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sabato 10 febbraio 2018

In italia sempre meno nati, sempre più vecchi: non accadeva dal 1918 - Giancarlo Blangiardo commenta i dati Istat appena usciti: tra 30 anni avremo 400.000 nati e 800.000 morti


«Sempre meno nati, sempre più vecchi: non accadeva dal 1918». 

Giancarlo Blangiardo commenta i dati Istat appena usciti: tra trent'anni avremo 400.000 nati e 800.000 morti.

Una crisi demografica da non sottovalutare.


Giancarlo Blangiardo, professore ordinario di Demografia all'Università di Milano-Bicocca, relatore al Convegno Erickson "L'assistenza agli anziani" in programma a Rimini il 9 e 10 marzo, analizza e commenta gli indicatori demografici Istat sul 2017. «Ci sono due aspetti da sottolineare: il primo è che la popolazione totale diminuisce perché le nascite calano drasticamente e le morti aumentano. Per la prima volta in un periodo "tranquillo" il saldo naturale è così basso (-183mila): era andata peggio di così solo due volte nel nostro Paese, nel 1917 e nel 1918, anni drammatici tra epidemia di spagnola ed effetti della prima guerra mondiale. Il secondo aspetto è che manca il ricambio generazionale, con la componente anziana della popolazione che tende ad accrescere. Gli over 65 rappresentano il 22,6%, in continua crescita rispetto al passato: ciò significa che stiamo progredendo verso un modello di Paese nel quale la presenza di persone vecchie o molto vecchie andrà ad aumentare in termini numerici, con un forte impatto su sistemi di welfare e sistemi sanitari».

Un altro aspetto da non sottovalutare è l'aumento della mortalità del 5,1%. «Era naturale aspettarsi un aumento, alla luce di una popolazione invecchiata, ma la crescita è stata significativa (+31mila decessi rispetto al 2016). Questo – prosegue Blangiardo - può evidenziare qualche segnale di debolezza del sistema sanitario nazionale soprattutto verso i più fragili. In questo quadro anche la speranza di vita non aumenta. Dal 1974 ad oggi è sempre stata in crescita, a parte qualche "scivolone", l'ultimo nel 2015. Nel 2017 è rimasta invariata per i maschi, con un leggero calo per le femmine. Insomma, si registra un arresto nel trend di crescita dell'aspettativa di vita che non è confortante».

A livello generale, si può affermare che alcune tendenze si stanno consolidando. «Il problema – conclude Blangiardo - è che queste tendenze possono portare a risultati difficili da gestire e ci dovrebbe essere un messaggio di contrasto a questi andamenti. I dati ci dicono che l'invecchiamento continua, arrivano segnali preoccupanti sulla sopravvivenza della popolazione, l'aspettativa di vita non cresce. É evidente che dobbiamo gestire una crisi demografica che c'è, che è stata sottovalutata e talvolta ignorata, e se non lo facciamo il finale della storia non sarà piacevole. Se continuiamo in questa direzione nel 2047, in Italia, avremo 400.000 nati e 800.000 morti: è quello che vogliamo?».

Giancarlo Blangiardo parteciperà al Convegno Erickson "L'assistenza agli anziani" in programma al Palacongressi di Rimini il 9 e 10 marzo. Il suo intervento, dal titolo "Verso una popolazione sempre più matura: avvertenze per l'uso" è previsto venerdì 9 marzo.



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www.CorrieredelWeb.it

venerdì 8 dicembre 2017

Caro Babbo Natale, portaci una rete di Comuni accessibili e sostenibili in ogni regione d’Italia,

Comuni accessibili e sostenibili in ogni regione d’Italia, uniti in un’unica rete che comprenda tutti i luoghi pubblico-istituzionali e privati di culto, cultura, tempo libero, sport e turismo, nonché i servizi dedicati a portatori di handicap, anziani e malati, e alle loro famiglie, quali il trasporto e quelli finanziari; 
un’app che permetta di indicare le barriere architettoniche presenti tramite una foto da inviare all’amministrazione comunale e  tramite questa all’azienda di riferimento; 
un sito che raggruppi tali punti di riferimento e una cartina in Braille che li indichi. 

