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domenica 12 aprile 2009

UN NUOVO PARTITO DEMOCRATICO

UN NUOVO PARTITO DEMOCRATICO.


di Raffaele Pirozzi



Siamo impegnati a costruire il nuovo "Partito Democratico" che deve essere non la sommatoria dei Ds e della Margherita con qualche appendice dei Socialisti che hanno aderito alla nuova formazione politica bensì un vero e nuovo Partito.

Noi abbiamo inteso la costruzione del nuovo "Partito Democratico" come il Partito delle donne, dei giovani, dei lavoratori e lavoratrice , e dei piccoli imprenditori che rappresentano il 85% del tessuto produttivo italiano.

Quello a cui siamo costretti ad assistere è qualcosa di diverso e cioè : I socialisti sono visti con fastidio e dove la presenza è "maggioritaria" dei Ds questi fanno man bassa di tutti gli incarichi e viceversa dove la presenza maggioritaria è della "Margherita" avviene quello che fanno i DS.

Tutto questo comporta che i Partiti sono diventati impermeabili ad ogni esigenza di "rinnovamento " ed incapaci di affrontare i difficili problemi della gente: Sanità, Lavoro.. Redditto ecc.ecc..

Non ci troviamo, quindi, di fronte ad un nuovo Partito bensì alla "sommatoria di due entità che sta determinando nella gente un "rifiuto aprioristico dell'entità Partito". Questo, a lunga andare, può mettere in discussione la "democrazia " nel Paese. E' il rischio che il Paese sta correndoin questi mesi.

Noi non ci arrendiamo ed a fianco alla necessità di far venire fuori una "capace classe dirigente" in grado di lavorare per la gente, è necessario costruire un Partito Democratico così come era stato inteso il 14 Ottobre 2007: Un Partito aperto ai giovani, donne, ai lavoratori e lavoratrici ed ai piccoli imprenditori.


Napoli, 12/04/09

Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline"www.notiziesindacali.com"

sabato 24 gennaio 2009

IL TRAMONTO DEI PARTITI

IL "FILOSOFO" GIUSEPPE CORONA AFFRONTA UN ARGOMENTO DI ESTREMA ATTUALITA'. SONO POCHI I GIORNALI CHE POSSONO ANNOVERARE COMPONENTI DELLA REDAZIONE DI TALE "LIVELLO".

la redazione di www.notiziesindacali.com

IL TRAMONTO DEI PARTITI

Giuseppe Corona

Il secondo Novecento vede svolgersi imponenti processi di socializzazione, primi tra tutti, dei servizi pedagogico-educativi, con la scuola di tutti, della informazione e del dialogo sociale, con le moderne tecniche di comunicazione.

Questi due processi si influenzano a vicenda, il secondo presupponendo e condizionando il primo. Sono inimmaginabili produzione e consumo delle attuali forme di comunicazione senza la scuola di tutti.

Il modo di allevamento del genere umano è radicalmente cambiato, producendo, più che una classe, un luogo ideale di rimescolamento ove il sentire sociale si forma svolgendo una funzione di assimilazione e ricambio della società. Questo luogo chiamo middle class.

In questo medium ideale, in un moto perpetuo di ricambio, le funzioni e le gerarchie sociali si rimodellano continuamente combattendo e impedendo il cristallizzarsi di rendite e caste.

Ancora in atto, questo processo di socializzazione ha già profondamente e irreversibilmente modificato modi e compiti della politica, segnando contemporaneamente trionfo e crollo dei partiti.

Sono stati questi, infatti, che, nel tentativo di rappresentare e mediare il moderno conflitto di classe, nato con la rivoluzione industriale, hanno innescato un movimento emancipatorio che è il reale contenuto di questi processi.

Vittime principali, però, di questa socializzazione sono proprio la società divisa in classi e il conflitto che l'animava. Nella società non più divisa in classi basso e alto non sono un destino segnato ma figli di una concorrenza, più o meno perfetta, che sempre più bisogna garantire e rendere non sleale. Il problema della libertà e dell'equità è oggi essenzialmente questo: garantire le pari opportunità.

