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martedì 31 marzo 2009

Crisi economica e Web Marketing: il parere di un esperto

Web Marketing, Seo e Posizionamento: come prepararsi ai cambiamenti e alle recenti sfide della crisi economica.


Con la crisi economica che cosa succedera' al settore del web marketing? Che ripercussioni si avranno in Europa e in America sul mercato dei servizi web?

Secondo Enrico Madrigrano, uno dei maggiori esperti italiani di web marketing e posizionamento, "Per capirlo bisogna andare alla radice del problema". 

Ovvero cercare di capire come si sviluppera' la famosa legge della domanda / offerta in questo mercato.

"Dal punto di vista delle domanda" sostiene Enrico Madrigrano "le aziende che sopravvivranno alla crisi dovranno inevitabilmente ridurre i costi promozionali per sopravvivere. Cio' significa che, i primi investimenti pubblicitari ad essere tagliati saranno quelli con un ritorno negativo o, per certi versi, "incerto". 

In questa fascia rientrano ovviamente gli investimenti nella pubblicita' Tv, stampa e radio che, da sempre, hanno dato risultati "incerti" e poco misurabili. Il budget pubblicitario sara' quindi convogliato principalmente su quegli strumenti promozionali e di direct marketing dove i risultati sono certi e e misurabili e dove i benefici della targhettizzazione si faranno sentire maggiormente.- In poche parole il "web marketing". 

Ma questo passaggio accadra' soltanto ad una condizione: che le aziende e gli imprenditori, diventino "consapevoli" di tutto cio', ovvero che siano totalmente coinvolti in prima line a, nelle strategie di web marketing aziendali e che ne possano percepire ed apprezzare fin da subito le potenzialita'."

"Dall'altra parte quindi, le web agency e i consulenti di Web Marketing e Seo che rappresentano l'offerta, avranno la responsabilita' di educare i propri clienti puntando direttamente su quello che le aziende cercano, ovvero la riduzione dei costi e il ritorno sugli investimenti."

In quest'ottica pero' si sviluppera' un fenomeno a cui le web agency e i consulenti dovranno fare molta attenzione. "Si creera' infatti una spaccatura, una specie di forbice tra la l'offerta di servizi di web marketing professionali (che garantiscono buoni risultati e rendimenti) e la domanda di servizi a costo ridotto, da parte delle sempre piu' numerose aziende a caccia dello sconto e del prezzo piu' basso."

"In quest'ottica", continua Enrico Madrigrano "le web agency che vorranno sopravvivere, non dovranno cadere nella trappola. Il segreto sara' quello di andare contro-corrente. Ovvero le web agency, piuttosto che seguire la grossa fetta di mercato che cerchera' servizi di web marketing a costi sempre piu' bassi, dovranno fare l'opposto, ovvero "selezionare" i clienti esistenti, puntando su quelli che privilegiano la qualita' e i risultati rispetto al prezzo. 

Invece di buttarsi nella mischia e di lottare nella selvaggia competizione dei prezzi per accaparrarsi nuovi clienti, le web agency dovranno fare l'opposto, ovvero difendere il proprio territorio, coltivando e nutrendo i propri clienti acquisiti, puntando sui numeri e i risultati concreti.

In questo modo le web agency potranno crearsi uno scudo all'interno di uno scenario di deflazione sempre piu' spietato. Le web agency vincenti sapranno consolidare le loro esperienze, rafforzandosi nella nicchia in cui gia' operano, piuttosto che cercare nuovi mercati o, peggio ancora, proporsi come "tuttologi" pur di portare a casa nuovi clienti".

Secondo Enrico Madrigrano questo scenario anomalo si sviluppera' in modo molto rapido e in concomitanza con altri importanti cambiamenti sociali e culturali che coinvolgeranno non solo le aziende, ma anche (e soprattutto), i consumatori. Tutta questa "accelerazione" nella consapevolezza e nel processo di domanda/offerta del mercato portera' verso quello che lui definisce il nuovo Web Marketing 3.0.

