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sabato 23 giugno 2007

IL TESSERAMENTO DEL M.I.S. ACCESSIBILE ANCHE ON-LINE

MOVIMENTO PER L'INDIPENDENZA DELLA SICILIA
fondato nel 1943


- CUMUNICATU STAMPA -

IL TESSERAMENTO DEL M.I.S. ACCESSIBILE ANCHE ON-LINE

Il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia è lieto di annunciare che sul proprio portale ufficiale www.siciliaindipendente.org sono state rese disponibili modulistiche e spiegazioni sulle modalità di adesione al M.I.S. per il biennio 2007/2008. Sul tale portale sono inoltre disponibili varie modalità di versamento delle quote associative e di donazione, tra le quali è presente la possibilità di usare carte di credito, anche prepagate. È stato inoltre reso disponibile per la libera fruizione e scaricamento, assieme a molto altro materiale documentale e propagandistico già presente o che verrà aggiunto nelle prossime settimane, il manifesto ad alta risoluzione della campagna ufficiale di tesseramento del Movimento.

- PRESS RELEASE -

M.I.S. ENROLMENT ACCESSIBLE ON-LINE

The Movement for the Independence of Sicily is glad to announce that on its official web portal www.siciliaindipendente.org have been made available forms and explanations on the modalities of adhesion to the M.I.S. for the biennium 2007/2008. On the same portal several modalities of payment of enrolment fees and donation are moreover available, including the possibility to use credit cards, prepaid ones included. It has been also made available for free use and download, together with lots of other propaganda and informative material already present on the site or that will added in the next weeks, the high resolution manifest of the official campaign of enrolment to the Movement.

Catania, 23 Jugnu 2007

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.


Movimento per l'Indipendenza della Sicilia

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Corso Italia, 289 - Riposto (CT)

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Fax (+39) 178 2211303

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internet: www.siciliaindipendente.org

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«Noi vogliamo difendere e diffondere un’idea della cui santità e giustizia siamo profondamente convinti e che fatalmente ed ineluttabilmente trionferà».

Andrea Finocchiaro Aprile, 1944


(cc) 2007 Movimento per l'Indipendenza della Sicilia - Some rights reserved (Creative Commons license by-nc-nd 2.5 it)
QUESTO MESSAGGIO PUÒ ESSERE LIBERAMENTE E GRATUITAMENTE INOLTRATO, NELLA SUA INTEREZZA ED ATTRIBUENDONE L'ORIGINE, A CHIUNQUE RITENIATE POSSA ESSERE INTERESSATO AI CONTENUTI ESPRESSI E ALLE INIZIATIVE DEL M.I.S.

lunedì 19 marzo 2007

CHI ISPIRÒ IL MOVIMENTO PER L'INDIPENDENZA DELLA SICILIA?

MOVIMENTO PER L'INDIPENDENZA DELLA SICILIA
fondato nel 1943


- CUMUNICATU STAMPA -


CHI ISPIRÒ IL MOVIMENTO PER L'INDIPENDENZA DELLA SICILIA?


Leggiamo, nella pur ottima "Le guide di DOVE - SICILIA" edita dalla RCS Quotidiani e diffusa alcuni giorni addietro unitamente al Corriere della Sera, la seguente frase:


«Nello stesso anno (1943, ndr) nasce il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia, probabilmente ispirato dal bandito Salvatore Giuliano»,


cosa che ha non poco lasciato perplesso chiunque del M.I.S. oggi faccia parte.


Infatti, è cosa ben nota che il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia (già attivo dal 1942 come Comitato per l'Indipendenza della Sicilia) fu inizialmente voluto ed organizzato da una quarantina di professionisti siciliani, già in precedenza (ed in clandestinità, sotto il fascismo) evidenziatisi per l'attivismo indipendentista, fra i quali figuravano una decina di ex deputati. Sin dal primo momento, fra questi si distinse ed impose come leader ed ideologo Andrea Finocchiaro Aprile, già Sottosegretario alla Guerra e al Tesoro nei governi di Francesco Saverio Nitti.


