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mercoledì 19 dicembre 2018

Webranking Europe 2018: l’Italia domina la classifica europea sulla trasparenza digitale

La classifica Webranking sulla trasparenza digitale incorona Eni (con 93,2 punti su 100). 
A seguire la finlandese Wärtsilä in seconda posizione (92,5) e Snam in terza (91,3). 
La grande trasparenza nella comunicazione delle aziende quotate italiane viene dimostrata anche da Terna (5°posto), Generali (6°) e Prysmian (10°) che entrano nella Top 10 della classifica.
La 22° edizione della ricerca Webranking stilata dal Comprend in collaborazione con Lundquist include 25 aziende italiane. La ricerca valuta la trasparenza corporate digitale e analizza le 500 più grandi società in Europa per capitalizzazione di mercato. Il punteggio medio delle italiane aumenta di ben 6,6 punti, raggiungendo 59,4 punti, rispetto al dato europeo che si attesta a 47,2 punti.

I risultati eccellenti di quest'anno annullano il gap con l'Europa. Eni, sul podio per l'undicesimo anno consecutivo e Snam, che si piazza tra i primi tre per il quinto anno di seguito, confermano il loro impegno costante nel soddisfare le richieste degli stakeholder.

TOP 10 EUROPE 500: WEBRANKING BY COMPREND 2018

1Eni93,2
2Wärtsilä92,5
3Snam91,3
4Kesko90,3
5Terna88,1
6Generali85,2
7Skanska84,0
8Swisscom83,4
9Swedish Match80,7
10Prysmian80,5



Il team Eni 


Il team Snam

Un anno record per le società italiane 

Se consideriamo nell'insieme tutte le 800 società analizzate in Europa (includendo tutte le classifiche di paese), le aziende italiane migliorano ulteriormente. Cattolica Assicurazioni e Pirelli sono best improver a livello europeo, registrano infatti un aumento di punteggio da record: +52,1 e +53,3 rispettivamente. Altri significativi miglioramenti riguardano Italgas (+29,5), Coima Res (+25,8) e Moncler (+22,1).

Gruppo Hera, la multi-utility di Bologna, non rientra tra le 500 società nella classifica Europea ma ottiene un punteggio di 91,7 (secondo posto in Italia) dimostrando che anche le società di dimensioni più contenute possono ottenere dei risultati eccezionali. Confermano questo trend Mondadori (91 punti), Pirelli (87) e Salini Impregilio (82,2).

Una svolta per le società italiane

Le performance registrate quest'anno dalle aziende italiane segnano un punto di svolta. Le principali società quotate sembrano ormai consapevoli della necessità di essere trasparenti e dell'importanza del digitale come strumento di comunicazione.

Ora la sfida è quella di andare oltre la trasparenza formale. I top manager devono assicurarsi che visione e strategia di business siano comunicate in modo efficace. Sul proprio sito corporate, il punto di riferimento per tutti gli stakeholder, infatti, quasi la metà delle aziende nel campione italiano non presenta la propria strategia e soltanto un quarto dichiara gli obiettivi finanziari. Emblematico della scarsa volontà di "metterci la faccia" e assumere impegni concreti è il fatto che in più della metà dei siti delle aziende italiane i profili dei top manager non vengono corredati da foto.

"La recente direttiva europea è certamente responsabile della maggiore attenzione verso gli aspetti non finanziari. Tuttavia, non abbiamo notato segnali positivi provenienti dalle società dal punto di vista della presentazione della strategia e degli impegni legati alla sostenibilità. Dall'analisi emerge che in Italia la direttiva ha spostato l'attenzione delle aziende verso la rendicontazione degli aspetti non finanziari, senza riuscire a spingerle a tradurre le proprie priorità in obiettivi strategici e azioni concrete" – commenta Joakim Lundquist, CEO di Lundquist

La nuova ricerca.trust ("dot trust") di Lundquist

Per affrontare in modo puntuale queste nuove sfide, Lundquist quest'anno ha lanciato la nuova ricerca.trust (pronunciato "dot trust") che sposta il focus dalla mera trasparenza alla capacità delle aziende di raccontare il brand e il proprio business, comunicare la leadership e creare fiducia presso gli interlocutori. La ricerca rappresenta l'evoluzione del programma di ricerca di Lundquist dedicato all'analisi della comunicazione delle principali società quotate e non quotate.

La prima edizione di Lundquist.trust ha preso in considerazione le 81 maggiori aziende non quotate italiane per fatturato, numero di dipendenti, peso sul sistema paese e rappresentatività del marchio (icone del Made in Italy).

LE 25 ITALIANE INCLUSE NELLA RICERCA WEBRANKING BY COMPREND EUROPE 500

1Eni93,2
3Snam91,3
5Terna88,1
6Generali85,2
10Prysmian80,5
17Poste Italiane72,0
22Mediobanca70,5
29Leonardo-Finmeccanica67,8
33Luxottica67,3
37Telecom Italia66,3
40Moncler65,7
53UniCredit62,7
69ENEL61,2
148Ubi Banca53,9
164Intesa Sanpaolo52,8
226STMicroelectronics49,4
233FCA49,0
328Cnh Industrial40,3
333Finecobank40,1
334Tenaris40,0
388Atlantia36,4
413Ferrari34,5
445Exor31,0
461BB Biotech28,4
477Banco BPM25,7


Pirelli


Cattolica Assicurazioni

Joakim Lundquist, CEO Lundquist



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www.CorrieredelWeb.it

giovedì 21 luglio 2016

TERNA AI VERTICI DELLA SICUREZZA

Confindustria e INAIL premiano Terna per la leadership nella tutela della salute dei lavoratori


Terna vince il Premio per la Sicurezza promosso da Confindustria e INAIL con l’alto patronato della Presidenza della Repubblica, la cui consegna è avvenuta oggi presso la sede di viale dell’Astronomia nel corso di un convegno alla presenza del Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia.

Per Terna hanno ricevuto il premio il Capo della Divisione Corporate Affairs, Giuseppe Lasco e il Direttore Tutela Aziendale, Marcello Grosso.

Questo riconoscimento testimonia la leadership di Terna nell’utilizzo di soluzioni sempre più innovative a tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori

Tra i parametri di valutazione più significativi, è stato analizzato il grado di maturità raggiunto dall’azienda nell’adozione delle più efficaci best practice a livello internazionale, considerato fra i principali indicatori di una cultura aziendale che valuta la sicurezza come strumento strategico per mantenere e accrescere il proprio vantaggio competitivo.

La IV edizione del "Premio imprese per la sicurezza", promosso da Confindustria ed Inail con la collaborazione tecnica di Apqi (Associazione Premio Qualita' Italia) ed Accredia (Ente Italiano di Accreditamento) riconosce le imprese che si sono distinte per l’impegno in tema di gestione di salute e sicurezza, come un esempio utile alla valorizzazione e diffusione delle loro esperienze per la sensibilizzazione di altre imprese e lavoratori su aspetti normativi, culturali, organizzativi e comportamentali. 

Lo scopo dell’iniziativa è quello di creare una vera e propria cultura di impresa in tema di salute e sicurezza, temi che oggi stanno assumendo una crescente rilevanza per l’intero sistema produttivo italiano, premiando le migliori aziende che si contraddistinguono per l’eccellenza del processo di gestione e, in particolare, per l’impegno concreto e i risultati conseguiti in materia di salute e sicurezza.  

