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giovedì 26 gennaio 2017

Frascati Scienza presenta il video "Secondo una ricerca..."



Questo video farà capire quanto la ggente del uèbbe è scema (ma tanto voi che mi state leggendo sul uèbbe siete scemi e quindi non capirete).

ATTENZIONE!!!!! LEGGETELO E GUARDATELO TUTTI PRIMA CHE VENGA RIMOSSO!!!!!!!!!!!!!!

Finalmente posso coronare il sogno di scrivere il mio post salva-umanità e contro i Poteri Forti, le lobby di armi, tabacco e farmaci, gli juventini, i fan di Gigi D'Alessio, i produttori dell'olio di palma e quelli delle mutande di lana vergine..

Guardatelo tutti prima che venga censurato!!!!
Perchè i Media non ne parlano????
E Tutti lo devono sapere!!!!!!!

Condividilo anche tu, anzi no...copia e incolla sulla tua bacheca...

No aspe'.. Cacchio com'era? Non mettere il làic? Metti il cuoricino e dài un bacio a chi vuoi tu?

Ma soprattutto, aggiungi punti esclamativi in abbondanza, punti interrogativi q.b. (adoro il "quanto basta" delle ricette, che poi non ho mai capito se vuol dire "fa 'n po' come te pare, regolate da solo che tanto poi te lo devi magna' te"), virgole, punti e punti e virgole no (ce sennò poi una frase si capisce troppo facilmente.

Shakerare il tutto con acche messe a cazzo che fa sempre la sua porca scena.

martedì 25 novembre 2008

Levissima: protezione attiva di un ghiacciaio: ottimo risultato per il 1° esperimento in Italia

Levissima e l'Università di Milano:

ottimi i risultati della prima sperimentazione in Italia di "protezione attiva" di un ghiacciaio

115.000 litri di acqua salvati grazie alla copertura di geotessile

posizionata su una porzione del Ghiacciaio Dosdè Orientale nelle Alpi Lombarde

Milano, 25 novembre 2008 – Il primo esperimento italiano di "protezione attiva" su ghiacciaio intrapreso da Levissima, riconosciuta come archetipo dell'acqua e leader di mercato, in collaborazione con l'Università degli Studi di Milano, ha ottenuto risultati positivi e di grande interesse scientifico: a fine ottobre, quando l'esperimento si è concluso, lo spessore di neve non disciolta e di ghiaccio sopravvissuto alla stagione estiva raggiungeva quasi due metri di altezza.

Lo scorso 14 maggio il team di ricercatori dell'Università di Milano, sotto la guida del Prof. Claudio Smiraglia e della Dott.ssa Guglielmina Diolaiuti (rispettivamente presidente e componente del Comitato Glaciologico Italiano), ha steso, per la prima volta in Italia, sul ghiacciaio Dosdè Orientale (Alta Valtellina, Lombardia), nel settore montuoso Piazzi-Dosdè, dove Levissima nasce, una copertura sperimentale di geotessile . Il telo – un "non tessuto" bianco puro - agisce creando una barriera fisica tra i raggi solari e la neve e il ghiaccio sottostanti, limitandone così la fusione durante il periodo estivo. Il geotessile, steso su una parcella sperimentale di 150 m2, ha ridotto l'ablazione della neve invernale e primaverile e soprattutto del ghiaccio sottostante preservando uno spessore complessivo di 190 cm (uno strato di 75 cm di neve densa e compatta al di sopra di 115 cm costituiti da ghiaccio di ghiacciaio). Lo spessore di neve presente sul ghiacciaio a maggio, tenendo conto della sua densità, equivaleva a 129 cm di acqua, quello presente a ottobre equivaleva a 56 cm di acqua. L'esperimento ha permesso così di salvare il 43 % di spessore dell'acqua rappresentata dalla neve compatta presente al momento della stesura del telo sul ghiacciaio e soprattutto di azzerare la fusione del ghiaccio sottostante (i 115 cm di ghiaccio salvati equivalgono a 105 cm di acqua e rappresentano lo spessore di ghiaccio perso dal ghiacciaio nelle zone non coperte dal telo). In totale, tenendo conto anche del ghiaccio preservato dalla fusione, si è salvato uno spessore di acqua di 161 cm. Il volume di acqua preservato è risultato di circa 115 m3, corrispondente a 115.000 litri.

