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giovedì 23 maggio 2019

Anni difficili di Franco Rizzi: un romanzo che racconta l’epilogo delle Brigate Rosse

Sapeva benissimo che una pistola non era una difesa sufficiente per il pericolo che l’avrebbe atteso nei giorni, nei mesi a venire, ma non aveva trovato nulla di più efficace da opporre al destino che lo stava aspettando.”

Dalla terrazza dell’albergo in cui alloggia a Caracas, Gianni Trapani amalgama i ricordi del passato a ciò che avrebbe dovuto fare nell’immediato futuro accompagnato dalla musica di quattro suonatori di tromba di una festa al piano di sotto. È la sua quarta volta a Caracas ed, in profonda solitudine, sente di essere giunto alla fine di un percorso, gli avvenimenti degli ultimi anni gli avevano cambiato la vita ed in tutti quei pensieri tragici poteva indicare un solo colpevole: se stesso.

Sì, perché ogni scelta giornaliera modifica il sentiero dell’essere umano, e questo Gianni Trapani lo sapeva bene ma ora sapeva anche che nella vita capita quel momento di estrema disperazione che prende possesso di ogni arguzia – difesa intellettiva – e rende disarmata la capacità di scelta vantaggiosa.

Con una laurea in Lettere da Catania si era trasferito a Milano nel 1969 e per i primi cinque anni aveva lavorato come consulente in un negozio in corso Venezia. Non si lamentava ma non si sentiva soddisfatto della sua vita e forse per questo motivo, per questa insoddisfazione, aveva deciso di aderire alla Massoneria presso il Lions Club di Milano.

Per prima cosa gli era stata chiesta una quota d’iscrizione, poi era stato introdotto in un bugigattolo, dove aveva trovato un teschio di plastica ed un biglietto con tre domande: “Cosa devi a te stesso? Cosa devi alla patria? Cosa devi all’umanità?

Fu, infatti, questa scelta intrapresa senza una dovuta riflessione a modificare il sentiero di Gianni, la noia che provava per il suo lavoro si era manifestata in una nuova opportunità, in una biforcazione della via che lo avrebbe guidato verso la disgrazia.

“Anni difficili” dell’autore Franco Rizzi ed edito dalla casa editrice La Paume nel 2019 racconta, attraverso le vicende personali di tre uomini, l’Italia a cavallo tra gli anni ’70 ed ’80 divisa fra la dura lotta di classe e di ideali fra irriducibili della liberazione del 1945, seguaci del sessantotto e fazioni nostalgiche di estrema destra; la massoneria deviata che si stava formando e l’espansione sempre più energica della mafia siciliana.


L’autore è stato molto abile nel combinare la vita dei tre personaggi con i violenti episodi del decennio di lotta armata della storia italiana, ed infatti sono numerosi i riferimenti ai fatti che portano alla fine delle Brigate Rosse dall’arresto di Renato Curcio passando per gli scioperi di migliaia di operai FIAT, il ritrovamento in Etiopia dei resti fossili della famosa Lucy, l’assassinio degli studenti Claudio Varalli e Giannino Zibecchi, i discorsi di Enrico Berlinguer che da segretario del Partito Comunista parlava di pluralismo democratico, l’omicidio dello stimato intellettuale Pier Paolo Pasolini, il rapimento di Aldo Moro, l’indagine a cui è stato sottoposto Licio Gelli, la morte di papa Paolo VI, il breve pontificato di soli trentatré giorni di papa Giovanni Paolo I (nato Albino Luciani), l’omicidio del 6 gennaio 1980 del presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella sino alla strage nella stazione ferroviaria di Bologna del due agosto ed il quattordici di ottobre con la marcia dei quarantamila di Torino. 

Nel passato molte famiglie siciliane, specie se nobili oppure rispettabilmente ricche, seguivano l’antica tradizione di instradare uno dei figli cadetti alla carriera ecclesiastica, perché potesse diventare vescovo, compensandolo in tal modo del fatto di non poter ereditare titoli e beni che erano invece retaggio del primogenito. Quando questo accadeva, i cadetti non diventavano preti per vocazione, ma solo per convenienza e di solito erano dei pessimi preti. […] Altri, specie se vi erano Massoni in famiglia, diventavano a loro volta Massoni e formavano una Loggia coperta all’interno del Vaticano molto segreta, ma molto potente.”

Gianni Trapani incontrò il dottor Aldo Devita nel gennaio 1975 nel suo studio di Santa Margherita ligure, non lontano da Rapallo. Ricevette il suo contatto dal Maestro Venerabile della sua Loggia di Milano.

Devita era un uomo magnetico, fumava una sigaretta dopo l’altra e con fare affettuoso riusciva a dialogare con tutti in modo fraterno. Gianni ne fu subito affascinato e spiegò il motivo della sua visita: aveva perso il lavoro e non riusciva a trovarne uno soddisfacente a Milano.

Il dottor Aldo Devita arrivò nella riviera ligure nel 1961 in fuga da Napoli, aveva colto il momento di grande espansione – deturpazione − del territorio ed aperto un centro privato nel quale si occupava di analisi delle urine e del sangue di ricchi pazienti.

La laurea in biologia e non in medicina non fu mai un ostacolo per lui, Aldo era abile nel truffare e nell’usare le persone individuandone le capacità. Un paroliere eccezionale che si era, sin da subito, presentato come Massone incaricato di riorganizzare la Massoneria nel nord Italia.

