In una lunga intervista esclusiva concessa a STORIEUS. , il format sui grandi temi internazionali prodotto da Alanews e condotto da Andrea Eusebio, Marina Lacerda, sopravvissuta agli abusi di Jeffrey Epstein, racconta la sua battaglia, condivisa con tante altre "Survivors", per la piena verità sugli abusi perpetrati dall'uomo e dalla sua rete di contatti.
Marina, infatti, è la donna identificata per anni nei fascicoli processuali come "minor victim 1" (vittima minorenne 1, ndr). Ha rivelato la propria identità nel settembre 2025 davanti al Campidoglio di Washington. Nell'intervista racconta la meccanica degli abusi, il sistema di reclutamento, l'incontro con Ghislaine Maxwell e molto altro ancora.
Marina aveva quattordici anni quando un'amica la portò per la prima volta nell'appartamento di Epstein, ad Upper East Side. La premessa era semplice: "Mi disse che avrei dovuto solo praticargli un massaggio. Nient'altro. Guadagnare 300 dollari in quaranta minuti". Ma fin dal primo incontro la realtà fu diversa: "Quando si girò in quella sala, le sue zone intime erano esposte. Ho scosso la testa. Lui ha preso il mio top e ha detto: sarai presto a tuo agio con me, ci vorrà solo un po' di tempo". Marina era sola, al terzo piano, in una casa che non conosceva: "Non sapevo dove fossero le scale, non sapevo dove fosse l'ascensore. Avevo paura". Ci tornò due settimane dopo, spinta dalla disperazione economica. "Vivevamo in una stanza, io, mia madre e mia sorella. Avevo affittato tutte le altre camere. Ero disperata". Da quel momento il rapporto si protrasse per tre anni, fino ai diciassette.
Uno dei passaggi più pesanti dell'intervista riguarda la scoperta, avvenuta solo due anni fa, di essere stata violentata. Marina, che era già stata abusata dal suo patrigno dagli 8 ai 12 anni, aveva cancellato quei momenti dalla memoria: "Fino a poco tempo fa non ricordavo nemmeno che Epstein mi avesse violentata. L'avevo completamente rimosso dalla mia testa. È quello che fa il cervello con un trauma: ti protegge". È stata un'amica a farle ricostruire ciò che era accaduto. E il ricordo che è tornato è preciso: "Chiamava almeno tre o quattro ragazze. Mi prendeva e mi metteva sopra di lui, e diceva loro: è così che si fa. Questo è quello che fa una brava ragazza quando mi ascolta. Le faceva guardare mentre mi stuprava". Ammette: "Ero sotto shock quando ho dovuto sentire da qualcun altro che ero stata violentata. Non me lo ricordavo".
Marina spiega con chiarezza come funzionasse il meccanismo di reclutamento di Epstein: "Aveva ragazze che gli portavano altre ragazze, in modo che non dovesse farlo lui. E le ragazze si fidano tra loro: sapeva cosa stava facendo". Era esattamente il ruolo che aveva avuto l'amica che l'aveva portata da lui per la prima volta. Col tempo, Epstein aveva iniziato a chiedere la stessa cosa a Marina: "Voleva che portassi ragazze più giovani. Quando gliene ho portata una di diciotto anni si è arrabbiato: era vecchia per lui. Mi ha detto di portare le carte d'identità, così da poter controllare di suo pugno". Quando Marina ha smesso di riuscire a procurargli ragazze abbastanza giovani, il rapporto si è chiuso. La frase con cui Epstein l'ha congedata: "Non sei più divertente. Stai invecchiando con me". Lei aveva diciassette anni: "Ormai mi truccavo e depilavo, a lui non stava bene".
Marina descrive l'unico incontro con Ghislaine Maxwell come qualcosa che ha rimosso nei dettagli, ma di cui ricorda la struttura: "Jeffrey ci portò nella sua camera da letto. C'erano lenzuola bianche. Si voltò e disse: si unisce un'amica. Ghislaine è entrata. Eravamo in quattro. Sono successe molte cose orribili. Non ricordo i dettagli, il trauma, penso, è una buona cosa in questo senso". Per anni aveva visto le foto di quella donna in casa Epstein senza sapere chi fosse: "Pensavo fosse sua moglie. L'ho riconosciuta solo dopo, al telegiornale". Sulla richiesta di grazia presidenziale avanzata da Maxwell, Marina non usa mezze misure: "Assolutamente no. Questa donna dovrebbe liberarsi di questo e dire la verità. Non è così che funziona, ha avuto una faccia tosta anche solo a chiederlo".
Nel 2008, nell'ambito dell'inchiesta in cui gran parte degli abusi di Epstein fu insabbiata, l'FBI bussò alla porta di Marina, la quale chiamò la segretaria di Epstein, Leslie Groff. Lui la richiamò: "Mi disse: non chiamarmi, ti faccio trovare un avvocato. Io risposi: se non mi trovi un avvocato, dico all'FBI tutto quello che so". Gli avvocati arrivarono, ma con un messaggio che la lasciò senza parole: "Mi dissero che potevo andare in prigione. Avevo quattordici anni quando è iniziato. Ho chiesto: perché sono io nei guai e non lui?". Da lì a poco, l'accordo con il procuratore della Florida Acosta, poi nominato Segretario del Lavoro da Trump. A Marina non fu detto nulla: "Entrai nel loro ufficio e mi dissero: non preoccuparti, è tutto sistemato. Dimentica tutto. Sei libera di andare".
Marina sceglie di non pronunciarsi sulla morte di Virginia Giuffrè, la sopravvissuta che più di tutte aveva combattuto il sistema Epstein e che nel 2024 è morta in circostanze che molti non considerano chiarite. "I miei pensieri sono inclini alle teorie cospirazioniste, quindi preferisco tenerli per me. Non la conoscevo: se l'avessi conosciuta potrei percepirlo. Ma non voglio dire qualcosa che venga usato per far dubitare della mia storia".
Durissima la valutazione su Pam Bondi, procuratrice generale nominata da Trump: "Ci ha totalmente disumanizzate, dimenticando che siamo sopravvissute. Ha dichiarato di avere una comunicazione chiara con noi: è assolutamente falso. Abbiamo cercato di parlarle. Non vogliono avere niente a che fare con noi". Sui 3 milioni di file ancora nelle mani del Dipartimento di Giustizia: "Non stanno facendo assolutamente nulla. Il punto era aprire gli occhi dell'America. Il popolo americano non reagisce: è una vera delusione". E sulla possibile funzione della guerra in Iran come distrazione: "Di solito quando succedono le guerre vogliono distrarci. Ma i file di Epstein non spariranno durante la notte". Infine, su Donald Trump:" La Florida è uno Stato repubblicano: lui ha la residenza a Mar-a-Lago, Epstein l'aveva a West Palm, Acosta e Bondi vengono da lì. Trump è un uomo di potere ed è ricco, sa come si manipolano le persone".
L'impegno con le altre vittime non è solo per la verità sul Caso Epstein: "C'è una vita oltre all'abuso, chiunque ne è vittima deve parlare per poter combattere insieme. Le donne devono essere unite e non accettare queste dinamiche nella propria vita: se se la prendono tra loro gli uomini si sentiranno legittimati a non rispettarle".
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