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lunedì 15 gennaio 2018

Legalità: Antitrust assegna ad Edenred il rating di legalità col massimo punteggio

 Edenred Italia ottiene dall'Antistrust il rating di legalità con il massimo punteggio per il secondo biennio consecutivo

In Italia sono circa 3500 (dati 2017) le imprese in possesso delle stellette della legalità
           

Edenred, leader mondiale nelle soluzioni transazionali destinate a imprese, dipendenti e merchant, ha conseguito per il secondo biennio consecutivo il rating di legalità con il punteggio massimo di tre stellette conferito dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, come attestazione del suo modus operandi all'insegna del rispetto della legalità e della corretta gestione del proprio business.

Rating di legalità: requisiti e benefici
Il rating è valido due anni ed è rinnovabile, può essere richiesto dalle aziende italiane con un fatturato minimo di due milioni di euro, ma soprattutto garantisce agevolazioni per la concessione di credito bancario e consente di ricevere finanziamenti dalla PA.

La certificazione può essere attribuita con una votazione da una a tre stellette, assegnata dall'Autorità sulla base delle dichiarazioni delle imprese che vengono verificate tramite controlli incrociati con i dati in possesso delle pubbliche amministrazioni.

La concessione del punteggio minimo deriva dalla constatazione dell'estraneità dell'azienda, dell'imprenditore e di altri soggetti rilevanti a reati e illeciti di diverso tipo: antitrust, amministrativi, tributari, penali, interdittive antimafia, violazioni del codice del consumo, delle norme a tutela della salute e della sicurezza. 

Il riconoscimento del massimo punteggio passa, invece, dal rispetto di ulteriori requisiti, ovvero: dalla conformità ai contenuti del Protocollo di Legalità del ministero dell'Interno e Confindustria, dalla tracciabilità dei pagamenti per somme anche inferiori a quelle fissate dalla legge, dall'adozione di attività di CSR e di modelli organizzativi di prevenzione e di contrasto della corruzione, dall'iscrizione a elenchi di fornitori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa e dall'adesione, infine, a codici di etici di autoregolamentazione impiegati dalle associazioni di categoria.

Stando ai dati comunicati ad aprile 2017 da Unioncamere e Infocamere*, in  Italia ammonta a 3460 il numero di società che hanno ottenuto il riconoscimento. Per la maggioranza si tratta di realtà del Nord (55,6%), rispetto al 22% del Centro e al 31,7% del Mezzogiorno (Sud e Isole). Il 62% sono concentrate in cinque regioni, con in testa l'Emilia Romagna, seguita da Lombardia, Veneto, Puglia e, infine, dal Lazio[1].

"Edenred ha sempre fatto della correttezza, della trasparenza e della fiducia afferma Andrea Keller, Amministratore Delegato di Edenred Italia -  gli assi portanti del proprio business e l'attribuzione del rating di legalità ne è la conferma. Dal  2013  rientriamo nel Dow Jones Sustainability Index, il primo indice mondiale per classificare le imprese sulla base delle loro prestazioni nel campo della sostenibilità aziendale e dal 2011 facciamo parte del FTSE4 for good, l'indice borsistico che raggruppa le prime società al mondo che si distinguono per i risultati raggiunti e gli impegni presi in tema di sostenibilità ambientale e sociale nello svolgimento delle loro attività. Il nostro core business è da sempre orientato a creare valore per il sistema Paese, tenendo a mente in continuazione il rispetto per l'ambiente e i nostri dipendenti e le conseguenze delle nostre attività per la società".

Oltre al rating di legalità, Edenred Italia ha recentemente collezionato tutti i requisiti per entrare nel novero delle società certificate da Great Place to Work® Italia, istituto internazionale di consulenza manageriale che realizza in tutto il mondo classifiche delle migliori aziende per cui lavorare. Questa attestazione conseguita per la categoria medium companies, accredita Edenred come azienda in grado di creare un ambiente di lavoro di valore e che possiede processi HR di alta qualità.


[1] Fonte: elaborazioni InfoCamere su dati Registro Imprese – AGCM, aprile 2017



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www.CorrieredelWeb.it

lunedì 8 agosto 2016

Le truffe degli operatori telefonici. Stavolta ci sono cascato io!