Il conflitto di classe non è più motivo centrale dello scontro politico né è movente del costituirsi dei movimenti politici. Da qui la crisi profonda di una formazione politica, il partito, che nella sua forma embrionale ebbe origine con la Gloriosa Rivoluzione inglese del 1688, con le rappresentanze della borghesia agraria da una parte e di quella cittadina dall'altra. Con il coinvolgimento nella politica delle masse operaie e contadine la forma-partito raggiunge il massimo sviluppo e insieme al socialismo provoca la mobilitazione dell'insieme delle forme culturali occidentali, non ultime quelle religiose. Il partito-massa, con apparato burocratico pesante e la figura principe dell'intellettuale politico di professione, insieme col massimo dell'espansione della democrazia parlamentare, è il punto estremo di questo movimento storico.

L'essere il partito rappresentante politico degli interessi generali di una parte sociale, la classe di riferimento, ed elaboratore di un sistema di idee ( Ideologia ) che della Classe promuove l'influenza, propagando una visione di società che ne ospita l'egemonia, resta dogma intatto fino agli anni '60.

Con la middle class questo schema salta: non più parti che confluiscono, per via conflittuale, in una totalità, ma una totalità che perpetuamente si scinde in parti e si riforma. Viene così distrutta la ratio della forma partito che tendeva a esaltare una parte sulle altre.

L'altra funzione del partito che salta è quella pedagogica, tesa a guadagnare larghe masse analfabete in un sistema organizzato di idee che le sostiene e difende, informandole ed educandole per mantenerle atte al combattimento nell'agone politico.

Questa funzione viene espropriata dalla socializzazione dei processi pedagogico-educativi e del dialogo sociale. La formazione della coscienza sociale non avviene più attraverso partiti e non abbisogna più di quel particolare tipo di intellettuale-educatore costituitosi in ideologo e politico di professione. Non ha bisogno di una struttura professionale, ridottasi a casta riottosa, sacca di resistenza contro le nuove forme della politica, che sgorgano spontaneamente da una società emancipata che produce direttamente orientamenti e punti di vista che, con la caduta di Dio e Ragione, proliferano in un vasto oceano di appetiti e gusti liberati e vanno ricondotti dal permesso gratuito al diritto conquistato attraverso sintesi di governo dotate di razionale consenso.

Veicolo di queste sintesi non può più essere il partito con i suoi riti stanchi e incomprensibili che, in nome di un ceto specializzato di professionisti, espropriano la società di funzioni che essa può svolgere autonomamente. Solo così, non attraverso cooptazioni o improbabili scuole di partito, i giovani riconquisteranno il loro spazio politico.

La middle class è il campo della competizione politica. Quale il gioco, chi i giocatori, quali, regole, procedure e arbitri?


Napoli, 24/01/09

Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline"www.notiziesindacali.com"

martedì 13 gennaio 2009

OLTRE LA DEMOCRAZIA DEI PARTITI, IL CASO DELLA CAMPANIA

IL" FILOSOFO" GIUSEPPE CORONA HA SCRITTO QUESTO OTTIMO ARTICOLO .

Il direttore di http://www.notiziesindacali.com/


OLTRE LA DEMOCRAZIA DEI PARTITI, LA SITUAZIONE CAMPANA.


di Giuseppe Corona





Di fronte ai fatti occorrerebbe avere atteggiamenti intellettualmente onesti: non esorcizzarli oppure, peggio, criminalizzarli. Essi andrebbero invece interrogati e interpretati per ascoltare se essi hanno qualcosa di nuovo da annunciarci. Rimuovere o condannare quanto non concorda con le nostre abitudini, con i nostri sperimentati modi di vedere le cose, è umano, ma non aiuta proprio chi si comporta in questo modo.