Al "manifesto" del MIS del 23 luglio 1943 farà seguito una battaglia politica sostenuta da centinaia di migliaia di iscritti e che esiterà nel "patteggiamento" di quello Statuto Speciale d'Autonomia che lo stesso Finocchiaro Aprile, in occasione dalla campagna elettorale per l'Assemblea Costituente di cui sarà membro assieme ad altri tre dirigenti del MIS, non tarderà a definire "insufficiente" preconizzando la "malafede" che lo Stato Italiano effettivamente non tardò di dimostrare nel non applicare lo Statuto stesso.


La lotta in quegli anni non fu priva di violenze. Infatti, alla dura repressione del governo Parri, il Movimento volle, per emanazione della Lega Giovanile Separatista e della Guardia alla Bandiera, rispondere con l'EVIS, l'Esercito Volontario per l'Indipendenza della Sicilia guidato, con lo pseudonimo di Mario Turri, dal professore universitario Antonio Canepa, già attivo in Toscana nelle formazioni partigiane.


Dopo la morte di Canepa, occorsa in seguito ad un agguato, teso il 17 giugno 1945 dai Carabinieri, in cui caddero anche i giovani studenti Carmelo Rosano e Giuseppe Lo Giudice (seguiti pochi giorni dopo dal giovane Francesco Ilardi, perito in uno scontro a fuoco con dei banditi, e nei mesi successivi da Raffaele Di Liberto, Pasquale Macaione ed altri giovani indipendentisti di cui non ci è giunto il nome), l'EVIS, per tramite del nuovo comandante "Secondo Turri" (il commerciante Concetto Gallo, successivamente anch'egli eletto alla Costituente e al prima legislatura dell'Assemblea Regionale Siciliana) l'EVIS aprì le porte, condizionatamente alla cessazione di ogni attività delinquenziale, ad alcune "bande", tra le quali quella dei "niscemesi" e quella, già assurta ad un'aura quasi mitica, guidata da Salvatore Giuliano, che diventò, per breve tempo, quindi "colonnello" dell'EVIS.
Bisogna notare che lo stesso Giuliano, un elettricista datosi alla macchia dopo aver ucciso un carabiniere per autodifesa, aveva già dimostrato confusi sentimenti "separatisti", ma con una connotazione filostatunitense vicina a quella del "Fronte Democratico d'Ordine" che verrà espulso, con i suoi pochi militanti, proprio per il proposito annessionistico di fare della Sicilia la "49ª stella degli U.S.A.", dal primo congresso del MIS a Taormina, durante il quale si consumò la "strage di via Maqueda" a Palermo, la "bloody sunday" siciliana con l'esercito italiano (Divisione Sabauda) che sparò su un corteo disarmato di gente che chiedeva pane e libertà, mietendo ventuno vittime e decine di feriti.
Inoltre, va sottolineato come l'EVIS rispettava le norme emanate dalla 2ª Conferenza Internazionale della Pace dell'Aja, tenutasi nel 1907, configurandosi quindi come entità legittimamente belligerante. Anche per questa ragione gli evisti, compresi quei "banditi" che ne fecero per qualche tempo parte (ma limitatamente alle attività svolte in seno all'EVIS) godranno dell'amnistia politica voluta da Guardasigilli Togliatti.
Infine, bisognerebbe riflettere sulla realtà tanto dei "briganti" (che, per l'appunto, "brigavano" contro lo Stato), quanto dei loro omologhi del secolo successivo, i "banditi" ("messi al bando"). Essi, infatti, erano per lo più renitenti alla leva e contrabbandieri al mercato nero. E questo tanto per i primi, nella fase immediatamente successiva all'annessione della Sicilia al Regno sabaudo che vide l'introduzione della coscrizione obbligatoria (sempre invisa ai Siciliani, come sancisce il detto "megghiu porcu ca surdatu"), quanto per i secondi nell'immediato dopoguerra, in fuga dalle cartoline precetto del Regno d'Italia di stanza a Brindisi. Insomma, giovani vittime della fame e dell'oppressione che si diedero alla macchia, peraltro esponendo le proprie famiglie a vessazioni di indicibile crudeltà da parte delle autorità e malvisti anche dal potere mafioso, sempre attento a garantire la "pax" necessaria ai propri loschi traffici.


