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martedì 23 dicembre 2008

MENO MALE CHE LA CRISI ERA UN'INVENZIONE

E MENO MALE CHE LA CRISI ERA UN'INVENZIONE.


www.notiziesindacali.com


L'Istat ha fatto un'indagine sulla distribuzione del reddito e sulle condizioni di vita in Italia e comunica che il 15,4% delle Famiglie non riesce ad arrivare alla fine del mese e che è salita dal 4,2% al 5,3% la quota delle famiglie italiane che ha dichiarato di non avere risorse finanziarie sufficienti per acquistare il cibo. Questa percentuale sale al Sud ed il 46,4% delle famiglie dichiarano che non riescono a far fronte a spese impreviste di 700 Euro. L'epicentro della crisi pare essere la Sicilia w la Campania dove circa il 10,1% non riesce ad avere risorse finanziarie per acquistare cibo.

Tutto questo è effetto della crisi che è passata da quella "solo" finanziaria a quella dell'Economia reale.


Napoli, 23/12/08

Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline"www.notiziesindacali.com"

sabato 1 novembre 2008

LA DISCESA DEL TASSO DI INFLAZIONE

LA DISCESA DEL TASSO DI INFLAZIONE . PERCHE'? SIAMO TUTTI PIU' POVERI.



di Raffaele Pirozzi




L'Istituto nazionale di Statistica conferma: il tasso di inflazione è in discesa e si attesta, ad ottobre, al 3,5%.

La caduta del tasso di inflazione, in una situazione come quella che sta attraversando il nostro Paese, è più che scontato.

In tale contesto, però, è gravissimo che dobbiamo registrare la lentezza di adeguamento dei prezzi petroliferi, mentre i prezzi del Pane e Pasta continuano ad aumentare

Quel che sta avvenendo è l'effetto della drastica diminuzione dei consumi delle famiglie italiane, registrata soprattutto in questi ultimi mesi, alla luce della drammatica riduzione del potere di acquisto causato, da un lato, dall'inarrestabile aumento di prezzi e tariffe e, dall'altro, dalla disastrosa crisi finanziaria internazionale.

Le famiglie italiane per gli aumenti di prezzi e tariffe dovranno sborsare circa 1.858 Euro l'anno.

Questa situazione va affrontata con lo stanziamento urgente di risorse destinate al rilancio dell'economia reale e del il potere di acquisto delle famiglie, innanzitutto attraverso:

- la realizzazione di un tavolo con le forze sociali, per decidere una moratoria sui prezzi dei beni di largo consumo, dando inizio anche ad una campagna di vendita caratterizzata dalla riduzione dei prezzi, anticipando i saldi ;

- la defiscalizzazione esclusivamente per le famiglie a reddito fisso, lavoratori (operai, impiegati e pensionati a basso reddito);

- La riduzione del tasso di sconto da parte delle Banche Centrali che deve raggiungere entro il 2009, al 2%, con un abbassamento delle rate dei mutui .



Napoli, 01/11/08

giovedì 23 ottobre 2008

DIFENDERE IL POTERE DI ACQUISTO DEI REDDITI BASSI -RAPPORTO DIRETTO TRA CONSUMATORE E PRODUTTORE

PERCHE' NELLA PROVINCIA DI NAPOLI E NON VIENE FATTO?


Di Raffaele Pirozzi


La situazione del potere di acquisto delle famiglie italiane è sempre più stremata, soprattutto alla luce della recente crisi finanziaria che sta comportando ricadute pesantissime sull'intera economia e sui consumi.

Da questo punto di vista, un aiuto importante potrebbe giungere dalla vendita diretta, che consente un notevole risparmio sulla spesa alimentare delle famiglie, che ha raggiunto, quest'anno, aumenti pari a 565 €.

Per tale motivo invitiamo i Comuni in particolare della provincia di Napoli e dell'area Giuglianese ad aprire spazi autonomi per la vendita diretta dei prodotti agricoli . La Federconsumatori ha siglato con Coldiretti, un protocollo d'intesa che prevede dei codici di comportamento e di correttezza da adottare all'interno dei mercati di vendita diretta, per consentire un risparmio di oltre il 30% rispetto al prezzo medio del prodotto, praticato in quello specifico territorio. Questo tipo di vendita, insieme alla modalità di acquisto dei prodotti sfusi, permetterebbe, a chi ne può usufruire, un risparmio di circa 120 € al mese, pari ad oltre 1.400 € l'anno.

Un ulteriore vantaggio, poi, è costituito sicuramente dal rapporto di qualità che si instaura direttamente con il produttore.


