Sui media televisivi e radiofonici a regole equilibratrici si arrivò solo dopo che dal 1994 l’Osservatorio di Pavia aveva attivato un monitoraggio poi adottato istituzionalmente.
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mercoledì 30 gennaio 2013
Web regulation: la par condicio nell’era digitale 2.0. Gian Guido Folloni interviene a Uno Mattina
Sui media televisivi e radiofonici a regole equilibratrici si arrivò solo dopo che dal 1994 l’Osservatorio di Pavia aveva attivato un monitoraggio poi adottato istituzionalmente.
venerdì 7 dicembre 2012
Pier Domenico Garrone su Corriere Comunicazioni: Pubblicità, rivoluzione nel mercato ADV

Pier Domenico Garrone – Il Comunicatore Italiano
Ogni anno quando si leggono i bilanci delle società come, ad esempio, quello della RAI, Mediaset, Sky, La7, Repubblica, Class ci si chiede se la fonte del ricavo principale, la concessionaria di pubblicità, è locomotiva o vagone del business ? In Italia, internet aveva nel 2010 un impatto pari a Euro 31,6 miliardi, in crescita del 10% annuo con una previsione di raddoppio entro il 2015. Un valore economico che significa una rivoluzione nella produzione e distribuzione dei programmi mediatici. Stop alle produzioni solo per la televisione o solo per la radio. Il format radiotelevisivo diventa APPTV, programma mediatico dove Protagonisti e Contenuto si rappresentano e incontrano un Pubblico sempre più informato e coinvolto oltre la “messa in onda” , con aggiornamenti e servizi a valore aggiunto.

