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venerdì 18 gennaio 2013

Terna Energia: Sulle reti energetiche serve una gestione di interesse comunitaria e non locale


Il rilancio del Sud? Una via c’è, gli investimenti infrastrutturali grazie ai fondi Ue. Ma occorre far presto perché oggi nel Meridione la crisi è più forte che altrove. Di questo ed altro si è parlato in Confindustria al convegno "Mezzogiorno 2014-2020.
Gli investimenti infrastrutturali nella nuova politica di coesione". Come riporta il “Corriere del Mezzogiorno” Alessandro Laterza, vice presidente dell’associazione degli industriali per il Mezzogiorno, non ha mostrato dubbi su quelle che dovrebbero essere le ricette vincenti: “In uno scenario di costante riduzione delle risorse pubbliche per gli investimenti (la spesa pubblica in conto capitale si è ridotta da circa 22 miliardi del 2007 a poco più di 15 nel 2011), i fondi strutturali europei rappresentano la fonte finanziaria decisiva, forse l'unica tangibile al momento. Tra il 2007 e il 2012 sono stati persi 330mila posti di lavoro in gran parte nel settore delle costruzioni”.
Ma la crisi da sola non basta a spiegare la situazione, c’è anche la mancanza di progettualità e di chiarezza a frenare lo sviluppo. Un esempio su tutti. “Quando si deve realizzare una rete ferroviaria o un elettrodotto – dice Laterza - ci si scontra sempre con lo stop delle comunità locali, ossessionate dalla questione del risarcimento. E’ il caso delle reti energetiche bloccate dalle comunità locali? Esattamente: il tema non può essere confinato ad una gestione locale, se ne deve adottare una di interesse comunitaria”. Come a dire che l’interesse di pochi frena l’interesse di molti.
E’ importante poi che il capitale privato entri in azione, ma soprattutto che si attui anche una vera e propria “politica infrastrutturale” perché “il Mezzogiorno ha in sé le potenzialità per farcela, come dimostrano i dati sull'export, per questo, non servono ricette miracolistiche. Non serve l'assistenzialismo, non servono i grandi annunci e le promesse”. Del resto stiamo parlando di una zona dell’Italia dove sono aperti tuttora “50 tavoli di crisi aziendali” e dove se non si interviene rapidamente sulla produttività e sulla crescita si rischia una “desertificazione industriale”.
FONTE: Terna

lunedì 14 gennaio 2013

Cattaneo Flavio: 6 miliardi d’investimenti di Terna in interconnessione

Elettricità: il prezzo unico nazionale è realtà. Il costo dell’elettricità per la prima volta è livellato dal Piemonte alla Calabria e dal Friuli alla Sardegna. Questi i risultati prodotti dal lavoro d’interconnessione di Terna, guidata da Flavio Cattaneo, dal cavo Saipei ai 6 miliardi di investimenti in interconnessioni e dalla realizzazione, ormai prossima, della Sorgente Rizziconi in Sicilia.

Prezzo unico nazionale è realtà. Da unità di misura buona solo per le statistiche, il costo dell’elettricità per la prima volta è livellato dal Piemonte alla Calabria e dal Friuli alla Sardegna.
Il lavoro d’interconnessione di Terna, guidata da Flavio Cattaneo, ha prodotto risultati, tanto che il mercato gestito dal Gme rileva quattro zone di prezzo. Una scelta imposta dalle aziende del nord per non pagare i “cronici e inemendabili” sovracosti del Meridione e delle isole.
Il cavo Sapei (435 km sotto il Tirreno fino al Lazio) permette di risparmiare centinaia di milioni e ha dimostrato che sono le infrastrutture a semplificare la regolazione e abbattere le rendite e che nessuna “specificità” geografica o tecnologica ci costringe a pagare più che nel resto d’Europa, se non forse una diffidenza verso le liberalizzazioni.
Ci sono voluti 6 miliardi d’investimenti di Terna in interconnessione e un parco centrali sovradimensionato rispetto all’attuale domanda. Manca la Sicilia dove l’elettricità costa 20 euro in più a Mwh, il cavo sotto lo Stretto di Messina (Sorgente- Rizziconi) sarà pronto tra 18 mesi eliminando l’ultimo collo di bottiglia del Paese.
FONTE: Repubblica

