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mercoledì 17 maggio 2023
Le farfalle voleranno sulle tele e nelle poesie
Domenica 21 maggio alle ore 17.30 a Interno 4 in via della Lungara 44 a Roma l’evento “Le farfalle voleranno sulle tele e nelle poesie” di Mario Pino Toscano. Musiche di Gianluca Toscano. Interverranno: Mario Pino Toscano con i poeti Alessandro Ristori, Abner Tomas Viera Quezada, Nuccio Castellino, Rosario Napoli, Giacomo Adinolfi, Aleandro Fusco, Angela Donatelli, Elisabetta Biondi Della Sdriscia, Erminia De Paola, Francesca Liani, Anna Lisa Bel, Gabriella Giuliani, Maria Poerio, Patrizia Palombi, Maria Flavia Del Curatolo, Alessandra De Micheli, Anna Luce Buffone, Elisabetta Petrolati, Anna Avelli, Maria Teresa Stella. Ospiti: Angelo Blasetti, poeta, Andrea D’Onofrio, imitatore, Carmen della Rocca, attrice, Mario Focardi, attore, Sacha Proietti, fotografo, Gaspare Maniscalco, maestro di violino, Eleonora Aleascio, direttrice della Casa delle Farfalle, Roma.
martedì 14 febbraio 2023
A cavallo del sogno: recital di Edoardo Terzo
Venerdì 17 febbraio alle ore 19.30 a Interno 4 in via della Lungara 44 a Roma "A cavallo del sogno" recital dell'attore Edoardo Terzo. Interverrà Patrizia Audino con poesie di Trilussa, ospite della serata Fabrizio Giannini, accompagnato alle chitarre da Sergio Pennisi, presenterà alcuni brani del suo nuovo album “La mia periferia”.
mercoledì 11 gennaio 2023
Tanti colori come i fiori
Riparte il ciclo di reading di poesie nel salotto culturale di Chiara Pavoni. Domenica 15 gennaio alle ore 17 il primo incontro a cadenza mensile sarà dedicato ai colori. Da un verso della poesia di Gianni Rodari “Tanti colori come i fiori” prende forma il tanto atteso appuntamento ideato da Chiara Pavoni con la collaborazione di Michela Zanarella.
lunedì 5 dicembre 2022
Tra un fiore colto e l'altro donato
Venerdì 9 dicembre alle ore 19 in via della Lungara 44 a Roma nel salotto culturale di Chiara Pavoni, Interno 4, a conclusione del ciclo di reading mensili ideati da Chiara Pavoni in collaborazione con Michela Zanarella, che si sono susseguiti nel corso dell’anno, i poeti leggeranno testi dedicati al dono.
martedì 1 novembre 2022
Scuote l'anima mia Eros
Proseguono gli incontri poetici nel salotto culturale Interno 4 di Chiara Pavoni in via della Lungara 44 a Roma, nel cuore di Trastevere. Questa volta i poeti e gli artisti protagonisti si lasceranno trasportare dall’Eros e dalla passione. “Scuote l’anima mia Eros” è un verso tratto dalla poesia di Saffo, poetessa greca, icona dell’amore dolceamaro e indomabile.
lunedì 17 ottobre 2022
La leggerezza del mare: la presentazione del libro a Monterotondo
La nuova raccolta di poesie di Fiorella Cappelli "La leggerezza del mare" (ChiPiùNeart Edizioni) approda a Monterotondo, Roma, con le Interpretazioni della Writer Monkey, presentazione e intervista a cura di Paolo Buzzacconi e Silvia Cozzi venerdì 21 Ottobre 2022 alle ore 19.
mercoledì 12 ottobre 2022
Poesie al silenzio a Interno 4
Un nuovo appuntamento con la poesia a Interno 4, il salotto culturale di Chiara Pavoni, in via della Lungara 44 a Roma. Sabato 15 ottobre alle ore 19 un reading di poesie al silenzio. Parteciperanno i poeti: Angela Donatelli, Elisabetta Pamela Petrolati, Erminia De Paola, Flora Rucco, Nuccio Castellino, Patrizia Palombi, Veronica Paredes, Laura Tommarello, Antonietta Tiberia, Loretta Liberati, Anna Avelli, Luciana Raggi, Barbara Maresti, Michela Zanarella.
domenica 10 luglio 2022
Poesie alla Luna e presentazione del libro "Recupero dell'essenziale"
Mercoledì 13 luglio alle ore 19.30 un nuovo appuntamento nel salotto culturale di Chiara Pavoni, Interno 4, in via della Lungara 44 a Roma con la presentazione del libro di Michela Zanarella “Recupero dell’essenziale”, Interno Libri e il reading di poesie alla Luna. La luna ha sempre ispirato e affascinato i poeti, molteplici sono i suoi significati.
giovedì 28 giugno 2018
Dio si nasconde, la mostra e il libro a Rimini
giovedì 18 gennaio 2018
La mostra “Dio si nasconde. Kozo Yano – Fotografie / André Simoncini – Poesie”
martedì 7 febbraio 2017
Libertà, Uguaglianza, Fratellanza. Un incontro culturale alla sede Alcras.
