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martedì 5 ottobre 2010
Questo risparmio a quanto ammonta a tutti i cedolini di cui disponiamo riferiti al periodo di lavoro osservare le diverse quote accumulate e sommate. Il tutto però, considerandoci poco esperti di contabilità, risulterebbe di difficile decifrazione perdendoci tra le tante voci riportate. Per esempio se Tizio ha conseguito un reddito pari a 16.000 euro riferito all’anno 2005 il calcolo è il seguente: 16.000 : 13,5 = 1185,18 (accantonamento)
La somma di accantonamento che ricaveremmo verrà a sommarsi con le quote accantonate in tutti gli altri anni. Ciò che ricaveremo ovviamente è una liquidazione (TFR) al lordo delle imposte poiché su il di esso saranno applicate le tassazioni previste dalla legge. Il calcolo del TFR appare comunque ogni anno sul CUD del dipendente.
Fonte: Calcolo TFT
martedì 22 maggio 2007
TFR: NON FARE LO STRUZZO
| Riforma Previdenziale | | | |
TFR: NON FARE LO STRUZZO
Countdown finale per le decisioni sul TFR. Che fare? Alcuni utili suggerimenti di Mind Consulting Italia azienda leader nel settore delle risorse umane.
Alzi la mano chi si è dato realmente da fare per capire qualcosa di questa riforma previdenziale, chi ci ha capito qualcosa e chi sa con quanto andrà in pensione alla fine della propria attività lavorativa. Da una ricerca condotta da Euromedia per Tuttofondi del primo trimestre 2007, emerge che il 52% degli intervistati ignora come funzioni il "silenzio-assenso" della nuova riforma del TFR. Il 57.8% degli intervistati, inoltre, non sa a quanto ammonta la propria pensione, mentre il 24% ha una visione ottimistica e pensa che l'ammontare della propria pensione corrisponderà almeno al 75% dell'ultimo stipendio percepito. Due italiani su dieci non conoscono neppure cosa sia il Trattamento di Fine Rapporto ed i restanti otto su dieci sanno che è iniziata una riforma, ma appaiono disorientati appena si entra nel dettaglio.
Il sondaggio di Euromedia ha toccato un campione di 500 lavoratori dipendenti del settore privato, di età compresa tra i 18 e i 60 anni, appartenenti a varie zone d'italia e con posizioni professionali diverse. 350 dipendenti di aziende con più di 50 addetti; 150 dipendenti di aziende con meno di 50 addetti.
Il Trattamento di Fine Rapporto o liquidazione è pari al 6,91% della retribuzione lorda di un lavoratore dipendente, soldi che vengono resi disponibili nel momento in cui il lavoratore cessa il rapporto con l'azienda. Nell'ipotesi di una retribuzione lorda di 20.000 euro/anno, ca 1000 e/netti mese, l'importo accantonato dal datore di lavoro per il TFR corrisponde a ca. 1.382 euro all’anno, più o meno 100 euro al mese. Questi soldi oggi verrebbero remunerati dal datore di lavoro con un interesse annuo composto dal 1,5% più il 75% dell'aumento dell'indice dei prezzi al consumo Istat (ipotizzandol'indice ISTAT dello scorso anno circa al 3%, questi soldi in poche parole renderebbero intorno al 3,75% all’anno). Un bel gruzzolo.
Che succederà al TFR di coloro che entro fine giugno non si saranno espressi in proposito? Resterà in azienda? Andrà all'INPS o a un fondo chiuso? Come funziona questo silenzio-assenzio? A queste domande poste da Euromedia il 52,8% degli intervistati non ha saputo rispondere.
I meno informati sono risultati essere i giovani sotto i 30 anni ed i lavoratori con gli stipendi più bassi, ovvero le categorie maggiormente colpite dalla riforma Dini del 1993 quando l'introduzione del metodo contributivo ha sostituito il metodo retributivo.
