Cerca nel blog

Visualizzazione post con etichetta telecom. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta telecom. Mostra tutti i post

lunedì 8 agosto 2016

Le truffe degli operatori telefonici. Stavolta ci sono cascato io!

Quella che vi sto per raccontare è la cronaca di come il mio credito telefonico si è volatilizzato nel nulla, ovviamente senza che lo sapessi.
Partiamo dal principio.

Qualche mese fa, decido cambiare operatore telefonico stanco delle continue vessazioni da parte di Vodafone, con la quale ormai è diventata un'impresa impossibile comunicare attraverso un assistente telefonico in carne ed ossa (e magari preparato e non decentrato in Albania), a meno che non si paghi un apposito extra.

Cogliendo un'offerta meglio corrispondente alle mie esigenze, scelgo Wind con il piano "All inclusive 500": 500 minuti, 500 sms e 4 giga mensili al costo di 6 euro mensili.

Tra credito residuo dopo gli ultimi prelievi di Vodafone "a titolo di fine rapporto" (!) e la prima ricarica effettuata con Wind sono partito da un credito telefonico di circa 90 euro.

Forte della tranquillità di avere una cifra sufficiente per oltre un anno di rinnovi automatici del pacchetto "All inclusive" da 6 euro, dopo un po’ non mi sono più preoccupato di andare a controllare quanto avevo effettivamente come credito telefonico.

Questa è la mia colpa e quindi il vivo consiglio che mi sento di darvi è: controllate periodicamente il credito residuo. Anche se può costituire un assillo, fatelo perché non vi potete fidare di nessuno. Triste verità.

In effetti, dopo il passaggio a Wind, anche io i primi tempi controllavo il credito e così mi sono potuto accorgere che per sei settimane oltre ai 6 euro mensili mi erano stati prelevati 19 centesimi a settimana.


LA TRUFFA DEI 19 CENTESIMI

Avendo sottoscritto un piano "All inclusive", non capivo cosa potesse essere "exclusive", appunto escluso, il cui costo fosse di 19 centesimi a settimana, una cifra che seppur piccola mi doveva essere almeno motivata.

La risposta alla fine di tutta la storia è assolutamente nulla! Pagavo 19 centesimi a settimana per nessun altra cosa!

Secondo le prime spiegazioni fornitemi dagli operatori Wind, i 19 centesimi erano dovuti ai servizi un tempo gratis ed ora a pagamento del tipo "chi ti ha chiamato o richiamami", che ti consentono di sapere chi ti ha chiamato quando non sei raggiungibile o ti avvisano che chi cercavi è tornato raggiungibile.

Ma, replico, è un servizio che io ho disattivato sin dalla sottoscrizione del contratto con Wind.

Andando più a fondo, ho scoperto che il prelievo settimanale dei 19 centesimi era dovuto al fatto che in origine il piano telefonico prima che esistesse il pacchetto "All Inclusive" era "Wind senza scatto alla risposta", con una sua propria tariffazione.

Ma io, essendo diventato cliente Wind direttamente col pacchetto "All Inclusive", ovviamente non ne ero a conoscenza, ma soprattutto nei 500 minuti previsti non ho alcun costo di scatto alla risposta.

Quindi perché mi facevano pagare? Non è dato saperlo.

Ti vuoi arrabbiare per un paio di mesi di prelievo settimanale di 19 centesimi?
Ovviamente no.

Così non ho ottenuto alcun rimborso ma almeno ho cominciato a pagare l'esatto costo del pacchetto "All Inclusive": 6 euro.



LA TRUFFA DEI COSIDDETTI SERVIZI PREMIUM

Risolto il problema, da allora - mia colpa, mia gravissima colpa - mi sono dimenticato di controllare il credito residuo.

Sono passati alcuni mesi e soltanto ieri mi sono accorto della scomparsa di ben 35 euro. E quando parlo di scomparsa, dico proprio alla lettera: non ce n'è alcuna traccia nella sezione “addebiti e accrediti dell'app mywind”, l'applicazione ufficiale per tenere sotto controllo i propri contatori e consumi.