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| ® foto di Renato Conti |
martedì 19 maggio 2015
Poesie e pensieri per Pasolini a Monteverde
Silvio Parrello è “Er Pecetto” del romanzo, edito dalla Garzanti nel 1955, Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini. Pittore e poeta, Parrello conobbe Pasolini nel quartiere Monteverde e tra loro nacque subito una grande amicizia. Da anni si batte per la riapertura del caso sull'omicidio di Pasolini.
mercoledì 12 dicembre 2012
Vincenzo Lubrano ed il suo libro "L'impronta del pensiero"
“L’impronta del pensiero” è il nuovo libro di Vincenzo Lubrano edito da Esserre Press. Una raccolta di pensieri, poesie e riflessioni di grande intensità.
lunedì 11 luglio 2011
Parli come di Federico Li Calzi tratta da Poetica Coazione, recensione
“Parli come
pioggia di sera.
Come un lento mormorare,
sui tetti e le case,
la tua voce.
Come l’ansa del mare
che erode la costa,
tu parli di pioggia.
Lieve formicolio
sulle acque e sui pini.
Tu parli come la notte
vicini,
come la pioggia terrestre,
il profumo agreste
della campagna lontana.
Tu parli strana,
come le ore di gioco,
nella stanza deserta.
Come il mattino,
tu parli vicino,
come il vento
che incespica la fratta,
tu parli distratta
e la smorfia nei visi
è lo specchio
delle parole che dici.
La sera di pioggia
tu parli
come un lento
mormorare sulla città
barocca.
Tu parli, di notte
come pioggia.”
“Parli come” è una lirica di Federico Li Calzi, compresa nella silloge “Poetica Coazione”, edita dalla casa editrice Tra@art nel 2009. È possibile scaricare la raccolta poetica direttamente dal sito internet dell’autore siculo ed in modo del tutto gratuito.
“Parli come” è il primo verso della lirica ed il titolo stesso in quando Federico Li Calzi per personalissima scelta ha optato per la non introduzione dei versi con un titolo stabilito. “Parli come” si trova nelle pagine 12-13 della raccolta ed è divisa in nove strofe libere.
“Parli come/ pioggia di sera.”
Brevissima strofa iniziale di soli due versi. L’io narrante apostrofa il destinatario delle sue parole: quel “tu” che sarà presente in tutta la silloge poetica e che incarna una donna amata, una donna che aleggia nella vita dell’io narrante sin dal primo verso, una donna celata dal mistero di un rapporto intrecciato di stagioni, luoghi e momenti della giornata. Il parlare della donna in questa prima stanza è in similitudine con lo scrosciare della pioggia durante la sera, la si potrebbe interpretare dunque come un parlare fitto per la presenza della pioggia ma anche crepuscolare per l’indicazione decisa del frammento della giornata.
“Come un lento mormorare,/ sui tetti e le case,/ la tua voce.”
La seconda strofa continua la comparazione, si nota la forte posposizione del soggetto nel terzo ed ultimo verso. La voce della donna è in similitudine con il cadere delle gocce di pioggia sui tetti e sulle case. È ancora sera, e il suono della voce di lei si espande all’esterno.
“Come l’ansa del mare/ che erode la costa,/ tu parli di pioggia.”
Continua il confronto e dal lento mormorio ci spostiamo nella sinuosità delle onde del mare che consumano ciò che incontrano, in questo caso la costa. L’io narrante sente ogni parola seguendo la musicalità della pioggia capendo nell’ultimo verso della terza stanza che il soggetto del discorso del tu non è altro che se stesso.
“Lieve formicolio/ sulle acque e sui pini.”
Un’intensità che ondeggia, dal parlare come pioggia al lento mormorare, dalla forza delle onde al sottile brulichio sulle acque, che potrebbe metaforizzare le falde acquifere, e sui pini, che per il medesimo concetto metaforizza le foreste.
“Tu parli come la notte/ vicini,/ come la pioggia terrestre,/ il profumo agreste/ della campagna lontana.”
