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mercoledì 5 gennaio 2011

SACCHETTI di PLASTICA ADDIO. WWF: DOPO 50 ANNI LA RIVINCITA DELLA SPORTA ECOLOGICA

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SACCHETTI DI PLASTICA ADDIO

WWF: "DOPO 50 ANNI LA RIVINCITA
DELLA SPORTA ECOLOGICA"

A conti fatti la busta usa e getta fa male all'ambiente e al portafogli

    
L'era del sacchetto di plastica per la spesa, inquinante e non sostenibile, si è finalmente conclusa. Il 2011, con il divieto di 'circolazione' dei sacchetti non biodegradabili per 'l'asporto delle merci, per il WWF segna un punto di svolta poiché dopo 50 anni si prendono la rivincita quegli strumenti utilizzati dalle nonne come le sporte in tela, i carrelli della spesa, le retine che hanno tutte il pregio di poter essere riutilizzate infinite volte a beneficio dell'ambiente e del portafogli.

Il 1957, infatti, è la data che segnò l'inizio dell'era del sacchetto di plastica, prodotto per la prima volta negli Stati Uniti. Ne hanno decretato il successo le qualità peculiari: leggero, resistente, economico, conveniente per portare generi alimentari, vestiario e altri acquisti. I sacchetti di plastica ancora oggi sono tra gli oggetti di consumo più diffusi sulla Terra. 
Un peso di soli pochi grammi e una media di pochi millimetri di spessore, i sacchetti di plastica potrebbero sembrare completamente innocui se non fosse che vengono prodotti a partire dal petrolio e in quantità incredibili. Fabbriche in tutto il mondo sfornano circa 4-5.000 miliardi di buste di plastica l'anno, un quarto dei quali viene prodotto in Asia, contribuendo a immettere in atmosfera tonnellate di emissioni di carbonio ogni anno.
"L'Italia ha il record nei consumi delle buste di plastica, con oltre il 25% del totale dei sacchetti consumati nell'Unione Europea, corrispondenti a 260.000 tonnellate di plastica (poco meno di  400 sacchetti di plastica a testa) – ha dichiarato Eva Alessi, responsabile sostenibilità del WWF Italia - I sacchetti usa e getta sono oggetti che hanno avuto negli anni  un pesantissimo impatto ambientale: a fronte di una vita media di utilizzo di circa 20 minuti impiegano molti secoli per essere degradati rilasciando sostanze tossiche e bioaccumulabili nell'ambiente che contaminano acque e suoli ed entrare nelle reti alimentari del pianeta. Le alternative ci sono, pratiche e convenienti sia per l'ambiente che per il portafogli. E' solo questione di abitudine".
    
L'addio allo shopper di plastica è stato salutato con favore dal WWF che da anni promuove e appoggia iniziative volte a proporre soluzioni di riduzione dei rifiuti e alternative alla sporta di plastica con sporte "durevoli" in cotone e altri materiali.  La soluzione, infatti, sta nell'abolire o ridurre al minimo le sporte usa e getta e privilegiare sempre oggetti che abbiano invece caratteristiche di riutilizzabilità. 

Nel 2009 il WWF ha scelto, ad esempio, di accompagnare la catena di grande distribuzione Auchan nel processo di sostituzione dei sacchetti di plastica a favore delle borse cabas riutilizzabili, distribuite alla clientela presso i 51 punti vendita con la produzione di materiali informativi  (leaflet e panneli in tutti i punti vendita ) volti a sensibilizzare il grande pubblico sulla necessità di anticipare, attraverso sane abitudini d'uso individuali, l'entrata in vigore della normativa comunitaria disciplinante il bando dei sacchetti in polietilene. 

Da giugno 2009 a luglio 2010 il progetto ha fatto  risparmiare  all'ambiente 30 milioni di shopper grandi in polietilene e 180 milioni di sacchetti piccoli, per un totale di 1458 tonnellate di plastica, pari a una superficie di 45mila chilometri quadrati (circa due volte la superficie della Toscana).

Il WWF ha patrocinato e appoggiato anche iniziative esterne, quali "Porta la Sporta" promossa dall'Associazione Comuni Virtuosi per invogliare cittadini e amministrazioni a ridurre l'uso della plastica.