Il disorientamento diffuso testimonia la mancanza di una informazione chiara ed efficace in materia previdenziale capace di guidare i lavoratori verso una scelta consapevole. La torta in gioco è grande; si parla di 12 miliardi di euro all'anno di flussi liberati ed interessa banche, assicurazioni, sindacati e governo. Ma chi si interessa ai 12 milioni di dipendenti coinvolti? I soldi sono i loro. In ballo ci sono le pensioni future e un cospicuo numero di persone che se non saranno ben consigliate, potrebbero trovarsi a fare i conti con pensioni magre e un pericoloso problema sociale. (continua...)
Ufficio Stampa Mind Consulting Italia
Francesca Cattozzo
martedì 27 marzo 2007
TFR - Io, me la pensione me la faccio
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TFR: UNA FINE O UN NUOVO INIZIO ?
Tra 25 anni un lavoratore dipendente andrà in pensione con il 43% del suo ultimo stipendio e un lavoratore autonomo con il 27%. Esiste una via d'uscita: i sistemi di incentivazione aziendale.
Si calcola che sono dodici milioni i lavoratori dipendenti privati interessati dalla riforma del TFR per un flusso annuo di ca. 13 miliardi di euro di Tfr. Una vera rivoluzione. Entro giugno i dipendenti privati dovranno decidere se destinare il proprio Tfr maturando a un fondo di previdenza integrativa oppure se lasciarlo in azienda.
Un lavoratore su quattro ha già deciso di destinare il proprio Tfr a uno dei tre tipi di fondo pensione, mentre il 53% ha scelto di mantenerlo in azienda. Dati a febbraio. Gli indecisi invece sono il 22 per cento. Lo rivela il sondaggio IPR Marketing realizzato per Il Sole-24 Ore su un campione di mille dipendenti del settore privato. Grande agitazione dunque tra i lavoratori e anche tra i datori di lavoro che gridano allo scippo.
Una cosa che non tutti conoscono però sono i dati statistici in materia previdenziale. Tra 25 anni un lavoratore dipendente, fondo o non fondo scelto, andrà in pensione, con il 43% del suo ultimo stipendio e un lavoratore autonomo con il 27% del suo ultimo stipendio.
La manovra del TFR sposta solo il pacco bomba da sopra le ginocchia a sotto la sedia. La pensione versione classica di fatto non esiste più già da diverso tempo per una buona parte della popolazione. Le questioni previdenziali sono arrivate ad un punto di non ritorno "chi ha dato ha dato chi ha avuto ha avuto". I lavoratori sono costretti a pensare a nuove forme di sostentamento per il domani.
Un valido aiuto arriva dai sistemi di incentivazione aziendale in grado di far guadagnare di più ai lavoratori anche in visione del "domani" e di aumentare nel contempo la redditività delle imprese. L'azione parte con la volontà di tutti gli operatori economici di guardare alle cose in modo diverso da come hanno fatto fino ad ora. Per creare maggiore ricchezza è necessario dividerne una parte con le persone che aiutano a crearla. Un imprenditore può destinare fino al 50% di quello che non sta guadagnando ai propri collaboratori che l'aiutano a guadagnarlo.
Numerose aziende hanno già iniziato a lavorare con il sistema degli incentivi economici per tutti i reparti e per tutti i collaboratori.
I Supermercati Massì, per esempio, una realtà lombarda in forte espansione presente con 20 punti vendita e altri 5 in previsione per il 2008. In una intervista rilasciata a Paolo Ruggeri, Responsabile R&D di Mind Consulting, Anna Allieri, responsabile risorse umane della Catena afferma:
"aver lanciato degli incentivi economici ci ha permesso non solo di premiare i collaboratori più meritevoli, ma anche di far attecchire in azienda la cultura dell’efficacia e della responsabilità. Ogni collaboratore è stimolato non solo a svolgere il proprio lavoro, ma anche a far sì che gli obiettivi del punto vendita vengano raggiunti."