Napoli,23/10/08

venerdì 3 ottobre 2008

IMPEGNO DELLA REGIONE CAMPANIA PER LA LOTTA AL CARO-VITA


LA REGIONE CAMPANIA VARA UN'INTESA PER DIFENDERE I SALARI, GLI STIPENDI E LE PENSIONI DAI FORTI AUMENTI DEI PREZZI


di Raffaele Pirozzi


E' positiva l'iniziativa dell'Assessorato alle Attività Produttive che ha proposto, e le Organizzazioni Sindacali, dei Consumatori e dei Commercianti, hanno accettato la sottoscrizione di un protocollo d'intesa o relativo al contenimento dei prezzi e delle tariffe.

Nel merito, pensiamo che le moratorie sui prezzi e i calmieri stabiliti con le organizzazioni, relative alla distribuzione commerciale, rappresentino un passo importante poiché solo un contenimento dei prezzi nella grande e nelle piccola distribuzione, potrà limitare la diminuzione dei salari reali e delle pensioni. E' importante, inoltre, che siano state messe in cantiere anche altre iniziative, come quelle relative ai marchi e alla vendita alla spina.

Adesso, per il relativo funzionamento dell'intesa, è necessaria una forte iniziativa degli organi di vigilanza, quali Guardia di Finanza e Nas, per contrastare, cosi come la Regione Campania auspica, i fenomeni commerciali fraudolenti e di incremento dei prezzi senza giusto motivo.



Napoli, 03/10/08


lunedì 8 settembre 2008

GIUNTA REGIONALE DELLA CAMPANIA CONVOCA RIUNIONE CONTRO IL CARO-PREZZI

TAVOLO DI CONCERTAZIONE REGIONALE PER LE INIZIATIVE CONTRO IL CARO-PREZZI.


di

Raffaele Pirozzi



E' stata convocata, dalla Giunta regionale della Campania , per il 18 Settembre 2008 la riunione per assumere le iniziative contro il caro-prezzi per difendere, in particolare i salari, gli stipendi e le pensioni nonché il reddito dei cittadini.

Alla riunione saranno presenti oltre il Presidente della Giunta, gli Assessori A.Cozzolino e M.D'Antonio , Associazioni dei Produttori ,Consumatori, Sindacati, Distributori dei prodotti , Camere di Commercio Provinciale, Associazioni del Volontariato ed il Garante dei Prezzi.

Anche se la riunione viene convocata con qualche ritardo è necessario che siano assunte decisioni rapide, efficaci e produttive.


Napoli, 08/09/08

giovedì 14 agosto 2008

PROVVEDIMENTI URGENTI PER COMBATTERE L'INFLAZIONE

PROVVEDIMENTI URGENTI PER COMBATTERE L'INFLAZIONE .

Di Raffaele Pirozzi

Le famiglie italiane nel 2008 saranno costrette a sborsare, rispetto al 2007, 2.182 Euro in più per effetto dell'inflazione.

Nel breve è necessario mettere in campo misure indispensabili per rispondere alle esigenze delle famiglie, in attesa di atti tesi a modernizzare il Paese.

Questo perché l'inflazione ha fatto crollare i consumi delle famiglie anche di beni di prima necessità.

Le cose da fare sono:

-bloccare immediatamente i carichi fiscali dei carburanti, luce e gas;

-portare l'IVA al 10% per questi beni ed aprire, senza remore ed indugi, il numero dei servizi che erogano carburanti presso la grande distribuzione;

-defiscalizzare i salari, stipendi e pensioni di almeno cento Euro al mese;

-sollecitare provvedimenti autonomi della commercializzazione abbattendo i prezzi del 15-20%.

Napoli, 14/08/08



sabato 9 agosto 2008

PROVVEDIMENTI URGENTI PER COMBATTERE L'INFLAZIONE

PROVVEDIMENTI URGENTI PER COMBATTERE L'INFLAZIONE .

Di Raffaele Pirozzi

Le famiglie italiane nel 2008 saranno costrette a sborsare, rispetto al 2007, 2.182 Euro in più per effetto dell'inflazione.

Nel breve è necessario mettere in campo misure indispensabili per rispondere alle esigenze delle famiglie, in attesa di atti tesi a modernizzare il Paese.

Questo perché l'inflazione ha fatto crollare i consumi delle famiglie anche di beni di prima necessità.

Le cose da fare sono:

-bloccare immediatamente i carichi fiscali dei carburanti, luce e gas;

-portare l'IVA al 10% per questi beni ed aprire, senza remore ed indugi, il numero dei servizi che erogano carburanti presso la grande distribuzione;

-defiscalizzare i salari, stipendi e pensioni di almeno cento Euro al mese;

-sollecitare provvedimenti autonomi della commercializzazione abbattendo i prezzi del 15-20%.


mercoledì 2 luglio 2008

Allarme salari: in Italia inferiori del 20% della media OCSE

RAPPORTO DELL'ORGANIZZAZIONE PER LA COOPERAZIONE E LO SVILUPPO ECONOMICO
Ocse, allarme sui salari: in Italia
sono inferiori del 20% alla media

Divario maggiore in termini di potere d'aquisto. Disoccupazione in aumento
MILANO
Salari inferiori di quasi il 20% alla media Ocse, con un divario ancora maggiore in termini di potere d'acquisto (-22%), disoccupazione superiore agli altri big, uno dei maggiori "gap" a danno dell'occupazione femminile e un difficile accesso al lavoro per i giovani.

