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giovedì 17 maggio 2012
Trapiantati e Nove Colli, dott.Giovanni Mosconi direttore UO Nefrologia di Forlì relatore al corso “Trapianto e adesso sport” di Cesenatico
lunedì 27 febbraio 2012
Costi del blocco operatorio, l’Ausl di Forlì punta a scoprirli con lo studio “e-Health Cost Management”.
Il progetto, in collaborazione con la Facoltà di Economia dell’Università di Bologna, potrà contare sul prestigioso contributo del prof. David W. Young, professore emerito di Mangement alla Boston University School of Mangement, fra i maggiori esperti mondiali in Health Care Management e presidente del comitato scientifico.
Quanto costa ogni seduta di sala operatoria? Qual è l’impatto di una singola procedura chirurgica in termini di tempo e risorse impiegate? Il nuovo studio “e-Health Cost Management”, lanciato dall’Ausl di Forlì, in collaborazione con la Facoltà di Economia dell’Università di Bologna, mira a scoprirlo. L’obiettivo, infatti, è offrire al management aziendale tutti i dati utili per una gestione più efficace del blocco operatorio, risparmiando tempo e risorse. Per riuscirci si partirà da un’analisi mirata della mole di informazioni ricavate attraverso l’informatizzazione del percorso chirurgico dell’ospedale “Morgagni-Pierantoni”, selezionata fra le 5 le migliori best practises a livello europeo nel campo delle pubbliche amministrazioni nell’ambito di Epsa 2011 (European Public Sector Award). Sulla scia di tale riconoscimento, l’Azienda ha deciso di andare avanti, sviluppando le potenzialità del progetto soprattutto in termini di analisi dei costi e controllo di gestione. Proprio per questo, ci si avvarrà del prestigioso contributo del prof. David W. Young, professore emerito di Mangement alla Boston University School of Mangement, fra i maggiori esperti mondiali in Health Care Management, chiamato a presiedere il comitato scientifico, di cui fanno parte anche il dott. Giorgio Gambale, direttore dell’U.O. di Anestesia-Rianimazione e del Dipartimento dell’Emergenza, il dott. Vanni Agnoletti, della stessa unità, il prof. Emanuele Padovani, docente di Economia Aziendale dell’Università di Bologna, e la prof.ssa Rebecca Orelli.
«La nostra intenzione è aprire una nuova era, cercando di capire come vengono effettivamente impiegate le risorse all’interno del blocco operatorio che, in ospedale, rappresenta la maggior voce di spesa – illustra il dott. Giorgio Gambale – alla fine, attraverso una lettura in chiave economica delle informazioni già in nostro possesso grazie alla completa tracciabilità del percorso chirurgico, dovremmo essere in grado di stabilire quanto costa ogni intervento o procedura. Ed è esattamente per tale ragione che è stata coinvolta la Facoltà di Economia di Bologna». Condizione sine qua non per un’analisi di questo tipo è la disponibilità dei dati. «Sono fondamentali – sottolinea il prof. David W. Young – La tecnologia è importante, ma non basta». A Forlì, in virtù dell’impegno profuso in questi anni da tutto il personale del blocco operatorio, la mole di parametri monitorati e misurati è rilevante: durata dell’intervento, durata totale, durata media, numero di procedure, numero di procedure programmate e non, luogo in cui viene effettuata l’anestesia, destinazione del paziente una volta uscito dal blocco chirurgico, ecc. . «Vogliamo cogliere le opportunità offerte da una simile banca dati che, al momento, si presta a una lettura clinica piuttosto che manageriale – spiega il prof. Emanuele Padovani –. L’obiettivo è migliorare il sistema informativo affinché anche i vertici aziendali possano trovarvi elementi utili, in particolare sotto l’aspetto economico e finanziario, per assumere decisioni che assicurino un uso sempre più razionale ed efficiente delle risorse». Proprio questo, d’altronde, è l’auspicio del direttore generale Licia Petropulacos. «Il nostro compito è far funzionare al meglio l’ospedale in un quadro economico generale difficile – dichiara – dal momento che il blocco operatorio ha un forte impatto in termini di costi, guardiamo con favore a tutte le iniziative che possono migliorarne il lavoro».