Quella che vi sto per raccontare è la cronaca di come il mio credito telefonico si è volatilizzato nel nulla, ovviamente senza che lo sapessi.
Partiamo dal principio.

Qualche mese fa, decido cambiare operatore telefonico stanco delle continue vessazioni da parte di Vodafone, con la quale ormai è diventata un'impresa impossibile comunicare attraverso un assistente telefonico in carne ed ossa (e magari preparato e non decentrato in Albania), a meno che non si paghi un apposito extra.

Cogliendo un'offerta meglio corrispondente alle mie esigenze, scelgo Wind con il piano "All inclusive 500": 500 minuti, 500 sms e 4 giga mensili al costo di 6 euro mensili.

Tra credito residuo dopo gli ultimi prelievi di Vodafone "a titolo di fine rapporto" (!) e la prima ricarica effettuata con Wind sono partito da un credito telefonico di circa 90 euro.

Forte della tranquillità di avere una cifra sufficiente per oltre un anno di rinnovi automatici del pacchetto "All inclusive" da 6 euro, dopo un po’ non mi sono più preoccupato di andare a controllare quanto avevo effettivamente come credito telefonico.

Questa è la mia colpa e quindi il vivo consiglio che mi sento di darvi è: controllate periodicamente il credito residuo. Anche se può costituire un assillo, fatelo perché non vi potete fidare di nessuno. Triste verità.

In effetti, dopo il passaggio a Wind, anche io i primi tempi controllavo il credito e così mi sono potuto accorgere che per sei settimane oltre ai 6 euro mensili mi erano stati prelevati 19 centesimi a settimana.


LA TRUFFA DEI 19 CENTESIMI

Avendo sottoscritto un piano "All inclusive", non capivo cosa potesse essere "exclusive", appunto escluso, il cui costo fosse di 19 centesimi a settimana, una cifra che seppur piccola mi doveva essere almeno motivata.

La risposta alla fine di tutta la storia è assolutamente nulla! Pagavo 19 centesimi a settimana per nessun altra cosa!

Secondo le prime spiegazioni fornitemi dagli operatori Wind, i 19 centesimi erano dovuti ai servizi un tempo gratis ed ora a pagamento del tipo "chi ti ha chiamato o richiamami", che ti consentono di sapere chi ti ha chiamato quando non sei raggiungibile o ti avvisano che chi cercavi è tornato raggiungibile.

Ma, replico, è un servizio che io ho disattivato sin dalla sottoscrizione del contratto con Wind.

Andando più a fondo, ho scoperto che il prelievo settimanale dei 19 centesimi era dovuto al fatto che in origine il piano telefonico prima che esistesse il pacchetto "All Inclusive" era "Wind senza scatto alla risposta", con una sua propria tariffazione.

Ma io, essendo diventato cliente Wind direttamente col pacchetto "All Inclusive", ovviamente non ne ero a conoscenza, ma soprattutto nei 500 minuti previsti non ho alcun costo di scatto alla risposta.

Quindi perché mi facevano pagare? Non è dato saperlo.

Ti vuoi arrabbiare per un paio di mesi di prelievo settimanale di 19 centesimi?
Ovviamente no.

Così non ho ottenuto alcun rimborso ma almeno ho cominciato a pagare l'esatto costo del pacchetto "All Inclusive": 6 euro.



LA TRUFFA DEI COSIDDETTI SERVIZI PREMIUM

Risolto il problema, da allora - mia colpa, mia gravissima colpa - mi sono dimenticato di controllare il credito residuo.

Sono passati alcuni mesi e soltanto ieri mi sono accorto della scomparsa di ben 35 euro. E quando parlo di scomparsa, dico proprio alla lettera: non ce n'è alcuna traccia nella sezione “addebiti e accrediti dell'app mywind”, l'applicazione ufficiale per tenere sotto controllo i propri contatori e consumi.

Alle mie richieste Wind mi ha risposto che evidentemente io, durante la navigazione online devo essere passato sopra qualche banner fraudolento che ha attivato un servizio chiamato "magic box", il quale a sua volta tramite una piattaforma denominata "mobile pay", automaticamente ha cominciato a prelevarmi 5 euro a settimana.
Il tutto non si sa bene per quale servizio, mai usufruito, ammesso che mi potesse interessare.