“Siamo molto orgogliosi dell’ attestato che abbiamo ricevuto oggi – dichiara Giuseppe Lasco, Direttore della Divisione Corporate Affairs di Terna - che premia ancora una volta l’impegno di Terna nell’adozione e diffusione di una cultura che considera la sicurezza a 360 gradi come un asset strategico per la creazione di valore”. 

lunedì 24 giugno 2013

Terna prosegue il suo impegno per la sostenibilità (Flavio Cattaneo)

Terna, guidata dall’AD Flavio Cattaneo, prosegue il suo impegno per la sostenibilità. E’ on-line il Rapporto di Sostenibilità 2012, elaborato sulla base dello standard GRI – Global Reporting Initiative, l’organizzazione leader a livello mondiale su questi temi. In particolare la Società ha applicato le linee guida “G3.1” al livello “a+”, il massimo previsto per completezza delle informazioni. Tra i risultati più significativi si segnala l’ulteriore riduzione del gas serra SF6. Nel 2012 Terna è stata confermata in tutti gli indici di sostenibilità in cui era presente ed è stata ammessa nei nuovi indici Vigeo Word e Europe 120.


Sono in totale 84 gli indicatori GRI trattati nel Rapporto che si avvale anche di approfondimenti tematici, tabelle e confronti con altre aziende per rappresentare, in modo chiaro e trasparente, i risultati conseguiti nel 2012 in tutte le aree di responsabilità d’impresa secondo le indicazioni del Codice Etico, i dieci principi del Global Compact e gli obiettivi stabiliti l’anno prima.
Anche quest’anno è proseguita l’iniziativa distintiva di Terna, guidata da Flavio Cattaneo, di estendere l’analisi delle performance attraverso il confronto con altre aziende. Gli indicatori GRI trattati riguardano le emissioni di CO2, le perdite di SF6, il consumo di acqua, la produzione di rifiuti, la formazione, i differenziali retributivi per genere e il tasso di turnover in uscita del personale.
La metodologia messa a punto da Terna per realizzare questi confronti è stata presentata in appendice allo studio “Oltre il dato finanziario: imprese e benessere collettivo” redatto dal CSR Manager Network, con il supporto scientifico di Altis – Università Cattolica di Milano e dell’Ufficio statistico nazionale (ISTAT).
Per quanto riguarda i risultati di sostenibilità del 2012, tra i più significativi pubblicati nel Rapporto, sul fronte ambientale si segnala l’ulteriore riduzione, per il terzo anno consecutivo, dell’incidenza delle perdite rispetto alla consistenza installata del gas serra SF6 che nel 2012 si attestandosi quest’anno allo 0,59%.
Passando a temi di responsabilità sociale, la formazione si è confermata come un punto di forza nella valorizzazione delle risorse umane: a luglio 2012 è stata inaugurata la nuova sede di Campus, la Company University di Terna insediata all’interno di una stazione elettrica alle porte di Roma, in un edificio dedicato e dotato delle migliori tecnologie, per rendere possibile una migliore organizzazione e fruizione dei corsi.
Nel 2012 sono state erogate 41 ore di formazione per dipendente, con una copertura del 86% del personale che testimonia l’attenzione di Terna per la formazione continua.
Nel corso del 2012 Terna è stata confermata in tutti gli indici di sostenibilità in cui era già presente ed è stata ammessa nei nuovi indici Vigeo Word e Europe 120, redatti in base ad una metodologia che prevede l’analisi di oltre 330 indicatori e 38 criteri di sostenibilità.
La sostenibilità di Terna è infine oggetto di valutazione anche da parte di banche, fondi di investimento, analisti finanziari con team specializzati, agenzie di sostenibilità con risultati che ne testimoniano il valore.

FONTE: Terna

mercoledì 29 maggio 2013

Flavio Cattaneo: Terna corre allineata alla prestazione del Dax



La Commissione Ue ha varato la Road Map 2020 nel campo dell’energia per creare un mercato completamente interconnesso. Terna è capofila tra le società interessate a partecipare alla costruzione delle infrastrutture. In borsa l’azienda, guidata dall’AD Flavio Cattaneo, ha corso allineata alla prestazione del Dax, l’indice principale di Francoforte, toccando il suo massimo storico e raddoppiando il suo valore di quotazione. Dal 2005 il gruppo ha investito 6,5 miliardi 'in opere concrete' e per i prossimi 10 anni il piano di sviluppo prevede ulteriori 7,9 miliardi.
Non chiamatele più attività regolate, definizione riduttiva che non risponde più alle trasformazioni del settore. Soprattutto in vista della rivoluzione a livello europeo che sta per investire le società delle reti. E mentre Piazza Affari arranca (quando gli altri mercati volano ai massimi), tra le blue chip italiane c’è chi si stacca dal resto del gruppo. E’ il caso delle società che gestiscono infrastrutture, dalle reti elettriche alle reti del gas, a cui si possono aggiungere autostrade e aeroporti. Ma anche di quelle aziende in cui una quota dei margini è comunque coperta da attività assimilabili. Sono tutte società le cui performance di Borsa hanno battuto il mercato. E le cui prospettive potrebbero essere ancora più interessanti per gli investitori se sapranno sfruttare l’occasione che viene ora offerta loro da Bruxelles. La Commissione Ue ha varato la Road Map 2020 nel campo dell’energia, per creare un mercato completamente interconnesso. Un’ operazione da centinaia di miliardi di investimenti per cui sono previsti incentivi e finanziamenti a tassi agevolati.
A tirare il gruppo delle società potenzialmente interessate è Terna, la società che gestisce la rete di alta tensione e che garantisce la trasmissione dell’energia elettrica in tutto il paese. In Borsa, l’azienda guidata dall’ex direttore generale della Rai Flavio Cattaneo, di fatto, ha corso allineata alla prestazione del Dax, l’indice principale di Francoforte, che di recente ha toccato il suo massimo storico: ha guadagnato sul listino il 30 per cento nell’ultimo anno e ha raddoppiato il suo valore dalla quotazione del 2004. Lo stesso ha fatto Terna.
Un guadagno per chi ha investito nel titolo cui bisogna aggiungere la cedola, che ha garantito ai soci un rendimento attorno al 5 per cento l’anno. Mai venuto meno, neppure con l’introduzione della Robin Hood Tax, imposta dal governo Berlusconi alle società dell’energia, reti e rinnovabili comprese. Questo, in realtà, spiega solo in parte il boom di Terna.
La società della rete elettrica, nel periodo 2009-2012 ha realizzato quasi 2,3 miliardi di utile netto. Ma di questi, oltre 700 milioni li ha realizzati da attività non tradizionali o non regolamentate. In altre parole, oltre agli investimenti incentivati, il management si è sempre inventato qualche attività collegata (dall’operazione sulle reti in Brasile agli investimenti nel fotovoltaico, entrambi venduti con plusvalenza) che hanno aumentato il monte dividendi. Questo vale anche per Snam, il gruppo che ha appena ottenuto la sua indipendenza dall’ex controllante Eni passando sotto la Cassa Depositi Prestiti. Il suo core business è la gestione delle reti che assicurano la distribuzione del gas, in particolare le dorsali principali che si collegano poi alle reti locali e cittadine. Nei dieci anni di quotazione Snam ha sempre distribuito dividendi ai suoi investitori, per un ammontare totale di 5,8 miliardi, pari a circa all’80 per cento dell'utile netto, con una crescita media all’anno del 4 per cento. Tutto ciò si è tradotto in un rialzo negli ultimi dodici mesi del 15 per cento del valore del titolo. Ma la gestione delle reti è uno dei settori che può vantare una redditività in crescita per un gigante in crisi come Enel, che può vantare un milione di chilometri di elettrodotti che raggiungono 30 milioni di clienti e 55mila chilometri di metanodotti gestiti per 3,8 milioni di utenti serviti in 2mila comuni. La gestione delle reti rappresenta una voce positiva anche nel bilancio delle utility locali quotate in Borsa. Fattori positivi che hanno fatto del settore delle società che gestiscono “servizi pubblici”, secondo la definizione che ne dà la Borsa Italiana, uno dei più ricercati da parte dei fondi internazionali. E che, non a caso, ha messo a segno le migliori performance di Piazza Affari. Ma cosa ha portato a risultati in crescita e come mai proprio in questo periodo di recessione profonda per l’economia italiana? Il calo della domanda di energia e di gas non avrebbe dovuto portare un risultato opposto? Tutto ruota attorno al meccanismo della remunerazione degli investimenti. Detto molto in sintesi, lo Stato riconosce alle società infrastrutturali quanto speso per l’ammodernamento, l’efficientamento e l’espansione delle reti. Nel caso di elettricità e gas è una delle voci della bolletta pagata dai consumatori. Nelle autostrade lo si trova nell’aggiornamento tariffario. E ancora: per gli aeroporti abbiamo appena visto come il governo Monti abbia dato il via libera ai nuovi accordi di programma dei principali scali italiani - ultimo in ordine di tempo Fiumicino - che hanno previsto l’aumento delle tariffe aeroportuali in cambio di un piano di investimenti per i prossimi 20-30 anni. Ecco perché si chiamano attività regolate e perché la sicurezza delle entrate, in cambio di investimenti certi nel tempo, piace ai fondi.
Prendiamo il caso di Terna: dal 2005 il gruppo ha investito 6,5 miliardi 'in opere concrete' e per i prossimi 10 anni il piano di sviluppo prevede ulteriori 7,9 miliardi. Lo steso vale per Adr, la società di gestione di Fiumicino: l’accordo di programma sottoscritto con il governo prevede, sino alla fine della concessione (prevista nell’anno 2044), complessivamente investimenti per 12 miliardi di euro, inclusa l'espansione a nord dell'aeroporto della capitale. Per il periodo 2013-2016 gli investimenti saranno pari a 1,2 miliardi, con un incremento rispetto alle previsioni iniziali di piano fissate in 900 milioni di euro. Non è un caso che il fondo F2i guidato da Vito Gamberale, dedicato proprio alle infrastrutture, abbia investito soprattutto sulle reti locali del gas (di cui è diventato uno dei principali operatori italiani) e ora sta espandendo la sua presenza negli aeroporti: controlla Napoli Capodichino e Torino Caselle, oltre ad avere una quota di minoranza di Linate-Malpensa. Secondo gli analisti finanziari, le reti rappresentano - in un periodo di crisi come quello attuale una sorta di approdo sicuro in termini di rendimenti, abbastanza costante nel tempo. Certo, nel lungo periodo, i rendimenti e i dividendi delle società di produzione che ora soffrono il calo della domanda - potrebbero essere più generosi, visto che quando l’economia tira gli utili sono maggiori. Ma il momento attuale non premia le società che producono e vendono energia. Come si vede dai corsi di Borsa dove molti dei colossi europei, a cominciare dall’Enel, sono vicini ai minimi storici delle quotazioni azionarie. Inoltre, per le principali società infrastrutturali del Vecchio Continente ora si aprono le porte degli incentivi a livello europeo per la realizzazione di reti transfrontaliere. Con tutta probabilità si tratterà di erogazioni a fondo perduto e di prestiti agevolati della Bei. Il progetto è quello di creare una grande rete continentale dell’energia, in modo da sfruttare al meglio le potenzialità degli impianti produttivi. L’Italia, ad esempio, ha il parco centrali a gas più efficiente d’Europa, molte delle quali ora quasi ferme per il calo della domanda, quando invece potrebbero assicurare gli approvvigionamenti nelle ore di punta in Francia, nelle fasi in cui le centrali nucleari non riescono a soddisfare la domanda. Oppure garantire quella dei paesi nordici, ricchi di impianti eolici, nelle giornate scarsamente ventose. Un obiettivo che l’Unione Europa vorrebbe raggiungere entro il 2020 e che si estende anche alla rete del gas.
E l’Italia, grazie alla sua posizione al centro del Mediterraneo è destinata a diventare un ponte sia con i paesi del Maghreb a sud, sia con la penisola balcanica a est.
FONTE: Repubblica