Contemporaneamente, lo studio cercherà di indagare, attraverso questionari e interviste a tutto il personale del blocco e alla direzione aziendale, i fattori alla base della riuscita del progetto d’informatizzazione del percorso chirurgico, così da capire meglio come sfruttarne le potenzialità nell’ottica di un’analisi dei costi e di controllo di gestione.
Da sottolineare, infine, che il progetto, dopo aver partecipato a Epsa 2011, è attualmente in gara al concorso UNPAS promosso dalle Nazioni Unite per riconoscere le pratiche più innovative a livello internazionale nel campo delle pubbliche amministrazioni.
mercoledì 22 febbraio 2012
Caviglia e anca, gli italiani scelgono Forlì.
L’U.O. di Ortopedia del “Morgagni-Pierantoni” all’avanguardia in Italia per l’artroscopia della caviglia e l’impianto di protesi d’anca per via mini-invasiva, tecniche complesse ma in grado di assicurare qualità e rapidità del recupero.
Trattamento di caviglia e anca, gli italiani scelgono Forlì. Oltre al tradizionale fiore all’occhiello della chirurgia del ginocchio, in cui vanta un’ormai storica esperienza, l’U.O. di Ortopedia-Traumatologia dell’Ausl di Forlì, diretta dal dott. Francesco Lijoi, si è sempre più specializzata nell’artroscopia della caviglia e nell’impianto di protesi d’anca per via mini-invasiva, tecniche complesse e ancora poco diffuse in Italia ma in grado di assicurare grandi benefici in termini di qualità e rapidità del recupero, tanto da essere richieste da pazienti di tutta la penisola.
Per quanto riguarda in particolare la caviglia, il dott. Lijoi è stato il primo chirurgo italiano a praticare la chirurgia artroscopica della parte posteriore, appresa 12 anni fa in Olanda. «Attualmente le pratichiamo entrambe, sia quella anteriore sia quella posteriore, intervenendo con incisioni minime mediante sonde ottiche – illustra il direttore – si tratta di una metodica difficile, soprattutto per la parte posteriore». Fra i maestri del dott. Lijoi c’è lo stesso inventore dell’artroscopia della caviglia posteriore, il prof. Niek VanDijk, chirurgo di riferimento di diversi celebri calciatori. «Prima non s’interveniva quasi mai in questa sede, dato il rischio di ledere vasi sanguigni e nervi – illustra il dott. Lijoi – il prof. Van Dijk, invece, ha messo a punto una tecnica per scongiurare tali pericoli. La sicurezza della sua metodica l’abbiamo dimostrata proprio a Forlì, con uno studio anatomico poi pubblicato dalla maggior rivista internazionale di artroscopia». Attualmente, l’unità del dott. Lijoi effettua una cinquantina di artroscopie della caviglia ogni anno, e vanta svariate pubblicazioni nazionali e internazionali in materia. «L’atroscopia si effettua nel caso di dolori e/o gonfiori, quindi per problemi tendinei, di cartilagine, ossei – illustra il dott. Lijoi – di solito, il paziente, dopo traumi o distorsioni, si rassegnava a convivere col male, non trovando una soddisfacente soluzione medica. Adesso, grazie a questa tecnica, si può fare molto, compreso il trapianto di cellule cartilagenee dallo stesso paziente e l’innesto di materiali sintetici, detti “scaffold”, cioè impalcatura, utilizzati nelle lesioni più gravi e capaci di “guidare” il riformarsi della cartilagine e dell’osso, il tutto con ottimi risultati».
