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lunedì 25 luglio 2005
Il telefonino del futuro si ricaricherà con l'acqua
E per alimentarlo basterà che la batteria sia sempre pressurizzata.
A rivelarlo sono stati due studiosi, Daniel Kwok e Larry Kostiuk della University of Alberta, che hanno pubblicato i risultati di un loro studio sulla rivista Journal of Micromechanics and Microengineering.
La tecnica, riferisce ''L'Almanacco della Scienza'', il giornale on line di informazioni scientifiche del Consiglio Nazionale delle Ricerche, si basa tutta sulle speciali qualità dell'acqua del rubinetto che, se pompata in appositi micro canali, è in grado di generare elettricità.
Il cuore di tutto è la creazione di una carica elettrica attraverso il fenomeno della separazione di carica dovuta all'interazione fra una interfaccia sia solida che liquida.
Andrea Pietrarota
venerdì 22 luglio 2005
Consegnate le bandiere blu alle spiagge salernitane
lunedì 18 luglio 2005
Internet: il boom del 'senza fili'
Il sorprendente dato emerge da una ricerca del “Pew Internet and American Life Project” che fotografa la crescita e le novità nell´utilizzo di Internet, attraverso il "Wi-Fi", ossia tutte le tecnologie che si connettono tra di loro senza l’utilizzo di fili e cavi di collegamento.
Secondo i risultati diffusi, gli internauti americani hanno un interesse crescente verso Internet e svolgono sempre più attività attraverso la grande rete: tre quarti degli americani adulti usano il computer e ben il 63% naviga nel web.
Inoltre uno su quattro ha preso parte ad aste online e il 65% utilizza servizi di e-commerce per fare acquisti.
Andrea Pietrarota
sabato 16 luglio 2005
Assegnate le Bandiere Blu alle Spiagge del Lazio: ai Comuni di Gaeta, Sperlonga, Sabaudia, Nettuno e Anzio
Gaeta, 16 luglio 2005 Le Bandiere Blu sulle spiagge del Lazio Sabato 16 luglio, una grande festa celebrerà la cerimonia ufficiale di consegna delle Bandiera Blu conferita ai Comuni di Gaeta, Sperlonga, Sabaudia, Anzio e (per il porto), Nettuno assegnate dalla FEE, la Fondazione Internazionale per l’Educazione Ambientale in stretta collaborazione con il COBAT (Consorzio Obbligatorio Batterie Esauste) e il COOU (Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati), i Consorzi Nazionali istituiti per legge per la raccolta e il riciclo di batterie esauste ed oli usati, che da anni sono impegnati per evitare la dispersione in mare di questi rifiuti altamente pericolosi per l’ecosistema marino. A consegnare l’ambito vessillo ai Sindaci dei Comuni, saranno il Segretario Generale della FEE Italia, Giulio MARINO insieme con il Coordinatore delle aziende di raccolta del Centro Sud del COOU, Marco PAOLILLI il Responsabile Campagne Speciali del COBAT Luigi DE ROCCHI, che parleranno della pericolosità di oli e batterie esauste. COOU E COBAT: l’importanza del recupero di oli lubrificanti usati e batterie esauste Questi due rifiuti, se eliminati in modo scorretto, si trasformano in potenti agenti d’inquinamento. Le implicazioni ambientali di un improprio comportamento sono, infatti, devastanti, poiché l’olio lubrificante crea nell’acqua una sottile pellicola che non consente lo scambio di ossigeno e dunque il mantenimento della vita dell’ecosistema sottostante. Basta pensare che il cambio dell’olio di un’automobile, se versato in mare, inquina una superficie grande come un campo di calcio. Le batterie utilizzate dai natanti per l’avviamento dei motori, una volta esaurite, sono rifiuti estremamente pericolosi per via dell’elevato contenuto in sostanze tossiche e aggressive, quali piombo e acido solforico. Gettare in mare questi rifiuti è, quindi, un gesto irresponsabile che provoca seri danni alla flora ed alla fauna sottomarine. Se raccolti con cura e riutilizzati, forniscono un contributo positivo alla bilancia dei pagamenti del nostro Paese, consentendo di risparmiare sulle importazioni di piombo e petrolio. I dati di raccolta e COOU COBAT Nel 2004 il COOU ha raccolto 210.037 tonnellate di oli usati, raggiungendo il record dei venti anni di attività del Consorzio. La quantità di olio raccolto è pari all’87% dell’olio raccoglibile; il Consorzio con 165.056 tonnellate di olio avviato a rigenerazione, detiene il primato europeo. Nella Regione Lazio sono state raccolte 12.057 tonnellate di olio usato, nel Comune di Gaeta sono state raccolte 60 tonnellate, e nelle province di Latina e Roma rispettivamente 1.535 e 7.521. L’anno scorso, il COBAT ha raccolto e avviato al riciclaggio 16 milioni di batterie esauste (circa 192.000 tonnellate), con una percentuale di recupero prossima alla totalità dell’immesso, che ha posto l’Italia al vertice mondiale nella raccolta di questi rifiuti pericolosi e ha fatto risparmiare 76 milioni di euro sull’importazione di metallo piombo. Nella Regione Lazio sono state raccolte nel 2004 oltre 15.700 tonnellate di accumulatori esausti, con la Provincia di Latina e il Comune di Gaeta che hanno registrato rispettivamente 3.800 e 21,600 tonnellate di accumulatori raccolti. Nei primi 6 mesi del 2005 nel Lazio sono state raccolte e avviate al riciclo quasi 9.000 tonnellate di accumulatori, con un incremento di pari al 10,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. L’impegno di COOU e COBAT per la tutela del mare L’impegno dei due Consorzi è ora quello di recuperare le percentuali che ancora sfuggono alla raccolta. “La nautica è uno dei settori maggiormente a rischio per il corretto recupero di batterie esauste ed oli usati - hanno dichiarato i rappresentanti di COOU e COBAT - il nostro impegno nell’assegnare la Bandiere Blu, a fianco della FEE, fa parte di un progetto più ampio, denominato "Isole nel porto", volto a garantire strutture adeguate per la nautica affinché non vengano dispersi nell'ambiente neanche piccoli quantitativi di questi pericolosi rifiuti”. Le isole nel Porto Il COOU e il COBAT si sono attivati dal 1999 per sollecitare le Autorità Marittime e le Autorità Portuali nella creazione delle “Isole nel Porto”, strutture funzionali collocate in punti strategici dove gli utenti della nautica da diporto e non, possono consegnare gli oli usati e le batterie, contribuendo così a ridurre notevolmente il rischio di dispersione in mare. Ad oggi sono già 59 le isole ecologiche installate in 31 porti italiani quali Mola di Bari (BA), Barletta (BA), Trani (BA), Taranto, Manfredonia (FG), Ancona, Trieste, Viareggio (LU), Pescara, La Spezia, Savona, Olbia, Cagliari, Castellammare di Stabia (NA), La Maddalena (SS), Golfo Aranci (SS), Palau (SS), Trapani, Porto Empedocle (AG), Riposto (CT), Porto Viro (RO), Marina di Carrara (MS), San Benedetto del Tronto (AP), Sperlonga (LT), Terracina (LT), Gaeta (LT), Castiglione della Pescaia (GR), S. Teresa di Gallura (SS), Maratea (PZ). E attualmente sono in trattativa numerosi altri porti di interesse sia commerciale che turistico come Siracusa, Rimini, Formia (LT), Bari.
