Cerca nel blog
martedì 10 novembre 2015
Gruppo Q8 e Tiesse, una partnership consolidata per la gestione operativa delle Stazioni di Servizio
venerdì 17 settembre 2010
Scoprire come si naviga con l'umts
L'umts, sigla di Universal Telecommunication System, viene anche nominato dalla Unione internazionale per le telecomunicazioni come uno strumento per la migliore diffusione della tecnologia e del sapere anche in zone non servite da tecnologia ADSL. Per tale motivo sta spingendo su questo sistema universale di trasmissione dati.
Un sistema universale deve poter garantire di andare verso una rete unificata , offrire dei nuovi servizi sia agli abbonati esistenti che quelli nuovi e facilitare dunque il rapido utilizzo di una vasta gamma di servizi.
Con l'umts la trasmissione dei dati converge sul protocollo IP (commutazione a pacchetto) garantendo servizi di connessione web.
Grazie al trasferimento dati ad alta velocità, l'UMTS consente di trasferire dati a partire da 384 Kbit/s
Fonte: Tariffe internet cellulari
sabato 28 febbraio 2009
Vodafone: banda larga mobile a Nurri (Cagliari)
La banda larga mobile arriva a Nurri (Cagliari)
IN SARDEGNA LA SECONDA TAPPA DEL PROGETTO NAZIONALE DI
VODAFONE ITALIA PER RIDURRE IL DIGITAL DIVIDE
Vodafone coprirà nel 2009, ogni mese in una regione diversa, un comune senza DSL
Milano, 27 febbraio 2009 - In Sardegna la seconda tappa del progetto di Vodafone Italia per contribuire alla riduzione in Italia del digital divide. Dopo Olevano sul Tusciano nello scorso gennaio, in provincia di Salerno, Nurri e' il primo comune della Sardegna senza connessione veloce a Internet dove Vodafone ha portato la banda larga mobile fino a 7.2 megabit al secondo in download, con la tecnologia HSDPA ( [1] ).
Il progetto di Vodafone Italia, di cui oggi si realizza la seconda tappa, e' stato annunciato a novembre al Sottosegretario alle Comunicazioni, Paolo Romani, e vede l'azienda impegnata a coprire nel 2009, ogni mese in una regione diversa, un comune in digital divide. Vodafone Italia, in questo modo conferma l'impegno a promuovere la diffusione della banda larga mobile nel Paese e ad assicurare ai propri clienti i migliori servizi disponibili. Lo sviluppo tecnologico presentato oggi e' una dimostrazione delle concrete possibilita' offerte dalla telefonia mobile di terza, e presto di quarta generazione, per affiancare con efficacia ed efficienza i servizi di rete fissa nel portare banda larga nelle zone del nostro Paese che ne sono sprovviste.
In Italia l'8% della popolazione non ha una connessione veloce ad internet e il nostro Paese e' quattordicesimo nella classifica sull'accesso al web tra i 19 paesi OCSE ed ha appena 147 utenti di banda larga ogni mille abitanti.
"Il nostro obiettivo – ha commentato l'Amministratore Delegato di Vodafone Italia, Paolo Bertoluzzo - e' dare un concreto contributo a ridurre il divario digitale utilizzando le potenzialità offerte dalle infrastrutture di accesso radio e dalle tecnologie esistenti. Con un investimento stimabile in meno di 500 milioni di euro in tre anni per gli operatori mobili sarebbe possibile ridurre all'1% la popolazione italiana non raggiunta dalla banda larga".
Vodafone investe un miliardo di euro l'anno in servizi e innovazione e ha già avviato la realizzazione della propria rete di nuova generazione che integra, in un'unica piattaforma, tecnologie radio e fisse. Vodafone e' il primo operatore nazionale ad aver applicato a tutta la rete UMTS, costituita da oltre 9.500 antenne, la tecnologia HSDPA, con una copertura di circa l'80% della popolazione. Il 17 novembre e' stata realizzata la prima connessione dati in mobilita' a 14.4 megabit al secondo (Mbps), uno sviluppo che sara' realizzato nel corso del 2009. L'ulteriore evoluzione sara' portare la velocità della banda larga mobile fino a 28 Mbps, per arrivare, nel 2012, alla quarta generazione, la Long Term Evolution (LTE). Questa consentira' di trasmettere dati con velocità fino a 100 Mbps rendendo possibile la fornitura di servizi comparabili a quelli offerti dalle reti fisse. La rete di telefonia fissa di Vodafone Italia conta ad oggi circa 1100 siti in unbundling su tutto il territorio nazionale.
martedì 10 giugno 2008
iPhone 3G Gizmondo
E' tutto pronto: nel corso Worldwide Developers Conference, la conferenza dedicata agli sviluppatori che ha la sua sede storica in quel di San Francisco.