Edith era la donna ideale per Aldo. Di origine austriaca era giunta in Italia dopo la fine della guerra, era di carattere molto duro e condivideva con lui la capacità spregiudicata di servirsi di tutte le persone che le capitavano a tiro, per poi lasciarle al loro destino quando non avessero più avuto nulla da dare. […] Così si erano andate consolidando due strutture ben diverse. Sulla superficie si era formata una Loggia che lui un giorno aveva battezzato Cama, cioè Centro Attività Massoniche Accettate, fingendo che fosse un nome molto antico, mentre sotto si agitava un mondo molto eterogeneo e pericoloso, che Aldo gestiva in modo spregiudicato.”

Il modus operandi della massoneria deviata – la Cama − si ripeteva sempre identico: Aldo pensava ad affiliare nuovi fratelli per continuare ad alimentare non solo le casse della Loggia con la quota d’iscrizione ma per aver nuovi volti da mostrare nei vari incarichi in giro per l’Italia e per il mondo, così da non dover rendere conto alla sua ristretta cerchia delle possibilità di grossi guadagni che, invece, voleva tener per sé. Gianni viveva questa situazione in uno stato mentale tra la fascinazione e la paranoia soprattutto dopo il viaggio in Venezuela del febbraio 1976.

Aldo scelse di portare con sé Gianni perché “era fuori dal giro ma sembrava sempre seguirlo come un cane fedele, nonostante lui lo tenesse in disparte”. Similmente alla precedente “missione” in Sicilia, Gianni non era stato informato di nulla e trovandosi del tempo libero decise di chiamare il Lions Club di Caracas.

È in questo modo che viene presentato il terzo protagonista del romanzo “Anni difficili”: Vicente Razini, originario di Pescara emigrato a Caracas negli anni cinquanta che, senza un lavoro fisso, vivacchiava facendo un po’ di tutto senza badare troppo al domani. Vicente non poteva immaginare che quella serata avrebbe innescato un processo fortuito che l’avrebbe fatto diventare un uomo ricchissimo.

Per Gianni si era trattato solo di una telefonata e dopo, preso dai suoi pressanti problemi, non vi aveva più pensato. Il Barbaretti invece si era mosso con abilità, si era immediatamente recato a Caracas, dove si era incontrato con Vicente Razini: il primo aveva le idee molto chiare e l’altro era pronto a seguire qualunque iniziativa.”

A tessere la tela del fato sono le Moire, a tessere la trama di “Anni difficili” è la Mafia siciliana che, onnipresente nel territorio e precisa nelle azioni, rivela la sua forza in ogni pagina di questo intenso romanzo dedicato ad un periodo in cui si è distrutta l’antica bellezza e sapienza dell’Italia.
Certe volte suo padre, che lavorava alle poste di Catania, aveva accennato a uomini d’onore che comandavano, a cui si doveva obbedire senza obiettare, se si voleva vivere tranquilli. Non bisognava mai inimicarseli, al contrario se si riusciva a entrare nelle loro grazie, si poteva anche ricercarne la protezione, perché lo stato era una cosa astratta e lontana, mentre loro erano sempre presenti.

Franco Rizzi è nato a Torino nel 1935, ha vissuto a Milano, città nella quale si è laureato in Ingegneria Elettrotecnica presso il Politecnico. Sin da giovane ha lavorato nella ditta creata da suo padre nel 1938 come progettista di impianti per il risparmio energetico. Appassionato di letteratura ed architettura, oltre al nuovo romanzo “Anni difficili” ha pubblicato “1871 ‒ La Comune di Parigi”, “Luca Falerno ‒ Caccia nelle Murge”, “Mini ‒ Storia di un pittore”, “1945 ‒ Anno zero sul lago”, “… scrivimi!”, “Il delta del Nilo”.

Written by Alessia Mocci
Addetta Stampa

Info
Sito Franco Rizzi
http://www.francorizzi.it/
Facebook La Paume Editrice
https://www.facebook.com/LaPaumecasaeditrice/

Fonte
http://oubliettemagazine.com/2019/05/18/anni-difficili-di-franco-rizzi-un-romanzo-che-racconta-lepilogo-delle-brigate-rosse/


lunedì 19 febbraio 2018

1945 Anno zero sul lago, romanzo di Franco Rizzi: un pilota inglese di origini italiane ritorna sul luogo di un misfatto


Durante la navigazione le onde, colorate dalla tinteggiatura mimetica a forti toni di verde e di marrone aggiunta da pochi mesi, si rincorrono lungo le fiancate del battello, ma nessuno pensa che in questo modo il battello sia diventato invisibile, semplicemente tutti sperano che mai nessuno si sognerebbe di attaccarlo.

Domenica, 5 novembre 1944, sul lago Iseo un battello fa la spola tra i vari paesini. Sono più o meno le dieci del mattino quando il battello lascia il pontile di Iseo.  A bordo si trovano adesso quarantaquattro persone tra passeggeri ed equipaggio. Sono tutti silenziosi perché, in quei giorni la spensieratezza non trova spazio, malgrado lo scorrere del panorama particolarmente piacevole in quella giornata di sole brillante che sembra ancora estate.

