Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta rupe mutevole. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta rupe mutevole. Mostra tutti i post

giovedì 8 marzo 2012

Intervista di Alessia Mocci a Marco Pellacani ed al suo Distratti particolari pensieri, Rupe Mutevole


“Non c’è di meglio che la mia città, devo dare a lei la precedenza: è la buona e vecchia signora Modena, con la sua nebbia fitta che si taglia con un coltello.”

Con queste parole, Marco Pellacani, risponde alla domanda sulla città nella quale riuscirebbe a trovare maggiore ispirazione: la sua città, la sua Modena.
L’autore è fresco di stampa, infatti, nel mese di febbraio 2012 è uscita la sua pubblicazione “Distratti particolari pensieri”, edito per la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”.
Tratto dalla prefazione:
“In poche parole: una lettera che diventa atto d’amore, proprio quello di cui tutti abbiamo bisogno, così tocca le corde degli animi, le fortifica, le avvince. Un chiaro esempio di umanità in un mondo di spade, di kamikaze, di armi e di vili interessi. In questo nuovo libro, che consiglio a tutti di assaporare, c’è tanta vita, tanta voglia di esserci e di essere, ma soprattutto c’è tanto amore.”

Marco, in questa intervista, ci parla della sua passione per la scrittura, della sua quotidianità, dei suoi sogni ed aspirazioni, e del suo “Distratti particolari pensieri”. Buona lettura!



A.M.: Quando è iniziata la tua passione per la scrittura?

Marco Pellacani: Inizio a scrivere poesia nell’anno 1992 prima di incontrare mia moglie.
I miei versi sono semplici, densi di luce, a volte denunciano ingiustizie del quotidiano.
La scintilla che ha messo in moto la mia passione per la scrittura è nata dal fatto che era presente in me la necessità di esprimere quello che sentivo dentro: la poesia, che ha trovato abbondante spazio mettendo su carta le mie emozioni, un vero urlo.


A.M.: Quali sono i tuoi autori guida che ti hanno accompagnato durante gli anni?

Marco Pellacani: Nessun’autore mi ha mai guidato, credo di essere uno spirito libero, troppo vagabondo che non si lascia condizionare, almeno da altri poeti. Autore di me stesso, riesco sempre a stupirmi nel guardare la luna che in alto se ne sta e ride, ruffiana, facendo da guardiana sulla mia vita. La migliore compagna e guida è stata sempre la natura e la parte più intima e spirituale che continua a vivere dentro di me.


A.M.: Come nasce l’idea di scrivere “Distratti particolari pensieri”?

Marco Pellacani: Le idee che ho sono sempre tante, a volte sono difficili da realizzare, per quanto riguarda questo mio ultimo libro, ho messo assieme le mie migliori poesie, quelle premiate da diversi premi letterari dal 2005 al 2011. È stato come raccogliere particolari che prima erano fissati solamente su piccoli fogli di carta, tutti distratti come dolci pensieri nella mia mente. Avevo il bisogno di dare loro forma per non perdere l’opportunità di comunicare quello che questi versi mi hanno trasmesso per tanti anni.


A.M.: A chi dedichi questa tua pubblicazione?

Marco Pellacani: La dedico ad una bambina che conosco, si chiama Greta, e veramente bella e regala gioia solo a vederla proprio perché è innocente e limpida, piccolo germoglio di vita.


A.M.: Se potessi scegliere dove vivere, qual è la città che ti donerebbe maggiore ispirazione poetica?

Marco Pellacani: Penso che il cuore sia il posto migliore dove si rintanano le emozioni più intime e vere. Non ci sono città da scegliere. Cerco sempre di scoprire le strade belle che sono dentro di me, sono le migliori e desidero percorrerle sino a stanare ogni angolo nascosto, lo voglio scoprire. Non c’è di meglio che la mia città, devo dare a lei la precedenza: è la buona e vecchia signora Modena, con la sua nebbia fitta che si taglia con un coltello. Se sono vicino ad un piatto di tortellini della mamma fatti in casa, oppure ad un buon bicchiere di Lambrusco o sotto la Torre Ghirlandina, questi elementi sono la ricetta per trovare la mia maggiore ispirazione poetica. Considero un grande vantaggio poter viaggiare con la mia fantasia mentre scrivo, anche se non riesco a definire in questo mio vagare la destinazione precisa, ma spesso i ricordi belli si trasformano in un’oasi di pace che aiutano a dare il meglio di me stesso.



A.M.: Hai un sogno nel cassetto?

Marco Pellacani: Troppi sogni, sono stato definito un sognatore e per questo non riesco a darmi dei limiti. I cassetti sono pieni di carte e progetti sempre da realizzare e definire, assieme a coloro che mi daranno fiducia ed amicizia. Nel mentre vi chiedo di lasciarmi appeso al filo dei miei sogni, alla realtà ritornerò poi con molta calma. Io non ho mai fretta, anche perché non riesco a correre veloce.


A.M.: Qual è il tuo pensiero sui social network?

Marco Pellacani: I giorni nostri sono oramai destinati all’uso del Computer che quasi impone l’uso di questi social network, anch’io sono da loro rapito; sono mezzi tecnologici nuovi. Li considero efficaci, anche se non aiutano affatto l’incontro con le persone, mi rendo conto che non ho mai desiderato un sorriso, una pacca sulla spalla come in questi tempi. Credo che i social network inizino a fare la sua efficacia, mi lasciano scrivere, parlare, senza mai incontrare nessuno. Alla fine del giorno presto abbraccerò la mia tastiera, bacerò il mio monitor, e proprio come Michelangelo verso la Sua Pietà talmente bella dirò stupito: “Ma perché non parli?”. Un vero successo!


A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni?

Marco Pellacani: La editrice è da consigliare. L’amicizia con Silvia Denti che ha curato benissimo la mia opera mi facilita senz’altro questo rapporto. Mi troverò certamente bene, non ho dubbi.


A.M.: Hai qualche novità per il 2012 che vuoi condividere con noi?

Marco Pellacani: Non conosco il futuro, certamente aspetterò di condividere con voi la buona divulgazione e successo del mio libretto che per me è pane quotidiano. Le novità potrebbero essere nascoste fra le pagine di altri libri che potrei concedere a Rupe Mutevole, ma resta tutto da vedere e valutare assieme con tanta amicizia.


A.M.: Ringrazio Marco per la sua ironia e concordo pienamente con l’abbraccio alla tastiera del computer!

Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.
http://www.rupemutevoleedizioni.com/
http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni
http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

Alessia Mocci
Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

Fonte:
http://oubliettemagazine.com/2012/03/08/intervista-di-alessia-mocci-a-marco-pellacani-ed-al-suo-distratti-particolari-pensieri-rupe-mutevole/

giovedì 23 febbraio 2012

Resoconto della presentazione de Il Non-Amore ai tempi di Facebook di Enrico Nascimbeni a Sanremo


“Quando hai chiuso gli occhi cosa hai visto?/ Libri nell’aria come farfalle?/ Parole come caramelle scartate da un bambino?/ Quelle poche volte che abbiamo giocato insieme?/ Lei che ti grattava la schiena e ti aspettava ogni/ sera?/ Il silenzio che solo i grandi poeti/ che hai conosciuto/ sanno calcolare con un compasso di seta/ indiana?/ Una strada della tua campagna sputtanata dalla/ nebbia?/ Gli anni rincorsi dagli anni in una gara persa in/ partenza?/ La mia mano che teneva la tua?/ […]” – “Quando hai chiuso gli occhi cosa hai visto?”

Venerdì 17 febbraio 2012, alle ore 18:30, nel cuore della città dei fiori a Portosole, Media Music Village, durante le giornate del Festival di Sanremo, si è svolta la presentazione del nuovo libro del cantautore, poeta, scrittore e giornalista Enrico Nascimbeni(Verona, 1959).
“Il Non-Amore ai tempi di Facebook”, edito nel 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale "La Quiete e l'Inquietudine",ha suscitato l’attenzione di molti lettori che già conoscevano dell’autore ma, anche, di un’ ingente utenza di curiosi rimasta affascinata dalla bellezza delle liriche presenti nella raccolta poetica. Una raccolta quasi del tutto autobiografica che presenta un Nascimbeni nudo di fronte al suo pubblico, intenso come una sua canzone.

Enrico Nascimbeni è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sull’evento e ci ha anticipato che nel 2013 uscirà un singolo bilingue (italiano e spagnolo) della sua canzone “Stigmate” in duetto con la celebre cantante Shakira.


A.M.: Il 17 febbraio 2012 hai presentato a Sanremo “Il Non-Amore ai tempi di Facebook”. Com’è andata?

Enrico Nascimbeni: Presentare un proprio libro è un’avventura che si divide tra il piacere di raccontarsi, l’egocentrismo ed il pudore di non incensarsi troppo. L’intervista televisiva per La7 è andata benissimo, almeno a me pare così. Brava l’intervistatrice. Preparata. Che attraverso alcune mie poesie ha viaggiato con me nella mia vita racchiusa in fogli di carta.


A.M.: Hai trovato un pubblico entusiasta e partecipativo?

Enrico Nascimbeni: Tanto pubblico che sono riuscito a coinvolgere. Quindi ha condiviso con me emozioni e ricordi. Una poesia, come una canzone, uno può farla sua ed inserire il suo vissuto. Quando accade questo vuole dire che lo scopo di una presentazione è raggiunto.


A.M.: C’è stato qualche aneddoto interessante durante la presentazione?

Enrico Nascimbeni: Sì. Una signora anziana mi si è avvicinata col suo cagnolino per fami i complimenti. “Siamo vecchi tutti e due – mi ha detto accarezzando il suo amico a quattro zampe – Ho un cane che ama la cultura...”. Abbiamo riso insieme e poi lei è andata via in un bellissimo tramonto di Sanremo.


A.M.: Chi ha letto le tue poesie durante l’evento?

Enrico Nascimbeni: Le ha lette, splendidamente, l’intervistatrice. Che è anche attrice. Mi ha commosso quando ha declamato una poesia dedicata al momento dell’addio con mio padre: “Quando hai chiuso gli occhi cosa hai visto?”


A.M.: “L’amore è una cosa semplice/ penso sdraiato sul cielo di questo letto di albergo/ a Barcellona ...”. Ci racconti qualcosa di questa Non-Poesia?

Enrico Nascimbeni: Ho vissuto per quasi un anno nella città catalana. Amo Barcellona e le sensazioni che mi da questa città. Quindi è un pensiero d’amore dedicato alla città, ai suoi cieli ed alla sua gente.


A.M.: Qual è la percentuale di autobiografia all’interno de “Il Non-Amore ai tempi di Facebook”?

Enrico Nascimbeni: Novantanove virgola nove per cento.


A.M.: Qual è la prossima presentazione in programma? Ci puoi anticipare qualcosa?

Enrico Nascimbeni: Fra pochi giorni a Verona, poi Parma, Milano, Roma, Palermo, Gorizia, Brescia. Alcune saranno presentazioni in musica. Cioè parlo del libro ed, accompagnato dal mio pianista, il maestro Franz Bazzani e dal violinista, il maestro Michele Gazich, alterno le parole a delle mie canzoni.


A.M.: Salutaci con una citazione…

Enrico Nascimbeni: “Quando saprai che sono morto di sillabe strane. Pronuncia fiore, ape, lacrima, pane, tempesta”. (Ernesto Che Guevara de la Serna)


Per leggere l’intervista ad Enrico Nascimbeni precedente alla presentazione a Sanremo:
http://oubliettemagazine.com/2012/02/14/intervista-di-alessia-mocci-ad-enrico-nascimbeni-ed-al-suo-il-non-amore-ai-tempi-di-facebook-rupe-mutevole-edizioni/

Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.
http://www.rupemutevoleedizioni.com/
http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni
http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

Alessia Mocci
Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

Fonte:
http://oubliettemagazine.com/2012/02/23/resoconto-della-presentazione-de-il-non-amore-ai-tempi-di-facebook-di-enrico-nascimbeni-a-sanremo/

mercoledì 22 febbraio 2012

Intervista di Alessia Mocci a Rossana Asaro ed al suo Profumo di Kikina nel Paradiso dell’Eden, Rupe Mutevole Edizioni


“La poesia non è un libero movimento dell'emozione, ma una fuga dall'emozione; non è l'espressione della personalità, ma la fuga dalla personalità”. - Thomas Stearns Eliot


“Profumo di Kikina nel Paradiso dell’Eden”, edito nel 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “La Quiete e L’Inquietudine”, è una raccolta poetica di Rossana Asaro (Mazara del Vallo, 1964). Insegnante di lingua inglese, Rossana è presente con le sue liriche in diverse raccolte antologiche i cui proventi sono stati devoluti in beneficienza. Un titolo che meraviglia: “Kikina” simbolicamente rappresenta l’amore in tutti i suoi aspetti: filiale, coniugale, passionale, per il prossimo; “Kikina” metaforicamente rappresenta l’autrice e la sua rinnovata voglia di vivere, amare e trasmettere le sue emozioni.
Rossana Asaro è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua vita e sulla sua nuova raccolta poetica. Buona lettura!