Di questi e di altri argomenti collegati ai cambiamenti e al futuro del web marketing ne parlera' di persona Enrico Madrigrano durante il prossimo corso internazionale "Seo Web Marketing Experience" di Roma, Milano e Londra (per maggiori informazioni: http://www.madri.com/swm-experience/ )


Pubblicazione comunicati stampa via internet
Maleva srl
www.maleva.it/marketing/
fabrizio.pivari (at) maleva.it

lunedì 26 gennaio 2009

BOOM DELLA CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI NEL SETTORE METALMECCANICO.

LA CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI NEL 2008 E' STATA DEL 1000% IN PIU' RISPETTO AL 2007.


a cura della redazione di www.notiziesindacali.com


Boom della cassa integrazione tra i metalmeccanici. Lo riferisce il segretario generale della FIOM CGIL, Gianni Rinaldini, affermando che nel settore si registra un più 1.000 %o nel 2008 rispetto all'anno precedente. Nel corso di una conferenza stampa tenuta insieme alla Funzione pubblica, in cui le due sigle hanno confermato lo sciopero generale del 13 febbraio, Rinaldini ha detto anche che alla Fiat 5.000 precari sono stati lasciati a casa. Con la cassa integrazione, ha aggiunto successivamente il dirigente sindacale, i lavoratori "in realtà percepiscono tra il 50 e il 60 per cento della retribuzione".

Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline"www.notiziesindacali.com"

venerdì 23 gennaio 2009

ANCI a Berlusconi: urgente incontro per ICI e patto di stabilità

CRISI: DOMENICI (ANCI) SCRIVE A BERLUSCONI, NECESSARIO INCONTRO URGENTE SU PATTO DI STABILITA' E ICI


Roma, 23 gennaio 2009. Il Presidente della Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI) Leonardo Domenici ha inviato stamane al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi la lettera, preannunciata ieri al termine della riunione dell'Ufficio di presidenza della Associazione, di richiesta di un incontro urgente ''per trovare soluzioni che consentano ai Comuni di poter giungere alla scadenza del federalismo fiscale con bilanci solidi e stabili''.

Domenici auspica un incontro allargato ai Ministri interessati, ma alla presenza del capo dell'esecutivo, con l'obiettivo di consentire ai Comuni "di continuare a svolgere la funzione storica di cui sono titolari".

''I Comuni Italiani - scrive infatti Domenici - sono una risorsa del nostro Paese, il 60% degli investimenti pubblici sono frutto di interventi in infrastrutture e lavori pubblici realizzati dai Comuni''.

Tuttavia ''le regole del patto di stabilita' interno – denuncia Domenici - stanno erodendo questa positivita' e le cifre diramate dall'ISTAT lo dimostrano: stiamo perdendo ogni anno oltre 1 miliardo di euro di spesa in conto capitale, il che vuol dire – continua - meno ricchezza prodotta, meno posti di lavoro, meno fatturato per le imprese e soprattutto meno qualita' di vita nelle nostre citta'''.

Per l'ANCI, prosegue Domenici, il federalismo fiscale e' una speranza, ma ''i Comuni rischiano di giungere a questo appuntamento in condizioni di bilancio fortemente compromesse. Il fondo per il ristoro del mancato gettito ICI sulla prima casa non e' sufficiente ed e' urgente verificare come e quando procedere alla compensazione che il Governo ha sempre sostenuto in tutte le sedi istituzionali e politiche di voler operare in modo assoluto''.

Nel ricordare che lo scorso 11 dicembre la Camera dei Deputati ha approvato un ordine del giorno che impegna il Governo a riconoscere ai Comuni ulteriori 440 milioni di euro entro il 28 febbraio 2009, Domenici conclude sottolineando che nelle attuali condizioni ''oltre l'80% dei Comuni non sara' in grado di rispettare le regole del patto di stabilita', con effetti negativi per le comunita' amministrate e per i saldi di finanza pubblica''.



