
A La Spezia, una collaborazione virtuosa tra Acam Ambiente, Guardia Costiera e il consorzio CoGePir fornisce una risposta chiara. La preparazione della barca in vista della bella stagione porta con sé una domanda importante per ogni diportista attento: come gestire correttamente le dotazioni di sicurezza una volta scadute?
Un razzo di segnalazione, essenziale per la salvezza in mare, non può essere semplicemente gettato tra i rifiuti comuni.
La sua natura richiede un percorso di smaltimento specifico, pensato per tutelare l'ambiente e garantire la sicurezza delle persone e delle infrastrutture a terra.
Per rispondere a questa esigenza in modo costruttivo e capillare, alla Spezia è nata un'alleanza strategica tra Acam Ambiente, la Capitaneria di Porto e il consorzio nazionale CoGePir.
L'iniziativa, dal nome evocativo "In mare salvano, a terra no", si propone come un vero e proprio modello di governance integrata per la sicurezza pubblica e ambientale, puntando sulla corretta informazione e sulla responsabilità di tutti gli attori della filiera, in un momento cruciale come l'avvio della stagione nautica.
Un fronte comune per la sicurezza
La forza del progetto spezzino risiede nella sinergia tra tre attori con competenze diverse ma complementari.
Ognuno gioca un ruolo fondamentale per chiudere il cerchio della gestione sicura di questi particolari rifiuti.
Acam Ambiente, in qualità di gestore ambientale del territorio, è in prima linea per promuovere la corretta informazione. Le parole del Presidente Massimo Gianardi chiariscono la missione: «Questa iniziativa nasce per promuovere comportamenti responsabili tra i diportisti e ridurre in modo concreto i conferimenti impropri, che rappresentano un rischio per la sicurezza di tutti. È fondamentale il contributo di tutta la filiera, a partire dai rivenditori, nel rispetto delle normative vigenti. Vogliamo raggiungere in modo capillare gli utenti attraverso il coinvolgimento di porti turistici, rimessaggi, cantieri nautici e associazioni di categoria. Il messaggio è chiaro: i razzi nautici scaduti devono essere restituiti esclusivamente ai rivenditori autorizzati e mai conferiti nei rifiuti urbani.»
La Capitaneria di Porto della Spezia ha aderito con convinzione, sottolineando come l'iniziativa si sposi perfettamente con le sue funzioni istituzionali. La loro prospettiva è chiara: «Lo smaltimento improprio dei segnali pirotecnici di soccorso, interseca, infatti, diversi nostri ambiti di competenza: razzi e fuochi, se conservati a bordo in cattivo stato o scaduti, oltre a non assolvere alla loro funzione, possono rappresentare un pericolo per il diportista, oltre che un serio danno per l’ambiente, ove scelleratamente abbandonati in mare o comunque smaltiti fuori dalle filiere autorizzate. L’obiettivo è quello della promozione della cultura della sicurezza attraverso il coinvolgimento e la responsabilizzazione di tutti gli operatori del settore, dai rivenditori specializzati fino all’utente finale, il diportista».
La responsabilità della filiera e la sfida dei "rifiuti orfani"
Il CoGePir (Consorzio Gestione Pirotecnici) fornisce l'architettura legale e operativa a livello nazionale, basata sul principio di responsabilità estesa del produttore.
Tuttavia, il sistema funziona solo se i prodotti sono immessi legalmente sul mercato.
Il Direttore Generale Piervittorio Trebucchi offre una visione completa della filiera e delle sue criticità:
«Per evitare la dispersione dei dispositivi pirotecnici nautici, e non solo, è importante il corretto comportamento da parte dei diportisti e consumatori in generale, che devono restituire i prodotti scaduti al rivenditore all'acquisto dei nuovi, oppure portarli direttamente presso i depositi esplosivi convenzionati, nel caso in cui la restituzione non avvenga contestualmente all'acquisto del prodotto nuovo sostitutivo. Tuttavia, è fondamentale che a monte produttori e importatori operino nella legalità, garantendo la tracciabilità dei prodotti immessi sul mercato. Il contributo ambientale che finanzia il CoGePir, che è il sistema nazionale di gestione dei rifiuti esplodenti, ovvero l'unico riconosciuto dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica ed operante senza scopo di lucro, copre i costi per la gestione dei soli articoli pirotecnici di legittima immissione sul mercato. Prodotti immessi illegittimamente sul mercato, ovvero immessi da aziende che non sono associate al CoGePir, creano "rifiuti orfani" che, pur mantenendo la loro carica esplosiva, non dispongono di accantonamenti finanziari per il loro smaltimento a fine vita, ed il detentore si troverà nella situazione di non vederseli ritirati dal rivenditore, o del deposito convenzionato con il CoGePir. È quindi cruciale - conclude Trebucchi - che le Autorità di controllo verifichino fin dall'origine la legittima immissione sul mercato da parte dei produttori e la loro obbligatoria iscrizione al Consorzio. Solo con l'accantonamento garantito dall'eco contributo si assicura una corretta e sicura gestione del fine vita di questi prodotti, tutelando ambiente e sicurezza pubblica».
L'iniziativa della Spezia, quindi, va oltre la semplice campagna di sensibilizzazione. Diventa un caso di studio su come la collaborazione tra pubblico e privato e la responsabilità condivisa siano gli strumenti più efficaci per gestire rifiuti complessi, trasformando una necessità operativa in un esempio di economia circolare e sicurezza integrata.



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