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domenica 25 febbraio 2007

Il Partito Pirata ha scritto a Rutelli

In data 22 febbraio c.a. abbiamo inviato la lettera raccomandata che segue:

Signor Vice Presidente del Consiglio, on. Francesco Rutelli

abbiamo letto la risposta da Lei data alla Camera all'interrogazione
dell'on. Nardi e, pur apprezzandone gli intenti dichiarati per quanto
concerne il problema generale dei rapporti tra diritto di autore e
consumatori ("dobbiamo lavorare per creare condizioni concorrenziali
nel mercato, per la tutela del consumatore, ma senza diminuire le
garanzie per gli autori"), riteniamo di doverLe segnalare che alcuni
passaggi non corrispondono alla realtà dei fatti (il capoverso su
quelli che Lei definisce "problemi gravi di violazione del diritto di
autore, derivanti dall'utilizzo non corretto delle nuove tecnologie -
internet - dalle pratiche di file sharing....").
L'acuirsi dei problemi deriva infatti dalla circostanza che le
modifiche della legge 633/1941 volute dal suo predecessore, on.Urbani,
puntando sul ricorso alle fattispecie penali, hanno seguito una logica
strutturalmente estranea allo spirito di far evolvere un mercato
concorrenziale davvero aperto e dunque garante dei cittadini utenti
oltre che degli autori. Ha fatto il resto la propensione
interpretativa scelta dalla SIAE, costantemente indirizzata ad
estendere al di là della legge la protezione dei diritti di quei
soggetti, non solo gli autori, che vengono prima dei cittadini utenti.
Nell'ultimo decennio, la nascita del web ha mutato in profondità modi
e tempi di accesso dei cittadini alle opere intellettuali nelle loro
variegate forme. E questo parallelo allargarsi del numero dei
destinatari e ridursi dei tempi di diffusione non può che riflettersi
sui meccanismi di tutela dei diritti degli autori. Se tali meccanismi
di tutela restassero esattamente gli stessi di prima e soprattutto se
non venissero opportunamente adeguati quelli relativi all'area
dell'intermediazione tra autore e fruitore, vorrebbe dire escludere il
fruitore dai benefici anche economici indotti delle nuove condizioni
web, benefici che, per l'allargamento dei destinatari e la riduzione
dei tempi, sono rilevanti.
Del resto, seppure non del tutto compiutamente, questioni connesse
alle tematiche qui sollevate sono presenti già nel programma
dell'Unione a proposito della diffusione dell'Open Source nelle
amministrazioni, poi nelle reiterate dichiarazioni fatte dal
sottosegretario Magnolfi durante e dopo le consultazioni ufficiali su
Internet dello scorso autunno e infine nel testo del Manifesto per il
Partito Democratico diffuso in questi giorni : " Vogliamo promuovere
la libera circolazione dei prodotti dell'ingegno, anche attraverso le
nuove forme di scambio rese possibili dalle tecnologie informatiche,
se prive di fini di lucro, che consideriamo un fondamentale fattore di
liberta', di eguaglianza e di diffusione della conoscenza".
Ci permettiamo pertanto di suggerirLe l'opportunità di rivedere la
denominazione stessa del costituendo Comitato presso la Presidenza del
Consiglio, dal momento che la qualifica di Comitato Antipirateria ci
pare del tutto parziale e depistante dai reali problemi.
Desideriamo in conclusione rivolgerLe la richiesta di consentire la
possibilità che rappresentanti della nostra Associazione – e di altre
impegnate sul tema della trasformazione delle norme sul diritto di
autore in chiave di maggior equilibrio tra i vari soggetti coinvolti –
siano sentiti stabilmente dal costituendo Comitato in maniera da poter
in quella sede fornire più ampie e dettagliate osservazioni tecniche in materia.

Confidando nella Sua attenzione, Le porgiamo i migliori saluti



Athos Gualazzi
presidente
Associazione Partito Pirata

fine RAR
grazie dell'attenzione, buon lavoro
--
Athos Gualazzi
a.p.s. Partito Pirata
http://www.partito-pirata.it
http://www.piratpartiet.it

lunedì 15 gennaio 2007

Pirate Bay darà vita al paese del P2P?