Si arriva alla notte con la ripetizione del “parli come” ma con l’aggiunta del “Tu”. La scelta dello svelare il personaggio, del caratterizzarlo maggiormente con due sole lettere. La quinta stanza della lirica rivela l’affetto dell’io narrante nei confronti della donna. Cambia anche il momento della giornata e dalla sera si arriva alla notte. La notte è in genere simbolo dell’amore tra gli amanti e quel “vicini” lo concretizza. Le comparazioni continuano e la voce ora è pioggia terrestre e profumo agreste della campagna.
“Tu parli strana,/ come le ore di gioco,/ nella stanza deserta.”
Qualcosa muta, ed il soliloquio della donna diviene bizzarro, stravagante come la durata di un gioco. Per la prima volta compare un interno, precedentemente è stata la natura e l’esterno a predominare la scena, ma durante la notte lo scenario diviene una stanza vuota, deserta.
“Come il mattino,/ tu parli vicino,/ come il vento/ che incespica la fratta,/ tu parli distratta/ e la smorfia nei visi/ è lo specchio/ delle parole che dici.”
Dall’oscurità alla luce, è mattino. La comunicazione resta per un attimo presente ma ben presto inizia ad inciampare come il vento che nel suo percorso incontra un luogo impervio folto di rovi e di sterpi. Il dialogo è distratto e lo si percepisce non solo dal suono delle parole ma, anche, dal ghigno del viso.
“La sera di pioggia/ tu parli/ come un lento/ mormorare sulla città/ barocca.”
Nuovamente sera. È come se l’io narrante stesse descrivendo ventiquattro ore di parole o forse un intero ritaglio di vita vissuto con questa donna enigmatica distante dalle emozioni. C’è un velo di melanconia che ombreggia sulla lirica, un velo di passato che potrebbe essere portato in luce grazie alla città barocca che simboleggia un’ampollosità esagerata ed il seicento, quindi il trascorso, ciò che sfarzosamente è relegato sui libri, proprio come questa sfuggente figura femminea.
“Tu parli, di notte/ come pioggia.”
Ed un’ultima strofa che decreta la notte come fine della narrazione, come fine del ricordo. Di forte pathos la punteggiatura nel primo verso, l’uso della virgola, della pausa grazie al quale trionfa il “Tu parli” come punto focale di tutta la lirica.
Lascio il link del sito nel quale potrete scaricare gratuitamente la sua raccolta intitolata “Poetica Coazione” ed il link della pagina del social network Facebook:
http://www.facebook.com/pages/Federico-Li-Calzi/188911001130172
Link della recensione “La cosa che tu fai”:
http://oubliettemagazine.com/2011/05/23/la-cosa-che-tu-fai-di-federico-li-calzi-tratta-da-poetica-coazione-recensione/
Alessia Mocci
Responsabile dell’Ufficio Stampa “Poetica Coazione”
martedì 14 aprile 2009
Concorso Santuario Valsorda Garessio CN
3° CONCORSO LETTERARIO E DI PITTURA
SANTUARIO NOSTRA SIGNORA DELLE GRAZIE – VALSORDA
GARESSIO (CN)
Scadenza 31 maggio 20098
SEZ. A: poesia singola in lingua italiana a tema libero.
SEZ. B: poesia singola in lingua italiana a tema religioso.
SEZ. C: poesia singola in lingua italiana a tema libero riservata ai bambini e ragazzi sino ai 18 anni
SEZ. D: Racconto liberamente ispirato alla storia del Santuario di Valsorda (potrà essere preso spunto dall'allegato al presente bando).
SEZ: E: opera pittorica di qualsiasi tecnica o orientamento artistico, di misura non superiore 40x50 munita di cornice. Sul retro dovranno essere indicati: nome, cognome, firma e indirizzo dell'autore e dovranno essere consegnate o fatte pervenire entro il 31 maggio 2009 al Rettore del Santuario don Giuseppe Rizzo in Garessio – Valsorda (CN). Le opere saranno esposte al pubblico durante la mostra del libro nel mese di agosto 2009 e potranno essere ritirate lo stesso giorno della premiazione oppure successivamente previo accordo con il Rettore don Giuseppe Rizzo ai seguenti numeri di telefono ![]()

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0174/81318
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340/8584773
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TESTI: le poesie non devono superare i 36 versi. I Racconti non devono superare le due cartelle. Ogni elaborato deve essere dattiloscritto o fotocopiate su formato A4. È ammesso un solo elaborato per ogni sezione.