Ufficio stampa: H&K GAIA
Andrea Pietrarota, 335.5640825 - pietrarotaa@hkgaia.com
mercoledì 13 luglio 2005
La Bandiera Blu sventola sulle spiagge di Civitanova Marche
Venerdì 15 luglio, dalle ore 16.00 / 23.00
Zona Portuale – Civitanova Marche
Venerdì 15 luglio, una grande festa celebrerà la cerimonia ufficiale di consegna della Bandiera Blu conferita al Comune di Civitanova Marche, assegnata dalla FEE, la Fondazione Internazionale per l’Educazione Ambientale in stretta collaborazione con il COBAT e il COOU, i Consorzi Nazionali istituiti per legge per la raccolta e il riciclo di batterie esauste ed oli usati, che da anni sono impegnati per evitare la dispersione in mare di questi rifiuti altamente pericolosi per l’ecosistema marino.
Le Bandiere Blu, si ricorda, vengono assegnate in tutto il mondo alle località balneari che si distinguono per la qualità del mare, la pulizia delle spiagge, le strutture turistiche, i servizi offerti e le raccolte differenziate dei rifiuti.
Nel 2005 le Bandiere Blu sono state assegnate alle spiagge di 90 Comuni Italiani e la Regione Marche ne vanta ben 11: oltre a Civitanova Marche, hanno avuto il riconoscimento le spiagge di Gabicce Mare e Pesaro (PS), Senigallia, Sirolo e Numana (AN), Porto Recanati (MC), Cupra Marittima, Grottammare, San Benedetto del Tronto, Porto San Giorgio (AP);
A consegnare l’ambito vessillo al Sindaco di Civitanova Marche, Erminio MARINELLI, saranno il Segretario Generale della FEE Italia, Giulio MARINO insieme con il Responsabile Operativo del COOU Franco BARBETTI e la Responsabile Comunicazione COBAT Chiara BRUNI, che parleranno della pericolosità di oli e batterie esauste, e illustreranno il progetto nazionale delle “Isole nel Porto”, nato ad Ancona nel 1999, proprio per evitare la dispersione in mare di questi rifiuti tossici-nocivi.
La cerimonia sarà presenziata dall’Assessore al Turismo, Sergio MARSETTI,il Presidente della Provincia Giulio SILENZI, il Consigliere Regionale Ottavio BRINI, Sua Eccellenza il Prefetto Carmelo ARONICA, il Comandante di Vascello Massimo MOSCONI. Nel corso della manifestazione sono previsti intrattenimenti musicali e danze caraibiche e a tutti i bambini intervenuti saranno regalati i gadget della FEE, del COBAT e del COOU. La serata sarà allietata dall’esibizione degli sbandieratori e tamburini.
venerdì 8 luglio 2005
Le bandiere blu sventolano sulle spiagge pugliesi
mercoledì 6 luglio 2005
Rapporto COBAT 2004 - Responsabilità economica, ambientale e sociale

Milano, 6 luglio 2005
Mai come oggi i settori produttivi del nostro paese sono stati investiti di un ruolo di primo piano nell’affrontare il problema della scarsità delle risorse ambientali. Mai come oggi parole come riciclo, risparmio energetico e di materiali, diminuzione delle emissioni inquinanti e salvaguardia del clima hanno acquisito significato e pregnanza.
E’ nel contesto di questa realtà che si è tenuta oggi, presso il Palazzo dell’Informazione di Milano, la conferenza stampa di presentazione del “Rapporto COBAT 2004 - Responsabilità economica, ambientale e sociale”.
Si tratta del 7° Rapporto annuale del Consorzio che – per la prima volta – viene redatto secondo i criteri di un Bilancio di sostenibilità, cioè considerando gli aspetti economici, ambientali e sociali relativi sia alla gestione delle attività interne del COBAT che al funzionamento del sistema di raccolta, recupero e riciclo attivato all’interno della filiera delle batterie al piombo. Questo cambiamento di formula corrisponde all’impegno del Consorzio verso il miglioramento costante delle proprie prestazioni, nell’intento di rendere concreto e trasparente il percorso verso la sostenibilità.
Hanno presentato il rapporto Giancarlo Morandi, presidente del COBAT, Paolo Frankl, direttore scientifico di Ecobilancio Italia, con la partecipazione di Roberto Tortoli, Sottosegretario di Stato all’Ambiente e alla Tutela del Territorio e Edoardo Croci, Vicedirettore IEFE, Università Bocconi.
Il volume di presentazione del rapporto si avvale delle illustrazioni di Riccardo Mannelli, che ha accettato la sfida di rappresentare con immediatezza visiva i nodi concettuali dello sviluppo sostenibile.
La specifica mission del COBAT è ben rappresentata dai numeri della performance economica: nel 2004 il Consorzio ha recuperato oltre 191 mila tonnellate di batterie al piombo esauste, neutralizzato oltre 30 milioni di litri di acido solforico, recuperato più di 10 mila tonnellate di materie plastiche e 1.100 mila tonnellate di piombo.
La produzione annua degli impianti di riciclo permette di soddisfare mediamente oltre il 40% del fabbisogno di piombo nel nostro paese, con evidenti benefici anche sul piano della bilancia commerciale. Lo sviluppo della filiera di recupero delle batterie e di altri rifiuti a base piombosa permette di risparmiare annualmente importi attualmente valutati intorno ai 60 milioni di Euro.
La performance ambientale del sistema COBAT di raccolta e riciclo delle batterie esauste evidenzia, oltre al risparmio netto della risorsa piombo, un notevole contributo sia in termini di risparmio energetico che di minori emissioni di gas serra. Una ricerca commissionata nel 2004 dal COBAT ha valutato che la produzione di piombo primario richiede un consumo di energia tre volte superiore rispetto a quello secondario e che le emissioni di gas serra associate al piombo primario hanno valori superiori di uno o due ordini di grandezza rispetto al piombo riciclato.
