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sabato 30 dicembre 2017
Droghe: l’anno della spice
giovedì 17 aprile 2008
NO DROGA: Il successo di Matteo
mercoledì 2 aprile 2008
Relazione Annuale della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga
| La Direzione Centrale per i Servizi Antidroga ha presentato il 25 marzo 2008 la Relazione Annuale 2007, giunta alla sua XXVI edizione che fornisce un consuntivo sullo stato del narcotraffico ed uno strumento utile per individuare le risposte strategiche al costante incremento del traffico di sostanze stupefacenti. Narconon Sud Europa La produzione ed il traffico delle principali sostanze stupefacenti, nonostante le numerose iniziative realizzate dalla Comunità internazionale e dalle Autorità locali, continuano a crescere, toccando indici allarmanti per la pericolosità che esse stesse costituiscono e per il diretto coinvolgimento di organizzazioni criminali transnazionali. La produzione globale di cocaina e di eroina non accennano a diminuire. Il mercato europeo, insieme a quello statunitense, è il primo mercato mondiale di consumo di ogni tipo di sostanza stupefacente, mentre quello italiano è attualmente tra i primi mercati di cocaina ed il secondo di'eroina (dopo quello britannico). I dati relativi al contrasto nazionale indicano uno sforzo crescente, e danno un risultato che si inserisce tra i primi raggiunti negli ultimi quindici anni. L'Italia è sempre più impegnata nelle principali iniziative internazionali volte ad arginare l'ondata di stupefacenti che annualmente si dirige verso il mercato europeo e a contrastare le agguerrite organizzazioni criminali, in grado di minare le basi della sicurezza di intere popolazioni e di destabilizzare numerose aree geografiche del globo. In tale scenario l'apertura dell'Ufficio dell'Esperto Antidroga di Kabul rappresenta una scelta strategica che mira al completamento di un dispositivo di intelligence, articolato attorno alla principale area di produzione dell'eroina ed alle principali direttrici di transito verso l'Italia. Oltremodo indispensabile si rivela il quadro della cooperazione internazionale di polizia, per cui si è dato vita ad una serie di iniziative, tra cui: - la conduzione del COSPOL Heroin, un gruppo di lavoro costituito su decisione della Task Force dei Capi delle Polizie Europee al fine di approntare un piano strategico ed operativo a breve termine per un più efficace contrasto delle reti criminali dedite al traffico dell'eroina in Europa; - la partecipazione al C.A.R.I.C.C. (Central Asian Regional Information and Cooperation Centre), con sede ad Almaty (Kazakhstan), cui partecipano le Repubbliche Centro Asiatiche. - la partecipazione, unitamente a Spagna, Portogallo, Francia, Inghilterra, Irlanda ed Olanda, al MAOC (N) - Marittime Analysis Operation Centre (Narcotics) -, un centro di intelligence ed operativo con sede a Lisbona, che monitora e controlla il traffico marittimo di cocaina diretto in Europa attraverso l'Atlantico, compreso il Mar Mediterraneo; - la promozione, unitamente ai collaterali organismi di Francia e Spagna, della creazione nel bacino del Mediterraneo di un centro di intelligence con il compito di interdire il traffico di droga cui partecipino tutti i Paesi rivieraschi dell'area occidentale del Mediterraneo; - l'avvio di un progetto di condivisione delle informazioni acquisite da tutti gli Ufficiali di Collegamento europei dislocati nei Paesi dell'Africa Occidentale, che prevede la formazione, l'aggiornamento professionale ed il supporto, tecnico ed umano, degli organismi di polizia locali. Il quadro delineato dimostra come il traffico di sostanze stupefacenti è il fattore chiave nell'evoluzione del crimine organizzato internazionale. Ecco perché la D.C.S.A. ricopre un ruolo centrale, come strumento informativo e di propulsione, nei riguardi di tutte le Forze di Polizia operanti sul territorio, grazie agli evoluti livelli di professionalità e di specializzazione che essa esprime, in sinergia con i diversi attori istituzionali impegnati a garantire la sicurezza nazionale. Fonte: Ministero dell'Interno ugo.ferrando@gmail.com |
giovedì 27 marzo 2008
O mio Dio, mio figlio è un raver!!