NUMERO COPIE di poesie e racconti: i concorrenti dovranno inviare n° 6 copie di cui 5 anonime ed una con nome, cognome, indirizzo, numero di telefono, dichiarazione firmata che trattasi di opera di propria esclusiva produzione.
QUOTA DI PARTECIPAZIONE: € 15 per ciascuna sezione.
La Sez. C riservata a bambini e ragazzi è gratuita.
PAGAMENTO QUOTE DI PARTECIPAZIONE: in contanti, assegno non trasferibile o versamento sul c/c.postale n° 12519120 intestato a Santuario Nostra Signora delle Grazie Garessio-Valsorda (CN).
SPEDIZIONE: spedire gli elaborati a Don Giuseppe Rizzo c/o Santuario Nostra Signora delle Grazie 12075 Garessio-Valsorda (CN) allegando l'attestazione del versamento, entro il 31 maggio 2009, farà fede il timbro postale.
GIURIE: saranno formate da esperti del settore e rese nota a graduatoria ultimata.
PREMIAZIONE: avverrà in Garessio-Valsorda (CN) in data da destinarsi.
PREMI: medaglie d'oro e argento, opere artistiche e diplomi.
I vincitori saranno tempestivamente avvisati e tutti i partecipanti riceveranno il verbale della Giuria con la data della premiazione.
DATI PERSONALI: saranno utilizzati esclusivamente per l'espletamento del concorso. Gli interessati hanno diritto all'accesso, modifica e cancellazione dei propri dati. Partecipando al concorso gli interessati manifestano il consapevole consenso dell'uso dei propri dati.
PUBBLICAZIONE: Partecipando al concorso gli autori acconsentono alla eventuale pubblicazione delle loro opere.
PER ULTERIORI CHIARIMENTI: Telefonare a Ines nr. ![]()

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Allegato al bando del concorso letterario 2009
LA GUARIGIONE DELLA SORDOMUTA (NEL RACCONTO POPOLARE) di Renzo Amedeo
UN FATTACCIO
A metà ottobre non faceva freddo, neanche se era passata la mezzanotte. Eppure un uomo, guardingo come chi sta per compiere un delitto ed a nervi tesi come chi teme d'essere conosciuto, chiuso in un ampio mantello, uscì per la sua "vergognosa operazione". Prima dell'alba era nei boschi di Valsorda. Sudava freddo. Sostò un istante, come per superare un ultimo dubbio; ma la sua posizione irregolare non ammetteva pentimenti. Il frutto di quel suo amore assurdo doveva scomparire e le lacrime della madre erano state più di vergogna che di amore per quella tenera creatura. Allora si sollevò da terra e passando dietro la piccola Cappella della Madonna delle Grazie, quasi contigua ai boschi, giunse ai due scalini che chiudevano l'Oratorio a monte delle case. Chinò gli occhi per non incontrare lo sguardo di rimprovero della Madonna gotica e dei Santi dipinti sulla parete di fondo, ma quando toccò la rozza cancellata che ne chiudeva la parte anteriore, quel ferro gli sembrò come una lama penetrante. Posò il fardello con avviluppata quella innocente creatura e sparì. Quando il cigolio di due secchi che venivano alla fontana addossata alla Cappella nel lento dileguarsi della nera notte, l'avvertì che qualcuno era uscito di casa, si ridestò da quello stordimento, teso l'orecchio allo spasimo. Infatti, dopo un attimo di silenzio, udì una richiesta femminile di aiuto.
IL RITROVAMENTO
Poteva ormai fuggire tranquillo! Tranquillo per modo di dire, perché era quasi un Assassino! In un minuto a Valsorda furono tutti svegli ed in piedi, i lumi tremavano alle piccole finestre o andavano e scomparivano tra i cortili e le stradette. Anche Don Giacomo Gallizia, il Parroco venuto da Arnasco a Valsorda il 22 febbraio 1603, fu chiamato d'urgenza mentre si apprestava a scendere in San Pietro per la Messa. In trentadue anni di Parrocchia mai gli era capitata una faccenda del genere e trovò la gente divisa con tre pareri opposti che si rispecchiavano in diverse domande: "Chissà se sarà un bambino o una bambina"; "Chi sarà mai questa madre?" "Cosa si può fare adesso?". i terzi erano i meno. Dopo la S. Messa avrebbe avvertito il Sindaco e la Comunità, ma adesso bisognava affidarla a qualche buona donna caritatevole e coscienziosa e non gli era neppure difficile fermarsi su un nome: Isabella Ramondo. Non era ancora rientrato in sacrestia da quella sua Messa distratta piena di bisbigli, affollata come non mai, che comparvero "Priori e Maggiorenti". "E adesso?"" Tra andare e venire passò tutta la mattinata e la soluzione trovata dai Sindaci era di estrema semplicità: " Noi indagheremo, affidatela a una qualche donna e vedremo magari di darle poi qualcosa".