Tre cacciabombardieri inglesi sorvolano all’altezza di Brescia, il campo d’aviazione militare di Ghedi ormai deserto e abbandonato dopo l’ultima incursione, poi virano verso il lago d’Iseo. Keeler Martini è il capo squadriglia della spedizione e con la coda dell’occhio vede una bianca scia sull’acqua. Aggancia il bersaglio. Per tre volte gli aerei scendono in picchiata sul battello e sparano. I proiettili progettati per forare robuste corazze scaricano una potenza inaudita sulle povere lamiere del piccolo battello. Un massacro di quattro minuti ed i tre caccia rientrano all’aeroporto di Pescara per fare rapporto.

L’acqua si tinge di rosso. Il battello affonda a pochi metri dall’approdo di Montisola. Due uomini, un duro pescatore dell’isola cui si affianca un giovanissimo e inesperto sottotenente della X Mas, si muovono con difficoltà per organizzare il trasporto dei feriti in ospedale. Una donna corre in casa, strappa le lenzuola da un letto e si prova a usarle per tentare di tamponare il sangue dei feriti.

Fermì el sang Cristi” urla ai due, ma non si capisce se sia una bestemmia o una preghiera.
Diversi feriti moriranno prima di arrivarvi.

1945 Anno zero sul lago” è stato pubblicato nel 2012 dalla casa editrice La Riflessione e vedrà una seconda ristampa, tra qualche mese, per La Paume Editrice. L’autore, Franco Rizzi, ci trasporta negli anni della Seconda Guerra Mondiale attraverso personaggi legati fra loro dal lago Iseo.
 
Alcuni personaggi ed episodi sono stati presi dalla realtà di quei giorni un po’ burrascosi, altri sono stati aggiunti per dare corpo al racconto. […] L’inizio della stesura risale al 1988, quale deviazione, mentre scrivevo un’altra storia. […] Dedico questo romanzo ai miei nipoti con l’augurio che non abbiano mai a vivere tempi così bui. Ed anche a quella giovane donna che ha visto il padre spirare a pochi metri dall’ospedale, mentre un pescatore spingeva la barca allo spasimo. Nota introduttiva

“1945 Anno zero sul lago” inizia il suo narrare in una domenica pomeriggio del 30 agosto 1945. Una casa a due piani pitturata di rosa che presenta a lettere cubitali blu il suo nome: Bredina sul lago. Si trova davanti a Montisola, l’alta montagna che emerge dal lago. I proprietari sono in giardino quando il capitano d’aviazione Keeler Martini, che indossa una divisa azzurra ben stirata, percorre un vialetto di ghiaia che porta al giardino sul lago dove incontra il capofamiglia Mario Consolo.

La guerra è terminata ad aprile ed il popolo italiano raccoglie faticosamente i cocci dei tragici eventi ancora troppi vicini per esser pienamente compresi e che forse ancora oggi non hanno una spiegazione univoca. Mario Consolo si dimostra amichevole nei confronti del suo inaspettato ospite sia perché non è mai stato fascista, sia perché piuttosto incuriosito dal motivo della visita.

Ma che strana coincidenza, anche il cognome di mia madre era Martini. Allora lei deve essere di origine italiana! Chissà magari alla lontana i suoi antenati erano parenti dei miei! Magari erano emigrati dall’Italia molti anni prima. Lei sa di quale parte fossero?

Una domanda alla quale il capitano Martini non seppe rispondere forse per la limitata conoscenza della lingua italiana o forse perché il capofamiglia parlò velocemente compitando una frase troppo lunga.

Seguono capitoli che alternano passato e presente nei quali Franco Rizzi ci presenta la giovinezza dei due protagonisti, due realtà di vita completamente diverse, una in quell’isola del nord così ricca di prospettive grazie alle sue Colonie sparse per il Mondo e l’altra in una penisola che rincorreva, ormai fuori tempo, il desiderio di appropriarsi di un’ultima colonia africana. 

Un turbinio di ricordi che ci mostra due uomini e due popoli che non erano abbastanza informati sui fatti che avevano portato al terribile conflitto. Forse anche i due avevano partecipato passivamente agli eventi malgrado ognuno di loro fosse attivo nel suo operato.

Mario cercò addirittura di intraprendere una impossibile avventura militare per cercare di fare fortuna come geometra in Etiopia ma ben presto il suo sogno si rivelò un fallimento.

 Keeler prima della guerra aveva lavorato alla Manchester Machinery Works, più di due anni ma non era stato un periodo molto facile, era stato preso di mira da un malefico capo squadra, Dave il cane, e lo scontro era durato a lungo.

Dave fece un brutto sorriso… preparandosi a sferrare un pugno in faccia all’avversario, ma Keeler con decisione gli calò la riga sul volto: il colpo fece un rumore sordo e la riga d’acciaio causò un profondo taglio al volto…”

Poi da meccanico motorista iniziò casualmente la carriera militare da pilota per la “fortuita” penuria di piloti.

Al distretto militare avevano subito apprezzato il fatto che lui fosse esperto di motori e lo avevano arruolato in aeronautica, trasferendolo il giorno successivo in un piccolo aeroporto a sud di Londra. […] La merce che si consumava più rapidamente però erano i piloti. Quando un caccia non ritornava mancava anche un pilota. I nuovi piloti che arrivavano ai campi d’aviazione attorno a Londra erano sempre più giovani e sembravano arrivare con il contagocce.

Altri tre personaggi si intrecciano all’incontro nel giardino della Bredina sul lago espandendo il discorso sul quale verte il romanzo: chi è la vittima e chi è il carnefice.

