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lunedì 11 ottobre 2010

La fisica di un buon caffè


La fisica di un buon caffè
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Una moka può ospitare la stessa pressione che troviamo sul fondo della fossa delle Marianne e se la pressione per qualche motivo aumentasse, con l’esplosione, il getto di vapore fuoriuscito invece di ustionarci ci raffredderebbe. Queste ed altre inaspettate verità sono spiegate nel capitolo “La fisica di un buon caffè ” tutto dedicato all’attenta indagine di quei fenomeni fisici che possono determinare un esito eccellente o nefasto per la preparazione del caffè.

Durante l’evento “La notte dei ricercatori” svoltosi anche a Trieste il 24 settembre 2010, Andrei Varlamov, fisico russo, attualmente ricercatore alla Sissa (opera nel campo della superconduttività), ha spiegato fisica applicata in cucina. Dopo funzioni e grafici sulla rottura e la cottura ottimale di spaghetti e bucatini e un’approfondita ricerca sulla cottura del tacchino, al termine del primo e del secondo piatto, si è passati alla fisica di un buon caffè. Turco, americano, napoletano, con la moka e, dulcis in fundo, riconosciuto scientificamente il migliore: l’espresso. Nell’esposizione una carrellata delle cause che determinano l’indiscussa ottimizzazione del risultato e un’analisi dei fenomeni coinvolti nelle diverse modalità di preparazione.

Per chi volesse approfondire studi da premio Ig Nobel su cucina e caffè e, da Homo Herectus, diventare Cuoco Sapiens, troverà pane per i suoi denti nel libro divulgativo, divertente e interessantissimo, scritto a due mani da Andrei Varlamov e Attilio Rigamonti: “Il magico caleidoscopio della fisica” edito da La Goliardica Pavese.


Per spiegazioni e articolo su Amici del Caffè [LINK]

venerdì 12 settembre 2008

SISSA: PREMIO FUBINI A STEFANO GANDOLFI/Il fisico della Sissa sarà premiato a Roma


12 settembre 2008

PREMIO FUBINI A STEFANO GANDOLFI

Il fisico della Sissa sarà premiato il 22 settembre a Roma

Non sono visibili neppure con i moderni telescopi, ma sappiamo che condizionano il moto degli altri corpi celesti. Sono le stelle di neutroni, molto più piccole della nostra stella, il Sole, ma molto più pesanti: sono infatti corpi molto compatti, gli oggetti più massivi del cosmo, buco nero a parte.

Per l'elaborazione di un metodo di calcolo numerico utile a studiare la struttura delle stelle di neutroni, che rappresentano una fase particolare della materia, Stefano Gandolfi è tra i vincitori del Premio nazionale Sergio Fubini 2008 indetto dall'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.

Di origine veneta, è assegnista di ricerca alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati. Gandolfi ha trentanni, si è laureato in fisica all'Università di Trento nel 2004, e nel 2007 sempre nell'ateneo trentino ha conseguito il dottorato di ricerca con la supervisione di Francesco Pederiva, docente del dipartimento di fisica di Trento ed ex studente di dottorato della Sissa.

Il lavoro di ricerca che Gandolfi ha condotto e che gli è valso il riconoscimento Fubini è il frutto di una collaborazione tra l'Università di Trento e la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati. "Sono venuto per la prima volta alla Sissa nel 2003, per incontrare Stefano Fantoni che mi propose allora di lavorare a un interessante progetto di ricerca che poi è diventata la mia tesi di dottorato" ricorda Gandolfi.

Ed è così che Gandolfi si è dedicato allo studio di un metodo per calcolare l'energia dei nuclei e la struttura delle stelle di neutroni. "Fare delle simulazioni numeriche dei neutroni all'interno della stella era, e in parte lo è ancora, un problema aperto, per una maggior comprensione sia di questi oggetti compatti, sia più in generale delle forze nucleari. Il mio lavoro di tesi si è inserito in questa grande domanda della fisica astronucleare".

Il Premio nazionale Sergio Fubini, istituito nel 2005, è un concorso per soli titoli indetto dal Presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Nel 2008 il concorso è stato bandito come riconoscimento delle tre migliori tesi di dottorato in fisica teorica del periodo dal 15 aprile 2007 al 15 aprile 2008. Ciascun premio ammonta a € 2.000,00. La premiazione avverrà presso la sede della presidenza Infn, a Roma, il 22 settembre. In occasione della consegna del Premio nazionale Sergio Fubini 2008 i vincitori terranno brevi seminari, e verrà loro rilasciato un attestato che può essere inserito di diritto nel curriculum, nonché usato come titolo di merito in futuri concorsi.

