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lunedì 20 febbraio 2012

Le Cellule staminali

Le cellule staminali sono cellule biologiche che si trovano in tutti gli organismi pluricellulari, che si possono dividere e differenziarsi in quasi tutti i tipi di cellule specializzate e possono auto-rinnovarsi per produrre altre cellule staminali. Nei mammiferi ci sono due tipi principali di cellule staminali: le cellule staminali embrionali, che sono isolate dalla massa cellulare interna della blastocisti, e le cellule staminali adulte, che si trovano in vari tessuti. Negli organismi adulti, le cellule staminali e le cellule progenitrici agiscono come un sistema di riparazione per il corpo, reintegrando i tessuti adulti. Durante lo sviluppo dell'embrione, le cellule staminali possono differenziarsi in tutte le cellule specializzate (questi sono chiamate cellule pluripotenti), ma anche mantenere la normale rotazione di organi rigenerativi, come sangue, pelle o tessuti intestinali.

Ci sono tre fonti di cellule staminali autologhe adulte:
  1. il midollo osseo, che richiede l'estrazione per la raccolta, cioè, la perforazione dell'osso (tipicamente la cresta iliaca o di femore), 
  2. Il tessuto adiposo (cellule lipidiche), che richiede l'estrazione con la liposuzione
  3. Sangue, che richiede l'estrazione attraverso una feresi, in cui il sangue viene prelevato dal donatore con un processo simile a una donazione di sangue, e viene fatto passare attraverso una macchina che estrae le cellule staminali. Le cellule staminali possono essere anche prelevate dal sangue del cordone ombelicale. Di tutti i tipi di cellule staminali, la raccolta autologaè quella che comporta il minimo rischio.
Altamente plastiche, le cellule staminali adulte vengono utilizzati di routine nelle terapie mediche, ad esempio per il trapianto di midollo osseo. Le cellule staminali possono essere artificialmente coltivate e trasformate (differenziate) in tipi di cellule specializzate con caratteristiche coerenti con le cellule di vari tessuti quali i muscoli o nervi attraverso la coltura cellulare. Le cellule embrionali e le cellule staminali embrionali autologhe generate attraverso la clonazione terapeutica sono stae proposte come candidate promettenti per future terapie. La ricerca sulle cellule staminali è nata dai risultati di Ernest McCulloch e James A. Fino presso l'Università di Toronto in 1960.

mercoledì 19 gennaio 2011

Addio calvizie con le staminali

calvizie
Una riserva inesauribile di sorprese, queste staminali. L’ultima la scoperta è che possono aiutare a dire addio alla calvizie. Ma come è possibile?


Non vogliamo illudervi, ma a quanto pare per alcuni studiosi il problema è ormai risolto: tra qualche anno tutti i calvi potranno recuperare la loro chioma. Basterà sottoporsi ad un piccolo intervento che vedrà come protagoniste le cellule staminali dei loro bulbi!

Continua a leggere Addio calvizie con le staminali su BenessereVillage.it

mercoledì 21 febbraio 2007

Staminali, primo dente in provetta incisivo impiantato su un topo

Annuncio su "Nature Methods" del dottor Takashi Tsuji della Tokyo University. E' risultato uguale a quello precedentemente estratto al roditore


 Staminali, primo dente in provetta incisivo impiantato su un topo TOKYO - Importante passo avanti nello studio sull'uso delle cellule staminali. Un dente 'nuovo' di topo, un incisivo, è stato ottenuto da queste 'cellule primitive non specializzate'. Poi è stato impiantato nella bocca di un roditore ed è risultato perfettamente uguale a quelli normalmente cresciuti nell'animale.

Lo ha annunciato sulla rivista "Nature Methods", il dottor Takashi Tsuji dell'Università di Tokyo, il quale, con lo stesso metodo, ha anche riprodotto, a partire dalle stesse staminali, un follicolo che poi ha dato vita ad un baffo del topo, dimostrando che il metodo è virtualmente applicabile alla bioingegneria di molti altri organi.

Il dente è stato realizzato in provetta con un procedimento di coltura in tre dimensioni, a partire da due soli tipi di cellule staminali, una cellula mesenchimale e una epiteliale, prese dalla gemma dentale di un dente incisivo in embrioni di topolino. Prima, i due tipi cellulari sono stati separatamente coltivati in laboratorio moltiplicandone il numero, poi gli scienziati nipponici hanno unito insieme i due gruppi di cellule con una goccia della 'colla' naturale del nostro corpo, il collagene.