"Siamo molto orgogliosi di questi risultati e in particolare di questo progetto di ricerca scientifica intrapreso con il Prof. Claudio Smiraglia e il suo team, che rappresenta un importante tassello della filosofia di Levissima e dell'azienda, da sempre impegnate nella tutela e salvaguardia del territorio d'origine." – dichiara Lorenzo Potecchi, direttore Business Unit Sanpellegrino – "In un momento in cui i ghiacciai, in forte riduzione, si rivelano gli indicatori più preziosi dei cambiamenti climatici in atto, siamo consapevoli che sostenere concretamente la ricerca sia di fondamentale importanza per aiutare la comunità scientifica del nostro paese nello studio di soluzioni volte a preservare la risorsa acqua a partire dai ghiacciai, là dove la fonte ha origine, e i risultati ottenuti con la sperimentazione lo dimostrano".

La riduzione dei ghiacciai alpini è un fenomeno che si sta accentuando negli ultimi anni a causa del riscaldamento climatico in atto, infatti, oltre l'80% dei ghiacciai sta manifestando chiari e visibili impatti di questi cambiamenti e gli oltre 800 ghiacciai italiani nell'ultimo secolo hanno mostrato ingenti perdite - areali e volumetriche. Sono ad oggi possibili pochi interventi diretti a mitigare gli effetti del riscaldamento atmosferico sui ghiacciai alpini, tra questi uno dei più efficaci si è rivelato l'utilizzo di una copertura protettiva superficiale.

"E' certamente impensabile intervenire con strategie di protezione attiva su tutti i ghiacciai italiani, ma, grazie all'iniziativa portata avanti con Levissima, abbiamo potuto verificare l'applicabilità e l'efficacia delle strategie di mitigazione attraverso la sperimentazione su un ghiacciaio campione. Visti i risultati più che soddisfacenti che hanno permesso di preservare indenne dalla stagione estiva una parte della neve invernale e tutto il ghiaccio sottostante la copertura" – afferma il prof. Claudio Smiraglia, dell'Università degli Studi di Milano e Presidente del Comitato Glaciologico Italiano – "Questo approccio potrebbe venire applicato in particolari situazioni, ad esempio laddove finestre rocciose emerse dalla superficie glaciale agiscono d'estate come vere e proprie trappole di calore ampliando la fusione glaciale e portando in ultima analisi alla disgregazione di interi apparati. In questi casi una copertura bianca riflettente come il geotessile (che tra l'altro scherma completamente la radiazione UV molto energetica) potrebbe ridurre efficacemente l'assorbimento di energia e quindi l'emissione di calore da parte delle rocce e limitare la fusione glaciale"

Il ghiacciaio Dosdé Orientale: un laboratorio scientifico a cielo aperto – Le tappe

Il Ghiacciaio Dosdé Orientale, circa un chilometro quadrato di superficie, è dotato di una lingua che fluisce nella Valle di Dosdé, dove si concentrano gli apparati glaciali del gruppo Piazzi. Questi ghiacciai sono attualmente in fase di intenso regresso a seguito del riscaldamento climatico in atto: il ghiacciaio Dosdé Orientale, dal 1997 ad oggi, ha perso mediamente uno spessore di acqua pari a 14 metri.

  • Estate 2007: per ampliare la raccolta di dati meteorologici sopraglaciali è stata collocata dai ricercatori dell'Università di Milano, sempre nell'ambito del progetto di ricerca supportato da Levissima, una stazione meteorologica automatica sulla superficie del ghiacciaio, la più alta in Lombardia su ghiacciaio (2.740 m), per raccogliere dati importanti sui flussi termici ed energetici.

  • 14 maggio 2008: per la prima volta in Italia, si è proceduto alla stesura di una parcella sperimentale di geotessile sulla superficie del ghiacciaio. La superficie sottoposta a protezione si estendeva per 150 m² di area. Per mantenere stabile la posizione del telo sulla superficie del ghiacciaio si sono dislocati lungo il perimetro dei blocchi rocciosi ricoperti con porzioni di telo stesso; l'intera superficie appariva perfettamente bianca ed omogenea.

  • Giugno 2008, ad un mese dalla stesura si è osservato un apparente innalzamento del telo di 30 cm rispetto alla superficie glaciale circostante – la neve sotto il telo si è fusa più lentamente di quella circostante esposta direttamente alla radiazione solare. Verso la fine del mese, i risultati erano ancora più visibili: lo spessore di neve sotto la copertura geotessile raggiungeva i 60 cm a monte e i 40 cm a valle;

  • Luglio 2008, l'altezza del manto nevoso protetto dal geotessile è risultata pari a 140 cm a monte e 80 cm a valle; i rilievi nivologici indicano una riduzione di spessore generale della neve invernale di 2 m, che invece sotto il geotessile si è preservata al 60%, registrando un abbassamento al disotto del metro;

  • Agosto 2008, quando la superficie glaciale si trovava quasi totalmente libera dalla copertura nevosa, il geotessile manifestava ancora più chiaramente la sua efficacia. La porzione protetta, rappresentata sia da neve compatta sia da ghiaccio di ghiacciaio, emergeva ormai di circa 190 cm a monte e 120 cm a valle.