Accanto alla caviglia, l’altra punta di eccellenza dell’unità è l’impianto di protesi d’anca per via mini-invasiva. «Pratichiamo incisioni piccole, senza distaccare alcun muscolo – illustra il dott. Lijoi – in questo modo, il soggetto ha una ripresa più rapida e recupera una funzionalità più vicina alla norma, proprio perchè i muscoli non vengono distaccati ma semplicemente divaricati. Sempre per questa ragione, la protesi tende ad avere una stabilità maggiore». Anche questa tecnica il dott. Lijoi l’ha appresa nel Nord Europa e oggi l’unità la pratica di routine nelle protesi d’elezione, effettuandone un centinaio l’anno. In Italia sono pochi i centri con una simile esperienza, tant’è che l’U.O. di Ortopedia del “Morgagni-Pierantoni” è stata scelta da un’azienda produttrice di protesi quale centro di riferimento nazionale per l’impianto per via mini-invasiva. «A parte chi è in sovrappeso, o molto muscoloso oppure presenta deformità articolari, chiunque può scegliere quest’opzione, in grado di assicurare risultati migliori dell’intervento tradizionale – prosegue il dott. Lijoi –. Di solito si ricorre all’impianto di una protesi in presenza di artrosi, quindi soprattutto negli anziani: in questi casi, essendo la cartilagine consumata, l’osso tende a deformarsi provocando zoppia, dolore e limitazione dei movimenti. Nei giovani è raro effettuare questi interventi, lo si fa solo per l’esito di importanti deformità dello sviluppo o di gravi traumi». L’unico inconveniente delle protesi è che tendono a consumarsi; oggi, tuttavia, i tempi di sopravvivenza sono lunghi: secondo il registro protesi di anca e ginocchio dell’Emilia-Romagna, unica regione italiana dotata di un simile strumento, su 45mila protesi impiantate nel 2000, dopo 11 anni solo il 6% sono state sostituite.
Infine, per quanto riguarda il ginocchio, tradizionale ambito d’elezione dell’unità, l’equipe del dott. Lijoi assicura un trattamento a 360 gradi. «In caso di artrosi, cioè gravi problemi articolari, frequenti nell’anziano, si ricorre alla protesi – dichiara il direttore –. Nei giovani con problemi al menisco, ai legamenti o alla cartilagine, effettuiamo, invece, tutti i tipi di artroscopia: si va dalla semplice pulizia della lesione, al trapianto di cellule cartilaginee dallo stesso paziente, sino all’innesto di “scaffold”, come per la caviglia».
Tiziana Rambelli
mercoledì 15 febbraio 2012
Contro l'Alzheimer: progetto Sociable di Forlì
Oggi e domani, a Forlì, presentazione dei risultati della prima fase della sperimentazione del progetto europeo “Sociable”, diretto a mettere a punto giochi e piattaforme informatiche innovative per stimolare le principali facoltà mentali compromesse dalla malattia.
Funzionano le nuove tecnologie messe a punto contro l’Alzheimer: oltre all’elevato livello di soddisfazione, al punto che il 90% dei pazienti giudica positiva o molto positiva l’esperienza, si riscontrano progressi dal punto di vista clinico, con miglioramento delle funzioni cognitive dei soggetti sottoposti al training. Sono i primi risultati della sperimentazione condotta nell’ambito del progetto europeo “Sociable”, diretto a mettere a punto giochi e piattaforme informatiche innovative per stimolare le principali facoltà mentali compromesse dalla malattia. L’illustrazione completa degli esiti di questa prima fase, che ha ormai interessato la metà dei 350 pazienti, di cui 95 forlivesi, arruolati nello studio, avverrà a Forlì. Oggi, mercoledì 15 febbraio, e domani, giovedì 16 febbraio, infatti, nel salone comunale, i rappresentanti di tutti gli attori coinvolti - quattro stati europei (Grecia, Norvegia, Spagna e Italia) affiancati da e undici partners, di cui quattro tecnologici (Cedaf, Singular Logic di Atene, Lab Human di Valencia, Aiju di Alicante), tre di tipo socio-assistenziale (comuni di Trondhheim, Kifissia e Forlì), ed altri quattro sanitari (Hygeia di Atene, Previ di Valencia, Fondazione S. Lucia di Roma e U.O. di Geriatria di Forlì) - si ritroveranno per analizzare le prime evidenze scientifiche del progetto, cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito dell’obiettivo 1.4 “ICT per invecchiare bene” del Programma di supporto alle politiche ICT (Information & Communication Technology) 2007-2013, con lo scopo di migliorare la qualità della vita della popolazione anziana attraverso il contributo delle moderne tecnologie informatiche e telematiche.
