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lunedì 2 marzo 2026

AMBIENTE. Il parco che genera parchi. Da area degradata a Padova a luogo attivo che alimenta nuove foreste in Italia e nel mondo


Trasformare un parco urbano degradato in un luogo attivo, accogliente, curato e protetto e, contestualmente, contribuire alla creazione di nuove foreste, con relativi impatti positivi, in altre aree d'Italia e del mondo.
Accade a Padova, dove negli ultimi cinque anni il parco Milcovich, nel quartiere Arcella a nord della città, è stato protagonista di un progetto di riqualificazione partecipata da settore pubblico, privato, associazioni e cittadini, che lo ha reso un punto di riferimento per la comunità oltre che un generatore di impatti ambientali positivi attraverso la gestione virtuosa dello spazio e l'adozione di alberi in zone lontane, dalla Val di Fiemme alla Panarotta, da Lio Piccolo nel veneziano fino alla provincia di Ha Tinh in Vietnam per arrivare a catturare complessivamente oltre 650 tonnellate di CO2 entro quattro anni.

Il progetto, la cui realizzazione proseguirà almeno per i prossimi cinque anni, si muove su due binari: uno sociale e culturale, con al centro una fitta programmazione di oltre 150 iniziative all'anno a cura di Big Maff tra musica, cinema, incontri, laboratori, e note rassegne come il festival Arcella Bella per un totale di oltre 100mila ingressi stimati nel parco; uno ambientale, sviluppando una strategia per il clima al 2030 allineata allo standard Net Zero (definito dall'iniziativa internazionale per le aziende dei Science Based Target), che si concretizza attraverso un piano climatico di misurazione e abbattimento delle emissioni e di gestione del verde messo a punto assieme allo spin-off dell'Università di Padova Etifor.

Il parco Milcovich

Grazie alla gestione responsabile del parco, nel 2024 è già stato possibile ridurre le emissioni del 14% sull'anno precedente e innescare diversi meccanismi virtuosi: energia elettrica proveniente interamente da fonti rinnovabili e illuminazione a basso consumo LED, isole ecologiche presidiate per la raccolta differenziata, incentivi alla mobilità sostenibile, riduzione degli sprechi, dei rifiuti e dei materiali di plastica, installazione di cartellonistica accessibile secondo i principi del wayfinding e realizzazione del Cantiere Accessibilità, ovvero un workshop co-partecipato coi cittadini per mappare criticità e progettare soluzioni, avvio di un percorso di comunicazione orientato all'inclusione. Gli organizzatori, inoltre, contribuiscono e si prendono cura del verde urbano tra manutenzione ordinaria e ripristino dell'area calpestabile dopo gli eventi, mentre il potenziamento dell'illuminazione e la programmazione continuativa di strutture aperte al pubblico come Casetta Zerbina hanno aiutato a rendere il parco più sicuro nella fruizione. Nel prossimo futuro, inoltre, il Comune realizzerà il progetto di ampliamento del parco, con una nuova area verde di oltre un ettaro con alberi ad alto fusto e con una fascia tampone.

Le aree verdi generate altrove

La mitigazione dell'impatto ambientale del parco, gestito dall'associazione Il Coccodrillo, passa anche attraverso l'adozione di alberi in altre parti d'Italia e del mondo tramite la piattaforma specializzata WOWnature, generando così altri parchi e relativi impatti positivi. In questo modo, fruire del parco Milcovich significa anche piantare un larice o un abete in Val di Fiemme, faggi, pioppi e pini silvestri nel Bosco della Panarotta, sempre in Trentino, oppure ginepri, olivelli spinosi, prugnoli e tamerici a Lio Piccolo, vicino all'aeroporto veneziano. Il principio di "generare parchi attraverso la fruizione di un parco" si estende oltre i confini veneti e nazionali, raggiungendo la Foresta della Salute di Huong Son in Vietnam, dove entro il 2029, si stima che le tonnellate di CO2 catturate nella lussureggiante foresta asiatica grazie al supporto del progetto possano arrivare a 590.

"Siamo di fronte a un esempio virtuoso di rigenerazione urbana particolare, forse unico, che travalica i confini in termini di impatti ambientali positivi ma che è strettamente legato al territorio quanto a impatti sociali attraverso cura, collaborazione, sicurezza e generazione di indotto per una vasta rete di imprese, artigiani e lavoratori locali. La particolarità di questo modello di gestione affonda le radici nella sua replicabilità in qualsiasi centro urbano che presenti aree verdi caratterizzate da disagio e trascuratezza, trasformando una voce di costo per le amministrazioni locali in un generatore di benefici, anche economici, per i cittadini e, contestualmente, per l'ambiente nel suo insieme" afferma Francesco Aneloni, fondatore e CEO di Big Maff.

Oltre all'ambiente e al territorio, sul piano valoriale il progetto di rigenerazione mette al centro le sinergie: iniziative culturali accessibili e di qualità, pensate per diverse fasce d'età e capaci di attivare socialità, confronto e cittadinanza attiva; coinvolgimento diretto della cittadinanza e collaborazione con associazioni, collettivi, realtà produttive e gruppi informali; attenzione specifica alla dimensione interculturale e intergenerazionale; creazione di una rete di imprese, artigiani e lavoratori locali per attivare opportunità formative e professionali. 





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