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mercoledì 18 maggio 2022

Misteri in famiglia al Teatro Aurelio


articolo a  cura di Fiorella Cappelli

Quali e quanti misteri possono celarsi in una apparente, normale famiglia generazionale? Cosa sta accadendo all’interno di essa? Tra intrecci e segreti riusciranno i nostri personaggi a scioglierne i nodi e svelarne i misteri? C’è un solo modo per scoprirlo… andare alla rappresentazione “Misteri in Famiglia” il 4 Giugno alle ore 21.00, al Teatro Aurelio, con il Teatro di Formazione Quindi, per la Regia di Manuele Guarnacci. Attori amatoriali, ma uniti da profonda passione per il teatro, si muovono con disinvolta bravura e divertimento per coinvolgere e far divertire il pubblico.

martedì 23 ottobre 2018

Erickson: Convegno Prendiamoci cura di me. Servizi,scuole, famiglie per la tutela dei minori

SERVIZI, SCUOLE, FAMIGLIE PER LA TUTELA DEI MINORI

9-10 NOVEMBRE 2018 - RIMINI
CONVEGNO INTERNAZIONALE
"PRENDIAMOCI CURA DI ME"


L'affido condiviso, i minori stranieri non accompagnati e la sofferenza psichica di bambini e ragazzi: saranno questi i principali argomenti affrontati nel corso del convegno Internazionale "Prendiamoci cura di me", organizzato dal Centro Studi Erickson, in programma a Rimini (Palacongressi) venerdì 9 e sabato 10 novembre.

L'obiettivo del Convegno è favorire la riflessione e lo scambio tra i professionisti che operano con bambini e ragazzi in difficoltà nei servizi sociali, nelle scuole, nei servizi sanitari, nel Terzo settore e nel volontariato. Il tutto valorizzando una modalità di lavoro condivisa che sappia mettere al centro il minore e la sua famiglia, la capacità di ascolto dei bisogni e la volontà di pensare insieme gli interventi.
Prevista la partecipazione di oltre 700 assistenti sociali, educatori, psicologi, insegnanti, avvocati e operatori della sanità.

Non mancheranno i relatori d'eccezione, a partire da don Gino Rigoldi, fondatore nel 1973 della "Comunità Nuova Onlus" e dal 1972 cappellano dell'Istituto penale per minori Beccaria di Milano. Don Gino spiegherà come accogliere davvero i ragazzi, in un periodo come quello attuale caratterizzato dall'impennata del numero di minori che vivono fuori dalla propria famiglia di origine: secondo l'Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza, in base a un monitoraggio presentato nel 2017 che si riferisce a dati del 2015, sono infatti 21.035 i ragazzi che vivono in strutture di accoglienza (+9,3% rispetto al 2014). Questi ragazzi arrivano in comunità per varie ragioni: possono essere vittime di abusi e maltrattamenti, oppure a causa delle difficoltà educative della famiglia di origine.

Negli ultimi anni la "Comunità Nuova Onlus" si è occupata anche dell'accoglienza di molti giovani stranieri, altro fenomeno destinato a crescere in maniera esponenziale, come evidenziano i numeri del report della direzione generale dell'immigrazione e delle politiche di integrazione: al 31 dicembre 2017 risultano presenti in Italia 18.303 minori stranieri non accompagnati, il 5,4% in più rispetto al 2016 e il 53,5% in più rispetto al 2015. Argomento perciò di strettissima attualità, al quale darà il suo contributo, tra gli altri, Clelia Bartoli, ricercatrice e docente di Diritti Umani all'università di Palermo, e soprattutto ideatrice di Polipolis, sperimentazione educativa dedicata proprio ai ragazzi stranieri non accompagnati.

Sempre restando alla stretta attualità, è di questi giorni il dibattito innescato dal disegno di legge Pillon, che andrebbe a modificare il sistema dell'affido condiviso. Il ddl 735 secondo alcune associazioni del settore, giudici minorili e mediatori familiari, rischierebbe di mettere in secondo piano il superiore interesse del minore.  Fulvio Scaparro, direttore scientifico Associazione Gea e giudice onorario fino al 1992 del Tribunale per i Minorenni di Milano, ha recentemente preso una posizione sul disegno di legge che, inevitabilmente, potrebbe influenzare anche le relazioni tra "genitori in guerra", tema dell'incontro con Scaparro.

Infine la sofferenza psichica, sempre più diffusa tra i minori: le statistiche internazionali, a partire dall'Organizzazione mondiale della sanità, rilevano che i disturbi neuropsichiatrici infantili riguardano attualmente dal 9 al 20 per cento dei minori di 18 anni, un bambino su cinque. Sono inclusi i disturbi dell'umore, le sindromi da iperattività, le sofferenze cognitive, i deficit di apprendimento. Sull'argomento relazionerà Stefano Benzoni, neuropsichiatra infantile, psicoterapeuta e consulente per la Fondazione IRCCS, Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

Tra i relatori ci saranno anche  Jonathan Scourfield, docente di Social Work presso l'Università di Cardiff, esperto diversi di tutela dei minori e lavoro con gli uomini nel contesto dei servizi sociali; Fabio Folgheraiter, professore di Metodologia del lavoro sociale all'Università Cattolica di Milano, dove coordina il corso di laurea triennale in Servizio sociale e il corso di laurea magistrale in Politiche sociali e servizi per le famiglie, i minori e le comunità;  Claudio Foti, psicoterapeuta e fondatore del Centro Studi Hansel e Gretel nel 1988 è stato componente dell'Osservatorio nazionale per l'infanzia e l'adolescenza.

martedì 3 aprile 2018

Il 43% degli under 20 predirebbe passare più tempo con i genitori e meno sui social.