martedì 13 novembre 2012

Flavio Cattaneo: Investimenti e burocrazia Intervista su Il Sole 24 Ore

In un’intervista a Il Sole 24 Ore, Flavio Cattaneo invita a cambiare le regole di base della burocrazia italiana che frena gli investimenti di sviluppo. Terna contribuisce in modo significativo al miglioramento del sistema infrastrutturale italiano ed i suoi sforzi rischiano di essere vanificati da una burocrazia immobilizzante. Cattaneo ha ottenuto largo consenso alle sue dichiarazioni da parte di politici ed imprenditori. “Il federalismo non deve essere un tabù” hanno dichiarato Romani (Pdl) e Boccia (Pd). Galimberti della Confcommercio afferma: “Se riuscissimo ad abbattere il costo della burocrazia (60 miliardi di euro all'anno) avremmo un aumento del pil di 1,7%.

La presa di posizione dell’ad di Terna Flavio Cattaneo (Intervista al Sole 24 Ore “La burocrazia frena gli investimenti in Italia”) ha già ottenuto un risultato, quello di mettere d’accordo politici e imprenditori sul tema. Il consenso alle sue dichiarazioni è stato infatti più che bipartisan, pressoché totale.
Sul fronte politico, ad esempio, da registrare gli interventi a sostegno sia di Paolo Romani, deputato Pdl ed ex ministro dello Sviluppo nel Governo Berlusconi, che di Francesco Boccia, responsabile economico del Pd. Il primo, infatti, in particolare ''dà ragione'' al top manager che invita a cambiare le regole di base, a cominciare dalle norme che riguardano il titolo V della Costituzione, perché il ''federalismo non deve essere un tabù''. ''Avendo inserito più di 30 materie concorrenti in Costituzione – dice Romani - significa avere bloccato e burocratizzato qualsiasi autorizzazione in questi settori. Quindi, il federalismo non può essere l'alibi per bloccare gli investimenti in settori così importanti''.

Più esplicito ancora il secondo, Boccia, quando dice che ''con me Cattaneo sfonda una porta aperta. Ho sempre detto che l'energia è una di quelle materie che hanno sbagliato a delegare alle Regioni. Ricordo che nel 2001, sulla riforma del Titolo V della Costituzione, feci un forte intervento critico sulle materie concorrenti. A distanza di 12 anni, abbiamo trasformato i tribunali nei luoghi della mediazione. E' evidente che l'allarme dell'ad di Terna non lo si risolve con una norma, ma avendo il coraggio di tornar indietro rispetto a una pessima riforma''. Boccia aggiunge poi che “se non si sa chi ha la regia, il potere resta nelle mani della burocrazia''.
In sintonia anche la Lega, per voce di Manuela Dal Lago, presidente leghista della commissione Attività produttive della Camera. Dal Lago si sofferma meno sul tema federalista e di più su quello della burocrazia vera e propria. “'In Austria – ha detto - in 15 giorni si apre un'impresa. Da noi tra tutti i controlli che uno deve passare, tutti gli enti che devono dare un parere...''. Senza dimenticare, per fare un esempio, “le difficoltà degli imprenditori emiliani che sono stati colpiti dal terremoto''.
Sul fronte imprenditoriale, il presidente dei Giovani Imprenditori di Confcommercio, Paolo Galimberti, si è detto d’accordo con la presa di posizione di Cattaneo, secondo il quale la burocrazia frena gli investimenti e bisogna superare 'pastoie e veti'. “Se riuscissimo ad abbattere il costo della burocrazia (60 miliardi di euro all'anno) – dice Galimberti - avremmo un aumento del pil di 1,7% e tutti sanno quanto per noi questo aumento del Pil possa essere importante. Non c'è dubbio che la burocrazia sia un problema".
FONTE: Terna

lunedì 12 novembre 2012

Terna, Flavio Cattaneo, gli investimenti frenati dalla burocrazia. Intervista a Il Sole 24 Ore.