Questo è il progetto lanciato sui Social da NeWage, il portale accessibile a ciechi, ipovedenti, sordi e muti, denominato la “Rete dei Comuni d’Italia Accessibili e Sostenibili”, a cui segue la volontà di istituire un marchio che certifichi precisi standard, come previsto dalle normative vigenti, quali percentuali di accessibilità e di basso impatto ambientale dei prodotti e servizi offerti, tra cui le attività turistico-ricettivo-alberghiere del territorio. 

Un invito preciso ad ogni Sindaco della penisola italiana, da accogliere qui. 
Come un sogno da realizzare, gli stessi dei bambini che, chissà perché, a volte sono molto più maturi di noi adulti. 

Un tipico esempio è la lettera di Emanuele, che ha voluto mostrare anche alla nostra redazione.


"Caro Babbo Natale,

la mia mamma è ancora al lavoro e io ti scrivo questa letterina piena di pensierini per te. 
Il mio papà mi dice sempre di pregare Gesù Bambino perché lui esaudirà tutti i miei desideri ma la mia sorella se ne va sempre sbattendo la porta, per andare dalle sue amiche al centro commerciale, perché non sa dove passeggiare, “tanto non cambia niente”. 
Mio fratello Ciro è a Milano e viene a trovarci presto: lui usa l’aereo perché Italo e Trenitalia qui non arrivano. 
Lui sì che abita in una città bella, come mio fratello Antonio, che sta a Roma: quando scende dal vagone ci sono delle strisce strane per terra e anche se è cieco lui va e viene. 
Poi c’è Giuseppina, che ora si fa chiamare… non me lo ricordo. 
Lei abita all’estero, dove quasi tutte le auto camminano con la luce del sole e si fa la raccolta differenziata così bene che i Comuni ci guadagnano su. Babbuccio mio, la mamma mi ha chiesto cosa voglio a Natale. 
Io ci ho pensato col mio compagno di scuola e ho deciso: un vero e proprio villaggio fantastico. 
Voglio che mia sorella  non debba scansare le persone nel centro commerciale perché pieno di stand promozionali e le corsie sono troppo piccole; 
voglio che lei abbia un parco con le giostre per i bambini come lei, che stanno sempre in carrozzella; 
voglio andare a prendere mio fratello Antonio con la macchina ricaricata con l’energia elettrica e dimostrare a mia sorella Giuseppina che anche noi siamo moderni. 
La mia maestra mi ha detto che c’è una giornalista un po’ folle che vuole cambiare le cose.  
Aiuta anche lei, Babbo Natale. Lei per regalo vuole la “Rete dei Comuni d’Italia Accessibili e Sostenibili”, un sito online in cui siano presenti tutti i luoghi pubblico-istituzionali e privati che soddisfino dei parametri quantitativi e qualitativi. 
Io l’ho copiata alla lavagna questa frase, poi sul mio quaderno, così non me lo scordavo. 
Lo so, caro Babbo Natale, che ho fatto qualche errore ma la mia mamma non è ancora tornata dal lavoro. 
A me questa giornalista piace, così posso giocare anche col mio amichetto: il papà dice che è autistico e a scuola fa sempre disegni ma secondo me è il più intelligente della classe. 
Lui va sempre alla biblioteca e anche lì ci sono le barriere architettoniche ma per fortuna per lui non è un problema. 
La maestra ci ha spiegato cosa sono. 
Con la mamma ho aperto un libro e ho letto una legge, una cosa cioè che bisogna fare per forza. 
Allora perché qui ci sono? 
Vabbè, lo capirò… dai tanta pace anche al nonno e alla nonna, che sono stanchi ma mi portano sempre i giochi di legno, anche se io rubo il cellulare di papà e lui ride, poi se lo riprende. 
Babbo Natale, come dice questa giornalista, Lidia Ianuario, #ammapassaabarriera, pensaci tu. Ti voglio tanto bene".