A Forlì, già una quarantina di pazienti è stata sottoposta al training, effettuando giochi ad hoc sia su piattaforma touch-screen, che permette a più persone di interagire contemporaneamente, sia su pc portatile (tablet) per gli esercizi individuali, anche a domicilio. «I dati a nostra disposizione sono incoraggianti – commenta il dott. Giulio Cirillo, direttore dell’U.O. di Geriatria – nei questionari di gradimento compilati dagli anziani al termine dell’esperienza, il 90% esprime soddisfazione per questo tipo di terapia, tanto da consigliarla ad amici e conoscenti che condividono il suo problema. Inoltre, dal punto di vista clinico, si sono osservati un miglioramento delle funzioni cognitive e un impatto positivo sul livello di socializzazione e sull’umore dei pazienti coinvolti». La piattaforma touch-screen, in particolare, è stata pensata proprio per favorire l’interazione fra più persone, elemento imprescindibile per ritardare il declino cognitivo; inoltre, sempre a questo scopo, il training contempla l’utilizzo di un’applicazione che prevede la creazione di un album personale per ciascun soggetto, da condividere con gli altri utenti.
«I giochi sono stati ideati e realizzati per stimolare le diverse facoltà compromesse dalla patologia – prosegue il dott. Cirillo – ci sono quindi attività specifiche per il linguaggio, il ragionamento, la memoria, e l’attenzione. Tutti gli esercizi vengono eseguiti sotto la supervisione della psicologa responsabile del progetto, la dott.ssa Chiara Zaccarelli, coadiuvata dalla collega dott.ssa Francesca Di Tante». La sperimentazione prevede sessioni della durata di un’ora, con una frequenza di due volte a settimana, per un periodo totale di tre mesi. Al momento, sta svolgendo il training il terzo dei quattro gruppi in cui sono stati divisi i 95 pazienti arruolati; il quadro dovrebbe completarsi entro luglio, quando si tireranno definitivamente le somme.
«Il progetto – spiega il dottor Cirillo – non mira a sovvertire le terapie già esistenti contro l’Alzheimer, ma semplicemente ad offrire un’ulteriore strategia da integrare a quelle farmacologiche e non oggi utilizzate». La malattia, d’altronde, rappresenta «l’epidemia del nuovo secolo», come testimoniano anche i numeri dell’U.O. di Geriatria dell’Ausl di Forlì, che segue i soggetti affetti da tale patologia attraverso il proprio Centro Esperto per la Memoria: ogni anno i nuovi casi registrati sono circa 400, per un totale di 1.000-1.200 persone in cura.
I lavori del seminario, che ha il patrocinio del Comune, partner, fra l’altro del progetto, si sono aperti questa mattina alle 9 col saluto dell’assessore comunale alle politiche di welfare Davide Drei.
Tiziana Rambelli
sabato 11 febbraio 2012
Forlì contribuisce alle linee guida europee sull'uso degli oppioidi
Forlì contribuisce all’aggiornamento europeo delle linee-guida sull’utilizzo degli oppioidi contro il dolore oncologico. Il dott. Marco Maltoni, direttore dell’U.O. Cure Palliative-Hospice dell’Ausl di Forlì, fra gli autori dell’articolo pubblicato su Lancet Oncology per illustrare l’opera di revisione a cura dell’European Association for Palliative Care (EAPC).
Anche Forlì ha partecipato all’aggiornamento, a livello europeo, delle linee-guida relative all’utilizzo dei farmaci oppioidi nel trattamento del dolore oncologico. Tale opera di revisione, a cura dell’European Association for Palliative Care (EAPC) è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista internazionale Lancet Oncology e, fra gli autori, figura, appunto, il dott. Marco Maltoni, direttore dell’U.O. Cure Palliative-Hospice dell’Ausl di Forlì. Il contributo del medico forlivese, in collaborazione col dott. Davide Tassinari di Rimini, ha riguardato, in particolare, l’effettuazione di due ricerche sistematiche e la stesura di due raccomandazioni: una sull’utilizzo degli oppioidi per via transdermica, e un’altra sull’impiego dei farmaci oppioidi cosiddetti deboli, posizionati a livello intermedio di potenza nella scala analgesica dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Le linee-guida definite dall’European Association for Palliative Care sono state prodotte sulla base di una serie di revisioni sistematiche di letteratura concernenti quesiti specifici relativi alla terapia con oppioidi. Tutte queste revisioni, nel 2011, erano state oggetto di pubblicazione su un numero monografico della celebre rivista Palliative Medicine.
Tiziana Rambelli
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