Nella consapevolezza del crescente ruolo del riciclo rispetto all’impegno globale nei confronti del clima, il COBAT è stato il primo consorzio italiano ad aderire volontariamente al Kyoto Club – la più importante associazione italiana di imprese, consorzi ed enti locali impegnati nella riduzione delle emissioni di gas-serra – dove partecipa al gruppo di lavoro sul recupero e riciclaggio dei materiali.
Sul piano della qualità, nel 2004 il COBAT ha ottenuto la doppia certificazione ISO 9001 e ISO 14001. E per quanto riguarda il sistema nel suo complesso, tra il 2001 ed il 2004 il numero di raccoglitori in possesso di una certificazione ISO 9000 è più che raddoppiato, le certificazioni ambientali sono arrivate a 46, la quasi totalità dei raccoglitori ha introdotto un sistema di gestione conforme alla norma ISO 14001, e quattro operatori hanno ottenuto la registrazione EMAS.
Ma la vera novità del Rapporto COBAT 2004 è costituita dai parametri di performance sociale. Si tratta del primo tentativo effettuato in Italia di applicare a un Consorzio del riciclo il cosiddetto approccio Triple bottom line, secondo le linee guida della Global Reporting Initiative (GRI), il processo internazionale multistakeholder che mira a diffondere linee guida sui bilanci di sostenibilità.
All’attenzione posta alle risorse umane in termini di sicurezza e qualità del lavoro e all’ampio ventaglio degli stakeholder del Consorzio, si aggiungono iniziative e impegni nei confronti dei processi di sostenibilità, sia a livello locale che globale.
Tra le principali attività realizzate nel 2004:
- “Compatibilmente”: una proposta di educazione per le scuole italiane in collaborazione con grandi quotidiani nazionali e Legambiente.
- “Mountain Tour Panorama-Cobat”: un rapporto sullo stato di salute delle nostre montagne. Progetto di ricerca con il supporto scientifico dell’IMONT, Istituto Nazionale della Montagna.
- “Solar Power for Puno”: un progetto di intervento in una regione rurale del Perù andino, in collaborazione con l’organizzazione non governativa tedesca Inkatec.
- Partecipazione al “Comitato per la diffusione della cultura ambientale”, promosso da Edizioni Ambiente.
Per richiedere il volume: comunicazione@cobat.it
E’ inoltre possibile scaricare il rapporto in formato elettronico dalla pagina "pubblicazione" del sito www.cobat.it .
Per informazioni: HILL & KNOWLTON GAIA
Andrea Pietrarota Tel. 06-4404627 Fax 06-4404604 Cell.: 335-5640825 E-mail:
Ottimi risultati di riciclo e nuovo impegno nella trasparenza: i fiori all’occhiello del Cobat
Mai come oggi i settori produttivi del nostro paese sono stati investiti di un ruolo di primo piano nell’affrontare il problema della scarsità delle risorse ambientali. Mai come oggi parole come riciclo, risparmio energetico e di materiali, diminuzione delle emissioni inquinanti e salvaguardia del clima hanno acquisito significato e pregnanza.
E’ nel contesto di questa realtà che si è tenuta oggi, presso il Palazzo dell’Informazione di Milano, la conferenza stampa di presentazione del “Rapporto COBAT 2004 - Responsabilità economica, ambientale e sociale”.
Si tratta del 7° Rapporto annuale del Consorzio che – per la prima volta – viene redatto secondo i criteri di un Bilancio di sostenibilità, cioè considerando gli aspetti economici, ambientali e sociali relativi sia alla gestione delle attività interne del COBAT che al funzionamento del sistema di raccolta, recupero e riciclo attivato all’interno della filiera delle batterie al piombo. Questo cambiamento di formula corrisponde all’impegno del Consorzio verso il miglioramento costante delle proprie prestazioni, nell’intento di rendere concreto e trasparente il percorso verso la sostenibilità.
Hanno presentato il rapporto Giancarlo Morandi, presidente del COBAT, Paolo Frankl, direttore scientifico di Ecobilancio Italia, con la partecipazione di Roberto Tortoli, Sottosegretario di Stato all’Ambiente e alla Tutela del Territorio e Edoardo Croci, Vicedirettore IEFE, Università Bocconi.
Il volume di presentazione del rapporto si avvale delle illustrazioni di Riccardo Mannelli, che ha accettato la sfida di rappresentare con immediatezza visiva i nodi concettuali dello sviluppo sostenibile.
La specifica mission del COBAT è ben rappresentata dai numeri della performance economica: nel 2004 il Consorzio ha recuperato oltre 191 mila tonnellate di batterie al piombo esauste, neutralizzato oltre 30 milioni di litri di acido solforico, recuperato più di 10 mila tonnellate di materie plastiche e 1.100 mila tonnellate di piombo.
La produzione annua degli impianti di riciclo permette di soddisfare mediamente oltre il 40% del fabbisogno di piombo nel nostro paese, con evidenti benefici anche sul piano della bilancia commerciale. Lo sviluppo della filiera di recupero delle batterie e di altri rifiuti a base piombosa permette di risparmiare annualmente importi attualmente valutati intorno ai 60 milioni di Euro.
La performance ambientale del sistema COBAT di raccolta e riciclo delle batterie esauste evidenzia, oltre al risparmio netto della risorsa piombo, un notevole contributo sia in termini di risparmio energetico che di minori emissioni di gas serra. Una ricerca commissionata nel 2004 dal COBAT ha valutato che la produzione di piombo primario richiede un consumo di energia tre volte superiore rispetto a quello secondario e che le emissioni di gas serra associate al piombo primario hanno valori superiori di uno o due ordini di grandezza rispetto al piombo riciclato.
Nella consapevolezza del crescente ruolo del riciclo rispetto all’impegno globale nei confronti del clima, il COBAT è stato il primo consorzio italiano ad aderire volontariamente al Kyoto Club – la più importante associazione italiana di imprese, consorzi ed enti locali impegnati nella riduzione delle emissioni di gas-serra – dove partecipa al gruppo di lavoro sul recupero e riciclaggio dei materiali.
Sul piano della qualità, nel 2004 il COBAT ha ottenuto la doppia certificazione ISO 9001 e ISO 14001. E per quanto riguarda il sistema nel suo complesso, tra il 2001 ed il 2004 il numero di raccoglitori in possesso di una certificazione ISO 9000 è più che raddoppiato, le certificazioni ambientali sono arrivate a 46, la quasi totalità dei raccoglitori ha introdotto un sistema di gestione conforme alla norma ISO 14001, e quattro operatori hanno ottenuto la registrazione EMAS.