Tornando a Giuliano, oggi si assiste ad una strana mitizzazione ed accaparramento del defunto bandito-gentiluomo (era provatamente avvezzo ai gesti di generosità, a volte plateali, verso quanti erano in difficoltà), fatto diventare finanche fascista in occasione della trasmissione "Enigma" andata in onda su RaiTre la sera del 15 marzo scorso. Ciò però, nonostante la diffidenza di Giuliano nei confronti dei comunisti, non spiega il perché sostenne la "scissione a sinistra" dal MIS del "Movimento Indipendentista Siciliano Repubblicano Democratico" guidato dal già Segretario del MIS Antonino Varvaro, successivamente deputato comunista per più legislature. Salvo al voler credere il comunista Varvaro come una "pedina italiana" (e "nera") finalizzata al boicottaggio elettorale di quel MIS che non era e non voleva essere un "partito", ma per l'appunto un movimento di liberazione nazionale (quale è tutt'oggi, pur misurandosi come ribadito nel 2006 con le regole del gioco democratico che passano anche per le elezioni).


Ma, di solito, prevale l'identificazione "indipendentismo=Giuliano", come dimostra l'infelice asserzione del segretario siciliano dei Ds, Tonino Russo, che in risposta alla squallida e stereotipata sceneggiata messa in atto su Teleacras dal Presidente Cuffaro, ha affermato: «Indossa la coppola, parla in dialetto e rispolvera la chimera indipendentista del bandito Salvatore Giuliano».
Peccato che la "coppola" sia il pratico e comodo berretto delle civiltà euromediterranee (di cui la Sicilia e i Siciliani sono il centro geografico e culturale), il "dialetto" la millenaria Lingua Siciliana riconosciuta come tale dalle principali istituzioni politiche ed accademiche (Unesco, Ethnologue) eccetto lo Stato Italiano e la Regione Siciliana, e che la "chimera indipendentista" era ed è quella sacrosanta rivendicazione del Popolo Siciliano, basata sull'inalienabile diritto di autodeterminazione dei popoli, che riporterà la Nazione Siciliana a farsi Stato, dopo esserlo stata già per oltre sette secoli.
Dovrebbe saperlo bene Russo quanto era partecipato e vivo l'indipendentismo, tanto da spingere il suo predecessore dell'epoca, Giuseppe Montalbano (referente del PCI per la Sicilia) ad appellarsi al maresciallo sovietico Andrej Vishinskij per scongiurare la nascita della Sicilia Indipendente, "spiata" di cui lo stesso Montalbano avrà a pentirsi amaramente tre decenni dopo dalle pagine di un libello che diede alle stampe negli ultimi anni della sua vita.


Dispiace quindi vedere che anche l'autorevole "Corriere della Sera" sia inciampato nel classico stereotipo che finisce con l'identificare gli indipendentisti con dei poco di buono, magari mafiosi, o al massimo per uno sparuto gruppuscolo di idealisti confusi e male in arnese. Giuliano fu sì un indipendentista (e giovane vittima dello Stato Italiano), ma come centinaia di migliaia di altri indipendentisti.


L'indipendentismo non fu un'iniziativa di fuorilegge, banditi o mafiosi, ma era, ed è (come testimonia l'entusiasmo crescente che si sta coagulando attorno al rinato MIS) la costruzione di una uova classe dirigente siciliana nel solco di quella decolonizzazione della Sicilia che porterà all'indipendenza. Esso era ed è ispirato dall'individualità ed orgoglio nazionale dei Siciliani vilipesi, mortificati, ridotti alla fame ed al silenzio anche e soprattutto ad opera di quello strumento di oppressione colonialista che è la mafia. Contro questa oppressione italiana agiamo oggi con metodi convintamente democratici e nonviolenti.


Ci permettiamo quindi, infine, di suggerire una "correzione" da ospitare sulle pagine del quotidiano milanese e nelle prossime edizioni della guida (che, tra l'altro, potrebbe anche far propria quella spiegazione del termine "trinakria" che pubblicizzeremo prossimamente).


La dicitura esatta potrebbe allora essere:


«Nel 1943 nasce il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia, guidato dall'ex Sottosegretario Andrea Finocchiaro Aprile»,


del quale una frase chiude ogni nostro documento, e che nel suo testamento politico, declamato a voce, pochi mesi prima di spegnersi, ad un gruppo di indipendentisti che gli rese visita in occasione del suo compleanno, affermò: «Ci hanno calunniato nel modo più atroce: hanno fatto di me l'amico più intimo di Giuliano, che io non ho mai conosciuto; hanno detto che Lucky Luciano era il Capo del movimento separatista... io non seppi mai l'esistenza di Lucky Luciano, e così via.
La verità! La verità è questa; che in Italia il Movimento non fu capito, o almeno non lo si volle capire. Lo si capì invece all'estero.
Churchill dichiarava un giorno nei corridoi di Westminster che il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia era la cosa più seria che si era verificata nel bacino del Mediterraneo durante la guerra».