Emanuele


Pensaci anche tu, clicca su questo link, fai rete con Emanuele.
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A cura di


giovedì 24 ottobre 2013

“Decisioni in contesti di vulnerabilità” Laboratori formativi dell’Ausl di Forlì

A chi spetta prendere le decisioni di cura in un contesto di vulnerabilità? Le responsabilità decisionali sono legate al ruolo, alla funzione? Un percorso formativo in 4 tappe organizzato dall’Ausl di Forlì per un numero ristretto di operatori. Ciascuna tappa sarà articolata in 3 incontri (22 ottobre, 19 novembre, 3 dicembre), che avranno ogni volta come incipit storie cliniche, percorsi o procedure discusse con metodo deliberativo. Un percorso formativo che grazie a laboratori interattivi esplorerà, analizzerà, si confronterà su questioni aperte e controverse – dal punto di vista etico, di qualità e sicurezza dei processi di cura e di difficoltà delle scelte sottese, questioni rilevate proprio nelle/dalle stesse pratiche di cura presentate dai partecipanti. Referente : dottoressa Patrizia Grementieri, Coordinatrice del programma di gestione del rischio, Processi trasversali aziendali (p.grementieri@ausl.fo.it) Decisioni in contesti di vulnerabilità laboratori formativi tra ricerca e cura A chi spetta prendere le decisioni di cura in un contesto di vulnerabilità? Le responsabilità decisionali sono legate al ruolo, alla funzione? In che misura sono auspicabili e possibili decisioni collegiali quando il tempo stringe e c’è di mezzo la salute, propria e di terzi? Chi ha il diritto-dovere di parteciparvi, quando il paziente non è in grado di decidere? Come possono/debbono essere gestite la dialettica, la pluralità e la trasversalità nelle decisioni in un ambito di cura? Come e quando una decisione clinica può ritenersi corretta? Solo quando dà risultati positivi? Cioè dal punto di vista etico il giudizio positivo si basa solo sulla bontà dei risultati, oppure va anche considerata la validità del processo? Quale-i sapere-i la supportano e la rendono possibile? Che percorsi, che strumenti la facilitano e sono garanzia di eticità e buona pratica? Come la qualità dell’informazione e la sicurezza del processo di cura possono essere costitutivi di una buona pratica? Come può l’istituzione garantire e promuovere la buona pratica individuata? “Non ancora competente, non più capace” Sala Arancio Polo Formativo del Padiglione Valsalva – Ospedale dalle 14:00 alle 18:00 Come la vulnerabilità di minori, anziani, soggetti incoscienti, condiziona, trasforma le scelte di cura e richiama ad una nuova responsabilità professionale ed organizzativa. Verso una buona pratica della delega e dell’informazione nei contesti di vulnerabilità/con soggetti vulnerabili, con particolare attenzione alla funzione dell’amministratore di sostegno. Docente Sara Casati ■22 ottobre 2013 analisi fattuale di una storia clinica/percorso/procedura individuazione dei problemi etici in gioco discussione della questione aperta e controversa preminente costruzione dell’albero decisionale deliberazione sui valori e sui corsi di azioni in gioco ■19 novembre 2013 laboratori interattivi (drammatizzazione, sessioni di etica narrativa, lavori per piccoli gruppi) approfondimenti etico-giuridici relativi alla questione etica e di buona pratica controversa individuata e ai corsi di azioni intermedi auspicati ■3 dicembre 2013 Lavori per piccoli gruppi al fine di individuare requisiti e criteri per la modellizzazione Che i professionisti della salute – tutti, non solo i medici – decidano è un fatto e una necessità. Non potrebbero fare altrimenti. Che non siano soli nelle loro decisioni e che debbano rendere ragione ai cittadini, ai pazienti e alle istituzioni, cui appartengono, è novità scaturita dai grandi cambiamenti del Novecento. Una decisione clinica ha sempre a che fare con la salute di un soggetto, di un’altra persona. Non è solo una decisione su qualcosa, ma “con qualcuno“, con la costellazione dei suoi valori, delle sue circostanze, e in un contesto (pronto soccorso, reparto, ambulatorio, territorio, ambiente