SIAMO IN RECESSIONE ECONOMICA E TREMONTI DICE "NON DRAMMATIZZARE"

SIAMO IN RECESSIONE ECONOMICA, IN PIENA CRISI DI SVILUPPO E TREMONTI NON DRAMMATIZZA!
di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco

E' crisi, ce ne siamo accorti tutti, ma secondo Tremonti e Berlusconi non dobbiamo drammatizzare, il nostro Paese ha meno problemi degli altri Stati europei: "Anche se il P.I.L. diminuisse del 2% , l'Italia tornerebbe allo sviluppo del 2006, e non mi sembra un dramma!"
Questo è stato il commento, all'unisono, del Governo, commentando i dati di previsione della Commissione Europea sull'andamento della economia italiana per il prossimo biennio. L'ironia con la quale Tremonti ha fatto questa affermazione, non è stata colta da molti, ma c'era, unita ad una sottile soddisfazione personale, perché fu proprio nel 2006 che il fallimento della sua politica economica, fu alla base della vittoria della coalizione guidata da Romano Prodi. Tornare al 2006, per il nostro Paese sarebbe un dramma serio, pieno di conseguenze così gravi da ipotecare il nostro futuro per oltre un quinquennio.

Innanzi tutto perdere il 2% del Prodotto interno lordo, nel pieno di una grave recessione economica significa perdere mercato per tutte le nostre produzioni, significa consolidare la perdita di quasi un milione di posti di lavoro dipendente, insieme alla crisi di decine di migliaia di piccole imprese familiari ed artigiane, che rappresentano il cuore e la forza del nostro sistema produttivo.

Ma, il dato più grave della previsione della Commissione sull'Italia è la crescita del debito pubblico che ritornerebbe ai livelli del 2006, ovvero superiore del 110% della ricchezza che il paese produce. L'Italia ha il debito pubblico più alto di Europa ed è questo grave problema il vero e proprio freno allo sviluppo.
Per recuperare il debito pubblico, lo Stato non può investire in servizi ed innovazione, in ricerca scientifica e sostegno alle categorie svantaggiate, non può sostenere i giovani nella ricerca del lavoro e nella creazione di nuove imprese. Siamo in una situazione talmente grave, che gli 8 miliardi di Euro che saranno resi disponibili per aumentare la dotazione degli "ammortizzatori sociali", saranno presi dal Fondo sociale europeo, da quelli destinati a sovvenzionare la formazione e l'occupazione per le Regioni del Sud.

Con i finanziamenti previsti per il Mezzogiorno si pagherà la Cassa Integrazione e la mobilità agli operai del Nord . Nel frattempo la FIAT di Pomigliano è senza nessun futuro e dalla crisi dll'Alitalia, sono restati fuori ben 700 operai dell'AtiTec di Capodichino.
Il nostro ministro sorride sornione di fronte alla crisi, Berlusconi parla di qualche superabile difficoltà, mentre il debito pubblico, continua a crescere in maniera esponenziale.
Alla fine del 2007, si era registrata una diminuzione del debito pubblico, che derivava da un notevole incremento delle entrate fiscali, dai risparmi concreti di gestione e dalle politiche di corretto utilizzo dei finanziamenti europei.

L'anno scorso, nei primi sei mesi del Governo Berlusconi, pur applicando la rigida finanziaria di Padoa Schioppa, pur procedendo ai tagli nella scuola, nelle politiche sociali e nelle politiche di ricerca scientifica e di sviluppo, il debito pubblico è aumentato, sforando subito i parametri di Maastricht. L'aumento, di oltre un punto in percentuale, è dovuto alla diminuzione delle entrate dello Stato.
A questa diminuzione non ha concorso l'abolizione dell'ICI, che per il momento rappresenta una mancata entrata tributaria dei Comuni; la diminuzione delle entrate è dovuta al mancato gettito dell'Iva, dovuta in gran parte alla caduta del commercio, mentre la gran parte del deficit è docuto al mancato gettito delle anticipazioni Irpef di Novembre, in cui accanto alla diminuzione del reddito prodotto dagli italiani, si è registrata la ripresa della evasione fiscale.

