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giovedì 11 settembre 2008

PER UN NUOVO PATTO DI UNITA' NAZIONALE.

Giuseppe Corona, filosofo ed ex -Presidente regionale della Cia (Coltivatori italiani agricoltori), ha scritto un "articolo" che è di estrema attualità : Il Federalismo Fiscale-Per un nuovo Patto di Unità Nazionale. Giuseppe Corona è un collaboratore di www.notiziesindacale.com .

di Raffaele Pirozzi

PER UN NUOVO PATTO DI UNITA' NAZIONALE

di Giuseppe Corona


La discussione sul federalismo fiscale sta assumendo nel Mezzogiorno aspetti surreali: si oscilla tra un rifiuto istintivo e immotivato, per timore di perdere risorse e di non farcela più, e aspettative salvifiche, nella speranza di uno scatto di orgoglio e relativo riscatto.

Entrambe le posizioni non tengono conto dei dati di fatto, sia di quelli irremovibili che di quelli removibili.

Il federalismo fiscale è, a questo punto, inevitabile ed ogni posizione di rifiuto è infantile. Su ciò non ci piove! Si deve trattare per perdere quante meno risorse possibili alle condizioni migliori possibili.

E', ad esempio, del tutto evidente che passare dalla spesa storica a quella standard comporterà perdita di risorse. Ma si può dire, ragionevolmente di no? Difendere lo sperpero e il malfunzionamento? L'auspicabile è, invece, che il passaggio avvenga in tempi certi, ma sostenibili. Non si tratterà, evidentemente, solo di questo, ma, principalmente, della quota di imposizione fiscale trattenuta sui territori. Importante sarà definire quantum, criteri e gradualità.

Infine il meccanismo di perequazione. Sarà nazionale, ovvero verticale, dallo Stato alle Regioni, o orizzontale da queste ad altre? E' chiaro, anche per motivi di dignità, cosa sia giusto per il Sud.

Più interessante, però, è affrontare il caso dei favorevoli, specialmente dei convertiti all'ultimo minuto. Si chiedono costoro perché e come il federalismo potrebbe essere motivo di riscatto?

Quali le condizioni da creare sin da subito?

L'imperativo è che questa classe politica molli il malloppo, ovvero la cassa e i poteri di concessione, di appalto e di nomina, per riservarsi semplicemente un grande e nobile potere di indirizzo. E' probabile che, mollato il malloppo, molli anche gran parte di questa classe politica!

Senza questa precondizione non se ne fa niente. Andremo a mare – ci terremo la malavita, il più formidabile e decisivo fattore avverso allo sviluppo.

Bisogna poi aggredire quattro aspetti decisivi:

-Il primo, l'amministrazione e i servizi pubblici, liberalizzando e dando a meccanismi neutri il potere di nomina;

Il secondo, un serio e profondo processo di infrastrutturazione concentrando risorse europee, nazionali e regionali evitando l'irrigazione per aspersione, rivedendo meccanismi di appalto e concessione;

  • -Il terzo, una rivisitazione severa e approfondita, in nome del dovere e del diritto allo studio, dei processi di accesso alla scuola, di formazione scolastica di base, di avvio alle professioni a alle mansioni;

  • Il quarto, tornare al mercato nell'allocazione dei fattori della produzione sia con la contrattazione articolata e decentrata, sia nell'erogazione del credito, sia nella pressione fiscale.

Il problema non è quanto ci perdiamo, ma quanto gettito fiscale siamo in grado di recuperare e generare per creare le condizioni della parità e dell'emancipazione in un arco realistico e ragionevole di tempo. Il problema è una seria e radicale riforma della politica, limitandone l'invadenza, esaltandone capacità di ideazione e di indirizzo.

Tutto ciò potrebbe essere contenuto di una riscrittura del patto di unità nazionale, che rassereni gli animi e sconfigga rancori territoriali.

Napoli, 11/09/08

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