Catania, 19 marzu 2007


A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.



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lunedì 5 febbraio 2007

VIOLENZA DA STADIO: URGONO MISURE DECISIVE

MOVIMENTO PER L'INDIPENDENZA DELLA SICILIA
fondato nel 1943


- CUMUNICATU STAMPA -

VIOLENZA DA STADIO: URGONO MISURE DECISIVE

Il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia esprime il proprio sgomento e sdegno per la barbara uccisione dell'ispettore capo Filippo Raciti, caduto in un'imboscata, tesagli da teppisti presenti nei pressi dello stadio "A. Massimino" di Catania durante l'incontro di calcio Catania-Palermo del 2 febbraio scorso.

L'Ispettore Raciti, di cui si sono celebrate oggi le esequie, è chiaramente l'ennesima vittima siciliana di un sistema malevolo e perverso.

Un sistema che lascia fermentare, e anzi coltiva, quel diffuso malesse sociale che, ghettizzato nei quartieri dormitorio, diventa emarginazione dando vita ad un autentico substrato culturale delinquenziale che, per chi vi nasce dentro, è sempre e comunque senza alternativa.

È in questo ambiente, oltre che nell'ambito di quelle famiglie benestanti ove durissima incide la propaganda assimilazionista italiana che porta ai giovani solo fenomeni di alienazione culturale, sociale e mentale, che nascono le conseguenti tendenze violente e autodistruttive.

Una follìa che nasce dalla collettiva e progressiva perdita di identità nazionale indotta e affermata dalle politiche dello Stato Italiano, dalla violenta repressione che con il "divide et impera" fomenta cieche contrapposizioni e sanguinari campanilismi, dalla cieca accondiscendenza da parte della classe politica italiana che accenna a provvedimenti solo quando la consueta inerzia stonerebbe troppo innanzi all'opinione pubblica, vale a dire quando ci "scappa il morto".

Sin dalla fine degli anni '60 il mondo del calcio è diventato una "zona franca" della violenza e dell'odio in cui far scaricare le frustrazioni sociali ed esistenziali di cittadini, soprattutto i più giovani, ridotti a numeri da gestire in chiave elettorale.

E proprio al fine di un miglior controllo e gestione del voto sono proprio promossi dai partiti italiani (tutti, non solo quelli di "frangia estremista" come qualcuno ha ritenuto utile affermare) tutti quei "clubs" di "ultras" che hanno facile gioco nel tenere in ostaggio le società calcistiche, anche in virtù della chiacchierata "responsabilità oggettiva".

In questo, stimiamo le affermazioni del Presidente del Catania Calcio, Nino Pulvirenti, che sin dal suo arrivo ai vertici della società rossazzurra si opposto, alla stessa stregua di quei coraggiosi commercianti che dicono "no" al pizzo, a questo sistema di ricatti ed accondiscendenze, e che, dopo il comprensibile smarrimento in seguito ai recenti fatti, ha deciso di continuare questa battaglia di civiltà e legalità, che in quanto tale è da ritenersi propria di ogni indipendentista.

Perché il nostro Movimento è un fronte popolare di giustizia, legalità e progresso che vede in tali scelte, dure e coraggiose, la chiave per la rinascita della Nazione Siciliana.

Non serve il sacrosanto stop al campionato, e tutte quelle riflessioni normative circa la privatizzazione degli stadi, l'applicazione di norme repressive esistenti o la nascita di nuove norme, gli appelli alla moderazione dei termini e dei toni, se poi si finisce con il solito nulla di fatto, o con lo spostamento del problema in altro campo.

Si fa tanto appello al "modello inglese", ma anche a contromisure applicate in Francia o Paesi Bassi, ma se ci facciamo caso, in questi Paesi il problema dell'alienazione sociale e del malessere dei giovani è solo stato allontanato dagli stadi di calcio per ritrovarlo serpeggiare e spesso esplodere nei quartieri ghetto.