Ma la vera novità del Rapporto COBAT 2004 è costituita dai parametri di performance sociale. Si tratta del primo tentativo effettuato in Italia di applicare a un Consorzio del riciclo il cosiddetto approccio Triple bottom line, secondo le linee guida della Global Reporting Initiative (GRI), il processo internazionale multistakeholder che mira a diffondere linee guida sui bilanci di sostenibilità.
All’attenzione posta alle risorse umane in termini di sicurezza e qualità del lavoro e all’ampio ventaglio degli stakeholder del Consorzio, si aggiungono iniziative e impegni nei confronti dei processi di sostenibilità, sia a livello locale che globale.
Tra le principali attività realizzate nel 2004:
- “Compatibilmente”: una proposta di educazione per le scuole italiane in collaborazione con grandi quotidiani nazionali e Legambiente.
- “Mountain Tour Panorama-Cobat”: un rapporto sullo stato di salute delle nostre montagne. Progetto di ricerca con il supporto scientifico dell’IMONT, Istituto Nazionale della Montagna.
- “Solar Power for Puno”: un progetto di intervento in una regione rurale del Perù andino, in collaborazione con l’organizzazione non governativa tedesca Inkatec.
- Partecipazione al “Comitato per la diffusione della cultura ambientale”, promosso da Edizioni Ambiente.
Per richiedere il volume: comunicazione@cobat.it
E’ inoltre possibile scaricare il rapporto in formato elettronico dalla pagina "pubblicazione" del sito www.cobat.it.
lunedì 4 luglio 2005
Un nuovo modello di sviluppo per un futuro sostenibile per l’umanità e per il Pianeta
Da questo punto di vista diventa fondamentale il discorso del risparmio e delle fonti energetiche rinnovabili.
Il problema energetico è strettamente correlato alla tutela dell’ambiente per molte ragioni: perché per produrre energia si consumano grandi quantitativi di risorse ambientali; perché le fonti più utilizzate per produrre energia sono quelle fossili come il petrolio e il carbone, altamente inquinanti e responsabili dell’effetto serra e dei conseguenti mutamenti climatici.
Non solo, è divenuto ormai inaccettabile continuare ad ignorare la responsabilità che i paesi del nord del mondo hanno nei confronti di quelli del Sud. Il modello di sviluppo e i consumi energetici imposti dal nostro stile di vita, infatti, hanno le ricadute ambientali più catastrofiche proprio nella parte del pianeta più disagiata.
Si calcola che se tutti quanti si comportassero come un cittadino di un Paese ad alto reddito ci vorrebbero altri 2,6 pianeti per soddisfare le necessità dell’umanità.
Oggi più che mai, l'accettazione di misure incisive per curare la febbre del pianeta, mette tutti davanti alla necessità di individuare strategie per attivare processi di sostenibilità energetica.
Un primo passo importantissimo in questa direzione, si è avuto con l’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, attraverso il quale i Governi di molti paesi si sono impegnati a ridurre le emissioni di CO2 e dei gas climalteranti, nel periodo compreso tra il 2008 e il 2012.
La strada da intraprendere con urgenza, per fronteggiare questa situazione, è quella della riduzione dei consumi e dell’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili che hanno la caratteristica di avere emissioni zero di sostanze inquinanti e di non essere esauribili.
Ma anche i singoli cittadini possono fare molto ed essere coinvolti in questo processo virtuoso adottando una serie di accorgimenti per consumi energetici più sostenibili.
Andrea Pietrarota
martedì 21 giugno 2005
DONNE SCIENZIATE, LE AZIENDE VI ASPETTANO

in collaborazione con Hewlett Packard e Intel
DONNE SCIENZIATE, LE AZIENDE VI ASPETTANO
Al via la campagna
“Più donne verso le facoltà scientifiche”
“È una questione di biologia.”
Questa la laconica sentenza di Lawrence Summer, rettore all’Università di Harvard, riguardo la scarsa presenza delle donne nel mondo scientifico. Le fanciulle, secondo il professore, non hanno le stesse abilità innate degli uomini per la matematica e la scienza. Insomma, non ci arrivano.
Ma è proprio così? Le donne devono arrendersi di fronte ad una legge di natura?
Futuro@lfemminile vuole dimostrare il contrario. Dal 7 maggio sarà presente presso gli Open Day delle Università milanesi per incentivare le iscrizioni femminili ai corsi di laurea tecnico-scientifici, al fine di agevolare un loro futuro inserimento nelle professioni del settore dell’Information Technology.
Il 7 maggio, Politecnico e Bicocca
I primi appuntamenti sono al Politecnico e all’Università Bicocca. Seguirà l’Università Statale il 14 maggio, e, in estate, Bocconi e Cattolica.
La presenza di futuro@lfemminile si articolerà in vari modi, con la proiezione di un video che riproduce la “giornata tipo” di una donna che lavora in un’azienda tecnologica, la diffusione di informazioni sulle donne nel mondo dell’IT e sulle opportunità di stage, Graduates Academy, giornate di mentorship.
Sarà inoltre realizzata una piccola indagine per definire il profilo medio della ragazza interessata alle lauree cosiddette “forti”.
L’obiettivo del progetto è quello di estendere le attività di promozione delle facoltà scientifiche dall’area milanese, scelta come test pilota, ad altre città italiane. Il progetto futuro@lfemminile
Gli appuntamenti presso le Università milanesi rientrano nel piano di attività di futuro@lfemminile, il progetto di Microsoft Italia per le donne, realizzato in collaborazione con Hewlett-Packard Italiana ed Intel Corporation Italia, che vuole valorizzare il contributo che la tecnologia può dare nell’aiutare le donne ad esprimere il loro potenziale, una tecnologia non più solo territorio maschile, ma alleata e al servizio delle donne.
Il quadro nazionale: le donne si laureano di più e meglio, ma…
La riflessione di futuro@lfemminile ha preso avvio dalla ricerca “Genere, scienza e tecnologia. Donne e mondo scientifico in Italia”, commissionata da Microsoft al Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università Bicocca di Milano. I dati parlano chiaro: in Italia le studentesse universitarie sono di più dei loro colleghi maschi. Nell’anno accademico 2001-2002, infatti, sul totale degli iscritti ai corsi di laurea il 56% sono donne. Non solo. Le ragazze si laureano in numero maggiore e più velocemente rispetto ai ragazzi, ottenendo anche una migliore riuscita nel percorso di studio: il 56,5% dei laureati nel 2002 è di sesso femminile, con una media di 1,9 anni di ritardo alla laurea contro 2,2 anni dei colleghi maschi e con una votazione media di 104 contro 101 degli uomini. Il 65,5% delle studentesse ottiene il massimo dei voti e, tra chi prosegue, sono le donne a ricoprire il 51% dei dottorati di ricerca, il 56% dei posti nei master e il 64% nelle scuole di specializzazione.