Questo il quadro per l'Italia nell'outlook sull'occupazione dell'Ocse.

Gli italiani però restano stakanovisti: nel 2007 hanno lavorato in media 1.824 ore, 10 in più del 2006 (media ocse 1.794).

In base ai dati pubblicati dall'Ocse, il salario medio lordo annuo in Italia nel 2006 è stato pari a 31.995 dollari, inferiore del 19,5% rispetto ai 39.743 dollari che costituiscono la media Ocse, ma sotto anche la media dell'Europa (37.516 dollari), della Ue-15 (38.759) e anche della Ue-19 (36.706).

Se poi si considera il livello dei salari in termini di potere di acquisto, il dato italiano scende a 29.844 dollari, il 22% in meno rispetto ai 38.252 dollari della media Ocse e 34.322 della medie europea. I salari medi reali, secondo i calcoli dell'organizzazione, sono diminuiti dello 0,2% nel 2006 (+1,1% media ocse), dopo essere aumentati dello 0,8% nel periodo 1995-2000.

Nel 2007 per le retribuzioni medie reali del settore business emerge invece un aumento dello 0,2% dopo -0,5% nel 2006 e le proiezioni danno un incremento dello 0,5% per il 2008 e dello 0,7% per il 2009. La disoccupazione italiana, segnala ancora l'Ocse, dopo essere diminuita dal 6,8% del 2006 al 6,1% dello scorso anno è stimata in aumento al 6,2% quest'anno e al 6,5% nel 2009, contro una media per gli altri paesi industrializzati del 5,7% quest'anno e del 6% il prossimo.

Il tasso di occupazione complessivo è salito al 58,7% nel 2007 dal 58,4% del 2006, ma il dato nasconde forti disparità tra i due sessi: per gli uomini si sale al 70,7%, per le donne si scende al 46,6%, assai lontano dal 57,4% che costituisce la media dei paesi aderenti all'Ocse e dal 59,1% dalla ue-15. Il divario italiano è uno dei più ampi nell'intera aerea, stigmatizza il rapporto: è infatti il quinto su 30 Paesi. Solo Turchia, Messico, Grecia e Corea fanno peggio.

da http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200807articoli/34392girata.asp

lunedì 23 giugno 2008

LA PRESSIONE FISCALE IN ITALIA E' INTORNO AL 50% . NEL MEZZOGIORNO MOLTO EVASIONE E PESSIMI SERVIZI

LA PRESSIONE FISCALE NON E' AL 42,1% BENSI' OLTRE IL 50% (DATI 2006) .

NEL MEZZOGIORNO ALTE TASSE, ALTA EVASIONE E PESSIMI SERVIZI.


Di Raffaele Pirozzi


La pressione fiscale in Italia è superiore a circa il 50% e non al 42,1%, così come dicono le statistiche.

Uno studio della Cgia di Mestre sui dati del 2006 afferma che metà del nostro lavoro lo paghiamo per tasse.

Questo avviene perché il PIL comprende anche l'economia sommersa che in Italia è compreso tra il 15,3 ed il 16,9% . Se sottriamo al PIL l'economia sommersa la pressione fiscale non è pari al 42,1% (dati 2006) bensì, come abbiamo detto, raggiunge una percentuale comprensa tra il 49,7 ed il 50,7%.

L'economia sommersa, come sappiamo, raggiunge circa il 25% in Campania.

La Campania, insieme all'intero Mezzogiorno, paga alte tasse, ha un enorme evasione e riceve pessimi servizi.

Per queste ragioni è decisivo fare una lotta serrata al lavoro nero e sommerso per aumentare la platea dei contribuenti e far scendere la pressione fiscale. Pagare tutti per pagare meno.