C'è in Italia una fascia di popolazione, che va dai quarantacinque anni in su, nella quale è ancora vivo il ricordo dell'esistenza di partiti strutturati, invadenti, condizionanti la vita di ognuno, a volte fin nei più intimi risvolti. Chi è oltre i quarantacinque anni ancora oggi mostra di non saperne e volerne fare a meno. Questa fascia di età detiene sostanzialmente il monopolio della formazione dell'opinione pubblica ed è essa che anima e struttura il dibattito politico nel nostro paese.

Cosa, nella sostanza, traspare da questo dibattito? Una enorme, non sopita voglia di partito. Si favoleggia di una entità mitica nella quale si vorrebbero raccogliere tutte le virtù del mondo.

Guardiamo i fatti!

Il primo è che tutte le generazioni successive quando si parla di partiti o sanno approssimativamente di cosa si tratti e sono disinteressati, non sapendo bene di cosa si stia parlando, o addirittura non sanno alcunché di cosa si tratti. Milioni di persone che non hanno più orecchio per ascoltare o capire questa favola antica! Per non parlare, poi, dei milioni di immigrati che nel prossimo decennio, che lo si voglia o no, diventeranno cittadini italiani.

Il secondo è il sistematico fallimento di tutti i tentativi di costruire partiti. Fallì Martinazzoli, con il Partito Popolare, nel voler far rinascere dalle ceneri l'esperienza cattolica. Fallì Segni, ma già si trattava di un tentativo leaderistico, nel trasformare in partito il movimento referendario. Fallì Occhetto nel far sopravvivere trasformisticamente sotto falso nome(P.D.S.) il vecchio partito comunista. Fallì D'Alema con le varie "cose" di cui non ricordo il numero. E' fallito Bertinotti per non parlare di qualche patetico resto della nomenclatura socialista. Sta fallendo miseramente, per chi ha occhi per vedere, il tentativo veltroniano

Il terzo è la nascita delle formazioni politiche personali. Tra queste hanno eccelso, sia pure per vie e modi diversi, quella berlusconiana e quella prodiana.

La prima si è giovata della scomparsa di un pezzo, maggioritario, del sistema partitico, trasformandone parte consistente dell'elettorato in proprio seguito personale. La seconda si è giovata della dichiarata impotenza del maggiore partito della sinistra non socialista di proporsi come guida governativa e ha tentato, sotto una denominazione non partitica, l'Ulivo prima l'Unione poi, di diluire la resistenza partitica per dissolverla progressivamente attraverso la guida del governo, legittimata non dai partiti ma dalle primarie.

Mentre Berlusconi, avendo meno resistenze, è riuscito a costruirsi un possente seguito personale, Prodi, per la tortuosità necessaria della strada scelta, ha fallito, lanciando però una maledizione sui partiti, o monconi di essi, che si sta macabramente avverando. I partiti della sinistra estrema sono del tutto scomparsi o quasi e il tentativo del Partito Democratico langue, votato com'è, a mio parere, per ragioni essenziali, a fallire, incalzato da un piccolo movimento personale, mentre dalla Sardegna, appoggiato dal solito potere economico-mediatico, e, pare, dallo stesso Prodi, spera di scendere in campo il Berlusconi del centro-sinistra. Si annuncia un altro tentativo potente di costituire un seguito personale. Se non sarà questo, prima o poi ne sarà un altro. Del resto il tentativo veltroniano originariamente, sia pure maldestramente condotto, seguiva un modello leaderistico personale. Chi si illude di raccogliere le ceneri di Veltroni per costruire finalmente il Vero Partito, per quanto passi per supremo realista, è un illuso.

Il quarto, sotto i nostri occhi qui in Campania, destinato ad avere effetti nazionali dirompenti, è la vittoria dei "cacicchi", i vertici istituzionali della Regione e di Napoli, nel braccio di ferro con quell'armata Brancaleone che, guidato da politici improvvisati, porta ancora il nome di partito. Ancora una volta un leader, con un seguito personale, dotato di un reale potere, conquistato sulle ceneri dei partiti, e di una qualche sapienza politica, trionfa, sia pure tra l'indignazione generale. Ma l'indignazione, si sa, è merce a buon mercato. Altra cosa è l'arte della politica!