A.M.: Da quanto tempo componi versi?

Rossana Asaro: Sin da quando ero bimba. Mi è sempre piaciuto comporre versi per diletto, perché mi piaceva gratificare le persone alle quali dedicavo le mie poesie…scrivevo poesie per immortalare i momenti importanti della mia vita od in occasioni particolari, ricorrenze come compleanni o la festa della mamma e del papà. Andavo in brodo di giuggiole quando la maestra leggeva le mie poesie al resto della classe, mi sentivo gratificata, era una piccola rivalsa verso i miei compagni che a differenza di me eccellevano in matematica...e pensare che i miei genitori sono entrambi insegnanti di matematica. Ricordo bene che all’interno della classe sussistevano queste dinamiche, queste competizioni positive che ci hanno stimolato molto nel nostro percorso di crescita culturale.
Col tempo scrivere poesie è diventato un habitat mentale.
Attraverso le parole poetiche si evocano i ricordi, si vivono emozioni, la nostra anima ci svela ciò che noi razionalmente non cogliamo, ci si sente liberi. La poesia è, infatti, a mio parere, espressione dell’anima e della personalità dell’autore ecco perché cito ma non condivido, il pensiero di un grande poeta moderno “La poesia non è un libero movimento dell'emozione, ma una fuga dall'emozione; non è l'espressione della personalità, ma la fuga dalla personalità”. - Thomas Stearns Eliot


A.M.: Essere un poeta nel 2012. Che cosa significa per te?

Rossana Asaro: Poeta? …dice a me? Chiunque riesce a dialogare con la propria anima, a coglierne le sfumature ed a registrare le proprie emozioni è un poeta.
Problematiche socio-economiche oggi, purtroppo, lasciano poco spazio ai momenti di introspezione, di relazioni sociali autentiche, di slancio per le emozioni e gli affetti…e anche l’intelligenza dei giovani è orientata verso altri orizzonti, modelli astratti, tecnologici, che mirano alla produttività e spengono la creatività e l’immaginazione. Spesso davanti ad esperienze dolorose si cerca di sfuggire dalla realtà ci si barrica dietro un muro di indifferenza, noia, o peggio aggressività.
Non tutti colgono il linguaggio poetico, a volte per usare un latinismo chi scrive si sente “Nemo propheta in patria”. Nell’era dell’apparire anziché dell’ essere, la poesia invece è un mezzo indispensabile per imparare a cogliere le sfumature, l’essenza delle cose, per imparare a vivere le emozioni, a conoscersi, a orientarsi.
Cogliere l’attimo, immortalarlo per poi riviverlo è appagante, catartico, terapeutico. Scrivere poesie è come liberare l’anima, farla volare nel cielo come un aquilone che segue il vento delle emozioni. Ho cercato di sensibilizzare anche i miei alunni a leggere ed a comporre poesie, a giocare con le parole, come un puzzle della mente che tassello dopo tassello prende forma. Ho provato a trasmettere loro il mio entusiasmo ed a destare in loro curiosità.
Mi hanno posto tante domande in merito alla poesia, per loro ho provato a sintetizzare il mio sentire attraverso questi versi:
“Come aquiloni…/ Si liberano i miei pensieri/ nell’etereo spazio/ nel respiro di un attimo/ sottratto alle emozioni,
come aquiloni… alla ricerca della libertà/ nel vento di un vuoto/ che cerca la sua dimora./ Vagano/ …fulgidi…/ oltre l’astratto confine dell’io/ come schegge di quarzo puro/ …incontaminate…/ fino a che si dirada l’opaca luce/ e la penna orgogliosa inalba/ …fedele…/ un racconto nuovo./ Gorgoglia civettuola l’ispirata fonte/ tra le note accorate del suo sentire/ che veste i colori dell’anima,/ sapide gocce di nube/ e irradiati bouquet di sorrisi./ Fantasiose/ foglie di parole ritraggono/ …attente…/ i fragori dell’epopea della vita.”
Il mio augurio è che attraverso le note della mia anima possa regalare al lettore qualche emozione.


A.M.: “Profumo di Kikina nel Paradiso dell’Eden”. Come mai un titolo così articolato? Puoi spiegare la scelta del titolo così articolato?

Rossana Asaro: Molto volentieri. Il fato mi ha fatto incontrare una persona che era stata in Perù nella foresta amazzonica e mi ha raccontato degli Indios, della loro filosofia di vita, dei loro stili di vita e mi ha mostrato diverse foto. Sono rimasta molto colpita dall’immagine di un fiore che gli indigeni chiamano “Kikina”. Un fiore di estasiante bellezza, dalle sfumature violacee, vellutato, dai contorni smerlati, con un’infiorescenza di colore chiaro al suo interno che nel mio immaginario rappresentava il miracolo della procreazione e della creazione al tempo stesso. Ne ho immaginato l’essenza inebriante, coinvolgente, ammaliante…
Un fiore così bello non poteva che avere il suo habitat naturale nell’Eden e ho percorso con Dante l’ultimo tratto del suo viaggio.
Rivivendo ora quel viaggio virtuale in quel Paradiso terrestre aggiungerei un sottotitolo al libro: Palingenesi.


A.M.: C’è nella raccolta una lirica alla quale sei maggiormente legata?

Rossana Asaro: Sono tante le poesie della raccolta alle quali sono molto legata, per l’attimo contingente in cui sono state scritte, per l’emozione che ancora suscitano in me, perché serbano particolari ricordi. “The nel deserto” tuttavia, ha sancito il mio debutto in poesia perché ha ricevuto il plauso di un autorevole poeta che ho sempre considerato un riferimento letterario.


A.M.: A chi dedichi questa vittoria editoriale?

Rossana Asaro: Dedico questa raccolta ai miei figli “Fede e Peppe, pupille dei miei occhi” come menzionato all’interno del libro. A loro ma anche ai miei alunni verso i quali ho dei doveri morali sento di fare un augurio di continuare ad emozionarsi sempre, anche per le piccole cose, di osservare con gli occhi dell’anima, con la spontaneità e la naturalezza di fanciulli sempre.
Cito a questo proposito un passo di Pascoli tratto da “Il Fanciullino” per me una lezione di vita:
“ Noi cresciamo ed egli resta piccolo, noi accendiamo negli occhi un nuovo desiderare ed egli tiene fissa la sua antica , serena meraviglia, noi ingrossiamo e arrugginiamo la voce, lui fa sentire tuttavia e sempre il suo tinnulo squillo come di campanello”
Mi auguro di riuscire a trasmettere ai miei lettori le mie emozioni tanto da trasformare questa pubblicazione in una vittoria letteraria.


A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto o film che hai visto?

Rossana Asaro: L’ultimo romanzo? “Venuto al mondo” di Margaret Mazzantini. Un romanzo avvincente, coinvolgente, emblematico, memorabile.
La cornice storica, l’assedio di Sarajevo, fa da sfondo alla storia d’amore dei protagonisti assediati da egoismi e conflitti personali. È un romanzo storico e sociale al tempo stesso che dimostra come nonostante il male della storia, l’amore in tutti i suoi aspetti trionfa, proprio come nelle poesie della mia raccolta.
L’ultimo film che ho visto, rigorosamente al cinema, è stato “La chiave di Sara” tratto dall’omonimo romanzo di Tatiana de Rosnay, diretto dal francese Gilles Paquet-Brenner, che fa riflettere sulla pagina più triste della storia dell’umanità, l’Olocausto. Un’indagine dolorosa tra passato e presente di una giornalista americana incaricata dal giornale per cui lavora di scrivere un articolo sulla vicenda del rastrellamento in Francia, degli Ebrei che poi furono deportati nei campi di sterminio.
Una storia toccante che viaggia su due binari. Un’esperienza dolorosa per la giornalista anche sul piano personale e sentimentale. Puntualmente anche a scuola affrontiamo il tema della Shoah, “per non dimenticare”, tra i film che ho visto “La chiave di Sara” è stato quello che è riuscito ad affrontare la tematica in modo del tutto originale anche attraverso i risvolti psicologici ed umani della protagonista.


A.M.: Cosa ne pensi dei network? Li utilizzi per far conoscere la tua passione ormai concretizzata per la poesia?

Rossana Asaro: L’utilizzo dei network mi ha permesso di mettermi in contatto con i diversi siti di poesia, di confrontarmi, di analizzare poesie di altri autori, di fare commenti, di partecipare a raccolte antologiche ed a concorsi letterari, di dialogare scambiando reciproche esperienze ed emozioni, di far parte di gruppi letterari e culturali.
Certo pubblicizzerò il mio libro nei diversi siti.


A.M.: Come ti trovi con la casa Editrice Rupe Mutevole? La consiglieresti?

Rossana Asaro: Con la casa Editrice Rupe Mutevole mi sono trovata benissimo.
Ho riscontrato grande cordialità e professionalità. Sin da quando ho ricevuto la mail con la conferma che le mie poesie erano pubblicabili, sono stata consigliata nei diversi step, la scelta della copertina per esempio, i caratteri, le combinazioni, ecc…
Ho trovato molto suggestiva la descrizione del paesaggio bucolico tra Parma e la Liguria dove è ubicata la Casa Editrice Rupe Mutevole che per l’appunto deve il suo nome ai colori cangianti dei tramonti che caratterizzano la zona.
La curatrice Silvia Denti verrà a Mazara del Vallo per la presentazione del libro colgo l’occasione per esprimerle tutta la mia stima e gratitudine anche per questo supporto morale.


A.M.: Hai qualcosa nel cassetto pronto per la prossima pubblicazione?

Rossana Asaro: Sì, ho molte idee. A pagina 9 del libro ho voluto inserire un frammento di Madre Teresa di Calcutta “la vita è un inno cantala”, quello sarà il leit motif della mia prossima raccolta.

Notizie su Rupe Mutevole:
http://oubliettemagazine.com/2011/05/04/presentazione-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.
http://www.rupemutevoleedizioni.com/
http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni
http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

Alessia Mocci
Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

Fonte:
http://oubliettemagazine.com/2012/02/22/intervista-di-alessia-mocci-a-rossana-asaro-ed-al-suo-profumo-di-kikina-nel-paradiso-delleden-rupe-mutevole-edizioni/

mercoledì 15 febbraio 2012

Donne di conoscenza, primo libro di Haria, Rupe Mutevole Edizioni


“Non so chi fosse mia madre. Qualcuno, forse una vecchia del villaggio di fango e sterpi dove crebbi, mi impose il nome di Tara, e per questo io mi dico figlia di Taro, il sacro torrente dei druschi, il mio popolo sconfitto da miseria e sogni infranti.
Bambina, sguazzavo nei trogoli fra i maiali di cui ero guardiana, più tardi lo fui di cani selvaggi addestrati al combattimento per divertire il tempo irritato di signorotti annoiati, […]”

Una prosa ellittica, essenziale, descrittiva. Haria è un’autrice che in poche parole segmenta un mondo mistico dalle molteplici forme, eppure ogni sua forma è percepibile dal lettore che attento segue il peregrinare della storia. Una storia in continua evoluzione e che non lascia spazio alla domanda: sarà vero? Non parliamo di realtà od irrealtà ma solo di visioni di un mondo confinante con il nostro.

“Donne di conoscenza”, edito nel 2004 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “Letteratura di Confine”, è il primo libro di Haria ristampato nel 2009 con la seconda edizione. Le successive pubblicazioni dell’autrice, per la stessa casa editrice, sono “La luce negli occhi”, “Il respiro della bellezza”, “Piante di energia”, “Estensità”, “Anzol”, “La via dell’ignoto”, La mappa delle antiche donne di conoscenza”, “Restare sospese”, “Eventi di bellezza”, “L’altra estensità”, “Rua”, nelle quali Haria conferma il suo talento di donna narrante, donna di conoscenza.

Ambientato sulle vette dei monti Penna con i suoi castagni e con le sue rupi a sottolineare il particolare rapporto con la natura, con il suo sentire la natura e con il sentirsi, essa stessa, natura. La meraviglia della solitudine, della solitudine manifestata con lo spirito della natura ormai sconosciuta dalla maggior parte delle persone che vivono nelle città o nei paesi. Una solitudine antica che prende avvio dalla consapevolezza, da parte dell’essere umano, di qualcosa che sta oltre il visibile, oltre la coltre sociale che conosciamo.