Se Tremonti intendeva dire che si ritornava al 2006, ha proprio ragione, quando lasciò il Ministero della Economia, il nostro debito pubblico era cresciuto al 3,3% sul Pil, mentre l'inflazione superava la media europea, il Paese era in piena stagnazione economica e la famosa finanza creativa del genio Tremonti aveva provocato solo grandi problemi.
Erano stati gli anni delle misure finanziarie tampone, per non fare pagare le tasse agli italiani, si era provveduto a mettere sul mercato il patrimonio immobiliare dello Stato, venduto ad aziende scatola per fare cassa e che portarono poco beneficio al Paese.
Furono gli anni in cui si mossero senza controllo i furbetti della speculazione immobiliare: Coppola e Ricucci; è il tempo dello scandalo ConfCommercio ed alle dimissioni del suo Presidente Billè; allo scandalo della Banca di Lodi ed alle dimissioni del Governatore della banca d'Italia Fazio, al fallimento Parmalat, alla speculazione finanziaria su alcuni prodotti vuoti del mercato azionario che anticiparono la crisi economica del sistema finanziario internazionale attuale.

Una grave crisi economica il nostro Paese l'ha già vissuta negli anni del precedente Governo Berlusconi, tra il 2001 ed il 2006; oggi sembra che nessuno lo ricordi più. Le politiche di rigore e di contenimento della spesa e di rientro del deficit, messe in atto dal Governo Prodi, in appena 20 mesi, oltre alla diminuzione del deficit, oltre al rientro nei parametri dell'Euro, produssero quello che fu chiamato tesoretto, che Tremonti ha dichiarato inesistente, mentre era ben presente nella finanziaria che ha conclusa la sua azione nel dicembre scorso.
Nel giro di pochi mesi questo Governo ha annullato tutti i risultati che avevamo faticosamente raggiunto, non solo, utilizza la crisi come deterrente per le proprie politiche di sostegno ad una classe imprenditoriale, in crisi di idee e di capacità di investimento.
Se le premesse sono queste, i dati della Commissioni europea alla fine di questo anno dovranno essere rivisti al rialzo e tutti dovranno dare ragione al Governatore della Banca d'Italia Draghi, che ha previsto un anno nero per il nostro Paese.

Tremonti si è molto infastidito per le affermazioni di Draghi, ha qualche asso nella manica, qualche altra invenzione che arricchirà poche persone e lascerà il paese con un debito pubblico sempre più grande.
Sarà un'altra operazione come quella della vendita del patrimonio immobiliare dello Stato che ha portato benefici solo alla Unicredit?
Prepariamoci ad un anno veramente complicato. Sono sicuro che ne verremo fuori anche a discapito di Tremonti e della sua inesauribile presunzione.

NAPOLI, 23/01/09

Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline"www.notiziesindacali.com"

martedì 20 gennaio 2009

IN CAMPANIA SI SENTONO GLI EFFETTI DELLA CRISI

IN CAMPANIA COMINCIANO A SENTIRSI GLI EFFETTI DELLA CRISI.


di Raffaele Pirozzi



Si aggrava la crisi recessiva ed occupazionale della Campania, a partire dal settore dell'auto e del suo indotto. Le ore stimate di cassa integrazione delle imprese si aggirano, secondo dati ancora da definire, su una media superiore sei volte a quella nazionale. Questo conferma che le misure messe in atto dal Governo ancora non producono effetti e sono insufficienti a far fronte alla grave crisi . Sottrarre fondi comunitari da destinare a queste misure è sbagliata e penalizzante per il Sud.