… sono poco presenti nelle facoltà scientifiche
Donne brave e preparate, ma se si guarda alla loro distribuzione tra i corsi di laurea, emerge subito un’asimmetria di genere: le ragazze affollano le aule delle facoltà umanistiche (83%) e del gruppo medico (67%), ma disertano quelle scientifiche (38%) e ancor di più quelle del gruppo ingegneristico (17%).
Eppure quelle poche che ci sono riescono, anche nelle facoltà tuttora roccaforti maschili, ad ottenere risultati migliori: rispetto ai loro colleghi si laureano prima (27 anni contro 28) e meglio (102,7 la votazione media contro 100,6).
La scelta della facoltà tra ragione e sentimento
Perché questo divario? Società, cultura, stereotipi di genere e carenza di modelli femminili da emulare relegano ancora le donne a presenze di nicchia nelle aree scientifiche.
Anche le motivazioni personali giocano il loro ruolo: al momento dell’iscrizione all’università, i ragazzi sono più pragmatici e scelgono di studiare quello che assicurerà loro un lavoro migliore e più redditizio, le ragazze, invece, si fanno guidare dalla passione, che orienta studi e mestieri.
Imprese a caccia di ingegneri
Mentre le facoltà umanistiche si riempiono di iscritti, le imprese vanno in cerca di laureati nelle aree tecniche. Secondo l’indagine annuale del Consorzio AlmaLaurea, gli ingegneri hanno una marcia in più nella ricerca del lavoro. Ad un anno dal titolo, il 76,1% dei neoingegneri ha un impiego, contro il 54,2% della media dei laureati e, a tre anni dalla tesi, la quota di occupati balza al 96,2%.
Inoltre, dalle aziende del settore IT arriva un segnale incoraggiante per le donne: sebbene siano ancora poche sul totale dei dipendenti, nel 2001 la percentuale delle dirigenti nel settore IT si attestava al 12,8%, contro il 9,3% delle dirigenti nel settore della produzione di beni e servizi (dati CNEL 2004). L’information Technology ha anche una maggiore dinamicità in confronto agli altri settori: il 65,3% delle donne occupate ha infatti un’età compresa tra i 20 e i 35 anni.
Dalle matricole alle laureande: Microsoft valorizza il potenziale dei migliori talenti
Microsoft, sempre a caccia di talenti, definisce un piano di inserimento dei giovani neo laureati tra le proprie fila: stage e opportunità di lavoro a tempo determinato e indeterminato sono gli strumenti principali che vengono utilizzati. Le donne rappresentano circa il 50% della popolazione dei giovani in azienda.
A rafforzare ciò, esiste anche il programma europeo della Graduates Academy che ha l’obiettivo di valorizzare le potenzialità dei giovani laureati con non più di 18 mesi di esperienza nelle aree marketing, vendita o tecnica. Il percorso formativo, alterna momenti di apprendimento on the job con attività di formazione d’aula nelle diverse filiali europee di Microsoft; dura due anni ma l’inserimento è fin da subito con un contratto a tempo indeterminato.
Hewlett Packard punta sulle donne
In Hewlett Packard l’attenzione alle persone e alle capacità dei giovani è una costante. Per i neolaureati è previsto un percorso di inserimento di un anno con un mentor assegnato, corsi specifici e la possibilità di partecipare a meeting manageriali.
In Hewlett Packard le donne sono una realtà consolidata: le donne infatti sono quasi il 40% e le dirigenti, il 20%. Un esempio? Nel corso di quest’uitimo anno, in un solo mese, sono state inserite 18 donne nell’area marketing e vendite.
Futuro@lfemminile è anche on line
Tutti i contenuti e gli aggiornamenti delle attività del progetto sono consultabili sul sito http://www.futuroalfemminile.it/
Per informazioni
Ufficio stampa Hill & Knowlton Gaia
Nicoletta Vulpetti 06441640306 – 3473359814 vulpettin@hkgaia.com
Alessia Calvanese 06441640328 – 3351309390 calvanesea@hkgaia.com
Maria Luisa De Petris 06441640335 depretis@hkgaia.com
martedì 14 giugno 2005
Ecodom entra nel WEEE Forum
Milano, 14 giugno 2005 – Ecodom, il consorzio italiano per il recupero e il riciclaggio di elettrodomestici, è entrato a far parte, in qualità di “associated member” del WEEE Forum, l’organizzazione paneuropea che analizza e studia le normative e le metodologie di raccolta e trattamento delle apparecchiature elettriche ed elettroniche a fine vita, con l’obiettivo di individuare le “best practices” da condividere con i consorzi nazionali costituiti nell’ambito delle diverse filiere.
Con Ecodom, il WEEE Forum conta 17 associati, tra i quali i nascenti sistemi collettivi di Spagna, Gran Bretagna, Lussemburgo, Finlandia, Irlanda e Lettonia. In parallelo alla progressiva attuazione della Direttiva nei vari stati membri, il WEEE Forum prevede altre adesioni nel corso dell’anno.
Il WEEE Forum partecipa a uno dei gruppi di lavoro del Technical Advisory Group (TAC) dell’Unione Europea, ed è inoltre stato invitato dalla Commissione Europea a prendere parte alla tavola rotonda sull’implementazione delle Direttive WEEE (in italiano RAAE, Rifiuti derivanti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) e ROHS (Directive on Restriction of Hazardous Substances).
* * *
Ecodom (Consorzio Italiano Recupero e Riciclaggio Elettrodomestici) è il consorzio che rappresenta una quota di mercato significativa nei settori dei grandi elettrodomestici e scalda-acqua in risposta alla Direttiva 2002/96/CE dell’Unione Europea sullo smaltimento e il riciclo degli apparecchi elettrici ed elettronici a fine vita. Ha come finalità la gestione collettiva di trasporto, reimpiego, trattamento, recupero, riciclaggio, smaltimento dei prodotti al termine del loro utilizzo.
I Soci fondatori sono: Antonio Merloni; B/S/H Elettrodomestici; Candy Elettrodomestici; Faber; Franke; Haier Europe Trading; Hoover; Lorenzi Vasco; Indesit Company; Merloni Termosanitari; Miele Italia, Nardi Elettrodomestici; Smeg; Tecnogas; Whirlpool Europe. Al Consorzio potranno aderire altre aziende delle filiere sopra elencate.
Presidente è Piero Moscatelli di Indesit Company.