Steve Jobs, salirà sul palco in veste di venditore e presentatore dell'evoluzione del melefono.
I rumors e le varie fake screen riguardo alle forme, ai colori e alle modifiche hardware apportate sono tanti, e non hanno fatto che aumentare curiosità e aspettativa negli Usa, dove il telefono attualmente è quasi irreperibile data la nuova ondata prevista, ma sopratutto in Europa, dove l'Umts è un formato che riscuote un certo consenso, e dove l' Iphone non è ancora arrivato come ad esempio in Italia. Nel nostro mercato iPhone giungerà anche con Tim.
Nel resto del Vecchio continente, gli accordi che almeno in America erano stati ferrei per quanto riguarda il legame con un operatore telefonico, sono passati in secondo piano, probabilmente grazie alla ormai diffusa pratica di acquisto sblocco e utilizzo di melafonini americani inglesi o francesi, che non fa rivalere la casa di Cupertino sui contratti sottoscritti che offrivano a Jobs e i suoi una percentuale anche dopo l'acquisto.
Per l'arrivo nei negozi di Iphone 3g Gizmondo, un punto di riferimento per tutti i geek, afferma che non ci sarà bisogno di aspettare molto, ma che anzi dopo pochi giorni saranno presenti su molti scaffali, anche italiani, gli smartphone della mela.
Nel Belpaese, Apple cambia modus operandi: nel campo della telefonia mobile, l'Italia presenta una situazione diversa rispetto agli altri Paesi dell'Europa occidentale. Si parla dell'88% degli abbonati con Sim prepagate, quindi i ricavi di Apple, legati alle bollette mensili sarebbero ben pochi. Ma questi sono dettagli che verrano poi sciorinati dai vari partner telefonici.
giovedì 11 gennaio 2007
Partito Pirata: Wi-Max libero!
Partito PIrata: Liberate il Wi-MAX
Introduzione
Se siete interessati al Wi-Fi od al Wi-MAX, e vedete in queste tecnologie la possibilità di portare Internet là dove finora non è potuta arrivare, allora aiutateci: queste tecnologie stanno per esserci scippate dai soliti oligopolisti ed il nostro sogno di libertà potrebbe svanire in una nuvola di fumo. Solo a Dicembre 2006 si è raggiunto un accordo per liberalizzarle (Ministero Difesa).
Wi-Fi e Wi-MAX come strumento di libertà
Fino ad oggi, per collegare un nuovo utente ad Internet è sempre stato necessario fare arrivare fino a casa sua un cavo in rame (come quello del telefono) od in fibra ottica. Questo vuol dire che per collegare ad Internet un cittadino che abiti lontano dai principali punti di accesso ad Internet può essere necessario stendere chilometri di cavo e spendere cifre esorbitanti. Per questo motivo, quasi tutta la popolazione italiana che vive lontano dalle grandi città è sempre rimasta esclusa da questa tecnologia e da tutti i vantaggi che essa comporta (ad esempio l'abbattimento dei costi di comunicazione voce che sono resi possibili dall'uso di sistemi VoIP come Skype o Gizmo).
La necessità di stendere del cavo ha creato dei problemi enormi anche a chi abita in città. Dato che stendere nuovi cavi in città comporta dei lavori di costo molto elevato (ottenere licenze, spaccare strade, stendere cavi, chiudere strade, etc.), in pratica tutti gli operatori, tranne Fastweb, si limitano a noleggiare i cavi esistenti da Telecom. Telecom sa di agire in regime di monopolio e fa i prezzi che vuole, a tutto svantaggio del mercato.
Una prima soluzione a questo problema è stato l'uso di sistemi Wi-Fi. Con questa tecnologia sono già state collegate ad Internet intere città, come San Francisco e Bologna, ed intere vallate, anche in Italia. Il Wi-Fi, tuttavia, soffre di alcune limitazioni tecniche che ne impediscono l'uso su distanze “geografiche” (diciamo, oltre il chilometro di distanza, per intenderci) e con bacini di utenza di dimensioni “metropolitane” (una piccola città od un grosso paese).
