Come si ripartiscono oggi nella moderna famiglia italiana i lavori domestici? Dalle più recenti rilevazioni emerge una realtà non molto consolante... ovviamente per le donne. Nella condivisione delle responsabilità tra genitori e nella coppia in generale, permane uno zoccolo duro di resistenza all'effettiva collaborazione nelle faccende domestiche. Mentre una condivisione può influire su tanti aspetti della vita di relazione: una moglie, una compagna o una fidanzata è più serena quando il peso della attività quotidiane è più leggero. Più tempo per se stesse, più tempo da dedicare agli affetti.
Dai dati nudi e crudi emerge che la ripartizione dei lavori domestici in casa è del tutto sfavorevole alla donna: il 53% degli uomini non aiuta in casa, addirittura il 70% dei figli e il 25% delle figlie non collabora per nulla ai lavori domestici. Inoltre la donna nel 77% dei casi oltre ad occuparsi della casa, della famiglia e delle faccende domestiche, ha anche un lavoro fuori casa (fonte Eurisko Sinottica 2006) e solo il 15% di questa grande parte della popolazione femminile può contare su un aiuto domestico esterno. Notevolmente inferiore è la percentuale, pari al 7%, delle donne che non si occupano delle faccende domestiche. Oltre allo scarso impegno, il sesso maschile (padri e figli) non mostra particolare interesse per la pulizia della casa: il 6% contro il 65% mostrato dalle donne, come è stato rilevato presso le acquirenti dei punti vendita SMA.
Resistenze ataviche, riconducibili al DNA, alla storia, alla cultura, alla educazione? Nel concreto, apparentemente, poco importa. Ma in realtà si è cercato di capire anche questo. Essendo pragmatici, ciò che importa è il segnale forte da parte delle donne di richiesta di aiuto e condivisione. Ciò che importa è guardare alle faccende domestiche da un'altra prospettiva, cioè guardare alla famiglia come ambito di relazioni che si possono positivamente modificare nell'ottica di squadra, e ciò a beneficio di tutta la famiglia, come emerge dallo studio condotto da Rossana Ottolenghi, psicologa e psicoterapeuta famigliare, commissionato da P&G e SMA, Punto SMA e Cityper proprio per aprire un nuovo dialogo con il pubblico delle acquirenti, donne tra i 25 e i 45 anni, che lavorano nel 58% dei casi, donne con figli nel 60% dei casi e che nella stragrande maggioranza dei casi non è soddisfatta della mancanza di collaborazione in casa da parte di figli e mariti. Che cosa ne è emerso? !
Per Ottolenghi, i "lavori di casa" spesso diventano il terreno di scontro su cui costruire alleanze, collusioni e fratture in famiglia. Una sorta di ecologia della famiglia consentirebbe di applicare il concetto di "team-work": l'idea cioè che la famiglia non consista soltanto nell'essere ma anche nell'esercizio di un fare condiviso. Team-work è una sorta di "contratto", dove ogni membro della squadra accetta di avere un ruolo, se lo sceglie (io cucino, io lavo i vetri, io riordino la stanza, ecc.) e si impegna a portarlo avanti quotidianamente. Affidarsi i compiti in modo cooperante significa imparare a chiedere prima ancora che a dare, accettare un insieme di regole (chi fa, che cosa, quando, come) legate al mandare avanti l'organizzazione concreta della famiglia, sentendosi parte attiva della famiglia-squadra.
Nella squadra lo schema di gioco è discusso, condiviso e ognuno fa quindi ciò che sa fare meglio o inquieta di meno. Il ruolo paterno non è intercambiabile con quello materno ma ha una sua funzione specifica, che è legata al gioco, all'avventura del mondo e quindi alle regole e alla stimolazione dell'autonomia e della socialità dei figli. Adottando il concetto di squadra, il ruolo della madre è sovrapponibile a quello del Capitano che organizza il gioco sul campo, mentre quello del padre è simile al Mister che individua i ruoli e, a gioco cominciato, incoraggia.