Secondo i dati dello State of the Word 2010 sono 1,9 i milioni di chili di plastica che finiscono ogni ora negli oceani del pianeta dove vengono scambiati per cibo da diverse specie marine, particolarmente da quelle che si nutrono di meduse o calamari, prede che somigliano ai sacchi di plastica quando galleggiano in acqua. Tra le numerose specie minacciate sicuramente le tartarughe marine e i mammiferi marini.


Roma, 5 gennaio 2011

giovedì 14 maggio 2009

UN PROBLEMA ATTUALE E GRAVE: LA PLASTICA

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UN PROBLEMA ATTUALE E GRAVE: LA PLASTICA 

Il 2009 doveva essere l'ultimo anno di vita dei sacchetti di plastica, prima della messa al bando. Niente sembra muoversi e allora i comuni fanno da sé. Vivere senza plastica è possibile? Sembrerebbe di sì. Storie di piccoli e grandi cambiamenti di abitudini

Vivere senza plastica è possibile?
A guardarsi intorno verrebbe quasi da rispondere con un no. Basta dare un'occhiata alla propria scrivania. Soltanto tra computer, cellulari e penne biro c'è una quantità di plastica davvero impressionante.

C'è chi ha fatto un tentativo: la giornalista della BBC Christine Jeavans per un mese ha raccontato sul suo blog com'è vivere senza utilizzare prodotti di plastica nel nostro mondo. Un'impresa quasi impossibile.

Ma c'è chi ha voluto fare di più: un anno intero senza plastica.
E' la storia che racconta il documentario Recipes for Disaster.
Senza bisogno di imbarcarsi in imprese altrettanto titaniche, modificare le piccole abitudini di tutti i giorni può fare la differenza, come tenere in borsa una shopper di tela anziché utilizzare le buste di plastica...

La frase ricorrente dovunque è sempre: Niente busta, grazie. Il lato ecologico della faccenda è il non contribuire a disseminare in giro plastica inutile semplicemente servendosi di shopper e buste riutilizzabili, il lato sociologico (e italiota) della faccenda è che i negozianti, invece di essere contenti o stimolati a porsi delle domande, ti guardano straniti come se fossi un extraterrestre.
E invece sì, è assolutamente possibile vivere senza sacchetti di plastica. Senza circondarsi di infiniti sacchetti di plastica quando si va al supermercato, in farmacia [dove oltretutto i sacchetti sono microscopici quindi praticamente inutili per qualunque altro utilizzo], in libreria, al mercato, a fare qualche commissione, etc.

Proprio su questo fronte, mentre il resto del mondo incentiva la scelta di materiali alternativi come le bioplastiche e il materbi, in Italia non si fanno passi in avanti, anzi si torna indietro...VENDERA' cara la sua pellaccia di polietilene. Non lasciamoci ingannare da quel suo aspetto flaccido e spiegazzato: lo shopper è un vero duro. Condannato ufficialmente a morte per crimine ecologico continuato ed aggravato. Fissata la data dell'esecuzione: 31 dicembre 2009, fra meno di otto mesi. Ma lui se ne fa un baffo. Statene certi: la scamperà anche stavolta, e il primo giorno di apertura dei supermercati del 2010 lo troverete quasi ovunque ancora vivo, lì alle casse, sbruffone e servizievole, comodo e prepotente.