Daranno vita al paese del P2P

Quelli di Pirate Bay si muovono per acquistare Sealand, micro-territorio indipendente a largo delle coste britanniche. Là intendono fondare un nuovo paese pro-P2P e anti-major. Un progetto che fu pensato per Napster.


lunedì 15 gennaio 2007 (PI - News) Roma - Accedere a The Pirate Bay in queste ore significa imbattersi in una singolare "testata": la home page del celeberrimo sito dedicato al peer-to-peer si presenta infatti come Pirati di Sealand con tanto di logo stilizzato che ricorda, appunto, Sealand.


Perché tutto questo? Lo spiegano gli stessi gestori di The Pirate Bay sul proprio blog: acquistare Sealand, una piattaforma al largo delle coste britanniche che da decenni proclama e difende la propria indipendenza, consentirebbe di dar vita ad un paese del P2P, del file sharing legale, lontano dalle lunghe mani dell'industria della discografia e del cinema.

La celebre piattaforma"Di recente - spiega il blog di Pirate Bay - è stato reso chiaro che il paese è in vendita". Come ricorderanno molti lettori di Punto Informatico, Sealand è un principato che l'anno scorso ha rischiato di essere cancellato dalle mappe ed è per questo che il principe Michael, figlio del fondatore del paese, è oggi più disponibile a cederlo.

Ma il costo è elevato, Micheal parla di qualcosa come 504 milioni di sterline, una cifra enorme che lui stesso ammette potrebbe essere ridimensionata in fase di trattative. E su questo contano quelli di Pirate Bay, che intendono ora coinvolgere i molti milioni di utenti Internet che frequentano le proprie pagine e i propri servizi perché partecipino ad una colletta online. L'idea è che insieme si possa raggiungere una "cifra possibile".

Sealand, spiegano sul blog, "diventerebbe un posto eccezionale per chiunque. Accesso ultraveloce ad Internet, nessuna legge sul copyright e accessi VIP a The Pirate Bay". L'idea, dunque, è quella di promettere cittadinanza a chiunque donerà qualcosa per la causa.

Per Sealand tutto questo non rappresenta certo una novità. Già nel 2001, quando il primo Napster si trovava nel bel mezzo della crociata antipirateria delle major discografiche che ne decretò la chiusura definitiva, si lavorava ad un progetto che avrebbe portato i server centralizzati di Napster su Sealand: accessibili a larga banda, avrebbero consentito secondo i promotori dell'iniziativa di garantire la continuità di quello che è stato il primo sistema di file sharing a diventare fenomeno mondiale di massa. Un progetto che però non divenne mai realtà. Rimane peraltro attiva l'azienda, la HavenCo, che promette infrastrutture di rete di prima qualità "nell'unico ambiente di vero libero mercato, il Principato di Sealand".

Ma attenzione, quelli di Pirate Bay sono chiari: qualora fallisse l'acquisto di Sealand "compreremo qualche altra isola indipendente da qualche parte e la considereremo il nostro paese". Le major sono avvisate.

giovedì 11 gennaio 2007

Il Wi-Max italiano? Molti lo vogliono libero

Il WiMax italiano? Molti lo vogliono libero

Dopo la denuncia di Anti Digital Divide, il Partito Pirata punta ad un Googlebombing per conquistare frequenze libere. Per evitare che il WiMax faccia la fine dell'UMTS

giovedì 11 gennaio 2007 (PI Telefonia - News) Roma - La fortissima attesa per il WiMax, tecnologia wireless che molto potrebbe fare per portare la banda larga in quell'Italia che la sogna da anni, potrebbe essere tradita dal modo in cui il Governo intende gestire le frequenze necessarie. Lo sostiene la denuncia dell'associazione Anti Digital Divide diffusa nei giorni scorsi e lo ribadisce in queste ore il Partito Pirata, che intende fare tutto ciò che è possibile per spingere il Governo a liberalizzare le frequenze.