Esattamente come in una squadra vincente i compiti sono parzialmente intercambiabili ed esiste la sussidiarietà: se un giocatore è in difficoltà gli altri subentrano, lo aiutano o lo sostituiscono per il tempo necessario; nelle squadre dei marines si insegna che la squadra va sempre alla velocità del più lento e non si abbandona mai nessuno indietro. Figli abituati a lavorare in squadra riusciranno più facilmente a inserirsi nelle compagnie fino anche a diventarne leader.
Partecipare insieme ai genitori a un team-work sulle faccende domestiche sicuramente aiuta i figli a sentirsi parte attiva della famiglia e a capire l'importanza delle regole. La prima grande maestra di "team-work" in casa resta sempre Mary Poppins, esperta nel trasformare compiti antipatici in giochi divertenti.
Nel gioco di squadra in famiglia Rossana Ottolenghi individua i ruoli che variano secondo l'età. I bambini dai 3 ai 6 anni, possono ad esempio raccogliere i giocattoli e metterli a nanna, aiutare a preparare i biscotti, spolverare con il piumino leggero; tra i 7 e gli 11 anni, rifare il letto, tenere la stanza in ordine, dare una mano in cucina; dai 12 anni in poi possono cambiare le lenzuola, spolverare, caricare e scaricare lavastoviglie e la lavatrice, preparare piatti semplici, pulire il bagno e fare la spesa. La mamma, nel ruolo di capitano, concorda i turni, condivide con i figli le faccende; il papà nel ruolo di mister individua i ruoli, incoraggia, motiva e dà il buon esempio. Insieme premiano le vittorie raggiunte grazie all'impegno comune di tutta la squadra.
Come fare davvero? Un pratico manualetto "Gioco di squadra per vincere in famiglia. Faccende di casa: istruzioni per l'uso" sarà diffuso da 22 maggio al 30 giugno 2007 nei PV aderenti alla campagna e sarà disponibile, per tutte e anche tutti coloro che lo desiderano, on-line sul sito www.pelitiassociati.it
Nel delineare questo nuovo approccio alla famiglia come squadra (e perché no? in fondo in moltissimi ambiti lo spirito di squadra, il lavoro in team, sono invocati o adottati come modello e atteggiamento vincente), P&G e SMA, Punto SMA e Cityper hanno inoltre chiesto a Ugo Volli, sociologo di costume e Professore Ordinario di Semiotica del testo alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Torino, di analizzare come è vista la famiglia nella comunicazione per coglierne i cambiamenti e gli stereotipi che permangono. Partendo dall'analisi dei modelli antropologici del lavoro domestico, nell'area culturale in cui si è formata la nostra società si rileva una divisione che per millenni ha fatto dell'uomo il "capo di stato domestico", cioè colui che in casa non lavorava affidando alla donna il governo della casa. Ma altre civiltà hanno espresso modelli ben diversi. Non vi è affatto un destino biologico che decida della divisione dei ruoli domestici, non si tratta di qua!
lcosa di innato e universale nella nostra specie. Seppure oggi la tecnologia ha portato a molti alleggerimenti della fatica dei lavori domestici (vedi elettrodomestici, detersivi, cibi pronti), resta il problema di una divisione più equa e di una distribuzione dei compiti che faccia riferimento più alla giustizia retributiva (ciascuno si impegna secondo capacità attitudini, forza fisica) che non alla giustizia distributiva, che fissa ore e compiti (per cui ognuno fa quello che deve). Si tratta di un modello più complesso, come quello della squadra sportiva, che richiede una regia e un consenso più sofisticato. Ma c'è da scommettere che sarà questo a prevalere.