L'evoluzione del Wi-Fi nella direzione delle applicazioni “geografiche” e “metropolitane” è un nuovo standard noto come Wi-MAX. Questo standard permette di coprire una intera vallata alpina con un singolo ripetitore e di accontentare tutti i suoi abitanti.
Sfortunatamente, le frequenze usate da Wi-MAX sono di proprietà dell'esercito e solo a Dicembre 2006 si è raggiunto un accordo per liberalizzarle. Ora si pensa di assegnarle agli operatori commerciali con delle aste pubbliche molto simili a quelle usate per assegnare le frequenze dell'UMTS.
Perchè le aste sono una idea sbagliata?
Il caso dell'UMTS ha reso evidente il motivo per cui mettere all'asta le frequenze è una pessima idea: gli alti costi dell'asta devono poi essere scaricati sull'utente finale e, di conseguenza, trasformano in un prodotto di lusso, accessibile a pochi privilegiati, quella che avrebbe dovuto essere una soluzione tecnica destinata ad abbattere i costi di connessione ed a favorire i meno abbienti.
Non solo, questa situazione esclude dal mercato i piccoli operatori e, di conseguenza, rinforza ulteriormente la posizione di mercato ed i privilegi delle grandi aziende del settore.(Associazione Italiana Internet Providers).
Il fardello storico dell'UMTS
Nonostante il fatto che le aste siano una idea palesemente sbagliata, è molto probabile che venga intrapresa ugualmente questa strada per assegnare le frequenze del Wi-MAX. Il motivo è ovvio: se si liberalizzasse l'accesso alle frequenze del Wi-MAX, chiunque, con pochi soldi, potrebbe fare concorrenza alle grandi aziende che operano nel settore della telefonia e che usano lo standard UMTS. Queste aziende hanno pagato decine di milioni di euro per avere quelle frequenze e non vogliono certo vedersi rubare il mercato dai primi arrivati.
A questo punto, è chiaro che gli interessi di queste aziende sono palesemente in contrasto con gli interessi della comunità e dei consumatori. Di conseguenza, è necessario far sentire la propria voce per impedire che, ancora una volta, sia il più debole a dover soccombere.
Una modesta proposta
Una soluzione corretta ed intelligente al problema delle assegnazione delle frequenze esiste da tempo ed è già usata nella vita quotidiana: è la stessa soluzione legale usata per evitare la proliferazione delle antenne paraboliche sui tetti dei condomini.
Come probabilmente saprete, la legge prevede che non si possa (non si potrebbe...) installare liberamente una antenna parabolica sul tetto del palazzo se già esiste un impianto analogo. La legge prevede che il secondo arrivato abbia il diritto a collegarsi all'antenna esistente a patto che non crei problemi al proprietario e che gli versi una parte della cifra spesa per l'installazione dell'antenna, diciamo il 50%.
Quando viene applicata al Wi-MAX, questa soluzione funziona nel modo seguente.
Il primo operatore che vuole coprire una certa area installa a sue spese l'antenna ed i ripetitori. Questi ripetitori usano una o più frequenze, scelte tra quelle disponibili.
Chi arriva per secondo, ha il diritto (previsto per legge) di usare la stessa antenna, gli stessi ripetitori e le stesse frequenze per offrire lo stesso servizio ai suoi utenti. Ovviamente, è tenuto a pagare il 50% dei costi dell'antenna e dei ripetitori a chi l'ha installata. Il secondo arrivato è anche tenuto a non creare problemi a chi ha installato l'antenna ed i ripetitori. Di conseguenza, se il traffico che produce è tale da creare problemi, deve installare altri ripetitori a sue spese.
In questo modo è possibile servire una certa zona con una sola antenna che viene usata e condivisa da più operatori, massimizzando lo sfruttamento delle frequenze e degli impianti, senza ricorrere a meccanismi di assegnazione di tipo economico (aste) che favorirebbero i più forti.
La suddivisione del traffico tra i diversi operatori può avvenire a valle dell'antenna, sulla rete digitale, esattamente come avviene da tempo per la condivisione dello stesso cavo in rame tra i diversi operatori della telefonia.
Che fare?
Informatevi su questi temi. Maturate una vostra opinione. Diffondete le informazioni che avete raccolto e le opinioni che avete maturato. Solo la presenza di milioni di testimoni come voi, attenti e tecnicamente competenti, può costringere i nostri politici a rendere conto del loro operato e, di conseguenza, ad agire veramente nell'interesse della comunità e dei singoli cittadini/consumatori. Solo in questo modo si può evitare che vengano ulteriormente rafforzati i privilegi degli oligopolisti già esistenti.
