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sabato 30 dicembre 2017

Droghe: l’anno della spice

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Droghe: l’anno della spice

Il rapporto ‘Espad Italia’ sull’uso degli stupefacenti tra gli studenti conferma al primo posto la cannabis, seguita dalla ‘spice’ e dalle nuove sostanze psicoattive (Nps). 

In crescita l’uso di droga tra le ragazze, seppur con livelli di consumo inferiori ai coetanei maschi. 
Il documento è coordinato dall’Ifc-Cnr.


Lo studio Espad Italia’ dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr), descrive gli scenari e le tendenze presenti fra i giovani nel nostro paese riguardo all’uso delle sostanze stupefacenti e i comportamenti a rischio correlati: in particolare, le informazioni raccolte relativamente all’uso nel 2016 di alcol, tabacco e droghe tra gli studenti fra i  15 e i 19 anni  ci dicono che il 32,9% dei ragazzi, poco più di 800mila, ha utilizzato almeno una sostanza psicoattiva illegale nel corso della propria vita (maschi 37,7%; femmine 28%), mentre il 25,9% (maschi 30,9%; femmine 20,7%, circa 650mila ragazzi) riferisce di averlo fatto nel corso dell’ultimo anno.

“La cannabis si conferma la sostanza psicoattiva illegale più diffusa. Quasi un terzo dei 15-19enni (32,4%, circa 804mila), l’ha utilizzata almeno una volta nella vita, il 25,8% (circa 640mila) ne ha fatto uso nell’ultimo anno. Dato confermato anche dalla Relazione al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze dove si rileva che i quantitativi di sostanza sequestrati corrispondono a più del 90 per cento del totale dei sequestri e le segnalazioni per detenzione di cannabis per uso personale rappresentano l’80 per cento dei casi”, afferma Sabrina Molinaro dell’Ifc-Cnr e coordinatrice dello studio Espad. 

“Al secondo posto per utilizzo tra i giovani studenti troviamo la spice, un cannabinoide sintetico che riproduce gli effetti della cannabis, particolarmente reperibile sul web: ne ha fatto uso l’11% (circa 275mila ragazzi) almeno una volta nella vita e il 35,5% di questi (circa 98mila) lo ha fatto 10 volte o più”.

Il predominio della cannabis conferma un dato degli anni precedenti: “Il dato che la spice sia diventata la seconda sostanza più diffusa fra gli studenti è però preoccupante, poiché gli effetti sulla salute non sono ancora ben noti ed è quindi ancor più pericolosa. Nei consumi seguono poi le Nps (New Psychoactive Substance - Nuove sostanze psicoattive), la cocaina, stimolanti e allucinogeni, mentre l’eroina è la sostanza meno diffusa”, conclude la ricercatrice

“Si osserva, inoltre, la diffusione delle Nps quali oppiacei sintetici e catinoni sintetici come mefredone, ketamine, fenetilamine, utilizzate almeno una volta nella vita dal 3,5% degli studenti e quindi diffuse tanto quanto la cocaina o anche più diffuse se si considera l’eroina, utilizzate nella vita rispettivamente dal 3,6 e l’1,5 per cento dei ragazzi. Le nuove droghe sono diffuse anche tra le studentesse: il 2,8% le ha utilizzate almeno una volta nella vita. 

Quasi 20 mila sono le donne in trattamento presso i Servizi per le dipendenze per uso di oppiacei, cocaina e cannabis e l’universo femminile ha assunto caratteristiche preoccupanti, seppure consumi, denunce e arresti siano a livelli inferiori rispetto a quelli maschili: delle 32.992 persone segnalate all’autorità giudiziaria per reati droga-correlati, il 7% ha riguardato donne e quasi due terzi delle persone segnalate sono giovani adulti di età compresa tra i 20 e i 39 anni”.

