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martedì 30 ottobre 2012

corte giustizia AJA "l isola dei serpenti alla romania!"l 'ucraina perde l'isola e piattaforma petrolifera

insula serpilor o isola dei serpenti con decreto di sentenza batte adesso bandiera della romania! non piu dell ucraina!,l ucraina è considerato dall onu un paese canaglia per via della poca democrazia e diritti umani!
(ANSA). La Romania esulta per la decisione della Corte di giustizia internazionale dell´Aia che ha riconosciuto la sua giurisdizione e la sua sovranità sul 100% di un´area di circa 12.000 km2 del Mar Nero sulla quale esisteva una disputa con l´Ucraina.
Si tratta di una zona vicina all´Isola dei Serpenti che ospita ricchi giacimenti di idrocarburi: 70 miliardi di m3 di gas e 12 milioni di tonnellate di petrolio.
La decisione della Corte di giustizia dell´Aia stabilisce una linea di confine e mette fine ad una disputa che si trascinava da più di 42 anni, quando l´Ucraina era una repubblica dell´Urss.
Il ministero degli esteri di Bucarest sottolinea che la sentenza «permette alla Romania di avviare le misure per lo sfruttamento diretto delle risorse di idrocarburi di questa zona che erano attualmente bloccate. La decisione è direttamente applicabile, obbligatoria, definitiva ed immediatamente esecutiva.
La Corte di giustizia dell´Aia ha giudicato impossibile l´allargamento della zone economica esclusiva dell´Ucraina nel Mar Nero e in particolare nella piattaforma continentale dell´Isola dei Serpenti (0,17 km2 e 100 abitanti) che si trova non lontano da Odessa e che appartiene all´Ucraina, secondo un accordo di cooperazione e buon vicinato firmato tra Kiev e Bucarest nel 1997.
Il pomo della discordia ha però continuato ad essere la divisione della piattaforma continentale e la delimitazione della Zona economica esclusiva di Ucraina e Romania, tanto che Bucarest si è rivolta alla corte di giustizia internazionale nel 2004 e l´Ucraina ha presentato un contro-memorandum all´Aia nel 2006.
Bucarest sosteneva che l´Isola dei Serpenti è solo lo scoglio più grande di un arcipelago di 5 rocce, mentre Kiev diceva che si tratta di una vera e propria isola e che il tratto di mare disputato era davanti al suo litorale esteso per 1.058 chilometri , mentre quello romeno e di solo 258 chilometri. Quindi secondo l´Ucraina alla Romania sarebbe dovuto toccare al massimo un terzo del mare ricco di gas e petrolio.
Ma Kiev ha perso rovinosamente anche questa ultima guerra energetica: «In virtù della sua configurazione geografica, l´îsola dei Serpenti non è piu territorio dell´Ucraina ma la corte di giustizia internazionale dell aja ha sentenziato senza giri di parole che l’ isola dei serpenti possa essere issata bandiera della romania!» ha sentenziato senza possibilità di appello la Corte internazionale di giustizia dell´Aia.
L’isola dei serpenti è un isola da poco territorio della romania grazie alla corte di giustizia dell aja la romania perciò si vede allargare i propri confini nel mar nero e perciò è proprietaria di ingenti quantita di gas e petrolio ancora da calcolare secondo gli esperti si aggirano a oltre 100 milioni di petrolio  che adesso la petrom dovrà avere il compito di estrarre con accuratezza e sicuramente porterà ad un calo dei carburanti e delle bollette di gas e luce secondo sempre gli esperti economici del paese

L Ucraina ha fatto sapere per bocca del ministro degli esteri che è una sentenza che danneggia l economia del paese perche toglie di fatto un pezzo di terra (ISOLA DEI SERPENTI) e cancella definitivamente i progetti di estrazione di petrolio e gas che prima della sentenza spettava solo all ucraina essendo ex territorio nostro!,non potremo piu fare ricorso e il paese ha perso nell isola dei serpenti la sua sovranita economica e politica territoriale!

