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lunedì 10 dicembre 2018

Ennesima donna uccisa (da italiani). Tragedie della follia umana o dramma sociale?

Ennesima donna ammazzata da italiani: strage senza fine, ma mi raccomando: il pericolo viene dagli stranieri... 

La strage a Paternò. I bambini avevano 6 e 4 anni, la donna 35. Secondo i carabinieri, il movente è la gelosia o le difficoltà economiche. I corpi scoperti dal papà di lei. Il cugino: "Era un ragazzo d'oro". La suocera urla: "Maledetto". Nella casa trovati farmaci antidrepressivi

Il Ministro dell'Interno Matteo Salvini non spreca parole per questa famiglia distrutta da un nostro connazionale e la notizia sparirà in breve dall'attenzione dell'opinione pubblica italiana.

Del resto anche La Repubblica, nel dare oggi la triste news di questa strage famigliare compiutasi a Catania la titola così: "Catania: uccide la moglie e i due figli piccoli, poi si spara".

E così, mentre ogni allarme sociale viene indirizzato verso gli stranieri in Italia, ai quali viene attribuita ogni nefandezza criminale, purtroppo non ci troviamo a commentare un caso singolo parlando degli omicidi consumatisi all'interno delle famiglie o al termine di relazioni sentimentali.

La questione non è da inquadrare come il semplici insieme di episodi scatenati da disturbi psichici, gravi forme depressive, instabilità mentali patologiche. 
Quando il fenomeno si ripete e continua ineluttabilmente ripetersi il dramma non è più singolo ma diventa collettivo perché riguarda tutto il contesto sociale in cui il fenomeno si manifesta. 

Per questo ritengo che il problema sia da analizzare secondo categorie sociologiche.
Bollare il fatto come una "tragedia della follia" è per noi rassicurante. 
Se l'azione è stata commessa da un matto, una persona gravemente malata mentalmente, allora il fatto si riesce in qualche modo a comprendere perché si spiega da sé: è stata solo la singola azione di un folle.  

Ma è corretto ridurre il dramma ad un elenco di singoli episodi isolati che non avrebbero alcun collegamento tra di loro?
Ci rendiamo conto di quanti sono stati, solo quest'anno, i singoli uomini, padri di famiglia, vicini di casa esemplari, persone fino al giorno prima per bene, che ad un certo punto sono "impazziti"?

Ovvio che sia andato fuori di testa un uomo che uccide la donna che ha amato e da cui non riesce a separarsi, salvo per poi separarsene per sempre uccidendola. 
Ovvio che ha perso ogni lume della ragione un uomo che arriva a desiderare la morte per i propri figli, l'azione umana che va più contro qualsiasi istinto naturale
Ovvio che l'assassino abbia avuto drammatici disturbi psicologici. 
Per questo ho pietà pure di lui. Non perché alla fine sia morto pure lui.
Ma perché pure lui è rimasto vittima di una "follia sociale" che continua a replicarsi.
Ribadisco ancora: poiché queste tragedie si ripetono e ripetono, qualcosa di morbosamente malato ci deve essere nella nostra Società, nella nostra Cultura. 
E in qualche modo ne siamo tutti responsabili perché tutti contribuiamo: vivendo, relazionandoci con i nostri cari, crescendo ed educando i nostri figli e nipoti.

Quasi tutte queste persone che hanno commesso questo tipo di omicidi, prima di compierle erano ritenute sane di mente
Pensate pure all'ulteriore dramma di parenti e amici di queste famiglie sterminate, che magari sapevano che c'era una crisi coniugale, tensioni, depressione... ma mai e poi mai si sarebbero immaginati un epilogo del genere. E se ne faranno per sempre una colpa esistenziale.

Provo solo ad immedesimarmi e poi con terrore mi chiedo: io sarei capace di capire e quindi evitare qualcosa del genere se capitasse a qualcuno che conosco o, peggio ancora, a qualcuno che mi è caro?
Ecco... io spero e credo di sì. Ma il mio stato d'animo resta dolente e angosciato.

In Italia, mentre gli episodi di criminalità sono in trend calante - nonostante quanto urli la propaganda di Salvini - non diminuiscono le donne uccise nell'ambito di tragedie familiari. 
Ad oggi si contano quasi un centinaio di donne uccise dall'inizio del 2018.
Solo quest'anno quasi ogni tre giorni una moglie o compagna è stata assassinata dal proprio marito o partner e spesso la tragedia si è conclusa pure con la morte dei loro figli.
Questo sì è pazzesco!

A me il termine femminicidio per definire queste uccisioni non piace particolarmente perché mi sembra di porre la questione solo in termini di genere, come un semplice: "uomini che odiano le donne"
Forse, invece, dovremmo interrogarci sulle sorti del declino della famiglia tradizionale allargata che probabilmente un tempo faceva da rete protettiva contro i drammi della moderne famiglie ridotte a nuclei isolati.
E in effetti la cronaca ci riporta anche la triste realtà degli episodi di donne che uccidono i propri figli e poi si tolgono la vita.
Ma è innegabile che  -ahimè - quasi sempre è il genere maschile a scatenare la violenza famigliare.
Di sicuro, gli interrogativi restano tantissimi, ma certezze, spiegazioni e risposte semplici non ce ne sono.

E allora mi fanno rabbia quei politici che gettano continuamente lo sguardo alla caccia allo straniero. 
Sempre presenti come sciacalli a commentare i crimini commessi dagli stranieri, quasi come se li commettessero proprio per il loro "essere stranieri".
Le vittime assumono importanza mediatica solo a causa della nazionalità dei loro aguzzini.
Così tutti ci ricordiamo della povera Pamela uccisa dai nigeriani, ma non della povera Jessica, uccisa una settimana dopo, con oltre ottanta coltellate da un italiano. 
Due ragazze accomunate in tutto, non solo dalle morti violente ma anche dalle tristi esistenze parallele fatte di marginalità, ma non nella memoria collettiva.