  • Ottobre 2008, conclusione dell'esperimento e sintesi dei dati raccolti: nella zona non protetta si è avuta una perdita di 244 cm di acqua equivalente (129 cm costituita dalla copertura nivale e 115 cm dal ghiaccio vivo), nella zona protetta si è avuta una perdita di 73 cm (tutti dalla copertura nivale in quanto la protezione del ghiaccio è stata totale). In sintesi la protezione ha ridotto l'ablazione totale del 66%.

"Siamo molto soddisfatti del risultato di questo primo esperimento e uno dei prossimi passi della ricerca sarà quello di riposizionare il geotessile (lo stesso usato nel 2008) su una porzione accanto a quella coperta quest'anno in modo da salvare un'altra parte di superficie del ghiacciaio e consentire in tal modo una migliore distribuzione degli effetti positivi ottenuti" conclude il Prof. Claudio Smiraglia.


L'iniziativa è stata svolta anche grazie alla preziosa collaborazione del Comune di Valdidentro e della Provincia di Sondrio. Il Ghiacciaio Dosdè Orientale, infatti, non è solo una preziosa risorsa idrica ed un attendibile indicatore climatico, ma è anche un bene ambientale tutelato, essendo localizzato in un SIC (Sito di Importanza Comunitaria) e in una ZPS (Zona a Protezione Speciale) nell'ambito dei siti di Rete Natura 2000 in gestione alla Provincia di Sondrio.

Levissima

Ufficio Stampa – Ketchum

Sonia Silvani – tel. 02/62411977 – sonia.silvani@ketchum.it

Chiara Giacoletto Papas – 02/62411924 – chiara.giacoletto@ketchum.it

Maria Caso – 02/62911938 – maria.caso@ketchum.it

giovedì 22 maggio 2008

IL POSTO DI LAVORO IDEALE? PER I NEOLAUREATI È IN INTESA SANPAOLO

E' il Gruppo Intesa Sanpaolo di Corrado Passera ad aggiudicarsi il vertice della classifica dei luoghi di lavoro più ambiti dai neolaureati italiani. Sul podio salgono anche Eni, che guadagna l'argento del secondo posto e Nokia Siemens Network con il bronzo del terzo posto. Sono questi i primi risultati dell'annuale ricerca Recent Graduate Survey 2007 (RGS), commissionata da Cesop Communication a IpoStat, istituto di ricerca indipendente e che ha preso in esame 116 aziende.

La ricerca RGS analizza, ogni anno dal 2002, le opinioni dei neolaureati sul mercato del lavoro, le loro preferenze e gli obiettivi nei confronti delle aziende. I dati raccolti, quindi, costituiscono un osservatorio statistico permanente sull'evoluzione delle opinioni e sull'immagine delle aziende (sito internet: www.surveyrgs.it).

Tra i suoi obiettivi la ricerca RGS analizza il gradimento dell'azienda come luogo di lavoro (Best Employer of Choice) ossia in quale azienda vorrebbero andare a lavorare i neolaureati.

Best Employer of Choice è risultata Intesa Sanpaolo. "La strategia di comunicazione intrapresa dall'azienda nel primo anno dalla fusione -ufficializzata a gennaio 2007- tra Banca Intesa e Sanpaolo Imi è stata efficace nel presentare la nuova realtà del credito. Inoltre Intesa Sanpaolo ha stretto ancora di più il rapporto con le università per comunicare le proprie scelte aziendali e le prospettive lavorative.– spiega Savio Zagaria, presidente di Cesop Communication - Questo naturalmente rafforza il messaggio al centro dell'ormai storica campagna di comunicazione che coinvolge insieme alla Gialappa's i veri impiegati del gruppo e che manda un segnale positivo di un ambiente di lavoro giovane, informale e vicino ai clienti." Dalla ricerca risulta che ad eleggere Intesa Sanpaolo miglior luogo di lavoro cui aspirare, sono in prevalenza le donne, neolaureate in facoltà economico statistiche delle regioni del Sud e delle isole.

Ottimo anche il posizionamento di Eni che continua a rimanere nell'olimpo dei luoghi di lavoro più desiderati insieme a Nokia Siemens Network.

"Eni, in particolare, è stata al primo posto per due anni consecutivi ed il risultato di quest'anno conferma comunque una buona performance – sottolinea Savio Zagaria - e questo probabilmente grazie al fatto di aver consolidato la propria immagine, rafforzando i rapporti con le università attraverso la società del gruppo, Eni Corporate University."

Coca Cola si posiziona al ventisettesimo posto della classifica e rappresenta un caso significativo: "Coca Cola – aggiunge Savio Zagaria – è ai primi posti come corporate brand perché è ben posizionato nella mente dei giovani, ma registra ancora un basso appeal come employer brand".