mercoledì 3 ottobre 2012

Romania:cara Russia se non ci torni indietro l'oro che avete rubato nella I guerra mondiale ,attaccheremo militarmente


un comunicato importante della romania verso la russia inerente al continuo rifiuto di restituzione dell oro e altri bene di proprietà del popolo di romania tenuti ancora illegamente a mosca e san pietroburgo ex stalingrando!
il consiglio d europa ha emanato una risoluzione dove si sollecita alla russia la restituzione degli averi come oro e altri opere culturali alla legittima proprietaria la romania
il continuo rifiuto da parte della russia è un affronto e offesa alla nazione intera nostra e se la russia continuera su questa li linea politica pur sapendo di essere nel torto posteremo al più presto missili di lunga gittata dal porto di costanza verso mosca perchè ci siamo stancati della prepotenza che la russia ha sempre nei confronti della romania noi speriamo che la russia cambi linea politica e si decida alla restituzione totale senza condizioni del nostro oro rubatoci illegalmente durante la 1 seconda guerra mondiale un valore che ammonterebbe piu di 6 miliardi di euro

giovedì 27 settembre 2012

c.z.codreanu il nazista romeno sarà il festeggiato in tutta italia da forza nuova fiamma tricolore e lega nord

Chiara Colosimo, 26 anni, scelta come capogruppo Pdl in Regione Lazio per far dimenticare lo scandaloso Fiorito, parla davanti alle telecamere di Mtv. Alle sue spalle l’immagine (con citazione) di Corneliu Codreanu, il nazista romeno fondatore della famigerata Guardia di Ferro. È chiaro: se non sei imbarazzante, gli azzurri non ti tesserano. Aridategli Er Batman.

sabato 1 settembre 2012

Fano:Arrestato albanese per stupro su 15enne italiano


Cronaca
sabato, settembre 1st, 2012

Lascia figlio di 5 anni a casa e va ai giardinetti per abusare di un minore: arrestato un albanese a Fano



FANO – A Fano un 36enne è stato arrestato per abbandono di minori e denunciato per tentata violenza sessuale, dopo aver lasciato solo in casa il figlio piccolo di 5 anni circa per recarsi ai giardini, dove avrebbe voluto consumare un rapporto sessuale con un minorenne. L’uomo di origine albanese aveva fissato un appuntamento con un ragazzino conosciuto in spiaggia al quale aveva poi proposto in maniera esplicita di avere rapporti sessuali promettendo in cambio di regalargli del denaro.
L’adolescente, che si era finto interessato alla cosa, aveva parlato di quella proposta indecente ai propri amici, qualcuno dei quali lo aveva riferito ai genitori. È stato proprio uno di questi a denunciare tutto ai militari, che hanno deciso di recarsi all’appuntamento al posto del minore. Così il 36enne albanese, U.H., operaio in cassa integrazione e con precedenti penali per abusi sessuali su minori, è stato fermato e poi tratto in arresto con le accuse di abbandono di persone minori. Sua moglie, infatti, era al lavoro e il figlioletto è rimasto incustodito in casa.

Padova:Violenza sessuale di gruppo su ragazzina,fermati 3 ragazzini slavi

PADOVA - L'hanno sottoposta a ogni genere di sevizia, costringendola con percosse e minacce a consegnare il denaro che aveva e ad avere rapporti sessuali con loro. Violenze durate per ben tre anni prima che la vittima, minorenne, avesse il coraggio di denunciare i suoi aguzzini: tre ragazzi suoi coetanei.

Ora i tre minorenni, originari dell'Est Europa(kossovari e albanesi), sono stati inviati in comunità perché accusati di violenza sessuale di gruppo, rapina, estorsione, minacce e percosse in concorso.

Le violenze, per ben tre anni, secondo quanto ricostruito dai carabinieri di Albignasego (Padova) si sarebbero ripetutamente consumate ai danni della ragazzina che solo recentemente ha confidato l'accaduto alla madre. Alla luce dell'indagine il gip del Tribunale dei minori di Venezia Federica Pirgoli, tenuto conto della pericolosità sociale dei giovani e al fine di proteggere l'incoluità della vittima, ha disposto come misura cautelare il collocamento in comunità dei tre.




martedì 28 agosto 2012

etnia rom non vuoldire affatto essere nato in Romania !