Alle mie richieste Wind mi ha risposto che evidentemente io, durante la navigazione online devo essere passato sopra qualche banner fraudolento che ha attivato un servizio chiamato "magic box", il quale a sua volta tramite una piattaforma denominata "mobile pay", automaticamente ha cominciato a prelevarmi 5 euro a settimana.
Il tutto non si sa bene per quale servizio, mai usufruito, ammesso che mi potesse interessare.

Anche perché non ho mai ricevuto alcuna comunicazione, un sms, almeno una minima notifica iniziale che mi avvisasse del nuovo servizio sottoscritto seppur a mia insaputa. Non è dato sapere cosa ho comprato col servizio "magic box", la cui unica magia è stata quella di farmi sparire del denaro.

Alla fine della storia, dei 35 euro, Wind me ne ha rimborsati 5, perché è colpa mia che non mi sono accorto in tempo di aver attivato questo fantastico servizio.

Ebbene, Wind - che si pregia della sua politica di trasparenza tariffaria - ogni settimana ha ritenuto del tutto normale il prelievo dei 5 euro per darli ad una fantomatica terza società (non è dato sapere chi sia) per il servizio "magic box".

Wind è così trasparente che si guarda bene dall'avvisarmi che ogni settimana continua a scalare questi soldi, ma soprattutto non tiene alcuna traccia di questi addebiti nell'apposita sezione della sua app.
Vengono scalati e basta.

Non mi è chiaro grazie a quale norma del diritto commerciale Wind possa ritenersi autorizzata a dare i miei soldi pagati per il credito telefonico a società terze per l’acquisto di servizi "premium" e non ne tiene traccia proprio perché sono esclusi dall’ormai rinomato pacchetto "All inclusive". Però il prelievo continua. Finché non te ne accorgi.

La commedia dell'assurdo si conclude con Wind che si ritiene vittima a sua volta. Perciò non ho diritto al rimborso totale.

L'unica cosa che si può fare è chiedere a Wind una specie di blocco che mi dovrebbe evitare nuove accidentali sottoscrizioni di servizi a mia insaputa.

Però con questa opzione non potrò più ricevere gli sms della Banca o della carta di credito.



                                        Andrea Pietrarota

Trucchi e truffe degli operatori telefonici. Da mobile pay ai servizi "premium"

"Tredicesima" e servizi premium, trucchi e truffe degli operatori telefonici




di Giulia Carrarini

È la nostra finestra sul mondo, ci fa divertire, parlare e giocare, ci indica la strada. Può mandarci in ansia quando ha poca energia o regalarci un senso di libertà quando non c’è. Ma soprattutto, come nessun altro, sa farci arrabbiare.

Tra truffe, costi alti e servizi non richiesti, ciascuno di noi, almeno una volta nella vita, se l’è presa con il proprio cellulare e, ancor più, con il proprio operatore telefonico, lamentando condizioni a volte poco chiare o sconvenienti.

La novità dell’ultimo anno - causa di proteste e malcontenti da parte di numerosi utenti - è stata ribattezzata “tredicesima”. E il nome non è di fantasia, perché ciò che le compagnie telefoniche hanno deciso di regalare ai propri abbonati è stata, propriamente, una tredicesima mensilità. La differenza - denunciano consumatori e associazioni - è che a intascarla sono loro, erogatori del servizio, e non i clienti.

Fino a non molto tempo fa, tutti gli operatori offrivano piani tariffari dalla durata mensile. Wind per prima, a marzo del 2015, ha però trasformato il mese in quattro settimane. Ventotto giorni. Come se, per intenderci, fosse febbraio tutto l’anno. Risultato? Non più 12 rinnovi mensili ogni anno, ma 13 quadri-settimanali, con un aumento del costo complessivo pari a circa l’8 per cento. Dopo Wind, hanno fatto lo stesso anche Vodafone e Tim. 