giovedì 23 maggio 2013

Cattaneo Flavio: a garantire il miglior rendimento è ancora Terna

Reti di trasmissione energetica, occhiali o tubi in acciaio. Chiunque avesse puntato sulle aziende leader di questi settori raccoglierebbe a Piazza Affari un investimento più che raddoppiato. Secondo Il Sole 24 Ore a garantire il miglior rendimento è ancora Terna, la società guidata da Flavio Cattaneo, che mette a segno un ritorno complessivo dell'investimento del 163% con un andamento sui listini che segna +68%.

Reti di trasmissione energetica, occhiali o tubi in acciaio. Chiunque avesse puntato sulle aziende leader di questi settori quando la crisi era ancora lontana raccoglierebbe a Piazza Affari un investimento più che raddoppiato. Basta guardare i dati (su fonte Bloomberg) che indicano il total shareholder return (misura del valore creato da un'impresa per i propri azionisti che somma i guadagni della performance di Borsa ai dividendi pagati) da gennaio 2006 ad oggi per le maggiori quotate: a garantire il miglior rendimento è Terna, la società, guidata da Flavio Cattaneo, che gestisce la rete elettrica nazionale e che mette a segno un ritorno complessivo dell'investimento del 163% con un andamento sui listini che segna +68%. Cresce del 119%, invece, un leader del made in Italy come Luxottica (aiutato da un +90% in Borsa), mentre poco più sotto (ma garantendo comunque il raddoppio dell'investimento) ci sono Snam (106% di Tsr con +30% sui listini) e Tenaris (100% con un +73% di performance in Borsa).
Insomma in sei anni e mezzo certamente turbolenti chi ha creato maggior valore per gli azionisti sono le eccellenze della moda e le reti e i servizi per l'energia, come dimostra anche il buon posizionamento di Saipem (82% di total shareholder return con una crescita del 55% sui listini). Una tendenza evidenziata non solo nel lungo periodo - capace di depurare i risultati dalle fluttuazioni di borsa e dalla crisi finanziaria - ma anche nel breve. Certo se analizziamo i dati del solo 2013 si vede come il recupero borsistico di alcuni settori abbia trainato titoli più penalizzati in un arco lungo di tempo (i big bancari come Unicredit e Intesa a fronte di un ritorno totale negativo dal 2006 ad oggi, segnato rispettivamente un +20 e un +16% da inizio anno), ma il settore amplio dell'energia e delle utility tiene: escludendo infatti il +33% nella creazione di valore totale messo a segno ancora una volta da Luxottica (grazie a un +31% sui listini da inizio anno), troviamo di seguito titoli come Enel GP (+18% di ritorno complessivo grazie al +16% di Borsa) e ancora una volta Terna che fa segnare +16,3% sia a Piazza Affari che in termini di total shareholder return.
La società del resto si posiziona fra le prime in termini di rendimento di Borsa e di creazione di valore per gli azionisti anche se si guarda al 2012, quando il gestore della rete elettrica ha fatto segnare un Tsr del 25%, dato superiore a quello di altri big del settore energetico: Enel per esempio conta con un total shareholder return del 6,9% nel 2012 con un dato che diventa negativo del 6,2% nel 2013; Eni, invece passa dal 22% dello scorso anno al 3,8% di quest'anno.
FONTE: Il Sole 24 Ore

venerdì 17 maggio 2013

Il Sole24Ore: Terna, profitti da record.

Trimestrale 2013, risultati record per Terna, come riportato da “Il Sole 24 Ore”, si tratta di maxiprofitti (utile 142 milioni di euro). Terna è premiata dai grandi investimenti, dalla solidità finanziaria e la gestione equilibrata tra business regolamentato e attività non tradizionali. L’Ad Flavio Cattaneo, “Questi risultati ci consentono di impegnarci con maggiore robustezza sulle due grandi sfide del sistema elettrico in evoluzione: l'integrazione europea con un ruolo centrale per le interconnessioni dell'Italia e il continuo sviluppo degli investimenti infrastrutturali in aree fondamentali del Paese”.