Napoli, 23/06/08


martedì 17 giugno 2008

Antitrust sanziona Unione Panificatori Roma


17.6.2008
COMUNICATO STAMPA
L'ANTITRUST SANZIONA L'UNIONE PANIFICATORI DI ROMA
ALTROCONSUMO: CHI RISARCISCE I CONSUMATORI?
A fronte della denuncia di Altroconsumo del settembre 2007 l'Antitrust ha sanzionato l'Unione Panificatori di Roma per le indicazioni date sui prezzi minimi da applicare alla vendita. Un vero e proprio cartello che ha favorito un allineamento dei prezzi ad un livello più alto di quanto non sarebbe stato in un regime di vera concorrenza.
"Purtroppo la sanzione è irrisoria", commenta Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo, "anche se l'Antitrust ha giudicato l'intesa molto grave, essendo l'Unione Panificatori di Roma un'associazione di imprese, l'Autorità ha comminato solo una sanzione pari a 4.430 euro, calcolata sul totale delle entrate associative, pari a 55.372 euro".
Secondo Altroconsumo, indipendentemente dalla sanzione comminata dall'Antitrust, nessuno risarcirà mai i consumatori di Roma e provincia per quanto pagato in più per il pane negli ultimi anni a causa del comportamento anticoncorrenziale dei panificatori. Solo con la class action si sarebbe ottenuto il risarcimento dovuto. Purtroppo il governo, in queste ore, sembra invece deciso a congelarne per decreto l'entrata in vigore nonostante il parere avverso dei consumatori. Come rilevato infatti dal sondaggio sul sito www.altroconsumo.it il 98% dei partecipanti è favorevole a che la data del 30 giugno sia rispettata e che si discutano in Parlamento eventuali miglioramenti.
L'associazione a tutela dei consumatori rivolge in tal senso un ultimo appello alle forze di governo affinché non siano disattese le legittime aspettative dei consumatori.
Altroconsumo ricorda che secondo gli ultimi dati di maggio 2008, l'indice nazionale dei prezzi al consumo rilevato dall'ISTAT, riporta, per quanto concerne in particolare il pane una crescita del 13,3% su base annua. Appare anche significativo il dato relativo alla città di Roma che, sempre rilevato a maggio, riporta un aumento su base annua del 10,7 % per quanto concerne pane e cereali.
Per informazioni: ufficio stampa Altroconsumo – Liliana Cantone - tel. 02/66890205-279-334 - 335.7372294 press@altroconsumo.it

467 EURO IN PIU' SPENDERA' OGNI FAMIGLIA NEL 2008 PER BOLLETTE ELETTRICHE E GAS.

BOLLETTE ELETTRICHE E DEL GAS . OGNI FAMIGLIA SPENDERA' MEDIAMENTE 467 EURO IN UN ANNO.


Di Raffaele Pirozzi




Allo stato attuale le famiglie italiane stanno fronteggiando una spesa annua enorme per le bollette elettriche e del gas.

Infatti, le famiglie italiane per il 2008 per bollette elettriche e del gas spenderanno 467 Euro in più rispetto al 2007.

Si pone la necessità impellente di sostenere adeguatamente le famiglie italiane degli operai , impiegati a basso reddito e pensionati.




Napoli, 17/06/08

martedì 10 giugno 2008

L'aumento dei prezzi petroliferi e dei prodotti alimentari

DAI PRODOTTI PETROLIFERI A QUELLI ALIMENTARI

di Raffaele Pirozzi



Alcuni esperti cominciano a prendere coscienza del fatto che sul sistema dei prezzi dei prodotti petroliferi e su quelli alimentari vi sono speculazioni che vanno dal 25/30% rispetto al 15/20% di qualche settimana fa.

Il fatto che le transizioni commerciali siano fatte in dollari e che lo stesso ha avuto, negli ultimi mesi, un deprezzamento mentre l'Euro si è fortemente apprezzato questo non non ha portato molto benefici ai consumatori

Non ha portato molto benefici perchè chi è detentore delle materie prime adegua i prezzi per mantenere inalterato i margini di guadagno.

Siamo, credo, attraversando l'analoga crisi petrolifera del 1973 che scoppiò in seguito alla guerra del Kippur e fece lievitare il costo di un barile di greggio da tre a dodici dollari, provocando una stagnazione produttiva ed una inflazione molto grave.

La crisi del 1973 fece capire al mondo intero che la crescita industriale senza limiti non era possibile, il sistema doveva tenere conto che il petrolio non era illimitato, così come le altre materie prime. Da allora cosa è stato fatto?



Napoli, 10/06/08


martedì 3 giugno 2008

Crisi economica, inflazione e provvedimenti del Governo

CRISI ECONOMICA, INFLAZIONE E PRIME MISURE DEL GOVERNO

di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco


L'ultimo intervento in ordine di tempo è stato quello di Mario Draghi, Governatore della Banca d'Italia che ha ribadito la necessità di diminuire la pressione fiscale su i redditi dei cittadini, per consentire una ripresa dei consumi e della crescita.

Poco prima si era espresso Guglielmo Epifani segretario Generale della CGIL, che in chiusura della Conferenza di Organizzazione del suo sindacato aveva ribadito la necessità di una diminuzione generalizzata della pressione fiscale sugli stipendi e sulle pensioni e contemporaneamente la chiusura dei contratti di lavoro di molte categorie che sono ancora aperti e che non permettono ai lavoratori nemmeno di riprendere il valore salariale perso con la inflazione.