Oltre 160mila persone hanno sottoscritto un appello lanciato da una cittadina, Grazia Molino, per chiedere ai tre operatori di fare un passo indietro, senza però ottenere risposta. Questo nonostante le numerose sollecitazioni, i tanti bombing sui social e le accese proteste delle associazioni dei consumatori.

In questo panorama, oltre all’aumento dei costi, i cittadini denunciano anche un altro disagio: la mancanza di concorrenza. Tra tutti gli operatori telefonici, soltanto Tre Italia ha conservato la scadenza mensile: le sue tariffe, però, prevedono soglie settimanali di utilizzo.

A far arrabbiare, però, non è la sola tredicesima. 
Accanto a questa ci sono i cosiddetti servizi premium, spesso sottoscritti inconsapevolmente, «semplicemente sfiorando un banner pubblicitario». A gennaio del 2015, Vodafone, Wind, Tim e H3G sono state sanzionate dall’Antitrust per aver adottato questa pratica commerciale attraverso “omissioni informative ingannevoli e condotte aggressive”. Dopo il provvedimento, però, le cose non sono cambiate, motivo per cui, a ottobre dello stesso anno, i quattro operatori telefonici sono stati nuovamente sanzionati.

Anche la trasformazione dei servizi gratuiti di reperibilità (“Lo sai” e “Chiamaora” di Tim, “Chiamami” e “Recall” di Vodafone) in servizi a pagamento non ha lasciato indifferenti i consumatori. Primo fra tutti Massimo Saccomando, che ha lanciato una petizione sottoscritta da oltre 54mila persone. Anche in questo caso l’Antitrust è intervenuta con sanzioni pecuniarie.

Di fronte a tutto questo - allo strapotere dei grandi operatori lamentato da migliaia di utenti - c’è chi, come Walter Liberatori, chiede l’istituzione per legge di un fondo di garanzia per le vittime delle truffe telefoniche o chi, come Gianluca Racano, immagina che ciascuna compagnia di telefonia mobile si doti, lungo tutto il territorio nazionale, di uffici per le relazioni con i clienti.

La battaglia, insomma, è molto dura. Solido e fermo, però, è anche l'impegno di tantissimi cittadini - quasi 300mila, oltre a Grazia, Massimo, Walter e Gianluca - decisi a combattere contro le ingiustizie che danneggiano i consumatori.

Trucchi e truffe degli operatori telefonici. da mobile pay ai servizi "premium"

"Tredicesima" e servizi premium, trucchi e truffe degli operatori telefonici


di Giulia Carrarini

È la nostra finestra sul mondo, ci fa divertire, parlare e giocare, ci indica la strada. Può mandarci in ansia quando ha poca energia o regalarci un senso di libertà quando non c’è. Ma soprattutto, come nessun altro, sa farci arrabbiare.

Tra truffe, costi alti e servizi non richiesti, ciascuno di noi, almeno una volta nella vita, se l’è presa con il proprio cellulare e, ancor più, con il proprio operatore telefonico, lamentando condizioni a volte poco chiare o sconvenienti.

La novità dell’ultimo anno - causa di proteste e malcontenti da parte di numerosi utenti - è stata ribattezzata “tredicesima”. E il nome non è di fantasia, perché ciò che le compagnie telefoniche hanno deciso di regalare ai propri abbonati è stata, propriamente, una tredicesima mensilità. La differenza - denunciano consumatori e associazioni - è che a intascarla sono loro, erogatori del servizio, e non i clienti.

Fino a non molto tempo fa, tutti gli operatori offrivano piani tariffari dalla durata mensile. Wind per prima, a marzo del 2015, ha però trasformato il mese in quattro settimane. Ventotto giorni. Come se, per intenderci, fosse febbraio tutto l’anno. Risultato? Non più 12 rinnovi mensili ogni anno, ma 13 quadri-settimanali, con un aumento del costo complessivo pari a circa l’8 per cento. Dopo Wind, hanno fatto lo stesso anche Vodafone e Tim. 