“L’ignoto è il sorriso della vastità.
L’ignoto era un’incessante molteplicità di informi eventi di bellezza. Attraversammo luoghi accennati, frammenti di mondi appena nati, dove dettagli di realtà condividevano il sacro ritmo della vita; entrammo in vasti orizzonti, vagammo in pieni e vuoti che si rincorrevano. L’ignoto era come acqua senza nome che non sognava la sorgente e non seguiva il proprio fluire, ma custodiva il mutevole istante di se stessa.”

Un ignoto che non impaurisce ma che affascina. Il modus scribendi di Haria è atipico per una prosa, pare un misto di poesia mistica profetica e poesia descrittiva immaginifica. Ogni sintagma quasi una sentenza senza derivazioni positive o negative ma, l’affermazione di qualcosa che “è” oppure che “è stato”. La bellezza è vista come la più pura energia della natura, una dimensione quasi magica nella quale una giovane donna di conoscenza può interagire e, dopo il percorso di apprendistato, divenire essenza energetica essa stessa conservando la sua parte umana: la consapevolezza di essere umano.

“Le ombre risalirono lente sull’uomo che ora maneggiava a vuoto, e un lamento sibilò fuori dalle sue labbra serrate. Aveva paura.
E perse. Le ombre lo avvolsero. La gente lo guardò con gli occhi dell’attesa e lui urlò la sua sconfitta, la quarta di seguito, l’ultima. Tutti alzarono lo sguardo sulla vasta ombra che si avvicinava, finché si avventò sull’uomo. Allora tre uomini e una vecchia lo trascinarono verso la sua morte.”
Giovedì 16 febbraio 2012 ci sarà la presentazione di “Donne di Conoscenza” nel cuore della città dei fiori a Portosole, Media Music Village, durante le giornate del Festival di Sanremo:
http://oubliettemagazine.wordpress.com/2012/02/11/novita-rupe-mutevole-edizioni-presentera-alcuni-suoi-autori-durante-le-giornate-del-festival-di-sanremo/

Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.
http://www.rupemutevoleedizioni.com/
http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni
http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

Alessia Mocci
Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

Fonte:
http://oubliettemagazine.wordpress.com/2012/02/15/donne-di-conoscenza-primo-libro-di-haria-rupe-mutevole-edizioni/

martedì 14 febbraio 2012

Intervista di Alessia Mocci ad Enrico Nascimbeni ed al suo Il Non-Amore ai tempi di Facebook, Rupe Mutevole Edizioni


“[…] scrivere un racconto e una poesia lo possono fare in tantissimi. Ma di scrittori veri e poeti ce ne sono pochi. Ed è giusto che sia così.”

Enrico Nascimbeni(Verona, 1959) è un cantautore, poeta, scrittore e giornalista italiano. Ha lavorato per giornali quali Il Giorno, L’Arena, L’indipendente, Studio Aperto; moltissime le collaborazioni musicali (Roberto Vecchioni, Syria, Paola Turci, Leonard Cohen, Francesco Baccini, Suzanne Vega) ma non solo, infatti, sono svariati gli album che dal 1977 sono stati prodotti.
Tre anni fa pubblica “Non-Poesie – L’amore ai tempi di Myspace” riscuotendo un notevole successo, ed nel 2012 “Il Non-Amore ai tempi di Facebook”, edito dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”, con prefazione dell’amico Roberto Vecchioni.
Componimenti di poesia e riflessione allo stesso tempo, un autore che da vita alle sue emozioni in modo sentimentale, affermandosi autore poliedrico ed umile nei confronti dell’amata Poesia.

Enrico Nascimbeni è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla sua nuova pubblicazione e sulla sua presentazione venerdì 17 febbraio 2012 a Sanremo. Buona lettura!



A.M.: Chi è Enrico Nascimbeni?

Enrico Nascimbeni: Me lo chiedo spesso anch’io. E non trovo la risposta. Sono un cantautore- autore -giornalista professionista-scrittore. Ma soprattutto sono un sognatore, un ricercatore meticoloso di utopie ed un uomo fortemente fragile. E ho visto che la mia fragilità è così marcata che spesso i sogni e le utopie nelle mia vita e nel mio lavoro sono diventate realtà.


A.M.: Che cosa significa scrivere?

Enrico Nascimbeni: Condividere con gli altri la propria realtà, in un reciproco scambio di piccole emozioni quotidiane. Dallo svuotare un vaso di nutella al guardare fuori dalla finestra, sperando in un ritorno.


A.M.: Sei uno scrittore da carta e penna oppure da tastiera del pc?

Enrico Nascimbeni: Tutte e due le cose. Anche se io scrivo frasi anche su liste della spesa o locandine pubblicitarie.


A.M.: "Il Non-Amore ai tempi di Facebook". Ci può illustrare le tematiche della tua pubblicazione?

Enrico Nascimbeni: Un viaggio nelle piccole cose della vita che per un attimo possono diventare immense. Uno sguardo nel ricordo. Un infinito amore per l’amore.


A.M.: La prefazione è firmata da Roberto Vecchioni. E' stata una tua scelta?

Enrico Nascimbeni: Ho fortemente voluto io che Roberto scrivesse la prefazione. Con lui ho diviso il mestiere del cantautore, la vita, gli amori. È il padre-maestro. Chi meglio di lui avrebbe potuto descrivermi?


A.M.: 17 febbraio 2011 alle ore 18:30 a Sanremo ci sarà la presentazione de "Il Non-Amore ai tempi di Facebook". Cosa ti aspetti dall'evento?

Enrico Nascimbeni: Di coinvolgere il pubblico. E, magari, anche per un solo minuto, condividere con il pubblico un’emozione.


A.M.: Che cosa ne pensi della casa editrice Rupe Mutevole? La consiglierebbe?

Enrico Nascimbeni: Una casa editrice che ha il profumo di casa. Gestita da persone di grande sensibilità. Certo che la consiglio. Con una affermazione presuntuosa ma onesta: scrivere un racconto e una poesia lo possono fare in tantissimi. Ma di scrittori veri e poeti ce ne sono pochi. Ed è giusto che sia così.


A.M.: Altre novità per il 2012? Ci puoi anticipare qualcosa?

Enrico Nascimbeni: Sto ultimando un libro-biografia su mio padre, Giulio Nascimbeni. Un nuovo album all’orizzonte. Ed un tour musicale che mi porterà dalla Russia a Cuba fino al Venezuela.


A.A.: Quante novità interessanti Enrico! Grazie per la tua disponibilità e ti auguro un anno pieno del dovuto successo! Inoltre ricordo che venerdì 17 febbraio 2012 alle ore 18:30 Enrico Nascimbeni presenterà “Il Non-Amore ai tempi di Facebook” nel cuore della città dei fiori a Portosole, Media Music Village, durante le giornate del Festival di Sanremo:
http://oubliettemagazine.com/2012/02/11/novita-rupe-mutevole-edizioni-presentera-alcuni-suoi-autori-durante-le-giornate-del-festival-di-sanremo/

Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.
http://www.rupemutevoleedizioni.com/
http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni
http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

Alessia Mocci
Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

Fonte:
http://oubliettemagazine.com/2012/02/14/intervista-di-alessia-mocci-ad-enrico-nascimbeni-ed-al-suo-il-non-amore-ai-tempi-di-facebook-rupe-mutevole-edizioni/

lunedì 13 febbraio 2012

In/contro di Silvia Denti e Gavino Angius, Rupe Mutevole Edizioni


“Affiora si disegna si stende è superficie/ Questa, del nero, musica sparsa, sabbia/ Sfuggita alla grazia del pugno// Si nega, segna scavando un’altra superficie/ Il nero. Cosa non ferita, non scavata e depredata/ Cosa non tagliata via,/ come farai a vederla?/ Cosa non morta, chi sa possederla?// Io qui ti dono l’illusione dei colori/ vetri di finestre palma a ventaglio/ Non mossa dal motore in corsa/ […]” – “Quasi una dedica” Gavino Angius

Una cascata tenue di raffiche di situazioni, descrizioni di superfici, di momenti che sono esistiti per un attimo. Un poetare che ricorda il modus teatrale in forma di elenco di soggetti partecipanti con una punteggiatura ridotta quasi a zero. La musicalità non prevede, dunque, delle cesure definite dall’autore con delle pause sintattiche ma, è l’assonanza tra i sintagmi verbali e nominali che donano ai testi il ritmo palpitante presente.

“In/contro”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”, è un “incontro” davvero particolari tra due autori che hanno una carriera totalmente diverse all’interno del mondo letterario: Silvia Denti e Gavino Angius. Gavino Angius esordisce in un’antologia “Poeti nati dopo il 1959” curata da E. Sanguineti, è un autore di plaquettes di versi, performances di poesia multimediale e di e-book narrativi. Silvia Denti ha in attivo una ventina di raccolte poetiche e cura la collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”.

Nella nota introduttiva de “In/contro” i due autori raccontano della loro esperienza e del loro progetto poetico conclusosi con la pubblicazione del testo. Un progetto nato con lo scambio di tantissime email, uno scambio durato anni, nel quale entrambi cercavano di chiarire dei concetti, delle sensazioni creando influssi incrociati e discussioni indirette. Un colloquio scritto che ha dato vita ad un in/contro delirante ed oggettivato allo stesso tempo.

“Mi dici, sei donna./ Certo. Donna./ E così parlo./ Mossa dalle dune sabbiosa/ del corpo/ danzo tutta la mia sabbia riempio i tuoi occhi/ sgranati quasi osceni/ che non disdegnano/ di farsi pervadere, pigri./ Ma io parlo e parlo./ E tu carcassa d’uomo/ aspetti/ e aspetti/ inutile/ cedendo anche la degna parvenza/ della forza/ obliando il massimo di te per avere,/ per avermi./ Non portarmi rose/ e nemmeno cose/ dammi il senso più dolce/ del tuo essermi accanto./ […]” – “Donna d’Acqua” Silvia Denti

Una punteggiatura marcata e dura che sottolinea la frammentarietà del discorso poetico portato avanti dall’autrice. Protagonista indiscusso è l’eros, un “amore” per un lui senza nome e descrizione che si aggira nelle invocazioni dell’Io narrante. Quasi un ologramma di ricordi che svanisce ed riappare senza esser richiesto. La figura retorica della ripetizione ricalca l’ossessione di un sentimento mutevole che spazia dall’eros all’amicizia.

“C’è una ragione del giorno dopo:/ Un ritaglio d’esilio. Lembo d’orizzonte sceso in terra, paese fondato a freddo da una volontà in un giorno determinato, che sconta ancora il dissidio della pietra strappata viva dai fondatori. Dicono che un re abbia voluto che questo paese sorgesse sulla collina che intuisce il mare, per dare asilo a profughi di Morea. Collina, e vigne, un fiume incostante tra le rocce: dimenticare il legno e la salsedine, le strappate alle vele./[…]” - “Immagini di Erika 7” Gavino Angius

Un versificare che diviene prosa. Immagini lontane descritte in modo ellittico che lasciano sensazioni di visioni. Un regno fondato su una collina anticamente e che ancora si erge nella stessa con innesti di vigne e con la presenza dello scorrere incostante di un fiume.

“La tua mano delicata/ abbandona la mia pelle dalle dita/ e pare viva nell’ancheggiare/ del respiro lento regolare.// La natica nuda assorbe l’energia morbida/ della tua guancia abbandonata nel sonno,/ qualcosa muove piano l’ombelico e celebra/ il momento magico della mattina.// Corde di vento spezzano l’acqua sudata/ dei corpi traditi dalla stanchezza,/ […]” - “Colata d’Albe” Silvia Denti

Venerdì 17 febbraio 2012 alle ore 16:30 ci sarà la presentazione de “In/contro” nel cuore della città di Sanremo a Portosole, Media Music Village, durante le giornate del celebre Festival di Sanremo.

http://oubliettemagazine.com/2012/02/11/novita-rupe-mutevole-edizioni-presentera-alcuni-suoi-autori-durante-le-giornate-del-festival-di-sanremo/

Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.
http://www.rupemutevoleedizioni.com/
http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni
http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

Alessia Mocci
Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

Fonte:
http://oubliettemagazine.com/2012/02/13/incontro-di-silvia-denti-e-gavino-angius-rupe-mutevole-edizioni/

sabato 11 febbraio 2012

Novità: Rupe Mutevole Edizioni presenterà alcuni suoi autori durante le giornate del Festival di Sanremo


La casa editrice Rupe Mutevole Edizioni, dopo le svariate comparse in più manifestazioni artistiche quali il Salone del Libro di Torino e la Fiera del Libro di Trino nel 2011, conferma la sua partecipazione il 16 ed il 17 febbraio 2012 nel cuore della città dei fiori a Portosole, Media Music Village, durante le giornate del Festival di Sanremo per le presentazioni letterarie di Haria, Simone Tomassini, Enrico Nascimbeni, Silvia Denti e Gavino Angius.