Anche perché non ho mai ricevuto alcuna comunicazione, un sms, almeno una minima notifica iniziale che mi avvisasse del nuovo servizio sottoscritto seppur a mia insaputa. Non è dato sapere cosa ho comprato col servizio "magic box", la cui unica magia è stata quella di farmi sparire del denaro.

Alla fine della storia, dei 35 euro, Wind me ne ha rimborsati 5, perché è colpa mia che non mi sono accorto in tempo di aver attivato questo fantastico servizio.

Ebbene, Wind - che si pregia della sua politica di trasparenza tariffaria - ogni settimana ha ritenuto del tutto normale il prelievo dei 5 euro per darli ad una fantomatica terza società (non è dato sapere chi sia) per il servizio "magic box".

Wind è così trasparente che si guarda bene dall'avvisarmi che ogni settimana continua a scalare questi soldi, ma soprattutto non tiene alcuna traccia di questi addebiti nell'apposita sezione della sua app.
Vengono scalati e basta.

Non mi è chiaro grazie a quale norma del diritto commerciale Wind possa ritenersi autorizzata a dare i miei soldi pagati per il credito telefonico a società terze per l’acquisto di servizi "premium" e non ne tiene traccia proprio perché sono esclusi dall’ormai rinomato pacchetto "All inclusive". Però il prelievo continua. Finché non te ne accorgi.

La commedia dell'assurdo si conclude con Wind che si ritiene vittima a sua volta. Perciò non ho diritto al rimborso totale.

L'unica cosa che si può fare è chiedere a Wind una specie di blocco che mi dovrebbe evitare nuove accidentali sottoscrizioni di servizi a mia insaputa.

Però con questa opzione non potrò più ricevere gli sms della Banca o della carta di credito.



                                        Andrea Pietrarota

Trucchi e truffe degli operatori telefonici. Da mobile pay ai servizi "premium"

"Tredicesima" e servizi premium, trucchi e truffe degli operatori telefonici




di Giulia Carrarini

È la nostra finestra sul mondo, ci fa divertire, parlare e giocare, ci indica la strada. Può mandarci in ansia quando ha poca energia o regalarci un senso di libertà quando non c’è. Ma soprattutto, come nessun altro, sa farci arrabbiare.

Tra truffe, costi alti e servizi non richiesti, ciascuno di noi, almeno una volta nella vita, se l’è presa con il proprio cellulare e, ancor più, con il proprio operatore telefonico, lamentando condizioni a volte poco chiare o sconvenienti.

La novità dell’ultimo anno - causa di proteste e malcontenti da parte di numerosi utenti - è stata ribattezzata “tredicesima”. E il nome non è di fantasia, perché ciò che le compagnie telefoniche hanno deciso di regalare ai propri abbonati è stata, propriamente, una tredicesima mensilità. La differenza - denunciano consumatori e associazioni - è che a intascarla sono loro, erogatori del servizio, e non i clienti.

Fino a non molto tempo fa, tutti gli operatori offrivano piani tariffari dalla durata mensile. Wind per prima, a marzo del 2015, ha però trasformato il mese in quattro settimane. Ventotto giorni. Come se, per intenderci, fosse febbraio tutto l’anno. Risultato? Non più 12 rinnovi mensili ogni anno, ma 13 quadri-settimanali, con un aumento del costo complessivo pari a circa l’8 per cento. Dopo Wind, hanno fatto lo stesso anche Vodafone e Tim. 

Oltre 160mila persone hanno sottoscritto un appello lanciato da una cittadina, Grazia Molino, per chiedere ai tre operatori di fare un passo indietro, senza però ottenere risposta. Questo nonostante le numerose sollecitazioni, i tanti bombing sui social e le accese proteste delle associazioni dei consumatori.

In questo panorama, oltre all’aumento dei costi, i cittadini denunciano anche un altro disagio: la mancanza di concorrenza. Tra tutti gli operatori telefonici, soltanto Tre Italia ha conservato la scadenza mensile: le sue tariffe, però, prevedono soglie settimanali di utilizzo.