Oltre 160mila persone hanno sottoscritto un appello lanciato da una cittadina, Grazia Molino, per chiedere ai tre operatori di fare un passo indietro, senza però ottenere risposta. Questo nonostante le numerose sollecitazioni, i tanti bombing sui social e le accese proteste delle associazioni dei consumatori.

In questo panorama, oltre all’aumento dei costi, i cittadini denunciano anche un altro disagio: la mancanza di concorrenza. Tra tutti gli operatori telefonici, soltanto Tre Italia ha conservato la scadenza mensile: le sue tariffe, però, prevedono soglie settimanali di utilizzo.

A far arrabbiare, però, non è la sola tredicesima. 
Accanto a questa ci sono i cosiddetti servizi premium, spesso sottoscritti inconsapevolmente, «semplicemente sfiorando un banner pubblicitario». A gennaio del 2015, Vodafone, Wind, Tim e H3G sono state sanzionate dall’Antitrust per aver adottato questa pratica commerciale attraverso “omissioni informative ingannevoli e condotte aggressive”. Dopo il provvedimento, però, le cose non sono cambiate, motivo per cui, a ottobre dello stesso anno, i quattro operatori telefonici sono stati nuovamente sanzionati.

Anche la trasformazione dei servizi gratuiti di reperibilità (“Lo sai” e “Chiamaora” di Tim, “Chiamami” e “Recall” di Vodafone) in servizi a pagamento non ha lasciato indifferenti i consumatori. Primo fra tutti Massimo Saccomando, che ha lanciato una petizione sottoscritta da oltre 54mila persone. Anche in questo caso l’Antitrust è intervenuta con sanzioni pecuniarie.

Di fronte a tutto questo - allo strapotere dei grandi operatori lamentato da migliaia di utenti - c’è chi, come Walter Liberatori, chiede l’istituzione per legge di un fondo di garanzia per le vittime delle truffe telefoniche o chi, come Gianluca Racano, immagina che ciascuna compagnia di telefonia mobile si doti, lungo tutto il territorio nazionale, di uffici per le relazioni con i clienti.

La battaglia, insomma, è molto dura. Solido e fermo, però, è anche l'impegno di tantissimi cittadini - quasi 300mila, oltre a Grazia, Massimo, Walter e Gianluca - decisi a combattere contro le ingiustizie che danneggiano i consumatori.

mercoledì 24 dicembre 2008

SCIOPERO DELLO STRAORDINARIO ALLA TELECOM ITALIA

SCIOPERO UNITARIO DELLO STRAORDINARIO ALLA TELECOM DAL 12 GENNAIO AL 09 FEBBRIO2009.

di Raffaele Pirozzi


Sciopero delle prestazioni straordinarie e supplementari dal 12 gennaio 2009 al 9 febbraio 2009 per il personale di Telecom Italia S.p.A. Lo hanno proclamato il 23 Dicembre 2008 le segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, per difendere i livelli occupazionali .Dopo aver esperito con Telecom Italia S.p.A. le procedure di raffreddamento il 19 dicembre 2008 con esito negativo e con il Ministero del Lavoro il tentativo di conciliazione, ieri 23 dicembre 2008, con esito negativo, i Sindacati confermano la valutazione non positiva del nuovo piano industriale presentato dall'azienda e dichiarano inaccettabili i nuovi tagli al personale annunciati ,4300 unità, che si sommano alle cinquemila uscite volontarie di due mesi fa.

Il piano 2009-2011 presentato dall'azienda è contraddittorio per obiettivi annunciati e tagli operati e dannoso per il futuro dell'azienda. Tale piano non sarà in grado di mettere in campo interventi di rilancio che necessitano di maggiori investimenti e di una maggiore valorizzazione delle risorse interne . Di fatto l'azienda scommette esclusivamente su tagli al lavoro e agli investimenti, sulla dismissione di importanti realtà all'estero dalla Germania e di Sparkle, sulla riduzione dei perimetri occupazionali e su un aumento delle attività date in appalto sia in ambito customer che rete, a danno della qualità del servizio. Aggiungiamo che in un anno la Telecom ha ridotto di circa 9.300 unità lavorativa la sua forza lavoro.