Un quinto, conseguenza del precedente, è che in Campania va crescendo in maniera sempre più percettibile l'ideologia della lista civica. Ideologia sotto la quale si nasconde la vergogna di sé dei partiti, e la loro impresentabilità, mentre qualcuno scalda i muscoli.

Questo è quanto i giovani, che di partito non sanno né vogliono sapere, vedono e conoscono; ai potenti che si sono affermati, si affermano e si affermeranno affidano, con i loro consensi, i loro bisogni e i loro sogni.

Questi sono i fatti che determinano ormai la Costituzione materiale del nostro paese. Non sarebbe il caso di prenderne atto e di accettare che questo movimento di estinzione dei partiti è inarrestabile e, per fortuna, definitivo? Non sarebbe bene dedicarsi a un più importante e nobile compito: trasformare in scritta questa Costituzione materiale definendo per questo movimento livelli istituzionali e regole che garantiscano controlli e partecipazione perché tutti possano concorrere in una gara, altrimenti truccata e aperta solo a chi, per merito, fortuna o sorte, si trova a godere di mezzi personali per avviare avventure politiche, formarsi seguiti e acquisire poteri incontrollati e incontrollabili?

Occorre uscire dalla giungla e promuovere una Nuova Democrazia laddove la vecchia democrazia dei partiti è ormai archiviata. Nel nostro paese la democrazia è stata abrogata, non per particolare cattiveria di qualcuno, ma per raggiunti limiti di età di una vecchia forma di essa.

Quando fatti e osservazioni si ostinano a non farsi piegare da vecchie prassi e teorie gli scienziati finiscono per abbandonarle cercandone di nuove. Così è sempre accaduto anche in politica.

Ciò non riguarda uno schieramento politico o un altro, ma tutti. La discussione, se si apre, è aperta a tutti.


Napoli, 13/01/09





Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline"www.notiziesindacali.com"

domenica 28 dicembre 2008

SUL LAVORO LA POLITICA E' AMBIDESTRA.

IL COORDINATORE DEL DIPARTIMENTO POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO DELLA CGIL HA INVIATO UN ARTICOLO DAL TITOLO "SUL LAVORO LA POLITICA E' AMBIDESTRA" CHE MERITA ESSERE LETTO E RIFLETTUTO.


Il direttore di www.notiziesindacali.com



SUL LAVORO LA POLITICA È AMBIDESTRA

di Renato Fioretti



Coord.re del Dipart.to Politiche Attive del lavoro della Cgil Campania


La tesi secondo cui la contrapposizione fra destra e sinistra è un residuo del passato si è tradotta in posizioni sulle questioni del lavoro che rendono indistinguibili i due schieramenti.


Per chi, come me, ha sempre ritenuto che dichiarare la "fine delle ideologie" e - in modo quasi ineluttabile - considerare superati gli aspetti più significativi della (naturale) contrapposizione della politica "di destra" a quella "di sinistra" rappresentassero il tentativo più perverso per avviare, nel nostro paese, la sostanziale delegittimazione della c.d. "sinistra radicale" e realizzare una forzata semplificazione del sistema dei partiti attraverso la costituzione di due grandi blocchi: il Centro e il Centrodestra, è (purtroppo) giunta l'ora di costatare il realizzarsi delle più fosche previsioni!

Nonostante avverta già l'eco delle più vibrate proteste e il rimbombare delle accuse di qualunquismo; cercherò di chiarire, attraverso questa breve nota, quali sono gli elementi a sostegno della mia tesi.

Avrei, certo, buon gioco nell'elencare tutti gli argomenti e le questioni che, se nel corso della precedente legislatura rappresentavano alcuni capisaldi del programma di governo del Centro-sinistra, sono stati (sostanzialmente) cancellati dall'agenda politica del Pd.