A far arrabbiare, però, non è la sola tredicesima. 
Accanto a questa ci sono i cosiddetti servizi premium, spesso sottoscritti inconsapevolmente, «semplicemente sfiorando un banner pubblicitario». A gennaio del 2015, Vodafone, Wind, Tim e H3G sono state sanzionate dall’Antitrust per aver adottato questa pratica commerciale attraverso “omissioni informative ingannevoli e condotte aggressive”. Dopo il provvedimento, però, le cose non sono cambiate, motivo per cui, a ottobre dello stesso anno, i quattro operatori telefonici sono stati nuovamente sanzionati.

Anche la trasformazione dei servizi gratuiti di reperibilità (“Lo sai” e “Chiamaora” di Tim, “Chiamami” e “Recall” di Vodafone) in servizi a pagamento non ha lasciato indifferenti i consumatori. Primo fra tutti Massimo Saccomando, che ha lanciato una petizione sottoscritta da oltre 54mila persone. Anche in questo caso l’Antitrust è intervenuta con sanzioni pecuniarie.

Di fronte a tutto questo - allo strapotere dei grandi operatori lamentato da migliaia di utenti - c’è chi, come Walter Liberatori, chiede l’istituzione per legge di un fondo di garanzia per le vittime delle truffe telefoniche o chi, come Gianluca Racano, immagina che ciascuna compagnia di telefonia mobile si doti, lungo tutto il territorio nazionale, di uffici per le relazioni con i clienti.

La battaglia, insomma, è molto dura. Solido e fermo, però, è anche l'impegno di tantissimi cittadini - quasi 300mila, oltre a Grazia, Massimo, Walter e Gianluca - decisi a combattere contro le ingiustizie che danneggiano i consumatori.

Trucchi e truffe degli operatori telefonici. da mobile pay ai servizi "premium"

"Tredicesima" e servizi premium, trucchi e truffe degli operatori telefonici


di Giulia Carrarini

È la nostra finestra sul mondo, ci fa divertire, parlare e giocare, ci indica la strada. Può mandarci in ansia quando ha poca energia o regalarci un senso di libertà quando non c’è. Ma soprattutto, come nessun altro, sa farci arrabbiare.

Tra truffe, costi alti e servizi non richiesti, ciascuno di noi, almeno una volta nella vita, se l’è presa con il proprio cellulare e, ancor più, con il proprio operatore telefonico, lamentando condizioni a volte poco chiare o sconvenienti.

La novità dell’ultimo anno - causa di proteste e malcontenti da parte di numerosi utenti - è stata ribattezzata “tredicesima”. E il nome non è di fantasia, perché ciò che le compagnie telefoniche hanno deciso di regalare ai propri abbonati è stata, propriamente, una tredicesima mensilità. La differenza - denunciano consumatori e associazioni - è che a intascarla sono loro, erogatori del servizio, e non i clienti.

Fino a non molto tempo fa, tutti gli operatori offrivano piani tariffari dalla durata mensile. Wind per prima, a marzo del 2015, ha però trasformato il mese in quattro settimane. Ventotto giorni. Come se, per intenderci, fosse febbraio tutto l’anno. Risultato? Non più 12 rinnovi mensili ogni anno, ma 13 quadri-settimanali, con un aumento del costo complessivo pari a circa l’8 per cento. Dopo Wind, hanno fatto lo stesso anche Vodafone e Tim. 

Oltre 160mila persone hanno sottoscritto un appello lanciato da una cittadina, Grazia Molino, per chiedere ai tre operatori di fare un passo indietro, senza però ottenere risposta. Questo nonostante le numerose sollecitazioni, i tanti bombing sui social e le accese proteste delle associazioni dei consumatori.

In questo panorama, oltre all’aumento dei costi, i cittadini denunciano anche un altro disagio: la mancanza di concorrenza. Tra tutti gli operatori telefonici, soltanto Tre Italia ha conservato la scadenza mensile: le sue tariffe, però, prevedono soglie settimanali di utilizzo.

A far arrabbiare, però, non è la sola tredicesima. 
Accanto a questa ci sono i cosiddetti servizi premium, spesso sottoscritti inconsapevolmente, «semplicemente sfiorando un banner pubblicitario». A gennaio del 2015, Vodafone, Wind, Tim e H3G sono state sanzionate dall’Antitrust per aver adottato questa pratica commerciale attraverso “omissioni informative ingannevoli e condotte aggressive”. Dopo il provvedimento, però, le cose non sono cambiate, motivo per cui, a ottobre dello stesso anno, i quattro operatori telefonici sono stati nuovamente sanzionati.