famigliare). L´etica, e non solo la razionalità, ne è parte integrante, anche se poi, di fatto, l’etica si ritrova a fare i conti con altre esigenze: amministrative, economiche, sociali… Come queste decisioni siano o meno supportate da ragioni e accompagnate dalle proprie convinzioni valoriali, come si fanno permeare dalla necessità di interloquire con differenti attori (pazienti, famigliari, altri professionisti, istituzioni) è tutto da esplorare, per riconoscere ed esplicitare in quale misura etica e razionalità siano motore, quali conoscenze siano supporto delle decisioni cliniche e per trasformarlo in buona pratica. La crisi del modello paternalista, la crescente tecnologizzazione e standardizzazione della pratica clinica e il rapporto sempre più stretto tra ricerca e cura hanno progressivamente modificato la relazione costitutiva tra curare e prendersi cura fino ad interrompere le consolidate modalità di intendere e praticare questo binomio. Tanto i professionisti della salute come i pazienti si sono così ritrovati in un contesto nuovo, a volte spaesante, e esigente nuovi modelli di interrelazione, di conoscenza e di scelta. Da una parte la relazione tradizionale di prossimità e fiducia tra operatori clinici e pazienti è stata sostituita da un tipo di relazione più impersonale, nella struttura ospedaliera, nella ricerca biomedica. Contemporaneamente la pratica clinica si è ritrovata esposta ad una serie di problematiche nuove: conflitti di interpretazioni e volontà tra i vari agenti della cura, cronicizzazioni di stati di malattia, possibilità di scelte raffinatissime dal punto di vista tecnico, che disegnano uno scenario di complessità dove la medicina talvolta fatica a ritrovare il senso della propria prassi. Decidere di iniziare, proseguire o interrompere una cura o un intervento, ma anche scegliere un modo concreto di agire al posto di un altro nella pratica clinica, trasformano uno dei molteplici corsi di azione possibile nell’azione indicata; ciò fissa l’incertezza, che è così tipica dell’ambito clinico (sotteso tra alternative, rischi, variabilità e valori differenti), nella scelta da adottare. La decisione giusta (che si aggiusta): ecco un punto di arrivo impegnativo, ma necessario. In questo percorso formativo che si rivolge non solo ai medici, ma ai “curanti”, le decisioni in gioco non sono solo le decisioni mediche, né sono solo quelle terapeutiche; certamente sono quelle che si prendono quando si cerca di prevenire, diagnosticare, prognosticare, riabilitare, proporre o seguire una terapia, una ricerca, comunicare informazioni, stabilire relazioni, tutte azioni queste che sempre più richiedono la corresponsabilità di molti, ma sono anche le decisioni con cui ci si dispone a un certo atteggiamento verso gli altri, malati, colleghi, parenti… Partendo dalla quotidianità delle decisioni cliniche, ponendo particolare attenzione alla presa in carico di soggetti vulnerabili (minori, anziani, persone incapaci o con la coscienza altalenante…) in contesti di complessità, ci proponiamo di far emergere limiti e potenzialità di quanto da noi prescelto, spingendoci alla ricerca di forme altre di concepire la razionalità e l´etica: forme in grado di aiutarci a decidere ragionevolmente e rispettosamente, che si cimentino con l´invito alla partecipazione dei curati e con il riconoscimento delle differenti competenze e responsabilità in gioco. Allo stesso tempo attraverso una didattica interattiva per adulti, cercheremo di confrontarci apertamente con la dimensione costitutiva di questa pratica speciale che è la clinica: la vulnerabilità esposta del malato, la vulnerabilità altrui che richiama la nostra, che illumina i nostri limiti, come professionisti e come esseri umani vulnerabili, vulnerati dal dolore dell’altro che vorremmo curare e a cui per professione, oltre che per umanità, siamo chiamati a rispondere. L’invito sotteso a questo percorso si rivela nel suo approfondimento, nel suo non sottrarsi, un invito a ritornare alle origini stesse della pratica clinica, all’incontro con la vulnerabilità di un soggetto