Vantaggi per i lavoratori che possono guardare con maggiore serenità al futuro, vantaggi per la crescita delle imprese e vantaggi anche per lo Stato.
Un sistema di incentivazioni che funzioni oltre alla parte di riconoscimento economica deve comprendere anche accurate azioni di motivazione e di coinvolgimento del personale e va gestito da manager preparati che sappiano scatenare una positiva competitività interna. Solo in questo modo i dipendenti sono spronati a fare sempre meglio e sempre di più. Esistono delle tecniche specifiche in materia.
La responsabilità sociale oggi passa nelle mani degli imprenditori e dei manager. Siamo nell'era dei "Nuovi Condottieri".
Ufficio Stampa Mind Consulting Italia
Francesca Cattozzo
mercoledì 28 febbraio 2007
TFR - Trattamento di Fine Rapporto
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TFR: UNA FINE O UN NUOVO INIZIO ?
Spostare il pacco bomba da sopra le ginocchia a sotto la sedia non risolve il problema della pensione futura. Una svolta è possibile con i sistemi di incentivazione aziendale.
Si calcola che sono dodici milioni i lavoratori dipendenti privati interessati dalla riforma del TFR per un flusso annuo di ca. 13 miliardi di euro di Tfr. Una vera rivoluzione. Entro giugno i dipendenti privati dovranno decidere se destinare il proprio Tfr maturando a un fondo di previdenza integrativa oppure se lasciarlo in azienda.
Un lavoratore su quattro ha già deciso di destinare il proprio Tfr a uno dei tre tipi di fondo pensione, mentre il 53% ha scelto di mantenerlo in azienda. Gli indecisi invece sono il 22 per cento. Lo rivela il sondaggio IPR Marketing realizzato per Il Sole-24 Ore su un campione di mille dipendenti del settore privato. Grande agitazione dunque tra i lavoratori e anche tra i datori di lavoro che gridano allo scippo.
Una cosa che non tutti conoscono però sono i dati statistici in materia previdenziale. Tra 25 anni un lavoratore dipendente, fondo o non fondo scelto, andrà in pensione, con il 43% del suo ultimo stipendio e un lavoratore autonomo con il 27% del suo ultimo stipendio.
La manovra del TFR sposta solo il pacco bomba da sopra le ginocchia a sotto la sedia. La pensione versione classica di fatto non esiste più già da diverso tempo per una buona parte della popolazione. Le questioni previdenziali sono arrivate ad un punto di non ritorno "chi ha dato ha dato chi ha avuto ha avuto". I lavoratori sono costretti a pensare a nuove forme di sostentamento per il domani.
Un valido aiuto arriva dai sistemi di incentivazione aziendale in grado di far guadagnare di più ai lavoratori e di aumentare nel contempo la redditività delle imprese. L'azione parte con la volontà di tutti gli operatori economici di guardare alle cose in modo diverso da come hanno fatto fino ad ora. Per creare maggiore ricchezza è necessario dividerne una parte con le persone che aiutano a crearla. Un imprenditore può destinare fino al 50% di quello che non sta guadagnando ai propri collaboratori che l'aiutano a guadagnarlo.
Numerose aziende hanno già iniziato a lavorare con il sistema degli incentivi economici per tutti i reparti e per tutti i collaboratori.
I Supermercati Massì, per esempio, una realtà lombarda in forte espansione presente con 20 punti vendita e altri 5 in previsione per il 2008. In una intervista rilasciata a Paolo Ruggeri, Responsabile R&D di Mind Consulting, Anna Allieri, responsabile risorse umane della Catena afferma:
"aver lanciato degli incentivi economici ci ha permesso non solo di premiare i collaboratori più meritevoli, ma anche di far attecchire in azienda la cultura dell’efficacia e della responsabilità. Ogni collaboratore è stimolato non solo a svolgere il proprio lavoro, ma anche a far sì che gli obiettivi del punto vendita vengano raggiunti."
