mercato vintage "Borghetto Flaminio"di piazza della Marina n° 32 a Roma, vicino piazzale Flaminio, si terrà la presentazione congiunta dei due libri della giornalista e scrittrice Liliana Manetti: sia di 'Colore di donna', silloge di poesie (Santelli dicembre 2019), che del suo romanzo in seconda edizione 'La donna che venne da lontano. La storia di Shabnam' (febbraio 2020), illustrati entrambi dai preziosi acquerelli in bianco e nero della pittrice quotata polacca Anna Novak.

venerdì 3 luglio 2020

Cambio al vertice di MiR, nuovo CEO dal 1° Agosto

Cambio al vertice di MiR, nuovo CEO dal 1° Agosto

Søren E. Nielsen assumerà la carica di Presidente di Mobile Industrial Robots A/S. A soli due anni e mezzo dal suo ingresso in MiR in qualità di CTO, Søren E. Nielsen è stato nominato Presidente dell'azienda pioniera nella produzione di robot mobili.

Odense, 3 Luglio 2020 - Teradyne, proprietaria di Mobile Industrial Robots (MiR), ha nominato Søren E. Nielsen Presidente di MiR a partire dal 1° agosto 2020. Grazie ai 2 anni e mezzo di esperienza come CTO di MiR, Søren E. Nielsen ha maturato una vasta conoscenza dell'azienda e della sua organizzazione. Mark Jagiela, CEO di Teradyne, ha commentato positivamente la nomina di Søren E. Nielsen:

"Søren E. Nielsen si è dimostrato un'eccellente guida e attraverso il nuovo incarico garantirà la continuità della nostra strategia e la costante crescita commerciale. MiR è una realtà a ancora giovane, che però offre a migliaia di aziende in tutto il mondo l'opportunità di ottimizzare la loro logistica, il che potrebbe potenzialmente cambiare il modo in cui funziona il mondo".

"In qualità di Presidente di MiR, Søren E. Nielsen porterà avanti la passione, l'innovazione e la visione che ha portato MiR al suo attuale status di leadership. Il nostro nuovo Presidente è un leader carismatico, in grado di conciliare l'organizzazione e i processi in modo pragmatico per portare a termine efficacemente le attività e far crescere il nostro business. Ha un raro equilibrio nel risolvere le esigenze immediate dei clienti nella vita reale e nel creare una roadmap ponderata per sviluppare l'innovazione e la leadership a lungo termine. La sua esperienza aiuterà a valorizzare professionalmente chi lavora in MiR". Conclude Jagiela.

Crescita costante nonostante la crisi del coronavirus

Søren dovrà confrontarsi con la sfida di leadership che è pronto ad affrontare a testa alta, avendo maturato esperienza ricoprendo diverse posizioni manageriali presso importanti aziende internazionali come Danfoss e Siemens.

"Nonostante la situazione attuale, MiR ha registrato anche nel 2020 una costante crescita. Non abbiamo mai rallentato, e questo ci ha garantito un vantaggio rispetto agli altri operatori del settore. I nostri prodotti aiutano le industrie globali, il settore dell'healthcare e della logistica, a compensare le perdite di fatturato aumentando l'efficacia e l'efficienza con l'utilizzo di robot flessibili. Con i nostri robot mobili, adatti ad applicazioni medicali e logistiche le aziende sono state in grado di compensare il calo dovuto alla situazione di emergenza. Rivoluzioniamo la supply chain nella logistica interna, garantendo al tempo stesso un miglioramento nell'organizzazione interna, alleggerendo il personale dalle attività ripetitive", spiega Søren E. Nielsen.