E se in nei summenzionati Paesi il problema è vissuto principalmente fra i tantissimi immigrati, come anche nel sistema politico chiuso ed autoreferenziale che esclude i giovani dalla reale partecipazione politica per poter influire sul loro futuro e su quello delle proprie nazioni, nello Stato Italiano influisce tanto il sistema dei partiti-stato quanto il dramma della colonizzazione.

Emblematico, in tal senso, è il silenzio della fittissima folla, che presenziava, nella mattina di ieri, alla "messa dell'aurora" che ha aperto i festeggiamenti agatini a Catania, silenzio risuonato quando l'arcivescovo Gristina ha invocato la solidarietà alle Forze dell'Ordine. Quando, pochi istanti prima, quella stessa folla aveva lungamente fatto udire la propria vicinanza ai familiari dell'ispettore scomparso.

E tutta la comunità indipendentista si stringe attorno ai famigliari, la moglie, i figli dell'ispettore Raciti in un forte e solidale abbraccio. Ma non possiamo altrettanto accodarci al silenzio rivolto ai tutori della legge, che, ricordiamocelo, sono anch'essi siciliani vittime del sistema di oppressione colonialista italiano.

Anche se, certamente, la soluzione non è di certo la "militarizzazione" della Sicilia invocata da un esponente "autonomista" proprio il giorno prima l'assassinio dell'ispettore Raciti. La soluzione è una maggiore responsabilizzazione dei Siciliani verso le problematiche della propria terra, e, ovviamente, la necessaria totale libertà di poter gestire e risolvere i propri problemi e soddisfare le proprie esigenze.

I siciliani che non hanno applaudito nella Cattedrale di Catania non sono degli estremisti "antisistema", ma comunissime persone che patiscono l'Italia e le sue istituzioni come una presenza estranea e deleteria. E se degrado e violenza imperano nelle nostra città ridotte a tristi scenari da guerriglia urbana, ciò non accade per le stesse ragioni, puramente ideologiche, che in varie città italiane hanno portato ad anonime (ma tutte standardizzate nella grafia, come da consuetudine dei vari gruppi estremisti) quanto vergognose scritte d'apologia verso la violenza contro la Polizia.

Che, in Sicilia, dovrebbe, a norma di Statuto, essere ai comandi del Presidente della Regione ai fini del mantenimento dell'ordine pubblico.

Ma non è questa l'unica manchevolezza sulla pelle dei siciliani.
Si pensi, rimanendo nell'ambito dell'episodio, alla Amministrazione comunale di Catania che ha permesso, creando incredulità e sconforto nella cittadinanza già in lacrime per la morte di un concittadino mentre il territorio urbano era messo a ferro e fuoco, il regolare svolgimento di un mercatino rionale proprio nella piazza che poche ora prima era stata scenario di efferate violenze, contro le quali gli agenti non hanno nemmeno potuto usare mezzi blindati con idranti, quando già privi di una reale organizzazione antisommossa come quella vista in opera durante i recenti campionati mondiali di Calcio in Germania.

E si pensi alla scelta, contestata da molti, di dare comunque vita alle celebrazioni agatine con tanto di doppia processione lungo le vie della città.

Quando, invece, al Popolo Siciliano servono scelte decisive. E la smettano di ridere quanti non capiscono l'intento pacificatore del creare, come da nostra proposta, la Federazione Calcistica Siciliana, con tanto di selezione nazionale e coppa nazionale (sul modello del Galles), che certamente contribuirebbe a restituire lo sport e la fratellanza ai siciliani, che invece, in ogni comparto della vita sociale, sono tenuti allo stato dei cani da combattimento: esasperati, affamati, picchiati, addestrati all'odio.

Ma questa situazione non può essere lasciata fermentare: diventa ogni momento sempre più pregna di gravi conseguenze. Non possono "bastone e carota" durare per sempre. Urge, invece, da parte italiana, lasciare che il processo di decolonizzazione prosegua spedito e compiuto, per giungere celermente, da parte del Popolo Siciliano ma non solo, all'esercizio dei propri inalienabili diritti di autodeterminazione, e ridare vita allo Stato Siciliano Indipendente, per una Nazione Siciliana che sia unita e libera, partner, vicina e amica dell'Italia, ma sempre, riprendendo le parole del martire indipendentista Mario Turri, «libera, ricca, felice, senza tiranni e senza sfruttatori».

