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mercoledì 7 febbraio 2018

Dal Cnr il perfetto profilo dei giocatori d’azzardo


Ecco il profilo dei giocatori d'azzardo

I soggetti a rischio gambling presentano tratti depressivi e impulsivi, ricerca di emozioni positive e mancanza di fiducia negli altri, apertura mentale. 

Lo attesta il profilo di personalità patologica rilevato da ricercatori dell'Ibfm-Cnr e dell'Università della Calabria definito mediante tecniche di intelligenza artificiale. Lo studio è pubblicato sul Journal of Neuroscience Methods.


È possibile prevedere se una persona tenderà a sviluppare una soggezione patologica al gioco d'azzardo? Uno studio diretto dall'Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibfm-Cnr) di Catanzaro, a cui ha partecipato l'Università della Calabria, pubblicato sulla rivista Journal of Neuroscience Methods, ha definito i tratti della personalità del gambler patologico grazie a tecniche avanzate di intelligenza artificiale.

"Chi è vittima del gioco d'azzardo patologico perde, oltre a ingenti quantità di denaro, la capacità di controllo delle proprie azioni e la fiducia dei propri cari, con la percezione di essere entrato in un tunnel senza via di scampo", spiega Antonio Cerasa, ricercatore Ibfm-Cnr. "Le neuroscienze sono impegnate da decenni nello studio di questo disturbo che devasta la vita di moltissime famiglie italiane. Oggi sappiamo che la causa è multifattoriale (genetica, neurobiologica e comportamentale) e conferisce alla persona una vulnerabilità di base, amplificata da fattori psicosociali come povertà o traumi biografici. 

La letteratura indica già che, oltre a disfunzioni cerebrali e genetiche del sistema dopaminergico, i gambler patologici hanno anche un profilo di personalità disfunzionale, sono cioè più vulnerabili alle situazioni sociali che invitano al gioco, e questo aspetto non è mai studiato finora con metodi di intelligenza artificiale".

Per indagare questo aspetto poco conosciuto il gruppo di ricerca dell'Ibfm-Cnr ha coinvolto alcune strutture di riabilitazione psichiatrica a Milano e a Catanzaro, allo scopo di valutare i giocatori patologici in cura. "Abbiamo utilizzato algoritmi di intelligenza artificiale per capire se esiste nei giocatori d'azzardo patologici uno specifico costrutto di personalità", aggiunge Danilo Lofaro, ricercatore presso l'Università della Calabria e coautore del lavoro. 

"Sono stati inseriti nel calcolatore 6.000 dati relativi a 160 soggetti che non hanno mai giocato a slot machine o giochi d'azzardo e a 40 pazienti con gambling, ognuno dei quali era analizzato a seconda delle 30 caratteristiche alla base della personalità umana. Nella seconda fase dell'esperimento la macchina, dopo aver processato i dati, ha identificato la miglior combinazione che permette di separare i sani dai malati. Il risultato che consente di classificare otto gamblers su dieci è quello costituito dai seguenti sotto-tratti: bassa apertura mentale; bassa coscienziosità; bassa fiducia negli altri; ricerca di emozioni positive; elevato tratto depressivo e impulsivo. Una persona con queste caratteristiche rischia la vulnerabilità verso questa patologia psichiatrica".

Alta impulsività e depressione erano caratteristiche del gambler seriale già note agli psicologi. "L'avanzamento apportato dai modelli multivariati che abbiamo utilizzato è la conoscenza dell'esatta struttura multidimensionale del profilo di base di un giocatore. Un po' come dire che la malattia è legata all'alterazione di uno o più geni", precisa Cerasa. "La personalità è un marcatore oggettivo della funzionalità cerebrale, la cui attendibilità predittiva vale per i disturbi psichiatrici ma anche per malattie neurologiche come Parkinson e Alzheimer. Ad esempio, a parità di performance cognitive, l'estroverso pensa e usa aree cerebrali diverse dall'introverso, così come l'ansioso o impulsivo rispetto alla persona emotivamente stabile".

Lo studio è stato condotto anche grazie al finanziamento Pon03PE_00009_1 NeuroMeasures. "Lo scopo di queste ricerche è creare strumenti sempre più sensibili per riconoscere un disturbo prima che esso si manifesti in tutta la sua gravità. Da anni il nostro istituto di ricerca è impegnato nello sviluppo di innovativi sistemi per migliorare la pratica clinica", conclude il responsabile della sede di Catanzaro dell'Ibfm-Cnr, Aldo Quattrone.