"Durante la pandemia, il nostro tasso di assunzione è diminuito. Tuttavia, il numero dei nostri collaboratori è cresciuto in modo esponenziale sin dalla fondazione della società. Ciò significa che siamo stati in grado di consolidare la nostra organizzazione e di ottimizzare i processi di produzione. Ne abbiamo raccolto i benefici e sono orgoglioso di dire, senza esitazioni, che MiR, di cui mi assumo la responsabilità generale a partire dal mese di agosto, è più forte che mai" ha proseguito Søren E. Nielsen, che è stato il cinquantesimo dipendente a entrare in azienda. Ora i dipendenti sono 220, la maggior parte dei quali si trova presso la sede centrale di Odense.

Una delle sfide principali per Søren sarà quella di mantenere lo spirito e la cultura aziendale: MiR è caratterizzata da una costante volontà di affermarsi, unita a un sano spirito competitivo e di squadra. 

Da "Mister MiR" a uno stile più easy

In pochi anni, MiR è diventata un'azienda molto conosciuta e rinomata in Danimarca e a livello mondiale con Thomas Visti come front man mediatico. 

"È stato "Mister MiR" a cedermi il comando. Ho un compito davvero difficile da portare avanti, poiché Thomas Visti è stato estremamente abile nel brandizzare MiR su scala globale, il che significa che abbiamo avuto molta più esposizione mediatica di quanto ci si potesse aspettare da un'azienda della nostra dimensione. Come persona, non amo le luci della ribalta, tuttavia farò del mio meglio" ha dichiarato Søren Nielsen.

L'attuale CEO di MiR, Thomas Visti, è davvero soddisfatto della scelta del suo successore.

"Quando Søren è entrato a far parte dell'azienda, avevamo bisogno di un dirigente con esperienza internazionale nel settore. Ha dato un significativo contributo all'ottimizzazione dei nostri processi e delle procedure interne. Quindi, sono molto felice di cedere le redini a Søren" ha affermato Thomas Visti.

MiR è grata a Thomas per il tempo e gli sforzi dedicati sin dal 2014 alla crescita dell'azienda, per averla condotta da startup ad azienda affermata sul mercato con 220 dipendenti in tutto il mondo.



mercoledì 1 luglio 2020

Energia. Eni effettua una nuova scoperta a gas nel Mar Mediterraneo Egiziano


Eni effettua una nuova scoperta a gas nel Mar Mediterraneo Egiziano

 

San Donato Milanese (Mi), 1 luglio 2020 – Eni (operatore del Blocco), assieme ai partner nel blocco BP e Total, ha perforato con successo il primo pozzo esplorativo nella licenza di North El Hammad, nelle acque convenzionali egiziane del Delta del Nilo, sul prospetto denominato Bashrush.

 

La nuova scoperta si trova in 22 metri di profondità d'acqua, a 11 chilometri dalla costa, 12 chilometri a nord-ovest del giacimento di Nooros e circa 1 chilometro a ovest del giacimento di Baltim South West, entrambi già in produzione.

Il pozzo ha attraversato una unica colonna verticale mineralizzata a gas di 152 metri nelle arenarie di età Messiniana della formazione Abu Madi con eccellenti proprietà petrofisiche. Il pozzo verrà testato alla produzione.

 

La scoperta di Bashrush è una ulteriore conferma del grande potenziale a gas e condensati nelle formazioni Messiniane in questo settore delle acque poco profonde dell'offshore egiziano. La scoperta estende verso ovest il potenziale a gas delle stesse sequenze mioceniche della formazione Abu Madi di quella precedentemente definita come "Great Nooros Area".

 

Eni avvierà, assieme ai partners BP e Total e in coordinamento con l'Egyptian Petroleum Sector, le opzioni di sviluppo della nuova scoperta che saranno mirate ad accelerare la rapida messa in produzione mediante la massima sinergia con le infrastrutture già presenti nell'area.

In parallelo alle attività di delineazione e sviluppo di questa nuova scoperta, Eni continuerà anche l'esplorazione nella "Great Nooros Area" con la perforazione nell'anno di un altro pozzo esplorativo denominato Nidoco NW-1 DIR, situato nella concessione Abu Madi West.