L’AD di Terna Flavio Cattaneo, intervistato al “Sole 24 Ore”, chiede un maggiore decisionismo contro i veti locali e le pastoie amministrative. L’azienda che gestisce la rete elettrica nazionale, contribuendo allo sviluppo del sistema infrastrutturale italiano, rischia di imbattersi in una burocrazia immobilizzante che può vanificare i suoi sforzi. “Negli ultimi 5 anni Terna ha realizzato 2400 chilometri di nuove linee e oltre 70 stazioni elettriche – ha detto Cattaneo – producendo risparmi complessivi per il sistema per 4 miliardi di euro. Ma è evidente che questo non basta, bisognerà continuare ad investire”.
In Italia è vero che il prezzo dell’energia resta alto e limita la competitività, ma la responsabilità è soprattutto della burocrazia che frena gli investimenti. O meglio, manca un maggior decisionismo per superare le pastoie amministrative e i veti locali.
L’amministratore delegato di Terna, Flavio Cattaneo, in un’intervista a “Il Sole24Ore” si focalizza proprio sugli aspetti negativi del settore, partendo dall’assunto che l’azienda che gestisce la rete elettrica nazionale contribuisce in modo significativo per migliorare la situazione dello sviluppo infrastrutturale italiano (e lo testimoniano i bilanci di questi ultimi anni appunto, sempre in positivo). Ma i suoi sforzi rischiano di essere vanificati da una burocrazia immobilizzante.
Negli ultimi 5 anni Terna ha realizzato 2400 chilometri di nuove linee e oltre 70 stazioni elettriche – ha detto Cattaneo – producendo risparmi complessivi per il sistema per 4 miliardi di euro. Ma è evidente che questo non basta, bisognerà continuare ad investire”. Per far questo però Cattaneo chiede che si sia “maggior decisionismo sulle infrastrutture di interesse nazionale perché il conto poi lo pagano tutti”. E’ il caso ad esempio dei tanti veti posti dalle amministrazioni locali su determinati progetti. Tutto lecito dice il top manager ma è importante che questi enti “si assumano la responsabilità di dire che in quel territorio sono disposti a pagare di più l’elettricità”.
Secondo l’AD di Terna, inoltre l’Italia, ed il suo Governo, devono fare di più sia sul fronte regolatorio (“Bene la bozza della Strategia Energetica Nazionale, è importante lavorare in un’ottica di sistema con una road map a breve, di provvedimenti da cui discendano interventi puntuali in una logica corretta di selettività”) che quello normativo (concetto di federalismo a parte, “sa qual è la legge di cui necessita di più l’Italia? Quella che deve dettare un limite alla burocrazia che cresce”).
Il settore, del resto, è vivo e ricco. L’importante è non commettere errori, come nel caso delle rinnovabili (“Non siamo riusciti a creare una industria nazionale”) e quindi nel caso degli accumuli dar seguito al “piano di sviluppo approvato dal ministero con l’Authority che ha dato il via libera ad una sperimentazione che si sta impegnando tutti. Dobbiamo creare con i soggetti interessati una filiera nazionale”.
Infine uno sguardo alla finanza. Sui project bond Terna sta alla finestra (“Perché i project bond non li compra Terna ma il mercato”) ma ovviamente li guarda con favore specie se non faranno differenza tra un’opera da cantierare e una già realizzata.
FONTE: Terna

lunedì 22 ottobre 2012

Flavio Cattaneo, Terna, tra 2012 e 2021 investimenti per 7,9 mld

Flavio Cattaneo: "Dal 2012 al 2021 Terna investirà 7,9 mld di euro per dotare il sistema elettrico di una rete sempre più sicura, moderna e all'avanguardia nel campo dell'innovazione e della tecnologia".