Il risultato record ottenuto da Terna nel primo trimestre 2013 è stato sottolineato dalla stampa nazionale: come titola infatti “Il Sole 24 Ore”, si tratta di maxiprofitti (l’utile sale a 142 milioni di euro, con un incremento del 24,6 per cento) e soprattutto di grandi investimenti.
Il primo trimestre 2013 per l’azienda guidata da Flavio Cattaneo si è chiuso all’insegna del “+” (ed è il 30esimo trimestre positivo consecutivo), con un ebitda di 381 milioni di euro (+12,1%) e ricavi a quota 470 milioni di euro (+8,8%). Il giornale degli industriali evidenzia come questo risultato non sia ovviamente frutto del caso ma la giusta fusione di un mix di ingredienti essenziali: gli investimenti messi in campo dal Gruppo (1235 miliardi di euro nel 2012), l’attenzione a costi e alla solida struttura finanziaria, l’efficace equilibrio tra business regolamentato e attività non tradizionali.
Al di là di quello che sarà il futuro e che lo stesso Cattaneo ha tenuto a rimarcare (“Questi risultati ci consentono di impegnarci con maggiore robustezza sulle due grandi sfide del sistema elettrico in evoluzione: l'integrazione europea con un ruolo centrale per le interconnessioni dell'Italia e il continuo sviluppo degli investimenti infrastrutturali in aree fondamentali del Paese”), la performance di Terna è globale perchè rispetto allo stesso periodo del 2012 sono migliorati sia l’Ebit (+15,1%) che il patrimonio netto, salito a 2943 miliardi di euro contro 2788. Non preoccupa poi lo scarto dell’indebitamento finanziario (5924 miliardi, più 69 rispetto alla fine del 2012) in quanto il costo del debito a fine 2013 si attesterà sotto il 2,7% del 2012. E gli azionisti? Soddisfatti anche loro, visto che grazie ad un dividendo di 20 centesimi di cui 7 già avuti in acconto il principale azionista di Terna, la Cassa Depositi e Prestiti, si “porta via” qualcosa come 120 milioni di euro. Ma le acquisizioni internazionali al momento possono attendere.
FONTE: Terna

martedì 5 marzo 2013

Flavio Cattaneo: Terna, obiettivi ambiziosi per rinnovare e potenziare la rete elettrica nazionale


"I risultati in crescita premiano l'eccellente lavoro svolto dalla squadra di Terna". Lo dichiara l’ad della società, Flavio Cattaneo, sottolineando che il nuovo piano "continua ad avere obiettivi ambiziosi: completare il rinnovo e il potenziamento della rete di trasmissione nazionale ed esplorare nuove opportunità di business in attività non tradizionali, in Italia e all'estero". Terna chiude il bilancio 2012 con fatturato in crescita del 10%, un margine operativo lordo in aumento del 12%, ed un piano di investimenti di 4,1 miliardi di euro nei prossimi 5 anni per la manutenzione e lo sviluppo della rete elettrica.
Terna ha chiuso il 2012 con ricavi consolidati di oltre 1.800 milioni di euro, con una crescita del 10% rispetto ai 1.636 milioni di euro del 2011. Migliora il margine operativo lordo, ebitda, che sale del 12% a 1.380 milioni di euro (il 76% dei ricavi). Risultati che sono andati oltre le attese degli analisti, ma in linea con la strategia del gruppo per il piano strategico al 2016. Gli investimenti sono saliti a circa 1.240 milioni di euro (anche in questo superiori alle attese), mentre l'indebitamento finanziario netto è a quota 5.900 milioni di euro (5.123 milioni di euro nel 2011).
"Abbiamo ancora una volta superato un anno molto difficile con risultati in crescita che premiano l'eccellente lavoro svolto dalla squadra di Terna" ha detto l'amministratore delegato, Flavio Cattaneo sottolineando che il nuovo piano "continua ad avere obiettivi ambiziosi: completare il rinnovo e il potenziamento della rete di trasmissione nazionale ed esplorare nuove opportunità di business in attività non tradizionali, in Italia e all'estero, che stanno già dando un loro importante contributo".
Terna conferma per il 2013-2017 la politica di dividendi annunciata lo scorso anno: nel periodo il piano strategico prevede un dividendo base dalle attività tradizionali pari a 19 centesimi di euro ad azione, a cui si aggiungerà il contributo delle attività non tradizionali (con un pay out del 60%).
L'aumento dei ricavi e il controllo dei costi, si legge ancora nel piano, dovrebbero tradursi in un’ulteriore crescita della profittabilità. L'ebitda margin a fine piano si stima superi l'80%. Cattaneo ha quindi assicurato che Terna continuerà a creare valore per gli azionisti, dando loro "molte soddisfazioni".
La società investirà nei prossimi 5 anni 4,1 miliardi di euro per la manutenzione e lo sviluppo della rete elettrica: circa 300 milioni saranno destinati alla realizzazione di sistemi di accumulo. Guardando all'orizzonte di medio-lungo termine, cioè a 10 anni, gli investimenti previsti ammontano a 7,9 miliardi.
FONTE: Repubblica

mercoledì 13 febbraio 2013

Cattaneo Flavio: Terna, leadership europea per investimenti e performance di Borsa

Perfezionamento del mercato, integrazione delle rinnovabili e sicurezza degli approvvigionamenti. Questi gli obiettivi indicati da Entso-E, l'associazione che raggruppa tutti gli operatori di rete. In questo scenario spiccano le ottime performance di Terna. La spa guidata da Flavio Cattaneo ha messo in campo, dopo aver realizzato opere per 6,5 miliardi, ulteriori 4,1 miliardi di euro di investimenti, avendo già raddoppiato la Rab della rete elettrica italiana, dai 5 miliardi circa del 2005 agli oltre 10 attuali.