Sul versante socio-economico, la RGS è uno studio approfondito circa le opinioni, gli atteggiamenti e le preferenze dei neolaureati su tre ambiti specifici: il percorso universitario effettuato, il mercato del lavoro ed i principali mezzi di comunicazione legati alle proposte di lavoro.

La RGS è statisticamente attendibile perchè il campione è rappresentativo della situazione nazionale; esso, infatti, ridisegna su 2.500 casi le distribuzioni di tutti i neolaureati italiani per sesso, area geografica e tipologia di laurea, rispettando le proporzioni espresse nei dati ufficiali del Ministero dell'Università e della Ricerca. Il campione, quindi, riproduce un'immagine ridotta ma fedele della popolazione d'origine. L'attendibilità della RGS è inoltre rafforzata dal fatto di essere effettuata con la somministrazione dei questionari face to face ed è l'unica rilevazione ad avere questo tipo di modalità. La prima rilevazione si è svolta nel 2002; da allora viene effettuata annualmente e ciò garantisce la possibilità di seguire lo sviluppo storico delle opinioni dei laureati italiani circa il mondo del lavoro, creando un'osservatorio stabile sul fenomeno.

I neolaureati contattati sono coloro che hanno ottenuto il titolo nello stesso anno in cui la RGS viene somministrata, quindi la Recent Graduate Survey 2007 è basata sulle risposte di 2.500 neolaureati del 2007.

Il campione è composto da neolaureati provenienti da tutta Italia, con una prevalenza di ragazzi residenti al Nord. Sono principalmente giovani, con meno di 26 anni, con tipologie di laurea sia del nuovo che del vecchio ordinamento.

Sulla base della rappresentatività del campione, le Facoltà numericamente emergenti sono quelle di tipo umanistico-giuridiche e tecnico-scientifiche, perchè racchiudono un maggiore numero di corsi e quindi di laureati.

La maggior parte (74%) dei neolaureati contattati vive ancora con la propria famiglia di origine.

E' da segnalare, in particolare, una presenza rilevante (30%) dei cosiddetti “neolaureati di eccellenza”, ossia giovani con meno di 26 anni che hanno brillantemente concluso il proprio percorso universitario, ottenendo un punteggio pari o superiore a 105.

Il 30% circa dei neolaureati del campione afferma di non essere intenzionato a proseguire gli studi.

La lingua inglese è conosciuta quasi da tutti, ma solo il 26% sostiene di conoscerla a un livello elevato.

Cesop Communication S.r.l., è una società di consulenza nel settore delle risorse umane fondata nel 1990 che affianca molte delle più prestigiose aziende italiane e internazionali nello sviluppo di strategie di Employer Branding.

L'Employer Branding parte dal principio che le risorse umane siano per le aziende il capitale più importante ai fini della competitività e che per raggiungere i migliori talenti sia necessario mettere in atto una vera e propria strategia di comunicazione. L'Employer Branding, quindi, è quell'insieme di attività finalizzate a sviluppare un'immagine aziendale, coerente con la sua identità, per attrarre, reclutare e infine trattenere i migliori talenti. Si tratta di una comunicazione interna, nei confronti di coloro che sono già dipendenti per generare senso di appartenenza e di una comunicazione esterna rivolta ai potenziali dipendenti.

martedì 20 maggio 2008

Indagine Cesop sul posto di lavoro ideale

E' il Gruppo Intesa Sanpaolo di Corrado Passera ad aggiudicarsi il vertice della classifica dei luoghi di lavoro più ambiti dai neolaureati italiani. Sul podio salgono anche Eni, che guadagna l'argento del secondo posto e Nokia Siemens Network con il bronzo del terzo posto. Sono questi i primi risultati dell'annuale ricerca Recent Graduate Survey 2007 (RGS), commissionata da Cesop Communication a IpoStat, istituto di ricerca indipendente e che ha preso in esame 116 aziende.

La ricerca RGS analizza, ogni anno dal 2002, le opinioni dei neolaureati sul mercato del lavoro, le loro preferenze e gli obiettivi nei confronti delle aziende. I dati raccolti, quindi, costituiscono un osservatorio statistico permanente sull'evoluzione delle opinioni e sull'immagine delle aziende (sito internet: www.surveyrgs.it).

Tra i suoi obiettivi la ricerca RGS analizza il gradimento dell'azienda come luogo di lavoro (Best Employer of Choice) ossia in quale azienda vorrebbero andare a lavorare i neolaureati.