Giovedì 16 febbraio sarà, inoltre, presentata la nuova collana editoriale di Audiobooks con la recitazione di Fabiana Viola ed interverrà il cantastoriedisegnate Gianluca Serratore nel presentare la collana “Segni Narranti”.

Programma:
Giovedì 16 febbraio ore 16.30
Presentazione di Haria ed il suo mondo sciamanico
“Donne di conoscenza”, il primo libro di Haria, pubblicato da Rupe Mutevole nel 2004, fu la
rivelazione di un mondo magico, ancestrale eppure reale e accessibile. Negli sterminati boschi di castagni, sulle rupi e sulle vette dei monti Penna, Tomarlo e Nero trovò una nuova, esaltante solitudine: la meraviglia. Meraviglia per un mondo ormai ignorato, sconosciuto alla gente delle città: lo spirito della natura. Haria percepì che lo spirito della natura era pura energia, un’energia immensa, coinvolgente. La bellezza era la più pura energia della natura, una magica dimensione dove una giovane donna di conoscenza poteva inoltrarsi e, al termine di un lungo apprendistato di
consapevolezza, spiccare il balzo nell’intensità, per divenire essenza energetica conservando
la consapevolezza umana.
Haria cominciò a scrivere del suo cammino di conoscenza. In pochi anni pubblicò con Rupe
Mutevole: “Donne di conoscenza”, “la luce negli occhi”, “Il respiro della bellezza”, “Piante di energia”, “Estensità”, “Anzol”, “La via dell’ignoto”, La mappa delle antiche donne di conoscenza”, “Restare sospese”, “Eventi di bellezza”, “L’altra estensità”, “Rua”.
Haria, donna di conoscenza, continua la propria via di magica consapevolezza. I suoi libri
sono luci abbaglianti in un mondo quasi spento e tracciano un nuovo cammino, reale e
percorribile: la via per la libertà.

Giovedì 16 febbraio ore 18.30
Presentazione di “Confessioni…di un pazzo” di Simone Tomassini
Il primo libro del cantante Simone Tomassini. Le strade di New York fanno da sfondo alla narrazione autentica, che rispecchia lo stile genuino di Simone.
Un protagonista: Filo, conosciuto da Simone per caso, sulla strada, negli angoli del
mondo, nelle briciole delle vie, dove gli sguardi superficiali non si fermano e passano
oltre. Jennifer incontra Filo, cantante di strada, in una mattina come tante. Lei, manager di
successo comprende subito che le parole di quello strano personaggio rivelano un
mondo a lei ancora ignoto, e la sua vita assume un nuovo significato: accettando la
sfida percorrerà vie interiori fino ad allora sconosciute. Un libro pieno di sorprese e di colpi di scena, ma soprattutto di messaggi carichi di vita, che Simone ha avuto l’intuizione ed il coraggio di trasformare in queste pagine scritte con l’entusiasmo e la consapevolezza di chi comprende il significato del vivere. Filo lascerà nella vita di Simone un grande regalo, oltre a una straordinaria poesia diventata ora una canzone.

Venerdì 17 febbraio ore 16.30
Presentazione de “In/contro” di Silvia Denti e Gavino Angius
“In/contro”, silloge poetica scritta a quattro mani da Silvia Denti e Gavino Angius, amici di interessi letterari da circa cinque anni, curiosi entrambi del mondo poetico attuale. La loro corrispondenza inizia per caso, prosegue con scambi, idee, confronti di questo o quel verso o struttura lessicale. Angius è un bravo autore, scrupoloso e pignolo con se stesso fino allo sfinimento; la Denti è più istintiva, molto attratta dai consigli di questo prezioso amico, tra l’altro apprezzato editor sulla piazza, aperto alle innovazioni, alle idee alternative, pronto a conoscere le teorie dell’amica sull’inquietantismo. Così si mettono in discussione, nel tempo libero, per
qualche anno, si tengono in contatto, parlano ore al telefono, nasce una sintonia speciale. Da una parte Silvia che ama tanto il mare e la stagione estiva, dall’altra Gavino il quale, vivendo in Sardegna, le racconta di quella terra piena di sapori e profumi, di salite e tepore costante, sole molto presente nelle sue giornate. Silvia non ha mai conosciuto quella terra, quel mare, così se lo immagina attraverso il racconto di Gavino, rimandandogli, per contro, le immagini di una Lombardia piatta e umida, nebbiosa e velenosa. E’ un Natale di due anni fa, fa capolino l’idea: scriviamo di noi, delle nostre vite, di quello che ci raccontiamo. Lei si apre e narra delle sue
aspirazioni, di quei sogni che vorrebbe realizzare; lui coglie sfumature poetiche anche nelle mail, le strizza, ne estrapola delle parti e presenta a Silvia la vera poesia, facendola specchiare in essa, presentandole l’autenticità dell’immediatezza estratta da un apparente, semplicissimo raccontarsi. Da questa appassionata bergamasca egli ne trae l’entusiasmo – dice- la voglia di mettersi alla prova con poesie sue, cosa che mai si sarebbe aspettato da se stesso, lui già autore di molti pezzi in narrativa, saggi e racconti brevi (ad esempio Pensiero Stupendo edito da M.D.). Due le strade che si
intersecano: L’Orfeo di Angius e La voce da fondo di Silvia. Una somma di due insiemi che crea l’In/contro.

Venerdì 17 febbraio ore 18.30
Presentazione de “Il Non-Amore ai tempi di Facebook” di Enrico Nascimbeni
Dalla prefazione di Roberto Vecchioni:
Innanzitutto chiariamo a chi legge: chi caspita è Enrico Nascimbeni? E, vivaddio cosa cavolo vuole (o non vuole)? Beh, lo dice lui stesso: “vorrei essere un soldato sconfitto ma amato”. Non fatevi ingannare dalla marea di culi femminili che gli si offrono, si rialzano, ondeggiano e spariscono, questa è solo la facciata. Fermarli sarebbe inutile e secondario: il gioco vero sta nel viavai di arrivi e
ripartenze, nell’improbabile illusione d’estasi che svapora in un amen: “scendi ma non sei pioggia, sali su di me ma non sei aquilone”. E allora? Un caso disperato, uno che fin da piccolo sognava di essere un grande che sogna di esser piccolo. Nascimbeni deve ringraziare il cielo per questo inarrestabile ballo di San Vito che è il suo modo di vivere, perché non può fare a meno un solo istante di pensarsi e di scriversi: se per assurdo si arrestasse potrebbe persino correre il rischio di essere felice e proverebbe un’insana vergogna di sé. Ora è pur vero che esistono uomini come lui un
po’ ovunque e quelli là sì che son disperati, perché manco riescono a scriverlo quel che provano. Lui no, lui è un fortunato: la natura gli ha concesso un “link” così diretto tra cuore e penna da sconsolarlo e consolarlo in frazioni ripetute di attimi e stagioni che non ha nemmeno il
tempo di capire che ripete un’identica inafferrabile “saudade” da sempre, col chiaro intento di non volerne venire mai a capo perché sarebbe la fine. Questa unica cosa che scrive in “non-poesia” (?), Enrico la scrive bene, molto bene, ma più ancora immagina bene quel che scrive, volando basso
su scenari da pop-art, e banali ammennicoli mediatici e mettendo in atto dissociazioni, salti formali (anche uno a verso) consoni al suo “Pensare viaggi fermi” dove tutto è sparso e disseminato, niente diretto o rettilineo.

Link utili:
http://www.rupemutevoleedizioni.com/
http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni
http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

Alessia Mocci
Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

Fonte:
http://oubliettemagazine.com/2012/02/11/novita-rupe-mutevole-edizioni-presentera-alcuni-suoi-autori-durante-le-giornate-del-festival-di-sanremo/

giovedì 2 febbraio 2012

Intervista di Alessia Mocci a Diana Cesaroni ed al suo Dolcedura, Rupe Mutevole Edizioni


Dolcedura”, edito nel gennaio 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”, è una raccolta poetica di Diana Cesaroni. Un’autrice dal tono inquieto, elegante e forte al medesimo tempo. Un’autrice che spiega il suo esser Poeta nel 2012 con due liriche fresche e pregne di rimandi alle figure della poesia, perché non è facile definire ciò che si è in poche righe, la maggior parte delle volte basta uno sguardo per comprendere.
Dalla prefazione di Silvia Denti: “La scrittura femminile è qui evidenziata dalla percezione delle cose in maniera sottile e molto rilevante, sempre idealizzante, pregna di fili invisibili ma saldi, perle preziose che sostengono tutta la poetica di Diana Cesaroni, sicuramente inquieta, dalle tonalità forti e nel contempo eleganti, che fanno presa immediata sul lettore, cariche di sfumature rare, riconducibili tutte a una sana rabbia che si fa strada tra le insenature dei concetti […]”.

Diana Cesaroni è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande sulla suo essere intimo e sulla sua recente pubblicazione. Buona lettura!


A.M.: Cosa significa essere un Poeta nel 2012?

Diana Cesaroni: Questa è davvero una domanda a cui è difficile rispondere. O, almeno, è difficile definire un concetto di poesia che possa rappresentare tutti i poeti contemporanei, dare cioè un concetto generale, qualcosa che specifichi in una sola definizione la poesia del 2012. Intanto io non so se posso definirmi una poetessa. Come si definisce ciò che è poesia? E cambia la poesia di anno in anno? Certamente cambia la forma, ma penso che i contenuti siano poi gli stessi, la poesia è tale se riesce ad esprimere concetti e sensazioni che sono sempre validi, anche se letti a distanza di tempo: l’amore, la morte, il senso della vita, gli aspetti sociali, il disagio e la gioia di vivere… Credo di poter però rispondere dicendo perché scrivo io. L’ho sempre fatto, anche da ragazzina, ma buttavo via tutto, niente mi sembrava scritto abbastanza bene da essere conservato. Poi l’anno scorso ho visto la morte in faccia, per davvero. Sono stata operata due volte alla testa a causa di un meningioma non benigno e sembrava che non fosse possibile che ce la facessi nemmeno a superare la prima operazione. Ecco: quando non sai nemmeno se arriverai alla mattina dopo, tutto cambia. Tutto diventa allo stesso tempo assoluto e relativo. E quando sono uscita dall’ospedale, non ho più buttato via quello che scrivevo (e che continuo a scrivere). Anzi, ho cominciato a condividerlo. E ho continuato a farlo quando mi sono accorta che molte persone si riconoscevano nelle mie “poesie”. In tanti mi scrivono, ora, anche su facebook, perché esprimo quello che loro non riescono a fare e che mantengono segreto. Mi riferisco in modo particolare alla malattia: il cancro. Alcuni hanno paura anche soltanto a scrivere o a sentire pronunciare questa parola. E molti di quelli che ce l’hanno o l’hanno avuto non ne parlano, come se fosse una vergogna o una colpa. Beh, non lo è. E io ho cercato non soltanto di elaborarlo e combatterlo anche attraverso la scrittura (e funziona…) ma soprattutto di esprimere senza mezze misure quello che significa “essere malati” e quanto ti può arricchire una esperienza così forte, così estrema e dolorosa, ma nello stesso tempo assolutamente formativa. Spesso ci si perde dietro a tante sciocchezze, senza capire le priorità della vita, io ora vivo davvero come se ogni giorno potesse essere l’ultimo. Perché so che è così.
Comunque, per rispondere a questa domanda, forse è meglio che lasci parlare due poesie, che ho scritto recentemente.

“Senza senso”

Strappare il verso dalla carne/ a brandelli/ senza pensare a rima a metrica/ a metafore da ribalta/ Non volere per forza stupire/ sbalordire con assonanze/ od ossimori/ spaccando gli schemi/ già noti/ Assorbire anidride carbonica/ e rigettare un ossigeno/ asmatico/ Diventare ampolla d’ogni pensiero/ di morte feroce/ o incandescente di vita./ Lasciare a terra/ un’affannata fusione di fame/ erba stopposa e sangue/ Lanciare più in alto dei cieli/ tra dei fetenti/ la tua impotenza a capire davvero/ alcunché./ Essere noiosi ripetitori/ di un nulla senza senso/ ma riportarlo stupefatto/ sconcertandoci da soli.


“1 gennaio 2012”

Niente di nuovo in un numero che diventa diverso/ a cui diamo un senso per un’illogica convenzione/ Come ogni altro giorno sento un tenero e perverso/ essere che cresce nella testa con penetrante intenzione/ Un essere in testa che non è un pensiero od un verso/ È un vecchio nemico che guida ogni mia azione/ diventato alleato di un apparire più limpido e terso
/ in cui spurga e pulsa ogni gravida suggestione/ quasi sostitutiva di qualcosa che infine si è perso/ non è commozione e nemmeno emozione/ ma ha cambiato il percepire dell’intero universo// Lo sento crescere e non so più se fermarlo/ o lasciarlo lì ad essere del mio esistere il tarlo.