Per informazioni alla stampa:
Giorgio Scappaticcio
Hill&Knowlton Gaia
Via Nomentana 257
00161 Roma
Tel. 06 441640309
fax 06 4404604
e-mail: scappaticciog@hkgaia.com
LA CHIESA SUL RAPPORTO UOMO/AGRICOLTURA. A TRENT'ANNI DALL'ULTIMO DOCUMENTO INTERVENTO SU AMBIENTE/AGRICOLTURA E OGM
Il documento evidenzia come "si diffonde fra i consumatori la ricerca di prodotti per una sana alimentazione, con la conseguente preferenza per prodotti locali e la richiesta di informazione sui processi di produzione".
Dunque anche la Chiesa si esprime riguardo ad una problematica che vede grande attenzione da parte della popolazione italiana ed europea, in particolare, in contrapposizione con alcune scelte ampiamente supportate in altri contesti geografici.
Nel testo della CEI particolare attenzione è indirizzata alla valutazione dei possibili effetti degli organismi transgenici sull'uomo e sull'ambiente, dai punti di vista biologico, produttivo, economico e sociale".
Oltretutto, si sottolinea "accanto a grandi opportunità teoriche, tali tecnologie presentano rischi di cui, allo stato attuale delle conoscenze, é difficile dare una valutazione adeguata", d'altra parte si invita anche a "non cadere nell'errore di credere che la sola diffusione dei benefici legati alle nuove biotecnologie possa risolvere tutti gli urgenti problemi di povertà e di sottosviluppo che assillano ancora tanti Paesi del pianeta".
Per la CEI "la possibile irreversibilità di taluni processi e l'incertezza legata alla parzialità delle conoscenze esigono nel campo degli organismi transgenici una particolare cautela, unita a ulteriori sviluppi nella ricerca scientifica".
La pronuncia della CEI riporta il dibattito in primo piano nel mondo agricolo e produttivo legato alle scelte di politica agraria in Italia ed all'estero, laddove si sottolinea l'intensità e la responsabilità che esiste tra il mondo rurale e l'ecologia.
"In questo contesto, si afferma, gli agricoltori appaiono oggi non solo produttori di beni materiali fondamentali, ma sempre più custodi di un territorio amato e servito, nel suo spessore culturale e, ovviamente, prima ancora nella sua identità fisica. La conservazione del territorio, affidata alle talvolta povere comunità rurali della montagna e della collina, ha un ruolo vitale per la sicurezza dell’agricoltura di pianura e per le città, attraverso il delicato equilibrio dei complessi sistemi idrogeologici ed ecologici che caratterizzano il nostro Paese. Agli abitanti delle zone rurali interne vanno garantiti gli stessi diritti e la stessa dignità dei cittadini e degli agricoltori che operano in pianura".
Di qui l'invito alla tutela dei prodotti tipici: "È questo oggi un filone produttivo altamente ricercato e apprezzato, capace di creare nicchie di mercato remunerative, stimolanti anche sul piano sociale e culturale oltre che economico. Di fronte all’omologazione crescente dei gusti e alla massificazione distributiva alimentare, il mondo agricolo può offrire un proprio orientamento sul modello economico, sociale e culturale di sviluppo, fondato su un sapiente recupero della tradizione agricola e alimentare, nelle forme tipiche dei diversi territori. Si apre in tal modo un’opportunità di sviluppo per le aree rurali, che a partire da tale scelta possono anche rafforzare la propria funzione, espandendo le potenzialità economiche in connessione con nuove attività di ristorazione, di agriturismo, di trasformazione e commercializzazione, che si sviluppano attorno ai prodotti tipici".
In realtà, non è la prima volta che i Vescovi italiani dedicano un documento al mondo rurale. La Commissione Episcopale per i problemi sociali, l’11 novembre 1973, pubblicò una nota dal titolo “La Chiesa e il mondo rurale italiano”. Fu una riflessione sistematica e qualificata, adeguata e incisiva, capace di leggere la situazione di quegli anni, per offrire ad essa risposte pastorali intelligenti e lungimiranti. "Oggi, però, il mondo agricolo è profondamente cambiato, pur se in modo diverso a seconda delle aree geografiche e della natura dei luoghi e dei terreni, perdendo in non pochi posti i tratti familiari e personalizzati tradizionali, per assumere un volto che lo assimila sempre più alle forme industrializzate di produzione dei beni", afferma la stessa CEI nel documento.
lunedì 13 giugno 2005
FONTI ENERGETICHE: ITALIA SEMPRE PIÙ DIPENDENTE DALL'ESTERO.
Segnali positivi vengono invece dalle fonti energetiche rinnovabili: in questo settore il contributo al bilancio energetico nazionale è cresciuto del 25% tra il 1995 e il 2001.
La dipendenza dell'Italia dall'estero resta altissima. Infatti per quanto riguarda il petrolio nel nostro Paese si è arrivati al di sotto del 50%, ma comunque ancora lontana da quella che è la dipendenza mondiale, pari al 38%. La nostra dipendenza dal gas naturale per la generazione di energia elettrica è salita dal 21% agli inizi degli anni Novanta al 45% di oggi. Secondo un’analisi dell'Eurispes, emerge quindi che le politiche energetiche, volte a ridurre la dipendenza dall'estero, non hanno avuto grande successo, se si considera anche che ad aggravare la situazione hanno contribuito i ritardi nell'estrazione di petrolio dai giacimenti della Basilicata, che avrebbero dovuto invece ridurre l'import. In Italia, malgrado un notevole potenziale, la quota al 2000 dell'energia primaria rappresenta solo il 5,4%, ben al di sotto di altri paesi industrializzati. Per quanto riguarda le fonti rinnovabili, lo sviluppo nel nostro Paese è al di sotto delle reali possibilità di crescita. Ad esempio, il solare termico permette la produzione di energia termica a basso costo e a basso impatto ambientale, utilizzando tecnologie ormai considerate mature. Mentre negli altri Paesi europei questa fonte si è andata sempre più sviluppando, in Italia il mercato del solare termico ha conosciuto un periodo di profonda crisi. Tuttora, anche se questo mercato è in forete ripresa, non sembra per ora possibile raggiungere l'obiettivo fissato per l'Italia di 3.000.000 m2 al 2010, dal Libro Bianco delle fonti rinnovabili. Il solare termico è, comunque, ormai considerato la fonte rinnovabile con più ampia possibilità di sviluppo, con campi di applicazione come il riscaldamento di ambienti, piscine-strutture ricreative, acqua calda sanitaria, agricoltura; riscaldamento centralizzato; refrigerazione.