 

La scoperta di Bashrush è una nuova conferma di come la strategia esplorativa "incrementale", mirata su opportunità ad alto valore e capaci di garantire un rapido sviluppo delle nuove scoperte attraverso le infrastrutture esistenti, stia continuando a fornire risultati concreti e tangibili.

 

Nella concessione di North El Hammad, che è in partecipazione con Egyptian Natural Gas Holding Company (EGAS), Eni detiene il 37,5 % di interesse nella concessione e il ruolo di operatore, BP detiene il 37,5 % e Total il 25% della quota del gruppo Contrattuale.

 

Eni è presente in Egitto dal 1954, dove opera tramite IEOC Production BV. Nel 2020 la produzione netta di Eni nel paese è stata di circa 280.000 barili di olio equivalente al giorno.



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MINSAIT (INDRA) mette le tecnologie digitali al servizio dell'ambiente potenziando il database ed i canali online di GREENPEACE

MINSAIT METTE LE TECNOLOGIE DIGITALI AL SERVIZIO DELL'AMBIENTE POTENZIANDO IL DATABASE E I CANALI ONLINE DI GREENPEACE ITALIA

 

  • La società svilupperà, insieme alla sua digital boutique Softfobia, una nuova piattaforma digitale per la gestione delle donazioni dell'ufficio italiano di Greenpeace

 

  • Questo investimento permetterà all'organizzazione ambientalista di rafforzare il rapporto con i propri sostenitori, ottimizzare le sue attività e aumentare le risorse per le sue campagne per proteggere il pianeta

 

  • La nuova piattaforma, che sarà disponibile alla fine di quest'anno, permetterà a donatori e volontari di partecipare e contribuire alle campagne di Greenpeace Italia in modo più semplice e intuitivo e con sistemi innovativi di pagamento, adattati al mercato italiano e completamente sicuri

 

  • Il rafforzamento del rapporto con i donatori e gli utenti attraverso i canali online – come evidente nell'attuale contesto di emergenza sanitaria – ha acquisito un'importanza strategica in tutti i settori. È per questo che Greenpeace ha da tempo deciso di attivare un programma di digital transformation del quale la nuova piattaforma è un pilastro essenziale

 

Roma, 01 luglio 2020.- La digitalizzazione e le tecnologie all'avanguardia di customer experience al servizio della tutela dell'ambiente e del pianeta. Greenpeace rafforza i propri canali digitali in Italia con una nuova piattaforma digitale per gestire le donazioni sviluppata da Minsait, la società di Indra, insieme alla sua digital boutique Softfobia, società sarda del gruppo Indra specializzata in digital marketing.

La nuova piattaforma, che sarà disponibile entro la fine di quest'anno, permetterà ai donatori e ai volontari di contribuire alle campagne dell'organizzazione in modo più semplice e intuitivo e con sistemi di pagamento completamente sicuri. Potranno inoltre ricevere informazioni specifiche sull'utilizzo dei loro contributi, nonché sul loro impatto finale in ambito sociale, economico e sulla protezione dell'ambiente.

La nuova piattaforma di gestione delle donazioni consente un rapporto più stretto ed efficace tra l'organizzazione ambientalista e i propri sostenitori. L'integrazione con strumenti di ascolto sociale e di Marketing Automation permetterà a Greenpeace di ottimizzare le proprie campagne raggiungendo nuovi gruppi di popolazione e i sostenitori più interessati ad ogni iniziativa, che riceveranno contenuti più efficaci, pertinenti e personalizzati. Il tutto aumentando i contributi e le risorse per le iniziative di tutela ambientale.

"Con questo progetto, Greenpeace applica le più avanzate tecnologie digitali per migliorare il rapporto con i propri donatori e volontari, potenziando i canali online e attivando strumenti digitali che le consentiranno di ottimizzare campagne e risorse per le proprie iniziative, più che mai necessarie. In Minsait siamo estremamente orgogliosi di poter contribuire con la nostra esperienza e tecnologia a migliorare il nostro pianeta, sposando appieno la causa di Greenpeace.", ha dichiarato Stefano Omiccioli, responsabile Customer & Digital Experience di Minsait in Italia.