Come spesso accade in Italia, oramai non è un mistero ai più , si grida allo “scandalo” a tragedia già consumata. Succede per la guida in stato di ebbrezza e le relative “stragi del sabato sera ( o di tutti i giorni? n.d.r), per l’emergenza rumeni di oggi, ex albanesi, ex sudafricani di ieri, per il bullismo, per le baby squillo etc etc..In generale, è sempre la solita dinamica; scappa il morto, i riflettori dell’informazione si accendono e la politica, sull’onda emotiva che i “casi” scatenano o meno nella società civile, si attiva con le controproposte per arginare il fenomeno. Soprattutto in una fase così delicata come quella elettorale. In questi giorni sull’overdose di Nunzio Mattia Lo Castro, Tia per gli amici, diciannovenne stroncato dalle pasticche il giorno di Pasqua in un rave party a Segrate si è sollevato l’ennesimo teatrino politico–informativo. Sgomento, grida d’allarme, balletti di cifre sui consumi di droga tra i giovani e un improvviso interesse sul fenomeno rave, queste “feste” misteriose, dove tutti si drogano restando a ballare “sospesi” in mondi paralleli come tanti zombi per giorni e giorni senza mai fermarsi. Facciamo un po’ di chiarezza o almeno un tentativo. A partire dal significato del termine “rave party” che in inglese significa letteralmente “delirio” in senso più ampio. Il free party (tanto per dare una definizione meno ostica) indica la voglia comune di svincolarsi da qualsiasi regola, sociale e non, ricercare attraverso una musica altrettanto libera o comunque “non convenzionale” (la techno) perchè priva di strumenti o spartiti ma fatta di suoni elettronici provenienti dalla realtà urbana campionati e mixati al computer, una sorta di libertà fisica e mentale. Ballando certo, drogandosi pure. Andare a un rave, significa non solo andare a manifestazioni il cui accesso è gratuito, (contrariamente alle discoteche tradizionali dove occorrono soldoni per entrarci, altri per consumare un cocktail e fondamentalmente trovare lo stesso schifo che si trova a una “festa”, con la differenza dei lustrini e delle cubiste) ma evadere in todo. Dimenticare per una attimo la dura realtà: del lavoro, della situazione familiare, di un amore finito, delle piccole e grandi delusioni che ognuno può avere, specie quelle particolarmente dure che non si riesce a comprendere da non adulti.. Certo “articiale” è il metodo, sintetica come le droghe con cui si accompagna, la non realtà che si “vive” nelle feste illegali. Già illegali ma perché? Prima negli Usa, poi in Gran Bretagna e nel resto d’Europa, la nascita del fenomeno rave legato al consumo di droghe e la conseguente repressione che ne è seguita, ha fatto sì che le “feste” fossero organizzate fuori città, nei boschi, in mezzo alle campagne, o in capannoni industriali dimessi (come per recuperare quello spazio che nessuno si sentirebbe di darti). Illegali perché non autorizzate ufficialmente quindi, non perché diverse da una ordinaria serata sballo nelle discoteche “ufficiali” dove si accalcano ogni week end centinaia di ragazzini con tacito consento di mamma e papà. Gli stessi che a frittata fatta scendono dalle nuvole chiedendosi com’è possibile? “Mio figlio…era un bravo ragazzo che non faceva male ad una mosca”. Beh, cari genitori, insegnanti, educatori, psicologi, sociologi, politici. Basta vedere le file interminabili che si creano nei bagni di quest’ultime per capirci un po’ di più su cosa accada realmente al loro interno ( a meno che si tratti di un’epidemia viscerale improvvisa che coglie tutti all’improvviso). Chetamina, (anestetico usato dai veterinari per addormentare i cavalli), popper, acidi e mdma, speed, cocaina e chi più ne ha più ne metta girano ovunque, non soltanto tra gli zombi dei rave. E poi al rave, udite udite non vanno solo tossici o disagiati mentali: c’è quello di sinistra, di destra, di centro, c’è l’operaio che si spacca la schiena per pochi euro a settimana come il figlio del professionista, del poliziotto; lo studente dell’università pubblica e quello che fa il master da 40mila euro; il ragazzo “ribelle” e la ragazza della porta accanto. Insomma tutti, senza distinzione di alcun genere. Probabilmente gli stessi che vanno alle Street Parade, quelle sì rave istituzionalizzati, autorizzati da questo e quel Comune, perché magari promotori di un messaggio “politico” o molto più semplicemente mezzo di “sensibilizzazione” su un particolare tema del momento. Ma