Best Employer of Choice è risultata Intesa Sanpaolo. "La strategia di comunicazione intrapresa dall'azienda nel primo anno dalla fusione -ufficializzata a gennaio 2007- tra Banca Intesa e Sanpaolo Imi è stata efficace nel presentare la nuova realtà del credito. Inoltre Intesa Sanpaolo ha stretto ancora di più il rapporto con le università per comunicare le proprie scelte aziendali e le prospettive lavorative.– spiega Savio Zagaria, presidente di Cesop Communication - Questo naturalmente rafforza il messaggio al centro dell'ormai storica campagna di comunicazione che coinvolge insieme alla Gialappa's i veri impiegati del gruppo e che manda un segnale positivo di un ambiente di lavoro giovane, informale e vicino ai clienti." Dalla ricerca risulta che ad eleggere Intesa Sanpaolo miglior luogo di lavoro cui aspirare, sono in prevalenza le donne, neolaureate in facoltà economico statistiche delle regioni del Sud e delle isole.

Ottimo anche il posizionamento di Eni che continua a rimanere nell'olimpo dei luoghi di lavoro più desiderati insieme a Nokia Siemens Network.

"Eni, in particolare, è stata al primo posto per due anni consecutivi ed il risultato di quest'anno conferma comunque una buona performance – sottolinea Savio Zagaria - e questo probabilmente grazie al fatto di aver consolidato la propria immagine, rafforzando i rapporti con le università attraverso la società del gruppo, Eni Corporate University."

Coca Cola si posiziona al ventisettesimo posto della classifica e rappresenta un caso significativo: "Coca Cola – aggiunge Savio Zagaria – è ai primi posti come corporate brand perché è ben posizionato nella mente dei giovani, ma registra ancora un basso appeal come employer brand".

Sul versante socio-economico, la RGS è uno studio approfondito circa le opinioni, gli atteggiamenti e le preferenze dei neolaureati su tre ambiti specifici: il percorso universitario effettuato, il mercato del lavoro ed i principali mezzi di comunicazione legati alle proposte di lavoro.

La RGS è statisticamente attendibile perchè il campione è rappresentativo della situazione nazionale; esso, infatti, ridisegna su 2.500 casi le distribuzioni di tutti i neolaureati italiani per sesso, area geografica e tipologia di laurea, rispettando le proporzioni espresse nei dati ufficiali del Ministero dell'Università e della Ricerca. Il campione, quindi, riproduce un'immagine ridotta ma fedele della popolazione d'origine. L'attendibilità della RGS è inoltre rafforzata dal fatto di essere effettuata con la somministrazione dei questionari face to face ed è l'unica rilevazione ad avere questo tipo di modalità. La prima rilevazione si è svolta nel 2002; da allora viene effettuata annualmente e ciò garantisce la possibilità di seguire lo sviluppo storico delle opinioni dei laureati italiani circa il mondo del lavoro, creando un'osservatorio stabile sul fenomeno.

I neolaureati contattati sono coloro che hanno ottenuto il titolo nello stesso anno in cui la RGS viene somministrata, quindi la Recent Graduate Survey 2007 è basata sulle risposte di 2.500 neolaureati del 2007. Il campione è composto da neolaureati provenienti da tutta Italia, con una prevalenza di ragazzi residenti al Nord. Sono principalmente giovani, con meno di 26 anni, con tipologie di laurea sia del nuovo che del vecchio ordinamento. Sulla base della rappresentatività del campione, le Facoltà numericamente emergenti sono quelle di tipo umanistico-giuridiche e tecnico-scientifiche, perchè racchiudono un maggiore numero di corsi e quindi di laureati.

La maggior parte (74%) dei neolaureati contattati vive ancora con la propria famiglia di origine. E' da segnalare, in particolare, una presenza rilevante (30%) dei cosiddetti “neolaureati di eccellenza”, ossia giovani con meno di 26 anni che hanno brillantemente concluso il proprio percorso universitario, ottenendo un punteggio pari o superiore a 105. Il 30% circa dei neolaureati del campione afferma di non essere intenzionato a proseguire gli studi. La lingua inglese è conosciuta quasi da tutti, ma solo il 26% sostiene di conoscerla a un livello elevato. Cesop Communication S.r.l., è una società di consulenza nel settore delle risorse umane fondata nel 1990 che affianca molte delle più prestigiose aziende italiane e internazionali nello sviluppo di strategie di Employer Branding.

L'Employer Branding parte dal principio che le risorse umane siano per le aziende il capitale più importante ai fini della competitività e che per raggiungere i migliori talenti sia necessario mettere in atto una vera e propria strategia di comunicazione. L'Employer Branding, quindi, è quell'insieme di attività finalizzate a sviluppare un'immagine aziendale, coerente con la sua identità, per attrarre, reclutare e infine trattenere i migliori talenti. Si tratta di una comunicazione interna, nei confronti di coloro che sono già dipendenti per generare senso di appartenenza e di una comunicazione esterna rivolta ai potenziali dipendenti.


giovedì 31 maggio 2007

CNR: cocaina nell'aria di Roma insieme a cannabis, nicotina e caffeina

Il Cnr: cocaina nell'aria di Roma insieme a cannabis, nicotina e caffeina Presentato lo studio comparato, compiuto anche su Taranto e Algeri.