E' auspicabile che nel prossimo incontro tra Sindacato e Governo siano assunte misure urgenti per rilanciare gli investimenti pubblici al Sud e siano predisposte misure a sostegno del reddito per i lavoratori in mobilità e in cassa integrazione in deroga, per i lavoratori interinali e a progetto e per i lavoratori delle piccole aziende artigiane. Contestualmente è indispensabile una politica di sostegno alle piccole, medie imprese in difficoltà sul versante del credito, in particolare sulla passività a breve. Questo per contrastare ulteriori effetti negativi sull'occupazione.


Napoli, 20/01/09

Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline"www.notiziesindacali.com"

giovedì 1 gennaio 2009

ULTERIORI INTERVENTI PER FRONTEGGIARE LA DIFFICILE CRISI ECONOMICA-FINANZIARIA.

ULTERIORI INTERVENTI PER FRONTEGGIARE LA DRAMMATICA CRISI ECONOMICA.


www.notiziesindacali.com


Gli interventi messi in campo dal Governo per contrastare la crisi economica non sono sufficienti e anche quando vanno nella giusta direzione sono sotto- finanziati e pertanto non potranno raggiungere gli obiettivi dichiarati. Servono misure piu' ambiziose, in grado di agire contemporaneamente dal lato della domanda e da quello dell'offerta. Questo per sostenere il reddito delle famiglie e delle imprese. Le misure necessarie sono a mio parere :

1°) Aumentare le detrazioni per i lavoratori ed i pensionati con redditi bassi ed ampliare, sulla base del reddito e della numerosita' della famiglia, le garanzie predisposte nel decreto per i mutui variabili, anche ai mutui a tasso fisso e a coloro che sono in affitto. Chiediamo di estendere le indennita' di disoccupazione e la cassa integrazione a tutti i lavoratori anche ai Precari

2°) Rivalutare del 20% gli assegni famigliari, per poi avviare, nel corso del 2009, la dote fiscale per i figli, a cominciare da quelli da zero a tre anni.
Nella giornata di ieri , il Ministro del Lavoro e del Welfare, ha dichiarato che per fronteggiare la crisi è necessario estendere gli interventi anche ai lavoratori "Precari".

Non è mai troppo tardi!!!. Meglio così..


Napoli, 01/01/09


Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline"www.notiziesindacali.com"

martedì 23 dicembre 2008

MENO MALE CHE LA CRISI ERA UN'INVENZIONE

E MENO MALE CHE LA CRISI ERA UN'INVENZIONE.


www.notiziesindacali.com


L'Istat ha fatto un'indagine sulla distribuzione del reddito e sulle condizioni di vita in Italia e comunica che il 15,4% delle Famiglie non riesce ad arrivare alla fine del mese e che è salita dal 4,2% al 5,3% la quota delle famiglie italiane che ha dichiarato di non avere risorse finanziarie sufficienti per acquistare il cibo. Questa percentuale sale al Sud ed il 46,4% delle famiglie dichiarano che non riescono a far fronte a spese impreviste di 700 Euro. L'epicentro della crisi pare essere la Sicilia w la Campania dove circa il 10,1% non riesce ad avere risorse finanziarie per acquistare cibo.

Tutto questo è effetto della crisi che è passata da quella "solo" finanziaria a quella dell'Economia reale.


Napoli, 23/12/08

Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline"www.notiziesindacali.com"

giovedì 4 dicembre 2008

Why advertising pays in a recession

Back in 1990 Stephen King, who passed away in 2006, published a pioneering
study on advertising spend during a downturn.
His conclusion: that businesses which cut advertising would be long-term
losers

Why advertising pays in a recession


KING STARTED out by defining a recession in a specific market as a time when
short-term growth lags the long-term trend by at least four percentage
points. With this definition in hand, he looked at data from some 749
companies in the Profit Impact of Market Strategy (PIMS) database, provided
by the Strategic Planning Institute, covering four years or more for each
company.