Hli Enti locali e le Province autonome, attraverso il decentramento dei poteri, hanno acquisito un ruolo di primo piano nello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, con l'utilizzo dei Piani Energetici Ambientali (PEA). Contemporaneamente sono stati predisposti una serie di strumenti finanziari ed incentivi per le fonti rinnovabili che vanno dai certificati verdi (ovvero l'obbligo, da parte delle imprese produttrici di energia, di riservare una quota di produzione alle fonti rinnovabili) ai fondi regionali, ai fondi strutturali europei, alle tariffe verdi, fino ad azioni di incentivazione come il project financing e l'introduzione della Responsabilità Sociale.
Ma un ruolo fondamentale resta quello, ormai da più parti riconosciuto, delle azioni di Ricerca e Sviluppo nel settore energetico. Un settore questo nel quale l'Italia risulta, in ambito europeo, negli ultimi posti con appena l'1% del PIL di spesa per Ricerca e Sviluppo.
In conclusione, la nuova cultura dell'energia non può prescindere dall'uso delle energie rinnovabili e al tempo stesso da una corretta politica legata alla promozione dei settori della Ricerca e dello Sviluppo. L'impressione è che, ancora oggi, stenti ad affermarsi una diversa cultura dell'energia anche se appare sempre più evidente il confronto con la instabilità politica dei paesi da cui importiamo petrolio e gas, con i rischi ormai non solo teorici di black out, con la necessità della riduzione delle emissioni di CO2 come previsto dalla Convenzione Internazionale sui Cambiamenti Climatici, ratificata dall'Italia.
FEDERPARCHI PUBBLICA LE “BUONE PRATICHE” DEI PARCHI ITALIANI
PROFUGHI AMBIENTALI: LA NUOVA EMERGENZA DEL MILLENNIO
Norman Myers, uno dei maggiori studiosi della materia, ha stimato che i migranti per penuria di acqua, cambiamento di clima, innalzamento del livello del mare, raggiungeranno nel 2050 i 150 milioni, previsione confermata anche dall'Alto Commissariato per i rifugiati nel Rapporto dell'ottobre 2002.
Tra le aree maggiormente a rischio, il rapporto "Regional Impacts of Climate Change" dell'IPCC ha individuato alcune regioni:
- il Vietman potrebbe perdere 500.000 ettari di terra situati presso il delta del Red River e 2.000.000 nel delta del Mekong con il rischio di spostamento per 10 milioni di persone;
- le Maldive a causa dell'innalzamento del mare perderebbero circa l'85% dell'isola principale dove è situata la capitale Malè e vedere sommerse gran parte dell'arcipelago costringendo 300.000 persone a rifugiarsi in India;
- l'Africa occidentale sarebbe inondata dal mare per 2,7 milioni di ettari. Le spiagge, pertanto, indietreggerebbero di circa tre chilometri e la capitale del Gambia sarebbe completamente sommersa;
- nel Mediterraneo l'Egitto vedrebbe diminuito il suo territorio di circa 2 milioni di ettari concentrati nel delta del Nilo con conseguente movimento di 8 milioni di persone inclusa, quasi per intero, la popolazione di Alessandria;
- nell'America del Sud nello Stato della Guiana, a causa dell'eustatismo, potrebbero migrare 600.000 persone, circa l'80% della popolazione.
Scenari inquietanti sono rappresentati anche in un rapporto del Pentagono del 2003, secono il quale, interi stati rischieranno di essere cancellati dalle carte geografiche, i granai asiatici tenderanno a esaurirsi, i conflitti dell'acqua si moltiplicheranno, l'Europa sarà direttamente minacciata da alluvioni e dalla possibile deviazione della corrente del Golfo, che porterà un calo delle temperature medie.
Per molte isole dell'Oceano Pacifico e dell'Oceano Indiano gli scenari descritti sono già una realtà: il drammatico tsunami ha provocato gravissimi danni alle infrastrutture, all'agricoltura e alla fornitura d'acqua potabile rendendo inabitabile parte del terreno fertile con conseguente allontanamento della popolazione.
Questi problemi, apparentemente distanti dai cittadini occidentali, rappresentano un chiaro segnale della crescente esposizione del mondo ai rischi ambientali e alle conseguenze che questi determinano.
In uno studio dell'ENEA, l'Italia è inserita in una area tra quelle mondiali a più alta vulnerabilità in termini di perdita di zone umide ed in particolare degli ecosistemi e della bio-diveristà marino-costiera. Gli scenari previsti mostrano una tendenza all'innalzamento del livello del mare che oscillerà tra i 18 e i 30 cmi entro il 2090 e questo fenomeno interesserà circa 4.500 chilometri quadrati del nostro territorio: 25,4% del nord, il 5,4 dell'Italia centrale, 62,6% del sud, il 6,6% della Sardegna. Prevede, inoltre, una progressiva desertificazione di vaste aree in particolare delle regioni del Sud: 47% della Sicilia, 31,2% della Sardegna, 60% della Puglia e 54% della Basilicata.
È evidente che il cambiamento climatico non comporta solo implicazioni ambientali, bensì sociali, culturali, politiche ed economiche. Si può comprendere allora la drammaticità di nuovi e spinosi problemi di ordine internazionale che si dovranno affrontare, come quello della futura sistemazione delle popolazioni che forzosamente lasciano le loro terre e quello relativo al riconoscimento della loro sovranità nazionale nei Paesi ospitanti.
Valutare il problema può incentivare la ricerca di soluzioni iniziando ad accettare ognuno le proprie responsabilità. I legami tra le scelte strategiche di alcuni Paesi e le conseguenze sull'ambiente sono a volte fin troppo evidenti. Molti problemi sono il diretto risultato di politiche di gestione insostenibile.