In ossequio alla sintesi, mi limiterò ad alcuni esempi: alla scomparsa di qualsiasi tipo di discussione rispetto ai Di.co (acronimo dei "Diritti e doveri delle persone stabilmente Conviventi"), alla supina acquiescenza con la quale si assiste alle continue "incursioni" vaticane su temi strettamente politici - quali la condivisione della condanna Onu dei reati contro gli omosessuali - e al veemente ostracismo messo in atto, dall'interno dello stesso Pd, nei confronti del senatore Ignazio Marino, sostenitore del "Diritto alla libertà di cura" attraverso il c.d. "Testamento biologico".

C'è, però, un tema rispetto al quale, paradossalmente, più che di "convergenze parallele", parlerei di "estremi che convergono"!

Si tratta delle grandi questioni che attengono ai problemi del lavoro.

A questo riguardo, eviterò di riproporre il lungo elenco di dubbi e anatemi legati alla famosa (e famigerata) legge-delega 30/03; sarebbe troppo facile evidenziare le numerose contraddizioni che caratterizzano le attuali posizioni di molti dirigenti del Pd rispetto a quelle che esprimevano in quanto esponenti dell'ex Centro-sinistra.

In questa sede, intendo riferirmi ad altre questioni; alcune meno recenti e una che è cronaca di questa settimana.

La prima è costituita da una proposta che, nelle intenzioni dei suoi sostenitori (bipartisan), pare possa rappresentare la panacea di tutti i mali che attualmente affliggono il mercato del lavoro italiano.

E' la previsione del c.d. "Contratto unico", che, ideato da Tito Boeri, fu ampiamente condiviso da Tiziano Treu - tanto da inserirlo nella bozza di programma dell'allora costituendo Pd - sponsorizzato dal neo senatore (Pd) Pietro Ichino e accolto, quale "proposta molto suggestiva", da parte di Walter Veltroni.

In (brutale) sintesi: si tratta di un particolare contratto di lavoro "con tutele crescenti nel tempo" che, sebbene definito "a tempo indeterminato", prevede, in sostanza, una deroga triennale all'applicazione dell'art. 18 dello Statuto dei lavoratori!

E' evidente che si tratta - addirittura - di "un passo indietro", rispetto alla proposta che, nel 2002, consentì alla sola Cgil di mobilitare milioni di lavoratori e cittadini a sostegno delle norme che tutelano dal licenziamento senza giusta causa.

Tra l'altro, rispetto a questo tema, la situazione è - dal mio punto di vista - ancora più preoccupante per i lavoratori. Infatti, alla (non scontata) contrarietà espressa dai massimi dirigenti di Cisl e Uil, è corrisposta un'ampia "apertura di credito" da parte dei c.d. "riformisti" della Cgil.

La seconda questione è strettamente connessa alla seconda; si tratta, in pratica, di due percorsi paralleli. L'istituzione di un "salario minimo legale" e, non in alternativa, la differenziazione dei salari per aree geografiche.

Anche rispetto a queste altre due proposte, di là dai contenuti dei singoli provvedimenti (tutt'altro che condivisibili), quello che preoccupa - e, credo, confermi il mio giudizio negativo - è la ricorrente "comunione d'intenti", rispetto al tema lavoro, che, oggettivamente, rende difficile distinguere le posizioni di Veltroni, Treu e Letta (Enrico) da quelle dei maggiori esponenti del Centrodestra.

In questo senso, credo che (anche) i più recenti fatti di cronaca abbiano, purtroppo, confermato la situazione denunciata.

Infatti, alla sortita di Brunetta: "Stessa età (pensionabile) per uomini e donne", ha subito fatto eco la dichiarazione di disponibilità della Lanzillotta, ministro ombra della Funzione pubblica. Non meno disponibile si è dichiarata Vittoria Franco, ministro ombra delle Pari opportunità.

