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sabato 15 dicembre 2018

CASTELLABATE - SONO GLI SCAURATIELLI I PROTAGONISTI DEL NATALE / LA RICETTA

Non è Natale nelle case di Castellabate se durante la notte della Vigilia non si preparano gli Scauratielli, i piccoli dolcetti simbolo della tradizione natalizia di questa terra e di tutto il Cilento.

Si tratta di un antichissimo dolce preparato e tramandato di generazione in generazione, ha tuttavia smarrito nel corso dei secoli, persino a gli occhi degli stessi cilentani, il suo importante significato simbolico.

Nota storica

Gli Scauratielli, ricevuti in lascito dai coloni greci che vissero in quelle aree tra il VII e il VI secolo a.C., quando i Sibariti, discendenti degli Achei,  fondarono Posidonia, divenuta poi in epoca romana Paestum, venivano preparati dai coloni greci durante la notte più lunga dell’anno, quella del solstizio d’inverno, quando l’oscurità, prendeva il sopravvento sulla luce, evento individuato all’epoca, proprio nel giorno in cui cade attualmente il nostro Santo Natale. 

Si celebrava cosi, in quella occasione, il ritorno alla luce, del sopravvento del giorno sulla notte, fissando in un punto preciso dell’anno, ovvero, l’attuale mezzanotte della vigilia di Natale, la chiusura e la riapertura di un nuovo tempo ciclico, da cui tutto, riprendeva un nuovo inizio.

Ingredienti
  • 1 lt di acqua
  • 1 kg di farina 00 (non usare altro tipo di farina)
  • la buccia di 1/2 arancia e la buccia di 1 mandarino
  • la buccia di un limone
  • 2 cucchiai di zucchero
  • un pizzico di sale
  • 1/2 bicchiere di vino bianco
  • 1/2 bicchiere di olio di oliva
  • abbondante olio extravergine per friggere
  • dei rametti di rosmarino
  • miele d’api q.b.
Preparazione
Far bollire per una decina di minuti l’acqua con le bucce di arancia, mandarino e limone, il vino, l’olio, lo zucchero, il sale ed il rosmarino. 

Eliminate a questo punto dall’acqua le bucce ed i rametti e, in un sol colpo, aggiungere la farina rigorosamente “00” già setacciata in precedenza, lasciando continuare la cottura, rimestando con energia, servendosi di una buona paletta di legno finché la pasta degli Scauratielli non si separa del tutto dalle pareti della pentola.

A questo punto adagiate il composto così ottenuto su di un piano di marmo o di legno già oliato e continuate pure a lavorarlo, magari aiutandovi con un mattarello. 

Lasciate raffreddare l’impasto mentre lo lavorate ancora, quindi ritagliate dei piccoli pezzi a cui darete la tipica forma Alfa e Omega.

Friggete gli scauratielli in abbondante olio extravergine, una volta lasciati raffreddare, disponeteli su di un piatto da portata e condite con miele, buccia di limone, “confetti colorati” e rametti di rosmarino. 

Marco Nicoletti copyright © 2018 

lunedì 18 dicembre 2017

Dolci natalizi campani

Risultati immagini per Dolci natalizi campani
Conventi e Monasteri - Laboratori di pasticceria
Interessante la presentazione dei dolci natalizi ai piedi del grandioso mausoleo di Ladislao di Durazzo, uno degli esempi più rappresentativo del gotico napoletano, nel complesso di San Giovanni a Carbonara, nel centro antico di Napoli a poca distanza da Porta Capuana.

Promotore dell’iniziativa Renato Rocco, direttore del magazine La buona tavola, in sinergia con l’Azienda Riggi di Caltanisetta che produce i grani antichi siciliani, farina macinata a pietra naturale per la preparazione di dolci & pane e il titolare della pasticceria, il Capriccio Raffaele Capparelli che ha spiegato la preparazione e presentato la sua produzione in previsione delle feste natalizie.

Al briefing presente lo scrittore Amedeo Colella, con brio e dati storici ha raccontato al folto uditorio il “peccato di gola” nei conventi e monasteri campani. Una ricca mappa con precisa descrizione dei luoghi religiosi dove importanti famiglie – ha detto Colella - si rivolgevano per allietare i banchetti di fidanzamenti, matrimoni, feste di laurea e in prossimità del Natale, le suore, spesso di clausura, si deliziavano a preparare, struffoli nel Convento di Croce di Lucca; le monachine nel Convento delle Trentatrè; i susamielli nel convento di Donnaregina; il celestino nel convento dei Pellegrini; Sanguinaccio, mustacciuoli, raffaiuoli, zeppole di san Giuseppe nel Monastero di Santa Chiara; roccocò di pasta reale nel convento della Maddalena; susamielli-sapienza nel convento di Santa Maria della Sapienza. 

Pur non entrando nella pasticceria natalizia, il dolce più famoso ed esportato in tutto il mondo, la sfogliatella nata nel Monastero di Santa Rosa a Conca dei Marini, in Costiera Amalfitana, intorno al 1600 e, la ricetta rivelata solo secoli dopo. Un semplice impasto lavorato a forma di cappuccio di monaca con liquore di limone, frutta secca, zucchero e strutto…da qui il nome di sfogliatella riccia Santa Rosa.

Un elenco completo – ha detto Colella – è difficile da redigere, ma è certo che molti dolci e liquori, trasferiti a maestri pasticcieri, sono nati in queste comunità che avevano a disposizione, giardini tempo e fantasia.

E’ seguita la visita guidata alla chiesa dedicata a San Giovanni a Carbonara, nella zona del Carbonaius, all'epoca scarica di rifiuti. L’interno, come accennato, è dominato dal Mausoleo di Ladislao, alle spalle dell’altare maggiore. 

L’opera fu eretta per volontà della regina Giovanna II d’Angiò Durazzo in onore del fratello re di Napoli tra il 1386 e il 1414. Il passaggio consente al retrostante Caracciolo del Sole. Alle pareti le storie della vergine e vicende eremitiche. Di straordinaria bellezza il pavimento maiolicato. Uno scrigno di bellezza, purtroppo, fuori dei giri turistici.

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