A.M.: Ci sono dei poeti che ammiri e che leggi regolarmente?

Diana Cesaroni: Io leggo moltissimo, sin da quando ero bambina e sono davvero tanti i poeti che amo e che leggo e rileggo. Non posso certo citarli tutti, ne verrebbe fuori un elenco troppo lungo, mi toccherà allora (purtroppo) sceglierne alcuni. Mi piace moltissimo Borges, in particolare la raccolta intitolata “La cifra”. Leggo spesso Montale e Ungaretti. Trovo bellissima la raccolta “Poesie della consumazione” di Vicente Aleixandre, un grande poeta stranamente troppo poco conosciuto, dato che ha anche vinto il Nobel per la letteratura nel 1977. Mi piacciono molto le poesie di Gioconda Belli, una poetessa nicaraguense, che si esprime in modo passionale, idealista, combattivo, mi ritrovo molto in alcune poesie che ha scritto. E poi amo Leopardi, i lirici greci, Cummings, Pessoa, Pavese, Campana, Alda Merini (soprattutto le prime raccolte), Baudelaire e molti altri.


A.M.: La tua raccolta ha un titolo che presenta una contrapposizione “Dolcedura”. Come mai questa scelta?

Diana Cesaroni: Il titolo è lo stesso di una delle poesie contenute nel libro. “Dolcedura” e così sono io, nel mio modo di essere, nell’affrontare la vita e le ingiustizie. Come diceva una grande persona, che ammiro molto: “Bisogna saper essere duri senza mai perdere la tenerezza” (Che Guevara). Ecco, la penso anche io così. Credo che leggendo la poesia si capisca bene cosa intendo.


A.M.: Nel tuo immaginario: qual è la città nella quale andresti a vivere per poterti dedicare tutto il giorno ai versi?

Diana Cesaroni: Per la verità io mi immagino di continuare a scrivere qui, a Bologna, dove sono. C’è una bellissima poesia di Borges che esprime quello che penso “Nostalgia del presente”. Ecco, io sto bene dove sono adesso, in questo presente. Se devo però immaginarmi a scrivere in un’altra città, allora sicuramente una città di mare, anzi, un posto di mare lontano dalla città, magari in Sicilia o in un’isola greca, escludendo quelle particolarmente turistiche.


A.M.: Il tuo è uno scrivere inquieto e con sfumature di rabbia, riusciresti mai a dedicarti alla prosa?

Diana Cesaroni: Sono sicuramente una persona inquieta, con tanti dubbi, che non crede alle verità assolute e che cerca di allontanarsi da tutto ciò che è dato per scontato, dai dogmi, dalle superstizioni. Ma non sono rabbiosa, forse a volte un po’ aggressiva, quando mi sembra che i miei diritti o quelli di altri siano calpestati. Alla prosa mi sono già avvicinata, ci sto lavorando e mi piace scrivere anche in prosa. Avrei però bisogno di più tempo, scrivo molte volte la stessa frase, non sono mai convinta del tutto di quello che sto cercando di esprimere. Vedremo, per carattere sono una che non si arrende facilmente.


A.M.: Secondo te, qual è il target di lettori che acquisteranno “Dolcedura”?

Diana Cesaroni: Sinceramente a questa domanda faccio fatica a rispondere. Penso che “Dolcedura” possa interessare a chiunque (al di là dell’età, dello status sociale e/o culturale) ami la poesia, una poesia un po’ diversa, che affronta la morte (e non solo), che parla di paura, di coraggio e di passione, anche nell’affrontare la malattia.


A.M.: Ritieni che il booktrailer sia un ottimo strumento per pubblicizzare il proprio libro?

Diana Cesaroni: Non ho visto molti videolibri, a me piacciono i libri in carta… In questo sono un po’ “tradizionalista”, però sicuramente sarà sempre più utile la pubblicizzazione con le nuove forme che stanno prendendo piede: l’informazione virtuale e anche quella per immagini.


A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

Diana Cesaroni: Sì, certamente. Le persone della casa editrice che mi hanno seguito in questo “percorso” sono state disponibili e hanno cercato di capire le mie esigenze… Del resto io pretendo molto, da me stessa e dagli altri. Il problema, per un esordiente, è soprattutto quello di farsi conoscere: dalle librerie, dalle persone al di fuori della propria cerchia di amici, da un “pubblico” più vasto. Spero che “Dolcedura” sia soltanto la mia prima raccolta e che abbia un seguito, come scrive Silvia Denti nella Prefazione del libro, credo che continuando a scrivere sto piano piano acquisendo uno stile sempre più personale.


A.M.: Hai già in programma qualche presentazione per “Dolcedura”? Ci puoi svelare qualcosa?

Diana Cesaroni: Cara Alessia, ti posso dire che già nell’estate del 2011, in previsione dell’uscita del libro, ho presentato, attraverso la lettura di una mia amica attrice, Laura Grossi, alcune poesie del libro alla Proloco di CasaForlai (vicino a Porretta Terme). Ora ho in programma diverse iniziative. Dovrei fare una presentazione verso il mese di aprile in una biblioteca di Bologna, dove quasi sicuramente leggerà i miei versi ancora Laura. Fra qualche mese poi dovrei anche fare un’altra presentazione a Lecce, in un Circolo culturale e sto organizzando anche altri eventi. Ma di tutto questo vi darò notizie più precise non appena i progetti saranno maggiormente definiti.


A.M.: Diana, ti ringrazio per le tue toccanti parole e ti auguro un anno ricco di serenità “dolcedura”.

Notizie su Rupe Mutevole:
http://oubliettemagazine.com/2011/05/04/presentazione-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.
http://www.rupemutevoleedizioni.com/
http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni
http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

Alessia Mocci
Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

Fonte:
http://oubliettemagazine.com/2012/02/02/intervista-di-alessia-mocci-a-diana-cesaroni-ed-al-suo-dolcedura-rupe-mutevole-edizioni/

lunedì 30 gennaio 2012

Intervista di Alessia Mocci ai quattro autori della raccolta Stagioni Poetiche, Rupe Mutevole Edizioni


“Stagioni Poetiche”, edito nel gennaio 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “Trasfigurazioni”, è una raccolta poetica con quattro autori partecipanti: Antonio de Lieto Vollaro (“Vibrazioni Poetiche”), Lorenzo Traggiai (“Graffiti Notturni”), Gabriele Fabiani (“Polvere Poetica”) e Cristina Parente (“Urla la vita”). Quattro sillogi che consolidano un legame tra parole ed il ciclo consueto della creazione, inteso come ideazione artistica ed umana. Quattro sillogi che esprimono la volubilità del momento, la volubilità del verso poetico. La stagione poetica come simbolo della variatio e sincronismo del pensiero umano con la Natura, la stagione poetica come interscambio fra intelletti devoti all’emblema dell’esistenza.
I quattro autori hanno risposto ad alcune domande sulla loro pubblicazione. Buona lettura!

A.M.: Qual è, secondo te, il significato di Essere Poeta?

Antonio de Lieto Vollaro: Ognuno di noi è un poeta, in quanto esprime le proprie emozioni come meglio crede, ed esserlo è uno dei doni divini più belli, in quanto comunque si comunica e si vuole trasmettere l'amore che si ha dentro, ispirato dall'evento di quel preciso istante.

Cristina Parente: Essere Poeta può essere molto semplice così come molto difficile. Non esistono misure per valutare la grandezza di un Poeta, perché penso che la poesia si presti a diverse interpretazioni e richiede talvolta un particolare sforzo per immedesimarsi nel contenuto poetico di un autore. Penso anche che merito del Poeta sia farsi capire senza espressioni troppo ricercate e di difficile interpretazione.

Lorenzo Traggiai: Penso che, oggi, essere poeta significhi stare in una posizione intellettualmente diversa rispetto al resto della società, non dico superiore od inferiore, ma alternativa: un po' come essere studente (ed il fatto di essere tutt'e due mi fa sentire sfacciatamente gasato). Il poeta coglie aspetti della vita o di altre cose che gli altri non colgono o coglie in modo diverso aspetti già noti.

Gabriele Fabiani: Secondo me il poeta è colui che ha un rapporto speciale e diretto con il suo cuore. Il poeta riesce ad organizzare le parole in versi che si tramutano in emozioni, le stesse emozioni che battono nel suo cuore. Anche se il mondo poetico è cosi vasto che è difficile estrapolarne una definizione di poeta. Io stesso non riesco a definirmi poeta ma aspirante poeta, perché a confronto con i veri grandi poeti che hanno fatto la storia della letteratura, io mi sento cosi piccolo.



A.M.: Perché pubblicare in una raccolta a 4 autori?

Antonio de Lieto Vollaro: La cultura, nei secoli, si è sviluppata grazie a molteplici confronti, sicché essere presenti in una antologia, insieme ad altri illustri colleghi, non può che far aumentare il valore di ognuno di noi.

Cristina Parente: Tendenzialmente preferisco pubblicare raccolte personali, ma ho voluto fare una nuova esperienza. Indubbiamente una scelta non valutata appieno perché è un po’ come un salto nel buio, con i pro ed i contro. Confrontarsi nello stesso libro penso sia una bella sfida ed anche un modo per conoscere autori anche molto diversi da te.

Lorenzo Traggiai: A parte che può essere un buon modo di far conoscere il proprio stile anche a chi ne predilige un altro, una raccolta a 4 autori offre quattro punti di vista diversi sul mondo, quattro modi diversi di intendere la poesia stessa, in pratica quattro universi differenti accomunati dal modo di essere esposti. In quest'occasione c'è finalmente un po' di pluralismo autentico, considerando anche che abbiamo età, gusti e provenienze geografiche diverse.

Gabriele Fabiani: Il motivo sta nel fatto che la condivisione fa parte dello scrivere e condividere insieme ad altri tre autori questa raccolta è indice di confronto fra poetiche e stili diversi, ma soprattutto rapportandomi agli altri autori riesco a capire come gli altri intendono la poesia. E mi ha reso felice ed onorato questa esperienza.



A.M.: C’è una lirica nella tua raccolta a cui sei molto legato?

Antonio de Lieto Vollaro: Si, ed è quella della riflessione sull'amore, innamoramento, passione, la vita quotidiana che il nostro cuore vive, palpita, gioisce, si rattrista, e detto ciò è palese il motivo, senza l'amore l'uomo non va da nessuna parte.

Cristina Parente: Non nello specifico. Mi ritengo legata a tutte le liriche della silloge perché sono nate in un periodo poetico molto felice e che io prediligo rispetto ad altri.

Lorenzo Traggiai: Tengo a tutte, perché le ho tirate fuori da un gruppo più grande in cui già trattavo tematiche molto sentite (denuncia sociale, sentimenti, antimilitarismo...). Però se devo scegliere dico “All'ombra di una stella”, una mia piccola dichiarazione di intenti fatta a 16 anni, ancora valida, il cui scenario è quello notturno di gran parte della mia vita; poi “Freddo”, che parla della recente morte prematura della persona che mi ha fatto amare la poesia, la mia professoressa di lettere del liceo.

Gabriele Fabiani: Sono due le liriche a cui mi sento più legato, il loro titolo è “ 29-07-2006” e “25-07-2006”. La prima perché mi ricorda che chi scrive una poesia è spesso una persona sensibile, che vive sensazioni forti ed a volte è fragile. L’ho scritta perché a volte è la tristezza, la malinconia a muovere la penna. La seconda lirica, invece, è la descrizione del posto dove sono cresciuto, un giorno d’estate, me lo ricordo ancora, li c’è casa mia, in quelle parole c’è il mio stare bene fra le colline, gli alberi e a metà strada fra mare e montagna.



A.M.: Dei tre autori presenti, qualcuno ti ha colpito maggiormente?

Antonio de Lieto Vollaro: Bhe ognuno ha un suo stile, eleganza, sensibilità, quindi colpiamo ciascuno in modo differente, sperando di restare indelebili nei ricordi degli altri, autori e non.

Cristina Parente: Sì, mi ha colpito la poetica del giovanissimo Lorenzo Traggiai, per il contrasto stridente tra poesia metropolitana e poesia classica che lo contraddistingue.

Lorenzo Traggiai: Sono interessantissimi tutti e tre, anche se non ho avuto ancora tempo di leggere le loro poesie con l'attenzione che meritano.