Anche Emma Marcegaglia nuova presidentessa della Confindustria si era espressa per un intervento a favore della diminuzione delle tasse, un aumento delle retribuzioni legate alla produttività delle aziende, anche attraverso un nuovo sistema contrattuale.

Persino il Cardinale Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale ha ritenuto di avanzare una forte richiesta di aiuto per le famiglie in difficoltà, molte infatti sono quelle che rasentano la soglia della povertà.

I dati che in questi giorni sono stati pubblicati dall'ISTAT fotografano una situazione di crisi e di difficoltà del nostro paese in cui ben il 13,6% delle famiglie vive al di sotto della soglia di povertà, mentre un altro 20% è a rischio, mentre la maggioranza delle famiglie rientra a stento nella media italiana che definita da un reddito di 1900 euro al mese. E' inutile dire che il divario nord sud del paese è aumentato, mentre è ripresa forte l'emigrazione dei giovani laureati e diplomati verso il Nord e verso altre mete europee.

In questo difficile contesto si inserisce la autorevole indicazione della Banca Europea che avverte i paesi dell'Unione che la inflazione in un anno è raddoppiata, passando dal 1,7% al 3,6% .

L'inflazione nel nostro paese è percepita in aumento del 20%.

Inflazione alta, salari bassi, consumi in diminuzione. tasse alte, perdita di posti di lavoro, rischio di recessione grave per il nostro paese.

In questo quadro i primi provvedimenti di Tremonti non rispondono alle esigenze ne delle famiglie italiane, ne delle imprese.

La tassa abolita dal Governo ,l'ICI, riguarda solo una parte degli italiani, ed in particolare quelli che abitano nelle grandi città, in quartieri di particolare pregio con case grandi e di categoria superiore. Questi proprietari risparmieranno abbastanza, mentre la grande maggioranza degli italiani che vive in case di edilizia civile in quartieri semi periferici o in piccole città, risparmieranno veramente poco.

Per quanto riguarda i mutui, quelli veramente in sofferenza, vale a dire a rischio di sequestro dell'immobile per morosità, sono 300.000, mentre quelli stipulati con mutui a tasso variabile sono due milioni.

Questo provvedimento, più che sostenere il reddito delle famiglie sembra aiutare le banche a sostenere i mutui stipulati ed a far ripartire il mercato immobiliare, da sempre settore trainante della finanza e della Borsa italiana.

Anche la misura della detassazione degli straordinari è più indirizzata verso i lavoratori delle piccole imprese e non tanto per quelli delle grandi fabbriche, legati a ritmi di catene di montaggio che non possono andare oltre i turni stabiliti.

Le analisi sono state fatte, tranne le prime misure di immagine adottate dal Governo, siamo ancora in attesa di interventi risolutivi, che indichino quel cambiamento di tendenza che tutti si augurano.

Due fenomeni bisogna tenere sotto controllo, per riavviare il sistema economico del nostro paese: l'inflazione e la spesa pubblica.

La crescita dei prezzi è determinata dal continuo aumento delle materie prime, il petrolio innanzitutto che trascina nella sua costante crescita il costo di benzina e di gasolio sia da trazione che da riscaldamento. E' chiaro a tutti che esiste un cartello delle società produttrici e distributrici di prodotti petroliferi che fanno aumentare i costi dei prodotti distribuiti, così come aumenta il barile di petrolio su i mercati internazionali. Non vale a niente il cambio favorevole, non esiste concorrenza, ne differenza tra costo alla pompa oppure servito.<<<<<<questo settore è un mondo di speculazione in cui i cittadini sono completamente abbandonati alla mercè della speculazione.

Innanzi tutto bisogna diminuire il peso delle accise sul costo dei prodotti petroliferi, aumentare i controlli sulle offerte dei distributori, creare molti punti di distribuzione gratuita che consenta un vero mercato ed una reale concorrenza.

Quello che aveva messo in atto Bersani e che non si è potuto fare.

D'altra parte occorre diminuire la spesa pubblica, quando si parla di questo tutti pensano ai dipendenti dello Stato fannulloni, come dice il neo ministro Brunetta. Invece, bisognerebbe pensare al caso ALITALIA, di cui non si parla più e che corre velocemente verso il fallimento, dopo aver consumato anche il prestito ponte di 300 milioni di euro che il Governo Prodi gli aveva assegnato. In questi ultimi sei mesi la Compagnia di bandiera ha bruciato ben 700 milioni di euro, a fronte del ricavo di 1 miliardo e 300 milioni che lo Stato avrebbe incassato se la Air France, avesse comprato l'ALITALIA.