Secondo i Pirates italiani le frequenze del WiMax saranno assegnate tramite un'asta pubblica che le consegnerebbe nelle mani dei soliti grandi operatori, togliendo al WiMax quelle potenzialità di pervasività che potrebbero aggredire al cuore il divide digitale italiano. Il costo delle licenze, poi, si ripercuoterebbe sui costi finali del WiMax per l'utente, esattamente come avvenuto con UMTS, tecnologia promettente che tutt'oggi, ad anni dalla sua introduzione, rimane frequentata da una piccola percentuale dell'utenza, quella che se la può permettere.

La battaglia è tutta in salita. Basti pensare ai costi che proprio per l'UMTS hanno pagato i principali operatori di telefonia mobile: accetteranno di buon grado il sorgere di concorrenti capaci di offrire grazie ad un WiMax ottenuto a basso costo molto più di quello che può offrire l'UMTS? Ne sono perfettamente consapevoli quelli del Partito Pirata che spiegano: "È chiaro che gli interessi di queste aziende sono palesemente in contrasto con gli interessi della comunità e dei consumatori. Di conseguenza, è necessario far sentire la propria voce per impedire che, ancora una volta, sia il più debole a dover soccombere".

Un primo ingegnoso modo per farsi sentire ideato dal Partito Pirata è un'azione di Googlebombing legata al WiMax, azione che richiede la massima partecipazione possibile di utenti e webmaster perché riesca nell'obiettivo: come in ogni Googlebombing che si rispetti, lo scopo è far sì che il primo risultato di ricerche su Google con il termine "Wi-Max" sia una pagina dedicata alla protesta, con la spiegazione sulla pericolosità delle aste per il WiMax e link di approfondimento.

La pagina è già pronta, è disponibile qui. Perché il Googlebombing riesca è necessario che quella pagina sia linkata come Wi-Max sul maggior numero possibile di pagine web che in qualche modo affrontino l'argomento: così facendo Google registrerà i molti link "Wi-Max" e via via porterà verso l'alto nei suoi indici la pagina della mobilitazione. Una pagina di esempio l'ha preparata Alessandro Bottoni sul suo blog in cui spiega:

"Il Google Bombing consiste nel rendere deliberatamente molto popolare un sito web (od una singola pagina) creando molti altri siti web ed inserendo in ognuno di essi un articolo ed un link che faccia riferimento al sito, od alla pagina, che si vuole rendere popolare. Si tratta di una tecnica del tutto legittima, del tutto corretta, ben conosciuta e di successo quasi garantito se si dispone di una comunità abbastanza ampia". Conseguenza ovvia di una mobiitazione di questo tipo è anche la diffusione della conoscenza della situazione.

Entro qualche settimana sarà possibile tirare le somme dell'azione che, nel frattempo, potrebbe guadagnarsi l'attenzione di chi si trova oggi a decidere il futuro del WiMax nella stanza dei bottoni.

domenica 31 dicembre 2006

Liberi Pirandello e Deledda

Da domani sarà possibile scaricare liberamente dal ns sito alcuni testi di L. Pirandello e G. Deledda.
Sul sito sarà chiaramente indicato il download per i testi in file pdf e txt.
I testi ci sono stati gentilmente concessi da Marco Calvo di LiberLiber che ringraziamo cordialmente.
Per stringenti motivi giuridici , il PP ritiene che l'Accordo del 1994 sugli aspetti dei diritti di proprietà intellettuale attinenti al Commercio (TRIPS) non comporti modifiche all'art.25 della legge 22 aprile 1941 n.633 e successive modificazioni (durata del diritto di autore di 70 anni solari dalla sua morte ) e che il punto di vista della SIAE al di fuori della legge non costituisca di per sé fonte di diritto.
Pertanto il PP – che oltretutto ritiene eccessivo il periodo di 70 anni – prende l'iniziativa di pubblicare i testi di Grazia Deledda e di Luigi Pirandello, i cui diritti scadono oggi 31 dicembre 2006, come atto di impegno civile teso a dimostrare che la SIAE non può burocraticamente e autonomamente decidere un'ulteriore allungamento del periodo di tutela in violazione alla legge attualmente vigente.

A tutti affettuosi e cordiali AUGURI di BUON ANNO a nome del PP
Athos Gualazzi pres. Partito Pirata

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