Se potete, aiutateci in questo Google Bombing. Create una pagina web in cui parlate di Wi-Fi, di Wi-MAX o di altre tecnologie affini ed inserite da qualche parte un link HTML come questo:
http://www.partito-pirata.it/?q=node/49”>Wi-MAX
Oppure come questo (che linka la sola pagina, non il sito del Partito Pirata):
"http://www.partito-pirata.it/liberate_il_WIMAX.html">Wi-MAX
Se il numero di link di questo tipo sarà abbastanza alto, chiunque cercherà il termine Wi-MAX su Google nei prossimi mesi finirà per inciampare in questa pagina e sarà quasi costretto a conoscere le nostre opinioni su questo delicato tema. La nostra speranza è che leggano questo documento anche le persone che dovranno prendere decisioni in merito (politici e loro consulenti) e chi dovrà presentarle al pubblico (giornalisti).
Per qualunque necessità, potete contattarci attraverso la nostra mailing list:
http://www.piratpartiet.it/iscrizione.php
Oppure potete contattare direttamente l'autore di queste note a questo indirizzo:
Il Wi-Max italiano? Molti lo vogliono libero
Il WiMax italiano? Molti lo vogliono libero
Dopo la denuncia di Anti Digital Divide, il Partito Pirata punta ad un Googlebombing per conquistare frequenze libere. Per evitare che il WiMax faccia la fine dell'UMTS
giovedì 11 gennaio 2007 (PI Telefonia - News) Roma - La fortissima attesa per il WiMax, tecnologia wireless che molto potrebbe fare per portare la banda larga in quell'Italia che la sogna da anni, potrebbe essere tradita dal modo in cui il Governo intende gestire le frequenze necessarie. Lo sostiene la denuncia dell'associazione Anti Digital Divide diffusa nei giorni scorsi e lo ribadisce in queste ore il Partito Pirata, che intende fare tutto ciò che è possibile per spingere il Governo a liberalizzare le frequenze.
Secondo i Pirates italiani le frequenze del WiMax saranno assegnate tramite un'asta pubblica che le consegnerebbe nelle mani dei soliti grandi operatori, togliendo al WiMax quelle potenzialità di pervasività che potrebbero aggredire al cuore il divide digitale italiano. Il costo delle licenze, poi, si ripercuoterebbe sui costi finali del WiMax per l'utente, esattamente come avvenuto con UMTS, tecnologia promettente che tutt'oggi, ad anni dalla sua introduzione, rimane frequentata da una piccola percentuale dell'utenza, quella che se la può permettere.La battaglia è tutta in salita. Basti pensare ai costi che proprio per l'UMTS hanno pagato i principali operatori di telefonia mobile: accetteranno di buon grado il sorgere di concorrenti capaci di offrire grazie ad un WiMax ottenuto a basso costo molto più di quello che può offrire l'UMTS? Ne sono perfettamente consapevoli quelli del Partito Pirata che spiegano: "È chiaro che gli interessi di queste aziende sono palesemente in contrasto con gli interessi della comunità e dei consumatori. Di conseguenza, è necessario far sentire la propria voce per impedire che, ancora una volta, sia il più debole a dover soccombere".
Un primo ingegnoso modo per farsi sentire ideato dal Partito Pirata è un'azione di Googlebombing legata al WiMax, azione che richiede la massima partecipazione possibile di utenti e webmaster perché riesca nell'obiettivo: come in ogni Googlebombing che si rispetti, lo scopo è far sì che il primo risultato di ricerche su Google con il termine "Wi-Max" sia una pagina dedicata alla protesta, con la spiegazione sulla pericolosità delle aste per il WiMax e link di approfondimento.
La pagina è già pronta, è disponibile qui. Perché il Googlebombing riesca è necessario che quella pagina sia linkata come Wi-Max sul maggior numero possibile di pagine web che in qualche modo affrontino l'argomento: così facendo Google registrerà i molti link "Wi-Max" e via via porterà verso l'alto nei suoi indici la pagina della mobilitazione. Una pagina di esempio l'ha preparata Alessandro Bottoni sul suo blog in cui spiega:
"Il Google Bombing consiste nel rendere deliberatamente molto popolare un sito web (od una singola pagina) creando molti altri siti web ed inserendo in ognuno di essi un articolo ed un link che faccia riferimento al sito, od alla pagina, che si vuole rendere popolare. Si tratta di una tecnica del tutto legittima, del tutto corretta, ben conosciuta e di successo quasi garantito se si dispone di una comunità abbastanza ampia". Conseguenza ovvia di una mobiitazione di questo tipo è anche la diffusione della conoscenza della situazione.