Si realizza, quindi, un contesto nel quale - in un momento di profonda recessione economica, che sta determinando l'espulsione di centinaia di migliaia di lavoratori dal contesto produttivo del nostro paese - diventa paradossale che alla netta contrarietà manifestata da Cgil Cisl e Uil, si associ solo una critica "da sinistra" della leader dell'Ugl!


Napoli, 28/12/08

Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline"www.notiziesindacali.com"

venerdì 1 agosto 2008

WEB E PARTITI IN ITALIA: LA POLITICA SCOPRE I BLOG. E LA LEGA BUCA LA RETE

Web e partiti in Italia:
i giovani politici scoprono i blog.
E la Lega "buca" la rete

Cosa è successo ai siti dei partiti politici italiani dopo la campagna elettorale? SherpaTv ha intervistato i guru della comunicazione online, e ha scoperto che nell'universo virtuale la politica del Belpaese stenta ancora ad affermarsi, sebbene il rinnovamento del Parlamento, tre mesi dopo le elezioni del 13 e 14 aprile, abbia comportato un lieve miglioramento della presenza dei politici nella rete.

Sono tre gli indicatori utilizzati per analizzare la situazione italiana: orizzontalità vs verticalità nella struttura organizzativa e dialogica del sito; multimedialità vs staticità nell'uso delle potenzialità del linguaggio; partecipazione vs delega come modello di rappresentanza.


A sorpresa, ma non troppo, l'unico sito con una certa rilevanza è quello della Lega Nord: privo di corrispondenza tra le gerarchie politiche e quelle di organizzazione dello spazio web. Nella destrutturazione e in un effetto complessivo che può apparire caotico, nel portale del Carroccio c'è l'idea di un soggetto multiplo, somma di nomi, temi, luoghi. Quello della Lega, è un sito che presuppone una motivazione forte, un riconoscersi, una fortissima identificazione, tutt'uno con il popolo, con il «suo» popolo, chiamato a raccolta attraverso un'agenda fitta di appuntamenti, aggiornata puntualmente dai webmaster leghisti.

Più attive dei movimenti tradizionali, sul web, sono le fondazioni politiche.

Sherpa ha studiato i siti di ItalianiEuropei, Magna-Carta, Fare Futuro e Glocus: qualcosa certamente si muove nel senso di una partecipazione pienamente orizzontale, non gerarchica. Siamo ancora molto indietro, tuttavia, ad altre realtà estere.

Quanto al governo, sono nove su ventuno i componenti del governo Berlusconi ad avere un sito o un blog personale. Di questi si possono considerare siti attivi solo sette. Tre sono «under construction», ossia in preparazione, da diversi mesi.

Veltroni, Casini e Calderoli sono presenti addirittura su Facebook. Insieme a loro molti giovani parlamentari, della maggioranza e dell'opposizione: ci sono il leghista Massimiliano Fedriga, Alessia Mosca del Pd, Barbara Saltamartini, Luca Barbareschi e Italo Bocchino di An e l'eccezione, il senatore Achille Passoni, l'unico quasi sessantenne tra i parlamentari su Facebook: da loro arriva indubbiamente un segnale di speranza che il rinnovamento del parlamento possa portare a un rinnovamento della comunicazione politica.

SherpaTv ha intervistato Antonio Palmieri, responsabile web del Pdl, Francesco Verducci del Pd, il responsabile del sito della Lega Marco Reguzzoni, ma anche gli esperti Diego Bianchi di Exite e Andrea Salvati di Google.

Nella ricerca vengono poi analizzati i modelli europei e nordamericani. Emerge così che mentre nel vecchio continente l'utilizzo del web viene modellato ancora sull'attività dei partiti, veri protagonisti della comunicazione politica, negli Stati Uniti la rete, durante le Primarie per la corsa alla Casa Bianca, si è dimostrata un validissimo strumento di partecipazione e soprattutto di raccolta fondi.

Ufficio stampa <ufficiostampa@sherpatv.it>

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