Catania, 5 frivaru 2007

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.


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Andrea Finocchiaro Aprile, 1944

martedì 30 gennaio 2007

UNA STRADA PER TURI LIMA: UN PLAUSO DAL MIS

MOVIMENTO PER L'INDIPENDENZA DELLA SICILIA
fondato nel 1943


- CUMUNICATU STAMPA -

UNA STRADA PER TURI LIMA: UN PLAUSO DAL MIS

La gradita notizia è giunta il 27 gennaio, quando gli indipendentisti siciliani osservavano con il consueto "silenzio stampa" la "giornata della memoria", durante la quale hanno espresso il proprio dolore per una perdita che, in termini culturali, venne patita dalla Sicilia con la perdita delle componente ebraica (oggi ridotta a poche unità) del proprio popolo, ed esprimendo gli auspici perché la Sicilia possa tornare la libera nazione della pace e della fratellanza che fu in passato, con la sparizione di tutti i sopravviventi residui razzismi d'importazione.

Si tratta dell'approvazione, da parte del Sindaco di Mascalucia, Salvatore Maugeri, della proposta di intitolare una strada al poeta Turi Lima.

Lima, al secolo Venero Maccarrone, fu autore delle più pregnanti liriche dell'impegno civile e politico identitario del XX secolo. Liriche, ovviamente, sempre vergate nella millenaria Lingua Siciliana.

Ma non solo: Turi Lima fu anche, per passione e sempre a proprie spese, "editore multimediale" ante-litteram, promuovendo la nascita della storica "Radio Antenna Trinacria" (oggi scomparsa a causa degli atti di terrorismo, della repressione italica e della "legge Mammì", ma che fece scuola per chi la ascoltava e chi vi lavorò con passione) di cui fu anche conduttore, e fondando, insieme allo storico Natale Turco, il "Centro Studi Storico Sociali Siciliani" che pubblicò importantissime opere (proprie, dello stesso Turco e di altri autori), anche facendo ricorso a metodi di stampa non convenzionali.

È quindi una conquista di peso quella che l'associazione catanese non profit “Ethnikòs-Cultura del Mediterraneo” ha messo a segno dopo una lunga battaglia, sostenuta anche dal deputato regionale on. Giovanni Villari.

Ed è proprio il fatto che si tratti di tale associazione, e non di gruppi o correnti politiche in vena di strumentalizzazioni, che ci fa ben sperare per lo sviluppo di una società civile che sia autenticamente e disinteressatamente siciliana. Oltre ovviamente, al fatto che tale strada sarà intitolata ad un indipendentista, militante del MIS.

Anche se, in occasione di altre intitolazioni, il timore del Movimento per l'Indipendenza della Sicilia è e rimane che si trattino (al pari dell'esistenza stessa di tante sigle "sicilianiste" ed "autonomiste") di atti deliberati per allontanare il Popolo Siciliano dall'esercizio dei suoi inalienabili diritti di autodeterminazione, e conseguentemente la Nazione Siciliana dalla sacrosanta indipendenza, delegittimando gli indipendentisti di oggi relegandone la lotta come un fatto inevitabilmente passato.

Ma Turi Lima era un esponente della più alta cultura siciliana che parla e non tace, e peraltro molto legato alla cittadina di Mascalucia nella quale visse gli ultimi anni della sua esistenza terrena.

Speriamo quindi che, contrariamente a quanto avviene di solito con la toponomastica, di cui si ignora da parte dei più chi si cela dietro quei nomi impolverati (altrimenti, ne saremo certi, non ci sarebbero così tante "vie Garibaldi"), il nome di Turi Lima possa contribuire a svegliare molte coscienze, missione che fu l'elemento cardine della sua vita ed azione culturale e politica. Forse, servirebbe aggiungere questi suoi versi, probabilmente tra i più forti e pregnanti che abbia mai scritto, che ci permettiamo di suggerire:

Essiri vivi e lìbiri:
putìrisi azziccari nta l'acchettu
li ciuri di li zàgari
e jìri caminannu a passu fermu
supra la chiazza granni
di lu munnu,
guardari dintra l'occhi l'umanitati;
cantari nzemi all'àutri
ccu vuci chiara,
curriri comu pìspisa
ad ali stisi.