Il sacchetto di plastica non ha affatto i giorni contati. Solita storia all'italiana: annuncio, clamore, dibattito, reazioni, poi niente. Sembrava tutto già deciso con un comma (il numero 1130) della Finanziaria 2007, la prima dell'ultimo governo Prodi, che prevedeva di "giungere dal definitivo divieto, a decorrere dal 1° gennaio 2010, della commercializzazione di sacchi non biodegradabili per l'asporto di merci", rispettando la scadenza suggerita dalla direttiva comunitaria EN 13432. Brindisi tra gli ambientalisti, cruccio dei produttori, tutto inutile: la norma c'è ma non c'è, visto che i decreti attuativi per definirne i modi (e soprattutto per sanzionare chi non rispetterà il "definitivo divieto") non sono mai stati emanati.
Per ovviare all'immobilità in ambito nazionale su questo tema si sono attrezzati i sindaci. Sono sempre di più infatti i primi cittadini che propongono iniziative per bandire i sacchetti di plastica inquinante dal proprio Comune. Un esempio è Castellammare di Stabia, in cui l'esperimento è attivo da marzo... Spesa alimentare e altri acquisti non potranno più finire nelle classiche shopper di materiale non biodegradabile, ma esclusivamente in sacchetti di carta o mater bi. Il sindaco Salvatore Vozza ha firmato un'ordinanza che vieta a tutti i negozi e bar di distribuire le buste di plastica. I commercianti avranno tutto il tempo per organizzarsi per questa novità visto che l'ordinanza sarà esecutiva a partire dal primo marzo 2009.
"I sacchetti di plastica sono causa di inquinamento ambientale, essendo non biodegradabili- sottolinea l'assessore all'Ambiente Raffaele Longobardi- Costituiscono un problema per la raccolta differenziata, infatti troppo spesso nella zona dove la raccolta avviene con i cassonetti la frazione organica presenta impurità, dovuta proprio a questi sacchetti di plastica. Abolendo la loro distribuzione su tutto il territorio cittadino, potremo raggiungere risultati ancora più significativi.
L'Associazione Comuni Virtuosi ha anche lanciato una campagna si sensibilizzazione, Portalasporta.it. Questa campagna promossa dall'Associazione Comuni Virtuosi, con il patrocinio del WWF, è una campagna totalmente propositiva che vuole dimostrare come sia facile modificare stili di vita errati semplicemente diventandone completamente coscienti ed attuando semplici accorgimenti per poterli prevenire.
Stiamo parlando dell'uso o meglio dell'abuso della busta di plastica che è l'oggetto che più abbonda nelle nostre case (provate a contarle…), che riveste e trasporta ogni nostro acquisto, un oggetto usato per pochi minuti, ma che può durare anche 100 anni.
Spesso ci viene dato "gratuitamente", ma il costo è nascosto in un pesante pedaggio che tutti paghiamo; in un inutile spreco di risorse energetiche non rinnovabili (deriva dal petrolio), ma soprattutto in termini di danno ambientale.
Purtroppo i sacchetti vengono spesso incivilmente abbandonati o finiscono comunque nell'ambiente per opera di agenti naturali come acqua e vento, intasando scarichi con conseguenti allagamenti e attraverso corsi d'acqua raggiungono mari e oceani.
Qui avvengono i maggiori danni poiché i sacchetti agiscono come serial killer per la fauna marina e per gli uccelli che vi rimangono imprigionati.
La plastica dopo la morte dell'animale torna libera di uccidere ancora e dopo un lentissimo processo di foto degradazione di centinaia di anni si scompone in particelle tossiche sempre più piccole che è dimostrato siano già entrate nella catena alimentare dell'uomo.
Non solo i comuni, anche la grande distribuzione si attrezza per l'abbandono della plastica, come Auchan: L'avevano annunciato da tempo, ora, con sei mesi d'anticipo rispetto ai termini di legge, la multinazionale ha già iniziato a mettere in pensione i sacchetti di plastica.
Auchan ha infatti inaugurato il primo ipermercato sul territorio nazionale che bandisce il sacchetto di polietilene. Si tratta dell'ipermercato di Antegnate nella provincia di Bergamo (all'interno dell'Antegnate Shopping Center).Al posto del sacchetto di plastica il consumatore troverà quattro alternative attente all'ambiente, ovvero i sacchetti ottenuti dal mais, quelli fatti in cartone, in carta e infine in cabas.
La situazione italiana risulta ancora più incredibile se si pensa che altrove è proprio l'industria dei sacchetti di plastica a investire in materiali più sostenibili. L'American Chemistry Council (ACC), infatti, ha posto come obiettivo che i sacchetti di plastica del futuro dovranno essere prodotti con il 40% del materiale potenzialmente riciclabile entro il 2015. Per quella data si prevede di ridurre i rifiuti per un ammontare di circa 300 milioni di dollari (circa 220 milioni di euro) all'anno. L'obiettivo richiederà due punti primari, i quali dovranno soddisfare le seguenti condizioni:

1. Il processo di produzione dovrà essere rivisto, e per questo l'industria del sacchetto di plastica sta cercando di investire 50 milioni di dollari per questo scopo
Qui in Italia, invece, mentre attendiamo che cambi la legge, proviamo a cambiare le nostre abitudini.
Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline www.notiziesindacali.com

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