I capisaldi li ha indicati, poco meno di un anno fa, il piano decennale di sviluppo delle reti elettriche europee, messo a punto da Entso-E, l'associazione che raggruppa tutti gli operatori di rete: perfezionamento del mercato, integrazione delle rinnovabili e sicurezza degli approvvigionamenti. Anche perché molti dei "colli di bottiglia" individuati in Europa sono legati all'integrazione delle energie verdi e quindi il potenziamento dei network elettrici è uno snodo fondamentale per il futuro energetico del Vecchio Continente. Senza contare poi che - segnalano gli ultimi report di Ubs e Deutsche Bank - le grandi utility europee dovranno fare i conti con un calo della domanda di energia, legato alla recessione, e con la concorrenza crescente delle rinnovabili che ha messo alle corde l'intero sistema, peraltro sviluppatosi in modo disomogeneo.
Lo sforzo dei Tso
L'impegno ad accelerare lo sviluppo i 51.500 chilometri di linee di trasmissione elettrica in Europa, con una stima di 104 miliardi di euro di investimenti nei prossimi dieci anni, non è dunque un imperativo categorico da declinare solo in chiave nazionale. Ma è da considerarsi una mission fondamentale per i gestori di rete in Europa (Tso, transmission sistem operator) che stanno potenziando gli sforzi nonostante la congiuntura non favorevole - le infrastrutture sono state penalizzate dall'accordo Ue siglato venerdì - e i diversi modelli esistenti lungo il Continente: dal Tso indipendente (Terna, National Grid o Red Electrica Espana), all'operatore ancora integrato nella produzione e spesso pubblico (è il caso della Francia, con Rte controllato da Edf), fino all'esperienza tedesca con quattro diversi gestori, indipendenti sì, ma non integrati tra loro (tanto che il governo sta pensando a un piano di investimenti nazionale).
Assetti in parte o del tutto differenti, quindi, ma obiettivi identici. Per i quali la spa guidata da Flavio Cattaneo ha messo in campo, dopo aver realizzato opere per 6,5 miliardi, ulteriori 4,1 miliardi di euro di investimenti, avendo già raddoppiato la Rab della rete elettrica italiana, dai 5 miliardi circa del 2005 - quando era ancora sotto il controllo dell'Enel - agli oltre 10 attuali, annullando la distanza con l'omologo francese in termini di "peso" degli asset. E, garantendo nello stesso arco di tempo, la migliore redditività europea in termini di total shareholder return. Segno che il modello di gestore della rete indipendente dalla produzione, unito all'impegno sulle attività non tradizionali, ha assicurato investimenti e creazione di valore.
La sfida delle utilities
Quanto alle società non regolate dovranno fronteggiare uno scenario mutato in cui, come evidenzia Ubs, le centrali a gas cresciute a dismisura subito dopo le grandi privatizzazioni, soffrono ora di un cronico problema di sovraccapacità tanto che, secondo Ubs, il 45% degli impianti andrebbe spento per stabilizzare i profitti. Così, dopo il grande shopping passato, ora le parole d'ordine per i "big" dell'energia sono tagliare il debito, dismettere gli asset non strategici e fare efficienze sui costi (fino al 15% sui base) con inevitabili riflessi su dividendi e investimenti. Tutte criticità che scontano anche le multiutility italiane: come Iren, che a luglio ha toccato i minimi storici in Borsa, e come la stessa A2A, che è a tutti gli effetti il secondo produttore italiano dietro Enel dopo avere comprato Edipower. Entrambe le ex municipalizzate stanno risalendo la china, sul conto economico e in Borsa, ma la medicina imposta dai nuovi piani industriali non è tanto diversa da quella dei big europei: il payout sui dividendi è stato abbassato al 60-65% e le risorse aggiuntive verranno dedicate soprattutto al miglioramento della posizione finanziaria netta. Più critica è la situazione di Sorgenia, che nel 2012 registrerà il primo rosso della storia e punta a ridurre il debito.
In Germania, poi, Rwe ed E.On stanno affrontando anche la "rottamazione" del nucleare. Proprio E.On, a fine gennaio, ha previsto che i profitti 2013 caleranno del 15% dopo che nei mesi scorsi erano stati annunciati 11mila esuberi. Già a dicembre, Gdf Suez aveva invece rivisto al ribasso l'utile 2013 e 2014 spingendo l'acceleratore sulle dismissioni con la cessione, in Italia, dei parchi eolici a Erg per 860 milioni. E uno sforzo, segnala Ubs, sarà poi chiesto anche all'Enel che potrebbe essere costretta a vendere asset per migliorare la redditività e ridurre l'esposizione, sebbene abbia rispettato i target 2012 su Ebitda e indebitamento.
FONTE: Il Sole 24 Ore

venerdì 18 gennaio 2013

Terna Energia: Sulle reti energetiche serve una gestione di interesse comunitaria e non locale


Il rilancio del Sud? Una via c’è, gli investimenti infrastrutturali grazie ai fondi Ue. Ma occorre far presto perché oggi nel Meridione la crisi è più forte che altrove. Di questo ed altro si è parlato in Confindustria al convegno "Mezzogiorno 2014-2020.
Gli investimenti infrastrutturali nella nuova politica di coesione". Come riporta il “Corriere del Mezzogiorno” Alessandro Laterza, vice presidente dell’associazione degli industriali per il Mezzogiorno, non ha mostrato dubbi su quelle che dovrebbero essere le ricette vincenti: “In uno scenario di costante riduzione delle risorse pubbliche per gli investimenti (la spesa pubblica in conto capitale si è ridotta da circa 22 miliardi del 2007 a poco più di 15 nel 2011), i fondi strutturali europei rappresentano la fonte finanziaria decisiva, forse l'unica tangibile al momento. Tra il 2007 e il 2012 sono stati persi 330mila posti di lavoro in gran parte nel settore delle costruzioni”.
Ma la crisi da sola non basta a spiegare la situazione, c’è anche la mancanza di progettualità e di chiarezza a frenare lo sviluppo. Un esempio su tutti. “Quando si deve realizzare una rete ferroviaria o un elettrodotto – dice Laterza - ci si scontra sempre con lo stop delle comunità locali, ossessionate dalla questione del risarcimento. E’ il caso delle reti energetiche bloccate dalle comunità locali? Esattamente: il tema non può essere confinato ad una gestione locale, se ne deve adottare una di interesse comunitaria”. Come a dire che l’interesse di pochi frena l’interesse di molti.
E’ importante poi che il capitale privato entri in azione, ma soprattutto che si attui anche una vera e propria “politica infrastrutturale” perché “il Mezzogiorno ha in sé le potenzialità per farcela, come dimostrano i dati sull'export, per questo, non servono ricette miracolistiche. Non serve l'assistenzialismo, non servono i grandi annunci e le promesse”. Del resto stiamo parlando di una zona dell’Italia dove sono aperti tuttora “50 tavoli di crisi aziendali” e dove se non si interviene rapidamente sulla produttività e sulla crescita si rischia una “desertificazione industriale”.
FONTE: Terna

mercoledì 3 ottobre 2012

Stazione elettrica di Scandale: Esplosione, le precisazioni dei tecnici di Terna

Stazione elettrica di Scandale. Le precisazioni dei tecnici di Terna Rete Italia.
I tecnici di Terna Rete Italia precisano che l'incendio avvenuto la notte scorsa nella stazione elettrica di Scandale, di proprietà di Terna Rete Italia, è stato innescato dallo scoppio del terminale del cavo elettrico che collega la stazione Terna Rete Italia alla vicina centrale di produzione, appartenente ad altra società, proprietaria anche del cavo danneggiato.

"La vigilanza presente all'interno dell'impianto, a presidio del cantiere della stazione, ha prontamente chiamato i Vigili del Fuoco - è detto in una nota - che hanno provveduto a spegnere il principio di incendio, una volta messa in sicurezza l'apparecchiatura da parte dei tecnici di Terna Rete Italia. Nonostante l'esplosione, i pezzi del terminale in porcellana non hanno provocato danni fisici a persone o danni materiali all'impianto di Terna Rete Italia".
FONTE: Gazzetta del Sud

venerdì 14 settembre 2012

Flavio Cattaneo, Terna confermata per il terzo anno nel Dow Jones Sustainability, al top della classifica mondiale di sostenibilità del settore dell’ “electricity”

Per il terzo anno consecutivo, Terna, la società guidata da Flavio Cattaneo, che gestisce la rete elettrica italiana, si posiziona nel Dow Jones Sustainability, al top della classifica mondiale di sostenibilità del settore dell’“electricity”. La società ha migliorato la sua performance sia in campo economico che sociale.

Terna, guidata dall’AD Flavio Cattaneo, al top della classifica mondiale di sostenibilità del settore dell'"electricity".
Per il terzo anno consecutivo, la società è stata inclusa in entrambi i panieri "World" e "Europe" del Dow Jones Sustainability Index, facendo registrare il massimo punteggio al mondo insieme a Iberdrola.
Terna, informa una nota, ha migliorato anche quest'anno la sua performance sia in ambito economico (governance, gestione dei rischi e della catena della fornitura, codice etico e anticorruzione) sia sociale con un punteggio complessivo di 87 (ben 8 punti in più rispetto al risultato del 2010 e 1 in più del 2011): una conferma di continuità al vertice mondiale per l'azienda di settore nella graduatoria finale che riconosce l'impegno della società per una gestione sostenibile.