umano, ma con competenze nuove. Il volto dell’altro malato ed esposto al dolore, fisico, psichico, umano, ci interroga con forza e ci richiama a riflettere sul senso della cura, sotteso alle nostre azioni di cura, una cura che sappia essere così antica nel senso – farsi carico della vulnerabilità umana, come nuova nello stile, capace di coinvolgere l’altro quale interlocutore, soggetto di cura, nel tempo e per tempo. un percorso a tappe Un percorso formativo in 4 tappe, ciascuna tappa articolata in 3 incontri, che avrà ogni volta come incipit storie cliniche, percorsi o procedure discusse con metodo deliberativo. Un percorso formativo che grazie a laboratori interattivi esplorerà, analizzerà, si confronterà su questioni aperte e controverse – dal punto di vista etico, di qualità e sicurezza dei processi di cura e di difficoltà delle scelte sottese, questioni rilevate proprio nelle/dalle stesse pratiche di cura presentate dai partecipanti. Le aree prescelte come aree di formazione comune, su cui consolidare e/o modellizzare insieme buone pratiche, raccolgono in sé trasversalità e problematicità che è poi facile ritrovare nella propria attività quotidiana. Esse non solo aprono, ma costringono a quello scenario di complessità cui la medicina e la ricerca biomedica sono chiamate da tempo sia a dare risposte etiche, sostenibili (dal punto di vista economico e organizzativo) e di buona pratica come ad individuare percorsi decisionali inclusivi e nel rispetto di tutti i soggetti in gioco. Queste le nostre 4 tappe: a. “Non ancora competente, non più capace”. Come la vulnerabilità di minori, anziani, soggetti incoscienti, condiziona, trasforma le scelte di cura e richiama ad una nuova responsabilità professionale ed organizzativa. Verso una buona pratica della delega e dell’informazione nei contesti di vulnerabilità/con soggetti vulnerabili, con particolare attenzione alla funzione dell’amministratore di sostegno. b. “Dentro la complessità dei percorsi e delle decisioni di cura con i malati rari, i pazienti cronici gravi, i pazienti oncologici”: l‘intreccio tra incertezza, valori diversi, più interpretazioni, più soggetti in gioco e tempi che si sovrappongono. Verso una buona pratica di équipe e di informazione nei contesti di complessità/ con soggetti complessi. c. “C’è poco tempo, chi decide cosa fare? Come passare dallo standard alla buona pratica: scelte di cura in situazioni di emergenza, con particolare attenzione alle decisioni nei contesti estremi . d. Il paziente, il cittadino e la comunità scientifica quali interlocutori ineludibili nella ricerca clinica: per una buona pratica informativa e di qualità della ricerca. … linguaggio, metodo I contesti di complessità cui si rivolge il percorso, ovvero scenari di cura e di ricerca caratterizzati da più saperi, più valori, più punti di vista e un’incertezza irriducibile della conoscenza, dovuta ai tempi, ai processi e alle esposizioni insite nelle pratiche di cura considerate, esigono e richiamano un metodo che ü si confronti con il valore della differenza nei processi di costruzione della conoscenza e delle scelte di cura, ü riconosca ed includa come interlocutori necessari tutti i soggetti in gioco, ü valorizzi il sapere dell’esperienza, ü consolidi i processi di rivedibilità della conoscenza, ü offra strumenti di argomentazione . Questo metodo è il metodo deliberativo ed è strumento/vettore di realizzazione di un approccio partecipativo, dove lo sviluppo e la qualità della conoscenza in gioco – conoscenza che si declina in molti modi (scientifica, assiologica, pratica) e che trasforma la cura in una pratica sicura e corretta, è possibile grazie all’inclusione di tutti i soggetti in gioco, al considerarli parte attiva nei processi di cura. La partecipazione consapevole ai processi di cura è possibile attraverso la comprensione degli stessi ed il saper dare ragioni, giustificare, e quindi offrire elementi per monitorare le scelte. Un approccio partecipativo così inteso è basilare alla configurazione di buone pratiche, scopo formativo ed esito atteso della