Napoli, 24/12/08

Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline"www.notiziesindacali.com"

martedì 25 novembre 2008

Stop aumento canone Telecom


25.11.2008
COMUNICATO STAMPA
ALTROCONSUMO: L'AGCOM RIGETTI L'AUMENTO DEL CANONE TELECOM, GLI UTENTI HANNO GIA' PAGATO
L'operazione di aumento del canone Telecom è ancora in alto mare. L'AGCom non ha ancora deciso e Altroconsumo chiede che la richiesta dell'ex-monopolista sia rigettata.
Quello che Telecom presenta come il recupero di mancato aumento dal 2002 fino a tutto il 2007, anni in cui vigeva un blocco dovuto al price cap, secondo regolamento dell'Authority, è una bufala. Applicando il price cap è stato valutato di non aumentare il canone contemperando coefficienti di remunerazione degli investimenti, inflazione e recupero di efficienza. Telecom dovrebbe ritenersi già soddisfatta del fatto che non sia stata imposta una diminuzione del canone negli anni scorsi, avendo mancato gli obiettivi da raggiungere.
Ci sono diverse ragioni per non toccare il canone. Nell'attuale situazione di crisi per le famiglie italiane, l'aumento di questa voce, come ogni altro aumento di tariffe regolamentate (energia, treni regionali, autostrade), darebbe un pericoloso segnale inflattivo e va quindi respinto al mittente.
Inoltre, Telecom Italia non ha ancora dimostrato concretamente a fronte di quali impegni tangibili, misurabili e certificati, in comparazione con il contesto internazionale, lavorerebbe innalzando i parametri del servizio universale, in cambio della nuova iniezione di risorse grazie allo sforzo dei consumatori.
La pretesa da parte di Telecom Italia di aumentare anche il canone di unbundling (le tariffe che altri soggetti di telefonia pagano a Telecom sull'ultimo miglio) nei confronti degli altri operatori si ripercuoterà comunque sulle tasche degli utenti, in termini di aumento delle tariffe e mancata mobilità per offerte concorrenziali sul mercato che non potranno realizzarsi.
Qualcosa si muove sul fronte della trasparenza. La decisione di sabato dell'Antitrust sulle pratiche commerciali scorrette su collegamenti non richiesti da satellitari, dialer e 899 ha una portata storica. Se Telecom ricorrerà contro, come preannunciato, Altroconsumo andrà al TAR a difendere la decisione dell'antitrust e degli oltre 3.000 consumatori che si sono rivolti all'associazione per essere risarciti. Con il necessario ripristino dell'istituto della class action ignorare le regole sarà fatto pesare sui bilanci di chi si muove con spavalderia nel mercato, a danno degli utenti.
Per informazioni: ufficio stampa Altroconsumo – Liliana Cantone
tel. 02.66890205-279-334 – 335.7372294 press@altroconsumo.it

martedì 17 aprile 2007

Telecom, show di Grillo in assemblea. Ai dirigenti: "Dovreste dimettervi"

Rozzano, l'assise per la rielezione del cda: Buora lancia allarme sicurezza

Il comico spara a zero sui dirigenti: "Avete le pezze al c... In America sareste in galera"

Presenti 284 persone, in rappresentanza di 832 portatori di azioni, pari al 36,06% del capitale
Buora: "E' un'azienda strutturalmente sana e non ha certo bisogno di essere risanata"


ROZZANO (MILANO) - Un presidio sindacale, il rialzo in Borsa e le ipotesi dei giornali che sembrano accreditare l'auspicata 'cordata italiana' per Telecom. E' cominciata alle 11 a Rozzano l'affollatissima assemblea di Telecom Italia, per la quale si è già presentato annunciando un intervento Beppe Grillo, che parlerà a titolo personale ma, inevitabilmente, porterà la voce di tanti piccoli azionisti.