Nuove opportunità di consumo che coincidono meglio e nel tempo con l'interesse e lo stile di vita del Cliente. Nella carta stampata la nuova forza è data dalla spesa territoriale di pubblicità che sino a poco tempo fa non avrebbe mai pensato di potersi ritrovare su media autorevoli. Il Cliente cerca e “compra” credibilità e reputazione e rifiuta l'acquisto del solo spazio tabellare. Curare la credibilità e la reputazione diventano l'oggetto dell'attività professionale del Comunicatore. La carta stampata archiviata la farsa della qualificazione sul mercato per tiratura/copie e preso atto della costante recessione, quasi a 2 cifre, che ogni anno viene registrata nei bilanci sul numero di copie vendute, ha iniziato a pensare alla propria web reputation non solo come risposta/proposta al Mercato ma anche per dotarsi di un nuovo, concreto sistema di misura che riporti i valori economici dei contenuti di proprietà a cifre adeguate ai costi editoriali che nel frattempo si sono trasferiti dalle rotative ai social network.
Tutto questo rilancia la creatività italiana, l'industria dell'intrattenimento e dell'informazione dove , oggi, i giornalisti sono costretti ad inseguire la domanda di Comunicazione e devono lasciare spazio a nuove figure professionali , digital native, che ne insidiano la leadership aziendale. La crescita quantitativa, 190 canali televisivi nel 2008 che diventano 240 nel 2012, ha dato il via anche a sperimentazioni di distribuzione multicanale come meglio preferito dalla platea del Pubblico. L'ascolto dei principali canali generalisti, quelli di Rai e Mediaset, è precipitato dal 2001/89% al 2011/68% a vantaggio di un'offerta verticale sorta con i canali digitali e la rete internet rispondente ad un Pubblico in mobilità per il 75%, che torna ad apprezzare la Radio con i suoi 32 milioni di ascoltatori. Non sono peggiorati i programmi, solo che la platea non è più ferma e solo in salotto a casa e mentre guarda la televisione si aggiorna sul tablet. Gli italiani si ritrovano su internet come utenti unici in 27,2 milioni per 1 ora e 32 minuti al giorno, con 21 milioni di account unici Facebook e 17,9 milioni di utenti unici You Tube. In mobilità leggiamo i giornali, guardiamo la televisione, ascoltiamo la radio, rivediamo e cerchiamo in archivio programmi /documenti . Tutto questo grazie a 18 milioni di smartphone che diventeranno più di 40 milioni nel 2015, 2 milioni /2011 di tablet.
“L'Allerta Media” segnala il bisogno di Concessionarie di Comunicazione in sostituzione delle tabellari Concessionarie di Pubblicità. Il chairman di Google, Eric Schmidt, prevede che tra 10 anni i telefonini costeranno il 5% dell'attuale prezzo perchè li compreremo per le APP che ci serviranno e l'impatto sulla democrazia sarà la sorpresa solo per una classe politica attardata a dare il giusto valore alla banda larga. La tecnologia è potere e bisogna preoccuparsi che non si creino caste digitali. Servono regole e competenti Autorità ed un autorevole Servizio Pubblico Rai. Questo scenario incide rivoluzionando i modelli di business delle televisioni, della carta stampata e della antica e flessibile radio. Un punto comune per tutti i Media : la proprietà del Contenuto che diventa, con la tecnologia, il più importante valore aziendale. Una nuova regola, oggettiva per tutti sarà misurarsi con uno strumento ad alta computazione tecnologica, oggettivo, qualitativo.
Questa nuova media moneta sarà coniata dalla web reputation. Pare evidente il pensionamento dello share sia per come è realizzato, sia perchè l'interesse degli investitori pubblicitari e finanziari sarà incassare credibilità per accrescere valore con la reputazione di prodotti, servizi destinati ad un Pubblico che forma le opinioni con confronti su social network, con competenze disponibili gratuitamente in internet ed in ambito internazionale. La Concessionaria di Comunicazione, ad esempio la SIPRA per la RAI, dovrà superare l'attuale pigrizia burocratica che scarica al bilancio RAI gli investimenti per ideare, progettare, realizzare l'APPTV. La Concessionaria di Comunicazione per meritare di stare nella catena del valore dovrà partecipare agli investimenti di innovazione.
Il lavoro per le concessionarie ex pubblicitarie passerà rapidamente dalla vendita tabellare di spazio/tempo alla valorizzazione del Contenuto. Il 30 settembre 2011 Fabio Minoli, presidente del Co.Re.Com. Lombardia ha presentato in un seminario, presente AGCOM, una ricerca sulla web reputation dei TG, dei giornalisti. Quella presentazione era una prima reale simulazione e prova di come desueto fosse lo share che, oggi, misura insieme prodotti televisivi diversi così come tecnicamente e correttamente vanno intese le differenti produzioni RAI, Mediaset, Sky, La7.
L'attualità purtroppo ci presenta ancora evidenti scalini di cultura e sensibilità verso il Pubblico.
Scaricata l'APP multimediale RAI.TV sul tablet questa funziona solo se si è connessi con wifi a differenza dell'APP TGCOM, TGSKY, RadioRai e La7.
Cosa significa per la RAI questo errore tecnologico? Perdere competitività. La raccolta pubblicitaria classica perdeva un -3,4%/2011 mentre in internet nello stesso periodo, anno 2011, la raccolta registrava +15,4%.
La web reputation consente ad un Editore di generare continuamente valore con prodotti/servizi/aggiornamenti che passano da una distribuzione indistinta ad una specifica , ad esempio, pensata per un social network.
Credibilità, Innovazione, Cloud , Internazionalizzazione questi 4 termini li troveremo sempre di più nei bilanci, nei profili professionali, nei progetti dei Media e speriamo nella cultura delle Concessionarie che auspichiamo passino rapidamente dalla raccolta pubblicitaria alla creazione di valore dei Contenuti. Il 2012 è l'anno della reingegnerizzazione dei Media e delle Concessionarie, il 2015 è vicino ed in Italia ci sarà l'Expo e saremo esposti nel mondo .
FONTE: Corriere Comunicazioni
giovedì 6 dicembre 2012
Pier Domenico Garrone: Gli SMS compiono 20 anni, 89 miliardi inviati nel 2011
venerdì 30 novembre 2012
Pier Domenico Garrone: Comunicazione Web, novità e salvaguardia della democrazia
mercoledì 28 novembre 2012
Adv, per le concessionarie è tempo di cambiare. Pier Domenico Garrone su Corriere Comunicazioni
giovedì 15 novembre 2012
Pier Domenico Garrone: Audizione presso 8° Commissione Senato
giovedì 18 ottobre 2012
A TG2 Insieme focus sull’agenda digitale

A Tg2 Insieme focus sull’agenda digitale, il vasto programma lanciato dal governo per recuperare il deficit tecnologico e culturale tra l’Italia e il resto dell’Europa. Un piano che in pochi anni dovrebbe fare di alcuni sistemi di servizi (in primis sanità, educazione e previdenza), l’asse portante di una vera e propria innovazione tecnologica.
In studio – ospiti di Francesca Nocerino – Carlo Mochi Sismondi, presidente del Forum della Pubblica amministrazione, Riccardo Luna, giornalista e Pier Domenico Garrone, esperto di comunicazione e fondatore de Il Comunicatore Italiano (www.ilcomunicatoreitaliano.it ), primo think tank blog sui temi della comunicazione digitale ed internazionale.

