QUI la VIDEO dichiarazione di Marco Cappato
Marco Cappato insieme all'avv. Filomena Gallo e i 3 disobbedienti dopo l'autodenuncia a Trieste
La denuncia-querela che Martina Oppelli aveva depositato nei confronti dell'azienda sanitaria locale ASUGI prima di andare in Svizzera per ricorrere al suicidio assistito è stata definitivamente archiviata: il GIP del tribunale di Trieste ha accolto la richiesta della procura, ritenendo che le valutazioni della commissione medica, che non aveva ritenuto Oppelli in possesso dei requisiti per l'aiuto alla morte volontaria, rientrino nella discrezionalità tecnica e non integrino profili di rilevanza penale.
Dopo questa decisione, Marco Cappato insieme a Claudio Stellari, Matteo D'Angelo e Felicetta Maltese – che hanno aiutato Martina Oppelli a raggiungere la struttura svizzera – si sono presentati oggi presso la questura di Trieste per autodenunciarsi.
I quattro disobbedienti, il giorno successivo alla morte di Oppelli, avevano già reso pubblico l'aiuto fornito, mettendosi a disposizione dell'autorità giudiziaria. Tuttavia, fino a oggi non sono mai stati contattati né risulta avviato alcun procedimento penale nei loro confronti.
Dichiarazione di Marco Cappato, presidente dell'associazione Soccorso Civile e Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni: "Martina Oppelli ha chiesto per mesi che venissero verificate le sue condizioni secondo quanto previsto dalla Corte costituzionale. Di fronte a dinieghi e ritardi, è stata costretta ad andare in Svizzera. Se questa condotta da parte della ASL è stata ritenuta legittima, allora è necessario chiarire anche la nostra: abbiamo aiutato Martina a fare ciò che in Italia le è stato impedito nella convinzione che lei rientrasse pienamente nei requisiti per accedere all'aiuto alla morte volontaria in Italia. Per questo ora ci autodenunciamo: chiediamo che la magistratura accerti se abbiamo commesso un reato nell'aiutare Martina".
Dichiarazione di Filomena Gallo, avvocata di Martina Oppelli e Segretaria Nazionale dell'Associazione Luca Coscioni: "Questa archiviazione dimostra che in Italia esiste una frattura tra i diritti riconosciuti dalla Corte costituzionale e la loro applicazione concreta. Le sentenze della Corte sono vincolanti e devono essere applicate, non reinterpretate. Invece le aziende sanitarie continuano a introdurre letture restrittive che limitano l'accesso a diritti già riconosciuti, trasformando una garanzia costituzionale in un percorso a ostacoli. Martina Oppelli è l'esempio di questa frattura: una persona cui un diritto era riconosciuto sulla carta ma negato nei fatti, fino a costringerla nelle sue fragili e delicate condizioni a lasciare il Paese. Quando accade questo, non siamo di fronte a un vuoto normativo, ma a una responsabilità precisa del potere pubblico. E questa responsabilità oggi non può più essere elusa".
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