Insieme, le cellule hanno formato con un'efficienza praticamente del 100% un dente che poi, ancora in fase di crescita, è stato trapiantato nella bocca di un topolino al posto di un suo dente precedentemente estratto. Il dente bio-ingegnerizzato in provetta ha correttamente terminato il suo sviluppo nella bocca del topolino e, una volta cresciuto, si è mostrato in tutto identico a quelli naturalmente nati.

"Il nostro metodo è facilmente riproducibile e con un'efficienza del 100 per cento che non trova paragoni con altre procedure di bioingegneria - ha sostenuto Tsuji - La manipolazione di singole cellule è indispensabile per arrivare in un prossimo futuro alla realizzazione di organi di ricambio per la medicina rigenerativa". Ma ci sono ancora degli ostacoli che ci separano dall'applicabilità di questa tecnica di bioingegneria all'uomo, ha ammesso lo scienziato giapponese.

Infatti, "la gemma dentale si forma nell'embrione e, solo per alcuni denti, nel bambino. Perciò - ha spiegato il ricercatore - il nostro sistema per ora non è praticabile nella medicina rigenerativa dei denti. Per renderlo concretamente applicabile, ossia senza far ricorso a cellule embrionali, - ha sottolineato Tsuji - prima di tutto dovremo capire se le cellule mesenchimali ed epiteliali presenti nell'individuo adulto, per esempio staminali adulte pluripotenti come quelle della pelle o di altri tessuti, sono utilizzabili e altrettanto capaci di formare un dente in provetta".

Di recente, ha inoltre rivelato Tsuji, "noi ed altri ricercatori abbiamo riportato l'esistenza di linee cellulari epiteliali orali nel topo adulto, capaci di differenziarsi nella componente epiteliale del dente, formando gli ameloblasti, ovvero lo strato di cellule produttrici di smalto nel processo di formazione del dente". Questi risultati, ha concluso lo scienziato giapponese, "suggeriscono che anche nell'individuo umano adulto esistono cellule per l'applicazione di questa tecnica all'uomo e al momento stiamo cercando di identificarle".


Origine: Repubblica

domenica 18 febbraio 2007

Staminali, le donne britanniche saranno pagate per donare gli ovuli

Si attende il via libera dell'Authority governativa per l'embriologia
"Il potenziale vantaggio scientifico supera qualsiasi probabile obiezione"



LONDRA - Le donne britanniche, in un prossimo futuro, potrebbero essere pagate per donare i loro ovuli da destinare alla ricerca scientifica. Lo anticipa il quotidiano The Guardian, secondo il quale ciò potrebbe accadere se, mercoledì 21 febbraio, l'HFEA (Human Fertility and Embriology Authority), l'Autorità governativa per la fertilità umana e l'embriologia, varerà - come tutto sembra indicare - un piano in tal senso. Le donne che accetteranno di sottoporsi alla tecnica invasiva di prelievo di ovuli saranno ricompensate con 250 sterline, oltre alle spese di viaggio. Dovranno dimostrare di agire per "scopi altruistici" anche se - si legge - si temono possibili speculazioni.

Il Comitato etico dell'HFEA ha già dato il suo parere positivo, dopo aver analizzato un documento di 64 pagine. "Il potenziale vantaggio scientifico supera di gran lunga qualsiasi probabile obiezione", ha detto una fonte coinvolta nella decisione. La donazione a scopi scientifici potrebbe alimentare la ricerca sulle staminali e le loro applicazioni nella cura di cardiopatie, infertilità, diabete, morbo di Alzheimer e di Parkinson.

Come osserva The Guardian, si tratterà di una decisione destinata a creare polemiche in un settore molto delicato. Attualmente le cliniche del Regno Unito non possono accettare ovuli per la ricerca scientifica, a meno che non siano quelli rimasti inutilizzati in trattamenti contro la sterilità e nella fecondazione in vitro. Ciò ha creato una cronica mancanza di ovuli umani, indispensabili ai ricercatori.

Tuttavia, alcuni ricercatori dell'Università di Padova rilevano che le donne donatrici potrebbero essere esposte ad alcuni rischi, dovuti alla somministrazione dei farmaci che alimentano la produzione di ovuli, e che secondo gli scienziati provocherebbero conseguenze gravi, fra cui la paralisi.


Origine: Repubblica

venerdì 12 gennaio 2007

Usa, la Camera sfida Bush: Sì alla ricerca sulle staminali

Approvata una legge che amplia i fondi per le cellule embrionali, ma il presidente è pronto ad opporre il suo diritto di veto


Usa, la Camera sfida Bush
Sì alla ricerca sulle staminali" width="200">

Il presidente della Camera dei rappresentanti, Nancy Pelosi

WASHINGTON - In un primo gesto di sfida al presidente Bush, la Camera dei Rappresentanti, ora a maggioranza democratica, ha approvato una legge per ampliare i fondi alla ricerca sulle cellule staminali embrionali.