Quest'anno, aggiunge il comunicato, la selezione ha identificato 340 aziende su 2.500 nell'indice World e 166 su 600 nell'indice Europe.
Sono solo 13, come nel 2011, le società italiane ammesse in questo autentico gotha della sostenibilità mondiale.
FONTE: Borsa Italiana

martedì 4 settembre 2012

Cattaneo Flavio: Terna è molto attenta all’evoluzione tecnologica nel settore delle rinnovabili


Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale è sempre più attenta all’adozione di tecnologie applicate alle infrastrutture, componente essenziale per risparmiare. L’AD Flavio Cattaneo: “La tecnologia applicata alla realizzazione di reti elettriche sempre più intelligenti è una componente fondamentale per ridurre i costi. In questo senso, Terna è molto attenta all’evoluzione tecnologica nel settore delle rinnovabili”.
“La tecnologia applicata alla realizzazione di reti elettriche sempre più intelligenti è una componente fondamentale per ridurre i costi. In questo senso, Terna è molto attenta all’evoluzione tecnologica nel settore delle rinnovabili, in particolare a quello che farà la Germania con l’idrogeno. In prospettiva, c’è lo sviluppo sul mercato di massa delle auto elettriche, un business potenziale importante, che va al di là delle reti”. Così Flavio Cattaneo, amministratore delegato di Terna, che a Roma ha presentato il piano di investimenti dell’azienda che gestisce la rete elettrica italiana, che nel primo semestre del 2012 ha fatto investimenti sulla rete per 523 milioni di euro mentre nella penisola ci sono cantieri aperti per un valore di 3 miliardi di euro, 150 cantieri aperti, 750 ditte impiegate per 4mila persone al lavoro.
“Sono opere che si ripagheranno in sei anni, con risparmi di 340 milioni di euro all’anno”, aggiunge l’ad di Terna. I cantieri sono concentrati in particolare nel centro sud. Una delle sei opere principali che Terna sta realizzando è la linea elettrica Foggia-Benevento, dove i cantieri sono stati appena aperti, a fronte di un investimento di 90 milioni di euro, a fronte di minori costi per 30 milioni di euro all’anno a regime.
“Lo scenario è in continua evoluzione – aggiunge Flavio Cattaneo - non soltanto nella gestione delle reti, ma anche nella distribuzione e su tutta la filiera, con diverse opportunità che si aprono anche per le aziende italiane, che possono investire in nuove tecnologie anche soltanto in ottica di assemblaggio di tecnologie prodotte da altri. Proviamo a immaginare nuove tecnologie italiane sulle rinnovabili, per evitare quello che è successo con i pannelli solari, tutti quelli che ci sono in Italia sono stati prodotti all’estero”.
Nel dettaglio, il ruolo della tecnologia per Terna è fondamentale “per il controllo h24 della rete elettrica su più canali – dice al nostro giornale Gianni Vittorio Armani, amministratore delegato di Terna Rete Italia – noi abbiamo almeno tre canali di comunicazione per ogni punto della nostra rete, abbiamo otto sale di controllo, tre sale di teleconduzione che ricevono dati in tempo reale e poi mandano segnali sulla rete”.
Le azioni di apertura e chiusura dei bracci mobili disseminati sulla rete sono tutti telecomandati a distanza da tre centri sul territorio. “Terna possiede direttamente alcune delle infrastrutture di Tlc che gestiscono la nostra rete – aggiunge Armani – le tecnologie di apparato, come le batterie che mettiamo sui nostri siti, aggiungono ulteriore intelligenza locale alla rete. Quindi capacità di controreazione locale a fenomeni di rete puntuali e vengono sviluppati con applicazioni specifiche, che sviluppiamo ad hoc con i fornitori”.
Per quanto riguarda i rischi di interruzione e blackout, la rete di Terna è intrinsecamente sicura: “Ogni eventuale attacco alla rete non può portare a gusti catastrofici – dice Armani – anche gli episodi di terrorismo sulle reti elettriche non hanno mai causato un guasto strutturale. C’è una ridondanza su tutti i sistemi di controllo, tutte le sale sono una al servizio dell’altra e quindi si possono sostituire. Le telecomunicazioni: abbiamo diversi fornitori, i canali di Wind, di Telecom Italia, i satellitari abbiamo la fibra ottica nostra. C’è poi la sicurezza informatica: molti dei nostri sistemi non sono accessibili, non sono accessibili a rete esterna”.
Per quanto riguarda l’Agenda Digitale e la realizzazione della Ngn, Terna è stata coinvolta in questa fase preliminare, perché la sua l’infrastruttura è fondamentale: 14mila chilometri di fibra ottica di proprietà, con il backbone di Wind e il backbone della rete elettrica. Inoltre, c’è tutta una serie di siti da dove partono anche i canali di telecomunicazioni della telefonia mobile. C’è poi tutto il capitolo delle smart grid, l’informatica applicato al sistema elettrico, una branca d’investimento in forte sviluppo, fatta di sensori localizzati e diffusi, intelligenza diffusa sugli apparati. “Ogni stazione elettrica ha la sua intelligenza autonoma, che si interfaccia con le reti di telecomunicazione – precisa Armani – con tempi di reazione istantanei”.
Terna è pronta a fare da apripista per in finanziamento di opere attraverso i project bond, il nuovo strumento introdotto dal Dl sviluppo che consente di emettere obbligazioni legate ad un'opera con un regime fiscale agevolato. "Abbiamo dato disponibilità al governo per partire per primi con il finanziamento di opere in project bond e potrebbe esserci qualche annuncio entro l'anno", ha spiegato l'AD di Terna ''potremmo essere i battistrada di questo mercato che può essere una nuova forma di finanziamento per le imprese''.
Il primo projet bond di Terna, ha precisato, ''deve partire da un brown field (un'opera già realizzata ndr) perchè deve superare più ostacoli e deve fare da apripista'' e per questo ''non può assumersi anche i rischi di realizzazione e di autorizzazione''. In questo senso ''stiamo discutendo con il mercato per individuare quale può essere l'infrastruttura e abbiamo chiesto all'Authority di individuare tariffe che non siano modificabili. Se si fa un bond di 20 anni non si possono avere tariffe che cambiano ogni 4 anni''.
Il project bond, ha sottolineato Cattaneo, avrebbe il vantaggio di ridurre in modo consistente il costo del finanziamento perché ''abbiamo visto che il rischio sovereign è più alto di quello corporate ed il project bond dovrebbe essere ancora più basso''.

mercoledì 22 agosto 2012

Terna Alta Tensione: In bici a più di 25 metri d'altezza per mettere in sicurezza i cavi


Ferragosto, su e giù con la bici a più di 25 metri d’altezza per effettuare un intervento di messa in sicurezza dopo lo spostamento di alcuni tralicci lungo la Ss 11 tra Treviglio e Cassano d'Adda. Uno spettacolo inusuale, che ha incuriosito moltissime persone, quello tecnici di una ditta specializzata che collabora con Terna, la società guidata da Flavio Cattaneo, allo spostamento di due tralicci.
Su è giù con la bici a più di 25 metri d'altezza per mettere in sicurezza i cavi dell'alta tensione. È lo spettacolo davvero inusuale cui si è potuto assistere lungo la Ss 11 tra Treviglio e Cassano d'Adda. Da Ferragosto fino a domenica i tecnici di una ditta specializzata hanno spostato la linea elettrica ad alta tensione per lasciar spazio a Brebemi e Tav.
Qualcuno, passando distratto, li ha scambiati per degli uccelli, qualcun altro invece, guardando un pò meglio, si è accorto che si trattava di uomini in sella a delle particolari biciclette ma ha pensato si trattasse di acrobati impegnati in qualche prova d'abilità. Il fatto che fossero lì il 15 agosto ha tolto ogni dubbio. Invece erano gli operai della Cantamessa, la ditta bergamasca che ha collaborato con Terna, la società guidata da Flavio Cattaneo, allo spostamento di due tralicci in via Quinto Alpini sulla traversa della strada statale 11 Padana superiore per Cassano. Non a caso il giorno scelto è stato quello di Ferragosto quando meno persone sono a casa e la linea elettrica è meno gravata.
In parallelo a via Alpini infatti scorre l’ elettrodotto Cassano-Ciserano-Tavazzano, la linea principale che porta l'energia a Treviglio e dintorni, sei cavi con una potenza di 380 kw. Una vera e propria autostrada dell'elettricità che però ha dovuto fare i conti con l'arrivo dell'autostrada di asfalto e della nuova linea ferroviaria. Fare i conti e cedere il passo.
In particolare uno dei grandi tralicci in acciaio vicino alla Ss11 si è trovato sul tracciato dello svincolo che dovrà condurre dalla vecchia statale al nuovo casello di Cascine San Pietro, la frazione di Casirate. Per questo è stato sostituito con uno nuovo montato poco più a ovest. Un'operazione che è entrata nel vivo a Ferragosto.
Nel giorno dell'Assunta infatti sono stati collegati i cavi dell'alta tensione. Un'operazione che però necessitava di un ulteriore intervento di messa in sicurezza. Andavano testati e posizionati i segnalatori dai caratteristici colori bianco-rossi, strutture di plastica per mettere in guardia i piloti dei voli a bassa quota. Per questo sono entrati in azione gli operai specializzati della Cantamessa con una particolare bicicletta a tre ruote. Il lavoro che è continuato fino a domenica ha incuriosito molti che si sono fermati ad ammirare le loro pedalate. Gli interventi della Terna per la sistemazione dei tralicci che interferiscono con Brebemi e dell'Alta Velocità sono 15. Sei sono già in corso e presto partiranno anche gli altri.