Troppi azionisti, allarme sicurezza. Per partecipare all'assemblea stamane sono arrivati in 284. Anche il vicepresidente Carlo Buora ha notato "un'affluenza di azionisti decisamente superiore alla media", tanto da chiedere aiuto ai vigili del fuoco per lo sgombero delle uscite di sicurezza. Se non saranno liberate le uscite di sicurezza, ha avvertito Buora, i vigili del fuoco ci obbligheranno a lasciare la sala". I soci rappresentati sono 832 portatori di 4.824.959.170 azioni ordinarie pari al 36,06% del capitale ordinario.

Lo show di Grillo. "Chiederò - ha detto stamane Grillo improvvisando una sorta di show davanti alle telecamere prima di entrare in assemblea - dove sono finiti i 45 miliardi espropriati ai piccoli azionisti e perchè questi non possono avere una rappresentanza vera". E ha osservato: "Tronchetti non c'è, non è venuto neanche questa volta, la prima fu due anni fa a Siena in cui doveva parlare di etica dell'informazione con Andreotti!".

Il comico genovese ha spiegato di aver più volte fatto pressioni per avere più chiarezza sullo stato del gruppo di tlc, "ma la Consob - ha lamentato - mi ha mandato tre lettere dicendo che potevo creare turbativa. Ormai - ha ironizzato il comico - con Cardia ho un rapporto affettivo".

Dito puntato anche sul bilancio Telecom, a giudizio di Grillo "roba da neuropsichiatria. Ormai - ha insistito - si sono venduti tutto". Quanto alla possibilità di un intervento da parte di Carlos Slim, l'imprenditore messicano a capo del gruppo American Movil, Grillo ha commentato: "Figuratevi se uno degli uomini più ricchi del mondo si compra un cadavere simile. Comunque - ha puntualizzato - con il 13% controllerebbe la società". E rivolto ai lavoratori delle tlc presenti di fronte all'ingresso a manifestare, Grillo ha aggiunto: "dovevate venire in 80.000 A manifestare perchè se arriva il messicano vi manda a casa in 30.000".

Di Pietro si schiera con Grillo. A fianco di Grillo si è detto il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro: "Sono idealmente in assemblea con persone della società civile come Beppe Grillo e con movimenti come l'Adiconsum", ha detto a margine del tavolo per Milano in corso in Prefettura.

Buora: "L'azienda è sana". Ma Buora ha difeso l'operato dell'azienda: Telecom Italia, ha detto iniziando la discussione sul primo punto all'ordine del giorno dell'assemblea, l'approvazione del bilancio 2006, è "un'azienda strutturalmente sana". "Dovrei aggiungere che è una azienda robusta - ha aggiunto - capace come è stata l'anno scorso di resistere ai fortissimo contraccolpo dei continui cambi al vertice e delle inchieste giudiziarie". I suoi conti, ha insistito Buora, mostrano "livelli di performance fra i migliori del mondo e d'Europa: questa società è tutto fuorchè un malato da risanare".

Uno sciopero entro il 10 maggio. Stamane è in corso un presidio dei sindacati del settore spettacolo e telecomunicazioni davanti ai cancelli della sede Telecom con striscioni e bandiere. Il clima è comunque tranquillo. Al presidio prendono parte la Slc-Cgil, la Fistel-Cisl, la Uilcom-Uil oltre all'Ugl e alla Cub. Le tre federazioni di categoria Cgil, Cisl e Uil, hanno tenuto inoltre stamane a Roma un'assemblea dei delegati, nel corso della quale è stato deciso che entro il 10 maggio i lavoratori di Telecom, circa 55 mila addetti in Italia ai quali si aggiungono altri 30 mila nelle sedi estere, attueranno uno sciopero per difendere l'unità del gruppo.

La rielezione del cda. L'assemblea odierna deve rieleggere tutto il consiglio di amministrazione. E se per i nomi non sembra ci debbano esserci sorprese, tranne forse per le scelte delle liste di minoranza, per il resto si continua a discutere delle tante incognite nel futuro dell'azienda.