Luigi Stabilini, il sottotenente diciannovenne dell’X Mas che, lasciato solo a custodire lo stabilimento ormai non più produttivo della Caproni di Montecolino, con una manciata di altri ragazzi inesperti, aspettava invano ordini dalla Repubblica di Salò.

Mario Bonardi, detto Spinù, l’anziano pescatore che si accascia sul pagliolo della barca dopo l’approdo in ospedale, spossato da quella veloce attraversata del lago che ha salvato la vita a sedici anime.

Giovanni Ferrari, un macchinista della Nazionale che con grande abilità guidava le vecchie locomotive a vapore e che divenne celebre per l’esser scampato all’avvistamento del temibile aereo “Pippo”.

Infine il ventisei di aprile la guerra in Italia era giunta al suo epilogo.

Così aveva assistito alla tosatura delle ragazze e delle donne che erano state legate affettivamente ai fascisti o ai tedeschi. Fortunatamente, dopo quella violenza, in fondo abbastanza piccola visti i tempi che correvano, tutte furono lasciate libere di allontanarsi, sconciate e con il volto arrossato di pianto. Altre donne più pietose, invece di brandire delle forbici, le aiutarono a nascondere quello sfregio avvolgendo il loro capo con i fazzoletti che avevano portato.

Le donne di “1945 Anno zero sul lago” fanno da corollario ad un mondo di uomini in tempo di guerra e di decisioni prese in modo frettoloso. Le pagine dedicate alle figure femminili sono perlopiù ricordi di fiamme amorose che si disperdono tra bombe ed omicidi. Piccoli attimi felici che proiettati nel presente espandono la desolazione della mente sino ai limiti della depressione.

Così Keeler Martini non è il tipico vincitore inglese che si aggira nel territorio italiano fiero ed arrogante ma, infestato dai fantasmi, si interroga contemporaneamente sul passato e presente mettendo in dubbio le azioni svolte da ogni fazione in gioco.

Il capitano Martini invece cercava solo di spostare la sua mente e la propria attenzione su cose che lo tenessero lontano dai cupi ricordi del passato, ma faticava poi a rimanere concentrato sui vari argomenti. […] Si chinò in avanti e depose di nuovo sul tavolo il bicchiere di limonata che aveva ripreso in mano. Nelle narici gli pareva di avere un orribile sentore di disinfettante.

Written by Alessia Mocci
Addetta Stampa

Info
Sito Franco Rizzi
http://www.francorizzi.it/
Facebook La Paume Editrice
https://www.facebook.com/LaPaumecasaeditrice/

Fonte
http://oubliettemagazine.com/2018/02/15/1945-anno-zero-sul-lago-di-franco-rizzi-un-pilota-inglese-di-origini-italiane-ritorna-sul-luogo-del-misfatto/


domenica 7 gennaio 2018

Intervista di Alessia Mocci a Franco Rizzi: la produzione letteraria e la casa editrice La Paume

Nel delirio del terrore di precipitare, mentre il gancio gli dilaniava sempre più profondamente la mano, Mini non vedeva più nulla. Dietro ai suoi occhi scorrevano solo colori: il rosso del sangue e del dolore, il grigio del cielo oltre il cornicione di quella casa maledetta, il colore ocra del muro con tutte le sfumature create dalla fuliggine qua e là rimossa dalla pioggia.” ‒ “Mini ‒ Storia di un pittore

Talvolta capita che l’uomo debba percorrere una via diversa da quella che maggiormente preme il suo sentire, capita che debba incontrare qualche ostacolo per poter affermare con volontà la sua passione. Ogni percorso, ogni strada che sembra portarlo lontano in realtà è un avvicinarsi alla consapevolezza di ciò che più lo rende vivo e che più brucia nel suo inconscio.

Franco Rizzi è un esempio di questo cammino tortuoso. Nato a Torino nel 1935, sin da bambino ha vissuto a Milano, città nella quale si è laureato in Ingegneria Elettrotecnica presso il Politecnico. Sin da giovane ha lavorato nella ditta creata da suo padre nel 1938 come progettista di impianti per il risparmio energetico. Ha dimostrato di aver capacità notevoli ed i “suoi figli di ferro” ‒ in questo modo egli stesso denomina gli apparecchi di sua progettazione ‒ sono installati in raffinerie di petrolio sparse in tutto il mondo, a bordo di molte navi ed in molte centrali termoelettriche.

Sin da giovane era appassionato di letteratura e scrittura, ma l’esigenza di famiglia l’ha portato lontano ‒ apparentemente ‒ dal mondo artistico per instradarlo nella conoscenza dell’uomo e del mondo sotto un altro profilo, infatti, grazie a questo singolare lavoro ha avuto la possibilità di viaggiare e di conoscere paesi in modo approfondito grazie alla collaborazione con agenti locali che gli hanno mostrato l’altra faccia dell’Asia, dell’America, dell’Africa, quella non turistica.
Decine di anni nelle quali si è dedicato alla bellezza dello sguardo congiunta all’innovazione tecnologica sino alla necessità di riprendere la scrittura e di completare l’opera con la pubblicazione di romanzi che navigavano nella sua mente.

Vengono dunque alla luce “1871 ‒ La Comune di Parigi”, “Luca Falerno ‒ Caccia nelle Murge”, “Mini ‒ Storia di un pittore”, “1945 ‒ Anno zero sul lago”, “… scrivimi!” ed un neo progetto di una casa editrice con pubblicazione gratuita, La Paume Editrice.