Ben 2 miliardi di euro, un piccolo tesoretto utile per il rinnovo dei Contratti agli Statali, senza tenere conto che Air France avrebbe investito in Italia 3 miliardi di euro, mantenuto i livelli occupazionali e reinserito il nostro paese nel circuito delle rotte importanti.

La situazione del nostro paese è grave, l'inizio del Governo Berlusconi, appare sicuramente sottotono, il che dimostra ancora una volta che vincere una elezione può essere relativamente semplice, poi bisogna Governare bene.

Certo che alla compagine del centro destra non mancano i numeri, perfino il Papa se ne accorto, mentre la situazione si fa sempre più difficile, restiamo in attesa di innovazione e coraggio nelle scelte economiche e politiche.

Il paese non può aspettare ancora a lungo.


Napoli, 03/06/08


domenica 25 maggio 2008

ISTAT: PIL INADEGUATO A MISURARE BENESSERE DEL PAESE

Comunicato Stampa

TERRA FUTURA 2008

quinta edizione della mostra-convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità

Firenze - Fortezza Da Basso, dal 23 al 25 maggio 2008

PIL: inadeguato a misurare lo sviluppo e il benessere dei Paesi.

BIGGERI/ISTAT: «Chi fa tre figli è più povero, ma si sente meno povero».

Il presidente anticipa alcuni punti della "Relazione sulla situazione economica del Paese", che presenterà alla Camera dei Deputati mercoledì prossimo.

Firenze, – Superare il PIL come indicatore dello sviluppo e della crescita dei Paesi perché inadeguato, specialmente per le economie avanzate: è stato questo uno dei temi più dibattuti ieri, sabato 24 maggio 2008, a Terra Futura 2008, mostra convegno delle buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale, alla Fortezza da Basso (Firenze) sino ad oggi, domenica 25 maggio.

Un indice che non raccoglie tutte le informazioni indispensabili - a partire da quelle relative agli aspetti sociali e ambientali - per definire lo stato di salute e benessere di un Paese: è stato ripetuto a più voci nel corso del convegno "Liberiamoci dal PIL", articolatosi lungo l'intera giornata.

Un'inadeguatezza riconosciuta dall'Unione Europea e sulla quale LUIGI BIGGERI, presidente Istat e special guest del convegno, si è espresso in questi termini: «Bisogna smettere di conferire al Pil valenze che non gli appartengono: si tratta di un indicatore nato per misurare la produzione e l'efficienza di mercato». Una critica che il presidente rivolge a tutti quegli economisti, sociologi e politici che al prodotto interno lordo chiedono di più, quando invece «esistono altri indicatori per misurare il benessere e la qualità della vita: usiamoli!». Il compito della statistica ufficiale, secondo il numero uno dell'ISTAT, sta invece nel riuscire ad arrivare a una piattaforma comune: «Ci sono numerosissimi indici proprio perché molti sono gli aspetti che si vogliono misurare. In più, Paesi diversi si sentono rappresentati da indicatori diversi, a iniziare da quelli in via di sviluppo: anche a livello internazionale – continua - noi statisti ci scontriamo contro muri e ostacoli, ed è questa oggi la sfida: arrivare ad indicatori condivisi, in cui la gente si riconosca».

Biggeri sostiene che è difficile misurare il benessere, però qualcosa si può fare. «Come Istat, primi in Europa e forse primi nel mondo insieme ai canadesi, nelle rilevazioni sulle famiglie e gli individui abbiamo effettuato misurazioni di benessere economico sia di tipo oggettivo che di tipo soggettivo, e le due rilevazioni riferite alle stesse persone possono non coincidere».

Per esempio, secondo l'indicatore oggettivo della povertà, cioè la "povertà relativa" (famiglie relativamente povere, ossia sotto uno standard che è quello della metà della media delle famiglie italiane), stanno molto peggio il Sud e le coppie con tre e più figli. Secondo l'indicatore soggettivo, invece, non è così: nel Sud solo il 12,1% dichiara di sentirsi povero (versus indice oggettivo, ossia "povertà relativa", pari a 22,4%); le coppie con tre e più figli che si sentono povere sono il 9,6% (versus indice oggettivo pari a 24,4%).

«Dunque – riprende Biggeri - chi ha fatto tre figli "tutto sommato" ha trovato un modo per essere "felice". Le relazioni con i parenti, gli amici e con il prossimo sono considerate prioritarie da tutti gli italiani. Massima soddisfazione proprio verso questo indicatore, mente minima verso altri: per esempio, salute e pubblica amministrazione».