La proposta è stata varata con 253 voti favorevoli e 174 contrari. Il voto, però, non ha consentito ai sostenitori dell'ampliamento delle ricerche di ottenere la maggioranza di due terzi necessaria per opporsi al veto presidenziale alla misura, che Bush è pronto a usare.

Il presidente americano ha già utilizzato il diritto di veto la prima volta e unica volta durante la sua presidenza lo scorso luglio, per bocciare una proposta di legge identica. Ora la Casa Bianca ha ribadito con un documento la linea dell'amministrazione: pronti al veto sull'embrione e accelerazione invece sulle ricerche che riguardano le staminali adulte, o quelle appena scoperte nel liquido amniotico.

La legge sulle cellule staminali è stata tra le prime inserite dai democratici nella agenda del nuovo Congresso dopo che il partito democratico è riuscito a conquistare il controllo della Camera e del Senato grazie alle elezioni di metà mandato del novembre scorso. Ma la Casa Bianca ha ribadito che i contribuenti non devono pagare per ricerche scientifiche che implichino la distruzione di embrioni umani.

La misura è stata approvata al termine di un dibattito infuocato in cui i sostenitori della legge hanno citato questo tipo di ricerche come la speranza più promettente per una cura per malattie come l'Alzheimer o il Parkinson. I detrattori, da parte loro, l'hanno definita non etica ed immorale perché comporta la distruzione degli embrioni.

Il presidente Bush impose restrizioni a questo tipo di ricerche nell'agosto 2001. Ora la legge passerà al Senato, dove i sostenitori si aspettano che ottenga una maggioranza di due terzi, in grado di rovesciare il veto del presidente.

Origine: www.repubblica.it

martedì 9 gennaio 2007

Biocell Center e Toma Advanced Biomedical Assays: Cellule staminali da liquido amniotico anche in Lombardia


In questi giorni la stampa nazionale ha riportato la notizia che il liquido amniotico, che circonda il feto durante la gravidanza, contiene cellule staminali e che queste in un prossimo futuro potranno essere utilizzate per riparare tessuti ed organi che nel corso della vita fossero danneggiati da incidenti o malattie. Il vantaggio di questa nuova frontiera terapeutica è principalmente quello di poter disporre di cellule staminali fetali senza interferire con il normale sviluppo del nascituro. Tutti sanno che le cellule del liquido amniotico, prelevate con l'amniocentesi, vengono comunemente usate per l'analisi dei cromosomi e di malattie genetiche del feto. Una volta eseguita l'analisi le cellule in eccedenza vengono scartate.

In Lombardia la ricerca delle cellule staminali del liquido amniotico è già una realtà. Sotto la guida del Prof. Giuseppe Simoni, già Professore Associato di Genetica Medica dell'Università di Milano ed attualmente Direttore Scientifico di Biocell Center (una realtà nata nel 2006 proprio allo scopo di sviluppare la ricerca sulle cellule staminali) si stanno selezionando e moltiplicando con successo le cellule staminali del liquido amniotico non utilizzate per l'analisi genetica. Si possono isolare cellule di tipo mesenchimale capaci di differenziarsi nella pelle, nei muscoli, nelle ossa e negli organi e possono anche essere isolate cellule nervose utili per la cura delle malattie del sistema nervoso.

Queste ricerche vengono svolte in collaborazione con il laboratorio Toma di Busto Arsizio, il principale laboratorio a livello nazionale ed uno dei primi in Europa nel campo della diagnosi fetale delle malattie genetiche, presso il quale vengono effettuate ogni anno più di 13 mila analisi cromosomiche prenatali. Anche con l'utilizzo dei risultati di queste ricerche, inoltre il Dott. Giovanni Porta, genetista medico dell'Università dell'Insubria, in stretta collaborazione con il laboratorio di Terapia Cellulare e Genica degli Spedali Civili di Brescia, coordinato dalla Dott.ssa Arnalda Lanfranchi e dal Dott. Fulvio Porta, hanno ottenuto il differenziamento in vitro degli amniociti in tessuto osseo.

In linguaggio non scientifico questo vuol dire che già oggi i ricercatori sono riusciti ad ottenere un pezzo di osso partendo dal liquido amniotico del feto. I risultati di questa ricerca sono stati presentati al Congresso Nazionale della SIGU (Società Italiana di Genetica Umana) nel mese di novembre del 2006 ( alleghiamo un estratto). Queste premesse ci inducono a ritenere che le cellule del liquido amniotico possano essere in un futuro non lontano la sorgente più disponibile di cellule staminali e, con particolare soddisfazione, possiamo constatare che la nostra provincia ha sviluppato le esperienze più avanzate in campo nazionale.

per maggiori informazioni:

gsimoni@tomalab.com
info@biocellcenter.it

Scoperta Usa apre una nuova frontiera: cellule staminali nel liquido amniotico

Gli autori sono alcuni scienziati di Harvard e dell'università di Wake Forest.