Terna Alta Tensione: In bici a più di 25 metri d'altezza per mettere in sicurezza i cavi


Ferragosto, su e giù con la bici a più di 25 metri d’altezza per effettuare un intervento di messa in sicurezza dopo lo spostamento di alcuni tralicci lungo la Ss 11 tra Treviglio e Cassano d'Adda. Uno spettacolo inusuale, che ha incuriosito moltissime persone, quello tecnici di una ditta specializzata che collabora con Terna, la società guidata da Flavio Cattaneo, allo spostamento di due tralicci.
Su è giù con la bici a più di 25 metri d'altezza per mettere in sicurezza i cavi dell'alta tensione. È lo spettacolo davvero inusuale cui si è potuto assistere lungo la Ss 11 tra Treviglio e Cassano d'Adda. Da Ferragosto fino a domenica i tecnici di una ditta specializzata hanno spostato la linea elettrica ad alta tensione per lasciar spazio a Brebemi e Tav.
Qualcuno, passando distratto, li ha scambiati per degli uccelli, qualcun altro invece, guardando un pò meglio, si è accorto che si trattava di uomini in sella a delle particolari biciclette ma ha pensato si trattasse di acrobati impegnati in qualche prova d'abilità. Il fatto che fossero lì il 15 agosto ha tolto ogni dubbio. Invece erano gli operai della Cantamessa, la ditta bergamasca che ha collaborato con Terna, la società guidata da Flavio Cattaneo, allo spostamento di due tralicci in via Quinto Alpini sulla traversa della strada statale 11 Padana superiore per Cassano. Non a caso il giorno scelto è stato quello di Ferragosto quando meno persone sono a casa e la linea elettrica è meno gravata.
In parallelo a via Alpini infatti scorre l’ elettrodotto Cassano-Ciserano-Tavazzano, la linea principale che porta l'energia a Treviglio e dintorni, sei cavi con una potenza di 380 kw. Una vera e propria autostrada dell'elettricità che però ha dovuto fare i conti con l'arrivo dell'autostrada di asfalto e della nuova linea ferroviaria. Fare i conti e cedere il passo.
In particolare uno dei grandi tralicci in acciaio vicino alla Ss11 si è trovato sul tracciato dello svincolo che dovrà condurre dalla vecchia statale al nuovo casello di Cascine San Pietro, la frazione di Casirate. Per questo è stato sostituito con uno nuovo montato poco più a ovest. Un'operazione che è entrata nel vivo a Ferragosto.
Nel giorno dell'Assunta infatti sono stati collegati i cavi dell'alta tensione. Un'operazione che però necessitava di un ulteriore intervento di messa in sicurezza. Andavano testati e posizionati i segnalatori dai caratteristici colori bianco-rossi, strutture di plastica per mettere in guardia i piloti dei voli a bassa quota. Per questo sono entrati in azione gli operai specializzati della Cantamessa con una particolare bicicletta a tre ruote. Il lavoro che è continuato fino a domenica ha incuriosito molti che si sono fermati ad ammirare le loro pedalate. Gli interventi della Terna per la sistemazione dei tralicci che interferiscono con Brebemi e dell'Alta Velocità sono 15. Sei sono già in corso e presto partiranno anche gli altri.

venerdì 20 luglio 2012

Carburanti verdi: (Terna) Un futuro sempre più green è alla porte.

Funghi, enzimi e materia agricola non pregiata sono il futuro dell’energia. Biotecnologia al servizio dei carburanti verdi. Alcuni ricercatori danesi stanno creando una banca dati di enzimi e microrganismi per produrre un biofuel di seconda generazione non in conflitto con i bisogni alimentari. Un futuro sempre più green è alla porte.

C’è la biotecnologia rossa, quella verde e quella bianca. La prima è destinata ai farmaci, la seconda all’agricoltura OGM e la terza spazia dalla chimica all’alimentazione senza tralasciare la ricerca sui biocarburanti.
In Danimarca, nei laboratori della Novozymes a pochi chilometri da Copenhagen, si lavora alacremente per trasformare la biotecnologia in bioeconomia che, a detta dei manager dell’azienda rappresenta una delle strade più corte per uscire dalla crisi.

Il lavoro dei ricercatori danesi è creare una banca dati di enzimi e microrganismi in grado di rivoluzionare le nostre economie in maniera sostenibile. Per produrre, ad esempio, un biofuel di seconda generazione non in conflitto con i bisogni alimentari.
E la materia prima viene dai boschi. Sì, perché gli enzimi si ricavano dai funghi. Il lungo processo prevede selezione, isolamento del gene, sequenziamento del Dna e conservazione in contenitori di idrogeno liquido a meno 193 °C.
La sfida dei 500 ricercatori che lavorano nei laboratori danesi, spiega Per Falholt vicepresidente dell’azienda a Fernanda Roggero del Sole 24 ore, “è quella di riuscire a individuare metodi sempre più sostenibili per produrre energia. Gli sforzi sono diretti in particolare all'utilizzo di biomasse non food e rifiuti urbani. Già oggi l'azienda ha sviluppato metodologie ed enzimi speciali per lavorare gli scarti agricoli e i rifiuti urbani alimentari, materie prime a basso costo che non hanno bisogno di sussidi statali e non vanno a incidere sui bisogni alimentari”.
Leader in Italia del biofuel di seconda generazione, cui proprio Novozymes ha fornito le tecnologie, è M&G, gruppo italiano che sta per inaugurare una bioraffineria a Crescentino nel vercellese.
“Avrebbe dovuto essere la prima al mondo a produrre bioetanolo di seconda generazione - dice Falholt, ma sono stati battuti sul filo di lana dai cinesi che a giorni apriranno uno stabilimento”. L'impianto italiano (un investimento di 120 milioni di euro) estrarrà etanolo da sorgo, paglia di grano e canna comune, molto più efficaci del mais.
“Per produrre un milione di tonnellate di canna - scrive Fernanda Roggero - bastano 30-40mila ettari di terreno non pregiato, mentre se l'etanolo fosse estratto dal mais ne servirebbero almeno 300mila. Colture meno estensive, dunque, ma, come specifica M&G, non meno redditizie per gli agricoltori che si pensa di remunerare con circa mille euro per ettaro, senza ricorso ad alcun sussidio statale”.
Bioraffinerie a parte, la vera novità del settore sarà produrre carburanti verdi ricorrendo a materia prima agricola non pregiata.
“È stato calcolato – scrive Roggero - che solo di scarti agricoli al mondo si renderebbero disponibili oltre 900 milioni di tonnellate di materia prima. Più di 150 solo in Europa. Se nei paesi europei si realizzassero un migliaio di bioraffinerie si potrebbero generare 31 miliardi di euro di ricavi, con un risparmio di 49 miliardi sull'import di petrolio (la stima è di Bloomberg). Si potrebbe creare un milione di posti di lavoro, soprattutto nelle aree rurali e tagliare del 50% il consumo di gasolio”.
FONTE: Terna Web Magazine

Carburanti verdi: (Terna) Un futuro sempre più green è alla porte.