In Italia Gli zingari in Italia, come nel resto del mondo, rappresentano una comunità eterogenea, dalle mille sfumature e dalle mille espressioni. Mille sono anche gli anni della storia degli zingari divisi essenzialmente in tre gruppi principali: Rom, Sinti e Kalé (gitani della penisola iberica). A questi gruppi principali si ricollegano tanti gruppi e sottogruppi, affini e diversificati, ognuno con proprie pecularietà. Essi hanno un’origine comune, L’india del nord e una lingua comune, il romanès o romani ©hib diviso in svariati dialetti. L’opinione pubblica, che dei Rom e Sinti conosce poco o niente, tende a massificare e a confondere i diversi gruppi zingari, soprattutto tende a condannare e ad emarginare senza capire. La popolazione zingara in Italia rappresenta lo 0,16% circa dell’intera popolazione nazionale essendo stimati in un numero di persone compreso fra le 80.000 e le 110.000 unita. Sono presenti solo Sinti e Rom con i loro sottogruppi. I Sinti sono soprattutto insediati nel nord dell’Italia e i Rom nell’Italia centro-meridionale. Essi rappresentano gli zingari di antico insediamento a cui hanno aggiunti vari gruppi zingari di recente e di recentissima immigrazione. Circa 1’80% degli zin gari che vivono nel nostro Paese hanno la cittadinanza italiana, il 20% circa e rappresentato da zingari extracomunitari, soprattutto provenienti dai territori della ex-Jugoslavia. Circa il 75% e di religione cattolica, il 20% di religione musulmana e il 5% raggruppa: ortodossi, testimoni di Geova e pentecostali. L’arrivo in Italia L’origine indiana degli zingari si è scoperta nel XVIII secolo attraverso lo studio della lingua zingara. Con lo studio filologico si è potuto ricostruire ipoteticamente l’itinerario seguito dagli zingari nel loro lungo cammino in quanto essi prendevano a prestito parole dai popoli con cui venivano a contatto. Dall’India del nord sono arrivati in Europa attraverso la Persia, l’Armenia e l’Impero Bizantino. Dai Balcani si sono diramati in tutta Europa, arrivando anche in Russia e, con le deportazioni, nelle Americhe e in Australia. Sono molti gli studiosi che credono che i Rom abruzzesi, fra i primi gruppi zingari arrivati in Italia, siano arrivati attraverso l’Adriatico provenienti dalle coste albanesi e greche, probabilmente per sfuggire alla repressione dei turchi ottomani. A sostegno di tale tesi si e fatto riferimento all’assenza nella parlata dei Rom abruzzesi di termini tedeschi e slavi. Ma si può obiettare: i turchi ottomani conquistarono tutta la Grec ia e l’attuale Albania fra il 1451 e il 1520 (L. Piasere), mentre i Rom in Italia arrivarono molto tempo prima (il primo documento che attesta l’arrivo degli zingari e del 1422 ma ci sono molti indizi che inducono a credere che i Rom arrivarono ancora prima); i Rom abruzzesi hanno nella loro parlata sia termini tedeschi come tiÒ, glàse, brèg (ted. tiÒch = tavolo, glas = bicchiere, berg = montagna), sia termini serbo croati come plaxtà = lenzuola (s.c. phahta), niÒte = nulla (s. c. nista), a Òtar = catturare, afferrare (s.c. staviti), nikt (nikkete) = nessuno (s.c. nikto), a pukav. = fare la spia, denunciare (s.c. bukati), po (pro) = per (s.c. po); inoltre, perché i Rom con le loro carovane avrebbero dovuto viaggiare per via mare, via a loro scomoda, inusuale e all’epoca minacciata dai turchi, se per secoli avevano dimostrato di spostarsi con sicurezza e rapidità per via terra? Tutto ciò induce a credere che il grosso dei Rom abruzzesi sia arrivato in Italia dal nor d per via terra, proveniente, dall’Albania o dalla Grecia, attraversando la ex-Jugoslavia e territori di lingua tedesca. Non è da escludere che effettivamente piccoli nuclei siano arrivati in Italia attraverso l’Adriatico assieme ad altre