E ora il dibattito etico sulle ricerche sugli embrioni potrebbe essere superato


 Cellule staminali nel liquido amniotico Scoperta Usa apre una nuova frontiera(Masterworld.org/news) NEW YORK - Nel liquido amniotico si possono reperire cellule staminali capaci di differenziarsi, proprio come quelle embrionali, in cellule di tessuti, muscoli, nervi e ossa. La scoperta si deve a scienziati dell'università di Harvard e dell'Istituto di medicina dell'università di Wake Forest, nel North Carolina, e rappresenta una grande speranza per la medicina.

Sull'uso delle cellule staminali embrionali si è aperto in diversi paesi un confronto etico molto aspro, e alcuni governi hanno vietato o posto rigide limitazioni a questo genere di ricerche. Ma se cellule altrettanto preziose saranno davvero reperibili nel liquido amniotico e nella placenta, la battaglia potrebbe presto finire.

"La nostra speranza è che queste cellule rappresentino una valida risorsa per la riparazione dei tessuti e anche per la creazione di nuovi organi", ha spiegato Anthony Atala, direttore dell'istituto di medicina rigenerativa alla Wake Forest University. Lo studio che ha condotto è stato pubblicato dalla rivista Nature Biotechnology.

Lo studio settennale è iniziato prelevando liquido amniotico a donne incinte. I medici già sapevano che il liquido in cui cresce il feto contiene una grande quantità di cellule immature, ma non era chiaro se vi fossero anche staminali vere e proprie, vale a dire cellule indifferenziate capaci come le staminali embrionali di differenziarsi in cellule di diversi organi.

Gli scienziati hanno appurato che circa l'1 per cento delle cellule immature del liquido amniotico è rappresentato da vere staminali. Nel giro di qualche anno queste cellule sono state fatte crescere e sono diventate muscoli, nervi, grasso e cellule di fegato.

I primi test fatti sulle cavie hanno dato buon esito. Cellule del sistema nervoso trapiantate in topolini lobotomizzati sono cresciute e hanno riparato l'area del cervello danneggiata. "Abbiamo assistito a un parziale ripristino della funzionalità", ha detto Atala nel corso di una teleconferenza con la stampa. E' stato anche appurato che le cellule neurali così ottenute riescono a produrre neurotrasmettitori, mentre quelle del fegato possono secernere urea.

Ma gli scienziati non si lasciano trasportare dall'entusiasmo. Sanno che serviranno anni prima di poter ripetere gli esperimenti sugli esseri umani. Ma grazie alla facile reperibilità delle cellule, le ricerche potranno procedere a passo spedito.

Con quattro milioni di parti l'anno solo negli Stati Uniti, ha spiegato Atala, sarà facile raccogliere abbastanza campioni di cellule fetali da accumulare una banca dati che soddisfi le necessità di trapianto dell'intera popolazione. "Se si arrivasse a una banca di centomila campioni, il 99 per cento della popolazione americana potrebbe trovarne uno geneticamente compatibile per un eventuale trapianto", ha assicurato lo scienziato.

Ma intanto, una grossa fetta della comunità scientifica si congratula per la scoperta. Tra questi Carlo Alberto Redi, direttore del Laboratorio di biologia dello sviluppo dell'università di Pavia e direttore scientifico del Policlinco San Matteo di Pavia. Il risultato pubblicato oggi, ha osservato l'esperto, è il frutto di una sperimentazione molto lunga e che si basa su dati molto consistenti. "E' una ricerca che testimonia come la biologia cellulare stia mantenendo tutte le promesse, compiendo passi in avanti ogni giorno", ha aggiunto. Poter prelevare cellule staminali embrionali nel liquido amniotico significa avere a disposizione una quantità di cellule tale da coprire tutti i tipi immunologici.

E il risultato pubblicato oggi, ha proseguito, "è anche un esempio di come la comunità scientifica si stia organizzando per superare lo scoglio della ricerca sugli embrioni". Un risultato, ha concluso Redi, che induce a "guardare con ottimismo ai prossimi anni" e a ricordare che la biologia delle cellule staminali è uscita dai laboratori appena dieci anni fa: "E' un aspetto che i decisori politici dovrebbero considerare, assegnando finanziamenti adeguati".


Origine: Repubblica

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