Funghi, enzimi e materia agricola non pregiata sono il futuro dell’energia. Biotecnologia al servizio dei carburanti verdi. Alcuni ricercatori danesi stanno creando una banca dati di enzimi e microrganismi per produrre un biofuel di seconda generazione non in conflitto con i bisogni alimentari. Un futuro sempre più green è alla porte.

C’è la biotecnologia rossa, quella verde e quella bianca. La prima è destinata ai farmaci, la seconda all’agricoltura OGM e la terza spazia dalla chimica all’alimentazione senza tralasciare la ricerca sui biocarburanti.
In Danimarca, nei laboratori della Novozymes a pochi chilometri da Copenhagen, si lavora alacremente per trasformare la biotecnologia in bioeconomia che, a detta dei manager dell’azienda rappresenta una delle strade più corte per uscire dalla crisi.

Il lavoro dei ricercatori danesi è creare una banca dati di enzimi e microrganismi in grado di rivoluzionare le nostre economie in maniera sostenibile. Per produrre, ad esempio, un biofuel di seconda generazione non in conflitto con i bisogni alimentari.
E la materia prima viene dai boschi. Sì, perché gli enzimi si ricavano dai funghi. Il lungo processo prevede selezione, isolamento del gene, sequenziamento del Dna e conservazione in contenitori di idrogeno liquido a meno 193 °C.
La sfida dei 500 ricercatori che lavorano nei laboratori danesi, spiega Per Falholt vicepresidente dell’azienda a Fernanda Roggero del Sole 24 ore, “è quella di riuscire a individuare metodi sempre più sostenibili per produrre energia. Gli sforzi sono diretti in particolare all'utilizzo di biomasse non food e rifiuti urbani. Già oggi l'azienda ha sviluppato metodologie ed enzimi speciali per lavorare gli scarti agricoli e i rifiuti urbani alimentari, materie prime a basso costo che non hanno bisogno di sussidi statali e non vanno a incidere sui bisogni alimentari”.
Leader in Italia del biofuel di seconda generazione, cui proprio Novozymes ha fornito le tecnologie, è M&G, gruppo italiano che sta per inaugurare una bioraffineria a Crescentino nel vercellese.
“Avrebbe dovuto essere la prima al mondo a produrre bioetanolo di seconda generazione - dice Falholt, ma sono stati battuti sul filo di lana dai cinesi che a giorni apriranno uno stabilimento”. L'impianto italiano (un investimento di 120 milioni di euro) estrarrà etanolo da sorgo, paglia di grano e canna comune, molto più efficaci del mais.
“Per produrre un milione di tonnellate di canna - scrive Fernanda Roggero - bastano 30-40mila ettari di terreno non pregiato, mentre se l'etanolo fosse estratto dal mais ne servirebbero almeno 300mila. Colture meno estensive, dunque, ma, come specifica M&G, non meno redditizie per gli agricoltori che si pensa di remunerare con circa mille euro per ettaro, senza ricorso ad alcun sussidio statale”.
Bioraffinerie a parte, la vera novità del settore sarà produrre carburanti verdi ricorrendo a materia prima agricola non pregiata.
“È stato calcolato – scrive Roggero - che solo di scarti agricoli al mondo si renderebbero disponibili oltre 900 milioni di tonnellate di materia prima. Più di 150 solo in Europa. Se nei paesi europei si realizzassero un migliaio di bioraffinerie si potrebbero generare 31 miliardi di euro di ricavi, con un risparmio di 49 miliardi sull'import di petrolio (la stima è di Bloomberg). Si potrebbe creare un milione di posti di lavoro, soprattutto nelle aree rurali e tagliare del 50% il consumo di gasolio”.
FONTE: Terna Web Magazine

Cattaneo Flavio (Terna): “Non abbiamo bisogno di rifinanziarci fino al 2015″.

"Non abbiamo bisogno di rifinanziarci fino al 2015". Queste le parole di Flavio Cattaneo, AD della società elettrica Terna, a seguito dei risultati di bilancio 2011. Chiusura positiva, disponibilità finanziaria netta di 2,5 miliardi, dividendo di 21 centesimi approvato.

Positivi i conti di Terna, la società elettrica italiana nota a livello internazionale. L'assembla degli azionisti, presieduta da Luigi Roth, ha dato oggi il via libera al bilancio 2011 che si chiude con un utile netto di 440 milioni. L'amministratore delegato Flavio Cattaneo inoltre ha approvato un dividendo di 21 centesimi con un saldo di 13 centesimi in pagamento il 21 giugno e stacco della cedola il 18. L'acconto di 8 centesimi è stato distribuito a novembre 2011.

Per Flavio Cattaneo Terna non ha bisogno di finanziarsi fino al 2015. "Non abbiamo necessità di rifinanziarci prima del 2015.", ha spiegato l'ad, "con le ultime emissioni abbiamo una disponibilità finanziaria netta di 2,5 miliardi. Un eventuale successivo downgrade non incide sulle emissioni già fatte ma su un eventuale futura sottoscrizione. Ma come detto non abbiamo necessità fino al 2015. Siamo una delle poche società con un rating superiore a quello dell'Italia".
Ma è il titolo della società a dare maggiori soddisfazioni. Dalla quotazione a fine 2011 l'azione Terna "si è apprezzata del 53,2% a fronte di una perdita del 45,9% da parte dell'indice delle blue chips italiane". Cattaneo inoltre ha spiegato che nel "primo trimestre del 2012 il titolo ha registrato un rialzo del 16%, nonostante l'impatto della Robin Hood tax e la difficile congiuntura nazionale e internazionale".
Terna ha inoltre reso noti i conti del primo trimestre. "Il 2012 è partito bene e l'impegno di tutta la squadra di Terna mi convince che avremo ancora un anno di crescita", ha dichiarato l'amministratore delegato. I ricavi sono aumentati 12,2% a 46,9 milioni di euro. A giovare sul giro d'affari è stato prevalentemente il maggiore corrispettivo per il trasporto di energia nella Rete di Trasmissione Nazionale (+32,8 milioni) e per le attività di dispacciamento (+14 milioni). I costi operativi sono aumentati del 2% a 91,8 milioni. Forte il balzo dell'Ebitda che si è attestato a 339,8 milioni di euro: a rialzo del 15,3% rispetto allo stesso periodo del 2011.
Cresce l'utile ante imposte a 207,6 milioni di euro (+19%) mentre l'utile netto è calato a 114,2 milioni, 59 milioni di euro in meno rispetto ai 173,2 milioni dei primi tre mesi del 2011, che includevano l'apporto straordinario relativo alla cessione della partecipazione di Rete Rinnovabile S.r.l. per 59,2 milioni di euro. A pesare sul risultato in parte anche l'aumento degli oneri finanziari inerenti all'indebitamento a lungo termine (31 milioni di euro): l'indebitamento finanziario netto si attesta a 5,27 miliardi di euro, in crescita di 150 milioni rispetto al 31 dicembre 2011, essenzialmente per investimenti e riduzione dei debiti commerciali rispetto a fine esercizio 2011.
FONTE: First online

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