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martedì 19 giugno 2007

CINA, dall’esportazione di Prodotti all’Esportazione del modello Culturale




CINA, dall'esportazione di Prodotti all'Esportazione del modello Culturale

Il Primo Ministro Cinese Wen Jiabao ha dichiarato che la CINA dovrà passare dall'Esportazione delle merci all'Esportazione della propria cultura: "per governare il mondo è necessario diffondere la propria cultura".

La CINA non si accontenta: dopo avere attuato una strategia puntuale di conquista dell'Africa con investimenti diretti per 6 miliardi di dollari che assicurano commesse alle proprie imprese e scambi commerciali (AFRICA- CINA) per 50 miliardi di dollari (SUDAN, ANGOLA, NIGERIA, GABON); dopo avere stretto rapporti bilaterali con il Sud America per assicurarsi le materie prime necessarie al proprio sviluppo (esplorazione petrolifera in Brasile, accordo con il Venezuela); dopo avere trovato un accordo sull'energia con la Russia (pipeline, gasdotti); dopo avere condotto (lo scorso 6 giugno) il Presidente del Costa Rica ad annunciare la rottura delle relazioni con Taiwan come condizione per l'inizio del rapporto diplomatico con la CINA; dopo tutto cio', parola di Wen Jiabao, è necessario scendere in campo con la filosofia.

Il Primo ministro cinese afferma (a ragione) che è necessario un salto di qualità nella conquista del mondo, e questo passa anche attraverso la dimensione culturale.

In CINA è partito un progetto per la costituzione di centinaia di Istituti del Confucianesimo, e per un loro insediamento all'estero (firmato un protocollo di intesa con il nostro Paese per il reperimento di una sede idonea a Roma per l'Accademia di Confucio).

Perché no? D'altra parte una delle piu' conosciute massime "Ciò che non vuoi sia fatto a te non fare agli altri" è di Confucio (Confucio, Lun-yü, I Dialoghi, 12,2, IV secolo a.c.).

Come civiltà occidentale avremmo invece dovuto imparare a praticare la Regola Aurea del Cristianesimo che recita "fai agli altri quello che tu desideri che gli altri facciano a te" (Matteo cap. 7 verso 7).

Evidentemente piu' forte e partecipativa, la Regola Aurea del cristianesimo ("Fai agli altri" anziché "non fare agli altri" di Confucio) prevedrebbe un ruolo attivo di ciascun componente della società "cristianizzata", ovunque: nell'ambito della famiglia, sul lavoro, in ambito politico e sociale.

Il Governo cinese crede di potere esportare la propria filosofia: partendo dal modello americano esportato in molte delle democrazie attuali (in forma ed intensità differenti in ciascun Paese), i cinesi credono di potere replicare il fenomeno, proponendo la loro cultura al mondo.

E' bene chiedersi se avranno successo.

E' opportuno per comparazione capire cosa il nostro Paese stia facendo in termini di modelli di successo. Osserviamo la nostra società, il nostro Paese, e cosa esso propone in termini di modello.

  • La Corte intermedia del Popolo n° 1 di pechino ha emesso la condanna a morte (lo scorso maggio) per corruzione all'ex direttore dell'Amministrazione cibi e farmaci (il funzionario aveva accettato circa 500 mila euro in cambio dell'approvazione al commercio di particolari farmaci)
  • In Italia siamo costretti a rilevare che soggetti condannati per corruzione, continuano a ricevere compensi per la loro "attività al servizio dello Stato e della comunità"

  • La CINA ha messo in campo una estesa campagna di recruitment presso le Università Americane piu' prestigiose per attirare talenti e massimi esperti che consentano alla Super Potenza di continuare a crescere, assicurandosi un futuro come leader tecnologico nelle scienze fondamentali
  • L'Italia non è riuscita a frenare il fenomeno della Fuga di Cervelli, e non sembra in grado di mettere in atto politiche concrete premianti per I talenti del nostro Paese; il nostro Paese si è mostrato incapace di evitare il depauperamento del valore associato al "Made in Italy" costruito con sacrifici dalle generazioni precedenti negli scorsi 60 anni.

  • La Cina ha intrapreso una trasformazione delle Istituzioni Pubbliche perseguendo principi di efficienza e velocità di azione a livello amministrativo, legislativo, giudiziario.
  • I tempi della Giustizia italiana sono noti a tutti: sono i piu' alti in Europa, fatto che riduce drasticamente l'elemento di deterrenza insito nel fatto che la pena venga inflitta (semmai questa venga poi eseguita); l'inefficienza dell'apparato Stato-Regioni-Province-Comuni è noto a tutti; lo spettacolo quotidiano fornito al mondo dai nostri rappresentanti (comportamenti agiti nell'ambito di istituzioni come il Parlamento ed il Senato), non rappresenta certo un modello degno di essere esportato.


    Non si tratta di prendere a modello la CINA: si tratta di prendere coscienza del fatto che il nostro modello di sviluppo istituzionale è inadeguato. Non è accettabile che i nostri modelli di riferimento siano divenuti la "casta" e i "furbetti del quartierino".

    La nostra classe politica non ha saputo mettere in campo alcun Progetto capace di mantenere il nostro Paese tra i paesi che determinano e detteranno le condizioni economiche, politiche, militari e culturali al mondo intero.

    Chiusi nello loro mura domestiche, impegnati a salvaguardare la loro posizione attraverso impossibili equilibri e compromessi interni, la nostra classe politica non si è mostrata capace di rispondere alle grande sfide del nostro tempo: rimane immobile, ingessata, senza slancio dinanzi ai grandi temi del presente e del prossimo futuro.

    Ha sviluppato nel tempo la sola capacità di autosostentarsi difendendo propri interessi particolari, autoalimentandosi di beghe e litigi quotidiani, quasi fosse un organismo distinto dal Paese, ben lontano dal rappresentare il cuore e l'anima del nostro Paese.

Dr. Ermanno Delia
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