FONTE: Il Comunicatore Italiano
giovedì 11 ottobre 2012
Web Reputation: Pierdomenico Garrone, Adv, per le concessionarie è tempo di cambiare


martedì 3 luglio 2012
Il Comunicatore Italiano alla Camera: regole chiare per la Web reputation
Regole chiare per la Web reputation. E’ questa la convinzione emersa al seminario “Web reputation: la credibilità si genera in rete”, organizzato dal Comunicatore Italiano presso la Camera dei Deputati di cui il presidente Gianfranco Fini si è voluto fare promotore.
"In questi tempi in cui si avverte la necessità di una ripresa di fiducia dei cittadini nei confronti della politica - ha sottolineato nel saluto inviato al seminario - gli strumenti messi a disposizione dalla rete, possono rendere la proposta politica più vicina alle esigenze della società e rilanciare la partecipazione democratica".
"Le Istituzioni e la politica devono comprendre e sfruttare le opportunità offerte dal web, poiché internet e social network sono forme di relazione, di contatto e di rapida circolazione delle idee che offrono alle Istituzioni e alla politica inedite e piu' dirette forme di comunicazione con i cittadini".
"Ma - ha concluso Fini - non tutto quello che circola in rete veicola principi di libertà, civiltà, rispetto della dignità della persona, e ne deriva che deve essere sempre vigile e attiva la 'coscienza collettiva' e democratica espressa dall'insieme dei social network".

Sulla necessità - e sulla difficoltà - di elaborare nuove norme si è soffermato il sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni, Massimo Vari, sottolineando al contempo la funzione positiva dei social media nel mondo contemporaneo. “In questo senso – ha puntualizzato Vari – è fondamentale il ruolo che può svolgere la Commissione europea nel tentativo di sintetizzare la libertà di espressione in Rete con i diritti degli utenti, a cominciare da quello alla riservatezza per arrivare a quello alla reputazione, passando anche per la tutela della proprietà intellettuale”. Contestualmente alle azioni europee è però necessario identificare anche un ruolo per le istituzioni nazionali. (…)
Un “invito” che Renzo Lusetti, deputato del PD, ha subito accolto, annunciando un impegno - “bipartisan, data la sensibilità dimostrata da tutti gli schieramenti politici sul tema” – ad elaborare proposte normative adeguate alla sfida. Nuova linfa potrà venire dall’Agenda digitale al vaglio del governo. “Si tratta – ha ricordato Lusetti – di un campo base giuridico amministrativo che potrà essere uno spunto anche per la prossima legislatura”. Una legislatura che, secondo il deputato PD, dovrà essere “una costituente del Web”. “Inoltre – ha concluso – auspico che la nuova Agcom possa lanciare un gruppo di lavoro ad hoc su queste tematiche e che la Commissione di Vigilanza Rai inizi ad occuparsi strutturalmente dei temi collegati al Web”. Antonio Preziosi, direttore Radio 1, ha affrontato il tema del ruolo dei social network nella professione giornalistica. “Internet è una grande risorsa – ha detto – ma come tale deve essere sottoposta alle regole del buon giornalismo, prima tra tutti il controllo delle fonti”.
Su come cambia il giornalismo ai tempi del Web si è soffermato anche Arcangelo Iannace, responsabile Relazioni Esterne della Fieg. “È importante sviluppare una strategia industriale per adeguare l’offerta editoriale alle nuove tecnologie, tablet e smartphone soprattutto”.
Maurizio Maresca, professore di Diritto Internazionale ed Europeo all’Università di Udine è ritornato sulle istituzioni. “Devono avere il coraggio – ha detto – di operare per il buon funzionamento del mercato anche varando norme che, ad una prima analisi, possono sembrare atipiche, per colmare il vuoto normativo. Anche Fabio Minoli, presidente del Corecom Lombardia, si è soffermato sulla mancanza di una "tenuta giuridica", ricordando il ruolo di conciliazione che i Corecom potrebbero svolgere, così come avviene per le controversie tra utenti e Tlc, anche nelle “diatribe” tra cittadini, provider e social network.
FONTE: Corriere delle Comunicazioni
Il Comunicatore Italiano alla Camera: regole chiare per la Web reputation
Regole chiare per la Web reputation. E’ questa la convinzione emersa al seminario “Web reputation: la credibilità si genera in rete”, organizzato dal Comunicatore Italiano presso la Camera dei Deputati di cui il presidente Gianfranco Fini si è voluto fare promotore.
"In questi tempi in cui si avverte la necessità di una ripresa di fiducia dei cittadini nei confronti della politica - ha sottolineato nel saluto inviato al seminario - gli strumenti messi a disposizione dalla rete, possono rendere la proposta politica più vicina alle esigenze della società e rilanciare la partecipazione democratica".
"Le Istituzioni e la politica devono comprendre e sfruttare le opportunità offerte dal web, poiché internet e social network sono forme di relazione, di contatto e di rapida circolazione delle idee che offrono alle Istituzioni e alla politica inedite e piu' dirette forme di comunicazione con i cittadini".
"Ma - ha concluso Fini - non tutto quello che circola in rete veicola principi di libertà, civiltà, rispetto della dignità della persona, e ne deriva che deve essere sempre vigile e attiva la 'coscienza collettiva' e democratica espressa dall'insieme dei social network".