Roma, 7 febbraio 2018

La scheda:
Chi: Ibfm-Cnr di Catanzaro
Che cosa: definizione del profilo di personalità dei giocatori d'azzardo patologici
Cerasa A, Lofaro D, Cavedini P, Martino I, Bruni A, Mauro D, Merante G, Rossomanno I, Rizzuto M, Sarica A, Aquino B, Conforti D, Arabia G, De Fazio P, Perna G, Vanni E, Quattrone A. Personality biomarkers of pathological gambling: a machine learning study. J Neurosci Meth 2017 294: 7-14; doi: 10.1016/j.jneumeth.2017.10.023


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sabato 8 settembre 2007

Fobia sociale e disturbi del movimento (balbuzie, tremore essenziale e morbo di Parkinson)

A cura di Giuseppe Ruffolo e Giulio Perugi, psichiatri- Lo studio dei rapporti tra disturbi del movimento quali balbuzie, tremore essenziale e morbo di Parkinson da una parte e disturbi d’ansia dall’altra è relativamente recente. In particolare la Fobia Sociale (FS), ancora nel 1985, veniva definita da Liebowitz e coll. come una condizione misconosciuta. Recentemente, tuttavia, si è sviluppato un crescente interesse su questo disturbo. La migliore caratterizzazione sul piano epidemiologico, nosografico e clinico della FS ha ricevuto infatti un notevole impulso dai risultati favorevoli ottenuti con i trattamenti farmacologici, in particolare con gli antidepressivi inibitori specifici del reuptake della serotonina (SSRI).
Il disturbo compare nelle classificazioni internazionali dei disturbi mentali (Diagnostic Statistic Manual o DSM, dell’American Psychiatric Association ed International Classification of Diseases o ICD, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) a partire dagli anni ‘80 ed è caratterizzato dalla paura e dall`evitamento di situazioni nelle quali l`individuo è esposto al giudizio degli altri, per il timore di mostrarsi imbarazzato, di apparire ridicolo ed incapace o di comportarsi in modo goffo, inopportuno ed umiliante. Così definita, la FS è relativamente comune, ha generalmente un decorso cronico, spesso invalidante e si associa frequentemente a complicanze quali depressione, abuso di alcool e condotte suicidarie.
Nel DSM IV, la diagnosi di FS non è prevista quando la paura è focalizzata su sintomi correlati ad una condizione medica (ad esempio, paura di tremare per chi soffre di Morbo di Parkinson o di tremore essenziale benigno, paura di balbettare in soggetti balbuzienti etc). Il manuale, infatti, esclude esplicitamente la diagnosi di FS se la paura é correlata primariamente all’esibizione di tremori o sintomi extrapiramidali in situazioni pubbliche; analogamente viene esclusa nei pazienti che balbettano. Questa limitazione è stata criticata da molti perché può inavvertitamente condurre a non riconoscere e trattare alcune forme di ansia sociale gravi ed invalidanti; ciò in considerazione del fatto che comportamenti inibiti in determinati contesti, uso di alcol o sostanze a scopo disinibente e socializzante, insicurezza in situazioni interpersonali o sociali, percezione di sé stessi come inetti ed inadeguati di fronte agli altri, oltre a rappresentare una fonte di disagio notevole per il paziente, costituiscono fattori in grado di predisporre allo sviluppo di complicanze quali depressione ed abuso di alcool e/o sostanze.
Liebowitz e coll. (1985) hanno descritto per primi alcuni casi di FS “secondaria” a malattie fisiche, tremore essenziale benigno, balbuzie e Morbo di Parkinson. In seguito, Stein e coll., (1990) hanno confermato che è frequente il riscontro di ansia sociale marcata in soggetti affetti da Morbo di Parkinson descrivendo, in questi pazienti, numerose situazioni fobiche non strettamente limitate alla paura di mostrare in pubblico i segni del disturbo neurologico. Nel 1994, George e Lydiard hanno riportato numerosi esempi di comportamenti fobico-sociali secondari a patologie disabilitanti. Sempre nel 1994, Oberlander e coll. hanno presentato otto casi clinici nei quali i livelli elevati di ansia sociale risultavano legati a patologie mediche disabilitanti; infine, Stein e coll. (1995) hanno riportato come circa la metà degli adulti che soffrono di balbuzie soddisfi i criteri per la diagnosi di FS.
Sebbene non tutti i soggetti sofferenti di balbuzie vadano incontro a FS, un numero particolarmente elevato di essi riporta altre fobie oltre a quella di balbettare in pubblico.I dati sistematici su casistiche cliniche adeguate, tuttavia, sono ancora scarsi e manca un’analisi affidabile dei rapporti intercorrenti tra FS e condizioni mediche disabilitanti, sia sul piano clinico che su quello della risposta ai trattamenti farmacologici.

L'articolo completo è reperibile nelle News di Psichiatria Online

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