Essiri vivi e lìbiri:
CUNTARI
intra la menti di li pòpuli
e vidìrisi strìngiri la manu
di Omu a Omu.

Essiri vivi e lìbiri:
strazzàrisi di n-coddu
la mafia e lu cuteddu
pi fari luminàrii.

Essiri vivi e lìbiri:
non èssiri chiù carni appisa a un croccu,
non èssiri chiù morti nta la Storia,
non èssiri chiù a manu di li boja.

Essiri vivi e lìbiri:
èssiri Siciliani.

Catania, 30 jinnaru 2007

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.


Movimento per l'Indipendenza della Sicilia

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Andrea Finocchiaro Aprile, 1944

domenica 14 gennaio 2007

FICTION "GARIBALDINA"? MEGLIO BOICOTTARLA!

MOVIMENTO PER L'INDIPENDENZA DELLA SICILIA
fondato nel 1943


- CUMUNICATU STAMPA -

FICTION "GARIBALDINA"? MEGLIO BOICOTTARLA!

Il colonialismo culturale non si ferma, ed anzi, in occasione del bicentenario della nascita dell'avventuriero nizzardo Giuseppe Garibaldi, ecco arrivare sugli schermi della televisione statale italiana, la RAI, non già paga della tamburellante campagna a favore dell'incrementato canone, la fiction in due puntate "Eravamo solo mille".

Romanzetto sentimental-apologetico ad alto budget (finanziato sulle tasche dei contribuenti), il fim-tv è l'ennesima prova degli intenti dello Stato Italiano nei confronti delle colonie occupate con la violenza e l'inganno, e vieppiù culturalmente e linguisticamente assimilate.

Perché di certo non vedremo le divise delle decine di migliaia di mercenari/macellai, ungheresi e non, il profilo delle navi britanniche (tra le quali, gli sloops Argus e Intrepid, con centinaia di bocche da fuoco e pieni zeppi di Royal Marines, oltre quelle ove venivano ospitati e corrotti i vertici militari duosiciliani) a protezione dei garibaldini - che conquistarono la Sicilia, ad eccezion della città di Milazzo, non con il valor militare, ma con gli inganni e la corruzione dei generali borbonici, le esecuzioni di massa, quali in quel di Bronte Nino Bixio seppe palesare tutta la propria brutale ferocia assassina, le esposizioni di cadaveri e le fosse comuni.

E gli espropri, in primis delle riserve auree siciliane, i saccheggi, le devastazioni, gli stupri, le persecuzioni, che avverranno contestualmente alla "spedizione" delle giacchette rosse, dopo il passaggio delle quali si instaurerà il dominio, tutt'oggi incontrastato, della mafia (originariamente denominata "maffia" con una parola di presunta origine toscana o piemontese), lautamente pagata e ricompensata con denaro, vitalizi, pensioni "trasmissibili agli eredi" (sic!) e con ricchi possedimenti terrieri (la base economica e sociale per quella "mafia agraria" che sfocerà in tempi più recenti nel narcotraffico) per il lavoro (sporco) svolto nel 1860, e tutt'oggi strumento della repressione terroristica e colonialista italiana.

E di certo oggi e domani sugli schermi della "rete ammiraglia" italiana non si parlerà dei devastanti effetti che quella conquista recherà alla Sicilia, che pure pativa una colonizzazione, quella borbonica (che aveva posto fine al Regno di Sicilia nel 1816 e definitivamente nel 1849), ma che dalla conquista sabauda sprofondò nella depredazione, nella miseria, aggravata dall'introduzione della lunghissima coscrizione obbligatoria (che porterà alla nascita del celebre detto "megghiu porcu ca surdatu") per sottrarsi alla quale i braccianti, ribattezzati con spregio "briganti", si dovranno dare alla macchia consegnando alle violenze e alla morte per mano italiana i propri famigliari.

Non si parlerà dello svolgimento del plebiscito-farsa, cui vennero chiamati a votare, con la minaccia delle armi, più elettori di quanti lo Stato Piemontese, imponendo successivamente alla Sicilia la legge elettorale sarda, non legittimerà alle successive elezioni. E non si parlerà di come questi celebri "mille", per bocca dello stesso Garibaldi, erano «tutti generalmente di origine pessima e per lo più ladra; e tranne poche eccezioni con radici genealogiche nel letamaio della violenza e del delitto». I quali, peraltro, ben meno di mille erano, come da ammissione dello stesso Garibaldi, sottolineata nel 2000 da Indro Montanelli.