Sulla necessità - e sulla difficoltà - di elaborare nuove norme si è soffermato il sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni, Massimo Vari, sottolineando al contempo la funzione positiva dei social media nel mondo contemporaneo. “In questo senso – ha puntualizzato Vari – è fondamentale il ruolo che può svolgere la Commissione europea nel tentativo di sintetizzare la libertà di espressione in Rete con i diritti degli utenti, a cominciare da quello alla riservatezza per arrivare a quello alla reputazione, passando anche per la tutela della proprietà intellettuale”. Contestualmente alle azioni europee è però necessario identificare anche un ruolo per le istituzioni nazionali. (…)
Un “invito” che Renzo Lusetti, deputato del PD, ha subito accolto, annunciando un impegno - “bipartisan, data la sensibilità dimostrata da tutti gli schieramenti politici sul tema” – ad elaborare proposte normative adeguate alla sfida. Nuova linfa potrà venire dall’Agenda digitale al vaglio del governo. “Si tratta – ha ricordato Lusetti – di un campo base giuridico amministrativo che potrà essere uno spunto anche per la prossima legislatura”. Una legislatura che, secondo il deputato PD, dovrà essere “una costituente del Web”. “Inoltre – ha concluso – auspico che la nuova Agcom possa lanciare un gruppo di lavoro ad hoc su queste tematiche e che la Commissione di Vigilanza Rai inizi ad occuparsi strutturalmente dei temi collegati al Web”. Antonio Preziosi, direttore Radio 1, ha affrontato il tema del ruolo dei social network nella professione giornalistica. “Internet è una grande risorsa – ha detto – ma come tale deve essere sottoposta alle regole del buon giornalismo, prima tra tutti il controllo delle fonti”.
Su come cambia il giornalismo ai tempi del Web si è soffermato anche Arcangelo Iannace, responsabile Relazioni Esterne della Fieg. “È importante sviluppare una strategia industriale per adeguare l’offerta editoriale alle nuove tecnologie, tablet e smartphone soprattutto”.
Maurizio Maresca, professore di Diritto Internazionale ed Europeo all’Università di Udine è ritornato sulle istituzioni. “Devono avere il coraggio – ha detto – di operare per il buon funzionamento del mercato anche varando norme che, ad una prima analisi, possono sembrare atipiche, per colmare il vuoto normativo. Anche Fabio Minoli, presidente del Corecom Lombardia, si è soffermato sulla mancanza di una "tenuta giuridica", ricordando il ruolo di conciliazione che i Corecom potrebbero svolgere, così come avviene per le controversie tra utenti e Tlc, anche nelle “diatribe” tra cittadini, provider e social network.
FONTE: Corriere delle Comunicazioni
mercoledì 27 giugno 2012
Reputazione Web: Web reputation, la credibilità si genera in rete. Seminario alla Camera dei Deputati