allora, come si può fare a fermare “la rave generation” prima che il problema venga sommerso di nuovo dalla polvere, o fino a quando non ci sarà un'altra madre che piange ripetendo la stessa domanda? Alla politica l’ardua sentenza. Di sicuro parlare di autorizzazioni non ha senso, visto che i rave sono assembramenti clandestini (dove e quando ci sarà la festa si sa anche mezz’ora prima tramite tam tam di sms o con l’infoline, magia di libertà creata da Internet, anch’essa realtà virtuale e incontrollabile per ironia della sorte). Di conseguenza anche intervenire preventivamente sui luoghi prescelti ( a meno che non si possa mobiliate centinaia di pattuglie delle forze dell’ordine spargendole per le campagne, i boschi e i capannoni di mezza Italia) diventa difficile se non improponibile. E poi anche quando Polizia, Carabinieri o Guardia di Finanza dovessero imbattersi in 10mila persone collassate in una “festa” che già dura da giorni che possono fare? Spegnere i muri di casse che sparano la musica a tutto volume? Deportarne tutti e 10mila, completamente strafatti? Fino a prova contraria i luoghi scelti per i rave (“Taz” che sta per Temporary autonomous zone), sono “zone temporanee autonome”, cioè di nessuno ma “mie” per la durata del rave. Del resto non c’è da dimenticare che in Italia c’è il diritto di riunione. E non è vietato l’uso della droga per sé, ma è punito lo spaccio. Nemmeno li si può stringere, come ormai avviene per tutto, nelle ganasce fiscali o dei balzelli che già soffocano altre attività legali, perché dietro ai rave non c’è impresa, non esiste chi si arricchisce e chi si impoverisce. E’ cultura dello sballo allo stato puro. Fuga dalla realtà e dai suoi problemi, a cui,che ci piaccia, prima o poi si torna. Almeno fino a quando il “down” dell’ennesimo acido non ti permette di ritornarci più.
Daniele Memola, giornalista freelance
giovedì 31 maggio 2007
CNR: cocaina nell'aria di Roma insieme a cannabis, nicotina e caffeina
Il Cnr: cocaina nell'aria di Roma insieme a cannabis, nicotina e caffeina Presentato lo studio comparato, compiuto anche su Taranto e Algeri.
Nella capitale la massima concentrazione di droghe c'è nell'area della Sapienza.
Ma il direttore dell'Istituto invita a non drammatizzare i risultati: "la ricerca, più che allarmare, deve essere motivo di riflessione".
La ricerca si inquadra in una valutazione più ampia dei composti tossici presenti nelle polveri sottili che inquinano l'amosfera ed è stata condotta in due aree urbane italiane, Roma e Taranto, e ad Algeri. I risultati hanno evidenziato, oltre alla presenza di cocaina e di sostanze tossiche conosciute come il benzopirene (un idrocarburo cancerogeno presente nel fumo di sigaretta e negli scarichi degli autoveicoli), quella di cannabinolo (il principale componente attivo della marijuana), hashish e altre droghe, anche se meno dannose, come nicotina e caffeina.
Le concentrazioni più elevate di cocaina sono state riscontrate al centro di Roma, in particolare nell'area dell'università La Sapienza. Su questo, però, gli autori dello studio invitano alla prudenza: "A causa del limitato numero di misure eseguite - spiega il ricercatore responsabile, Angelo Cecinato - non si può dire con certezza che il quartiere universitario sia quello più inquinato da cocaina. Né possiamo affermare tout court che vi siano più diffusi il consumo e lo smercio di droghe: le cause di questa concentrazione sono tutte da indagare".
Da quanto emerge dalla ricerca, comunque, tracce di varie sostanze stupefacenti, cocaina e cannabinolo, sono state osservate anche in aree extraurbane e nei parchi cittadini, dove sembrano più alte che nelle strade di traffico. La cocaina appare in concentrazioni molto più basse nella città di Taranto, mentre risulta assente ad Algeri. Al contrario, nicotina e caffeina risultano presenti in tutte le aree studiate, "dimostrando l'estrema diffusione del consumo di queste sostanze e la loro permanenza nell'area", spiega ancora Cecinato.
L'analisi dell'evoluzione stagionale della cocaina in aria indica infine che le concentrazioni massime (a Roma, circa 0,1 nanogrammi per metro cubo) si raggiungono nei mesi invernali. "Probabilmente - conclude Cecinato - per la più frequente e intensa stabilità atmosferica, ossia a causa dell'inversione termica al suolo che 'blocca' le emissioni inquinanti negli stadi più bassi dell'atmosfera, impedendone la dispersione".