Sul fronte della comunicazione, le famiglie, protagoniste indiscusse anche di quel particolare genere che è la pubblicità televisiva, riflettono sempre valori accettati nella vita sociale per proiettarli sulla marca. Per questa ragione la maggior parte delle famiglie rappresentate è molto tradizionale, e soprattutto lo è stata per decenni, fino a poco tempo fa. In molti spot, l'uomo è visto come padre affettuoso, commensale esigente, padrone di casa preoccupato degli ospiti, lavoratore lontano e prestigioso, nostalgico della famiglia: insomma come colui che deve essere servito e accudito in cambio del lavoro che compie e della protezione che assicura. Il vero eroe delle pubblicità tradizionali è la donna, che certamente è di bell'aspetto, abbastanza prospera economicamente da esibire una bella casa, contenta di sé, ma minata da insicurezza sulla sua capacità di svolgere i compiti in modo adeguato. Qui intervengono figure di riferimento a rassicurarla: donne più anziane come !
nonne e suocere, "esperti" di sesso maschile spesso vestiti con camice bianco dei medici e degli scienziati, venditori e testimonial.
Questo schema domina ancora largamente, soprattutto nei prodotti di più ampia diffusione, dai detersivi alle paste alimentari. Ma di recente, sulla base soprattutto della modificazione della vita sociale, le cose sono parzialmente cambiate. Vi sono due grandi ambiti di questo mutamento: la composizione della coppia e quindi l'evoluzione del modello familiare e la divisione del lavoro al suo interno. Nel modo in cui è rappresentata la formazione o la ricerca della coppia, si nota come alla tradizionale condizione poco passionale e semmai di tenerezza reciproca che caratterizza lo stereotipo della vita matrimoniale, si è sostituito sempre più intensamente il gioco della seduzione e della passione che segna invece la ricerca della coppia. Oltre a porsi i problemi di convivenza e di successo della famiglia, si guarda a come conquistare, accendere, eccitare il partner. Questa evoluzione ha riguardato negli ultimi dieci anni certamente nuovi ingressi nel mercato della pubblicità t!
elevisiva, come la moda e i profumi che giocano l'identità ovviamente sulla seduzione. Ma è penetrata anche in ambiti pubblicitari più tradizionali come quello degli alcolici e delle automobili. Un passo in più si è compiuto con alcune pubblicità in cui la santità della famiglia si è voltata in modelli molto poco tradizionali di incontri passionali: storie a tre, confusione di identità sessuali, gruppi più o meno trasgressivi di giovani, coppie non tradizionali si sono viste in questi anni a sostenere l'immagine di marche anche molto consolidate. E' una tendenza che ormai fa parte degli stereotipi pubblicitari.
L'altro aspetto, più interessante perché più concreto e più diffuso, è quello che mette in discussione gli equilibri della coppia all'interno della vita domestica, in particolare della divisione del lavoro quotidiano. Uomini che lavano i piatti mentre la moglie se ne sta in poltrona soddisfatta; mariti che lustrano il pavimento per fare una sorpresa alla loro compagna; ragazzi alle prese con i misteri degli elettrodomestici; padri che si prendono cura dei neonati, single che fanno la spesa da soli. Un cambiamento che del resto ritroviamo in tanti dei nuovi serial televisivi, da quelli i cui protagonisti sono solo donne (Streghe, Sex and the city), alle diverse storie narrate in soap come Un posto al sole e Centovetrine, così diverse dal vecchio modello sudamericano delle telenovelas e delle soap centrato sì su eroine volitive e intraprendenti, ma sempre dentro al vecchio modello patriarcale; fino ai vari reality show, in cui la vita domestica (benché di gruppo) è il punto fo!
ndamentale, ma i compiti sono divisi in maniera più o meno egualitaria e non tradizionale. Insomma un rimescolamento dei ruoli che si avverte nel luogo più delicato e frequentato della vita di coppia, quello del lavoro domestico, che ci avverte che le cose stanno cambiando, che la nostra società è sottoposta a un lento ma costante spostamento di ruoli verso una condizione maggiormente egualitaria, che non solo sul versante lavorativo ma anche su quello domestico l'antico predominio maschile sta tramontando.
per maggiori informazioni: Peliti Associati
0266982357



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