Roma, 30 dicembre 2017

La scheda

Chi: Istituto di fisiologia clinica del Cnr (Ifc-Cnr) – Sezione di epidemiologia e ricerca sui servizi sanitari
Che cosa: Studio Espad-Italia 2016

mercoledì 25 gennaio 2012

“Chi cura i curanti?”. Venerdì e sabato, convegno sui possibili percorsi terapeutici per i professionisti della salute vittime di abuso da alcol e/o s

“Chi cura i curanti?”. Venerdì e sabato, convegno sui possibili percorsi terapeutici per i professionisti della salute vittime di abuso da alcol e/o sostanze.
All’incontro parteciperanno gli esperti spagnoli dell’unica clinica di tutta Europa specializzata in quest’ambito, promossa nel quadro del progetto “Galatea”.

“Chi cura i curanti?”, ovvero quali sono i percorsi terapeutici a disposizione dei professionisti della salute che incorrano in episodi di sofferenza psichica o condotte di abuso/dipendenza? Intorno a questo interrogativo si dibatterà venerdì 27 e sabato 28 gennaio, all’hotel della Città di Forlì (corso della Repubblica, 117). L’occasione sarà una due giorni promossa dal Sert dell’Ausl di Forlì, diretto dal dott. Edoardo Polidori, e dalla Regione Emilia-Romagna per discutere, insieme agli esperti spagnoli del progetto “Galatea”, di fattibilità, eventuali snodi critici, reale fabbisogno e quanto altro possa essere utile al fine di comprendere maggiormente il problema e i percorsi di cura opportuni.
Il tema è tutt’altro che secondario, con un medico su dieci vittima, durante la vita professionale, di tali problematiche, ma ancora poco esplorato, nonostante queste patologie influenzino negativamente la vita quotidiana, sia a livello familiare sia professionale, nel luogo di lavoro e nelle relazioni con i pazienti: consapevole del pregiudizio e della stigmatizzazione che riguardano tali patologie, il medico tende sostanzialmente a negarle o a cercare di occultarle il più possibile. In tutta Europa, esiste una sola clinica specializzata in quest’ambito, in Spagna, a Barcellona, e saranno proprio i professionisti spagnoli ad aprire il dibattito, illustrando la loro esperienza. «L’anno scorso, come Sert, abbiamo effettuato una visita-studio in Spagna incontrando i rappresentanti della clinica di Barcellona, attiva da 5 anni – illustra il dott. Polidori – sulla scorta di quanto appreso, abbiamo deciso di invitarli da noi, dato che in nessuna altra parte d’Europa esistono iniziative analoghe». Il fenomeno, infatti, merita di essere analizzato a fondo. «Nel caso dei medici – prosegue il dott. Polidori – l’estrema riluttanza a chiedere aiuto, con conseguente peggioramento della prognosi, è un comportamento che trascende la dimensione individuale, andando a incidere sul benessere pubblico, in quanto coinvolge la salute dei pazienti». Nel modello spagnolo (progetto “Galatea”), per ovviare il timore dello stigma, il paziente viene identificato con uno pseudonimo e in nessun momento il suo nome è portato a conoscenza dei curanti o di altri colleghi. Il progetto, oltre una consulenza medico-legale, prevede poi visite da parte dello psichiatra e, a seguire, dello psicologo, che imposterà la psicoterapia individuale o di gruppo.
Dagli spunti offerti dai colleghi spagnoli si spera di ricevere indicazioni utili per realizzare anche da noi percorsi di questo tipo. «La nostra Regione – spiega il dott. Polidori – ha promosso questo primo incontro per valutare la fattibilità di un progetto che offra percorsi terapeutici ai professionisti coinvolti, a vario titolo, in processi di cura: medici, psicologi, farmacisti, educatori professionali, infermieri, assistenti sociali. L’obiettivo è superare le barriere che attualmente impediscono a queste figure di “concepirsi come pazienti”, facilitando l’accesso a un sistema di cura qualificato in caso di patologie psichiatriche o comportamenti di addiction». Secondo il dott. Polidori, tale fenomeno, tuttavia, non può essere circoscritto al mondo della salute, in quanto interessa molteplici categorie professionali: «Bisogna abbandonare lo stereotipo secondo cui l’abuso di alcol e/o sostanze è circoscritto a individui ai margini della società. Purtroppo, tali comportamenti sono sempre più diffusi e trasversali».