Ma i responsabili del Cnr, dopo aver illustrato i contenuti della ricerca, invitano anche a non provocare inutili preoccupazioni: secondo il direttore dell'Istituto inquinamento atmosferico, Ivo Allegrini, lo studio deve essere "motivo di riflessione", piuttosto che di "allarme". Anche perché "è presumibile che risultati simili a quelli riscontrati a roma si trovino anche in qualunque altra metropoli. Quanto all'atmosfera di Roma, si conferma che la città negli ultimi anni ha visto un sostanziale miglioramento della qualità dell'aria, come dimostrato anche dai nostri rilevamenti".
Origine: Repubblica
domenica 15 aprile 2007
L'amore? E' una droga che crea dipendenza
L'amore come una droga? Un paragone spesso utilizzato metaforicamente da poeti e cantanti, che oggi trova una consacrazione anche dal mondo scientifico. Una tesi discussa su 'Geo', il mensile di geografia e scienze umane Gruner+Jahr/Mondadori diretto da Fiona Diwan in edicola da sabato 14 aprile, che dedica un ampio approfondimento ai legami tra attrazione fisica e meccanismi chimici, raccogliendo i pareri dei più accreditati esperti in materia. "Da un punto di vista psicologico l'amore non è altro che la soddisfazione di un desiderio, magari associato anche al raggiungimento di una certa stimolazione sensoriale. In gioco ci sono i concetti di piacere e gratificazione, che sono coinvolti anche nei comportamenti in cui si manifesta dipendenza", spiega a 'Geo' George Stefano, direttore del Neuroscience Research Institute alla Old Westbury di New York. In realtà la questione è più complessa e coinvolge anche fisiologia e biochimica: i più recenti studi infatti dimostrano che l'amore ha molti punti in comune con il fenomeno della dipendenza da droghe. In occasione del "primo incontro" si manifesta infatti nell'individuo una vera e propria tempesta che gli scienziati attribuiscono a una molecola, la feniletilamina (Pea), che induce effetti simili a quelli delle anfetamine e agisce sul comportamento amoroso regolando la produzione di due ormoni, la dopamina, un neurotrasmettitore che genera sensazioni gratificanti e piacevoli, e la noradrenalina, che provoca eccitazione ed euforia. "Si tratta di caratteristiche dell'amore romantico", chiarisce Helen Fisher, antropologa americana considerata la massima autorità in tema di biologia dell'amore. "Quella fase dell'amore che consente di concentrare un'enorme quantità di energia sul partner, che diventa l'unico motivo di interesse, al punto di non mangiare e non dormire più". Ma la fase dell'amore romantico è destinata a svanire nell'arco di un anno, per lasciare il posto a un nuovo periodo: "La fase dell'attaccamento", prosegue la Fisher, "in cui la coppia si prepara a mettere al mondo un figlio e ad accudirlo per gli anni a venire". Il passaggio è evidente anche a livello biochimico, come spiega a Geo Enzo Emanuele, del Centro Interdipartimentale di Ricerca di Medicina Molecolare di Pavia: "Mentre i neo-innamorati mostrano elevati livelli di una particolare sostanza, il fattore di crescita nervosa, nel corso del tempo la concentrazione di questa sostanza diminuisce. Si tratta di una molecola che aumenta quando sono in gioco solide interazioni sociali e in corrispondenza di forti emozioni e ansie". Inoltre nella fase dell'attaccamento tende a salire il livello di altri due ormoni, l'ossitocina nella donna e la vasopressina nell'uomo: sono gli ormoni dell'appagamento e della fissazione nella memoria di ricordi positivi. Il terzo sistema cerebrale analizzato dagli esperti infine è quello legato all'attrazione sessuale, che spinge gli individui ad accoppiarsi ed è legato essenzialmente alla produzione di testosterone. "In realtà", spiega ancora Helen Fisher, "questi tre sistemi possono funzionare benissimo anche in modo indipendente l'uno dall'altro". Oppure si possono intersecare, come quando, dopo aver fatto l'amore con una persona amica, ci si ritrova pazzamente innamorati: in questo caso l'elevato tasso di testosterone provocato dall'eccitazione sessuale induce un'alta produzione di dopamina e scatena l'amore. (Adnkronos) |
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