Il nuovo sistema di gestione del rapporto con donatori e sostenitori, realizzato da Minsait, la società di Indra leader nell'Information Technology e nella Trasformazione Digitale, insieme a Softfobia, si è basato sull'implementazione del modulo NPSP di Salesforce (No Profit Success Pack), integrato con un sistema di pagamento digitale sicuro sviluppato dalla società Findock. Inoltre, Minsait si occuperà della progettazione ed integrazione dei nuovi applicativi con gli attuali sistemi legacy, proponendosi allo stesso tempo come partner per la ottimizzazione e realizzazione dei contenuti per le campagne basati sull'ascolto attivo sui social network e sui canali online.

Il rafforzamento dei canali online come priorità nel contesto di COVID-19

Il rafforzamento delle relazioni con i clienti e gli utenti attraverso i canali online ha acquisito, come evidente nell'attuale contesto di emergenza sanitaria, un'importanza strategica in tutti i settori, compreso il terzo settore, costituito da associazioni e organizzazioni no profit come Greenpeace Italia. Lo sviluppo della nuova piattaforma rappresenta un pilastro essenziale dell'ambizioso programma di digital transformation di Greenpeace.

"La sfida nel business di oggi è nel disegnare una customer experience emozionale. Nel contesto specifico Greenpeace ha dei contenuti molto emotivi, Minsait l'esperienza per massimizzare l'impatto sui donatori potenziali e non. Inoltre l'efficienza operativa e l'utilizzo del budget nelle funzionalità a valore, gioca un ruolo cruciale ed è la chiave del successo digitale", afferma Stefano Omiccioli, che sottolinea come oggi più che mai "è necessario avere una presenza online professionale e completa con una customer experience d'eccellenza".

Questa esigenza non riguarda solo i negozi e le aziende impattate dal confinamento e distanziamento sociale, ma anche tutti coloro che, con il cambiamento di scenario determinato da COVID-19, hanno riflettuto sull'importanza di dotarsi di maggiori e migliori risorse digitali rafforzando la loro presenza online con piattaforme più agili e potenti.

Leadership nell'e-commerce e nelle piattaforme di pagamento sicure

La scelta di Minsait da parte di Greenpeace Italia è stata determinata dalla leadership e dall'esperienza della società di consulenza nello sviluppo di tecnologie digitali volte a migliorare l'esperienza degli utenti.

Minsait ha recentemente lanciato la propria piattaforma di e-commerce basata su Salesforce Commerce Cloud, che consente a tutte le industrie, imprese e associazioni di avere, in sole otto settimane, un sistema di e-commerce con valore differenziale in grado di incrementare le vendite digitali e di rafforzare le relazioni con i clienti.

La proposta è una modalità agile con funzionalità di base che Minsait ha integrato con uno dei suoi prodotti della suite Onesait Payments, specializzata nei pagamenti online. Questo aggiunge alla soluzione una gestione delle vendite, delle spedizioni e della fatturazione molto più veloce, integrata e sicura.

In questo modo la soluzione rafforza il posizionamento online con una piattaforma tecnologica solida e versatile, che permette alle aziende e alle associazioni di gestire cataloghi complessi in modo più dinamico, attivare promozioni rapide e personalizzate, controllare il multi-stock off-site, integrarsi con altri sistemi di gestione, facilitare i pagamenti centralizzati e sicuri e semplificare il rapporto con gli operatori logistici, tra le altre funzionalità.



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Tecnologia contro la crisi, per l’ad di Cisco Italia Santoni: “Le priorità per uscire dalla crisi sono creare reti pronte al futuro e puntare all’inclusione digitale”

TECNOLOGIA CONTRO LA CRISI, PER L'AD DI CISCO ITALIA SANTONI: "LE PRIORITÀ SONO CREARE RETI PRONTE AL FUTURO E PUNTARE ALL'INCLUSIONE DIGITALE"

Su "Genio & Impresa", il web magazine di Assolombarda, l'amministratore delegato di Cisco Italia mette in luce la centralità di permettere a tutti di avere accesso al digitale per uscire dalla crisi. A questo si aggiunge la necessità di potenziare le reti esistenti e garantirne la sicurezza.