Venerdì e sabato, all’incontro, parteciperanno, oltre ai referenti spagnoli del progetto Galatea, professionisti delle dipendenze patologiche, esponenti degli Ordini Professionali interessati o semplicemente interessati al tema.
I lavori saranno aperti, alle 9 di venerdì, dalla dott.ssa Licia Petropulacos, direttore generale dell’Ausl di Forlì, dal dott. Giancarlo Aulizio, Presidente Ordine dei Medici della Provincia di Forlì-Cesena, e dalla dott.ssa Mila Ferri, responsabile Servizio Salute Mentale, Dipendenze Patologiche, Salute nelle Carceri della Regione Emilia-Romagna.

Tiziana Rambelli

lunedì 14 luglio 2008

Current tv: reportage su droghe sintetiche

Current tv

Blasco Pulieri presenta "Vanguard Special" un reportage sulle droghe sintetiche

Ospiti in studio: il Vanguard Journalist Christof Putzel e il giornalista e il fotografo Alessandro Scotti_Martedì 15 luglio 2008 dalle ore 22.00 alle 22.40 Current (SKY,130)


Martedì 15 luglio 2008, dalle ore 22.00 alle 22.40 Current (SKY,130)

Droghe sintetiche e metamfetamina. Questo il tema della seconda puntata del Vanguard Special in onda ogni martedì alle ore 22 su Current (canale 130 Sky) condotto da Blasco Pulieri.

Il Vanguard Special è un appuntamento settimanale dedicato al giornalismo partecipativo, collaborativo o cittadino. In inglese è il citizen, people o open source journalism, più in generale è la nuova frontiera dei reporter di ultima generazione, freelance crossmediali autori di video-inchieste (in POD) dalle zone del pianeta solitamente off-limits alle telecamere.

Dopo aver affrontato nella prima puntata i nuovi fenomeni antisemiti, al Vanguard Special si parla di "Crystal Meth", metamfetamina tra le più diffuse droghe sintetiche del momento. Attraverso i POD, con gli ospiti in studio e con le nostre grafiche esploreremo la realtà delle nuove droghe. Non solo, racconteremo la loro esplosione nella società e in certi ambienti della comunità Gay americana, attraverso il pod "Party and Play" di Christof Putzel, la facilità di autoproduzione da parte dei consumatori, e seguiremo le rotte della metamfetamina.

Durante lo special, Christof Putzel sarà in collegamento per commentare la sua video-opera.

Ci sarà inoltre un'intervista in studio a Alessandro Scotti, fotografo autore del libro "NARCOTICA" (Isbnedizioni) realizzato grazie alla collaborazione dell'ONU. Il libro di Alessandro Scotti racconta sei anni passati tra coltivatori e grandi trafficanti, corpi speciali di polizia e spericolati elicotteristi, ghetti di tossicodipendendi e foreste impenetrabili. Un viaggio che a volte prende sfumature drammatiche, a volte grottesche, nel quale il concetto di prospettiva diventa fondamentale per capire davvero un fenomeno che riguarda ogni angolo del globo, dalla Colombia al Tagikistan, dal Myanmar agli Usa.

I video del Vanguard Special sono realizzati da un team internazionale di Current Usa interamente dedicato e addestrato alla produzione di documentari e reportage ad alto rischio. Nulla a che fare con i soliti telegiornali, i Vanguard Journalist vivono la notizia e la raccontano contestualmente attraverso l'occhio digitale della telecamera. E' così che ci si troverà aggrappati per giorni a un treno merci che attraversa il confine Messico-Texas assieme a migliaia di clandestini o nel mezzo di un conflitto a fuoco in Congo o in Afganistan e ancora sfiorati da un razzo Hezbollah o fra i ribelli della Nigeria.