La cordata italiana. Alcuni quotidiani avvalorano stamane con decisione l'ipotesi dell'avvenuto accordo tra Silvio Berlusconi e Roberto Colaninno per entrare nella partita Telecom. Altri ricordano genericamente la possibilità dell'"iniziativa italiana", della quale potrebbero far parte anche Leonardo Del Vecchio, i Benetton e le Fondazioni.

E mentre si sottolinea l'attenzione con la quale i piccoli azionisti seguiranno oggi l'assemblea, si ricorda che il consiglio di amministrazione che uscirà alla fine di questa giornata potrebbe avere vita breve, anzi brevissima: infatti se avessero successo le trattative intraprese da Marco Tronchetti Provera per la cessione della maggioranza di Olimpia - Telecom al tandem At&T - America Movil, i nuovi azionisti vorranno naturalmente inserire i propri uomini nel consiglio di amministrazione. Il negoziato si chiuderà entro il 30 aprile: fino ad allora, qualunque "cordata italiana" rischia di arrivare troppo tardi, a cose irrimediabilmente avviate.

D'altra parte molti analisti fanno notare le tante difficoltà delle trattative con le due società americana e messicana. E il "Nessun commento in merito ai rumours riportati dalla stampa italiana" diffuso stamane da un portavoce di Roberto Colaninno potrebbe far pensare che la cordata italiana stia prendendo forma più concretamente di quanto si pensasse nelle ultime ore, e che quindi si scommetta sul fallimento delle trattive con gli americani.

Passera: "Possibile partecipazione azionaria". Entrando in assemblea, il consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, ha detto che "Telecom Italia è una società molto importante, potremmo considerare una partecipazione azionaria, se ci sembrasse un investimento conveniente per la nostra azienda e per i nostri azionisti e se fosse coerente con lo sviluppo di Telecom". Il manager ha precisato che si tratterebbe di un "investimento su base temporanea".


Origine: Repubblica

Disclaimer

Protected by Copyscape


Il CorrieredelWeb.it è un periodico telematico nato sul finire dell’Anno Duemila su iniziativa di Andrea Pietrarota, sociologo della comunicazione, public reporter e giornalista pubblicista, insignito dell’onorificenza del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana.

Il magazine non ha fini di lucro e i contenuti vengono prodotti al di fuori delle tradizionali Industrie dell'Editoria o dell'Intrattenimento, coinvolgendo ogni settore della Società dell'Informazione, fino a giungere agli stessi utilizzatori di Internet, che così divengono contemporaneamente produttori e fruitori delle informazioni diffuse in Rete.

Da qui l’ambizione ad essere una piena espressione dell'Art. 21 della Costituzione Italiana.

Il CorrieredelWeb.it oggi è un allegato della Testata Registrata AlternativaSostenibile.it iscritta al n. 1088 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 15/04/2011 (Direttore Responsabile: Andrea Pietrarota).

Tuttavia, non avendo una periodicità predefinita non è da considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 07/03/2001.

L’autore non ha alcuna responsabilità per quanto riguarda qualità e correttezza dei contenuti inseriti da terze persone, ma si riserva la facoltà di rimuovere prontamente contenuti protetti da copyright o ritenuti offensivi, lesivi o contrari al buon costume.

Le immagini e foto pubblicate sono in larga parte strettamente collegate agli argomenti e alle istituzioni o imprese di cui si scrive.

Alcune fotografie possono provenire da Internet, e quindi essere state valutate di pubblico dominio.

Eventuali detentori di diritti d'autore non avranno che da segnalarlo via email alla redazione, che provvederà all'immediata rimozione oppure alla citazione della fonte, a seconda di quanto richiesto.

Per contattare la redazione basta scrivere un messaggio nell'apposito modulo di contatto, posizionato in fondo a questa pagina.

Modulo di contatto

Nome

Email *

Messaggio *