Gabriele Fabiani: Mi hanno impressionato in senso positivo tutti e tre. Ero curioso di sapere e di leggere le loro liriche e quando ho avuto la bozza della raccolta, leggendo le altre poesie, ero felice. Mi sono sentito a casa, in un mondo di versi dolci, passionali, soavi. Certi versi mi hanno lasciato senza fiato, completamente in sintonia con la penna dello scrittore.



A.M.: A chi dedichi “Stagioni Poetiche”?

Antonio de Lieto Vollaro: Lo dedico a tutti coloro che leggendo le poesie incluse, possano trovare sollievo alla loro anima e cuore, gioia, conforto, se in esse si raffigurano con le loro storie personali.

Cristina Parente: A tutti coloro che amano la poesia e a coloro che non la amano. La poesia dice molto, basta saperla leggere.

Lorenzo Traggiai: La dedico anzitutto alla mia famiglia: per primi i miei genitori, splendidi, che mi hanno sempre permesso di fare le mie scelte e sono orgogliosi di questa pubblicazione, a mio nonno, a cui da sempre piace leggere poesie, a mia sorella ed a tutti gli altri parenti, contenti per me. La dedico alla persona con cui sto, che mi ispira non poco. La dedico a quelli che hanno sempre apprezzato quello che scrivo, tra cui la professoressa di prima e alcuni amici ed ex compagni di scuola.

Gabriele Fabiani: Questa raccolta la dedico ai miei genitori, a mia sorella ed alla mia fidanzata. Ai miei genitori ed a mia sorella perché ci sono sempre stati, il “nido” da cui migrare e tornare sempre, il loro abbraccio nei momenti più duri mi ha sempre reso più forte. Alla mia fidanzata perché ha sempre creduto in me, perché continua a farlo nei giorni che lei ha reso più completi.



A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

Antonio de Lieto Vollaro: E' ancora presto per dare un giudizio, ma l'inizio è partito bene, con molta professionalità e serietà, dal come si sono proposti, e fattomi sentire coinvolto nella stesura dell'antologia, chiedendo a noi autori, consigli per la copertina, titolo e dettagli vari. Speriamo che prosegua nel marketing.

Cristina Parente: Non mi è piaciuta la modalità di far pagare molto tempo prima della pubblicazione, vi sono alcuni errori tipografici ed il costo mi è parso troppo elevato… Per quanto riguarda la promozione non mi posso ancora sbilanciare ma già quest’intervista è un buon segno!

Lorenzo Traggiai: Sì, sicuramente, posso dire che mi è piaciuto il modo in cui Rupe Mutevole si è occupata di questo progetto.

Gabriele Fabiani: Con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni mi sono trovato subito benissimo. Sempre disponibile alle mie domande e curiosità. Siamo sempre stati in contatto su qualsiasi scelta e durante la preparazione della raccolta hanno dato sempre spazio al dialogo e alla partecipazione. La consiglio a tutti gli autori che sono in cerca di una casa editrice seria e affidabile, chiara e lungimirante.



A.M.: Hai delle presentazioni di “Stagioni Poetiche” in programma?

Antonio de Lieto Vollaro: Sì, sto giusto preparando, già da ora, un incontro di un giorno a settimana, per il mese di Maggio, in un agriturismo, qui nella mia terra in Sicilia, intitolata: Poesia e Vino, degustazioni di due arti siciliane.

Cristina Parente: Ho in programma delle presentazioni del mio ultimo libro di poesie ma porterò anche “Stagioni poetiche”. Sarebbe interessante fare una presentazione con uno o più autori dell’antologia.

Lorenzo Traggiai: Non ne ho in programma ma ne voglio organizzare il più presto possibile. Intanto sto facendo pubblicità attraverso Facebook e ne sto parlando con chiunque conosco.

Gabriele Fabiani: Certamente, ancora non conosco le date certe, ma saranno organizzate presentazioni nel mio paese, nella città vicina e grazie alle persone che mi stimano e apprezzano la mia scrittura ci saranno altri eventi in cui sarà presentata questa raccolta. Sono veramente felice e non vedo l’ora di iniziare.

La copertina di “Stagione Poetiche” è una creazione del fotografo Fabio Costantino Macis.
http://fabiocostantinomacis.carbonmade.com/

Notizie su Rupe Mutevole:
http://oubliettemagazine.com/2011/05/04/presentazione-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro:
http://www.rupemutevoleedizioni.com/
http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni
http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

Alessia Mocci
Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

sabato 28 gennaio 2012

Intervista di Alessia Mocci a Fernando Mirra ed al suo Mielinconie, Rupe Mutevole Edizioni


“Se sono uscito allo scoperto è quindi per poter far conoscere le mie emozioni e fare in modo che anche chi legga si emozioni.”
“Mielinconie”, edito nel gennaio 2012 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la collana editoriale “Trasfigurazioni”, è la prima raccolta poetica del promettente Fernando Mirra (1976, Asti). Una cinquantina di liriche che denotano una forte intensità emotiva. Il particolare titolo della raccolta è un neologismo dell’autore, formato da due parole “miele” e “malinconia”, una sorta di proclamazione di dolcezza anche nella malinconia, dolcezza nel vedere il mondo, comprenderlo e tramutarlo in versi così che ogni lettore possa aver la percezione dell’altro, del diverso.
Fernando Mirra è stato molto disponibile nel rispondere ad alcune domande presentandosi amabilmente ai lettori.

A.M.: Scrivere in versi e scrivere in prosa. Perché si diventa poeti?
Fernando Mirra: Non esiste, secondo me, un perché si diventi poeti. Una persona può avere momenti poetici, oppure neanche uno nel corso della vita. Ci si nasce, ma si cresce anche come poeti. È una cosa che hai dentro e può rimanerti in fondo per tutta la vita, senza che nessuno, nemmeno tu stesso, te ne accorga. Io ho iniziato per caso, come la maggior parte delle volte in cui ti accade qualcosa di meraviglioso. Sono sempre andato bene nelle materie umanistiche, c’ero portato. Avevo, e spero di averla mantenuta, una fantasia molto accesa nel raccontare storie e sono stato molto spigliato nel parlare. Un giorno un amico mi ha chiesto di scrivere una poesia da dedicare ad una ragazza che gli piaceva. L’ho fatto, era il 1993, ma fino al 1996 non avevo mai preso seriamente in considerazione scrivere poesie. Ma un’estate sono stato colto da una voglia irrefrenabile di buttare su un foglio i miei pensieri, quel che mi passava per la testa e da allora non ho più smesso. Si può dire che si è risvegliata in me la vena poetica, anche perché le persone che avevo intorno, mi spronavano a continuare e si complimentavano con me per la mia bravura. Bravura che, sinceramente, non ho mai sostenuto di avere.

A.M.: Cinque anni di scrittura e finalmente una raccolta. Qual è stato il motivo principale del tuo voler uscire allo scoperto?
Fernando Mirra: Come tutti gli aspiranti scrittori, soprattutto quando sono giovani ed inesperti, ero preso dalla frenesia di dover pubblicare, magari con un editore famoso e di fare successo. Un bel pensiero, ma anche una bella favola ed i brutti risvegli sono all’ordine del giorno. Le provi tutte per farti conoscere, soprattutto con il passaparola. Poi chiedi in giro, cerchi un editore nella tua zona, e vieni freddato da tutta una serie di scuse, prezzi di stampa inaccessibili e poi ti ostentano un sorriso diabolico, quello che si stampa in faccia alle persone che credono di avere davanti uno sprovveduto che vuole fare il grande salto subito… ed in effetti era così! Veramente la mia intenzione era di pubblicare un libro, un romanzo od anche solo dei racconti, ma evidentemente non era arrivato il momento. Mi hanno poi spinto gli amici più cari a provare a pubblicare per prima le poesie, in modo da farmi conoscere, anche se, effettivamente, il genere poetico non è molto popolare, non vende (Almeno è questa l’impressione generale!). A me non interessa vendere, interessa emozionare. Amo emozionare, certo e questo lo posso fare anche attraverso i racconti, ma la poesia è più diretta, calda, che crea subito l’atmosfera. Se sono uscito allo scoperto è quindi per poter far conoscere le mie emozioni e fare in modo che anche chi legga si emozioni.

A.M.: Un titolo molto particolare. Ci puoi spiegare l’essenza di “Mielinconie”?
Fernando Mirra: Nel libro è descritto molto bene cosa sono le “mielinconie”. Immagino sempre che tutte le nostre storie, le nostre avventure, i nostri amori, ma anche l’amicizia ed in generale tutte le situazioni che coinvolgono in modo particolare il cuore, lascino in ognuno un ricordo particolare. Spesso, se la situazione è stata dolorosa, il ricordo rimarrà doloroso per molto tempo. Ma a mente fredda, quel ricordo non sbiadisce, rimane indelebile dentro di noi e acquista a suo modo una dolcezza che contrasta con il sentimento iniziale, quasi un “bel ricordo”; dico quasi, perché appunto la malinconia è sofferenza nel ricordare qualcosa che forse poteva essere, ma che non sarà più, viene però addolcito dalla memoria del tempo, come se noi stessi ci addolcissimo da soli la nostra pillola amara.

A.M.: Quali sono le tematiche predominanti della raccolta?
Fernando Mirra: Fondamentalmente scrivo meglio quando sono triste. La tristezza è una scintilla che fa esplodere quello che ho in me. E naturalmente, cosa, se non l’amore può rendere, sì felice, ma anche triste? Ma, oltre che di amore, in questa raccolta si parla di amicizia (Fratello Lupo; Filo d’erba; Abbracciami), di morte (Cara Signora Morte), ma contiene alcuni testi molto più spirituali, che ripercorrono alcuni momenti della vita di Gesù (Io sono il cammino), della Madonna (La Madre e la rondine), ispirata ad una leggenda che avevo sentito quando ero bambino, oppure dedicata a San Francesco e Santa Chiara (Il ponte delle nuvole), questa ispirata invece da un sogno raccontatomi da una persona a me cara (Nuni, a cui ho dedicato la raccolta).

A.M.: Hai una poesia della silloge poetica a cui sei legato in modo speciale?
Fernando Mirra: Sono molto legato a tutte le poesie che ho scritto, anche quelle che ho omesso dalla raccolta, ma pensandoci bene, mi viene in mente la poesia “Nome”. Dedicata ad un mio zio, fratello maggiore di mio padre, a cui ero molto legato, ma con cui, per varie ragioni famigliari, non ho avuto modo di frequentare per un bel po’ di tempo, fino a quando, ormai alla fine, sono riuscito ad andarlo a trovare, perché sofferente e prossimo alla fine. Infatti, dopo una settimana è venuto a mancare. Un’altra è “La madre e la rondine”. Da bambino, alle elementari per la precisione, la maestra ci raccontò di una leggenda, seconda la quale le rondini avevano la pancia nera, finché una di loro non si andò a posare nel grembo di Maria, mentre questa piangeva per Gesù Crocifisso, e le lacrime sbiancarono il petto della rondine. Non l’ho mai scordata questa storia.

A.M.: Qual è, secondo te, il target di lettori interessati a “Mielinconie”?
Fernando Mirra: La poesia, la cultura in genere, appartiene a tutti. Tutti possono leggere tutto. È opinione di molti che le donne siano più interessate ed inclini alla poesia che gli uomini, ma questa forse è una risposta un po’ sessista. Ho conosciuto molti uomini che scrivono poesie e che quindi possono essere potenziali miei lettori. Ma al di là del sesso, penso che un pubblico dai 25 anni in su possa trovare interessante il mio libro (Ma spero di sbagliarmi! Dai 0 ai 99 e oltre anni possono benissimo comprarlo!)

A.M.: Cosa ne pensi della pubblicità della poesia tramite il booktrailer?
Fernando Mirra: Da appassionato di cinema, teatro, e dei meccanismi che lo compongono, sono fortemente interessato ad un’iniziativa del genere. Perché poi solo i film devono godere di una presentazione? Solo perché non ci sono nomi grandi? Azione? No, no. È senz’altro un’idea lodevole e quasi quasi faccio un pensiero per il mio; iniziano a venirmi certe idee…

A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?
Fernando Mirra: Altroché! Anzi: l’ho già consigliata a quanti mi chiedevano come ero riuscito a pubblicare! Devo essere sincero: ho scritto e riscritto a più riprese a molte case editrici, più o meno famose. Ho avuto la fortuna di trovare voi, ma avete avuto voi l’accortezza di spiegarmi per filo e per segno tutto il meccanismo che si nasconde dietro ad un libro, compreso l’enorme lavoro di redazione, dal primo contatto con l’autore, fino ad arrivare alla distribuzione e via anche dopo: la cura del libro, la pubblicità etc... Ovviamente mi avevano avvertito del pericolo che serpeggia tra questi editori che vogliono solo soldi, danno solo promesse e mantengono meno ancora!!! No, no: con Rupe Mutevole mi sono trovato più che bene. Anche per quell’atmosfera (sia pur tramite e-mail), di confidenza che si è venuta a creare. Tu, Alessia, mi ha trattato con una grande professionalità e cortesia ed il risultato finale, che ho sfogliato e sfogliato fino a consumare le pagine, è davanti a me e mi riempie di orgoglio!!!