IL BATTESIMO DELLA TROVATELLA
Fu mandato a chiamare un padrino, Luciano Paolino, tra i molti che si erano offerti. Fu avvertita la Isabella Ramondo del Battesimo. Per il nome non ci fu nessuna incertezza: MARIA, si sarebbe chiamata la piccola senza genitori, perché la Madonna doveva esserle madre. Nel tardo pomeriggio il Parroco tirò fuori il suo "Libro dei Battesimi", e, senza esitazione, con la sua chiara e sottile grafia, a metà della pagina, annotò l'inconsueto fatto. " Cum heri nocte quadam puella reperta fuit in gradibus oratorii Sanctae Mariae Gratiarum, in superiore parte Vallis, Surdae, et in requisitione D.D. Sindacorum Comunitatis Garexii, a me D. Jacobo Galitia baptizata fuit sub conditione nomen MARIAE impositum fuit et de sacro fonte levata a D. Lutiano Paulino et a Isabella Ramondo". Era il 17 ottobre 1635: 18 anni dopo avremmo avuto intorno a questa trovatella un grande miracolo. Le comari chiaccherarono e indagarono vicino e lontano, ma senza risultati. Poi non se ne parlò più.
OFFERTA ALLA MADONNA
La bimba cresceva nella casa della sua madrina, ma presto si constatò la sua grave disgrazia: era sordomuta! Il 25 febbraio 1649 morì in Valsorda il rettore don Giacomo Gallizia e ne novembre ecco arrivare un Parroco deciso a starci a lungo, ligure come il primo: don Giovanni Francesco Melino da Millesimo, che qui morirà il 22 settembre 1666 dopo 17 anni di Parrocchia e dopo aver assistito al primo straordinario miracolo che segnerà la premessa per l'ampliamento del vecchio oratorio, dando un Santuario alla crescente devozione alla Madonna. " La muta" come a Valsorda veniva chiamata la piccola senza genitori, nata quasi qui sui gradini dell'oratorio, dalla madrina aveva imparato questo: coglieva fiori nei prati, li stringeva in agresti mazzi e poi, attraverso la larga inferriata della piccola costruzione votiva alzata poco dopo la peste del 1410, li gettava a quella Donna raffigurata sul fondo con un bimbo sulle ginocchia, seduta tra un San Marco austero ed una S. Caterina tutta attenzione verso un crocefisso che stringeva tra le mani. Questa era ormai un abitudine e presso quella cappella stava lunghe ore, lasciata sola da ogni compagna di giochi.
IL MIRACOLO
Era la domenica 13 luglio 1653, festa di S. Anacleto. La muta era tornata alla Cappella; aveva gettato i soliti fiori di bosco e guardava la Madonna. E questa si mosse dal fondo verso di lei, l'accarezzò e per la prima volta in vita sua udì una voce calda e buona: "Va dalla tua madrina e portami il più bel vestito che tiene nella cassapanca". La giovane obbedì corse nel cortiletto di casa sua e chiamò come avrebbe fatto qualunque altra ragazza di fronte ad un fatto simile: " Madrina, Madrina!". Isabella Ramondo indugiava; lei, la madrina di una "muta" non poteva essere chiamata. Ma su l'uscio trovò i figlioccia ansante, con il volto infervorato, gli occhi raggianti di gioia e la loquela sciolta. "Quella Signora lassù della Cappella mi ha chiesto di portarle il tuo vestito più bello, dammelo!". Obbedì senza chiedersi il perché, stordita e muta lei a quell'inatteso miracolo. Da allora l'offerta alla Madonna di quel bianco vestito ornato di pazienti ricami casalinghi costituirà nei secoli l'esempio per quella offerta alla Manna di vestiti, stoffe ed oggetti, dando origine al caratteristico incanto di San Giuseppe. Ma la voce del miracolo subito corse veloce. Come diciott'anni prima, "la muta" tornò all'onore della cronaca paesana ed i devoti che numerosi ancor più accorrevano all'Oratorio non mancavano di cercarla per sentire da lei il racconto del miracolo.
Al Rettore Don Melino non resterà i segnare sul frontespizio del registro - conservato fino ad oggi nell'archivio del Santuario - questa lapidaria memoria: "1653 lì 13 luglio in dominica la Madonna Santissima delle Gracie in Valsorda ha liberato una donna mutta donde ha avuto principio la grande devozione".
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