Per tacer dello stesso Garibaldi: massone e arrogante anticlericale, fu mercenario, corsaro, trafficante di schiavi, diventò "l'eroe dei due mondi" (come solgono riportare i manuali scolastici di storia) praticando questi e altri crimini in giro per l'Europa e l'America del Sud, al soldo dell'autoproclamata "Republica do Rio Grande do Sul", una repubblica delle banane, nata su una concessione bananiera e diventata un centro di corruzione e violenza.

Era privo dell'orecchio sinistro: spacciata per una ferita di guerra (o meglio, di battaglia da mercenario), si trattò invece della pena comminatagli per abigeato e traffico di schiavi. Ma molte fonti sono concordi circa il fatto che quello stesso orecchio gli fu gravemente danneggiato, o forse già del tutto asportato, da una donna argentina che con un morso reagì ad un tentativo di stupro da parte del barbuto "eroe".

Il quale pure lamenterà, con le dimissioni da deputato, la cessione di Nizza alla Francia e, sembra, anche le condizioni di repressione durissima cui fu sottoposta la Sicilia; con le sue stesse parole, «veggo succedere il vituperio della Sicilia mia seconda terra d'adozione». E anche: «Non rifarei la via del Sud, temendo di essere preso a sassate!».

Come pure i vertici dello stato invasore avevano a lamentarsi di lui; in una lettera Vittorio Emanuele II ebbe a lamentarsi con Cavour circa le ruberie del pirata nizzardo: «Come avrete visto, ho liquidato rapidamente la sgradevolissima faccenda Garibaldi, sebbene - siatene certo - questo personaggio non è affatto così docile né così onesto come lo si dipinge, e come Voi stesso ritenete. Il suo talento militare è molto modesto, come prova l'affare di Capua, e il male immenso che è stato commesso qui, ad esempio l'infame furto di tutto il denaro dell'erario, è da attribuirsi interamente a lui, che s'è circondato di canaglie, ne ha seguito i cattivi consigli e ha piombato questo infelice paese in una situazione spaventosa».

Da questi personaggi, e dall'ulteriore inganno circa lo Statuto Speciale d'Autonomia per la Sicilia, nacque l'attuale Stato Italiano, nel suo rapporto con la Sicilia ed i territori di quello Stato Sovrano - peraltro tra i più economicamente e tecnologicamente più progrediti del mondo di allora sebbene in difetto di libertà politiche nei confronti della Sicilia - che era il Regno delle Due Sicilie. La cui invasione servirà a spazzare via un valido avversario economico per le altre potenze europee, in primis quella britannica, e per sanare i debiti di uno dei principali alleati della corona inglese: il Regno dei Savoia.

La cui turpe eredità è evidentemente giunta intatta ad oggi se la Repubblica Italiana, per tramite dei suoi apparati, continua a mancare le occasioni per porre in essere iniziative di riconciliazione, culturale e storica, con le terre allora violentemente invase ed occupate. Ma si sa, la verità è pericolosa, e lo Stato Italiano è proprio fondato sulla paura: lo si vede dalla violenza che ha continuato e continua ad opporre ad ogni anelito di libertà, e la scientifica rimozione di ogni opportunità di riflessione e disvelamento della storia reale, cui si continua ad opporre la storia ufficiale dei vincitori, anche tramite i furbetti film (cui speriamo possa in risposta giungere la ventilata produzione cinematografica di Mel Gibson sul "brigantaggio") in questione, in cui si fa uno strumentale uso di (peraltro bravissimi) attori siciliani come David Coco e Pino Caruso.

Ma quelle che l'Italia si è aggiudicata sono, nel mare della storia, solo delle battaglie, e la Sicilia tornerà a essere uno stato libero e sovrano. La lotta è nonviolenta, e per oggi (e domani, come anche in occasione del quiz italianista "Fratelli di quiz" iniziato ieri) il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia invita a boicottare la visione del filmetto garibaldino, e magari dedicarsi alla lettura di testi "revisionisti" sulla VERA storia della Sicilia, che per sette secoli fu stato indipendente, e tale presto tornerà.

Catania, 14 jinnaru 2007

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.


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