 

"Dietro alla pandemia ci sono altre sfide che daranno forma al nostro futuro: il cambiamento climatico e l'impatto delle attività umane sull'ambiente, l'urbanizzazione, lo sviluppo economico e umano, la debolezza di infrastrutture, servizi e sistemi che credevamo più resilienti": è sul domani che si snoda la riflessione di Agostino Santoni, Amministratore Delegato di Cisco Italia pubblicata su "Genio & Impresa". Come spiega sul web magazine di Assolombarda, la situazione generata dallo scoppio del Coronavirus impone una riflessione sulla rete, strumento che nei mesi dell'emergenza si è rivelato vitale: "Mai come oggi è emersa l'importanza di creare reti pronte al futuro, una necessità che può materializzarsi d'improvviso sotto la spinta di fenomeni nuovi. Da qui il bisogno di lavorare per eliminare le disparità di accesso alla rete e porre fine al digital divide culturale". Cambiare è fondamentale, soprattutto perché la situazione attuale è destinata a durare secondo l'AD di Cisco Italia: "Ogni azienda deve rendersi conto che la "nuova normalità" è qui per restare ed è importante affrontarla insieme". Come fare dunque per far fronte a questo mutamento epocale? Prosegue Santoni: "Le competenze devono evolversi. Non possiamo più permetterci né l'esclusione economica, culturale e infrastrutturale dall'accesso alle reti e alle possibilità che offrono, né di non sfruttare il potenziale delle persone, delle comunità, della trasformazione sociale che è possibile alimentare anche attraverso la tecnologia". Non solo, l'AD di Cisco Italia ritiene centrale il potenziamento delle reti per supportare il lavoro da remoto: "Solo nella prima settimana di lockdown il traffico online è aumentato del 33%. Sono necessarie reti che sappiano offrire la fluidità e le caratteristiche utili a sfruttare con efficacia gli strumenti di comunicazione e collaborazione in video. È importante poter accedere in modo efficace e scalabile alle risorse in cloud". Un altro fattore fondamentale secondo Santoni è la sicurezza, dal momento che più si amplia l'accesso alla rete tanto più aumenta la superficie di attacco. Sulla ricetta per uscire dalla crisi Agostino Santoni sembra avere le idee chiare: "Se vogliamo che il nostro sistema economico e il sistema Paese recuperino e mantengano la competitività, dobbiamo fare leva su un digitale disponibile per tutti e moltiplicarne il valore grazie al nostro ricco capitale umano e alla nostra creatività. È necessario che tutte le controparti adottino una visione collettiva nello sviluppo del loro business, puntino sulle competenze delle persone, si considerino cittadine di una comunità in cui il digitale diventi il motore per costruire un futuro più inclusivo e al contempo per avere un business più competitivo". Cogliere questa sfida e saper trarre vantaggio dalla situazione attuale diventa quindi un imperativo: "È un'occasione che non possiamo perdere. Il digitale offre alle aziende la possibilità di ripensare i propri processi e la propria operatività, ottenere più efficienza, produttività e tagliare i costi. Con il cloud è possibile ottenere le soluzioni più evolute senza "importare" nell'azienda la complessità, con l'IOT si possono far "parlare" gli asset delle nostre imprese, raccogliere dati e informazioni con cui alimentare i processi decisionali, avere tecnologie di rete sempre più autonome, intelligenti e intrinsecamente sicure".



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Il CorrieredelWeb.it è un periodico telematico nato sul finire dell’Anno Duemila su iniziativa di Andrea Pietrarota, sociologo della comunicazione, public reporter e giornalista pubblicista, insignito dell’onorificenza del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana.

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