A questo ci ha portato la campagna di odio razziale con la quale Salvini sta conquistando sempre più i favori dell'elettorato italiano.
Un'altra cosa che mi lascia sgomento.

Una donna uccisa quasi ogni tre giorni.
Questa è "l'emergenza". Ma l’attenzione è tutta dirottata sugli stranieri, "neri, brutti e cattivi".
Non me ne do pace. 
 
Andrea Pietrarota

lunedì 11 dicembre 2017

FederFauna: animalisti maestri di fake news, ma molti non se ne rendono conto

Da anni il mondo animalista diffonde notizie ingannevoli o distorte, quando non palesemente false, per condizionare i media, la politica, l'opinione pubblica ed ottenere visibilita', leggi a proprio favore e contro le categorie avversate, potere e finanziamenti. Lo fa in modo strategico e sistematico e FederFauna ha sempre denunciato tale fenomeno, ma in molti non se ne accorgono.

Cosa si nasconda dietro alla tanto propagandata etica degli animalisti, lo confermano anche fatti recentissimi: la condanna di un'addetta stampa della LAV, Lega Anti Vivisezione, per il reato di diffamazione a mezzo stampa, la condanna per truffa di Susanna Chiesa, presidente di Freccia 45 (altra associazione animalista), il rinvio a giudizio, sempre per diffamazione a mezzo stampa, di Edoardo Stoppa e Antonio Ricci (rispettivamente l'inviato "fratello degli animali" di Striscialanotizia e l'ideatore e responsabile del programma). Per Stoppa la Procura avrebbe aggiunto, alla diffamazione, anche la violazione di domicilio.

Queste notizie, vere, a giudicare dalle fonti, hanno pero' avuto meno diffusione ed impatto di tante altre, false, che la lobby animalista ha prodotto negli anni. Si e' parlato un po' di piu' di Susanna Chiesa perche' della sua truffa è stato vittima il cantante Fedez, ma molto poco della LAV.

Eppure non e' che il fatto in questione non abbia avuto conseguenze gravi: il Presidente dell'ANMVI, Marco Melosi, subi' attacchi sui social network , nonche' molestie e minacce perpetrate da sconosciuti nei suoi confronti e di tutta la sua famiglia, solo perche' "accusato" dalla LAV di essere coinvolto nella difesa dell'allevamento Green Hill, quando non era vero. Di fatto, non ci sarebbe stato nulla di male se il professionista, per incarico o per propria legittima opinione, avesse preso le difese dell'impresa "accusata di vivisezione" (pratica peraltro vietata in Italia da decenni), ma non lo aveva fatto, e la notizia falsa, diffusa in un ambiente "empatico e sensibile" (?!?!) come quello animalista, porto' alle citate conseguenze che condizionarono pesantemente la sua vita e quella dei suoi cari.

Tra l'altro, quelle conseguenze erano pienamente prevedibili, percio' e' lecito pensare che la LAV, oltre a voler ottenere la chiusura di Green Hill, abbia usato una tale strategia perche' voleva ottenere qualcosa anche dall'ANMVI.

E puo' darsi pure che ci sia riuscita, visto che oggi migliaia di lavoratori del circo tradizionale rischiano di perdere i propri animali e milioni di appassionati la loro attrazione preferita, principalmente a causa di uno studio definito "scientifico", ma in realta' fake, di matrice chiaramente animalista (condotto da S. Harris, pagato da associazioni animaliste), ma condiviso anche dalla FVE.

Quindi non sono solo le fake news su Donald Tump, sulla Brexit, sui referendum, su Renzi o Berlusconi, che rappresentano una minaccia alle nostre democrazie, alla nostra liberta'... Lo sono anche tante altre. Anzi, altre forse sono ancor piu' pericolose proprio perche' vengono sottovalutate.

E che vengano sottovalutate non c'e' dubbio. Si pensi solo alla diffusione delle statistiche ridicole degli animalisti, come quelle di Enpa, Lav, Lipu e Lndc sugli incendi estivi, quelle sulle cosiddette "vittime della caccia", sui "combattimenti tra cani", su altri reati a danno degli animali. 

Gia' anni fa FederFauna pubblico' il resoconto: "Quando gli animalisti danno i numeri (ma i conti non tornano)", ma purtroppo nel tempo e' cambiato poco.

Il blog "Butac - bufale un tanto al chilo", uno dei piu' attivi nella lotta contro bufale, disinformazione e frodi online, ma anche altri siti di debunking, ne hanno smontate a decine di notizie provenienti dal mondo animalista. Ci sono anche gli Husky violentati, i musulmani "contro le gite", la Oxford University contro Peppa Pig, eppure le "animal rights fake news" continuano a trovare riscontro.

Non e' ben chiaro se media grandi e piccoli le diffondano involontariamente per mancata verifica della fonte, ritenuta attendibile anche quando non lo e', o per mancanza di tempo, oppure se lo facciano sapendo benissimo che sono false, per fini politici o di marketing, ma purtroppo questo avviene.

Una notizia che fa leva su emozioni e sensazioni o si appella a convinzioni personali, e le notizie sugli animali hanno piu' o meno tutte questa caratteristica, viene percepita e accettata dal pubblico come vera, senza nessuna analisi della sua effettiva veridicita' o logicita', senza riflessioni sulle possibili conseguenze, finendo per influenzare l'opinione pubblica spesso con conseguenze gravi. L'odio dentro e fuori dalla rete ne e' un esempio.

FederFauna
Confederazione Sindacale degli Allevatori, Commercianti e Detentori di Animali



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