Entro qualche settimana sarà possibile tirare le somme dell'azione che, nel frattempo, potrebbe guadagnarsi l'attenzione di chi si trova oggi a decidere il futuro del WiMax nella stanza dei bottoni.
mercoledì 10 gennaio 2007
RAI, la svolta parte dalle fondamenta
RAI, la svolta parte dalle fondamenta
Dopo aver lanciato il sasso di una RAI davvero in rete, Gentiloni ne lancia un altro, per rifondarla. Landolfi contro: si mira allo spezzatino. Intanto RaiNet annuncia: siamo bravissimi
(PI - News) Roma - Non c'è tempo per ripensamenti, il cambiamento è necessario, i nuovi media avanzano e le necessità di Stato, azienda e consumatori cambiano: questi alcuni dei messaggi che ieri hanno fatto da contorno alla presentazione dell'ipotesi di rivoluzione per la RAI presentata dal ministro alle Comunicazioni Paolo Gentiloni. L'idea è di fare della RAI una fondazione a cui facciano capo tre diverse società, una per gestire la rete, una per operare come emittente pubblica finanziata dal canone ed un'ultima per operare come emittente pubblica sostenuta dalla pubblicità.
A poche settimane dalla bozza di contratto di servizio che, se passerà così com'è, trasformerà il rapporto tra RAI ed Internet, il ministro vuole aprire ad una consultazione pubblica che entro marzo consenta di rimaneggiare le linee guida presentate ieri e formare un disegno di legge del Governo. Alla consultazione parteciperanno, assicura il Ministro, "tutti coloro che hanno titolo a dare un contributo". Alcuni incontri sono già in agenda.
Sono ipotesi, ha spiegato Gentiloni, che delineano un futuro nel quale secondo il Ministro sarà più chiaro al contribuente cosa il canone va a finanziare, si ridurrà l'ammontare complessivo della pubblicità "intercettata" dalla RAI e sarà per questa più facile operare in un mercato estremamente dinamico, fatto di competitor internazionali e nuovi media. Di interesse il fatto che il contratto di servizio tra RAI e Stato durerà sei anni, ma eventuali variazioni al canone saranno decise ogni tre anni. I sei anni serviranno anche a far sì che le nomine del consiglio di amministrazione di fondazione e società controllate avvengano in modo slegato dalle legislature, che durano cinque anni. Questo dovrebbe garantire una maggiore possibilità che i CdA siano almeno in parte indipendenti dal vento politico del momento.
Da stabilire, da qui a marzo, ci sono cose essenziali come la composizione del CdA, sulla quale vi sono varie ipotesi, e da superare naturalmente le moltissime diffidenze verso una "revolution" di questo tipo. Che secondo Gentiloni, però, "non è un'opzione" ma, per così dire, una via obbligata. Secondo Gentiloni si deve lavorare sulle linee guida con "prudenza" ma sapendo che le novità "non sono un optional". "Non vorrei - ha spiegato - che sia troppo diffusa l'opzione del "lasciamo tutto così com'è". Altrimenti, in prospettiva futura, la tv pubblica rischia moltissimo".
Gentiloni sintetizza in cinque obiettivi la "revolution" RAI: "Sfuggire alla tendenza all'omologazione tipica del duopolio, ridurre la dipendenza della Rai dalla pubblicità, puntare sull'innovazione, conquistare l'autonomia dal governo e dalla politica, intesa come degenerazione del rapporto fra Rai e partiti, fissare regole di funzionamento tipiche di un'azienda, in modo da garantirle stabilità, efficienza, capacità di prendere decisioni di medio e lungo periodo".
Che la strada sia tutta in salita è già chiarissimo. Il presidente della Commissione di Vigilanza sulla RAI, Mario Landolfi, ha criticato le linee guida: "Di solito quando il Governo vuole riformare un settore presenta un articolato, un progetto di legge. Qui, invece, si apre un dibattito il cui fine ultimo è lo spezzatino della RAI, la svendita a qualcuno. Questo mi sembra il succo politico dell'operazione". Landolfi, che è critico anche sull'ipotesi delle tre società separate, che prefigurerebbero lo "spezzatino", concorda invece sul canone triennale e sulle proposte di Gentiloni per "esenzioni per i meno abbienti, togliendo questo odioso balzello a carico di chi non se lo può permettere".