  Nella capitale la massima concentrazione di droghe c'è nell'area della Sapienza. 

Ma il direttore dell'Istituto invita a non drammatizzare i risultati: "la ricerca, più che allarmare, deve essere motivo di riflessione".



 Il Cnr: cocaina nell'aria di Roma insieme a cannabis, nicotina e caffeina ROMA - Nell'atmosfera di Roma c'è della cocaina in sospensione: non si tratta dell'ennesima leggenda metropolitana, ma di un serissimo allarme lanciato dal Consiglio nazionale delle ricerche. Ad appestare l'aria della capitale non ci sono dunque solo i gas elle auto e delle industrie, ma anche le droghe. Lo rivela uno studio condotto proprio dal Cnr, presentato oggi. Il primo di questo tipo realizzato al mondo, almeno relativamente all'atmosfera: perché varie rilevazioni sui fiumi, o sulle banconote, compiute nella grandi città del mondo occidentale, hanno già dato risultati analoghi.

La ricerca si inquadra in una valutazione più ampia dei composti tossici presenti nelle polveri sottili che inquinano l'amosfera ed è stata condotta in due aree urbane italiane, Roma e Taranto, e ad Algeri. I risultati hanno evidenziato, oltre alla presenza di cocaina e di sostanze tossiche conosciute come il benzopirene (un idrocarburo cancerogeno presente nel fumo di sigaretta e negli scarichi degli autoveicoli), quella di cannabinolo (il principale componente attivo della marijuana), hashish e altre droghe, anche se meno dannose, come nicotina e caffeina.

Le concentrazioni più elevate di cocaina sono state riscontrate al centro di Roma, in particolare nell'area dell'università La Sapienza. Su questo, però, gli autori dello studio invitano alla prudenza: "A causa del limitato numero di misure eseguite - spiega il ricercatore responsabile, Angelo Cecinato - non si può dire con certezza che il quartiere universitario sia quello più inquinato da cocaina. Né possiamo affermare tout court che vi siano più diffusi il consumo e lo smercio di droghe: le cause di questa concentrazione sono tutte da indagare".

Da quanto emerge dalla ricerca, comunque, tracce di varie sostanze stupefacenti, cocaina e cannabinolo, sono state osservate anche in aree extraurbane e nei parchi cittadini, dove sembrano più alte che nelle strade di traffico. La cocaina appare in concentrazioni molto più basse nella città di Taranto, mentre risulta assente ad Algeri. Al contrario, nicotina e caffeina risultano presenti in tutte le aree studiate, "dimostrando l'estrema diffusione del consumo di queste sostanze e la loro permanenza nell'area", spiega ancora Cecinato.

L'analisi dell'evoluzione stagionale della cocaina in aria indica infine che le concentrazioni massime (a Roma, circa 0,1 nanogrammi per metro cubo) si raggiungono nei mesi invernali. "Probabilmente - conclude Cecinato - per la più frequente e intensa stabilità atmosferica, ossia a causa dell'inversione termica al suolo che 'blocca' le emissioni inquinanti negli stadi più bassi dell'atmosfera, impedendone la dispersione".

Ma i responsabili del Cnr, dopo aver illustrato i contenuti della ricerca, invitano anche a non provocare inutili preoccupazioni: secondo il direttore dell'Istituto inquinamento atmosferico, Ivo Allegrini, lo studio deve essere "motivo di riflessione", piuttosto che di "allarme". Anche perché "è presumibile che risultati simili a quelli riscontrati a roma si trovino anche in qualunque altra metropoli. Quanto all'atmosfera di Roma, si conferma che la città negli ultimi anni ha visto un sostanziale miglioramento della qualità dell'aria, come dimostrato anche dai nostri rilevamenti".


Origine: Repubblica

martedì 9 gennaio 2007

Dall'anestesia agli antibiotici le 15 scoperte mediche della storia

La classifica del British Medical Journal che invita sul sito a votare
Ancora: la creazionedelle fogne, i vaccini e la svolta dello studio del Dna

(Masterworld.org/news) LONDRA - Operare senza dolore grazie all'anestesia, la teoria dei germi secondo cui le mani dei medici, se non lavate, possono trasmettere infezioni letali, la scoperta di antibiotici e Dna con l'avvento dell'era genomica, ma anche la scoperta che il fumo fa male.
Ecco alcune delle pietre miliari che hanno illuminato la strada verso la medicina moderna, parola del 'British Medical Journal' che ieri ha pubblicato una classifica delle 15 più importanti scoperte in campo medico e chiede a tutti di votare la 'regina' sul sito internet (www.bmj.com).