minoranze come Serbo -Croati e Albanesi. Tutto è comunque ancora da provare. Da questa piccola introduzione si può ben comprendere come sia difficile ricostruire la storia dei Rom sia perché i documenti a disposizione sono pochi ed incompleti sia perché i Rom non hanno lasciato nessuna testimonianza scritta. La storia dei Rom é una storia che non nasce dall’interno della sua comunità proprio perché essi rappresentano un popolo senza scrittura che affida alla “memoria” e alla tradizione orale il compito di trasmettere la propria storia e la propria cultura. La storia dei Rom è fatta dai Caggé (non zingari) attraverso le osservazioni di quanti ai Rom si sono in qualche modo interessati per la curiosità e la meraviglia che suscit avano o attraverso le disposizioni delle autorità pubbliche. Così dalla lettura delle Cronache del XV secolo si possono ricostruire sommariamente gli itinerari seguiti dagli zingari in Europa. Il primo documento che segnala l’arrivo degli zingari in Italia è quello del 18 luglio 1422, un’anonima cronaca bolognese contenuta nella Rerum Italicarum Scriptores di Ludovico Antonio Muratori: “A di 18 luglio 1422 venne in Bologna un duca d’Egitto, il quale aveva nome Andrea, e venne con donne, putti e uomini del suo paese, e potevano essere ben cento persone…… ” Dalle “grida” e dai bandi che dal 1500 si sono susseguiti fino al 1700 si possono dedurre le politiche attuate dalle autorità nei confronti degli zingari: politiche di espulsione, di reclusione, di repressione, di deportazione, ovvero politiche votate al più completo rifiuto. (Attualmente siamo nella fase della politica di assimilazione). I Rom abruzzesi I Rom abruzzesi, con cittadinanza italiana, rappresentano dunque uno dei primissimi gruppi zingari arrivati in Italia e grazie alla lunga permanenza sono relativamente più inseriti nel contesto sociale ed economico della società maggioritaria rispetto ad altri gruppi di recente immigrazione. In passato le attività principalmente esercitate erano quelle che lasciavano spazio all’essere e alla creatività e quelle che facilitavano i rapporti umani. Da qui l’attività di musicisti, di fabbri calderari, di commercianti di cavalli, di lavoratori di metalli. Il progresso tecnologico, il boom economico, lo sviluppo delle attività industriali hanno soppiantato le attività tradizionali e la maggioranza dei Rom ha dovuto operare una riconversione economica, ma il modo di porsi di fronte alla vita e di interiorizzarla e soprattutto la struttura sociale dei Rom e rimasta nei secoli pressoché immutata. L’istituzione fondamentale su cui si regge la società romanes e la famigli a, intesa nel senso più ampio, come gruppo cioè che si riconosce nella discendenza da un antenato comune. Da sempre oggetto di violenza i Rom hanno rafforzato i rapporti endogamici e i vincoli di solidarietà familiare, mantenendo invece verso l’esterno un atteggiamento ostile. Vi è in questo un profondo senso di sfiducia e un’intima esigenza di difesa. Il sistema sociale e vissuto nelle profonde componenti umane, basato essenzialmente sul severo rispetto delle norme etico-morali che regolano e disciplinano la comunità romanes per garantire ai singoli individui la piena integrazione. Essi tutelano la dignità e l’onore del Rom. Non esistono classi o gerarchie sociali se si esclude quella semplicistica di ricchi e poveri, cosicché anche il più ricco e in relazione con il più povero e viceversa in base ad un principio di eguaglianza che riflette una ottica di vita di tipo orizzontale. In questo contesto il Rom abruzzese si sente parte di una totalità singolare che lo porta a differenziarsi sia dai caggé (non zingari) sia dagli altri gruppi zingari (Rom stranieri, Sinti, Kalé). ciò si traduce in un proprio