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giovedì 11 gennaio 2007

Sly confessa: Rocky Balboa c'est moi "Anch'io, vecchio leone, sfido Hollywood"

Stallone presenta l'ultimo capitolo della mitica saga sul pugile di Philadelphia tra sceneggiatura improbabile e alcune, emozionanti citazioni cinefile

E adesso il divo si prepara a ridiventare Rambo: "Difficile interpretare un personaggiocosì oscuro. E dire che una volta mi proposero un film con la sfida Rocky-Rambo..."
di CLAUDIA MORGOGLIONE


 Sly confessa: Rocky Balboa c'est moi (Masterworld.org/news) ROMA - Potrebbe sembrare banale, sentire Sylvester Stallone dire: Rocky Balboa c'est moi. E invece non lo è affatto. Perché, tornando a indossare i panni del pugile di Philadelphia, il divo sessantunenne ha voluto lanciare un messaggio al mondo del cinema che da anni lo snobba, e ai suoi (ex?) fan: "Anche gli attori più anziani possono avere la stessa passione, la stessa energia di un tempo - spiega infatti Sly in conferenza stampa, in un lussuoso hotel romano - spero così di aiutare i miei colleghi un po' attempati. Insomma, per me questa avventura non è solo un film: è una sfida a Hollywood".

Il riferimento è a Rocky Balboa, film da lui scritto, diretto a interpretato, per concludere la mitica serie cominciata col bellissimo Rocky (anno 1976, vincitore di Oscar), e poi proseguita con altri quattro, poco memorabili, episodi. La nuova pellicola arriva ora nelle sale italiane, distribuita dalla 20th Century Fox.

E ci sono due modi per considerare l'operazione: sottolineare l'improbabilità della sceneggiatura (Rocky, vedovo inconsolabile, torna sul ring col campione dei pesi massimi per superare la perdita della moglie Adriana); oppure non pensare troppo, facendosi trascinare dai ricordi cinefili. Come è accaduto, ieri sera, alla proiezione riservata alla stampa: quando, dopo un'ora di film, si è sentita finalmente la celebre musica della saga a tutto volume, e si è visto Rocky tornare ad allenarsi sulla scalinata di Philadelphia, dalla sala si è levato un boato. Per non parlare della risate scoppiate quando il protagonista, per scherzare, ripete la battura cult Ti spiezzo in due...

Stallone, come nasce l'idea di tornare a indossare i panni di un attempato Rocky?
"Ero rimasto molto deluso da Rocky 5: non aveva una buona storia, né una buona filosofia. E io volevo invece che la saga finisse con una nota giusta. Da allora sono passati molti anni, in cui ho avuto alti e bassi, in cui ho cercato qualcosa per cui combattere. E allora mi sono detto: perché non fare rivivere queste situazioni anche al personaggio?".

Crede che il mondo abbia ancora bisogno di eroi come lui?
"Il mondo avrà sempre bisogno di eroi: piccole persone che fanno cose straordinarie. Magari in nome dell'amore: non per forza con i muscoli. Per questo volevo che questo film fosse semplice, con un eroe semplice".

Dunque definirebbe semplici i motivi che spingono Rocky a tornare sul ring?
"Quando il cuore ti viene strappato dal corpo (con la morte della moglie, ndr), devi fare qualcosa: c'è chi scrive, chi dipinge. Lui invece lo fa attraverso il dolore: l'unica sensazione che lo fa sentire vivo. Se subisci una forte perdita, credo che l'unico modo di affrontarla sia farla esplodere".

Come si è allenato per tornare a combattere?
"E' stata molto dura, visto che sono molto più anziano, ed è più facile che mi faccia male - ed è successo, mi sono rotto dita dei piedi e delle mani. Non ho lavorato come un body-builder, ma come un sollevatore di pesi. Rispetto, ad esempio, a Rocky 3, ho una ventina di chili in più. Nella vita 'normale', invece, mi tengo in forma allenandomi per una sola ora tre volte la settimana. E mangiando un giorno bene (pesce, insalata), un giorno male (torte, pane, eccetera): oggi è un giorno male".

Dica la verità: lei si identifica totalmente col personaggio. Come lui, vuole dimostrare - a Hollywood, nel suo caso - che è ancora in grado di trascinare il pubblico...
"Sì, Rocky mi è molto vicino, molto biografico. La prima e l'ultima pellicola della saga sono le più personali. Diciamo che ho usato questo film per dimostrare che anche le persone anziane possono avere la stessa energia, la stessa passione di un tempo. Ho pensato anche che se il film avesse funzionato, avrebbe potuto dare la carica anche ai vecchi attori. Insomma, Rocky Balboa è più di un film: è una sfida a Hollywood".

Una curiosità: nel film c'è anche un cameo di Mike Tyson, nel ruolo di se stesso.
"Lo conosco bene, ha una personalità complessa, è un uomo pieno di rabbia. Se non ha, come agli inizi della carriera, un manager forte, per lui diventa difficile. Cone me comunque è stato molto collaborativo".

Cosa pensa di altri recenti film sulla boxe, come Million dollar baby o Cinderella Man?
"Come Million dollar baby, anche Rocky Balboa non è in realtà un film sul pugilato: non ci sono più di dieci minuti di scene sul ring. Entrambi affrontano i problemi reali della gente. Quanto a Cinderella Man... credo che se uno recita in un film sulla boxe qualche pugno debba prenderlo davvero!".

E' vero che in passato le è stato proposto di rifare Rocky, facendolo scontrare con un alieno?
"No, questo no. Mi hanno però proposto, sul serio, di far combattere Rocky contro Rambo! Sicuramente avrebbe vinto Rambo, ma la sfida sarebbe durata pochissimo: un boom, e tutto è finito...".

A proposito di Rambo, tornerà a indossare anche i suoi panni. Il film è già in fase di pre-produzione...
"Ho voglia di rifare Rambo perché lo considero un western moderno. E poi perché, come nel caso di Rocky, voglio portare a conclusione la saga. Ma mentre Rocky ha un messaggio ottimista, Rambo è cupo, oscuro: per lui sarà la fine. Scrivere questa sceneggiatura è sicuramente più difficile. Fisicamente, cercherò di somigliare a un gorilla: dopo vent'anni nella giungla, il personaggio è diventato un animale".

E' vero che le piacerebbe girare un film con Scorsese?
"Tutti vorrebbero lavorare con lui. A me però piacerebbe dirigerlo... diciamo che, in generale, vorrei fare più film come uno di quelli che ho interpretato qualche anno fa, Copland. Opere corali, centrate sulle emozioni dei personaggi. Del resto io, che mi sento italiano al 100 per cento, mi lascio molto guidare dalle emozioni. E dalla creatività".


Origine: Repubblica

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