venerdì 10 giugno 2005
Lo smaltimento delle batterie usate, regione per regione
| Lo smaltimento delle batterie usate regione per regione | ||
| News del 10/06/2005 | ||
| Scritta da Alessia Calvanese [calvanesea@hkgaia.com] | ||
L’anno scorso, secondo stime del COBAT, la raccolta delle batterie esauste, in Italia, ha raggiunto una percentuale ormai prossima al 100% rispetto all’immesso al consumo. Da un punto di vista assoluto è la Lombardia, con più di 33mila tonnellate, la regione in cui si raccolgono le maggiori quantità di batterie esauste, seguita subito dopo dal Veneto (più di 20mila ton.), dal Piemonte e dall’Emilia Romagna con più di 19mila ton. Al centro è il Lazio la regione con la maggiore raccolta (quasi 16mila ton.), mentre al sud è la Campania (circa 15mila ton). Davvero buona, infine la raccolta nella regione Sicilia (quasi 13mila.). Dal punto di vista della raccolta pro-capite la regione più virtuosa si dimostra essere l’Emilia Romagna con quasi 5 kg raccolti per abitante. Inoltre, in molte regioni si evidenziano risultati superiori alla media nazionale, che si attesta a 3,36 kg/abitante, in particolare Friuli V. Giulia, Piemonte, Marche (4 kg/abitante). REGIONI TONNELLATE ABITANTI Raccolta pro-capite (kg)/abitante PIEMONTE VAL D'AOSTA 19'660 4'334'225 4.54 LOMBARDIA 33'661 9'032'554 3.73 TRENTO/BOLZANO 3'418 940'016 3.64 VENETO 20'080 4'527'694 4.43 FRIULI V. G. 5'521 1'183'764 4.67 LIGURIA 3'953 1'571'783 2.51 EMILIA ROMAGNA 19'214 3'983'346 4.82 TOSCANA 11'810 3'497'806 3.38 MARCHE 6'271 1'470'581 4.26 UMBRIA 3'162 825'826 3.83 LAZIO 15'721 5'112'413 3.08 ABRUZZO 3'877 1'262'392 3.07 MOLISE 709 320'601 2.21 CAMPANIA 14'918 5'701'931 2.62 BASILICATA 824 597'768 1.38 CALABRIA 3'633 2'011'466 1.81 PUGLIA 8'186 4'020'707 2.04 SICILIA 12'859 4'968'991 2.59 SARDEGNA 3'786 1'631'880 2.32 NORD 105'509 25'573'382 4.13 CENTRO 40'841 12'169'018 3.36 SUD 28'270 12'652'473 2.23 ISOLE 16'645 6'600'871 2.52 TOTALE NAZIONALE 191'265 56'995'744 3,36 Fonte: WINDecobat, Sistema Informativo del COBAT, 2005 UFFICIO STAMPA HILL & KNOWLTON GAIA Public Relations • Social and Environmental Communication Alessia Calvanese Tel 06/441640.328 Cell.: 335/1309390 email: calvanesea@hkgaia.com Andrea Pietrarota Tel. 06/4416.327 Cell.: 335/5640825 email: pietrarotaa@hkgaia.com | ||
venerdì 3 giugno 2005
Un albero per le generazioni future
La nascita di una nuova pianta è profondamente simbolica sia per il valore in sé di un albero che come segno di “sobrietà e estensione di vita” che resti a memoria dei progetti e delle intenzioni dei promotori.
L’Associazione Ambiente in Club, promotrice della manifestazione, in collaborazione con il Parco Adda Nord e con il patrocinio della Commissione bicamerale di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, del CONAI e del Comune di Trezzo sull’Adda (MI), ha scelto come luogo un angolo del parco di Villa Gina appena sopra una statua della Madonna che guarda con i suoi occhi misericordiosi, il lento ma continuo defluire del sottostante fiume Adda.
La poesia del luogo richiama, attraverso simboli metaforici, lo scorrere della vita nei piccoli o grandi turbini quotidiani, sotto sguardi amorevoli che vengono dall’alto e accanto ad emblemi di robustezza e secolarità.
I picchi lirici che può dare solo il vivere esperienze “pure” ma semplici nell’ambiente naturale, confluiscono entro questo Acero che prenderà domani la sua sede di vita definitiva e da quel momento dipenderà molto dalla sensibilità e dalle attenzioni dell’uomo.
Ogni persona che passerà accanto a questa pianta o che trascorrerà un attimo di pace e serenità all’ombra delle sue fronde obliando la sua vita nello scorrere pacifico del sottostante fiume Adda, non potrà non avvertire il fremito di naturalità e di purezza che esso trasmette.
I sostenitori ed i partecipanti a questa nuova nascita auspicano il vivere di questo attimo a tutte le persone che in futuro transiteranno presso Villa Gina.
Per informazioni:
Ambiente in Club – Diego Ciavatta
cell. 339.2148461
e-mail: info@ambienteinclub.org
web: www.ambienteinclub.org
giovedì 2 giugno 2005
Giornata Mondiale dell'Ambiente: mostra a Trezzo sull'Adda
Questi prodotti, oltre ad inquinare il territorio con la loro presenza e le sostanze derivanti dal loro lento deterioramento, provocano anche un elemento di grande incongruenza con il paesaggio dei parchi e degli ambienti naturali.
I materiali scelti sono sostanzialmente quelli di uso comune e vengono associati al tempo di biodegradabilità medio stabilito da un recente studio condotto a livello nazionale.
La mostra è aperta sabato 4 Giugno (ore 11.00-20.00) e Domenica 5 Giugno (ore 14.00-18.00) nel parco del Castello Visconteo del Comune di Trezzo sull’Adda (MI).
Per informazioni:
Ambiente in Club – Diego Ciavatta
cell. 339.2148461 - e-mail: info@ambienteinclub.org
“Parlare di Ambiente significa avere a cuore il futuro”
Parteciperanno all’evento il Direttore Generale del CONAI Giancarlo Longhi, il Presidente della Commissione Ambiente della Provincia di Milano, Andrea Gaiardelli, il Sindaco del Comune di Trezzo sull’Adda Roberto Milanesi, l’Assessore all’Ambiente del Comune di Cassano d’Adda Roberto Maviglia, il Presidente della SILEA Spa Italo Bruseghini, il Presidente del Parco Adda Nord Piergiorgio Locatelli ed il Presidente dell’Associazione Ambiente in Club Daniele Baronio.
Il tema dell’ambiente non è infrequente che interessi i mass media e la cittadinanza solo in presenza di eventi negativi o, peggio, quando sono paventate vere e proprie catastrofi planetarie: i toni sono spesso allarmistici e, conseguentemente, poco attraenti per chi non è tra gli addetti ai lavori.
L’ambiente in realtà è presente in tanti piccoli o grandi momenti della loro quotidianità di ognuno. Il futuro di tutti dipende anche dalle piccole scelte di ogni giorno, dal nostro stile di vita, dal rispetto verso l’ambiente in cui viviamo.
Vivere in modo “sostenibile”, per l’ambiente che ci circonda, è garantire un avvenire di benessere a 360°.
La splendida cornice del parco del Castello Visconteo di Trezzo sull’Adda farà da corona ad un momento “tutto per l’ambiente”.
L’evento è in programma per le ore 15.00 di sabato 4 giugno 2005 presso la prestigiosa Sala Bernabò all’interno dell’incantevole Castello Visconteo nel Comune di Trezzo sull’Adda (MI).
Per informazioni:
Ambiente in Club – Diego Ciavatta
cell. 339.2148461 - e-mail: info@ambienteinclub.org
Al via il 1° progetto integrato per il decollo italiano del turismo congressuale internazionale
Andrea Pietrarota
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