proposta stessa. Così come un lavoro analitico e trasversale sul linguaggio che molto spesso crea cortocircuiti, per la mancata condivisione dei significati e dei modelli epistemologici, organizzativi e relazionali impliciti di cui è espressione, sarà determinate, e innovativo per la dimensione inclusiva che può rappresentare, sia in équipe che con i cittadini. destinatari I referenti della gestione del rischio, le direzioni aziendali e i responsabili delle aree coinvolte (qualità, gestione del rischio, ricerca, medicina legale) le associazioni dei pazienti e i comitati consultivi misti. Il numero massimo dei partecipanti previsti per ogni tappa è di 25 persone. Numero di partecipanti totali previsti: 100 persone. Si prevede di riservare un numero limitato di posti (5) a professionisti, referenti della gestione del rischio, che per i compiti, le responsabilità e le propensioni manifestate, partecipino a tutto il percorso nella sua interezza al fine di acquisire competenza in una prospettiva di formazione di formatori. architettura di ogni tappa ( 3 incontri) 1° incontro : fase deliberativa ( 4 ore) - analisi fattuale di una storia/percorso/procedura clinica - individuazione dei problemi etici in gioco - discussione della questione aperta e controversa preminente - costruzione dell’albero decisionale - deliberazione sui valori e sui corsi di azioni in gioco - verifica di coerenza dal punto di vista della sostenibilità, della fattibilità e della normativa 2° incontro: fase interattiva di approfondimento (4 ore) Approfondimento delle questioni etiche e di buona pratica controverse e dei corsi di azioni intermedi discussi ed articolati durante la fase deliberativa attraverso: - laboratori interattivi (drammatizzazione, sessioni di etica narrativa, lavori per piccoli gruppi) - approfondimenti etico-giuridici *** compiti di rielaborazione individuale tra il 2° e il 3° incontro 3° incontro: fase di modellizzazione di buona pratica (4 ore) Lavori per piccoli gruppi al fine di articolare requisiti e criteri per la modellizzazione della buona pratica risultata corretta alla luce della fase deliberativa ed interattiva. Curriculum vitae Sara Casati, docente Sara Casati, PhD in “Etica e deontologia medica”, MD in Bioetica Clinica, bioeticista, filosofa pratica e formatore professionale, esperta di modelli partecipativi e percorsi di empowerment in sanità e di didattica interattiva per adulti, dal 1998 al 2005 ha fatto ricerca e lavorato presso la Universidad Complutense di Madrid e l’Imperial College di Londra, insegna in Master e corsi di perfezionamento universitario presso numerose università e caratterizzato la sua attività attraverso un costante lavoro di ricerca e di formazione sul campo, in vari ospedali, laboratori di ricerca, Società Scientifiche, Associazioni di pazienti. Ha privilegiato nel tempo l’interazione con le Associazioni dei Malati Rari per il loro essere ineludibilmente in prima linea rispetto alle questioni chiavi di bioetica e buona pratica clinica e stabilito con UNIAMO FIRM una relazione continua di attività e consulenza in particolare per il consolidamento di un ruolo proattivo del paziente e di chi lo rappresenta, sia nella relazione di cura che nei consessi di policy della ricerca e della salute, e per sviluppare percorsi di shared-knowledge e shared-decision-making con tutti gli attori in gioco nella rete di cura. In particolare nell’ultimo anno di collaborazione con UNIAMO ha finalizzato il progetto Mercurio coordinando l’innovazione del sito www.malatirari.it in ottica partecipativa e trasformandolo in uno spazio 2.0 di in-formazione e conoscenza condivisa tra pazienti, caregiver e professionisti della salute, con il supporto delle Società Scientifiche coinvolte. Contemporaneamente sulla base dei bisogni formativi emersi nell’interazione con le associazioni federate, con UNIAMO ha strutturato il progetto formativo DETERMINAZIONE RARA come una rete di percorsi di empowerment nella ricerca e di laboratori tra pari con i professionisti della ricerca e della sua governance. Tiziana Rambelli