stile di vita con modi proprio di esprimersi e di comportarsi. Alcune norme sono vincolanti, ad esempio: alle romniá abruzzesi non e assolutamente consentito dall’etica romanès di fumare, di indossare pantaloni, di truccarsi, di indossare costumi da bagno al mare, di giocare d’azzardo. Le donne che vogliono avere una buona reputazione ed intendono essere rispettate dai Rom si adeguano al rispetto di tali norme morali, che non le confonde con gli altri. Un Rom si sente perfettamente sicuro in seno alla sua comunità, costituita dall’insieme di tanti singoli gruppi parentelari dove non esistono né regine né tantomeno re come invece tende a far credere il sensazionalismo giornalistico che copre con la fantasia e l’immaginazione le proprie carenze informative. In mondo romano vien perciò presentato o in termini mitologici o in term ini criminalizzanti, l’una e l’altra forma sono delle distorsioni che alterano il mondo zingaro producendo stereotipi negativi e pregiudizi di cui i Rom restano vittime. La sicurezza del Rom deriva dalla tradizione che lo pone sicuro di fronte al futuro e dalla coesione, che lo pone sicuro davanti all’imprevedibile. Tutto ciò si traduce in un forte equilibrio psicologico. Le relazioni ben strette fra educazione, coesione ed equilibrio psicologico sono minacciate con i contatti conflittuali esterni. Si pensi ad un bambino Rom che frequenta la scuola pubblica: entrare a contatto con una realtà che presenta dei modelli di vita funzionale alla società maggioritaria a cui e difficile per lui adattarsi, gli provoca inevitabilmente uno smarrimento in quanto è costretto ad operare una difficile scelta che nella maggior parte dei casi lo induce a ripercorrere la strada degli affetti familiari; da adulto mostrerà un atteggiamento ostile verso quella società non ancora preparata ad accoglierlo se non attraverso l’assimilazione. Lo stesso dicasi dei matrimoni misti in cui l’individuo esterno viene a rappresentare un elemento di disturbo se non riesce ad integrarsi. Il cardine della struttura sociale dei Rom e la famiglia patriarcale, dove il vecchio, considerato saggio, ne é rappresentante riconosciuto. Ci sono Rom che vengono esclusi per le loro pessime qualità morali, sono considerati “gavalé” e sono derisi e scherniti. I frequenti contatti all’interno del mondo romano hanno da sempre attivato una fitta rete di comunicazione interna che porta i Rom ad essere a1 corrente di ciò che accade a famiglie zingare anche molto distanti. I mass media rappresentano oggi, assieme alle organizzazioni tentacolari pseudo-zingare, la più grande minaccia all’esistenza dei Rom poiché infondono modelli di vita che allontanano i giovani dalla tradizione facendo allargare le maglie delle relazioni sociali e familiari, creando anche nuovi gusti e nuove esi genze che alterano l’etica romanès e che infondono nei Rom l’arrivismo e la necessità di possedere a tutti i costi il superfluo. Da qui le attività illecite. I Rom non preparati alla maniera dei caggé, cadono nel tranello. Cerchiamo ora di capire e di conoscere alcuni aspetti fondamentali della cultura e della vita dei Rom abruzzesi: la lingua, il sistema giuridico, la festa (fidanzamento e matrimonio), la morte. La lingua La lingua dei Rom abruzzesi detta “romanès” o “romaní ©hib” è strettamente imparentata con le lingue neo-indiane e conserva ancora fedelmente un gran numero di vocaboli di origine indiana. La lingua romani è arricchita di imprestiti persiani, armeni, greci, serbo-croati, di alcuni vocaboli tedeschi e di elementi dialettali dell’Italia centromeridionale a testimonianza dell’itinerario seguito dai Rom nel lungo cammino iniziato dal nord-ovest dell’India verso occidente

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