Con un investimento complessivo pari allo 0,2 per cento del bilancio RAI, il network telematico dell'azienda RAINet ha ieri annunciato i propri risultati: 771 milioni di pagine visualizzate dagli utenti nel 2006 con una crescita del 45 per cento rispetto all'anno precedente e un insieme di 3,4 milioni di utenti unici al mese di media.
Secondo Alberto Contri, amministratore delegato di RAINet, "se togliamo i motori di ricerca e i portali di servizi, la RAI si piazza sul podio tra i portali d'informazione e spettacolo". A "tirare" sono i contenuti radiotelevisivi immessi in rete: "Già mettiamo a disposizione dei nostri utenti oltre mille ore di video e cavalcando le novità contenute all'articolo 6 del contratto di servizio (quelle annunciate lo scorso dicembre, ndr.) lanciamo da oggi Rai.tv, la naturale evoluzione dell'attuale videoportale Rai".
Giampaolo Rossi, presidente di RAINet, ha dichiarato di puntare su "una crescita quantitativa e qualitativa creando anche contenuti ad hoc per il Web. Grazie al nuovo contratto di servizio, che dà alla web tv pari dignità rispetto alla televisione classica, garantiremo agli utenti sul territorio nazionale e in regola con il canone la possibilità di guardare e scaricare tantissimo materiale RAI. Mi riferisco in particolare a quelle produzioni che la RAI finanzierà con i soldi del canone, programmi in particolare di cultura, turismo e informazione".
Contri si è lanciato anche in paragoni con quanto avviene nel Regno Unito: "La playlist del nuovo portale è nata già da almeno un anno ed è destinata a crescere con grande soddisfazione. Anche la BBC sta progettando di mettere in rete entro gennaio almeno 1000 ore di contenuti video. Noi abbiamo già queste mille ore e, al ritmo di inserimento di 40 ore la settimana, saremo sempre davanti alla BBC. A questo punto, come dice Arbore, sempre di più: No, non è la Bbc. Questa è la Rai, la Rai tv"."
Entro una ventina di giorni RAINet presenterà una ristrutturazione completa del sito e l'azienda continuerà ad investire sul canale "mobile", pensato per offrire una selezione dei contenuti RAI diffusi senza pubblicità via UMTS, e sulle tre reti, distribuite via DVB-H, lo standard per la televisione "portatile".
Disclaimer
Il CorrieredelWeb.it è un periodico telematico nato sul finire dell’Anno Duemila su iniziativa di Andrea Pietrarota, sociologo della comunicazione, public reporter e giornalista pubblicista, insignito dell’onorificenza del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana.
Il magazine non ha fini di lucro e i contenuti vengono prodotti al di fuori delle tradizionali Industrie dell'Editoria o dell'Intrattenimento, coinvolgendo ogni settore della Società dell'Informazione, fino a giungere agli stessi utilizzatori di Internet, che così divengono contemporaneamente produttori e fruitori delle informazioni diffuse in Rete.
Da qui l’ambizione ad essere una piena espressione dell'Art. 21 della Costituzione Italiana.
Il CorrieredelWeb.it oggi è un allegato della Testata Registrata AlternativaSostenibile.it iscritta al n. 1088 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 15/04/2011 (Direttore Responsabile: Andrea Pietrarota).
Tuttavia, non avendo una periodicità predefinita non è da considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 07/03/2001.
L’autore non ha alcuna responsabilità per quanto riguarda qualità e correttezza dei contenuti inseriti da terze persone, ma si riserva la facoltà di rimuovere prontamente contenuti protetti da copyright o ritenuti offensivi, lesivi o contrari al buon costume.
Le immagini e foto pubblicate sono in larga parte strettamente collegate agli argomenti e alle istituzioni o imprese di cui si scrive.
Alcune fotografie possono provenire da Internet, e quindi essere state valutate di pubblico dominio.
Eventuali detentori di diritti d'autore non avranno che da segnalarlo via email alla redazione, che provvederà all'immediata rimozione oppure alla citazione della fonte, a seconda di quanto richiesto.
Per contattare la redazione basta scrivere un messaggio nell'apposito modulo di contatto, posizionato in fondo a questa pagina.