Terna: tra 2012 e 2021 investimenti per 7,9 mld
"Dal 2012 al 2021 Terna investirà 7,9 mld di euro per dotare il sistema elettrico di una rete sempre più sicura, moderna e all'avanguardia nel campo dell'innovazione e della tecnologia".
E' quanto si legge nel documento sulla strategia energetica nazionale che l'a.d. Flavio Cattaneo ha depositato la commissione Industria del Senato. I benefici per il Paese sono individuati in: maggiore capacità di import stimato tra 3.000 MW a 5.000 MW; riduzione delle congestioni tra 5.000 e 9.000 MW; diminuzione delle perdite di energia per circa 1,2 TWh all'anno e riduzione delle emissioni di CO2 per circa 11 mln di tonnellate. In termini economici i benefici stimati sono pari a circa 1,6 mld di euro all'anno.
FONTE: Borsa Italiana
Terna: Cattaneo, confermiamo investimenti in linea con 2011
"Confermiamo il nostro trend di investimento anche quest'anno, nonostante la crisi, nello stesso range dell'anno scorso". Lo ha detto l'a.d. di Terna, Flavio Cattaneo, nel corso di un'audizione presso la commissione Industria del Senato sulla strategia energetica nazionale. "Considerate che investire 1,2 mld per chi ne riceve 1,6 mld è un forte investimento che speriamo venga raccolto anche da altri", ha aggiunto. "Crediamo quest'anno, o al massimo il prossimo, di raggiungere la Francia sugli asset investiti", ha concluso il manager.
FONTE: Borsa Italiana

martedì 20 marzo 2012

Terna, Flavio Cattaneo, lancia piano da 4,1 miliardi per la rete e 1,9 miliardi su new business, positivo bilancio 2011

Terna: Flavio Cattaneo, 2012 partito bene, avremo altro anno in crescita. Efficienza e creazione di valore i driver della nostra azione
Terna compensa la Robin Hood tax con le attività non tradizionali e chiude il bilancio 2011 con un utile netto adjusted in crescita dell'1,1% a 465,3 milioni. Il dividendo complessivo per lo scorso esercizio è invariato a 21 centesimi per azione: il gruppo guidato da Flavio Cattaneo ha già pagato un acconto di 8 centesimi, i restanti 13, se approvati dall'assemblea, andranno in stacco il 16 giugno e in pagamento il 21.

Abbiamo superato un anno di crisi in modo molto soddisfacente” ha commentato Cattaneo aggiungendo: “Congiuntura negativa e Robin Hood tax hanno pesato molto, ma per il settimo anno consecutivo i nostri risultati sono stati comunque positivi grazie a una strategia preventiva sul business non tradizionale e non regolamentato, l'innovazione e la tecnologia. Strategia che crescerà anche nei prossimi anni”.
In questo contesto, la nuova politica dei dividendi prevede, a partire dal 2012, una cedola base di 19 centesimi di euro per azione dalle attività tradizionali; a questa si aggiungerà il 60% di pay out derivante dal contributo dei risultati delle attività non tradizionali.
Nel piano strategico 2012-2016, sono previsti investimenti fino a 6 miliardi di euro. Nei prossimi 5 anni, infatti, Terna prevede di investire fino a 4,1 miliardi nelle attività tradizionali per la sicurezza e sviluppo della rete elettrica e fino a 1,9 miliardi per le attività non tradizionali. Di questi fino a un miliardo sarà investito per la realizzazione di sistemi di accumulo a batterie per la rete, gli altri 900 milioni saranno destinati a progetti in attività non regolamentate.
Alla fine del piano industriale, il margine ebitda sarà superiore all'80% contro il target del 78% del piano 2011. L'aumento dei ricavi e il controllo dei costi si tradurrà in un ebitda cumulato negli anni di piano in crescita del 19% circa rispetto al precedente piano: la crescita annuale media dell'ebitda passerà dal 5 al 7,5 per cento.
Per aumentare la propria flessibilità finanziaria Ternapotrebbe eventualmente valutare la cessione di un gruppo di asset per reinvestire i proventi in nuovi investimenti di sviluppo, senza mettere a rischio nel lungo termine la stabilità della struttura del capitale”. Dal 1 aprile 2012, la distinzione tra attività tradizionali e non, si rifletterà su un nuovo assetto operativo che prevede due società dipendenti dalla holding: "Terna rete Italia" si occuperà delle attività di trasmissione e dispacciamento, "Terna Plus" sarà focalizzata sulle attività non tradizionali sia in Italia che all'estero.
Fonte: Repubblica Economia e Finanza

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