Sul bisogno di un sistema coerente di misurazione sono ritornati anche Mani Tese e Coalizione Italiana Social Watch - organizzatori del convegno -, secondo i quali il ritardo dei Paesi (Italia in primis) nel raggiungimento degli Obiettivi della Campagna del Millennio dell'ONU dipende fra le altre cose dal fatto che non sappiamo misurare bene il benessere, che ogni Paese lo identifica in maniera diversa, e che tale valutazione dipende anche da chi la fa: economisti, statisti, sociologi…: «Il rallentamento rispetto agli obiettivi osservato dall'Onu nel 2005 conferma quanto abbiamo sempre sostenuto - precisa MARIAROSA CUTILLO di Mani Tese/Social Watch -, cioè che si deve riservare più attenzione ai diritti umani e alle politiche sociali, e questo riporta alla necessità di adottare gli indicatori che proponiamo ormai da anni».

Il Pil, inoltre, non fornisce alcuna indicazione rispetto alla distribuzione interna del reddito: questo l'aspetto sottolineato da SABINA SINISCALCHI della Fondazione Culturale Responsabilità Etica. «Si sta ampliando il gap fra ricchissimi e poverissimi in Italia, con il quinto più abbiente del Paese che detiene il 39,1% della ricchezza, e il quinto più povero il 7,8%. Una situazione che, accanto alla riflessione sulla scarsità delle risorse, ci impone anche di continuare a fare pressione sulle istituzioni politiche per una più equa redistribuzione delle stesse».

Una parzialità, quella del Pil, che diviene evidente quando si usano altri indici di sviluppo, e allora le mappe del benessere dei Paesi vanno riscritte in maniera drastica: lo dimostra ad esempio il Quars (indice di qualità regionale dello sviluppo) elaborato da Lunaria, uno dei principali promotori della Campagna "Sbilanciamoci". «Il Quars – spiega TOMMASO RONDINELLA di Lunaria - valuta lo sviluppo di un territorio su misuratori altri: partecipazione democratica, salute, istruzione, educazione, qualità dell'occupazione e non più solo tasso di impiego, partecipazione democratica…».

Secondo MAURIZIO PALLANTE del Movimento Decrescita Felice, l'idea di sviluppo passa anche attraverso il concetto di decrescita economica quale chiave della felicità e si realizza innanzitutto con «tecnologie che accrescano l'efficienza delle risorse diminuendo l'uso di materie prime, dunque efficienza energetica, riduzione dei rifiuti, coibentazione degli edifici… La seconda area di azione – prosegue - riguarda gli stili di vita, dunque le scelte di sobrietà, autoproduzione e riduzione degli scambi commerciali a parità dei servizi. Infine, fondamentale è il ruolo del governo locale, che deve agire attraverso delibere e atti dei consigli comunali, piani regolatori e energetici, ristrutturazione di edifici pubblici, regolamenti urbanistici».

Tutti d'accordo quindi che il Pil sia stato usato indebitamente, tanto da diventare l'indicatore di riferimento che è oggi. Un problema dai contorni culturali, che chiama in causa la coscienza della società, cui spetta l'attività di pressione sulle istituzioni affinché si riapproprino di una capacità di analisi che vada oltre il Pil come unica misura di sviluppo e crescita complessiva dei Paesi.

«Mercoledì prossimo presenterò come tutti gli anni la "Relazione sulla situazione economica del Paese" alla Camera dei Deputati – ha annunciato BIGGERI -, dove ripeterò quello che ho detto altre volte. Nel corso delle diverse legislazioni ho già richiamato all'attenzione dei Governi la povertà relativa: se ne è discusso un po', e poi il silenzio… Ho portato all'attenzione i "jobless", perché ci sono quasi 700 mila famiglie in Italia senza nessun occupato; ho portato all'attenzione il problema della casa per i giovani, che se vanno in affitto pagano anche 700 euro in media al mese. Mercoledì prossimo evidenzierò ancora una volta il problema dell'emigrazione: dall'analisi dei dati individuali su coloro che hanno chiesto il permesso di soggiorno, risulta che è molto alta la percentuale di quanti si sono ormai stabilizzati in Italia, con la famiglia, con il lavoro. I dati cioè dimostrano che se la società prende in considerazione azioni che possono servire per migliorare la situazione dei poveri e di chi si trova in situazioni di disagio, può rendere la nostra vita migliore. E io spero che questo avvenga anche con il contributo della statistica».

Al convegno di oggi, inoltre, presenti anche Victoria Johnson di NEF/Happy planet index, Roberto Lorusso della Campagna "DePILiamoci", Stefano Bartolini dell'Università di Siena, Leonardo Becchetti dell'Università di Tor Vergata/Presidente Comitato etico di Banca Etica, Nello De Padova del Movimento Decrescita Felice.