Ed ora lascio che sia direttamente Franco Rizzi a raccontarvi qualche aneddoto della sua interessante vita.

A.M.: Ciao Franco, leggendo la tua biografia, ho notato che hai conseguito una laurea in Ingegneria Elettrotecnica ma che hai, sin da giovane, coltivato la passione per la scrittura. Negli ultimi anni, infatti, hai pubblicato vari romanzi. Come mai hai aspettato così tanto tempo per iniziare a farti conoscere dal pubblico dei lettori?

Franco Rizzi: Cara Alessia, in questa domanda si racchiude, direi in modo vagamente drammatico, tutta la mia vita. A diciotto anni al termine del liceo scientifico e conseguita la maturità intendevo fare lo scrittore. Il presidente della commissione di esami mi congedò con queste parole: “Le dobbiamo fare i nostri complimenti per il suo tema d’italiano. Se avrà occasione di scrivere, scriva, perché ne ha la stoffa.” Queste parole mi regalarono un agosto meraviglioso.  Ma c’era un ma, fin da piccolo io ero “il monaco di Monza” destinato da mio padre a succedergli nel comando della nostra azienda di impianti tecnici e quindi dovevo fare ingegneria. Riuscivo bene anche nelle materie scientifiche e il mio professore di matematica e fisica mi aveva messo nella rosa dei tre della mia classe che avrebbero potuto frequentare con successo il politecnico di Milano, a quel tempo piuttosto difficile. In settembre mi iscrissi in Ingegneria. Ero molto sicuro di me: avrei saputo fare entrambe le cose. Andai in crisi al terzo anno di università, perché mi resi conto che quegli studi così impegnativi erano incompatibili con lo scrivere: feci una strana e drastica scelta. Decisi di inabissare in fondo al mare lo scrivere e di dedicarmi dopo la laurea solo all’azienda che, per compensazione, sarebbe diventata per me madre, moglie, figlia e amante. Fu così per diversi anni, ma poi dal fondo del mare i sogni riemersero come bolle e io ripresi a scrivere, però senza mai tentare di pubblicare alcunché. Arrivò il giorno 10-10-10, sembrava una data fatidica, era un sabato e anche il mio compleanno.  Diedi finalmente l’addio alle armi. L’anno dopo è uscito il mio primo romanzo.

A.M.: Dei tuoi nove romanzi, cinque sono stati pubblicati e sono disponibili per i lettori, gli altri quattro saranno pubblicati dal 2018. Una caratteristica comune è la passione per la storia, i cinque editi sono incastonati infatti tra il 1800 e la metà del 1900. Cosa ti spinge ad inserire i tuoi protagonisti in un contesto storico attendibile?

Franco Rizzi: Ho sempre amato la storia, da ragazzo leggevo, a pezzi, come un romanzo storico quale effettivamente è, l’Antico Testamento, Genesi, Esodo, Giudici, Re, Deuteronomio. È un racconto pieno di simulazioni affascinanti, quali Mosè che separa le acque o Gedeone che ferma il sole, però piacevoli perché pur con varie peripezie alla fine i buoni hanno la meglio. Al liceo la storia mi intrigava e cercavo di capirla, approfondirla e scoprire le bugie dei testi scolastici. Successivamente da adulto ho letto con passione la storia d’Italia di Indro Montanelli. Ho imparato che la storia è molto difficile, se non impossibile, da possedere, l’arco temporale che possiamo coprire è brevissimo e i cosiddetti storici sono spesso bugiardi o partigiani. Possiamo averne solamente una pallida idea come se osservassimo da molto lontano una scia di formiche in marcia, il movimento delle singole formiche ci sfugge, così come il perché si muovono e dove vanno. Nei miei libri faccio muovere le mie “formiche”, ma non posso farle galleggiare nel nulla, devo inserirle in un loro contesto storico e anche l’arco temporale non può essere troppo esteso, se voglio che sia credibile. Naturalmente il contesto geografico deve fare la sua parte.

A.M.: Addentrandoci nel tuo romanzo edito nel 2017, “… scrivimi!”, i lettori sin dalle prime informazioni sono consapevoli che quella che si accingono a leggere è una storia vera. Protagonista indiscusso è Nino Martini, un ragazzo che sin da giovane ha amato il mare, tanto da farne ragione di vita, sia per il suo lavoro come marinaio sia per aver abbandonato l’Italia per scoprire l’America. Centrale è il suo amore per Maria Grazia. In questo romanzo hai rivelato come un uomo (ed una donna) non possano conquistare la felicità solo con il denaro ed un matrimonio conveniente. Dunque, cos’è per te la felicità e come vivere la propria vita in virtù di essa?

Franco Rizzi: La storia di Nino Martini, pur con un po’ di accomodamenti necessari per far scorrere il racconto, là dove era carente la memoria, è una storia vera. Tutto sommato la sua vita altro non è che la sua ricerca della felicità, nella paura che tutto si trasformi in un terribile rimpianto di aver vissuto una vita sbagliata. Credo che questo sia vero per tutti: la vita è la ricerca della felicità che però non riusciamo mai a raggiungere. Molti giorni della vita sono grigi e inutili e la memoria li perde e non li registra, qua e là emergono momenti più o meno esaltanti che ci fanno intravvedere la felicità. Poi spesso subentra la delusione, il disincanto, il declino, per molti è la morte dell’anima prima che del corpo, per altri la ricerca invece continua, magari spasmodica e si concretizza in amori fittizi che ancora si esauriscono in terribili frustrazioni. In conclusione la felicità è irraggiungibile, e forse il miglior modo di vivere è quello di pensare che per noi sia sempre nascosta dietro all’ultimo angolo che stiamo per svoltare e che gli angoli siano infiniti.