L'anestesia, nel 19/imo secolo, rimane tuttora l'esempio di come la medicina possa ridurre le sofferenze umane. Citata dal British, poi, è l'indiscussa rivoluzionaria scoperta degli antibiotici, grazie ad Alexander Fleming, e sempre contro le infezioni va incoronata la scoperta della 'teoria dei germi', ovvero la comprensione che le mani dei medici, non lavate, possono trasmettere infezioni letali. Ancora il British cita la creazione delle reti fognarie nei centri urbani e l'invenzione dei vaccini grazie a Louis Pasteur.
Dobbiamo aspettare il nuovo secolo ma poi Pierre Deniker decreta l'avvento (1952) del primo farmaco contro le psicosi, la Clorpromazina, che ha dato un contributo importante alla chiusura dei manicomi.
Un anno dopo è la volta di Watson e Crick con la loro doppia elica del Dna. Oggi con i test genetici si può fare molto, dalla diagnosi alla terapia su misura e lo studio del Dna ha permesso di scoprire le basi di molte malattie.
E il British non dimentica la scoperta dei raggi X, oggi indispensabili in diagnosi e terapia, grazie al primo premio Nobel per la fisica Wilhelm Roentgen nel 1901.
Non si possono inoltre scordare la pillola contraccettiva, una vera rivoluzione medica e sociale per la donna, l'uso dei computer in medicina e la più recente 'medicina basata sull'evidenzà, che permette di imparare e operare scelte mediche in base a dati clinici su un vasto numero di pazienti.
Cruciali per la vita di milioni di persone sono poi invenzioni semplici come le soluzioni per la reidratazione, salva-vita nei paesi in via di sviluppo dove la diarrea fa ancora troppe vittime. Ma anche invenzioni più sofisticate come gli anticorpi monoclonali, oggi usati in terapia contro cancro e molte altre malattie.
Infine, ma non da meno, il British cita l'invenzione delle colture di laboratorio che hanno già avuto un impatto enorme in ricerca e campo clinico, e che, con la speranza di arrivare un giorno a produrre organi e tessuti su misura del paziente, ci lasciano sognare la medicina del domani.


Origine: Repubblica

martedì 2 gennaio 2007

Gli animali sono bugiardi ma lo fanno per necessità

Un vizio diffuso: dalle rane agli uccelli, dai pesci ai primati. Una ricerca americana spiega il motivo

I comportamenti fuorvianti aumentano le chance di sopravvivenza, ingannando il prossimo


 Gli animali sono bugiardi ma lo fanno per necessità NEW YORK - Gli animali sono bugiardi proprio come l'uomo. Mentono un po' tutti, dalle rane ai crostacei, dagli uccelli ai pesci. Il motivo? Ancora una volta la sopravvivenza.

Un gruppo di ricercatori americani guidati dal dottor Jonathan Rowell, dell'università del Tennessee, ha pubblicato uno studio su The American Naturalist, citato dal New York Times, in cui si dà una spiegazione delle bugie, molto più diffuse di quanto non si potrebbe pensare.

Un caso esemplare è quello delle rane. Il gracidìo è il modo in cui i maschi comunicano l'un l'altro le proprie dimensioni. Ad un richiamo profondo corrisponde un animale di grandi dimensioni. E' un suono semplice, ma da solo è in grado di allontanare dal territorio altri maschi che potrebbero insidiarlo. E qui loro si sono fatte furbe: così dietro un gracidìo baritonale può invece nascondersi una rana mingherlina, ma scaltra, tanto da evitare così in partenza una sfida che potrebbe esserle fatale.

Lo stesso vale per le farfalle. Le specie velenose hanno macchie caratteristiche sulle ali, che sono state subito imitate anche da quelle che velenose non sono, e che in questo modo riescono ad impaurire i loro nemici.

Un modo per evitare sfide pericolose e potenzialmente letali, ma anche per garantirsi vantaggi personali. Eppure le bugie animali hanno a lungo lasciato perplessi gli scienziati, visto che l'onestà risulta fondamentale fra gli animali: mantiene il livello di fiducia fra simili, utilissima per la loro sopravvivenza comunitaria.

In diversi casi, però, è stato osservato che i comportamenti bugiardi abbondano. Tra gli uccelli, ad esempio, le averle hanno un richiamo tipico per avvertire i loro simili dell'arrivo di un predatore. Eppure non è raro che usino lo stesso allarme per allontanare da un abbondante pasto altri maschi della stessa specie e poterselo così godere tutto da soli.