Vantaggi per i lavoratori che possono guardare con maggiore serenità al futuro, vantaggi per la crescita delle imprese e vantaggi anche per lo Stato.
Un sistema di incentivazioni che funzioni oltre alla parte di riconoscimento economica deve comprendere anche accurate azioni di motivazione e di coinvolgimento del personale e va gestito da manager preparati che sappiano scatenare una positiva competitività interna. Solo in questo modo i dipendenti sono spronati a fare sempre meglio e sempre di più. Esistono delle tecniche specifiche in materia.
La responsabilità sociale oggi passa nelle mani degli imprenditori e dei manager. Siamo nell'era dei "Nuovi Condottieri".
Francesca Cattozzo - Ufficio Stampa Mind Consulting Italia
martedì 23 gennaio 2007
Tutto sul Tfr, rispondono gli esperti
Tutto sul Tfr, rispondono gli esperti
I quesiti possono essere già inviati
all'indirizzo: repubblicatv@repubblica. it
Origine: Repubblica
lunedì 8 gennaio 2007
Damiano, Tfr: "Puntiamo al 40%" "Sulla previdenza non ci sono tagliole"
Conferenza stampa del ministro del Lavoro sulla riforma in vigore dall'1 gennaio "Entro il 20 gennaio il decreto attuativo per rendere operativo il sistema"
"La data del 31 marzo stabilita nel memorandum d'intesa è indicativa"
Damiano ha anche precisato che la data del 31 marzo indicata nel memorandum d'intesa con i sindacati per l'avvio della riforma delle pensioni non segnerà la concreta partenza del nuovo provvedimento. "Il memorandum contiene una data per me indicativa - ha spiegato il ministro - Per fare la manutenzione e non la riforma del sistema previdenziale utilizzeremo il tempo necessario. Non ci sono tagliole''.
Damiano ha precisato che è necessario non solo rivedere il meccanismo dello scalone introdotto con la riforma Maroni, ma anche trattare dei lavori usuranti, della totalizzazione, della rivalutazione delle pensioni in essere contemporaneamente alla riforma degli ammortizzatori sociali, il tutto alla luce dell'aumento delle aspettative di vita. "Le riforme sono state tre e dal '93 ad oggi hanno consentito un risparmio di 220 mld di lire. Parlerei dunque di necessità di una manutenzione non di una riforma", ha ribadito.
Quanto invece alla riforma del Tfr, appena entrata in vigore, il ministro ha detto: "La nuova normativa fa decollare con un anno di anticipo rispetto a quello previsto i fondi pensione, quindi 11 milioni di avoratori saranno coinvolti e dovranno entro giugno compiere una scelta esplicita di aderire o meno. Nel caso in cui non compiano questa scelta a partire dal 1 luglio saranno automaticamente iscritti in questi fondi pensione. Io mi auguro che i lavoratori si iscrivano, soprattutto i giovani, perché la pensione complementare è conveniente. I fondi hanno un buon risultato in termini di rendimenti".
"Il nostro obiettivo è di arrivare entro il 20 gennaio con il decreto attuativo per rendere operativo il sistema - ha detto ancora Damiano - E' in via di definizione tra ministero del Lavoro e ministero dell'Economia".
Il ministero del Lavoro, ha annunciato Damiano, sta lavorando inoltre con quello della Funzione Pubblica per coinvolgere anche i dipendenti dello Stato: "Stiamo predisponendo la normativa per superare l'esclusione dei lavoratori del pubblico impiego - ha spiegato il consulente del ministro, Giovanni Pollastrini - e siamo abbastanza avanti".
Lo stesso Pollastrini ha annunciato che invece verrà introdotta una norma che escluderà le colf e i loro datori di lavoro al momento dalla nuova disciplina del Tfr, perlomeno fino a quando non verrà istituito un fondo di settore.
Origine: Repubblica
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