A.M.: Per citare un altro tuo romanzo, “Mini – storia di un pittore” edito nel 2015 da Kairós Edizioni, anche in questo caso ci troviamo di fronte ad una storia reale di un uomo, un pittore che visse tra povertà ed amore, che hai abilmente rielaborato grazie a racconti frammentati di cui hai avuto conoscenza e grazie alla tua fantasia creatrice. Ci puoi spiegare in che senso il libro è una metafora dell’amore?

Franco Rizzi: Tanto per cambiare anche Mini è tratto da una storia vera e gli amori tratteggiati nel libro sono quasi tutti a senso unico, non ricambiati. Lo è quello di Maria Domenica per il cugino Giovanni, che sono i genitori di Mini. Lo è quello straziante del bambino di sette anni che fugge di casa alla ricerca di una madre che crede scomparsa e infine anche quello di Caterina che vive e lavora sostentando Mini, permettendogli di vivere la sua vita da artista, mentre lui ormai perso nel vino non si cura di lei. Forse tutti gli amori profondi sono di questo tipo: disuguali e mai ricambiati nello stesso modo.  Probabilmente, proprio questo essere differente è il motore che esaspera ed esalta l’amore che non viene ricambiato.

A.M.: Ho saputo e colgo l’occasione per congratularmi per la premiazione de “1871 ‒ La Comune di Parigi” al Premio Città di Pontremoli; il libro è stato pubblicato nel 2013 da Gam Editrice ed incontriamo Luca Falerno, già protagonista di altri due romanzi dello stesso ciclo. Ci puoi fare un excursus sul personaggio presente nei tre libri?

Franco Rizzi: Luca Falerno, carabiniere del Re, è giovane, bello e impetuoso. È naturale che venga irretito dall’amore per l’Imperatrice Eugenia quando la salva dai suoi rapitori, mentre si trova in Egitto per l’inaugurazione del canale di Suez. Ma è un amore impossibile che trova solo un momento magico durante la loro fuga di quattro giorni nel delta del Nilo, per poi lasciare Luca con il cuore a pezzi.  Ma la vita continua e Luca viene inviato in missione in Italia meridionale per partecipare alla repressione del brigantaggio. In Puglia si trova impegnato in una spasmodica caccia al brigante che gli ha ucciso il patrigno, mentre una nuova passione per Luisa di San Felice, forse scaccia dal suo cuore il ricordo di Eugenia. Le avventure di Luca continuano poi a Parigi al tempo della Comune e infine a Roma ai tempi dello scandalo della Banca Romana. Sono quattro romanzi che spero trovino la strada della fiction televisiva: ne riparleremo!

A.M.: Penso, correggimi se sbaglio, che tu sia anche un assiduo lettore. Quali sono gli scrittori che ti hanno accompagnato e maggiormente influenzato? 

Franco Rizzi: Domanda difficilissima a cui è praticamente impossibile rispondere. Un nugolo di libri e di scrittori si affollano nella mente, perlomeno dobbiamo separarli per paesi: cominciamo allora dall’Italia dove il panorama è enorme. Come non ricordare Elsa Morante e la sua “Storia”, ma allora ricompare subito Alberto Moravia, e prima “I Malavoglia” di Verga, e i “Promessi Sposi” e “Ottorino Visconti” di Tommaso Grossi, e tornando in avanti come non ricordare “Canale Mussolini” di Antonio Pennacchio e Montanelli. Si affiancano subito ai ricordi i francesi Victor Hugo con “I miserabili” e Stendhal ed Emile Zola, ma subito appaiono alla memoria i russi, come non citare “La guardia bianca” di Michail Bulgacov, Lev Tolstoj o “La figlia del capitano” di Aleksandr Puškin o “Il dottor Zivago” di Boris Pasternak? E passando in Germania come non ricordare “All’ovest niente di nuovo” di Erich Maria Remarque?   Spostandoci negli Stati uniti mi viene subito da ricordare Ernest Hemingway e il suo “Addio alle armi” oppure “Una tragedia americana” di Theodor Dreiser o John Steinbeck con “Furore”. E ho dimenticato tutti gl’inglesi! Tutti mi hanno dato qualcosa e mi accompagnano sempre, nessuno però credo che abbia influenzato il mio modo di scrivere. Quando siedo alla scrivania nessuno di loro mi da il “la” per iniziare a scrivere.

A.M.: La casa editrice La Paume è un progetto editoriale sul quale hai deciso di scommettere. Perché hai sentito il bisogno di creare tu stesso una casa editrice e qual è il genere di libro a cui sei interessato per una pubblicazione con il tuo marchio?