A Palazzo Montecitorio si è tenuto il Seminario “Web reputation: la credibilità si genera in rete”. Durante l’incontro è stato affrontato il tema della reputazione on-line sia da un punto di vista legale che da quello etico e sociale. L’iniziativa si è aperta con un saluto inviato da parte del Presidente della Camera Gianfranco Fini. Sono intervenuti Maurizio Maresca, Professore di Diritto Internazionale ed Europeo all’Università di Udine, Fabio Minoli, Presidente CoReCom (Comitato Regionale per le Comunicazioni) Lombardia. Intervento conclusivo di Renzo Lusetti, Segretario di Presidenza della Camera dei Deputati. Coordinatore Gildo Campesato, Direttore Corriere delle Comunicazioni.
Nel corso del Seminario è stato proiettato il video di illustrazione del Comunicatore Italiano, “Web reputation: Nascita, morte, resurrezione della Rete”. L’appuntamento è stato organizzato da Il Comunicatore Italiano.
Gianfranco Fini, Presidente della Camera: La vasta e rapida diffusione della comunicazione digitale presso i cittadini, principalmente legata ai social network, sta arricchendo le modalità di formazione e di espressione dell’opinione pubblica, che non passano più soltanto per i media tradizionali ma anche attraverso gli utenti del Web, i quali diventano autori, ideatori, propositori e opinion leader. Ne consegue che queste nuove forme di relazione, di contatto e di rapida circolazione delle idee offrono alle Istituzioni inedite e più dirette forme di comunicazione con i cittadini. La comunicazione sul web è insomma un nuovo e sempre più rilevante strumento di diffusione e di arricchimento della democrazia.
Gildo Campesato, direttore del Corriere delle Comunicazioni: Un tema di cui si discute molto all’estero, ma che soltanto ora comincia ad affacciarsi al dibattito in Italia, non soltanto fra gli addetti al settore delle comunicazioni o della web economy. L’importanza crescente del web come fonte di informazione dei cittadini, ma anche come strumento di mobilitazione politica e di formazione delle idee sta ponendo nuove sfide ai partiti e alle istituzioni, alle società, agli enti, alle persone.
Avv. Maurizio Maresca, Professore di Diritto Internazionale ed Europeo all’Università di Udine: L’attuale giurisprudenza non è uniforme e, pertanto, non riesce a segnare precedenti che fungano da “faro” per chi, nel mare di internet cerchi un approdo a tutela della sua web reputation. L’intervento normativo ulteriore che si auspica in questa sede, a fronte dell’analisi fin qui effettuata, sarebbe in una direzione di conferimento di poteri alle Autorità indipendenti (AGCOM e Garante della Privacy) circa la conoscibilità delle controversie in materia di lesioni della web reputation, in applicazione della normativa vigente.
Fabio Minoli, Presidente Corecom: In Italia abbiamo, mediamente, 27 milioni di utenti unici per mese sul web e vi sono 2 milioni di domini, con una crescita di 100.000 nuove pagine web al giorno e la tendenza a essere presenti in ogni secondo rispetto sia all’attività che a ciò che succede. In questo scenario, l’aspetto della reputazione e della credibilità diventa centrale. Sul web, qualsiasi azione di un individuo o di un’azienda può essere messa fortemente in discussione dall’ultimo venuto, quindi da reazioni estemporanee e immediate.
FONTE: Il Comunicatore Italiano
Web Reputation: La E-Guerra è condotta con armi di massa che minano la Credibilità

Tutto questo avviene "grazie" ad una gestione della webreputation che vede impegnati a libro paga di potenti speculatori ed organizzazioni politiche fisici matematici ed esperti di Comunicazione. L'Italia pur disponendo di ingredienti utili a contrastare e contrattaccare è fortemente arretrata nella Sua organizzazione e nella comprensione di cosa sta succedendo e soprattutto non esiste un "Sistema Italia della Comunicazione" al servizio delle Aziende e delle Istituzioni tale da tutelare e valorizzare tutto ciò che rappresenta la bandiera tricolore.
lunedì 25 giugno 2012
Il Comunicatore Italiano: Web Reputation, la credibilità si genera in rete. Diretta Web Tv Montecitorio. Camera, 27 giugno

FONTE: Agenparl
giovedì 21 giugno 2012
Il Comunicatore Italiano: riforma elettorale e web reputation per ridare coerenza e consapevolezza

Ah, La legge elettorale! Come l’Araba fenice, la riforma, annunciata da sei anni, “che ci sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa”. Scherzi a parte, il tormentone della legge elettorale perseguita le nostre istituzioni fin dall’antico Mattarellum.
Fu varato per fronteggiare il primo terremoto politico, quello del 1994, e mettere comunque in salvo –fu inventato allora il “listino” – una quota di classe dirigente, ma si rivelò poco efficace sia sul fronte della governabilità sia su quello, meno nobile, della tutela dei leader in zona bocciatura.