venerdì 16 dicembre 2011

Ultraottantenni… passate più tempo con i vostri nipoti


Nei miei ricordi d’infanzia, adolescenza e maturità il giorno dell’Immacolata è sempre stata una grande festa: era l’onomastico della zia Concettina, adorata sorella di papà scomparsa all’età di 83 anni. Donna straordinaria, con il nipote Nino al centro del cuore e del suo mondo, con mille acciacchi, ma poco incline a visite mediche e periodici controlli.

Ieri, 8 dicembre, il New England Journal of Medicine riporta la zia Concettina al centro dei miei pensieri, invitandoci a riflettere sull’opportunità di “allentare” la medicalizzazione degli ultraottantenni.

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mercoledì 11 giugno 2008

Milano Estate amica: iniziative per anziani soli in citta'

MILANO ESTATE AMICA. LE INIZIATIVE PER GLI ANZIANI SOLI IN CITTÀ
Moioli: "Siglato protocollo d'intesa con Asl"

Milano, 11 giugno 2008 – Anche se la bella stagione tarda ad arrivare e le previsioni meteorologiche non annunciano un'estate da solleone, il 3 giugno scorso ha preso il via il Piano Anticaldo del Comune di Milano.

"Siamo pronti ad offrire ai nostri anziani che rimangono in città un'altra estate serena, grazie a servizi di prossimità pensati su misura per far sentire in vacanza anche chi, per vari motivi, in vacanza non ci va". Lo ha detto questa mattina l'assessore alla Famiglia, Scuola e Politiche sociali Mariolina Moioli in un incontro con gli operatori che lavoreranno a stretto contatto con anziani e famiglie durante l'estate.

"Abbiamo climatizzato i 28 Centri Socio Ricreativi del Comune – ha spiegato l'assessore -, che offrono ai nostri anziani attività di intrattenimento e di svago. Grazie ai 28 Centri Multiservizi Anziani, inoltre, distribuiamo pasti a domicilio, forniamo servizi di accompagnamento per visite mediche o per il disbrigo di commissioni e sostegno a chi si sente solo; ma anche abbonamenti gratuiti in piscina, pomeriggi al cinema e una buona pizza".

Si tratta di servizi molto apprezzati dagli anziani milanesi. Basti pensare che, rispetto al 2006, sono state erogate circa 6300 prestazioni in più in tre mesi, tra abbonamenti gratuiti in piscina, consegna quotidiani, consulenza medica, igiene personale, parrucchiere, visite guidate ai musei e altro.

Nel periodo estivo diventa ancora più importante la collaborazione dei 152 custodi sociali che, avendo instaurato un rapporto di fiducia con le famiglie che vivono nei quartieri di edilizia residenziale pubblica, sono di grande aiuto per la rilevazione dei bisogni e la cura delle persone più fragili.
Ruolo altrettanto importante ricopre il team costituito dall'Amministrazione comunale e dall'Azienda Sanitaria Locale.