Ora, lo studio di Rowell e colleghi fornisce un nuovo elemento per aiutare a svelare la complessità della comunicazione animale. Adottando un modello complesso, per la prima volta la ricerca introduce la variabile del pubblico. E' proprio qui, secondo gli scienziati, la chiave di svolta. Se l'onestà, infatti, prevale nel dialogo a due, quando si inseriscono altri soggetti in ascolto, aumentano i segnali contraddittori emessi dall'animale che sta "parlando".

L'ipotesi dei ricercatori è che tale comportamento serva a depistare potenziali sfidanti, che potrebbero competere per il cibo o per la conquista della femmina. E che gli animali solitari siano meno inclini alle bugie di quelli che vivono in ambiti sociali più complessi. Molto più simili a noi, insomma, di quanto non pensassimo.


Origine: Repubblica

mercoledì 27 dicembre 2006

Ricerca dell'Aci inglese: il profumo influenza la guida

La Rac Foundation for Motoring che ha studiato il nesso tra odori e comportamento umano. Scoprendo quali sono quelli pericolosi e quelli che aumentano la sicurezza

di SILVIA BONAVENTURA


 Ricerca dell'Aci inglese: il profumo influenza la guida(masterworld news )Profumo di auto. Profumo per auto. Semaforo verde per limone e caffè che riducono l'irritabilità. Arancione per l'odore di mare che rilassa i muscoli e diminuisce lo stress. Rosso per camomilla, gelsomino e lavanda che hanno effetto soporifero. Non è una campagna pubblicitaria per deodoranti. E' quanto emerge - riporta Repubblica - da una ricerca condotta dall'inglese Rac Foundation for Motoring che ha studiato il nesso tra odori e comportamento umano. I ricercatori inglesi, partendo dai risultati ottenuti qualche anno fa dalla West Virginia Wheeling Jesuit University, hanno approfondito l'argomento, studiando gli effetti degli odori sullo stile di guida.

E se menta e cannella erano già state promosse e vengono confermate essenze ideali, ne sono emerse tante da bocciare: secondo lo psicologo della Rac, Conrad King, per non farsi prendere dalla velocità bisogna evitare odori di cibo cucinato, pane appena sfornato e pasticceria che stimolano la fame e potrebbero indurre a premere sull'acceleratore per soddisfare il bisogno. L'odore combinato di olio per motori e sedili in pelle è un mix micidiale per guidatori anziani che rievocando la prima auto posseduta potrebbero assumere comportamenti da giovanotti. Vietati anche profumi che ricordano notti di passione. Dopobarba o lozioni del partner rischiano di farci finire contro un palo.

E per far colpo su una donna, suggeriscono dal Rac, presentarsi con un'auto gradevolmente profumata. Infatti domandando alle intervistate cosa trovassero sensuale all'interno dell'auto del partner, la maggior parte ha risposto il profumo. Ma attenzione a non esagerare, altrimenti il classico mal di testa è in agguato e in questo caso non sarebbe una scusa.

L'odore di nuovo influisce positivamente, dicono i ricercatori, poiché avendo una macchina appena uscita dall'autosalone si ha una piacevole sensazione, si guida con più prudenza, si sta attenti al parcheggio e si va all'autolavaggio con scadenza regolare. Dopo un po' di tempo, quando l'inebriante odore di concessionaria non si sente più, si inizia a maltrattarla. Ma dipenderà davvero dalla fragranza o sarà per qualche altra ragione? Il consiglio per chi deve vendere una vecchia auto è abbastanza scontato: attenzione a odori di animali, vomito di bambini e alcolici rovesciati. Per non parlare della puzza di fumo stagnante. Chi comprerebbe mai un'auto nauseabonda?

Al Rac hanno dimostrato quindi che l'odore influenza reazioni a livello inconscio. E che l'assenza di odori, osservata sugli astronauti, crea danni peggiori dell'odore sbagliato. Da questi risultati gli investimenti fatti da alcune case automobilistiche assumono significati concreti. E sempre in quest'ottica le cartucce profumate montate da Citroen, che sembravano solo un dispettuccio della casa francese all'alberello magico, prendono le sembianze di una grande innovazione.

Il futuro automobilistico prospettato dalla Rac insomma è più che mai profumato. Già anni fa alcuni designer stavano lavorando a un sistema integrato che sapesse riconoscere l'umore del guidatore e rimodulare l'odore nell'abitacolo per calmarlo o stimolarlo. Stando alle previsioni, nel 2050 saremo guidati all'acquisto dell'auto dal nostro naso, e i concessionari ci faranno annusare gli interni disponibili, mettendo in secondo piano i classici equipaggiamenti hi-tech.


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