Ogni anno vi sono in media oltre 60 tesi di dottorato su argomenti di interesse. La selezione delle tre tesi migliori è stata operata dalla Commissione, nominata dal Presidente Infn.

"Sergio Fubini (1928-2005) – commenta il direttore della Sissa Stefano Fantoni – è un grande fisico teorico italiano, è stato molto vicino anche alla comunità di fisici triestina. Ha condotto lavori molto importanti per esempio con il fisico dell'Ictp Giuseppe Furlan".

Stefano Gandolfi sarà premiato per la sua tesi dal titolo The Auxiliary Field Diffusion Monte Carlo Method for Nuclear Physics and Nuclear Astrophysics.



--  Simona Regina  Ufficio Comunicazione SISSA Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati Via Beirut 2/4 34014 Trieste Phone: +39 040 3787 557 

martedì 13 febbraio 2007

Vanno a caccia di neutrini nel Mediterraneo ma scoprono il paradiso dei capodogli

I cetacei che vivono al largo della Sicilia non sono poche decine ma diverse centinaia
L'eccezionale scoperta grazie al telescopio dell'Infn per lo studio delle particelle elementari



 Vanno a caccia di neutrini nel Mediterraneo ma scoprono il paradiso dei capodogli PALERMO - Gli anglosassoni per spiegare quello che è accaduto agli scienziati del progetto "Nemo-Fase 1" hanno inventato apposta una parola: "serendipity". Un neologismo con il quale si indica una scoperta fatta quando in realtà si cercava tutt'altro. Proprio quello che è successo nel mare della Sicilia, al largo di Catania, dove i ricercatori dell'Istituto nazionale di fisica nucleare portando avanti un esperimento sui neutrini, le particelle più misteriose e inafferrabili, hanno accertato che la popolazione di capodogli che abita il Mediterraneo è straordinariamente più numerosa di quanto non si immaginasse.

A rendere possibile la scoperta è stata la stazione sperimentale Onde (Ocean Noise Detection Experiment) installata a oltre 2000 metri di profondità, a circa 20 chilometri al largo di Catania. Si tratta di un prototipo del futuro telescopio sottomarino che dovrebbe riuscire a captare i neutrini ad alta energia che provenienti anche dal centro della nostra galassia sono in grado di attraversare tutta la Terra da una parte all'altra. Particelle la cui origine è ancora misteriosa, ma che potrebbero condurre gli scienziati alle fonti delle altrettanto misteriose emissioni di raggi cosmici di altissima energia.

Prima ancora di cimentarsi con questo ambizioso obiettivo, rivelando le deboli scie luminose prodotte dai neutrini, "Nemo-Fase 1" è stato però messo a disposizione dei biologi marini del Centro Interdisciplinare di Bioacustica e Ricerche Ambientali dell'università di Pavia che lo hanno utilizzato per ascoltare attraverso gli idrofoni di Onde i caratteristici "schiocchi" con i quali i cetacei comunicano tra loro.

Quello che si pensava potesse essere solo un episodico rumore, si è rivelato un vero e proprio frastuono, svelando la presenza di centinaia di capodogli lì dove si credeva ne vivessero solo poche decine. I biologi marini sono riusciti infatti a registrare il passaggio di almeno un esemplare ogni due giorni, per un periodo di un anno e mezzo. Un risultato del tutto inatteso.

"Dai suoni emessi dai capodogli abbiamo potuto capire che alcuni erano di passaggio, altri invece dialogavano fra loro probabilmente dopo il risveglio", spiega Gianni Pavan, del Centro Interdisciplinare di Bioacustica e Ricerche Ambientali dell'università di Pavia. "Abbiamo calcolato - sottolinea - una media dai tre ai cinque individui ogni due giorni. Questi animali viaggiano a mille metri di profondità per catturare soprattutto i calamari giganti e possono inabissarsi alla velocità di cento metri al minuto".

Per il direttore scientifico dell'Istituto per la ricerca sul mare del ministero dell'Ambiente (Icram), Silvio Greco, "è una grande, bellissima notizia: pensavamo che i capodogli fossero stati sterminati dalle spadare, dalle reti pelagiche, e invece ecco che questa ricerca dimostra che per fortuna la loro presenza nel Mediterraneo segna una ripresa significativa".


Origine: Repubblica

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