A.M.: Ci saranno, a breve, delle presentazioni della tua silloge poetica?
Fernando Mirra: Non ho ancora organizzato nulla a proposito. Capirete: è il mio primo libro, sono nuovissimo in questa esperienza e non ho davvero pensato a nulla di concreto per presentarlo. Pensandoci qualche idea mi verrà in mente, ma non subito. Per quanto riguarda le novità… sì devo dire che ce ne sono. Non poesie questa volta. Per fare una raccolta decente ci potrei mettere una vita, visto che le poesie le scrivo solo quando mi arriva l’ispirazione e possono passare mesi tra una composizione e l’altra. Sto scrivendo una raccolta di favole, quattro per la precisione, che vorrei anche fare illustrare, poi mi concentrerò sul mio primo amore: i racconti. Ho in cantiere un buon numero di storie: alcune solo abbozzate, altre iniziate e alcune già pronte, ma sono state scritte più di dieci anni fa, quindi necessitano di una restaurazione, sia dal punto di vista linguistico, sia strutturale.

A.M.: Ringrazio Fernando per la disponibilità e la sincerità delle sue risposte … ed aspetto come voi lettori le novità editoriali di questo promettente autore!

La copertina di “Mielinconie”, “Miele di Fiele” è del fotografo Alessandro Murgia.
Notizie su Rupe Mutevole:
http://oubliettemagazine.com/2011/05/04/presentazione-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro:
http://www.rupemutevoleedizioni.com/
http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni
http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

Alessia Mocci
Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

lunedì 23 gennaio 2012

Intervista di Alessia Mocci a Piero Donato ed al suo La pietra del Mito


“La pietra del Mito”, edito nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “La Quiete e l’Inquietudine”, è l’ultima fatica editoriale di Piero Donato. Dal 1993 l’autore si esprime poeticamente con delle raccolte, che sin dagli inizi, hanno visto molto interesse da parte dei concorsi letterari, in quanto sono risultate vincitrici in premi nazionale ed internazionali. Un titolo che riprende il bisogno nella società di Ideali come ci racconta Piero Donato nell’intervista: “[…] non esiste Uomo che possa definirsi tale, se non viene retto e accompagnato da Ideali lungo il cammino della sua Vita: senza ideali, l'uomo non è che un semplice animale, nemmeno tanto intelligente, tra l'altro, ma, anzi, molto, ma molto pericoloso.”. Parole che dovremo leggere ogni giorno in ogni angolo del globo.
Piero Donato è stato molto disponibile nel raccontarci delle sue pubblicazioni e di se stesso. Buona Lettura!




A.M.: Cos’è per te scrivere?

Piero Donato: Scrivere per me è Vita: si scrive per se stessi prima di tutto, perché si sente di avere molto da dire, soprattutto da fissare su foglio bianco ciò che a parole, nel quotidiano, rischierebbe di passare inosservato, o quantomeno di restare a poche persone con le quali si riesce a comunicare nella vita di tutti i giorni; scrivendo, si ha l'opportunità di essere ascoltati da molte più persone; soprattutto per chi ha molto da dire, è veramente importante scrivere.
Non c'è nulla di più bello e completo, poi, per chi ama scrivere, che esprimersi in poesia, la forma più armoniosa ed esaustiva, sia nel caso della composizione di poesie d'amore, sia mediante testi d'impegno sociale, anche su piani storici, come spesso succede a me non soltanto nella prosa, ma anche in poesia.


A.M.: Vuoi parlarci dei libri che hai pubblicato prima de "La pietra del Mito"?

Piero Donato: Sì, ho pubblicato "Impulsi e forma" Erga Edizioni, Genova 1993, raccolta di
poesie molto fortunata, che ha vinto parecchi premi nazionali e internazionali, tra cui al Premio Bargagna 1994 e al Premio Associazione Artisti di Genova, nello stesso anno, si è classificato Primo, ma innumerevoli sono i secondi premi, altri piazzamenti e premi speciali. Solo per l'uscita di questo volume, Guido Miano Editore, di Milano, mi inserì nella Storia della Letteratura Italiana, il Secondo Novecento, 1998, testo universitario. "Impulsi e forma" è una ricerca sulla corrente filosofica degli anni '90, il Metarealismo di JeanGuitton, allievo di Henry Bergson, corrente che attinge dalle scoperte e teorie dei fisici quantistici. È doveroso citare la collaborazione con Enrico Ricciardi, amico fotografo d'Arte e di Fashion, in questo libro, che fa parte del progetto per il quale abbiamo collaborato molto a stretto contatto, sia nella creazione delle immagini, sia per l'abbinamento delle parole alle stesse nell'altro libro del progetto, questa volta di Ricciardi, "Universi Immaginati", Tormena Editore, Genova - 1993, dove ho collaborato scrivendo versi di accompagnamento alle sue immagini di grande formato. In entrambi i libri, sono evocate sorte di viaggi descritti e illustrati dall'Origine del Cosmo sino a immaginare, salgarianamente, crateri lavici di pianeti distanti come esplosioni di supernove ed evoluzioni della materia nei vari stati (solido, liquido, gassoso). Un libro, Impulsi e forma, apprezzato molto dalla critica e dalle riviste del settore, oltre che dalle importanti testate dei quotidiani dell'epoca. Questi due lavori hanno significato, per entrambi, molte soddisfazioni e riconoscimenti.
Nel 1997 pubblico poi, per la Ibiskos di Empoli, un altro libro d poesia, "Utopia di fine Novecento", un Opera, devo dire, dove l'impegno in favore della Pace mi ha letteralmente assorbito: quelli erano anni bui e calamitosi, dove guerre internazionali e civili si susseguivano in un frenetico e drammatico avvicendarsi; numerosi i riconoscimenti, anche in questo caso, ma devo dire, Alessia, che il miglior premio in assoluto sarebbe stato poter constatare finalmente un progressivo perseguire la Pace da parte di tutti gli Stati del Mondo: questo sarebbe stato, ma può ancora esserlo, il più grande premio che gli statisti di tutto il mondo potrebbero fare all'Umanità intera! Questo è veramente il mio sogno più grande, e spero lo sia per tutti!
Dal 2002, anno in cui sono nominato "Pioniere della Cultura Europea" dall'U.P.C.E. di Sutri, rappresento l'Associazione no profit Artenuova, e negli anni 2005 e 2006 curo la collana Artenuova, per Il Foglio Letterario di Piombino; in quest'ambito pubblico la raccolta "Donna e altri racconti", dove presento 4 racconti premiati a più concorsi, in particolare il racconto "Donna" che giunse primo al Premio Gronchi per la narrativa di genere fantastico nel 1999.


A.M.: Un titolo particolare. Perché questa scelta?

Piero Donato: Non c'è un motivo particolare, è stato ciò che riassumesse in sintesi quanto
sia importante andare a recuperare, oggi, la concretezza, soprattutto l'Alto grado di Realtà che esiste negli Ideali, che classicamente affondano radici nei miti delle antiche civiltà: non esiste Uomo che possa definirsi tale, se non viene retto e accompagnato da Ideali lungo il cammino della sua Vita: senza ideali, l'uomo non è che un semplice animale, nemmeno tanto intelligente, tra l'altro, ma, anzi, molto, ma molto pericoloso. Viceversa, qualora retto da
ideali nobili, soprattutto laddove distanti dall'ottica del profitto e del tornaconto, l'Uomo può veramente a) apportare motivo di esistenza non vana in questa vita, senza peraltro dimenticare di assaporare il bello che si può trarre da essa; e diciamolo pure: b) prepararsi ad affrontare al meglio la prossima forma di esistenza che lo attenderà oltre questa che conosciamo.



A.M.: Quanto è importante lo stile poetico in “La pietra del mito”?

Piero Donato: "La pietra del Mito è una raccolta di poesie scritte tra la fine del 1989 e l'estate del 2011, dove, cioè, sono andati a confluire i più significativi testi prodotti e non ancora pubblicati in questo lungo periodo di oltre 20 anni. Quindi è normale che lo stile dei testi che hanno trovato spazio nella raccolta, varia secondo il periodo storico e della vita in cui sono stati scritti e con il tipo di urgenza che ne motivava, di volta in volta, la ragion d'essere: si passa dal simbolismo di "Crollo", alla forma classica di "Ampia Natura", a quella ermetica di "Macerie a Manhattan", a quella sperimentale di paradossi in forma di distici dialogici de "Il Mito" ad altri di più ampio respiro di natura lirica, come nel caso di "Il Mare alle volte" o della seconda Sezione, "Alle altezze dell'Anima", poesie d'amore scritte in uno stile contemporaneo sobrio, essenziale talvolta, più arioso e lirico talaltra. Non mancano nemmeno incursioni nell'esistenzialismo psicologico dello "Spleen - Baudelaireiana". In questa raccolta il lavoro è vario, in quanto il lavoro da operare in favore del perseguimento della ricerca di soluzioni e rimedi utili allo stato attuale di salute della Terra, dell'uomo stesso e degli animali e della flora che la popolano, non nascondiamolo: è molto vario e complesso da affrontare.


A.M.: All’interno della raccolta c’è una poesia a cui tieni particolarmente?

Piero Donato: Una sola è impossibile citare: le poesie, a gruppi, rappresentano, poi, i vari
periodi della mia vita adulta dai 29 ai 51 anni, quindi, per ogni periodo della
vita potrei citarti una poesia più rappresentativa, ma mi viene in mente ad
esempio la poesia "Alle Altezze dell'Anima", poesia che dà il titolo alla
seconda sezione, così come anche "Anelito mio d'amata", o "Da ieri
all'Eternità", sono poesie d'amore molto intense, scritte per la mia musa
ispiratrice, che è anche Poetessa a sua volta, Maria Daniela Dagnino. Nella
prima sezione, invece, "Crollo", poesia simbolica già citata, scritta nel 1989
in occasione del crollo del muro di Berlino; così come non posso certo non
ricordare "Emergenza jazz", scritta specificamente contro la pena di morte nei
primi anni del nuovo millennio; la poesia più rappresentativa in favore della
pace: "Un lume". E infine "Preludio" e "Ampia Natura", quest'ultima
divertimento in forma di sonetto; sono inni alla Natura: se lo merita, vistorlencoded
Accept: text/html,apptando da circa un secolo a questa parte!


A.M.: Dedichi a qualcuno in particolare questa tua vittoria editoriale?

Piero Donato: Sicuramente, il libro si apre con la dedica: "A tutti coloro che vivono in funzione di Ideali di Pace e di salvaguardia della Natura". La dedico anche a mia figlia, Aurora, che nutre una grande sensibilità nei confronti della Natura. E le poesie della seconda sezione sono interamente dedicate a Maria Daniela Dagnino, Poetessa di elevato spessore artistico, come dicevo.


A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto? E l’ultimo film visto?

Piero Donato: L'ultimo libro che ho letto è "I giri di fuoco", di Maria Daniela Dagnino, M.G.
E. Editore, 2011; devo dire che leggere un libro dove tutte le poesie, dalla prima all'ultima, sono dedicate a te, o scritte comunque pensando a te, fa un effetto indescrivile: sin dalle prime poesie sono rimasto senza parole... È un regalo immenso.
L'ultimo film che ho visto è il recente "Sherlock Holmes", pochi giorni fa, all'Ariston di San Remo con mia figlia.


A.M.: Che rapporto hai con la tua casa editrice Rupe Mutevole? La consiglieresti?

Piero Donato: Un ottimo rapporto: la responsabile, Cristina Dal Torchio, mi ha seguito personalmente e devo dire che ha anche avuto molta pazienza nel coordinare le modifiche che, opportunamente, le chiesi di apportare. Collaborazione totale, sono soddisfatto, sì. La consiglierei sicuramente. Ottima la Prefazione di Silvia Denti. Ora vediamo come se la caveranno nella distribuzione, che, notoriamente, è lo scoglio più impegnativo da superare, per un editore non grande; ma naturalmente sono ottimista, si tratta di un'Editrice molto seria.


A.M.: Ci sono novità che vuoi condividere con noi?

Piero Donato: Beh... sarò eccessivo, ma se me lo chiedi, voglio ricordare come questo Amore,
con Maria Daniela, nato poco più di un anno fa, ha già lasciato un significativo segno per la creazione di due libri di poesia, da parte dei due partner, poeti e scrittori entrambi; siccome non è facile che capitino amori perfetti anche sul piano artistico, oltre che su quello sentimentale, non posso non condividere con Voi tutti questa gioia, che, dopo la nascita di mia figlia ad oggi, è la cosa più bella che mi sia capitata nella vita.