Franco Rizzi: La casa editrice La Paume è solo all’inizio. L’impulso di crearla mi è venuto dalla necessità di ribellarmi a chi non dà spazio: La Paume è il gioco della Pallacorda. Nel giugno del 1789 i rappresentanti del terzo stato, quando il Re Luigi XVI volle impedire loro di continuare a riunirsi adducendo la scusa di lavori da fare nel salone dell’assemblea, si riunirono per proprio conto nella palestra dove si faceva appunto il gioco della pallacorda detta in francese “la paume” cioè il palmo della mano. La casa editrice avrà successo solo se anche altri vorranno unirsi a questa ribellione contro lo strapotere di chi pretende di dire solo lui chi vale e chi no. La Paume non è una casa editrice a pagamento ed i generi letterari che intendo pubblicare saranno conformi a ciò che io ritengo valido ed affine alla mia veduta del mondo, ciò di cui abbiamo molta necessità: la storia dell’uomo e la sua interpretazione.

A.M.: Come concili il tuo essere scrittore con l’essere editore? È complesso valutare libri che non sono tuoi? Oppure è uno stimolo sempre nuovo che ti spinge anche a migliorare la tua capacità di scrittura ed empatia verso i lettori?

Franco Rizzi: Conciliarlo è facile, almeno in teoria, perché sono sempre stato sia uno scrittore che un imprenditore. Valutare gli scritti di altri sarà molto difficile e mi devo e mi dovrò avvalere di collaboratori validi e onesti. Naturalmente spero che possa essere anche uno stimolo per continuare a scrivere.

A.M.: Ci puoi dare un’anticipazione sul prossimo libro della tua produzione che verrà alla luce?

Franco Rizzi: Effettivamente è in arrivo un nuovo libro che parla degli anni di piombo, più o meno dal 1974 al 1981. Non aggiungo altro, ne parleremo più avanti.

A.M.: Salutaci con una citazione…

Franco Rizzi: Per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte.‒ Khalil Gibran

A.M.: Franco ti ringrazio per la partecipazione e ti auguro che La Paume Editrice possa inserirsi al meglio nel panorama editoriale. Ti saluto con un proverbio persiano: “Il giorno ha occhi. La notte ha orecchie”. 

Written by Alessia Mocci

Info
Sito Franco Rizzi
http://www.francorizzi.it/
Facebook La Paume Editrice
https://www.facebook.com/LaPaumecasaeditrice/

Fonte
http://oubliettemagazine.com/2017/12/27/intervista-di-alessia-mocci-a-franco-rizzi-la-produzione-letteraria-e-la-casa-editrice-la-paume/


lunedì 27 novembre 2017

Scrivimi! di Franco Rizzi: le due guerre, l’oceano e l’avverso destino di un marinaio innamorato

Mattea non era riuscita ad alzarsi, fino al suo letto non era arrivata. Così il suo terzo figlio era nato lì, sulla soglia di casa, con la sola assistenza di due vicine, accorse alle sue grida.


Ci sono destini segnati dalla nascita, da avvenimenti casuali che anticipano il futuro del nascituro. Mattea Strangio, in cuor suo, ha sempre saputo che quel terzo figlio venuto al mondo sulla soglia di casa non avrebbe avuto una vita consona al piccolo paese della Puglia nel quale abitava con suo marito Francesco Martini.

Nino Martini, sin dall’infanzia, ha mostrato il suo carattere ribelle e la curiosità verso l’esterno. Un bambino di corporatura sana, bello d’aspetto ma turbolento, la sua anima scalpitava in attesa di quel futuro così ambizioso ed avventuriero. Ogni episodio sembrava segnare sempre più quella strada, fu infatti nel 1908, durante un terremoto a Messina e Reggio Calabria, che Nino seppe dell’esistenza delle navi e dei marinai che avevano tratto in salvo gli abitanti. Aveva 14 anni ed ero bastato un racconto per far accendere la fiammella del viaggio per mare, così giovane aveva subito abbracciato il fato e l’ignoto.

“… scrivimi!” edito nel febbraio 2017 da La Paume (Officine Grafiche Francesco Giannini & Figli S.p.A.) è la quinta pubblicazione di Franco Rizzi (Torino, 1935).

Avevo iniziato la stesura di una bozza di romanzo alcuni anni dopo la morte del protagonista, avvenuta nel novembre del 1972. Poi l’avevo abbandonata e infine ripresa a seguito di nuovi spezzoni di racconti, raccolti dalla voce di una nipote rimasta più vicina al protagonista.L’autore svela che il romanzo è tratto da una storia vera con tutte le manipolazioni tipiche del narratore che impasta realtà e fantasia. 

Le vicende riportate in “… scrivimi!” acquistano valore storico per i dettagli sulle due grandi guerre che hanno attraversato l’Italia, di grande fascino la visione dell’uomo comune che non mastica politica ma che riflette sugli improvvisi cambiamenti di quegli anni.

Nino Martini era uno di questi, non aveva completato gli studi, non poteva lavorare nei campi come suo padre, né aveva un carattere docile come suo fratello maggiore per prestare servizio al signorotto del paese. E Necessitas non tardò a mostrarsi rischiarando l’unico possibile cammino: l’allontanamento da casa e l’arruolamento in marina.

Parliamo di un’epoca nella quale la donna aveva il compito di dare alla luce figli e badare alla loro educazione, parliamo di Mattea che regolarmente a termine di una gravidanza aspettava già il prossimo figlio. L’accidente che portò Nino ad iniziare il suo sogno fu un amore fugace tra la sorella Ada ed un vicino di casa, una fuitina che si manifestò in una gravidanza che portò al tentato suicidio da parte della ragazza per la troppa vergogna.