Il 43% degli under 20 predirebbe passare più tempo con i genitori e meno sui social.

Andrea Pandolfi: "Dai più giovani emerge una voglia di famiglia a cui occorre rispondere.".


Il 43% degli under 20 (su un panel di 300 intervistati nel corso degli incontri formativi), ha dichiarato che passerebbe volentieri più tempo con i genitori, riducendo quello trascorso sul web e sui social network. Un dato davvero significativo, soprattutto, perché emerge dalla compilazione di domande su base anonima, somministrati nel corso di incontri formativi nelle scuole e fuori. E non si tratta di giovani con famiglie particolarmente difficili o distratte. Oltre il 30% afferma, poi, che anche i genitori, a loro avviso, "trascorrono troppo tempo sul web o sui social".

"Nel corso dei nostri incontri sulle tematiche familiari, abbiamo voluto capire, realmente, il cosa vogliono i giovanissimi, comprendere meglio le dinamiche, che possono portare a forme di scarsa comunicazione all'interno dei nuclei familiari. Il dato emerso, non ce lo aspettavamo, anche perché, erano di norma, i genitori, che denunciavano la poca predisposizione alla comunicazione dei figli ma, anche, all'interno della coppia - ha dichiarato Andrea Pandolfi, Consulente Olista specializzato, anche, nelle dinamiche familiari - Sia chiaro: i "social" non hanno colpe e sono solo una rappresentazione simbolica di un problema più profondo.".

Dalla ricerca e sperimentazione sul campo, i dati che emergono, dialogano con un problema centrale, determinato dall'elemento "appartenenza". La comunicazione elettronica, sempre più veloce, altera, in maniera esponenziale, la "mistica della partecipazione", termine usato dall'antropologo Levy-Bruhl, per significare una connessione, a livello di psiche, di natura primitiva fra due persone, da cui deriva un forte legame inconscio. Una proiezione identificativa, come direbbe C.G. Jung, di una parte della propria identità, su di un'altra persona, divenuta lo strumento su cui sperimentare ciò che è stato proiettato.

Un modo del tutto innaturale, che ha destabilizzato sia il rapporto di coppia, sia il rapporto tra genitori e figli, senza tralasciare l'importanza del ruolo, nella sua collocazione simbolica, della figura del marito/padre e della moglie/madre. Nel primo caso, si è passati dal pater familias, al pater virtualis; ossia, da chi, inizialmente, imprime il suo potere mediante modelli di autorità, in chi, nella sua assenza, sparisce come punto di riferimento. E, lo stesso fenomeno, si riscontra, anche, nella figura della "madre" che, seppure meno indebolita, inizialmente, oggi, sembra destinata alla stessa "virtualità".

"La Famiglia e i genitori, non sono solo una organizzazione sociale, ma un riferimento simbolico essenziale, inciso nel nostro inconscio collettivo, fin dal concepimento, riferimento per millenni di tradizione religiosa e, non solo. È, quindi, evidente, che il suo indebolimento non si limita a conseguenze pratiche immediate, pure gravi, come il senso di solitudine e la mancata guida dei figli. La venuta meno del "simbolo" famiglia, incrina il senso di se stessi, lasciando i ragazzi ma, anche, la coppia, in uno smarrimento esistenziale, di cui stiamo vedendo solo l'inizio. - ha continuato Andrea Pandolfi.

"Se il simbolo e il concetto di "Famiglia", non sono più ereditati e, compresi, spontaneamente, come accaduto per secoli occorre, nuovamente, farli conoscere e, comprendere nella loro essenza e, subito dopo, diffonderli mediante un insegnamento scevro da qualunque forma di condizionamento e interesse di tipo speculativo. Nei numerosi incontri che svolgo, per il mio lavoro, appare evidente che, i legami familiari, per quanto indeboliti, sono ancora, potenzialmente, forti. Ecco perché, il "simbolo", può essere ricostruito attraverso un percorso di consapevolezza. E, i più consapevoli del problema ma, anche, i più predisposti al suo superamento sono proprio loro: i giovanissimi, ossia, quelli che, paradossalmente, scontano, di più, questa mancanza."



giovedì 14 settembre 2017

Femminicidio, stupri, delitto d’onore e il matrimonio riparatore. Era ieri, sembra oggi.

Risultati immagini per Il 5 settembre del 1981 vennero abrogati in Italia il delitto d’onore e il matrimonio riparatore.
Il 5 settembre del 1981 vennero abrogati in Italia il delitto d’onore e il matrimonio riparatore. 

Fino a 36 anni fa un italiano poteva stuprare e "riparare" sposando la vittima.


La donna, se rifiutava di asservire per il resto della sua vita il suo aguzzino, diventava una poco di buono. 


A dir poco. 

Per non dimenticare quanto eravamo stronzi, noi bravissimi italiani, sino a pochissimi anni fa. 

Poi "per fortuna" siamo diventati tutti non violenti e rispettosi del sesso femminile. 

A differenza di "quei maledetti negri, immigrati, profughi, selvaggi e barbari"!

Infatti le ultime due vittime, la ragazzina di Lecce e la donna di Molfetta sono state ammazzate da... 

Ah no, come non detto...




Andrea Pietrarota

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