Per informazioni

+39-06-853763
Barbara Castello barbaracastiello@gmail.com
Monica Iovanni monica.iovanni@mnitalia.com

venerdì 18 aprile 2008

Kristel Marcarini 19 anni in coma per ecstasy - morta per espianto


LEGA NAZIONALE CONTRO LA PREDAZIONE DI ORGANI
E LA MORTE A CUORE BATTENTE
24121 BERGAMO Pass. Canonici Lateranensi, 22
Tel. 035-219255 - Telefax 035-235660

nata nel 1985
COMUNICATO STAMPA
ANNO XXIV - n. 8
18 Aprile 2008
KRISTEL MARCARINI
19 ANNI
IN COMA PER ECSTASY - MORTA PER ESPIANTO

Alle 3 di domenica mattina (13/4/08) Kristel, colta da malore in discoteca, viene accompagnata a casa dagli amici. In mattinata dà segni di svenimento e cefalea per cui i genitori chiamano subito il 118. Al Pronto Soccorso di Clusone (Bg) Kristel entra cosciente e accenna a delle pastiglie. I medici, dopo averla intubata, dispongono il trasferimento all'ospedale di Seriate (Bg) in terapia intensiva (se respirava spontaneamente non andava intubata). In serata nuovo trasferimento questa volta ai Riuniti di Bergamo in Neurochirurgia.
"Tac e risonanza magnetica non avrebbero rilevato segni di emorragie cerebrali spontanee, ma un gonfiore edematoso della corteccia cerebrale che viene ritenuto compatibile con i possibili effetti tossici indotti dall'ecstasy" (L'Eco di Bergamo 16/4).
Che fretta c'era di dichiararla morta cerebrale? Perché non farle subito una lavanda gastrica e una terapia farmacologica anti-edema protratta e non per poche ore? Non aveva fratture, non aveva emorragie: una paziente con edema cerebrale non va in coma se si praticano le giuste terapie antiedemigene (cortisone, mannitolo, lasix) in dosi generose. Constatato che non si trattava di emorragia cerebrale doveva intervenire un tossicologo che avrebbe trovato i farmaci e le dosi giuste per diminuire l'edema. Forse se i genitori non avessero acconsentito alla donazione degli organi, per altro illegale perché Kristel non aveva il documento di donatrice e quindi i genitori potevano solo opporsi, non donare, un impegno maggiore avrebbe caratterizzato il comportamento dei medici.
Si trapiantano organi intossicati? Se erano sani non era meglio che restassero al loro posto?
Inoltre, appare grave il superamento delle norme di legge che impongono all'autorità giudiziaria, nei casi sospetti di reato, di ordinare un'autopsia medico-legale chiarificatrice e valida che automaticamente dovrebbe escludere l'espianto di organi in quanto sottrae gli organi su cui fare le valutazioni del caso. Pare che di fronte al procacciamento di organi passi in secondo ordine la ricerca della verità. L'espianto si esegue sempre a cuore battente, mentre l'autopsia vera si deve eseguire a cuore fermo, in arresto cardio-circolatorio e respiratorio. Lo insegna il caso di Federica Monteleone, 16enne, il cui espianto è stato bloccato dal magistrato, ai fini dell'autopsia, su richiesta dagli stessi medici inquisiti per l'incidente avvenuto in sala operatoria a Vibo Valentia, nonostante la pressione del padre per la donazione. Ciò dimostra che un'autopsia valida richiede sempre il corpo intero.
L'età stessa avrebbe dovuto indurre il magistrato a ritenere sospette le condizioni in cui Kristel è stata ricoverata, nonché la presenza di tracce di anfetamine nel sangue e non ultime le dichiarazioni di Kristel stessa e degli amici, quindi il magistrato avrebbe dovuto negare il -nulla osta- per l'espianto se voleva andare ad una vera autopsia chiarificatrice delle responsabilità.
Il Procuratore di Bergamo a lato del fascicolo aperto contro il ragazzo che ha venduto la droga, a nostro avviso, dovrebbe aprirne un altro per indagare sulla fretta di chi ha dichiarato la cosiddetta "morte cerebrale" a cuore battente che può nascondere l'omissione delle immediate terapie antedemigene per il salvataggio della vita di Kristel. Come sempre si perde tempo prezioso con i vari trasferimenti (tre ospedali) e si tralasciano le terapie mirate. Questi ritardi favoriscono il raggiungimento dei parametri stabiliti dai protocolli di Stato per la dichiarazione di cosiddetta "morte cerebrale" e successivo espianto.
L'ideologia del trapianto ad ogni costo, sviluppa le intubazioni piuttosto che le cure.
Presidente
Nerina Negrello

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