Parliamo di tempi diversi da quelli odierni e del sud, nel quale l’onore e la pacificazione andavano di pari passo. Ma Nino non poteva sopportare l’evento, il suo animo sanguigno si frammise tra la decisione del padre Francesco e del padre del vicino, portando i coniugi Martini all’unica soluzione di staccarsi da loro figlio per salvargli la vita. Così Mattea si ritrovò nuovamente sulla soglia di casa, in lacrime, per quel bel figlio che scalciava per respirare vita.

Le donne tratteggiate da Franco Rizzi, seppur diverse fra loro e non protagoniste di “… scrivimi!”, sono centrali e marcate dal sentimento dell’amore puro che anche quando viene intaccato dall’egoismo, come nel caso della zia Matilde, manifesta la volontà di fare del bene.

Mattea quindi continuava a ringraziare la Madonna per aver protetto il figlio fino a quel momento. Lei il mare non l’aveva mai visto e faticava a figurarselo. L’acqua dove si poteva morire annegati, per lei era quella del pozzo da cui aveva estratto Ada, forse il mare era come un pozzo immenso dove non bisogna mai cadere.

Il modus scribendi dell’autore è chiaro, preciso, amichevole e talvolta immaginifico e poetico. Ci troviamo sulla bettolina addetta al trasporto di carbone, beviamo l’acqua salmastra, ci stupiamo della distanza delle terre emerse, seguiamo passo passo il giovane Nino diventare un uomo curioso e sicuro di sé.

Lo seguiamo nella guerra contro la Turchia quando “la tensione, creata dalla paura, diventa palese”, quando piantò nello stomaco del nostromo la spazzola che teneva stretta nel pungo, quando il caccia italiano nel quale era imbarcato inizia ad affondare.

Il nostromo, individuata la sua vittima, si era avvicinato guardando Nino con aria minacciosa, poi aveva sputato il grumo di saliva e tabacco che teneva in bocca, infine indicando quel rivoltante schizzo di saliva, aveva sibilato:
«Pulisci subito, brutto cafone!».

Da Taranto andiamo a Napoli, Tripoli, Ancona, Livorno, La Spezia, New York. Siamo in trincea nel comune di Nervesa con tre cannoni smontati dalle torrette del caccia, è il 1917, tedeschi ed austriaci avanzano e Nino è in prima linea con Abramo Salerno.

Lui osservava affascinato i calcoli che il capitano Salerno, dopo aver ricevuto gli ordini, elaborava per sistemare correttamente l’alzo dei cannoni e colpire gli obiettivi avversari; digiuno di matematica e trigonometria, ogni volta tutto questo gli sembrava quasi un rito magico.

Le giornate del nostro marinaio sono pregne di peripezie, la lettura di “… scrivimi!” scorre veloce alla ricerca del perché del titolo del romanzo, indagine che ha la sua risposta nel capitolo denominato “Maria Grazia”. Siamo a Livorno ed è il 1922.

Ed è questa fanciulla alta con le gambe snelle, i capelli ondulati castani chiari ed occhi nocciola che fa conoscere l’amore a Nino che sino ad allora aveva avuto rapporti occasionali con le donne ma il suo cuore non aveva mai sobbalzato. Anche questo evento è solcato da Necessitas, ἀνάγκη divinità greca al di sopra degli Dei dell’Olimpo a cui anche Zeus doveva sottostare.

Il pomeriggio in cui Nino incontra Maria Grazia nella piazza di Fortezza Nuova è preceduto dalla notizia del suo trasferimento da Livorno a La Spezia.

Un anno dopo Nino è in viaggio per New York, pochi averi nelle mani e la grande speranza di far successo, in quella terra dalle sfavillanti promesse, per riuscire a sposare la sua amata e poterle dare così una vita degna della sua bellezza.

Franco Rizzi è osservatore attento di una storia amara imprigionata in donne ed uomini che sono nati in miseria, che hanno vissuto le due guerre mondiali, che hanno visto le città cadere una dopo l’altra, la fame che ha straziato corpi terrorizzati dalle frequenti bombe, anni in cui “tutto finisce per perdersi in un grande rimpianto, quello di aver vissuto la vita sbagliata.

È complesso collocare “… scrivimi!” in un genere letterario, è sia un romanzo di carattere storico, sia un’intensa storia d’amore, è la descrizione di un mondo in cui le donne devono sottostare a leggi maschili, è un’analisi lucida dell’organismo politico che guarda al popolo come alla massa che viene adoperata per interessi espansionistici, è l’abbaglio del matrimonio senza amore che deturpa l’anima, è l’impresa dell’uomo delle campagne che dondola tra giornali e radio, è il travagliato tragitto di un cospicuo numero di lettere da New York a Livorno che non hanno mai ricevuto risposta.

E se questo non fosse bastato a confondergli le idee, i giornali scrivevano anche di un poeta mezzo matto che aveva guidato un gruppo di militari, matti come lui, alla conquista di una città di mare chiamata Fiume.

Written by Alessia Mocci

Info
Sito Franco Rizzi
http://www.francorizzi.it/
Acquista Scrivimi!
https://www.ibs.it/scrivimi-libro-franco-rizzi/e/9788894864014
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Fonte

http://oubliettemagazine.com/2017/11/23/scrivimi-di-franco-rizzi-le-due-guerre-loceano-e-lavverso-destino-di-un-marinaio-innamorato/

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