Terra Futura è promossa e organizzata da Fondazione Culturale Responsabilità Etica Onlus per conto del sistema Banca Etica (Banca Etica, Consorzio Etimos, Etica SGR, Rivista "Valori"), Regione Toscana e Adescoop-Agenzia dell'Economia Sociale s.c., e realizzata in partnership con Acli, Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera delle Utopie Concrete, Legambiente, in collaborazione con Provincia di Firenze, Comune di Firenze, Firenze Fiera SpA, e numerose altre realtà nazionali e internazionali.


Segnaliamo la conferenza stampa in programma a Terra Futura oggi, domenica 25 maggio:

RAFFAELE BONANNI, segretario generale Cisl

La riforma dei mercati finanziari: la proposta del sindacato e della società civile

ore 12.00–13.00, Palazzina Lorenese, Sala 10

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domenica 20 aprile 2008

L'AUMENTO COSTANTE DEI PREZZI.

L'AUMENTO DEI PREZZI E' COSTANTE.

di Raffaele Pirozzi

Napoli, 20/04/08. Registriamo l'aumento costante dei prezzi di alcuni beni quali: Pane, Latte, Pasta, Frutta, Fette biscottate, Yogurt, formaggi, benzina e gasolio.

Inoltre, i cittadini non possono difendersi dall'aumento delle bollette per i tributi e tasse locali. A fianco a questi aumenti bisogna registrare l'aumento anche delle assicurazioni per auto e moto e conto correnti bancari . Le Associazioni dei Consumatori hanno calcolato che una famiglia media spende 7.635 Euro in più rispetto a 6 anni fa, e che il potere di acquisto dei salari, stipendi e delle pensioni è fermo al 2000

A Cosa sono dovute questi aumenti che rendono i percettori di reddito fisso: Operai, Impiegati, Pensionati più poveri ?

Essenzialmente ad alcune motivazioni:

- L'aumento della richiesta di beni di prima necessità da parte di milioni di persone ;

- L'aumento del prezzo del petrolio;

-Speculazione in atto sul mercato mondiale.

A questi elementi generali e mondiali bisogna aggiungere il fatto che in Italia esiste una filiera distributiva lunga, dispendiosa, improduttiva e che fa aumentare, ancora di più, i prezzi;

-Una struttura politica sempre più costosa.

Per questo è necessario:

-Intervenire rapidamente con sgravi fiscali su salari, stipendi e pensioni;

-Ridurre le articolazioni politiche-istituzionali: Riduzione dei parlamentari, riduzione degli stipendi, riduzione delle articolazioni istituzionali con l'abolizione delle Amministrazioni Provinciali;

-Intervenire sui mercati mondiali per una migliore regolamentazione;

-Intervenire sulla filiera distributiva per renderla meno dispendiosa e improduttiva .


domenica 6 aprile 2008

AUMENTI DEI PREZZI DEL GRANO E DEL RISO SUI MERCATI MONDIALI. lE RIPERCUSSIONI IN iTALIA.


SUL MERCATO MONDIALE AUMENTANO I PREZZI DEL RISO E DEL GRANO.


In Italia a questa situazione si aggiunge speculazione e mancanza di controlli e filiera improduttiva.


di Raffaele Pirozzi

Un aumento del 40% del prezzo del riso dall'inizio dell'anno, la triplicazione dal 2004 ad oggi del prezzo del grano è il dato che gli operatori sono costretti a registrare sul mercato mondiale dei beni agricoli.


Le cause sono diverse e vanno dalla esigenza che il riso rappresenta un alimento per sfamare due miliardi e mezzo di persone, dalle riduzione delle scorte alimentari che questo anno saranno le più basse da 25 anni, dall'aumento della domanda dei paesi emergenti e dalle speculazioni internazionali.


Di fronte a questa situazione alcuni Paesi stanno assumendo decisioni protezionistiche, limitando le esportazioni o mettendo a coltivazione terreni sinora incolti:


Arabia Saudita che ha tagliato i dazi all'importazione di beni quali grano, latte ed olio vegetale, l'India che ha ridotte le tasse sul granoturco, Vietnam che riduce le esportazioni di riso, la Cina che aumenta i prezzi del riso alla produzione e quindi ai contadini, Le Filippine che decidono di mettere a coltura 600.000 ettari di terreno. Anche l'Ucraina e la Russia allargano terreni coltivati a grano.


Quello che sta avvenendo in Italia. Il nostro Paese ha aumentato del 18% la superficie coltivata a grano duro e del 14% a grano tenero. Gli aumenti dei prodotti agricoli sul mercato mondiale trova il nostro Paese non molto preparato ed è quindi necessario per difendere salari e pensioni assumere decisioni rapide:


Maggiori sgravi fiscali e, quindi pagamento di meno tasse, controllo dei prezzi, lotta alla speculazione e provvedimenti tesi a snellire e rendere più organizzati e più controllati i vari passaggi delle merci dal produttore al consumatore.

Napoli, 06/04/08

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