The first conclusion was the predictable one that companies increase their
Return on Investment (ROI) when the market expands, while their profits fall
when the market contracts.

During recession, the data showed that only a third of companies cut their
advertising spend - by an average 11 per cent - while two thirds increased
it; Around 60 per cent of those increasing spending did so modestly, by an
average 10 per cent; the remaining 40 per cent made a big increase, average
49 per cent. All the businesses saw a reduction in their ROI during the
recession, albeit it was slightly greater (-2.7 per cent) for the big
spenders, than for those who cut their advertising (-1.6 per cent). This
caused King to note: "...businesses yielding to the natural inclination to
cut spending in an effort to increase profits in a recession find that it
doesn't work."

"Businesses that cut their advertising expenditures in a recessionary period
lose no less in terms of profitability than those who actually increase
spending by 10 per cent"
However, when he looked at market share, King found that marketers who cut
their spending lost an average of 0.1 per cent of the total market, while
those that made a significant increase in advertising spend saw their market
share rise by an average of 0.5 per cent of the market. And the implication
of this is that their profits would be greater in future.

King summed up these findings as follows: "In general, virtually all
businesses see reduced profits when their market is in recession. But
businesses that cut their advertising expenditures in a recessionary period
lose no less in terms of profitability than those who actually increase
spending by an average of 10 per cent.

In other words, cutting advertising spend to increase short term profits
doesn't seem to work. More importantly, the data also reveal that such a
moderate increase in advertising in a soft market can improve share. There
is a substantial body of evidence showing that a larger market share
generally leads to higher return on investment.

For the aggressive marketer, the data suggests that a more ambitious
increase in expenditure, although reducing profit short term, can take
advantage of the opportunity afforded by a recession to increase market
share even further.

The PIMS data indicate that consumer marketers increasing their spending by
an average of 48 per cent win virtually double the share gains of those who
increase their expenditures more modestly. While this aggressive increase in
advertising is associated with a drop in ROI of 2.7 per cent in the
short-term, it may nevertheless be acceptable to the marketer looking ahead
to post-recession growth."

Options and Opportunities for Consumer Businesses: Advertising During a
Recession, by Alexander L. Biel and Stephen King. The Center for Research &
Development 1990.

domenica 2 novembre 2008

SIAMO IN RECESSIONE!

SIAMO IN RECESSIONE!!! LA CASSA INTEGRAZIONE AUMENTA DEL 70% DA AGOSTO A SETTEMBRE.


di Raffaele Pirozzi


Napoli, 02/11/08. Siamo in piena recessione! Infatti, come fanno notare gli economisti, dopo ben due trimestri consecutivi di mancata crescita, si deve parlare di recessione.

E' una fase economico-finanziaria che interessa l'Italia tutta.

Giuliano Amato, ex -Presidente del Consiglio dei Ministri, afferma che la recessione costerà al nostro Paese un milione di posti di lavoro ed il prezzo più pesante sarà pagato, come sempre, dalla parte più debole del Paese ossia il Mezzogiorno.

Intanto, da agosto a settembre la Cassa Integrazione guadagni è aumentata del 53%, mentre l'aumento tra settembre ed ottobre è stato del 70%.

I lavoratori maggiormente colpiti sono i precari: cioè i lavoratori con contratto a tempo determinato, gli interinali ecc.

Per le grandi aziende, la richiesta di Cassa Integrazione è riferita a Fiat, Ilva, Electrox, Aprilia.

Mentre la Skf da 16 anni non ha fatto ricorso alla Cassa Integrazione guadagni.

Temiamo per come sarà l'autunno e l'inverno prossimi soprattutto se riflettiamo sull'affermazione del governatore della Banca d'Italia Mario Draghi: "La recessione durerà almeno fino alla metà del 2009".

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