Anche la trasformazione dei servizi gratuiti di reperibilità (“Lo sai” e “Chiamaora” di Tim, “Chiamami” e “Recall” di Vodafone) in servizi a pagamento non ha lasciato indifferenti i consumatori. Primo fra tutti Massimo Saccomando, che ha lanciato una petizione sottoscritta da oltre 54mila persone. Anche in questo caso l’Antitrust è intervenuta con sanzioni pecuniarie.

Di fronte a tutto questo - allo strapotere dei grandi operatori lamentato da migliaia di utenti - c’è chi, come Walter Liberatori, chiede l’istituzione per legge di un fondo di garanzia per le vittime delle truffe telefoniche o chi, come Gianluca Racano, immagina che ciascuna compagnia di telefonia mobile si doti, lungo tutto il territorio nazionale, di uffici per le relazioni con i clienti.

La battaglia, insomma, è molto dura. Solido e fermo, però, è anche l'impegno di tantissimi cittadini - quasi 300mila, oltre a Grazia, Massimo, Walter e Gianluca - decisi a combattere contro le ingiustizie che danneggiano i consumatori.

mercoledì 18 marzo 2009

Denuncia R.T.I. all'AGCOM per mancato rispetto legge pluralismo e concorrenza


18.03.2009

VIOLAZIONE PLURALISMO E CONCORRENZA NEL PANORAMA TV ANALOGICO E DIGITALE

ALTROCONSUMO PRESENTA ESPOSTO AD AGCOM, ANTITRUST E COMMISSIONE EUROPEA CONTRO RTI
Mancato rispetto dei limiti a tutela del pluralismo dell'informazione.
Altroconsumo ha depositato oggi un esposto all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni contro R.T.I. spa per violazione delle disposizioni del Testo Unico della radiotelevisione (il decreto legislativo n.177 del 31 luglio 2005) a tutela del pluralismo e della concorrenza nel sistema integrato delle comunicazioni (SIC). L'esposto è stato inviato anche all'Antitrust e alla DG Concorrenza della Commissione europea.
Il numero complessivo di programmi nazionali editi e diffusi da R.T.I. (Gruppo Mediaset) su frequenze terrestri supera abbondantemente il limite del 20% imposto dalla legge.
R.T.I. secondo i calcoli di Altroconsumo detiene il 29,7% del totale, essendo titolare di almeno quattordici palinsesti televisivi. Questi, secondo la definizione del Regolamento relativo alla radiodiffusione terrestre in tecnica digitale, sono contenuti predisposti dal fornitore, destinati alla fruizione del pubblico via radiodiffusione televisiva, caratterizzati da un unico marchio.
Il loro numero è calcolato complessivamente in base ai programmi televisivi concessi o irradiati in ambito nazionale su frequenze terrestri in tecnica sia analogica che digitale, secondo la legge 112 del 2004. Non è rilevante che siano in chiaro o a pagamento.
Questa la lista: Canale 5, Retequattro, Italia 1 (diffusi in analogico e replicati sul digitale terrestre, Multiplex Mediaset 2); Joi, Joi+1, Mya, Mya+1 Mediashopping (Multiplex Dfree); Premium Extra 1, Premium Extra 2, Hiro, Premium Calcio 24 (Multiplex Mediaset 1), Iris, Boing (Multiplex Mediaset 2).
Per Altroconsumo l'AGCOM deve intervenire adottando le misure inibitorie previste dal Regolamento e esercitando le funzioni e i poteri che sono proprie dell'Autorità, cioè facendo cessare un numero di programmi tali da far rientrare R.T.I. nel tetto del 20% previsto dalla legge.
La denuncia di Altroconsumo segue altre iniziative per salvaguardare il diritto degli utenti a un'informazione pluralistica e quello degli operatori a un mercato dove le regole per il rispetto della concorrenza siano rispettate, non calpestate. Gli esposti del 2005 e del 2008 sul tema del duopolio televisivo nel passaggio dall'analogico al digitale sono un esempio concreto.
A seguito di tali iniziative la Commissione europea ha ancora aperto sul tavolo il fascicolo di procedura di infrazione contro il Governo italiano.
Non è solo il rispetto delle regole. Ne va anche della crescita e dello sviluppo del sistema-Paese. In Italia, a differenza che altrove nell'Unione europea come in Francia e Germania, il cosiddetto "dividendo digitale" ossia lo spettro lasciato libero dalle frequenze analogiche con lo switch off rischia di non poter essere utilizzato in tutte le sue potenzialità, per coprire con la banda larga zone oggi non raggiunte e colmare così il digital divide.
Per informazioni: ufficio stampa Altroconsumo – Liliana Cantone - tel. 02.66890205-279-334 – 335.7372294 press@altroconsumo.it