"Grazie ad un protocollo d'intesa sottoscritto da Comune e ASL – ha aggiunto l'assessore Moioli - saremo in grado di intervenire in tempo reale con azioni di supporto ai bisogni sociosanitari della cittadinanza, anche grazie alla costruzione dell'Anagrafe della Fragilità: un elenco di persone a rischio, soprattutto nei periodi più caldi dell'anno. Inoltre, da quest'anno l'Azienda Sanitaria Locale metterà a disposizione un medico presso la nostra centrale operativa".

Anche quest'anno l'Estate Amica si svilupperà in due periodi.

Dal 3 giugno al 23 luglio, in via De Amicis, 10 operatori risponderanno alle chiamate di emergenza legate sia alle ondate di calore che a improvvise situazioni di disagio della cittadinanza. Tutti i servizi territoriali sono attivi e allertati insieme ai 152 custodi sociali e ai 361 portieri degli stabili di edilizia popolare.

Dal 24 luglio al 31 agosto, la Centrale Operativa di via degli Angioli vedrà la collaborazione di 70 operatori sociali che, oltre che con l'ASL, collaboreranno con:

- associazione Medici Volontari, che offrono la disponibilità di un medico per consulenze e visite domiciliari;
- 2 cooperative sociali, per l'assistenza domiciliare, accompagnamenti e disbrigo commissioni;

- 11 associazioni di volontariato;

- 5 equipaggi comunali e 6 equipaggi di Milano Ristorazione per la consegna di pasti caldi a domicilio;

- TIM con i pony della solidarietà e il contributo alle associazioni;

- Milano Ristorazione per la confezione di pasti caldi a domicilio;

- Milano Sport, per l'ingresso gratuito nelle piscine milanesi.

Per entrambi i periodi, il numero verde di riferimento è l'800.777.888, operativo tutti i giorni, dalle 8 alle 20.

Inoltre, anche quest'anno, hanno rinnovato la loro adesione:
- ATM con l'offerta di Radiobus per il trasporto in luoghi climatizzati;
- e Farmacie di Milano per la consegna gratuita di farmaci urgenti;
- AGIS con spettacoli cinematografici pomeridiani;
- le associazioni di categoria, come parrucchieri, pizzaioli e gelatai per la distribuzione di alimenti;
- Unione Artigiani, APA Confartigianato e EPAM;
- i gestori dei parchi cittadini con visite guidate e percorsi salute;
- Centrale del latte;
- grandi distributori come SMA, Esselunga, Coop, Standa per buoni spesa gratuiti;
- le testate giornalistiche cittadine che metteranno a disposizione copie gratuite dei quotidiani da distribuire agli anziani.

Quest'anno gli operatori del Piano Anticaldo saranno riconoscibili da una pettorina personalizzata e le auto di servizio dallo stemma del Comune. Gli anziani potranno così fidarsi di chi lavora per la loro serenità.



QUALCHE NUMERO DELL'ESTATE AMICA 2007

A Milano vivono circa 394.000 over 60; i servizi del Piano Anticaldo si rivolgono nello specifico ai soggetti più fragili: si contano 216.000 cittadini dai 70 anni in su, di questi, circa 135.000 hanno già compiuto i 75 anni.

Lo scorso anno sono stati distribuiti BUONI SPESA GRATUITI per un totale di 8.615 euro.

Sempre nel 2007, sono stati 2.163 i cittadini che si sono messi in contatto con il servizio; 48224 le prestazioni erogate.

Molto apprezzata la distribuzione dei quotidiani (22735), mentre si è rivelata essenziale la consegna di pasti caldi a domicilio (20494).

Gradito anche il pomeriggio con cinema e pizza (909), l'accompagnamento per il disbrigo di commissioni (842) e il "sostegno relazionale" (700).


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