Da allora siamo andati di male in peggio. L’ultima “riforma” ci ha dotato del Porcellum. Il termine lo coniò l’onorevole Calderoli, forse con nella testa il porco che avrebbe voluto portare al guinzaglio sui terreni destinati alla costruzione di una moschea. In ogni caso è definizione appropriata, perché fu subito bollata come la stortura cui porre prontamente rimedio. Invece siamo ancora lì. La lista bloccata toglie ai cittadini ogni voce in materia di formazione della classe politica. Induce l’onorevole servilismo verso i capi partito, che possono, di fatto, nominare quelli che invece dovrebbero essere eletti. E’ poi il Porcellum che ha portato in Parlamento autisti, famigli, segretari, portaborse e – qualcuno semplifica – nani e ballerine.
Con il Porcellum è tornato alla ribalta un antico dilemma delle società a democrazia elettiva. Se c’è consenso c’è anche consapevolezza? Questione antica, anzi antichissima. Erano consapevoli i cittadini di Gerusalemme che gridavano: “Libera Barabba”? La folla è poco razionale e come diceva Hertzl: “Con una bandiera si può portare la gente dove si vuole”. Anche l’urna del voto democratico è sempre stata custode di questo interrogativo. Il referendum che abolì le preferenze si fondò sul fatto che con i giochi di partito e di corrente in auge allora l’elettore entrava in cabina, scriveva i nomi cui dava consenso, ma spesso non aveva consapevolezza alcuna di chi fosse colui che aveva indicato come suo rappresentante. Il Porcellum ha portato questa dicotomia alla massima potenza. Si vota la lista a scatola chiusa. Tutto consenso, zero consapevolezza.
In teoria, democrazia sarebbe: consenso più consapevolezza. Ma a complicare l’assioma sono entrati in gioco gli strumenti stessi del consenso che da interpersonale è divenuto, per forza di cose nelle società complesse, mediatico. Uno studio – oggi datato ma sempre illuminante – è quello di Neil Postman. Nel suo saggio “Divertirsi da morire” egli analizzava le campagne elettorali per l’elezione del Presidente degli Stati Uniti d’America. La ricerca del massmediologo americano arrivò alla conclusione che l’avvento della televisione ha si potenziato i meccanismi del consenso, ma ha contemporaneamente ridotto la consapevolezza dell’elettore americano medio.
In sostanza: talk show, intrattenimento, dibattiti, spot elettorali sono potenti macchine di consenso ma in quanto a consapevolezza sono cattivi strumenti. Proprio nel 1994, intervenendo in aula durante il voto di fiducia al Senato della Repubblica invitai l’onorevole Berlusconi – lui mogul televisivo arrivato con grande consenso mediatico alla politica – a riflettere su questo dilemma. Non se ne curò allora e nemmeno in seguito. Ma non è stato il solo.
Dopo diciotto anni di Mattarellum, Porcellum e di Porta a Porta, di cosa pensano i cittadini italiani dei parlamentari (che peraltro sono l’esito di un loro consenso espresso) non parlo. Nessuna meraviglia, invece, se Fareed Zakaria, direttore di Newsweek international, scriverà poi (“Democrazia senza libertà”) che gli elettori americani hanno poca stima dei loro rappresentanti al Congresso. Apprezzano di più la Corte Suprema, non elettiva, dei rappresentanti istituzionali – presidente incluso – da loro votati.
Come stanno consenso e consapevolezza al tempo del Web, degli smartphone e dei tablet? Postman faceva i suoi studi con la Tv a tubo catodico. Mediaticamente la Tv di Postman è uno strumento freddo. Strumento più caldo erano i giornali con i quali egli la confrontava. Il Web è caldissimo: interattività, immediatezza, chat, youtube, social network, community.
Riforma elettorale e web reputation possono ridare coerenza a consenso e consapevolezza. Ma bisogna farla ed è necessario crederci. Chissà se qualcuno (e chi?) ci pensa.
FONTE: Il Comunicatore Italiano
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