lunedì 16 febbraio 2009

ANTITRUST MULTA TIM E VODAFONE

16.2.2009

TARIFFE TELEFONIA MOBILE:ANTITRUST MULTA TIM E VODAFONESU SEGNALAZIONE ALTROCONSUMO
L'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha sanzionato Tim e Vodafone con una multa di 500 mila euro ciascuno per modifica unilaterale e sistematica dei piani tariffari senza fornire adeguate informative al consumatore.
Lo annuncia Altroconsumo, che oggi ha ricevuto la notifica formale sulla multa dall''Antitrust. L'associazione aveva infatti denunciato l'agosto scorso all'Authority i due operatori per pratiche commerciali scorrette sui rincari delle tariffe di telefonia mobile.

La mancanza di informazione e trasparenza ha impedito agli utenti di conoscere le caratteristiche delle nuove tariffe, le modalità di attuare la portabilità del numero da un operatore all'altro e le modalità di rimborso del credito residuo. I rincari, calcolati dall'associazione a tutela dei consumatori, sono stati per profili medi in un anno da 49 sino a 83 euro, con picchi d'aumento sulle singole telefonate di oltre il 100%.

Commenta Paolo Martinello, presidente Altroconsumo: "L'intervento dell'Antitrust dimostra la necessità urgente di introdurre la class action nel nostro Paese. L'istituto del risarcimento collettivo si adatterebbe perfettamente a casi come questi, dove, per tali pratiche commerciali scorrette, la multa acquista un significato formale e non restituisce alle migliaia di utenti le cifre incassate automaticamente dai gestori, senza che i consumatori avessero alcuna possibilità di essere informati e di scegliere. Ma la conversione del decreto milleproroghe al Senato ha confermato l'ulteriore rinvio a luglio della norma, e i disegni di legge pendenti sia alla Camera che al Senato sono ancora impantanati nelle commissioni competenti".

Altroconsumo continua a raccogliere sul proprio sito www.altroconsumo.it le adesioni alla petizione per l'approvazione in Italia della legge sul risarcimento collettivo dei consumatori, giunte a quota 8000.

In tabella, le modifiche relative ai piani tariffari originari di telefonia mobile. Chi aveva uno dei piani rimodulati, se non ha cambiato tariffa autonomamente, oggi subisce gli aumenti di costo indicati in tabella.
Aumento dei costi mensili: 15 chiamate la settimana da circa 2'
Tariffa Aumento annuo in euro
Tim Club 49,08
Tim Unica 49,08
Tim Unica New 55,08
Tim Zer0Scatti 49,08
Vodafone Sera 66,72
Vodafone Italy 83,40
Vodafone 4You 62,40
Fonte: Altroconsumo, febbraio 2009
Aumento del costo di una chiamata media (circa 2 minuti)
Piano tariffario Tipo di chiamata Aumento percentuale
VODAFONE
Sera Ricaricabile in Euro modificato in VF Sera Effettuata durante il weekend +30%
Effettuata in giorno feriale alle 13.00 +34%
Italy Ricaricabile in Euro modificato in VF Italy Verso utente Vodafone +15%
Verso utente di altro operatore +29%
4You modificato in VF 4 You Verso utente Vodafone +29%
Verso utente di altro operatore +30%
TIM
Tim Club Qualunque chiamata +16%
Unica Qualunque chiamata +14%
Unica New Qualunque chiamata +12%
Zer0Scatti Verso telefonini Tim +20%
Verso altri operatori +7%
Fonte: Altroconsumo, febbraio 2009
Per informazioni: ufficio stampa Altroconsumo - Liliana Cantone - tel. 02.66890205-279-334 335.7372294 press@altroconsumo.it

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