Ringrazio Piero per l’autenticità delle sue risposte e vi invito a leggere almeno una volta uno dei suoi libri.

Notizie su Rupe Mutevole:
http://oubliettemagazine.com/2011/05/04/presentazione-della-casa-editrice-rupe-mutevole-edizioni/

Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.
http://www.rupemutevoleedizioni.com/
http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni
http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

Alessia Mocci
Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

sabato 21 gennaio 2012

Presentazione de Riflessi condizionati (dall’Amore) di Mariateresa Cupane, 18 febbraio 2012, Bergamo

Sabato 18 febbraio 2012 dalle ore 17,00 ci sarà la presentazione del libro “Riflessi condizionati (dall’Amore)” dell’autrice Mariateresa Cupane. La silloge poetica è stata pubblicata nel 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni.

La location dell’evento sarà “Il Caffè Letterario” in via S. Bernardino n° 53 a Bergamo. Sarà un reading letterario con le letture interpretate dall’attore Lino Fontana accompagnato da musiche d'atmosfera in un ambiente letterario e culturale "bergamasco".

Dopo il reading ci si sposterà nella Città Alta a mangiare la polenta dell'amicizia!

“Riflessi condizionati (dall’Amore)” è formato da 24 poesie e 3 racconti, uno dei quali “L’amore immaginato” ha recentemente vinto il Primo Premio nella Seconda Edizione del Concorso Letterario “Lembi di Carta” organizzato da Hermes Academy di Taranto.

“Bastavano le briciole, quindi. E a volte nemmeno quelle. Perché quando si ama ci si accontenta, ci si fida, ci si illude. E perché quando si ama si crede a tutto, per paura di scoprire una verità che non sia quella che abbiamo immaginato, una falsa verità, che ci fa tanto male. Soffriva, Annalisa, perché era consapevole che il suo era un amore malato, che c’era qualcosa che le sfuggiva, che doveva elemosinare presenze, attenzioni, parole, vita…” (estratto da “L’Amore Immaginato”)

Qualche domanda a Mariateresa Cupane:

A.M.: Cosa ti aspetti dalla presentazione?

Mariateresa Cupane: Da ogni presentazione mi aspetto sempre, oltre ad una buona pubblicità
per la vendita dei miei libri (quello attuale e i precedenti), anche emozione della condivisione di momenti d'intensa atmosfera. È sempre una grande soddisfazione intuire che ciò che si fa viene apprezzato, e le nostre performances recitative sono sempre davvero gratificate con
complimenti.


A.M.: Qual è stata l'ultima presentazione che hai fatto?

Mariateresa Cupane: È stata il 16 dicembre 2011 nel quartiere storico degli artisti Brera, nel cuore di Milano.


A.M.: Cos'è la polenta dell'amicizia?

Mariateresa Cupane: La polenta dell'amicizia...beh, altro non è che un modo, spero simpatico e un po' originale, di invitare -chi vorrà, ovviamente senza obbligo ed a proprie spese- a concludere la serata cenando tutti insieme in uno dei locali tipici di Bergamo Alta, la mia città d'origine. Bergamo è una delle città d'arte forse meno conosciute ma sicuramente più suggestive del nostro bel paese, e la zona alta è davvero ricca di suggestivi vicoli, piazzette
ciottolate, negozietti e botteghe sempre aperte, ristorantini tipici dove si assaporano le specialità locali, tra cui appunto la polenta, i "casonsei", i salami morbidi, i formaggi di monte, e tanto altro ancora. Chi vorrà, quindi, si potrà unire al gruppo, e concludere in un
convivio "letteral-culinario" quello che, spero, sarà stato un pomeriggio piacevole ed emozionante.

Comunicato presentazione dell'autrice del 16 dicembre 2011:
http://oubliettemagazine.com/2011/11/08/presentazione-di-riflessi-condizionati-dallamore-di-mariateresa-cupane-rupe-mutevole-edizioni/

Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.
http://www.rupemutevoleedizioni.com/
http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni
http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

Alessia Mocci
Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

sabato 5 novembre 2011

Intervista di Alessia Mocci a Sandra Moretti ed al suo Enfasi, Rupe Mutevole Edizioni


Sandra Moretti è una giovanissima alle prese con la sua prima pubblicazione. “Enfasi”, edito nel 2011 con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana editoriale “La quiete e l’inquietudine”, è una raccolta di poesie dallo stile estremamente maturo per i soli quindici anni dell’autrice.

Dalla prefazione di Silvia Denti:

“Ci sono sintesi di tematiche che vanno molto oltre la preparazione di una studentessa al primo anno della scuola superiore. È la passione, l’innata capacità di memorizzare quello che attrae, che prende, che muove il dentro e lo fa essere il tutt’uno con il tratto della penna.”

Sandra Moretti è stata molto disponibile nel raccontarsi e nel descrivere la sua prima pubblicazione. Buona lettura!

A.M.: Così giovane eppure così determinata. Raccontaci qualcosa di te.

Sandra Moretti: “Di me ho poco da dire e tanto da scrivere.” Questa è una mia frase ed in un certo senso rappresenta la mia filosofia di vita! Non amo affatto parlare di me, ma so che la prima impressione di me ve la siete già fatta. Per conoscermi si può solo leggermi. All’apparenza sono una quindicenne “quattr’occhi”, dal fisico mascolino. Abito in campagna, in un paesino, Acquasparta, in provincia di Terni (Umbria), frequento l’istituto magistrale e sono iscritta al corso di scienze umane. Sono una persona strana anche se la mia vita è come quella di tutti gli adolescenti. Mi definiscono molto dolce, comprensiva, sensibile, simpatica, altruista e romantica … ma a queste qualità positive si aggiungono quelle negative: l’essere tanto timida (vengo chiamata l’ asociale) molto lunatica, disfattistica, un po’ permalosa. Vengo spesso notata per atteggiamenti pagliacceschi e d’altro canto anche per i miei momenti di “mutismo”. Solo chi mi conosce bene avrebbe il coraggio di dire che sono persona seria.

A.M.: Come nasce la tua raccolta “Enfasi”?

Sandra Moretti: In fin dei conti la mia raccolta nasce per caso, ma per una causa. Uno dei miei peggiori difetti è quello di voler strafare ed il mio miglior pregio è quello di non serbare per il futuro niente che possa farmi crescere nel presente. Le poesie incluse nella mia raccolta “Enfasi” le ho scelte senza badare più di tanto alla loro collocazione nel tempo. Ovvero, non sono ordinate secondo precisi schemi (data, tema trattato …) piuttosto amo dire che queste siano sparpagliate artisticamente.

A.M.: C’è una lirica che i tuoi lettori preferiscono?

Sandra Moretti: Sinceramente non sono al corrente di chi abbia letto realmente le poesie inserite nella mia raccolta, ma essendo io stessa una “ragazzina” ho proposto alcuni dei miei versi ai miei compagni di classe. Anzi, per meglio dire, i miei amici mi hanno chiesto di leggere alcune delle mie poesie ed io ho acconsentito a fargliele leggere, benché ciò mi imbarazzi. Parecchi dei miei coetanei non capiscono ciò che scrivo, ma mi hanno informata di essere stati colpiti dalla prima poesia collocata nella raccolta … ossia la filastrocca “Vorrei Avere un Gatto”,s critta da me quando, presumibilmente, non sapevo neanche cosa fosse una poesia.

A.M.: Scrivi solo in versi od anche in prosa?

Sandra Moretti: Scrivo anche in prosa, in particolare aforismi. Per indole agisco caoticamente e i temi della mia poesia sono quindi intrecciati tra loro. Scrivo ciò che penso nel momento in cui lo penso, pertanto le mie poesie non hanno un tema chiaro. A volte scrivo brevi testi per dare sfogo ai miei pensieri, eppure non mi considero una scrittrice, più volentieri mi dico “una poetessa”.

A.M.: Quali sono i tuoi poeti guida?

Sandra Moretti: Le prime poesie che ho compreso sono state quelle di Dante. Quando avevo più o meno nove anni ho scoperto la sua poetica, che mi ha colpita immediatamente. “Tanto gentile e tanto onesta pare” è di certo la prima poesia che mi ha avvinta. Col tempo, pur leggendo molto e di tutto, ho fatto la conoscenza dei Poeti Maledetti … i miei poeti guida. Arthur Rimbaud è il mio poeta preferito. Non mi ispiro mai a nessun poeta in particolare ma ne ammiro molti. Leggo tantissime poesie, al contempo pochissimi romanzi. I poeti che leggo sono “in primis” i poeti maledetti, ma anche Dante, Saffo, Voltaire, William Shakespeare, Federico Garcia Lorca, Oscar Wilde, Sandro Penna, Dino Campana, Pablo Neruda, Giovanni Pascoli, … etc. Insomma, leggo tantissimi poeti, tanti dei quali pur essendo importanti non sono presenti nell’elenco che vi ho appena fornito.

A.M.: A chi dedichi questa vittoria?

Sandra Moretti: Dedico questa piccola “vittoria” a me. Quella me di qualche anno fa, che possedeva la poesia senza alimentarla giorno per giorno. Dedico la mia vittoria alle mie maestre dell’asilo, delle elementari ed a tutti i professori delle “scuole medie”. Dedico la mia vittoria a chi mi ha insegnato a scrivere in italiano, correggendo tanti dei miei errori, anche nella vita, e che oltre alle regole grammaticali mi ha dettato le regole per amare, e mi ha esortato a continuare a vivere ed a scrivere anche in sua assenza. I miei maestri mi hanno cresciuta davvero bene, sono loro ad avermi inculcato l’amore per la poesia e per lo studio. Peccato che poi sono quasi “l’ultima della classe”, pur godendo di una buona cultura personale.

A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

Sandra Moretti: La casa editrice Rupe Mutevole Edizioni è una casa editrice seria, affidabile. Chi ne fa parte è sempre disponibile e molto paziente. Consiglio a tutti gli scrittori emergenti di fidarsi di chi con duro lavoro sta soddisfando me, e tanti altri con me. Non sempre si riesce a farsi notare, ma una buona possibilità di farsi conoscere potrebbe averla chi (tendendo “i piedi per terra”), già possedente di una buona dose di talento, cerca la correttezza. Può trovarla con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni.

A.M.: Hai qualche novità per il 2011?

Sandra Moretti: Lo studio assorbe molto del mio tempo, e la numerosità delle mie poesie è diminuita rispetto a quella di un anno fa, ma non per questo ho l’intenzione di smettere di scrivere. Non ho propositi per il futuro, per ora, ma sono del parere che qualsiasi opportunità che si presenti vada presa in considerazione.

Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

http://www.rupemutevoleedizioni.com/

http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

Alessia Mocci

Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

Disclaimer

Protected by Copyscape


Il CorrieredelWeb.it è un periodico telematico nato sul finire dell’Anno Duemila su iniziativa di Andrea Pietrarota, sociologo della comunicazione, public reporter e giornalista pubblicista, insignito dell’onorificenza del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana.

Il magazine non ha fini di lucro e i contenuti vengono prodotti al di fuori delle tradizionali Industrie dell'Editoria o dell'Intrattenimento, coinvolgendo ogni settore della Società dell'Informazione, fino a giungere agli stessi utilizzatori di Internet, che così divengono contemporaneamente produttori e fruitori delle informazioni diffuse in Rete.

Da qui l’ambizione ad essere una piena espressione dell'Art. 21 della Costituzione Italiana.

Il CorrieredelWeb.it oggi è un allegato della Testata Registrata AlternativaSostenibile.it iscritta al n. 1088 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 15/04/2011 (Direttore Responsabile: Andrea Pietrarota).

Tuttavia, non avendo una periodicità predefinita non è da considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 07/03/2001.

L’autore non ha alcuna responsabilità per quanto riguarda qualità e correttezza dei contenuti inseriti da terze persone, ma si riserva la facoltà di rimuovere prontamente contenuti protetti da copyright o ritenuti offensivi, lesivi o contrari al buon costume.

Le immagini e foto pubblicate sono in larga parte strettamente collegate agli argomenti e alle istituzioni o imprese di cui si scrive.

Alcune fotografie possono provenire da Internet, e quindi essere state valutate di pubblico dominio.

Eventuali detentori di diritti d'autore non avranno che da segnalarlo via email alla redazione, che provvederà all'immediata rimozione oppure alla citazione della fonte, a seconda di quanto richiesto.

Per contattare la redazione basta scrivere un messaggio nell'apposito modulo di contatto, posizionato in fondo a questa pagina.

Modulo di contatto

Nome

Email *

Messaggio *